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	<title>destra Archives - InsideOver</title>
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		<title>Guerra culturale: vittoria o disfatta? L&#8217;analisi di Alain De Benoist</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/guerra-culturale-vittoria-o-disfatta-lanalisi-di-alain-de-benoist.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 04:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La “guerra culturale” non è stata vinta dalla destra: è il vecchio sistema progressista ad essere entrato in crisi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080214482997_cb8355c5ff2e88f75f02783f43b341e5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oggi si parla di una &#8220;<strong>destrizzazione del mondo</strong>&#8220;, o di una &#8220;ondata mondiale neo-reazionaria&#8221;, o ancora di &#8220;ritorno degli anni neri&#8221;. Sono solo <strong>semplificazioni </strong>polemiche. Molte persone di destra ne traggono tuttavia la conclusione di star vincendo la &#8220;<strong>guerra culturale</strong>&#8220;. Che idea bizzarra! Di che guerra parliamo? Quale battaglia si è vinta quando ciò che fa autorità nel sistema mediatico-politico continua a riferirsi solo ad &#8220;autorità indiscutibili&#8221; che pensano il contrario di ciò che pensa la maggioranza della gente?</p>



<p>La verità è che la guerra culturale tutt’al più è stata vinta per difetto. La <strong>sinistra progressista</strong> ha perso, la <strong>destra conservatrice</strong> non ha vinto. L’avversario non è stato battuto, è crollato da solo. Ma non per questo ha perso il potere. Gli intellettuali della classe dominante non hanno più niente da dire, si accontentano di ripetere gli stessi mantra, ma sono sempre loro a dare il tono. Il progressismo è morto, la teoria del genere e il wokismo ne sono solo le auto di scorta, ma sono sempre al centro dell’attenzione. </p>



<p>Al tempo dei ciechi volontari e dei sordi di principio, del circo mediatico e dei suoi bollettini parrocchiali, in cui le comunità sono ridotte per mancanza di un grande progetto collettivo a pulsioni identitari o a racconti vittimistici, i rari focolai intellettuali non hanno più alcuna prea sugli eventi. I grandi autori, i &#8220;<em>maîtres à penser</em> della gioventù&#8221; che un tempo facevano autorità sono morti senza essere sostituiti. Restano qua e là un certo numero di talenti, che però continuano ad essere ostracizzati, confinati ai margini. Per il resto, si è passati dall’<strong>era degli uomini di Stato</strong> a quella degli <strong>esperti in expertise</strong> – da Jaurès a Olivier Faure, da Edith Piaf a Aya Nakamura. Non proprio un progresso. </p>



<p>Tutte le forze politiche classiche sono allo stadio della decomposizione. La sinistra socialista è stata rimpiazzata da un prodotto di sintesi “societario” indigesto da quando ha rinunciato alla <strong>difesa dei lavoratori</strong> e alla critica dei rapporti di produzione per limitarsi ad elargire i <strong>diritti soggettivi</strong> nel contesto del regime di alienazione dominante. La destra resta occupata a mantenere i suoi <strong>profitti</strong>, anche a costo di far calare il livello di vita generale – il tutto sullo sfondo dello scandaloso fallimento dello Stato borghese e della crescita del debito pubblico al solo scopo di sostenere artificialmente il consumo. </p>



<p>Disfatta del sistema, disfatta degli intellettuali progressisti, disfatta di una destra che non si è riformata e crede di aver ottenuto la vittoria mentre non produce niente di storicamente adatto ad alimentare un progetto di civiltà coerente. Paesaggio di rovine. Chi contesta seriamente il controllo dell’ideologia dominante sul mondo della cultura? Come lanciarsi in una battaglia culturale senza nemmeno sapere di cosa il significante culturale è il nome? In nome di quale modello antropologico? Di quale immaginario simbolico? Come difendere la singolarità (dei popoli e delle culture) senza un’idea del singolare? Troppo spesso a prevalere sono la pigrizia intellettuale e la riluttanza ad andare a vedere al di là delle comode etichette. </p>



<p>L’<strong>ondata populista</strong> ha partorito principalmente partiti o regimi <strong>conservatori liberali</strong>, le cui idee spesso sono solo la resurrezione di idee invecchiate o di banalità scontate che non annunciano affatto un cammino di pensiero all’altezza delle sfide del momento. In economia o in politica estera, ad esempio, essi si limitano a ripetere la vulgata. Questi movimenti e regimi che pretendono di difendere il popolo non hanno ancora capito che il <strong>liberalismo </strong>è un’ideologia che conosce soltanto individui e non accorda alcuno status particolare alle entità collettive, a partire dai popoli e dalle culture, che vede nell’immigrazione il semplice spostamento di un numero x di individui da un paese all’altro e, per di più, milita da sempre per la libera circolazione degli uomini, dei capitali e delle merci. </p>



