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	<title>Fratelli musulmani Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 10 Apr 2023 17:49:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Fratelli musulmani Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>I leader del Golfo minacciano al Sisi, ma non abbandoneranno l’Egitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-leader-del-golfo-minacciano-al-sisi-ma-non-abbandoneranno-legitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 19:03:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di suez]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Primavere arabe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La relazione tra Egitto e gli Stati del Golfo rappresenta un&#8217;unione fondata su interessi reciproci piuttosto che un&#8217;autentica fratellanza ideologica. Tuttavia, ora che la crisi economica egiziana ha scatenato un malcontento che il Presidente potrebbe faticare ad arginare, si concretizza il rischio che l&#8217;assetto istituzionale del Paese venga messo in questione. Per questo, i leader &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/i-leader-del-golfo-minacciano-al-sisi-ma-non-abbandoneranno-legitto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230130135537993_b10a2fce31baf65825373936c47e8fee-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La relazione tra <strong>Egitto</strong> e gli Stati del Golfo rappresenta un&#8217;unione fondata su <strong>interessi reciproci</strong> piuttosto che un&#8217;autentica fratellanza ideologica. Tuttavia, ora che la crisi economica egiziana ha scatenato un malcontento che il Presidente potrebbe faticare ad arginare, si concretizza il rischio che l&#8217;assetto istituzionale del Paese venga messo in questione. Per questo, i leader del Golfo hanno sospeso il loro sostegno a <strong>Abdel Fattah al-Sisi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una relazione sbilanciata </h2>



<p>Dalla fine dei loro contrasti negli Anni Sessanta, il matrimonio di convenienza tra gli asset finanziari del Golfo e l’influenza politica e culturale dell’Egitto ha giocato a favore degli <strong>interessi strategici</strong> di entrambi, ma in maniera sbilanciata. Questo <strong>sbilanciamento</strong> si è dispiegato in maniera plateale nei dieci anni di presidenza al-Sisi. Fin dai giorni successivi alla Rivoluzione del 30 Giugno, quando il Generale è salito al potere in Egitto spodestando un presidente legittimamente eletto, il sostegno dei monarchi ed emiri della Penisola Araba si è manifestato in maniera considerevole. Mentre il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e la Banca di Sviluppo Africana stanziavano miliardi in aiuti per favorire la stabilità economica del Paese, ridurne l’inflazione e il debito pubblico, i fondi provenienti dal Golfo arrivavano sotto forma di <strong>finanziamenti diretti e senza alcun vincolo</strong>. La rovinosa gestione economica di al-Sisi ha rispecchiato quella dei 60 anni di governo militare prima di lui, e dei miliardi che gli sono piovuti nelle mani, poco o nulla è finito nelle tasche degli egiziani in termini di welfare, sicurezza o stabilità finanziaria, creando una <a href="https://it.insideover.com/politica/a-12-anni-dalla-primavera-araba-legitto-e-sullorlo-della-rivolta.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">situazione precaria ed esplosiva</a>.</p>



<p>Invece di investire quei fondi in progetti in grado di stimolare l&#8217;economia interna e il settore privato, la policy economica impostata dal Generale ha dato priorità a <strong>faraonici progetti infrastrutturali</strong> che hanno arricchito esclusivamente l&#8217;esercito egiziano, che opera in tutti i settori dell&#8217;economia. Come spiega il <a href="https://pomed.org/wp-content/uploads/2022/01/2022_01_Final_SpringborgSnapshot.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">professor Robert Springborg</a>, consigliere scientifico presso l&#8217;Istituto Affari Internazionali (IAI), i prestiti mal adoperati dall’esecutivo egiziano hanno avuto un effetto deleterio sul bilancio statale, innescando una crisi del debito che ha portato ad un controllo ancora più estensivo dell&#8217;esercito sull&#8217;economia nazionale. Springborg sottolinea che il risultato di prestiti eccessivi è che ora una porzione significativa della spesa pubblica è impegnata esclusivamente nella restituzione del debito e la vita economica del Paese è strettamente dipendente dalla <strong>continuazione dei prestiti</strong>. Questo circolo vizioso in cui al-Sisi ha fatto precipitare il Paese è stato definito <a href="https://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/aid-security-gulf-egypt-dynamic-supporting-egypts-economy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“cultura della dipendenza”</a> e lega indissolubilmente la capacità del Cairo di far fronte alle sue sfide socio-economiche all’erogazione di fondi provenienti dal Golfo. &nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli interessi del Golfo </h2>



<p>I leader del Consiglio di Cooperazione del Golfo &#8211; e in particolare Arabia Saudita ed Emirati, supporter principali di al-Sisi &#8211; hanno nutrito a lungo e oculatamente la cultura della dipendenza egiziana tramite finanziamenti e garanzie per i prestiti del Fondo Monetario Internazionale per molteplici motivi. In primis, la repressione applicata da al-Sisi ha concretamente sventato il <strong>rischio di una svolta democratica</strong> nel più popoloso Paese del mondo arabo. Le Primavere del 2011 sono state percepite come un rischio esistenziale dagli Stati del Golfo, preoccupati dalla repentina crescita di potere dell’Islam politico impersonato dai <strong>Fratelli Musulmani</strong>. Considerato il peso demografico e culturale dell’Egitto nella regione, l’ipotesi che potesse diventare un modello di statualità islamica alternativa a quella del Golfo rappresentava un rischio troppo grande. Il supporto dato a al-Sisi contro il <strong>nemico comune</strong>, i Fratelli Musulmani, si è concretizzato nel <a href="https://www.chathamhouse.org/sites/default/files/CHHJ8102-Egypt-and-Gulf-RP-WEB_0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">finanziamento del movimento <em>Tamarrod</em></a> (termine arabo per &#8220;ribellione&#8221;) che nel giugno 2013, raccogliendo <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lesercito-egiziano-si-prende-gli-onori-ma-non-lonere-di-governare-8358">22 milioni di firme</a>, ha portato alla destituzione del presidente Morsi, stroncando la minaccia del nuovo Islam politico sul nascere. </p>



<p>Un secondo motivo che assegna al Cairo una rilevanza particolare per i leader GCC è che il <strong>Canale di Suez e l’oleodotto SUMED</strong> (Suez-Mediterranean) costituiscono vie strategiche per il greggio e il gas naturale provenienti dal Golfo e diretti verso Europa e Nord America. Entrambi costituiscono snodi fondamentali per il commercio delle risorse energetiche saudite, emiratine, kuwaitiane e qatariote. Mantenere un rapporto privilegiato con l’esecutivo che controlla quelle vie è quindi una priorità nel panorama geopolitico del Consiglio di Cooperazione del Golfo.</p>



<p>Infine, va considerata anche la <strong>competizione regionale</strong> che oppone le due sponde del Golfo Persico. La Repubblica islamica dell’Iran rappresenta una sfida per dimensione, popolazione, quantità di risorse e potenza militare, anche se la sua forte identità nazionale sta attraversando un’inedita stagione di rivolgimenti. Per le monarchie della sponda Araba del Golfo, mantenere una presa salda su un Paese influente come l’Egitto assicura loro una lunghezza di vantaggio nei giochi persiani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fine dei finanziamenti</h2>



<p>La <strong>leadership di al-Sisi</strong> ha determinato una crisi economica e delle tensioni sociali che rendono l’Egitto un Paese instabile e quindi pericoloso per gli interessi del Golfo. Insoddisfatti dagli scarsi risultati dei loro investimenti egiziani, i leader delle petro-monarchie hanno bloccato le linee di credito al Cairo: un <strong>Egitto utile</strong> è per loro un <strong>Egitto stabile</strong>, e al-Sisi ha perso la fiducia dei suoi maggiori azionisti. Finora il Generale aveva svelato lo sbilanciamento di questa relazione ringraziando in maniera quasi reverenziale i “fratelli nel Golfo” in diverse occasioni pubbliche.</p>



<p>Assistendo inerme al prosciugamento degli aiuti degli alleati ad est, recentemente si è lasciato andare a dichiarazioni dai toni disperati, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=zz8LxZQ0ZDU&amp;ab_channel=TeNTV" target="_blank" rel="noreferrer noopener">arrivando a dire</a> che l’Egitto “non avrebbe potuto continuare ad esistere” senza il loro aiuto. Il realismo dei leader del Golfo non li ha fatti impietosire, ma i loro interessi nella patria delle piramidi restano cruciali. Per tutelarli, possono <a href="https://www.middleeasteye.net/opinion/egypt-gulf-leaders-abandoning-are" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fare pressione</a> sull&#8217;esercito egiziano per stabilizzare la situazione ed esprimere un&#8217;alternativa al Generale. La relazione strutturata in tanti anni era funzionale per le petro-monarchie arabe, ma per rimanere tale c&#8217;è bisogno di una figura più affidabile di al-Sisi, che risulta l&#8217;unico elemento sacrificabile in questa equazione.</p>
