Israele è con il fiato sospeso in attesa di capire se l’impasse politica a cui è condannata da due anni avrà finalmente fine. Dopo che il premier uscente Benjamin Netanyahu non è riuscito a trovare una maggioranza, le forze di opposizione hanno annunciato di essere pronte ad unirsi per formare un governo di unità nazionale. A tenere insieme partiti così diversi è il desiderio di mettere fine all’era Netanyahu, che ha ricoperto la carica di premier negli ultimi 15 anni, ed evitare che il Paese torni nuovamente alle urne.

Ma restano ancora diversi nodi da sciogliere per la formazione del nuovo esecutivo e il tempo per i negoziati sta per scadere.

Chi farà parte del Governo

I partiti che si sono rifiutati di formare un governo con Netanyahu si sono adesso uniti per crearne uno di unità di nazionale che va dall’estrema destra fino ai partiti arabi, da sempre tenuti ai margini della politica israeliana.

Nello specifico, il prossimo esecutivo dovrebbe essere formato da: Yamina, New Hope, Israel Beitenu, Yesh Atid, Blu&Bianco, Partito laburista, Meretz e Ra’am. A detenere il maggior numero di seggi (17) è Yesh Atid del premier incaricato Yair Lapid, ex alleato dell’attuale ministro della Difesa Benny Gantz e maggiore sfidante di Netanyahu nelle ultime tornate elettorali. Seguono per numero di seggi Blu&Bianco (8), Yamina di Naftali Bennett (7), i Labor (7), Yisrael Beitenu di Avigdor Lieberman (7), New Hope (6), Meretz (6) e Ra’am (4).

Per poter raggiungere la maggioranza di 61 seggi è necessario che tutti i parlamentari dei partiti sopracitati accettino la formazione di un esecutivo così eterogeneo, il che rende ogni qualsivoglia defezione un grave pericolo per la stabilità. Lapid e Bennett stanno lavorando perché ciò non accada, ma tra le fila di Yamina non tutti sono d’accordo nell’allearsi con le forze di sinistra.

Ministeri e premiership

Uno dei nodi da sciogliere resta quello dell’assegnazione dei ministeri. Secondo le previsioni del Jerusalem Post, il ministero della Difesa andrebbe ancora una volta a Benny Gantz, mentre Lieberman dovrebbe guidare quello delle Finanze e Gideon Sa’ar di New Hope quello della Giustizia. Ai Laburisti potrebbero essere assegnati i ministeri dei Trasporti, della Sicurezza pubblica e degli Affari della diaspora, mentre la Sanità andrebbe a Meretz. Il ministero degli Interni, dell’Economia, degli Affari religiosi spetterebbero invece a Yamina, mentre Yesh Atid prenderebbe Turismo, Energia, Tecnologia, Pari opportunità e il ministero per gli Affari di Gerusalemme. Anche la carica di speaker della Knesset dovrebbe andare ad un membro di Yesh Atid.

A ricoprire alternativamente la carica di premier per due anni a testa saranno invece Bennett e Lapid: i due politici si sono accordati per alternarsi alla guida del governo e il primo a svolgere le funzioni di primo ministro sarà il leader di Yamina. Nel mentre, Lapid sarà nominato ministro degli Esteri. Un simile accordo era già stato raggiunto da Netanyahu e Gantz ma non è mai stato rispettato a causa della crisi politica apertasi prima dello scadere dei due anni di metà mandato.

Il partito arabo

Per poter formare un governo d’opposizione, Lapid deve riuscire a portare dalla sua anche il partito arabo Ra’am: i suoi quattro seggi sono indispensabili per raggiungere la maggioranza all’interno della Knesset. I negoziati con il partito arabo si sono interrotti durante l’escalation tra Hamas e Israele, ma sono ripresi una volta terminate le ostilità: Ra’am dovrebbe fornire al governo solo un supporto esterno, come già successo negli anni Novanta con l’esecutivo guidato da Yitzhak Rabin.

Ad oggi, nessun partito arabo ha mai fatto effettivamente parte di un governo in Israele, ma nelle ultime tornate elettorali gli arabo-israeliani hanno chiesto a gran voce una maggiore attenzione nei confronti della loro comunità. Ra’am ha cercato di capitalizzare il malcontento promettendo di dialogare con tutte le forze politiche pur di avere un ruolo nel prossimo Governo e portare avanti le istanze della popolazione araba.

Cosa succede adesso

Il premier incaricato Lapid ha tempo fino alla mezzanotte di mercoledì 2 giugno per presentare una maggioranza alla Knesset e incassare il voto di fiducia. In quel caso, il nuovo Governo dovrebbe giurare entro una settimana ed entrare effettivamente in carica.

Se invece le forze di opposizione non dovessero raggiungere un accordo il presidente israeliano rimetterebbe il mandato nelle mani del Parlamento, cui spetterebbe il compito di individuare un nuovo premier incaricato. Molto probabilmente nessuno riuscirebbe a quel punto a trovare una maggioranza e il Paese tornerebbe alle elezioni.

Quanto è solida la nuova coalizione

I partiti riunitisi intorno a Lapid e Bennett sono molto diversi tra di loro. A sinistra troviamo Meretz e i Laburisti, al centro New Hope, Blu&White e Yesh Atid, mentre a destra si posizionano Yisrael Beitenu e Yamina. Uno dei punti maggiormente divisivi riguarda la questione palestinese e gli insediamenti: mentre Meretz, secolarista, si oppone all’espansione delle colonie israeliane e sostiene la soluzione di due Stati, Yamina è a favore dell’annessione di una parte della Cisgiordania, preme per la costruzione di nuovi insediamenti ed è contrario alla nascita di uno Stato palestinese.

Per evitare che determinati argomenti minino già dall’inizio la stabilità del prossimo governo, i suoi membri si sono impegnati ad evitare determinati dossier e a concentrarsi principalmente sulla ripresa economica del Paese dopo il Covid. Tuttavia, una volta risolti i problemi più urgenti i partiti al Governo dovranno trovare una linea comune in politica estera e sulla questione palestinese. Le eccessive divisioni su molti dossier potrebbe portare presto ad una paralisi del nuovo esecutivo o alla sua stessa caduta prima dello scadere del mandato.

E Netanyahu?

Il primo ministro uscente ha immediatamente criticato l’idea di un governo di unità nazionale, che rappresenta a suo dire un rischio per la sicurezza del Paese. Netanyahu sta cercando in queste ultime ore di fare leva sul malcontento di alcuni parlamentari di destra nella speranza di minare la coalizione in via di formazione. Il premier si è scagliato principalmente contro Bennett, accusandolo di aver tradito la fiducia degli elettori: in campagna elettorale il leader di Yamina aveva assicurato che non avrebbe mai formato un Governo con Lapid o con la sinistra.

Dopo 15 anni consecutivi alla guida di Israele, Netanyahu è pronto a tutto pur di non perdere il suo potere e quella immunità che fino ad oggi lo ha protetto dalle conseguenze dei tre processi a suo carico ancora in corso. A preoccupare il leader del Likud è anche la possibilità che il nuovo Governo imponga per legge un limite ai mandati che il singolo candidato può ricoprire, precludendogli così la possibilità di governare ancora una volta il Paese.