<p>Il populismo liberale è una contraddizione in termini. C’è una grande differenza tra accedere al potere perché si sono vinte le elezioni e porre fine all’egemonia dominante. Sostituire un uomo di sinistra del sistema con un uomo di destra del sistema non fa uscire dal sistema. La recente polemica tra l’attuale ministro italiano della Cultura <strong>Alessandro Giuli </strong>e il saggista <strong>Marcello Veneziani,</strong> che rimproverava alla destra di <strong>Giorgia Meloni</strong> di non avere in fondo cambiato niente nella società italiana (solo fuffa, &#8220;solo polvere negli occhi&#8221;) è stata in questo senso rivelatrice.</p>



<p>Si può uscire dal sistema solo adottando una <strong>posizione di rottura</strong>. Per disporre di una strategia di rottura che punta a pesare sul momento storico occorrono menti strutturate da una stessa concezione del mondo, dell’uomo e della società. È ciò che più manca. I leaders populisti dovrebbero riflettere sul fatto che sono le classi popolari ad avere più interesse a una trasformazione radicale della società (e le classi borghesi più interesse al suo mantenimento). Si sarebbe addirittura tentati di dire che, dinanzi alle tre grandi ideologie del mondo moderno, il conservatorismo, il liberalismo e il socialismo, il populismo potrà davvero servire il popolo soltanto opponendosi risolutamente al secondo e cercando di operare una sintesi originale degli altri due. </p>



<p>Ciò significa che i populismi hanno bisogno di un programma al contempo conservatore e rivoluzionario che consenta loro di fondare un nuovo soggetto storico nella lotta per l’egemonia. L’idea di un’altra società è difficile da pensare oggigiorno: &#8220;Eccoci condannati a vivere nel mondo in cui viviamo&#8221;, diceva <strong>Francois Furet</strong>. Tuttavia, la storia è aperta. Basta allargare la visuale per accorgersene. Si vedrà allora, immediatamente, che oggi c’è qualcosa che finisce e qualcosa che (ri)comincia. E che tutto rimane da fare.</p>



<p>Articolo tratto dal numero 392 (luglio-agosto) di Diorama.&nbsp;<em>Per abbonarsi alla rivista&nbsp;<strong>Diorama Letterario</strong>&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em><br><br><strong> </strong></p>
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		<title>Marco Tarchi: la guerra in Iran e il conformismo della destra e della sinistra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/marco-tarchi-la-guerra-in-iran-e-il-conformismo-della-destra-e-della-sinistra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 10:03:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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<p>La "destra" e la "sinistra" alla prova della guerra in Iran. Ecco che cosa sta succedendo nell'analisi del politologo Marco Tarchi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/marco-tarchi-la-guerra-in-iran-e-il-conformismo-della-destra-e-della-sinistra.html">Marco Tarchi: la guerra in Iran e il conformismo della destra e della sinistra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406084501993_95e9776fd4af17f7da4b4408ab58ca07.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406084501993_95e9776fd4af17f7da4b4408ab58ca07.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406084501993_95e9776fd4af17f7da4b4408ab58ca07-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406084501993_95e9776fd4af17f7da4b4408ab58ca07-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406084501993_95e9776fd4af17f7da4b4408ab58ca07-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406084501993_95e9776fd4af17f7da4b4408ab58ca07-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406084501993_95e9776fd4af17f7da4b4408ab58ca07-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fra le molte conseguenze che l’<strong>aggressione israelo-statunitense</strong> all’<strong>Iran</strong> sta provocando, ce n’è una – forse l’unica – che i commentatori stanno trascurando. Un dato che non ha alcun peso sul piano militare, ma ne assume molto su quello politico, ed ancor più sul terreno metapolitico dello scontro tra idee e visioni del mondo che, al di là delle apparenze, è l’ambito principale in cui si giocherà il futuro delle diverse civiltà che oggi popolano il pianeta. Parliamo della vigorosa ed evidente ripresa della spaccatura che separa, più ancora che due impostazioni ideologiche, due mentalità (e quasi ci verrebbe da dire due universi antropologici): la <strong>destra </strong>e la <strong>sinistra</strong>.</p>



<p>Chi ci sta leggendo rimarrà probabilmente stupito da questa affermazione e supporrà che siamo sul punto di ribaltare un assunto – quello dell’incapacità di questa coppia concettuale di interpretare le linee di convergenza e di conflitto fondamentali della nostra epoca – del quale siamo affezionati e convinti sostenitori da almeno quarantacinque anni a questa parte. Non è così, come constaterà chi vorrà seguire fino in fondo il filo del nostro ragionamento. Ma torniamo al punto di partenza.</p>