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		<item>
		<title>Said Ramadan, l&#8217;islamista della Cia</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/senza-categoria/said-ramadan-l-islamista-della-cia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Nov 2022 07:04:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/President_Dwight_D._Eisenhower_in_the_Oval_Office_with_Muslim_delegates_in_1953.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/President_Dwight_D._Eisenhower_in_the_Oval_Office_with_Muslim_delegates_in_1953.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/President_Dwight_D._Eisenhower_in_the_Oval_Office_with_Muslim_delegates_in_1953-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti sono gli eredi dell&#8217;Impero britannico, dal quale hanno ricevuto l&#8217;egemonia globale, l&#8217;onere-onore di controllare le rotte della globalizzazione e il fardello dell&#8217;homo anglicus: l&#8217;eterna lotta contro le potenze telluriche dell&#8217;Eurasia. Londra è stata inizialmente riluttante a cedere lo scettro di regina dell&#8217;Anglosfera, causa l&#8217;esito della Seconda guerra mondiale, ma si è successivamente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/senza-categoria/said-ramadan-l-islamista-della-cia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/President_Dwight_D._Eisenhower_in_the_Oval_Office_with_Muslim_delegates_in_1953.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/President_Dwight_D._Eisenhower_in_the_Oval_Office_with_Muslim_delegates_in_1953.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/President_Dwight_D._Eisenhower_in_the_Oval_Office_with_Muslim_delegates_in_1953-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong> sono gli eredi dell&#8217;<strong>Impero britannico</strong>, dal quale hanno ricevuto l&#8217;egemonia globale, l&#8217;onere-onore di controllare le rotte della globalizzazione e il fardello dell&#8217;<em>homo anglicus</em>: l&#8217;eterna lotta contro le potenze telluriche dell&#8217;Eurasia.</p>



<p>Londra è stata inizialmente riluttante a cedere lo scettro di regina dell&#8217;Anglosfera, causa l&#8217;esito della Seconda guerra mondiale, ma si è successivamente dedicata con senso di abnegazione alla trasmissione delle proprie conoscenze a Washington. Ché essere socio di minoranza nell&#8217;Anglosfera era ed è meglio della prospettiva di un declino all&#8217;europea.</p>



<p>Washington ha imparato davvero tutto da Londra, insuperabile maestra di diplomazia segreta, tornei di ombre e triangolazioni, e la storia lo dimostra ampiamente. Ha imparato dalla <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/eroe-nel-deserto-lepopea-lawrence-darabia-1911954.html">saga di Lawrence d&#8217;Arabia e dalla Grande rivolta araba </a>come si crea un arco di crisi. Ha appreso dall&#8217;<a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/storia/la-compagnia-delle-indie-orientali-una-realta-da-riscoprire.html">epopea della Compagnia britannica delle Indie orientali </a>il valore delle corporazioni multinazionali. Ha preso nota dei piccoli e grandi giochi, basati sul <em>divide et impera</em>, coi quali i britannici hanno dominato l&#8217;Eurasia. E le è stato insegnato in <strong>Iran</strong>, nel contesto dell&#8217;<strong>operazione Ajax</strong>, come si conduce un cambio di regime da remoto – arte poi perfezionata, colpo dopo colpo, dal cui ventre sono state partorite le <strong>rivoluzioni colorate</strong>.</p>



<p>Washington ha imparato davvero tutto da Londra, inclusa l&#8217;importanza della fede nei contesti poco o nulla secolarizzati. Giacché i britannici utilizzarono l&#8217;Islam come arma contro i russi durante il <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/il-grande-gioco-per-l-asia-centrale.html">Torneo di ombre</a> e soggiogarono l&#8217;India dei Mughal (anche) alimentando rivalità interreligiose e settarie tra le genti del subcontinente. Preso atto delle potenzialità ibride dell&#8217;Islam, riconfermate dalle esperienze <a href="https://insideover.ilgiornale.it/storia/quando-il-kaiser-e-il-sultano-proclamarono-il-jihad-contro-la-triplice-intesa.html">guglielmina </a>e <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/storia/fritz-grobba-il-nazista-che-sognava-un-alleanza-con-l-islam.html">nazista</a>, l&#8217;Impero americano cominciò il suo grande gioco mediorientale nell&#8217;immediato secondo dopoguerra. Questa è la storia di <strong>Said Ramadan</strong>, l&#8217;islamista al servizio della <em>umma </em>(e della <strong>Central Intelligence Agency</strong>).</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/senza-categoria/said-ramadan-l-islamista-della-cia.html">Said Ramadan, l&#8217;islamista della Cia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La crisi dei Fratelli Musulmani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-crisi-dei-fratelli-musulmani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2021 11:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-2048x1367.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo il 2011, anno della primavera araba, l&#8217;orientamento soprattutto dei Paesi dell&#8217;area del Magreb sembrava ben delineato. I partiti vicini ai Fratelli Musulmani, già ben radicati nella società negli anni precedenti e unici delle varie opposizioni a essere strutturati, erano quelli destinati a prendere il potere. Portando quindi il cosiddetto Islam politico a essere sempre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-dei-fratelli-musulmani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-dei-fratelli-musulmani.html">La crisi dei Fratelli Musulmani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5458781_large-2048x1367.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo il 2011, anno della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-primavera-araba.html">primavera araba</a>, l&#8217;orientamento soprattutto dei Paesi dell&#8217;area del Magreb sembrava ben delineato. I partiti vicini ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratelli Musulmani</a>, già ben radicati nella società negli anni precedenti e unici delle varie opposizioni a essere strutturati, erano quelli destinati a prendere il potere. Portando quindi il cosiddetto Islam politico a essere sempre più decisivo nel mondo arabo. Oggi, a distanza di dieci anni, la situazione appare ribaltata. In alcuni Paesi dove la fratellanza ha registrato i primi exploit, sono i movimenti e i partiti più laici a riprendere il sopravvento. I segnali, di cui in primis l&#8217;occidente dovrebbe prendere nota, vanno in questa direzione.</p>
<h2>I casi di Marocco e Tunisia</h2>
<p>Le ragioni dell&#8217;ascesa dei Fratelli Musulmani dopo la primavera araba sono semplici. Durante il lungo periodo di governo dei rais contestati dalle piazze, i partiti islamisti sono stati gli unici a organizzarsi. Soprattutto nella società, visto che molti movimenti della fratellanza storicamente appaiono impegnati in opere di carità verso i più poveri. Caduti quindi i governi a seguito delle rivolte, nelle successive elezioni svoltesi nell&#8217;area magrebina i Fratelli hanno conquistato la maggioranza. I casi più emblematici sono quelli di <strong>Tunisia</strong> ed <strong>Egitto</strong>. Dopo la cacciata di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-ben-ali.html"> Ben Alì</a> da Tunisi, il partito <strong>Ennadha</strong> ha assunto posizioni maggioritarie. Al Cairo invece, con la caduta di <strong>Mubarack</strong>, ad emergere quale nuovo presidente è stato <strong>Mohammed Morsi</strong>, storico rappresentante dei Fratelli Musulmani. Discorso diverso invece per quanto riguarda il <strong>Marocco</strong>. Qui la primavera araba non ha attecchito o almeno non nei livelli visti nei Paesi vicini. Non ci sono state grandi manifestazioni di piazza, del resto la popolazione stava già assistendo a importanti cambiamenti promossi da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mohammed-vi-il-re-riformatore-del-marocco.html">Re Mohammed VI</a>. Tuttavia una discontinuità rispetto al passato c&#8217;è stata: nelle elezioni parlamentari del 2011, la maggioranza è andata ai movimenti della fratellanza.</p>
