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Così la Cina sta vincendo la guerra economica contro gli Usa

Il braccio di ferro invisibile tra Usa e Cina sta cambiando l'economia globale senza che nessuno se ne accorga.

Lasciate perdere le bombe anti bunker, i missili balistici e i droni killer. La guerra in corso tra Stati Uniti e Cina si muove su un altro terreno, quello commerciale, e chiama in causa altre parole chiave: dazi, dumping, mercati da conquistare, sussidi, contro tariffe. Lo avete notato? Il braccio di ferro invisibile tra le due super potenze del mondo – un confronto difficile da vedere a occhio nudo e non certo appariscente come il conflitto in Ucraina tra Kiev e Mosca – sta cambiando l’economia globale senza che nessuno se ne accorga.

Basta dare un primo sguardo all’andamento dei prezzi di alcuni beni e servizi per rendersene conto. Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2022, in appena 22 anni, notiamo che quasi tutto quello che è Made in China – dalle automobili ai computer – ha subito un consistente abbassamento del valore mentre il Made in Usa – per lo più servizi – è schizzato alle stelle. La Trade War Usa-Cina è ben sintetizzata dal cosiddetto “grafico del secolo” realizzato da Mark J. Perry, un grafico che fornisce un punto di partenza chiaro e di impatto per analizzare le diverse forze economiche che si scontrano sotto il nostro sguardo assente.

Ci sono due considerazioni da fare. La prima: la maggior parte dei beni di consumo, in primis quelli facilmente esternalizzabili, hanno subito cali di prezzo. Di pari passo le principali categorie “non commerciabili” hanno registrato aumenti massicci. La seconda: se oggi molti beni di consumo sono diventati low cost il merito (o la colpa, dipende dai punti di vista) è della Cina.

Low cost e qualità Made in China

Dall’inizio di questo secolo il prezzo di due categorie di servizi statunitensi essenziali è in costante aumento: l’assistenza sanitaria, incrementata di oltre il 200% in 22 anni, e l’istruzione. Dal 2000, in particolare, i prezzi delle tasse universitarie Usa sono aumentati del 178% mentre quelli dei libri di testo accademici del 162%. Ben oltre la soglia del 100% degli aumenti anche l’assistenza ai bambini e i servizi di assistenza medica; l’acquisto di case e il settore del Food and Beverage oscillano invece tra il 60 e il 90%.

I consumatori statunitensi hanno in compenso visto il prezzo di alcuni prodotti scendere drasticamente: auto, tv, telefoni, computer. In passato i televisori a schermo piatto erano costosi: all’inizio del secolo costavano circa il 17% del reddito medio dell’epoca (42.148 dollari) mentre oggi meno dell’1% del reddito medio Usa (54.132 dollari). Stesso discorso per la telefonia mobile e i software, diventati più economici negli ultimi vent’anni, così come i giocattoli.

Che cosa c’entra la Cina? Pechino, ben prima che Donald Trump salisse al potere, ha cambiato le regole del gioco producendo in massa questi articoli per conto delle multinazionali occidentali. Grazie ad un’economia di scala fuori categoria, a enormi colossi statali diventati leader di interi settori di consumo e ai sussidi mirati da parte del suo governo, la Cina ha sostanzialmente cambiato l’economia del pianeta. Prima lo ha fatto con la quantità, poi aggiungendo anche la qualità. Che cosa significa? Semplice: che il Made in China, nel momento in cui scriviamo e al netto dell’effetto dei dazi, è sia conveniente per il portafoglio che qualitativamente discreto, hi-tech e all’avanguardia.

I dazi di Trump e il rischio tsunami

Abbiamo parlato dei dazi: quelli di Trump potrebbero tornare in pista molto presto. È per questo che le aziende asiatiche, soprattutto le piccole e medie imprese manifatturiere, stanno accelerando gli ordini, tagliando i prezzi, cercando nuovi clienti e riconsiderando il loro rapporto con la più grande economia del mondo (Usa).

La tariffa generalizzata del 10% del presidente statunitense ha già danneggiato i Paesi che dipendono dalle esportazioni verso gli Stati Uniti per la loro crescita, l’occupazione e la valuta estera. Le ulteriori e più elevate tariffe che The Donald ha promesso di imporre a partire dal 9 luglio potrebbero essere devastanti.

Il Financial Times, per esempio, ha citato il caso di Interloop, uno dei maggiori esportatori tessili del Pakistan che negli Usa vende beni per un valore di circa 220 milioni di dollari all’anno, fornendo tra l’altro circa il 40% dei calzini Nike e una quota simile di abbigliamento a marchio Target. “Saranno i consumatori americani a pagare per noi. Non siamo noi ad essere ansiosi”, ha invece dichiarato Wang Chengming, direttore marketing di Charming Led, azienda cinese che produce proiettori, schermi a Led e sistemi di controllo dell’illuminazione.

In definitiva, e senza sparare un solo colpo di cannone, la Cina è riuscita a demolire il dominio economico delle aziende occidentale nei settori di consumo e, al contempo, ad offrire un prezioso salvagente ai consumatori. I dazi di Trump potrebbero finire di distruggere le prime e danneggiare enormemente i secondi, in cambio di una pia illusione: frenare l’ascesa di Pechino. Che, dal canto suo, ha già fatto capire di voler puntare ora sui Paesi in via di sviluppo

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