<p>Fin dai capitoli iniziali delle avventure belliche che stanno connotando il secondo mandato dell’attuale inquilino della Casa Bianca – i bombardamenti sui siti di elaborazione e sviluppo del programma nucleare iraniano, in appoggio alla “guerra dei dodici giorni” del governo di Tel Aviv contro quello di Teheran – e, con intensità crescente col progredire degli attacchi sfociati nella guerra aperta e geograficamente allargata tuttora in corso nel momento in cui scriviamo (12 marzo) – si sono andate delineando <strong>due posizioni opposte </strong>nello scacchiere dei Paesi terzi, e segnatamente in quello “occidentale”. Sebbene quasi nessuna formazione politica abbia espresso dubbi significativi sulla necessità od opportunità di mantenere in vita il legame transatlantico che vincola all’Europa ad una strutturale subordinazione ai voleri dell’alleato nordamericano – di cui <strong>l’umiliante trattamento subito in occasione dell’offensiva doganale trumpiana è stato soltanto la manifestazione più chiara e recente </strong>–, le ripetute iniziative muscolari dell’<strong>amministrazione Usa</strong>, incluso il raid venezuelano per il rapimento del presidente Maduro, hanno avuto un’accoglienza contrastante nelle diverse famiglie partitiche presenti sulla scena.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260408142329687_ef6b1744ff13ffff07d0e074f147e874-1024x683.jpg" alt="Iran. Trump si sgancia da Netanyahu e neocon e accetta la tregua" class="wp-image-512539" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260408142329687_ef6b1744ff13ffff07d0e074f147e874-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260408142329687_ef6b1744ff13ffff07d0e074f147e874-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260408142329687_ef6b1744ff13ffff07d0e074f147e874-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260408142329687_ef6b1744ff13ffff07d0e074f147e874-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260408142329687_ef6b1744ff13ffff07d0e074f147e874-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260408142329687_ef6b1744ff13ffff07d0e074f147e874.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La posizione dei conservatori</h2>



<p>Come già era accaduto di fronte alla strategia dello sterminio di massa che lo Stato israeliano ha posto in atto all’indomani del sanguinoso attacco del 7 ottobre 2023, moltiplicando per 60 il numero delle vittime causate rispetto a quelle subite – quando <strong>Hamas </strong>era stata immediatamente liquidata come un gruppo terrorista e ogni accenno al suo ruolo nella resistenza palestinese alle sopraffazioni e violenze israeliane era stato condannato e cancellato –, tutte le <strong>forze politiche di segno conservatore</strong>, <strong>populista</strong>, <strong>nazionalista</strong> e <strong>sovranista </strong>hanno giustificato, quando non esaltato, le imprese dei loro campioni Trump e Netanyahu, più o meno negli stessi termini. Non solo è stata per l’ennesima volta la retorica del “mondo libero” in lotta contro i fanatismi e le autocrazie, che era già servita (fin dal 2014, all’epoca dell’annessione della Crimea e dello scoppio del conflitto nel Donbass) a condannare e sanzionare la Russia nel suo scontro con l’Ucraina e, sottotraccia, viene alimentata quotidianamente contro la Cina. Si è andati molto oltre, prendendo di mira altri bersagli.</p>



<p>Particolarmente inebriante è stata la pubblica constatazione che &#8220;nessuna forza è superiore alla forza&#8221;, per citare Nietzsche, ovvero che nessun vincolo cartaceo, a partire da quello giuridico, può arrestare la volontà di chi intende esercitare il proprio potere ricorrendo alle armi. In un ambiente intellettualmente da sempre drogato dalla passione per la geopolitica e più in generale per le guerre e che limita l’ammirazione per l’opera di Carl Schmitt ad un elementare culto dell’inimicizia, <strong>le esibizioni di forza militare degli aerei con la stella di Davide e con l’aquila dell’Air Force sono state interpretate come una salutare reazione allo spirito imbelle e decadente dell’epoca contemporanea</strong> e, insieme, come un sonoro schiaffo alle pretese di governi e popolazioni infidi e inferiori (<em>scimmie</em> o <em>esseri sub-umani</em>, quali i ministri di ultradestra del governo di Tel Aviv considerano apertamente i palestinesi e gli arabi tutti) di contrastare le missioni di due popoli eletti e dal destino manifesto e confermato dalla Bibbia. Ma non solo.</p>