<p>Cosa resta di quel periodo politico oggi? Una menzione a parte merita l&#8217;Egitto. Qui lo scontro tra partiti laici, vicini all&#8217;esercito ed eredi dell&#8217;esperienza del rais Nasser, e i Fratelli Musulmani è sempre stato molto aspro. E al Cairo si è risolto anche questa volta con l&#8217;intervento di carri armati. Era il luglio 2013 infatti quando la popolazione è scesa nuovamente in piazza questa volta contro Morsi, richiamando l&#8217;intervento dell&#8217;<strong>esercito</strong>. Da allora la fratellanza è fuori legge e ogni movimento ad essa ispirato è considerato illegale. In Tunisia e in Marocco invece si è assistito di recente a un repentino affievolirsi del peso politico degli islamisti. Un percorso, in questi due casi, di natura politica e non militare. A Tunisi nello scorso mese di luglio<a href="https://it.insideover.com/politica/golpe-morbido-in-tunisia-tramonta-lultima-primavera-araba.html"> il presidente Kais Saied ha congelato il parlamento</a> al cui interno Ennadha rappresentava il partito di maggioranza relativa. Nel farlo, il capo dello Stato si è appellato all&#8217;articolo 80 della Costituzione, da applicare in caso di emergenze o difficoltà governative. Saied ha voluto rispondere allo <strong>stallo</strong> in cui era caduta l&#8217;azione governativa tunisina, a fronte della necessità di urgenti e incisive riforme da portare avanti. Ennadha si è fortemente opposta a questa scelta, ma i cittadini al momento sembrano premiare Saied. Gli ultimi sondaggi attestano <a href="https://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2021/10/22/tunisia-sondaggio-saied-ancora-in-testa-con-il-77_c4ebe265-139d-4afc-997d-45f7bd8d048e.html">un gradimento di quasi l&#8217;80%</a> per il presidente e inoltre, in caso di elezioni, il primo partito sarebbe quello dei desturiani, i nostalgici di Ben Alì. Ennadha otterrebbe soltanto il 10% dei consensi, fuori quindi dal giro che conta.</p>
<p>In Marocco <a href="https://it.insideover.com/politica/in-marocco-gli-islamisti-escono-sconfitti-una-lezione-per-il-mondo-arabo.html">le elezioni ci sono già state</a>. A settembre le consultazioni hanno bocciato sonoramente i partiti collegati ai Fratelli Musulmani. Dopo dieci anni di maggioranza relativa in parlamento, le formazioni islamiste sono passate da 125 a 13 seggi. A vincere invece è stato il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti, capeggiato dal nuovo premier<strong> Aziz Akhannouch</strong>. Di orientamento liberale, l&#8217;affermazione della nuova formazione politica di maggioranza ha segnato un corso diverso per il Marocco rispetto a quello avviato nel 2011.</p>
<h2>Perché l&#8217;Islam politico è entrato in crisi</h2>
<p>Tunisia e Marocco sono due casi importanti da tenere in considerazione in quanto in entrambi i casi, al netto delle tensioni delle ultime settimane a Tunisi, la perdita di consenso per i Fratelli Musulmani ha seguito un percorso meramente politico. In questi due Paesi nel 2011 l&#8217;avanzata dell&#8217;Islam politico sembrava inoltre quasi irreversibile o comunque destinata a durare a lungo. La crisi dei partiti vicini alla fratellanza potrebbe quindi avere diverse cause. In primo luogo, derivanti dall&#8217;incapacità di portare avanti le azioni di governo. Se in Tunisia a diventare popolare è stato un presidente che ha congelato il parlamento e se in Marocco, dopo dieci anni di governo, gli islamisti hanno perso più di cento seggi, vuol dire che nell&#8217;azione amministrativa qualcosa è andato storto. A Tunisi è stata soprattutto l&#8217;incapacità di Ennadha a dar risposte concrete alla crisi economica a penalizzare l&#8217;ala conservatrice/islamista. A Rabat i cittadini invece hanno voluto premiare le forze più vicine al riformismo del sovrano e più lontane dall&#8217;Islam politico.</p>
<p>In secondo luogo, tramontata l&#8217;enfasi delle rivolte del 2011 e notate le fatali conseguenze che la primavera di dieci anni fa ha avuto in molti Paesi arabi oggi ancora in guerra, molti cittadini hanno preferito allontanarsi dalle posizioni più estreme. Per l&#8217;intero nord Africa e per tutto il medio oriente è forse questa la più importante lezione. Lì dove i Fratelli Musulmani vengono sfidati sul piano politico, i partiti a loro collegati nel medio periodo sono destinati a perdere le posizioni acquisite. Una lezione che vale anche per l&#8217;occidente. Potrebbe essere infatti questo il momento ideale per il ritorno al dialogo con forze più moderate.</p>
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		<title>In Marocco gli islamisti escono sconfitti: una lezione per il mondo arabo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-marocco-gli-islamisti-escono-sconfitti-una-lezione-per-il-mondo-arabo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2021 06:36:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Gli islamisti in Marocco hanno perso le elezioni. É questo il dato fondamentale delle consultazioni tenute nella giornata di mercoledì. I numeri parlano chiaro: il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, organico alla galassia dei Fratelli Musulmani, ha ottenuto appena 12 seggi su 395. Appena cinque anni fa la formazione islamista aveva ottenuto la maggioranza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-marocco-gli-islamisti-escono-sconfitti-una-lezione-per-il-mondo-arabo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13583940_small-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Gli islamisti in <strong>Marocco</strong> hanno perso le elezioni. É questo il dato fondamentale delle consultazioni tenute nella giornata di mercoledì. I numeri parlano chiaro: il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, organico alla galassia dei <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratelli Musulmani</a>, ha ottenuto appena 12 seggi su 395. Appena cinque anni fa la formazione islamista aveva ottenuto la maggioranza relativa con quasi il 30% dei voti e 125 deputati. Una debacle importante, specie se si considera che il partito guidava la coalizione di governo ed esprimeva il premier uscente, <strong>Saadeddine El Othmani.</strong> Il risultato delle consultazioni marocchine potrebbe avere diverse implicazioni anche nel resto dell&#8217;area nordafricana.</p>
<h2>I risultati delle consultazioni</h2>
<p>A vincere le elezioni è stato il partito del Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (Rni). Si tratta di una formazione di orientamento liberale, con a capo il secondo uomo più ricco del Marocco, <strong>Aziz Akhannouch</strong>. I dati preliminari hanno sancito un netto successo del suo gruppo, grazie ai 97 seggi conquistati, ben 60 in più rispetto al 2016. Akhannouch è un imprenditore impegnato soprattutto nel settore degli idrocarburi, ma il suo gruppo di recente ha iniziato a occuparsi anche di telecomunicazioni e investimenti nel mondo bancario. <em>Forbes</em> ha stimato le sue fortune in circa due miliardi di Dollari e la stampa locale lo ha sempre accreditato come molto vicino a<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mohammed-vi-il-re-riformatore-del-marocco.html"> Re Mohammed VI</a>. Un uomo d&#8217;affare quindi, capace di condurre una campagna elettorale rivolta soprattutto ai giovani e che è stato in grado anche di attirarsi con il tempo le simpatie della corona. É questo l&#8217;identikit principale che è possibile tracciare del nuovo uomo forte della politica marocchina.</p>
<p>L&#8217;incarico di premier dovrebbe andare proprio a lui. Il sovrano in Marocco detiene ancora ampi poteri decisionali, compreso quello della nomina del capo del governo che però, almeno negli ultimi anni, ha coinciso con il leader del partito maggioritario in parlamento. Per via del risultato, Akhannouch è quindi molto vicino alla guida dell&#8217;esecutivo. Il magnate potrebbe riuscire a formare una coalizione con altri due importanti partiti: il Partito dell&#8217;Autenticità e della Modernità e il Partito Istlqlal, piazzatisi rispettivamente secondi e terzi nelle consultazioni con 82 e 78 seggi. L&#8217;islamista Partito della Giustizia e dello Sviluppo non è andato oltre i 12 parlamentari conquistati. Il primo ministro Saadeddine El Othmani è quindi pronto a cedere lo scettro. Il calo di consenso per la formazione vicina ai Fratelli Musulmani è reso ancora più evidente dall&#8217;aumento dell&#8217;affluenza rispetto al 2016, passata dal 43% al 50%.</p>
<h2>Una lezione per il mondo arabo</h2>
<p>La sconfitta islamista ha due chiavi di lettura. La prima riguarda il risultato in controtendenza rispetto al resto del mondo arabo. Nel Magreb soprattutto gli ultimi anni sono stati caratterizzati dall&#8217;avanzata dei Fratelli Musulmani. Le <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-primavera-araba.html">primavere arabe</a> del 2011 hanno aperto la strada in molti Paesi ai partiti islamisti. É stato così in Egitto e in Tunisia, per mezzo delle elezioni, si è avuta la stessa situazione in Libia dopo il rovesciamento di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a>. Di recente anche in Algeria nelle ultime consultazioni parlamentari le formazioni legate alla fratellanza hanno registrato un importante incremento di voti. In Marocco, al contrario, dopo un decennio di governo gli islamisti hanno rischiato di rimanere fuori dal parlamento.</p>
