I piccoli reattori modulari (SMR) rappresentano una delle innovazioni più discusse nel panorama energetico e geopolitico globale. Questi reattori nucleari, che hanno una potenza inferiore ai 300 MWe, stanno diventando un punto cruciale nella corsa per il dominio energetico e tecnologico tra le principali potenze mondiali. Gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, già leader nell’energia nucleare, stanno sviluppando i propri progetti di SMR, vedendoli non solo come un’opportunità per soddisfare le esigenze energetiche, ma anche come uno strumento di influenza geopolitica. La possibilità di realizzare reattori di piccole dimensioni, che siano facilmente trasportabili e che possano essere assemblati in serie, rende gli SMR particolarmente adatti per fornire energia a regioni isolate, per alimentare infrastrutture militari e per ridurre le emissioni di carbonio in settori industriali energivori.
Tuttavia, nonostante le potenzialità, rimangono dubbi sulla loro effettiva fattibilità economica e politica. Gli Stati Uniti, in particolare, vedono negli SMR una risorsa strategica per mantenere il primato nella politica nucleare internazionale e contrastare l’influenza crescente di Paesi come la Cina e la Russia. Attraverso partnership pubblico-privato e un quadro normativo favorevole, Washington sta cercando di accelerare lo sviluppo e l’esportazione di questi reattori, anche con finalità militari. Il progetto PELE, sostenuto dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, mira a creare piccoli reattori nucleari mobili entro la fine del 2024 per garantire l’indipendenza energetica delle basi militari in zone di conflitto.
La Russia, dal canto suo, approccia gli SMR come un’estensione di tecnologie già esistenti, puntando a utilizzarli in mercati di nicchia dove il costo dell’energia è già elevato, come nel Grande Nord. La centrale nucleare flottante Akademik Lomonosov, operativa dal 2019 nel porto di Pevek, è un esempio di come Mosca intenda sfruttare questi reattori per consolidare la sua presenza in aree geografiche strategiche, come la rotta marittima del Nord, che sta guadagnando importanza con il riscaldamento globale. La Russia non si limita a cercare nuovi mercati energetici, ma vede negli SMR un’opportunità per rafforzare la sua influenza su Paesi che, fino ad ora, non potevano permettersi di sviluppare una propria industria nucleare.
La Cina, d’altra parte, sta rapidamente avanzando con il suo programma SMR, vedendoli come una componente chiave della sua strategia per ridurre la dipendenza dalle tecnologie nucleari straniere e per posizionarsi come leader globale in questo settore. L’ACP100, o Linglong One, è uno dei progetti più avanzati e fa parte della strategia energetica cinese che mira a ridurre le emissioni e a garantire la sicurezza energetica, soprattutto in aree contese come il Mar Cinese Meridionale. La possibilità di utilizzare SMR flottanti per alimentare basi militari in questa regione potrebbe rafforzare ulteriormente il controllo della Cina sulle isole Paracels e Spratleys, consolidando la sua posizione in un’area cruciale per il commercio mondiale.
L’Unione Europea, pur riconoscendo l’importanza strategica degli SMR, è in ritardo rispetto a queste potenze. Sebbene ci siano iniziative per sviluppare un’industria europea dei SMR, come l’Alleanza dei SMR annunciata nel 2024, permangono incertezze sull’impegno reale dei Paesi membri e sulla capacità dell’Europa di competere in un mercato già dominato da Stati Uniti, Russia e Cina. La mancanza di un quadro legislativo armonizzato e la reticenza di alcuni Paesi membri sul nucleare rappresentano ostacoli significativi allo sviluppo di un’industria nucleare europea autonoma.
In definitiva, mentre gli SMR si configurano come una delle tecnologie chiave per affrontare le sfide energetiche del futuro, il loro successo dipenderà dalla capacità delle potenze mondiali di risolvere le questioni legate alla loro fattibilità economica, alla regolamentazione e all’accettazione sociale. Tuttavia, è evidente che il controllo di questa tecnologia non si limiterà all’ambito civile, ma avrà importanti implicazioni geopolitiche e militari. Gli Stati Uniti, la Russia e la Cina stanno già lavorando per integrare gli SMR nelle loro strategie di difesa e di politica estera, mentre l’Europa rischia di rimanere indietro in una corsa che non riguarda solo l’energia, ma il controllo delle risorse strategiche e dell’influenza globale.