<p>I <strong>bombardamenti </strong>e le <strong>distruzioni sistematiche</strong> di città e villaggi che hanno reso Gaza una <em>no man’s land</em> hanno consentito anche di sbeffeggiare la mai amata Organizzazione delle Nazioni Unite e, al di là di essa, tutte le strutture sovranazionali, ribadendo quella vocazione al particolarismo statuale che delle destre è sempre stata uno dei segni caratteristici. Anche quando, come oggi, <strong>gettando il “bambino” Europa insieme all’“acqua sporca” Unione Europea</strong>, vanifica gli sforzi – e il sogno – di costruzione di quel «grande spazio», questo sì schmittiano, in cui è riposta l’unica speranza di sopravvivenza della civiltà europea di fronte agli esiti nefasti della globalizzazione.</p>



<p>Avallando l’annientamento della popolazione di Gaza, rinunciando ad ogni forma concreta di reazione di fronte alla sistematica violenza dei “coloni” ebrei e alla spoliazione delle terre di coloro che le abitano da secoli in Cisgiordania – e così cancellando ogni possibilità di creazione di quello Stato palestinese che alcuni di essi a parole auspicano –, i partiti di destra europei e non solo (si pensi all’Argentina di Milei) hanno mostrato quale mentalità si cela dietro il loro rituale richiamo alla “<strong>difesa dell’Occidente</strong>”. Il plauso al <em>blitz</em> di Caracas e la scelta di conio meloniano di «non condividere ma non condannare» l’attacco preordinato e ipocrita – a trattative in corso – all’Iran, deplorando contemporaneamente la reazione dell’aggredito contro le basi militari del nemico nei Paesi vicini, non fanno altro che confermare questo dato. Che, naturalmente, comporta non pochi vantaggi tattico-strategici: gridare all’antisemitismo all’indirizzo di chi sostiene il diritto del popolo palestinese ad abitare e governare la propria terra e innalzare il vessillo della difesa della libertà e della democrazia contro i regimi repressivi e oscurantisti è un metodo efficace per <strong>ripulire immagini e reputazioni non proprio cristalline di alcuni esponenti dal passato non impeccabile in materia.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260403161819562_102b640918d1ed8e86c7af296bdd077b-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-511878" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260403161819562_102b640918d1ed8e86c7af296bdd077b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260403161819562_102b640918d1ed8e86c7af296bdd077b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260403161819562_102b640918d1ed8e86c7af296bdd077b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260403161819562_102b640918d1ed8e86c7af296bdd077b-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260403161819562_102b640918d1ed8e86c7af296bdd077b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260403161819562_102b640918d1ed8e86c7af296bdd077b.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La scelta delle sinistre</h2>



<p>Sul versante opposto, la <strong>scelta delle sinistre politiche ed intellettuali</strong> si è concentrata su due soli argomenti di formidabile debolezza: la denuncia della liquidazione delle prescrizioni del diritto internazionale e la condanna morale della guerra in nome di un pacifismo integrale ed incondizionato.</p>



<p>Sul primo di questi temi, questa parte politica dimostra una <strong>miopia </strong>pari a quella che affligge il fronte sovranista quando, entusiasmandosi del fatto che Trump, con la sua indifferenza ad ogni norma, straccia il velo di ipocrisia steso finora attorno ai reali scopi delle azioni statunitensi, avalla preventivamente ogni futura azione ai danni dei propri popoli e Paesi – come, di nuovo, il caso-dazi dimostra. Le sfugge che ad infrangere da parte nordamericana il principio che è alla base del diritto internazionale, ovvero la non-ingerenza nelle vicende di altri Stati, legata al rispetto della loro sovranità, è stata per prima la presidenza di un acclamato progressista qual era allora considerato <strong>Bill Clinton, che per bocca dell’allora segretario di Stato Madeleine Albright lanciò lo slogan della “crociata per la democrazia” </strong>nel cui nome sono state successivamente teorizzate e condotte le varie “guerre umanitarie” (prima fra tutte quella contro la Jugoslavia del 1999 con i bombardamenti su Belgrado, per finire con l’attacco Nato alla Libia del 2011 voluto da Obama) e le operazioni di <em>regime change</em> che tanti disastri hanno provocato alla stabilità dell’ordine internazionale. Da allora in poi, con l’imporsi dell’ideologia dei diritti dell’uomo e le sue applicazioni strumentali che hanno imposto ai conflitti bellici la maschera del duello tra incarnazioni del Bene e del Male, la normativa intesa a regolare le relazioni internazionali è diventata carta straccia e i richiami ad essa pura retorica.</p>