<p>Un segnale non indifferente e che potrebbe essere premonitore per altri Paesi dell&#8217;area. E qui si arriva alla seconda chiave di lettura. Il caso marocchino è peculiare nel Magreb ma è forse un modello di maggior successo rispetto agli Stati vicini. Qui le <strong>riforme</strong> sono state introdotte in modo graduale e non c&#8217;è stata preclusione per l&#8217;accesso di tutte le formazioni, comprese quelle islamiste, alla vita politica. Questo ha dato modo alla società di confrontarsi in modo più pacifico e di metabolizzare le novità con tempi più consoni alla realtà locale. Di conseguenza, i partiti legati alla Fratellanza Musulmana da un lato non hanno tenuto posizioni estremiste come in altri contesti e, dall&#8217;altro lato, sono entrati e sono usciti dal governo in modo democratico. La dimostrazione che, molto probabilmente, senza forzature interne o esterne le posizioni più radicali nel mondo arabo è possibile contrastarle e metterle in minoranza evitando grossi scossoni alla società.</p>
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		<title>L&#8217;Algeria verso il voto con lo spettro dell&#8217;avanzata islamista</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-algeria-verso-il-voto-con-lo-spettro-dell-avanzata-islamista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 15:37:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="voto algeria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Algeria è tempo di tornare al voto. Lo si fa a distanza di circa 18 mesi dall&#8217;ultima volta, quando gli elettori hanno scelto Abdelmadjid Tebboune quale nuovo presidente dopo l&#8217;era Bouteflika. Adesso gli algerini sono chiamati a scegliere i membri del nuovo parlamento. In comune con le ultime votazioni c&#8217;è il fatto che il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/l-algeria-verso-il-voto-con-lo-spettro-dell-avanzata-islamista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="voto algeria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/algeria-voto-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Algeria è tempo di tornare al voto. Lo si fa <a href="https://it.insideover.com/politica/le-incognite-sul-voto-algerino.html">a distanza di circa 18 mesi dall&#8217;ultima volta</a>, quando gli elettori hanno scelto<strong> Abdelmadjid Tebboune</strong> quale nuovo presidente dopo l&#8217;era Bouteflika. Adesso gli algerini sono chiamati a scegliere i membri del nuovo parlamento. In comune con le ultime votazioni c&#8217;è il fatto che il Paese non ha mai cessato di vivere nel bel mezzo delle <a href="https://it.insideover.com/politica/algeria-riprendono-le-proteste-dellhirak.html">manifestazioni</a> coordinate dal movimento <strong>Hirak</strong>. Si tratta dei moti di protesta sorti nel febbraio 2019 contro l&#8217;ipotesi della ricandidatura di Bouteflika e che ancora oggi stanno andando avanti, soprattutto tra le fasce più giovani della società civile. Le elezioni legislative del prossimo 13 giugno appaiono quindi molto delicate, tanto per il presente quanto per il futuro del Paese nordafricano.</p>
<h2>La possibile avanzata islamista</h2>
<p>Le prossime consultazioni saranno caratterizzate da almeno due importanti novità. In primis, è la prima volta che si vota dall&#8217;introduzione di una<strong> nuova costituzione</strong>, approvata nello scorso mese di novembre. Secondo la nuova carta fondamentale, il capo del governo deve essere scelto tra i rappresentanti del partito che ha ottenuto più seggi. In precedenza invece, era il presidente a scegliere il nome del primo ministro. In secondo luogo, è la prima volta che si vota con il <strong>nuovo sistema elettorale</strong> approvato l&#8217;11 marzo scorso, il quale ha introdotto il meccanismo delle liste sono aperte e l&#8217;elettore può quindi esprimere un voto di preferenza a uno specifico candidato. Le novità introdotte in questa tornata elettorale sono state fortemente volute dal movimento Hirak, impegnato da più di due anni oramai a chiedere maggiori riforme in senso democratico. Paradossalmente però le nuove normative costituzionali ed elettorali potrebbero isolare gli stessi manifestanti e favorire altre fazioni. A partire da quelle vicine ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratelli Musulmani</a>.</p>
<p>Gli occhi sono puntati soprattutto sul Movimento per la Società della Pace (<strong>Msp</strong>), principale formazione islamista del Paese. Si tratta di un partito dal cui forte radicamento territoriale, soprattutto nelle province più povere, che può trarre vantaggio dal sistema delle preferenze. Non esistono sondaggi veri e propri, l&#8217;unico vero indicatore per capire l&#8217;orientamento dell&#8217;elettorato è dato dal numero delle firme raccolte dai vari partiti per presentare le liste. Msp è riuscito ad accumularne 64.000, a fronte delle 57.200 ottenute dal partito centrista <strong>Rdn</strong> e delle 52.400 raccolte invece dall&#8217;<strong>Fln</strong>, il partito al governo dall&#8217;indipendenza. Quest&#8217;ultimo è stato superato da<strong> El Binaa</strong>, un altro partito islamista capace di ottenere 55.000 firme: &#8220;I primi indicatori affermano che il nostro partito è nella posizione migliore per queste elezioni&#8221;,<a href="https://www.nova.news/algeria-leader-islamico-makri-governo-di-unita-anche-se-vinciamo-le-elezioni/"> ha dichiarato in una recente intervista ad <em>AgenziaNova</em></a> il leader di Msp, <strong>Abderezzak Makri</strong>. Dopo il voto in tanti si aspettano uno storico ribaltamento elettorale: per la prima volta dopo la guerra civile degli anni &#8217;90, in Algeria si potrebbe ad una forte avanzata dei partiti islamisti.</p>
<h2>Ipotesi governo di unità nazionale</h2>
<p>Che l&#8217;ipotesi di una vittoria islamista non sia poi così remota, lo confermano le dichiarazioni rilasciate ad<em> Al Jazeera</em> dal presidente Tebboune. Quest&#8217;ultimo ha parlato di un islamismo algerino radicalmente diverso rispetto a quello propagandato nei Paesi vicini: &#8220;L&#8217;Algeria &#8211; <a href="https://www.aps.dz/algerie/123285-principales-declarations-du-president-tebboune-a-la-chaine-al-jazeera">si legge nelle sue dichiarazioni</a> &#8211; si è oramai liberata dall&#8217;Islam politico e ideologico&#8221;. Affermazioni che hanno il sapore di un&#8217;apertura verso Msp e le altre formazioni vicine ai Fratelli Musulmani, riconoscendo loro una presunta diversità di approccio rispetto ai movimenti diffusi negli anni &#8217;90 nella stessa Algeria e in quelli attualmente in ascesa in tutta la regione mediorientale. Un&#8217;apertura di credito quindi non sfuggita a molti osservatori e forse nemmeno al leader di Msp: &#8220;Nella nostra visione politica &#8211; ha dichiarato infatti Makri ad AgenziaNova &#8211; chiediamo la formazione di un governo di <strong>unità nazionale</strong>, qualunque siano i risultati, anche se raccogliamo l’80 per cento dei voti. Non intendiamo camminare da soli perché la situazione economica è molto pericolosa: serve un ampio consenso politico e sociale a sostegno del governo&#8221;.</p>
<p>Dopo il voto quindi, comunque vada gli islamisti potrebbero essere parte del nuovo governo. Una svolta storica a distanza di esattamente trent&#8217;anni dalle elezioni del 1991, in cui la vittoria elettorale delle formazioni religiose ha innescato la miccia di un cruento conflitto interno durato più di un decennio. Per Tebboune probabilmente adesso la minaccia non è più rappresentata dalla visione politica dell&#8217;Islam, ma dal movimento Hirak. Ed è dunque da registrare in questa ottica l&#8217;apertura verso il Msp.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-algeria-verso-il-voto-con-lo-spettro-dell-avanzata-islamista.html">L&#8217;Algeria verso il voto con lo spettro dell&#8217;avanzata islamista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi sono gli arabi di Ra&#8217;am che entrano nel governo israeliano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chi-sono-gli-arabi-di-raam-che-entrano-nel-governo-israeliano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 15:29:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mansour Abbas, leader di Ra&#8217;am, era tra i più attesi all&#8217;uscita di uno degli alberghi più lussuosi di Ramat Gan, sobborgo di Tel Aviv. Qui si è tenuta la riunione che ha sancito definitivamente la nascita di una nuova coalizione di governo in Israele. Il suo appoggio si è rivelato decisivo: grazie ai 4 deputati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-sono-gli-arabi-di-raam-che-entrano-nel-governo-israeliano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mansour-Abbas-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Mansour Abbas</strong>, leader di <strong>Ra&#8217;am</strong>, era tra i più attesi all&#8217;uscita di uno degli alberghi più lussuosi di Ramat Gan, sobborgo di Tel Aviv. Qui si è tenuta la riunione che ha sancito definitivamente la nascita di una<a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-sappiamo-sul-prossimo-governo-israeliano.html"> nuova coalizione di governo in Israele</a>. Il suo appoggio si è rivelato decisivo: grazie ai 4 deputati della sua formazione, il nuovo esecutivo anti Netanyahu può contare su 62 parlamentari, uno in più del numero minimo per avere la maggioranza. Parlando con i giornalisti, Abbas ha subito fatto riferimento a una delle promesse strappate a <strong>Yair Lapid</strong>, principale artefice della nuova coalizione: &#8220;Abda, Khashm al Zena e Rakhma &#8211; ha dichiarato &#8211; saranno riconosciute finalmente come entità comunali&#8221;. La sua frase può sembrare un dettaglio, ma non lo è: quei tre nomi corrispondono a tre comunità beduine situate nel deserto del <strong>Negev</strong> fino ad oggi non considerate dallo Stato. Per capire la storia di Ra&#8217;am, primo partito arabo-israeliano a prendere parte a un governo, occorre partire proprio da qui.</p>
