“Il nostro affare con la Cina è fatto, e dovrà ricevere l’approvazione finale mia e del presidente Xi Jinping”: Donald Trump ha annunciato con enfasi su Truth, il suo social network, la conclusione positiva dei negoziati con Pechino condotti a Lancaster House a Londra dalle delegazioni delle due superpotenze.
E, fatto indicativo, i dazi sono solo una parte di questo accordo. Certo, su Pechino resterà il dazio base reciproco del 10% su tutti i beni, che la Cina corrisponderà, e bisognerà ancora discutere del dazio al 20% per il traffico di fentanyl e di quello medio pregresso al 25% su molti prodotti, ma rispetto a un mese fa, quando prima della tregua di Ginevra Washington e la Cina erano arrivati a tariffe in tripla cifra il dato sembra quanto meno rassicurante.
Trump, nel suo messaggio, ha lasciato i dazi in coda. La priorità è su altro: sulla sicurezza industriale nazionale e le ricadute legate al commercio di terre rare e magneti, che Pechino ha accettato di far riprendere abbattendo i controlli all’export su prodotti critici per l’industria manifatturiera americana. E sugli studenti cinesi oltre Pacifico, che Trump ha deciso di non bandire dalle università a stelle e strisce.
La discussione di Londra, durata due giorni, è stata decisiva per calibrare la postura reciproca di Washington e Pechino. Li Chenggang, viceministro del commercio cinese, ha parlato di confronti “razionali, approfonditi e sinceri” con gli americani. A guidare la diplomazia cinese a Londra è stato He Lifeng, vicepremier responsabile per l’economia.
Per Washington, invece, in campo Howard Lutnick, segretario al Commercio e stretto alleato di Trump, assieme al rappresentante commerciale della Casa Bianca Jamieson Greer. I team hanno discusso un’architettura al tempo stesso commerciale e securitaria per dare un tono di prevedibilità e governabilità a una rivalità che resta accesa ma al cui interno l’obiettivo di Washington e Pechino è dare delle regole a sicurezza nazionale, commercio, rapporti bilaterali. Trump ha detto che a livello personale “la relazione è eccellente” con le controparti cinesi, come a sottolineare la volontà di cercare una sintonia.
Molti festeggeranno a Washington, probabilmente anche chi, come Elon Musk, da tempo spingeva per una distensione e proprio oggi ha teso un ramoscello d’ulivo a Trump dopo lo scontro di settimana scorsa. Oggi Trump ha incassato dati positivi sull’inflazione: è al 2,4%, meno di quanto atteso. “I negoziati sono stati avviati per garantire che le esportazioni cinesi di terre rare verso gli Stati Uniti e i controlli americani sulle esportazioni di tecnologia verso la Cina non ostacolassero i colloqui più ampi tra le parti”, mentre i dazi avrebbero potuto rappresentare una sorta di embargo di fatto se eccessivamente elevati, nota il Financial Times.
Usa e Cina provano a ristabilire un po’ di prevedibilità dopo molto caos. Durerà? Questo la grande sfida. Registriamo un risultato positivo nel cuore del caos globale. Se Pechino e Washington si parlano, sui dazi ogni accordo è possibile. Ogni riferimento a un’Europa ancora timida nel cercare di risolvere la “mina” dazi è voluto.
Le nuove partite tecnologiche, industriali e commerciali plasmano i rapporti tra potenze e anche le grandi multinazionali diventano, anno dopo anno, soggetti sempre più “geopolitici”. Queste interazioni sono oggetto del nostro studio e del nostro lavoro di approfondimento. Per consentirgli di rafforzarsi, abbonati e schierati fianco a fianco con InsideOver!
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