<p>Quanto al secondo argomento, appare ormai tramontata, e da un pezzo, l’epoca in cui risuonava a sinistra l’affermazione stentorea secondo cui &#8220;non c’è pace senza giustizia&#8221;. Lo stesso <strong>moralismo </strong>che avalla, quando serve, le “operazioni di polizia internazionale” serve ad alimentare richieste di cessate il fuoco, tregue, armistizi che non solo non rimuovono le cause degli scontri armati ma, nella maggior parte dei casi, le incancreniscono. Come il <strong>bellicismo esasperato</strong> delle destre, il <strong>pacifismo a senso unico</strong> delle sinistre è una <strong>caricatura della politica</strong>, e dunque una sua negazione. Come il primo fa da schermo ad una sua subordinazione agli attori e ai poteri economici, così il secondo ne annega la sostanza in un moralismo ideologicamente orientato che consegna ai giudici e ai proprietari delle catene informative (entrambi tutt’altro che neutrali) il ruolo di vere guide e controllori dell’opinione pubblica.</p>



<p>Questa situazione conferma la convinzione che ci anima da decenni e a cui abbiamo accennato in apertura di queste righe: ancora una volta, di fronte a questioni cruciali per la nostra epoca, gli atteggiamenti assunti, e le soluzioni proposte, da destra e da sinistra sfociano in <strong>vicoli ciechi</strong>. Al cospetto del <strong>gioco al massacro</strong> scatenato da chi coltiva l’ambizione di espandere il proprio potere su una Grande Israele seguendo il dettato biblico (&#8220;Dal deserto e dal Libano fino al fiume grande, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Hittiti, fino al Mar Mediterraneo, dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini&#8221;, Giosuè, 1:4) e da chi, in sintonia, vuole imporre il proprio dominio all’intero pianeta partendo dall’egemonia assoluta sull’emisfero occidentale e neutralizzando con le incursioni militari al di fuori di quell’area i possibili concorrenti, la scelta dell’abbandono delle scorie della logica dei blocchi, accompagnata da un rigoroso neutralismo e da una simmetrica contrapposizione ad entrambe le forme – conservatrice e progressista – dell’ideologia materialista, si impone agli spiriti liberi di qualunque formazione e provenienza.</p>



<p>Va da sé che, nei confronti di questioni che coinvolgono attori, come quelli statali e internazionali, provvisti di risorse straordinarie di ordine militare, politico e comunicativo, l’azione meta politica, specialmente se condotta in condizioni di nettissima inferiorità di mezzi, rischia di apparire di infima importanze, e per giunta velleitaria. Ma anche solo cercare di fare chiarezza sulle poste in gioco, <strong>ripulire le menti di chi appartiene agli ambienti autenticamente non conformisti</strong> – quali che siano le loro (limitate) dimensioni – dalle incrostazioni di pregiudizi ereditati da epoche ed esperienze passate, può far compiere un piccolo passo avanti a quell’opera di penetrazione nella mentalità collettiva di idee opposte a quelle oggi dominanti.</p>



<p>Tratto dalla rivista <strong><em>Diorama Letterario</em></strong>. <em>Per abbonarsi&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/marco-tarchi-la-guerra-in-iran-e-il-conformismo-della-destra-e-della-sinistra.html">Marco Tarchi: la guerra in Iran e il conformismo della destra e della sinistra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Marco Tarchi: Ecco perché le destre sovraniste europee sostengono Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/marco-tarchi-ecco-perche-le-destre-sovraniste-europee-sostengono-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2025 12:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[sovranisti]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il sostegno incondizionato delle destre sovraniste europee a Israele non nasce da affinità ideologiche, ma da calcoli opportunistici, paure ereditate e strategie di legittimazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’ultima della serie, in ordine di tempo, è stata <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-marine-le-pen.html">Marine Le Pen</a>. Che, invitata dalla rete televisiva <em>Israel 24</em>, ha tenuto ad affermare il suo sostegno senza riserve all’azione bellica che il governo di Tel Aviv va conducendo nella <strong>striscia di Gaza</strong>, giustificandola in nome della necessità della <strong>lotta al “terrorismo” di Hamas</strong>. Usando, cioè, gli stessi argomenti che, prima di lei, tutti gli esponenti dei <strong>partiti nazional-populisti e/o sovranisti europei </strong>hanno sostenuto sin dall’inizio della rappresaglia scatenata dall’<strong>esercito israeliano </strong>dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, senza modificare di una virgola il loro atteggiamento di fronte alla piega sempre più sanguinosa assunta dal conflitto.</p>