<h2>La scissione del 1996 del Movimento Islamico</h2>
<p>Il leader di Ra&#8217;am ha rivendicato l&#8217;accordo con il quale il futuro governo dovrebbe riconoscere le tre comunità beduine. E non è un caso. Il Negev si trova nel sud del Paese, regione dove il partito di Abbas è nato e dove ancora oggi è maggiormente radicato. Buona parte dei voti nelle<a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/elezioni-israele-exit-poll-danno-avanti-netanyahu-1933214.html"> elezioni del 23 marzo</a> sono arrivati dagli arabi residenti nella regione meridionale di Israele, legati al partito per un motivo ben preciso: nel 1996 l&#8217;allora <strong>Movimento Islamico</strong> si è scisso in due, il Movimento Islamico settentrionale e il Movimento Islamico meridionale. Il primo non ha mai concepito una piena integrazione nel quadro politico israeliano. Il secondo invece, ha da subito caldeggiato l&#8217;idea di presentare proprie liste alle elezioni. Abbas è stato tra i fautori di questa scissione, assumendo il ruolo di leader del Movimento Islamico meridionale, il quale si è presentato da allora e fino al 2013 assieme al<strong> Partito Democratico Arabo</strong>. Le due formazioni hanno creato la &#8220;Lista Araba Unita&#8221;, nota poi con l&#8217;acronimo ebraico di Ra&#8217;am.</p>
<p>Abbas, nel traghettare il partito dentro il futuro governo israeliano, non ha voluto dimenticare le origini. Almeno è questo il senso della sua comunicazione. La formazione è nata a sud e ai suoi elettori l&#8217;ha voluta presentare come principale forza in grado di portare avanti le istanze degli arabi presenti in questa parte di Israele. Il riconoscimento delle comunità beduine dovrebbe essere solo un primo tassello. Il leader di Ra&#8217;am ai giornalisti ha parlato anche di investimenti a favore dei comuni a maggioranza araba e di maggiori attenzioni alle condizioni di vita degli arabo-israeliani. La svolta di Abbas non è giunta comunque a sorpresa. Nel 2015 Ra&#8217;am è stato compreso all&#8217;interno della <strong>Joint List</strong>, formata da altre tre partiti arabi. Un&#8217;unione che ha portato gli elettori arabofoni a contare su più di 10 deputati nelle ultime legislature. Un peso politico importante, ma mai poi tradottosi in un&#8217;attiva partecipazione al governo. Per questo nel gennaio scorso Ra&#8217;am è fuoriuscita dalla Joint List per correre da sola. Abbas, con il senno di poi, ha vinto la sua scommessa: dopo le promesse di partecipazione a un governo con <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html">Netanyahu</a>, adesso ha aderito alla nuova coalizione capeggiata da Lapid. Per la prima volta dal 1948 un partito arabo-israeliano sarà quindi forza di maggioranza.</p>
<h2>Le posizioni di Raam</h2>
<p>Il Movimento Islamico in Israele, formazione da cui è partita l&#8217;avventura di Ra&#8217;am, ha sempre rappresentato una costola dei<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html"> Fratelli Musulmani</a>. L&#8217;attuale partito di Abbas è considerabile quindi molto vicino al cosiddetto &#8220;<strong>Islam politico</strong>&#8220;. L&#8217;ideologia originaria non è così dissimile da <strong>Hamas</strong>, il movimento islamista al potere nella Striscia di Gaza e protagonista di una recente escalation militare contro Israele. Anche Ra&#8217;am ha una visione molto <strong>conservatrice</strong> della società e vede nella religione musulmana l&#8217;unico elemento caratterizzante la vita politica e quotidiana dei Paesi islamici. Con Hamas però il partito non ha in comune ovviamente la visione sul futuro in Israele: i miliziani di Gaza ne vorrebbero la distruzione, Ra&#8217;am invece siede alla Knesset e opera all&#8217;interno delle istituzioni dello Stato ebraico. Il Movimento Islamico, di cui la formazione di Abbas costituisce uno dei rami, ha comunque sempre considerato il sionismo come un&#8217;entità occupante chiedendo contestualmente il ritorno a casa dei profughi palestinesi.</p>
<p>La sfida dei vertici di Raam è quindi adesso coniugare le istanze islamiste con la prospettiva di essere forza di governo in Israele. Abbas non è intervenuto né sui recenti disordini militari a Gaza e <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-palestina-arabo-israeliani-intifada.html">né sugli scontri tra ebrei e arabo-israeliani</a> verificatisi in diverse città a maggio. Il leader del partito islamista ha preferito guardare unicamente a calcoli di natura politica, presentandosi come unico difensore delle istanze arabe all&#8217;interno delle istituzioni. Per alcuni è un tradimento, per altri rappresenta un&#8217;occasione storica: soltanto il futuro e la durata della nuova coalizione di governo darà in tal senso un significativo responso.</p>
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		<title>Chi era Sayyid Qutb, il padre dell&#8217;islam politico</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/senza-categoria/chi-era-sayyid-qutb-il-padre-dellislam-politico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 May 2021 05:44:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Islam-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Islam-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Islam-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Islam-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Islam-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Islam-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Islam-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;epopea del terrorismo islamista non ha avuto inizio con Osama bin Laden e Al-Qāʿida e, molto probabilmente, non finirà con l&#8217;estinzione dello Stato islamico. Petrodollari e wahhabismo rappresentano una parte del problema, aggravato dall&#8217;incapacità delle società di integrare ogni loro membro, ma la verità è che l&#8217;ideologia del terrore continuerà a prosperare e ad ispirare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/senza-categoria/chi-era-sayyid-qutb-il-padre-dellislam-politico.html">[...]</a></p>
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<p>Quei libri, contrariamente a quanto si crede in linea generale, non sono il Corano e la Sunna, i cui versetti (<em>sure</em>) e detti del profeta Maometto (<em>hadith</em>) ivi contenuti vengono strumentalizzati dagli imam estremisti per legittimare omicidi e attentati. Quei libri che hanno ispirato fanatismo, culto della morte, antioccidentalismo e voglia di scontro di civiltà, sono stati pubblicati ai primordi della globalizzazione e portano le firme dell&#8217;egiziano <strong>Sayyid Qutb</strong>, del palestinese <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/chi-era-abdullah-azzam-il-mentore-di-osama-bin-laden.html">Abdullah Yusuf Azzam</a> e del pakistano <strong>Abul Ala Maududi</strong>.</p>
<p>Azzam fu il teorico del &#8220;Jihad globale&#8221; e il mentore di bin Laden e Ayman al-Zawahiri, Maududi fu colui che diede inizio al risveglio islamico che nel secondo dopoguerra travolse l&#8217;Asia meridionale e il Sudest asiatico, mentre Qutb fu colui che riportò in vita la<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html"> Fratellanza musulmana</a>, tradusse in termini politici le battaglie culturali e sociali dell&#8217;Islam &#8211; di fatto fu il fondatore dell&#8217;Islam politico contemporaneo &#8211; e, ultimo ma non meno importante, formulò l&#8217;intera cornice intellettuale dalla quale hanno attinto, negli anni, le principali organizzazioni terroristiche dell&#8217;internazionale jihadista, da Al-Qāʿida allo Stato Islamico.</p>