<p>L’evento mediatico non ha mancato di sollevare una vivace polemica da parte dei giornali della sinistra francese, i quali hanno interpretato le dichiarazioni della candidata che rimane tuttora in testa nei sondaggi in vista della prossima elezione presidenziale, malgrado la recente condanna in primo grado all’ineleggibilità, come la prova di un’identità di fondo fra le sue convinzioni e i suoi programmi e quelli di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html">Benjamin Netanyahu</a>. E ha rilanciato l’immagine dell’esistenza di un’estrema destra ramificata anche oltre i confini europei, che al di là di secondarie divergenze tattiche e accorgimenti opportunistici condividerebbe una piattaforma valoriale fatta di culto della forza, autoritarismo, disprezzo dei diritti umani, nazionalismo aggressivo e razzismo. Una rappresentazione che ha il pregio, utilissimo in politica, di disegnare i contorni compatti e lineari del Nemico e indicare i punti in cui è più facile attaccarlo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-445063" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Chi conosce le vicende di questa frastagliata area politico-ideologica per averle seguite e studiate in tempi in cui i loro attuali successi apparivano impensabili fatica tuttavia a sottoscrivere una visione così semplicistica. Le molte oscillazioni che in passato hanno caratterizzato le prese di posizione di queste formazioni politiche sui conflitti mediorientali suggeriscono una lettura diversa dei loro comportamenti attuali. Si pensi alla <strong>Lega di Bossi</strong>, che per molti anni ha inserito i palestinesi fra i popoli senza patria di cui occorreva sostenere i diritti e le rivendicazioni – invitandone addirittura una rappresentativa ad un bizzarro campionato mondiale di calcio delle “nazioni proibite” che avrebbe dovuto fare da contraltare ai fasti statalisti di Italia 90 –, salvo invertire precipitosamente la rotta dopo l’11 settembre 2001. O ad un altro Le Pen, Jean-Marie, che fu capace di sostenere a spada tratta il governo di Menachem Begin ai tempi dei massacri nei campi profughi di Sabra e Shatila e poi di opporsi con eguale vigore alle crociate occidentali contro l’Iraq. O, ancora, al <strong>Msi di Almirante</strong>, che pur tenendo una linea costantemente occidentalista e filo-israeliana, recepiva nei dibattiti congressuali, come accadde nel 1970, mozioni della minoranza rautiana che auspicavano stretti rapporti di cooperazione fra l’Italia e il mondo arabo, e che vedeva una gran parte dei suoi militanti più giovani apertamente schierati dalla parte palestinese.</p>



<p>In realtà, l’atteggiamento di queste destre dinanzi al <strong>conflitto israelo-palestinese</strong>, perlomeno da quando alcune di esse sono uscite dall’originaria condizione di marginalità, è sempre stato contraddistinto da considerazioni di <strong>pura opportunità</strong>, espresse lungo tre diverse e convergenti direttrici.</p>



<p>Su un primo – e in molti casi principale &#8211; versante ha pesato fortemente la necessità di <strong>scrollarsi di dosso l’accusa</strong>, spesso loro rivolta dagli avversari, di coltivare nostalgie per regimi, come quelli fascisti, che hanno adottato politiche antiebraiche. Per dissipare queste ombre, la reazione dei presunti eredi di Salò, di Vichy, del Terzo Reich o dei suoi collaboratori locali negli anni della seconda guerra mondiale è sempre stata quella di schierarsi a tutti i costi con lo <strong>Stato ebraico</strong>. Ciò è risaltato con particolare evidenza fin dai tempi della “guerra dei sei giorni” del 1967, quando in Italia l’allora senatore missino Alessandro Lessona, già sottosegretario alle colonie del governo Mussolini, propose addirittura all’ambasciata israeliana la formazione di una brigata di volontari del suo partito a sostegno dello Stato ebraico. Un esempio caratteristico, ma tutt’altro che unico, in questo senso è stato poi fornito da Alleanza nazionale e dal percorso del suo leader, dall’aggiunta all’ultimo momento di un’integrazione alle tesi congressuali di Fiuggi per sostenere le politiche di Israele fino alle polemiche intestine successive alla visita di Fini allo Yad Vashem e alla sua frase controversa in cui il fascismo era associato al concetto di “male assoluto”. È tuttora questo il principale motivo per cui tutti gli esponenti dei partiti sovranisti chiudono gli occhi su tutto ciò che di orribile sta accadendo a Gaza. In un certo senso, lo si può ritenere un effetto perverso dell’uso strumentale del mito dell’eterno ritorno dell’“Ur-fascismo” coniato da Umberto Eco che è tornato di moda negli ambienti progressisti dopo la nascita del governo Meloni.</p>



<p>Un secondo aspetto della questione è legato non solo alla necessità di non ingrossare l’ondata di discredito che sta investendo un governo che, come quello di Netanyahu, viene descritto (ed è) di destra, e in certe sue componenti di <strong>destra estrema</strong>, indebolendo l’immagine complessiva dell’area alla quale nella maggioranza dei casi ci si vanta di appartenere, ma anche e soprattutto alla possibilità di ribaltare sugli avversari un’accusa di cui a lungo si è dovuto sopportare il fardello. Così, rinunciando a distinguere, come sarebbe sempre più necessario ed onesto fare, fra avversione agli ebrei e opposizione alle politiche dei governi israeliani che, da molto prima dell’arrivo al potere di Netanyahu e senza soluzione di continuità, intensificano la colonizzazione della Cisgiordania e tollerano le violenze e i soprusi dei coloni – quando, come sempre più spesso succede, non le sostengono apertamente –, si fa passare per atto antisemita ogni manifestazione di appoggio alle rivendicazioni palestinesi. E, partendo dalle sue frange più radicali e attive nelle proteste, si finisce con l’estendere questa imputazione all’intera area della sinistra, anche per trovare un terreno d’intesa con settori della destra più moderata e centristi, dove il favore per Israele è profondamente diffuso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2.jpg" alt="gaza" class="wp-image-472332" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></figure>



<p>Un terzo e fondamentale fattore della solidarietà delle destre populiste e sovraniste con l’attuale governo israeliano è l’utilizzo delle <strong>accuse di terrorismo ad Hamas</strong> – e del sostegno a chi mira a sradicarla, anche con i bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile – nel contesto più ampio della polemica contro la <strong>penetrazione islamica in Occidente</strong> e la conseguente crescita delle <strong>società multiculturali</strong>, da sempre cavallo di battaglia di tutte queste formazioni. L’attacco alle Torri gemelle ha costituito in questo senso un punto di svolta, rafforzato da tutte le conseguenze delle operazioni militari condotte in Afghanistan e in Iraq, e un’occasione straordinaria per fare degli immigrati da paesi arabi dei potenziali agenti del terrorismo. La proliferazione degli attentati sul suolo europeo e la costituzione dell’Isis hanno favorito la crescita, nell’opinione pubblica, della percezione dell’Islam come di una duplice minaccia, alla sicurezza personale e all’identità culturale, e hanno rafforzato la presa delle argomentazioni che vedono nell’immigrazione di massa il cavallo di Troia di forze ostili alla civiltà occidentale e allo stile di vita che ne caratterizza le società. Ne è uscita perciò rafforzata l’immagine di un Israele coraggioso baluardo guerriero contro l’incipiente barbarie dei suoi vicini, nemici della “civiltà occidentale”: una raffigurazione della situazione che ha uno stretto rapporto con le nostalgie colonialiste di alcuni paesi europei e che è stata coltivata in una cospicua parte degli ambienti dell’estrema destra, soprattutto nel caso francese, fin dai tempi del conflitto per il canale di Suez, nell’autunno del 1956 e si è rafforzata soprattutto a causa delle vicende della guerra d’Algeria (che videro il Mossad fare più di un favore agli irriducibili dell’Oas, uno dei miti del neofascismo europeo degli anni Sessanta e Settanta).</p>



<p>Per l’effetto combinato di tutti questi motivi, le <strong>destre conservatrici</strong>, <strong>populiste </strong>o <strong>sovraniste </strong>sono oggi costrette, quasi da un <strong>riflesso condizionato</strong>, a schierarsi senza remore dalla parte del governo Netanyahu qualunque siano le sue scelte a limitarsi a blandi auspici di cessazione della carneficina in atto e ad opporsi all’ipotesi di un riconoscimento, peraltro meramente simbolico, di uno Stato palestinese. Non si tratta di un matrimonio d’amore ma di un connubio fondato su sostanziosi interessi; tuttavia l’esperienza insegna che è proprio in casi di questo genere che l’unione è più solida.</p>