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		<title>Le mani di Ankara sull&#8217;Islam politico in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-mani-di-ankara-sullislam-politico-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 07:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Estremismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mosche europa turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La moschea più grande d&#8217;Europa avrà sede a Strasburgo, verrà completata nel 2025, con tanto di due minareti alti 36 metri e con una spesa totale di 25,6 milioni di euro (soltanto per la moschea, mentre l&#8217;intero cantiere ammonta a 36 milioni); in realtà però la notizia che fa scalpore non è tanto il progetto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mani-di-ankara-sullislam-politico-in-europa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mosche europa turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/moschea-turchia-europa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>moschea</strong> più grande d&#8217;Europa avrà sede a Strasburgo, verrà completata nel 2025, con tanto di <strong>due minareti alti 36 metri</strong> e con una spesa totale di 25,6 milioni di euro (soltanto per la moschea, mentre l&#8217;intero cantiere ammonta a 36 milioni); in realtà però la notizia che fa scalpore non è tanto il progetto in se, quanto il fatto che a finanziarla e supportarla sono due associazioni islamiche turche vicine all&#8217;islamo-nazionalismo di <strong>Erdogan</strong> che si sono anche rifiutate di firmare la nota &#8220;<strong><em>Charte de principes pour l&#8217;islam de France</em></strong>&#8220;, il documento concordato lo scorso gennaio tra il governo francese e il Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm).</p>
<p>Le due associazioni islamiche turche, precisamente la <strong><em>Mili Gorus</em></strong> e il <strong><em>Comité de coordination des musulmans turcs de France</em></strong> (Ccmtf), sono quindi finite nell&#8217;occhio del ciclone in quanto, come si vedrà più avanti, la Carta include dei principi fondamentali non solo per quanto riguarda il contesto costituzionale francese, ma anche in ambito di uguaglianza, reciprocità e diritti umani a livello globale.</p>
<p>Come se non bastasse, è anche emerso che il progetto moschea riceverà ben 2,5 milioni di euro in soldi pubblici, grazie al sindaco ecologista del partito Eelv, <strong>Jeanne Barseghian</strong> che si è appoggiata alla legislazione della Alsazia-Mosella che permette ai culti di ricevere finanziamenti pubblici che possono arrivare fino al 10% del costo totale del progetto. La più grande moschea d&#8217;Europa, che sorgerà nel quartiere di Meinau (noto per l&#8217;elevata presenza di turchi), verrà dunque finanziata anche con i soldi dei contribuenti; un fatto che sta scatenando <a href="https://www.franceinter.fr/emissions/l-edito-politique/l-edito-politique-25-mars-2021" target="_blank" rel="noopener noreferrer">forti polemiche</a> in Francia e che ha notevolmente irritato il Ministro dell&#8217;Interno <strong>Gerald Darmanin</strong>, fautore della linea dura contro quell&#8217;Islam politico e separatista, ideologicamente legato ai Fratelli Musulmani, che sta creando non pochi problemi in Francia e nel resto d&#8217;Europa.</p>
<h2>L&#8217;islamo-nazionalismo turco</h2>
<p>Il 24 marzo, durante una <a href="https://www.valeursactuelles.com/societe/video-ou-il-me-respecte-ou-il-quitte-la-france-la-riposte-du-president-de-milli-gorus-grand-est-a-un-representant-du-rn/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">diretta televisiva</a>, il responsabile per la Francia orientale della Mili Gorus, <strong>Eyup Sahin</strong>, ha dato dell'&#8221;ignorante&#8221; al Ministro degli Interni francese Darmanin, per aver affermato che il progetto-moschea è oggetto di ingerenza turca ed ha aggiunto che i finanziamento per il luogo di culto più grande d&#8217;Europa provengono dai fedeli musulmani di Strasburgo e da altre moschee europee facenti parti di Mili Gorus. Pur negando finanziamenti da parte di Erdogan, Sahin è rimasto molto vago.</p>
<p>Certo, considerando la spesa totale del cantiere pari a <strong>36 milioni di euro</strong> (con 25,6 indirizzati alla moschea), togliendo i 2,5 coperti dai fondi pubblici locali, restano 33,5 milioni, non certo bruscolini. È plausibile che una cifra del genere possa essere coperta esclusivamente con le offerte dei fedeli musulmani di Strasburgo e con donazioni di altre moschee sotto l&#8217;ombrello della Mili Gorus? Quest&#8217;ultima da dove riceve i finanziamenti che vengono poi indirizzati al progetto-moschea?</p>
<p><em>Insideover</em> ha provato a contattare Eyup Sahin per chiedere delucidazioni e la possibilità di visionare documentazioni sui finanziamenti, ma allo stato attuale non ha ricevuto risposta.</p>
<p>Le organizzazioni Ccmft e <a href="https://english.alarabiya.net/features/2013/10/14/Turkey-s-relationship-with-the-Muslim-Brotherhood" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mili Gorus</a> rientrano entrambi in quello che viene definito da Parigi come &#8220;Islam politico&#8221; o &#8220;separatismo islamista&#8221; di matrice turca. La prima legata al direttorato governativo per gli affari religiosi &#8220;<strong><em>Diyanet</em></strong>&#8220;, mentre la seconda fondata nel 1969 da Necmettin Erbakan e indicata da numerosi studiosi come legata all&#8217;ideologia islamista dei <strong>Fratelli Musulmani</strong>. Entrambe sono oggi diventate macchine della propaganda islamista di Ankara al punto da venire definite dall&#8217;esperto di Fratellanza, Lorenzo Vidino, come &#8220;<a href="https://foreignpolicy.com/2019/05/07/erdogans-long-arm-in-europe-germany-netherlands-milli-gorus-muslim-brotherhood-turkey-akp/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> La lunga mano di Erdogan in Europa</a>&#8220;.</p>
<p>Anche in Italia esponenti di Mili Gorus venivano più volte presi in castagna mentre pubblicavano sui social post a favore di Erdogan, dell&#8217;ex presidente islamista egiziano Mohamed Morsi e contro Macron. Alcune bandiere di Mili Gorus e turche venivano inoltre immortalate a manifestazioni anti-Assad a Milano. Un altro esempio lampante che l&#8217;Islam politico è un problema anche al di fuori dei confini francesi.</p>
<p>La strategia d&#8217;infiltrazione e condizionamento delle due organizzazioni in ambito islamico turco in Europa veniva già denunciata ed esposta nel 2010 dalla ricercatrice Zaynep Yanasmayan nel suo <a href="https://www.jstor.org/stable/26331148?seq=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">approfondimento</a> per <em>Insight Turkey</em> dal titolo: &#8220;<em>The role of Turkish Islamic Organizations in Belgium: The Strategies of &#8220;Diyanet&#8221; and &#8220;Milli Görüş</em>&#8220;.</p>
<p>Un&#8217;eventuale interferenza di Ankara all&#8217;interno dell&#8217;Islam presente in Europa non può non destare preoccupazione, in relazione alla deriva autoritaria ed aggressiva della Turchia erdoganiana, sia sul piano domestico che internazionale. Non dimentichiamo che la Turchia è oggi, secondo quanto reso noto da Amnesty International, la più grande prigione per giornalisti al mondo. Ankara ha inoltre sostenuto e persino esportato jihadisti in Siria e Libia, come già emerso in più occasioni.</p>
<h2>I diritti negati dagli islamisti</h2>
<p>Come se non bastasse, lo scorso 20 marzo la Turchia si è <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/violenza-sulle-donne-erdogan-ritira-turchia-patto-1932496.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ritirata</a> dalla Convenzione di Istanbul (sulla lotta alla violenza contro le donne), sottoscritta da 32 Paesi nel 2011. La versione fornita da Ankara accusa la Convenzione di &#8220;mettere a repentaglio la famiglia, di incoraggiare i divorzi e favorire la comunità Lgtb&#8221; e il vicepresidente turco, Fuat Oktay, ha affermato che &#8220;non è necessario imitare gli altri&#8221; e che Ankara è già impegnata a salvaguardare la dignità delle donne &#8220;al livello che meritano&#8221;. Un&#8217;affermazione che non può non destare perplessità. Del resto tra il 2018 e il 2020 i femminicidi in Turchia sono stati più di 1200 e soltanto nei primi due mesi del 2021 se ne contano già 74.</p>
<p>Il fatto che la Turchia si sia ritirata dalla Convenzione non deve stupire, così come non può sorprendere il fatto che le due organizzazioni islamiche turche già citate si siano rifiutate di firmare la &#8220;Carta dei principi per l&#8217;islam di Francia&#8221; che nei suoi articoli <a href="https://theconversation.com/la-charte-des-principes-pour-lislam-de-france-interroge-155309" target="_blank" rel="noopener noreferrer">esprime punti</a> più che eloquenti. Gli articoli 1,2,3, 4 e 5 ad esempio affermano chiaramente la libertà di coscienza, dunque di poter cambiare religione o di non credere affatto (e ci mancherebbe altro che non fosse così); la parità tra uomo e donna; il contrasto all&#8217;omofobia, alla misoginia e all&#8217;antisemitismo. Vi sono poi principi che supportano laicità, libero arbitrio e ragione. L&#8217;articolo 6 è invece chiaramente rivolto contro ingerenze straniere di stampo politico volte a influenzare il culto islamico di Francia. Non è dunque difficile capire perché alla Turchia questa &#8220;Charte&#8221; non piace e a questo punto non si può fare a meno di chiedersi per quale motivo una certa sinistra continua a sostenere organizzazioni e associazioni che promuovono idee agli antipodi con quelle progressiste da sempre sbandierate da quell&#8217;area politica.</p>
<p>Secondo quanto <a href="https://www.france24.com/en/france/20210324-row-erupts-in-france-over-plans-to-use-state-funds-to-build-strasbourg-mosque">dichiarato</a> da Sahin, la Mili Gorus non avrebbe firmato la Carta perché &#8220;non invitata a prendere parte alla sua stesura&#8221;, ma se i principi sono condivisi, non se ne comprende il rifiuto. Il governo francese dal canto suo è stato chiarissimo tramite le parole del Ministro degli Interni, Gerald Darmanin che ha affermato come la Mili Gorus non sia più in grado di far parte dei rappresentanti dell&#8217;Islam in Francia.</p>
<p>A Parigi hanno finalmente capito che l&#8217;infiltrazione dell&#8217;Islam politico in Europa è un problema serio ed hanno ragione quando fanno riferimento al &#8220;separatismo islamista&#8221;, definibile come ideologia della contrapposizione che punta a creare spazi separati, &#8220;puri&#8221;, all&#8217;interno della società europea per poi imporre regole conformi all&#8217;islamismo e incrementare la propria influenza all&#8217;interno e all&#8217;esterno della comunità islamica. Purtroppo per il momento gli altri Stati europei non sembrano voler seguire le orme della Francia, se ne guardano bene, Italia inclusa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mani-di-ankara-sullislam-politico-in-europa.html">Le mani di Ankara sull&#8217;Islam politico in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Algeria, riprendono le proteste dell’Hirak</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/algeria-riprendono-le-proteste-dellhirak.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 08:16:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="proteste algeria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Algeria, il più vasto Paese dell&#8217;Africa, secondo fornitore di gas dell’Italia dopo la Russia, tornano le proteste del cosiddetto Al Hirak. Questo movimento popolare pro-democrazia costrinse due anni fa l’anziano e malato presidente Abldekaziz Bouteflika a dimettersi dopo 20 anni al potere. Come riferisce l’Agenzia Nova, migliaia di persone hanno ripreso a sfidare ogni martedì e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/algeria-riprendono-le-proteste-dellhirak.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="proteste algeria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-algeria-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In <strong>Algeria</strong>, il più vasto Paese dell&#8217;Africa, secondo fornitore di gas dell’Italia dopo la Russia, tornano le proteste del cosiddetto <em>Al Hirak.</em> Questo movimento popolare pro-democrazia costrinse due anni fa l’anziano e malato presidente <strong>Abldekaziz Bouteflika</strong> a dimettersi dopo 20 anni al potere. Come riferisce l’<em><a href="https://www.agenzianova.com/a/604e3b8c497e31.92188220/3355081/2021-03-12/algeria-manifestazioni-ad-algeri-per-il-terzo-venerdi-consecutivo">Agenzia Nova</a></em>, migliaia di persone hanno ripreso a sfidare ogni martedì e venerdì le restrizioni anti-<strong>Covid</strong> occupando le piazze. L’ingente dispositivo di sicurezza messo il campo dalle autorità ha permesso di evitare scontri di rilievo e grandi sommosse, ma gli arresti della polizia hanno contribuito ad esacerbare la tensione nonostante i segnali apparentemente concilianti lanciati dal presidente <strong>Abdelmajid Tebboune</strong>. L’attuale capo dello Stato, eletto nel novembre 2019 con un’affluenza di poco inferiore al 40 per cento, ha sciolto il Parlamento, liberato decine di attivisti, indetto elezioni per il <a href="https://www.france24.com/fr/afrique/20210311-alg%C3%A9rie-le-pr%C3%A9sident-tebboune-fixe-la-date-des-%C3%A9lections-l%C3%A9gislatives-anticip%C3%A9es-au-12-juin">12 giugno</a> e ratificato una nuova legge elettorale. L’opposizione a <em>Le Pouvoir</em> (“Il Potere”, come viene chiamato il sistema che ha governato il Paese per decenni), anche e soprattutto di orientamento <strong>islamista</strong> legata ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratelli musulmani</a>, ha la possibilità di scendere dal Colle Aventino dove si è auto-relegata e porre fine a un boicottaggio che, per ora, non sembra aver ottenuto grandissimi risultati.</p>
<h2>Un’opposizione divisa</h2>
<p>I partiti di opposizione algerini appaiono <a href="https://english.aawsat.com/home/article/2840326/algeria%E2%80%99s-opposition-parties-reject-holding-early-legislative-elections">divisi</a> e incapaci di creare un fronte unico. Sei formazioni politiche hanno annunciato l’intenzione di partecipazione alle elezioni parlamentari anticipate: il Movimento per la società della pace (il partito più vicino alla Fratellanza), il Movimento per la costruzione nazionale islamica (Harakat al-Bina al-Watani), il partito liberale della Nuova generazione (Jil Jadid), il Fronte del futuro nazionale (Jabhat El Moustakbel), il Fronte di liberazione nazionale e il Raggruppamento nazionale democratico (Rnd). Altri, tuttavia, in particolare il Partito laburista e il Raggruppamento per la cultura e la democrazia, hanno espresso riserve su questo passo. Un duro monito, intanto, è arrivato dalla rivista &#8221; <a href="https://www.mdn.dz/site_principal/sommaire/revues/images/eldjeich_fr.pdf">El Djaich</a>&#8221; dell&#8217;Esercito. Gli <strong>oppositori</strong> del presidente Tebboune, il quale “desidera costruire nuova Algeria, forte, senza corruzione né odio&#8221;, sono considerati dai militari alla stregua dei <strong>pipistrelli</strong>: “Preferiscono l&#8217;oscurità e il buio, sfruttano l’<em>Hirak</em> e perfino la pandemia per seminare discordia e divisione, nell’intento di recidere i legami di coesione tra il popolo e il loro esercito, mettendo quindi in discussione le basi stesse su cui poggia la Nazione”.</p>
<h3>La nuova legge elettorale</h3>
<p>Tebboune ha recentemente ratificato una nuova <strong>legge elettorale</strong> che introduce alcune novità che, almeno in apparenza, sembrano voler tagliare con il passato e favorire un ricambio della classe politica:</p>
<ul>
<li><span style="font-size: 1rem;">non possono presentarsi al voto i deputati che hanno già servito per due mandati, consecutivi o separati</span></li>
<li>i candidati non devono essere &#8220;noti per aver avuto legami con circoli economici e finanziari dubbi e per avere un’influenza diretta o indiretta sul regolare svolgimento delle operazioni elettorali&#8221;;</li>
<li>le liste saranno <strong>aperte</strong> e non più chiuse, consentendo agli elettori di scegliere a chi assegnare la loro preferenza;</li>
<li>la soglia delle firme necessarie per presentarsi agli elettori scende da 250mila a 50mila;</li>
<li>i candidati e le liste devono nominare un tesoriere della campagna elettorale e presentare i conti all&#8217;Autorità elettorale nazionale indipendente (Anie);</li>
<li>la legge favorisce i <strong>giovani</strong> e le <strong>donne</strong> in caso di parità tra due candidati;</li>
<li>il testo aumenta la quota di giovani (under 40 anni) e degli accademici nelle liste elettorali.</li>
</ul>
<h2>Una fase delicata</h2>
<p>Vale la pena sottolineare che dopo le dimissioni di Bouteflika, nel Paese è iniziata una vera e propria <em>Tangentopoli</em> in salsa algerina che ha portato all’epurazione di ex capi di governo, ministri e capitani d’industria. Secondo le testimonianze di leader di partito e parlamentari processati per casi di corruzione legati alle elezioni, i primi posti nelle vecchie “liste chiuse” dei partiti venivano stati assegnati in cambio di <strong>tangenti</strong>. La nuova legge ha di fatto abolito questo sistema, ma il rischio ora è quello di una <strong>compra-vendita</strong> dei voti tra candidati ed elettori. E i partiti di orientamento islamista, tramite il sistema della <em>zakat (</em>l’elemosina legale), rendono difficilmente tracciabili le loro transazioni. Ecco perché il presidente algerino Tebboune, durante la campagna elettorale del 2019, aveva promesso di lottare contro “l’ingerenza del denaro sporco” nel processo elettorale, facendo appello a una separazione netta tra denaro e politica. Il futuro del “gigante africano” dai piedi sabbia dipenderà da questa delicata fase pre-elettorale, tra proteste, pandemia e presunti tentativi di destabilizzare lo Stato da oltreconfine (in particolare dalla <a href="https://www.agenzianova.com/a/604e3b8c4974c5.06828547/3355774/2021-03-14/algeria-governo-minaccia-di-ritirare-l-accreditamento-dell-emittente-tv-france-24">Francia</a><em>).</em></p>
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		<title>Chi soffia sulle proteste in Tunisia? </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chi-soffia-sulle-proteste-in-tunisia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2021 22:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="913" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Tunisia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse-768x501.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>A dieci anni dalla rivoluzione dei gelsomini, la Tunisia è nuovamente sull&#8217;orlo del baratro, con possibili conseguenze negative anche per l’Italia sul versante migratorio. La pandemia di Covid-19 sta ricreando le stesse condizioni che hanno scatenato la primavera araba: assenza di lavoro, tensione sociale e misure restrittive sono tutti episodi ricorrenti. Fa specie vedere centinaia di giovani tunisini che dieci &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-soffia-sulle-proteste-in-tunisia.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="913" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Tunisia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Proteste-in-Tunisia-La-Presse-768x501.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p><span style="font-size: 1rem;">A dieci anni dalla rivoluzione dei gelsomini, la </span><strong style="font-size: 1rem;">Tunisia</strong><span style="font-size: 1rem;"> è nuovamente sull&#8217;orlo del baratro, con possibili conseguenze negative anche per l’</span>Italia<span style="font-size: 1rem;"> sul versante </span>migratorio<strong style="font-size: 1rem;">. </strong><span style="font-size: 1rem;">La pandemia di Covid-19 sta ricreando le stesse condizioni che hanno scatenato la </span><strong style="font-size: 1rem;">primavera araba</strong><span style="font-size: 1rem;">: assenza di lavoro, tensione sociale e misure restrittive sono tutti episodi ricorrenti. Fa specie vedere centinaia di giovani tunisini che dieci anni fa erano solo dei bambini saccheggiare supermercati e incendiare negozi. Le autorità sembrano ancora in grado di contenere quelli che &#8211; per ora &#8211; appaiono come disordini non strutturati. L&#8217;impressione, tuttavia, è che ci sia qualcuno che abbia interesse a </span>sobillare<span style="font-size: 1rem;"> le proteste per mettere in imbarazzo la coalizione di maggioranza guidata dal partito islamico </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html"><strong>Ennahda</strong></a><span style="font-size: 1rem;">, sia all&#8217;interno che all&#8217;esterno del Paese. L&#8217;asse </span><strong style="font-size: 1rem;">Emirati Arabi Uniti</strong><span style="font-size: 1rem;">, </span><strong style="font-size: 1rem;">Arabia Saudita</strong><span style="font-size: 1rem;"> ed </span><strong style="font-size: 1rem;">Egitto</strong><span style="font-size: 1rem;"> non ha mai nascosto la propria avversione per l&#8217;esperimento democratico tunisino. Se il governo dovesse cadere e si andasse alle elezioni anticipate, guarda caso il partito reazionario dei nostalgici del regime di Ben Ali (molto apprezzato nel Golfo) risulterebbe di gran lunga il più votato.</span></p>
<div class="yj6qo ajU">
<h2>Occhi puntati su Biden</h2>
<p>“I media del Golfo soffiano sul fuoco in Tunisia, ma non so quanto Abu Dhabi o Riad abbiano interesse a pestare i piedi agli <strong>Stati Uniti</strong> in un Paese dove Washington ha investito moltissimo in questi anni”, ha detto a <em>InsideOver </em><a href="https://twitter.com/profazio?s=21">Umberto Profazio</a>, associate fellow presso l’IISS e analista esperto di Maghreb della Nato Foundation. “D&#8217;altra parte, questo può rappresentare un primo importante test per la nuova amministrazione statunitense e per capire quale direzione intenderà prendere nella regione”, ha aggiunto l&#8217;esperto. “È ipotizzabile che <strong>Joe Biden </strong>voglia salvaguardare l&#8217;unico esperimento democratico sopravvissuto alla primavera araba, con tutti i difetti e le carenze che abbiamo visto al livello sociale ed economico: le proteste di oggi ne sono un esempio lampante”, ha spiegato ancora Profazio. A ben vedere, il rischio di instabilità non riguarda non solo la Tunisia, ma l’intero <strong>Nord Africa</strong>. Con l&#8217;eccezione forse dell’Egitto, unico Paese della regione che ha visto una crescita economica nel 2020, la pandemia di coronavirus ha duramente colpito tutti i Paesi rivieraschi. Il Marocco si è visto azzerare gli introiti del turismo. L’Algeria ha subito un brusco calo dei prezzi del petrolio e del gas su cui si poggia l’intera economia. Nella <strong>Libia</strong> falcidiata dai conflitti potrebbe scoppiare una nuova <a href="https://www.agenzianova.com/a/6008a851275a02.55471098/3278235/2021-01-20/libia-esplode-la-crisi-del-pane-a-tripoli">rivolta del pane</a>, causata dalla svalutazione del dinaro e dalla carenza di farina.</p>
<h2>Cambio di governo</h2>
<p>Il premier tunisino <strong>Hichem Mechichi</strong> ha recentemente varato un <a href="https://www.arabnews.com/node/1793771/middle-east">profondo rimpasto</a> di governo cambiando ben undici ministri: fuori gli esponenti vicini al capo dello Stato <strong>Kais “<a href="https://it.insideover.com/politica/in-tunisia-governa-il-presidente-robocop.html">Robocop</a>” Saied</strong>, dentro dei tecnici vicini allo stesso capo del governo, al movimento islamico Ennahda e al partito populista<strong> Qalb Tounes.</strong> L’Assemblea dei rappresentanti del popolo voterà la fiducia il 26 gennaio. Il premier ha bisogno del voto favorevole di 109 deputati su 217. Sulla carta il governo Mechichi II ha già la fiducia in tasca, ma nell’attuale contesto di forte instabilità nulla è impossibile. Lo scenario alternativo, quello delle elezioni, porterebbe al potere i nostalgici dell’ex presidente Ben Ali. Stando a un recente sondaggio di <a href="https://www.tunisienumerique.com/intentions-de-vote-aux-legislatives-394-des-tunisiens-ne-savent-pas-pour-qui-voter/">Tunisia Survey</a> sulle intenzioni di voto, infatti, il 23 per cento degli intervistati sceglierebbe il Partito dei costituzionalisti liberi (Pdl) della vulcanica Abir Moussi; il 9,4 per cento voterebbe per Ennahda; il 9,1 per cento voterebbe per la coalizione islamica radicale di Al Karama guidata da Seifeddine Makhlouf, accusato in patria di essere “l’avvocato dei terroristi”.</p>
</div>
<h2>AAA cercasi leader</h2>
<p>Secondo il giornalista, scrittore, drammaturgo e analista politico tunisino, <strong>Soufiane Ben Farhat</strong>, la Tunisia sta attraversando una crisi che mette in discussione l’intero apparato statale post-rivoluzione. &#8220;C’è uno stupore generale, non tanto per il fallimento del governo, come era all’epoca di Ben Ali, ma anche dello Stato”, afferma il giornalista ad <em><a href="https://www.agenzianova.com/a/600b31df0360c7.09954866/3266200/2021-01-12/tunisia-l-analista-ben-farhat-a-nova-questa-crisi-rischia-di-far-sparire-lo-stato/linked">Agenzia Nova</a></em>. Una vera e propria crisi di legittimità che la politica fatica ad affrontare, anche per l&#8217;assenza di leader carismatici . “Il presidente della Repubblica parla di complotti, ma nello stesso tempo non ha un partito, né possibilità di manovrare il governo. Anche la classe politica è in crisi, al punto che si parla di partitocrazia come era una volta in Italia”, aggiunge il giornalista e analista politico. “In Tunisia c&#8217;è una situazione che assomiglia molto a quello del <strong>Libano</strong>: abbiamo tre presidenze disunite, una crisi strutturale e una delusione generale per una rivoluzione che dopo dieci anni ci ha fatto guadagnare libertà di stampa e di parola, ma al livello economico e sociale è stata un fallimento”.</p>
<div class="yj6qo ajU">
<h2>E l’Italia?</h2>
<p>Per l’<strong>Italia </strong>la priorità numero uno è scongiurare un vuoto di potere che potrebbe portare a un ulteriore incremento dei flussi migratori, già aumentati del +385 per cento nel 2020 anno su anno (da 2.654 a 12.883 ingressi illegali via mare). Il governo di Roma ha bisogno di parlare con un esecutivo tunisino compatto e unito, in grado di prendere decisioni rapide e possibilmente con un allineamento internazionale simile. La compagine governativa che si sta delineando in Tunisia ha al suo interno una forte componente dei <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html"><strong>Fratelli musulmani</strong></a>, rappresentata dal movimento Ennahda che per quanto si professi indipendente proviene dalla stessa famiglia del Partito di Giustizia e costruzione (Akp) del presidente-sultano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html"><strong>Recep Tayyip Erdogan</strong></a>. Non a caso a dicembre la Tunisia ha raggiunto un accordo per l&#8217;acquisto di tre droni “Anka-S” della Turkish Aerospace Industries (Tai). L’intesa da 80 milioni di dollari (interamente finanziato dalla Turk Eximbank), spiega un report della <a href="http://www.natofoundation.org/maghreb/tunisia-is-turkeys-drone-industry-new-market/">Nato Foundation</a>, comprende anche tre stazioni di terra e l&#8217;addestramento di 52 piloti e personale di manutenzione dell&#8217;Aeronautica militare tunisina, in Turchia. Un accordo “che rischia di creare ulteriori attriti a Tunisi e che va ad aggiungersi alle difficoltà esistenti tra il presidente Kais Saied e il primo ministro Hichem Mechichi”, sottolinea infine Profazio. Se il governo della Tunisia dovesse cadere, a rimetterci sarebbe dunque anche e soprattutto la Turchia.</p>
<h2></h2>
</div>
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Object Caching 67/203 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

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