<p>Il primo dei fattori che abbiamo richiamato non esaurisce però i suoi effetti nelle vicende legate al conflitto mediorientale, ma si estende ben oltre. La proiezione sui partiti nazional-populisti dell’ombra oscura delle esperienze autoritarie del passato, frettolosamente ma efficacemente riassunte nella formula esorcistica del “ritorno del fascismo”, che consente di costituire a loro danno cordoni sanitari, fronti repubblicani e archi costituzionali ogniqualvolta si profila il rischio di un loro successo elettorale (la Romania è il caso più recente) sta spingendo queste formazioni a stemperare sempre più le originarie caratteristiche anti-<em>establishment</em> e ad adeguarsi piattamente alla vecchia dinamica conflittuale destra-sinistra. La speranza è quella di spingere in tal modo le frange meno progressiste (“moderate”, secondo il gergo dei media) del fronte liberale a rinunciare alle chiusure di principio ed accettare accordi e sostegni tattici per creare governi “non di sinistra”. È la scelta fatta, ad esempio, in Svezia e in Olanda, e che era stata inaugurata già oltre trent’anni fa, grazie all’anomala variabile-Berlusconi, dall’Italia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-1024x683.jpg" alt="Trump: forcing su Netanyahu per un accordo con Hamas" class="wp-image-469560" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’esito di questa strategia è il progressivo assorbimento delle istanze di radicale rinnovamento di cui il <strong>fenomeno populista</strong> si è fatto portatore negli ultimi tre decenni un po’ in tutta Europa in una compromissoria formula nominalmente conservatrice, formalmente alternativa a quella proposta sul versante progressista ma pienamente conciliabile con gli attuali assetti del sistema liberale. E sempre più spinta ad integrare idee originate nel campo opposto per allontanare qualsiasi sospetto di radicalismo e rafforzare l’ancora incerto patrimonio di legittimazione conquistato. Lo si vede già nel campo economico-sociale, con l’abbandono di ogni critica al liberismo (non parliamo neppure di venature anticapitaliste, svanite da tempo) e alle sue politiche, e già qualche incrinatura si profila nell’ambito dei temi etici, con concessioni sempre più marcate all’agenda Lgbtq+. Resiste per ora, sul piano verbale, l’intransigenza sulla questione migratoria, ma la diffidenza degli alleati (si veda il caso dell’Olanda, che ha portato Wilders a ritirare il sostegno all’esecutivo) e la forte pressione dell’apparato massmediale lasciano prevedere sostanziali cedimenti anche su questo versante.</p>



<p>Si consuma così l’ennesimo paradosso: è l’ombra del fascismo “eterno” a liquidare ogni residua speranza di veder fiorire, nel panorama odierno, qualche forma inedita ed efficace di “terza via” proiettata oltre le aporie del capitalismo liberale e della socialdemocrazia, e a seppellire le speranze ribellistiche dell’ondata populista nella banale <em>routine</em> di una destra qualsiasi.</p>



<p><em>Per abbonarsi alla rivista <strong>Diorama Letterario</strong> (10 numeri in un anno) versare <strong>35 euro</strong> sul <strong>conto corrente postale 14898506</strong> intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze <strong>oppure </strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong> IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong> intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a <strong>mtdiorama@gmail.com</strong> per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
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		<title>Chi è Sahra Wagenknecht, la rivoluzionaria conservatrice che sconvolge la politica tedesca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chi-e-sahra-wahgenknecht-la-rivoluzionaria-conservatrice-che-sconvolge-la-politica-tedesca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 06:49:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[sovranismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Germania è il momento di Sahra Wagenknecht e con un suo partito propone un programma a sinistra in economia e a destra sui valori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Qualcuno può farci una foto?”. “Fantastico, grazie Sahra, sei la migliore”. Sono queste le parole che si sentono da un uomo nella piazza centrale di <a href="https://www.derstandard.at/story/3000000234648/sahra-wagenknecht-der-popstar-des-ostens">Dresda</a>, mentre tante altre voci si uniscono in un coro di suppliche e desiderata che scandiscono “Sahra, aspetta. Per favore aspetta!”. Non si tratta di fan in visibilio per l’arrivo di una star dello spettacolo, ma di militanti politici o più semplicemente cittadini interessati alla vita pubblica che smaniano dal desiderio di stringere la mano o di fare un selfie&nbsp; con una protagonista della politica tedesca: <a href="https://it.insideover.com/difesa/effetto-turingia-sulle-aziende-della-difesa-lo-scivolone-in-borsa-e-le-sue-conseguenze.html"><strong>Sahra Wagenknecht</strong>.</a></p>



<p>La Wagenknecht si trovava nella capitale della <strong>Sassonia</strong>, in occasione delle elezioni regionali che si sono tenute domenica 1 settembre anche nel Land della <strong>Turingia</strong>, per presentare il suo programma e progetto politico, <strong>Bündnis Sahra Wagenknecht </strong>(Alleanza Sahra Wagenknecht), che in entrambe le regioni ha riscontrato un ottimo successo, posizionandosi terzo con l’11,8% in Sassonia e il 15,8%  in Turingia. Il giorno dopo le elezioni, Wagenknecht ha così commentato i risultati: “Per il nostro partito ieri è stata una giornata grandiosa. Siamo diventati un fattore di potere  in Germania”. Certamente, per la sua creatura politica si tratta di un traguardo importante considerando che non ha neanche un anno di vita, ma dato ancora più consistente è il fascino dell’elettorato per una formazione del tutto inedita e dirompente nel panorama politico teutonico; un partito che si pone oltre gli steccati ideologici di destra e sinistra, proponendo ricette economiche della <strong>tradizione socialista</strong> e valori culturali peculiari della <strong>tradizione conservatrice</strong> per dare voce ai “disperati” posti ai margini dalla globalizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi è Sahra Wagenknecht&nbsp;</strong></h2>



<p>Per i detrattori è la regina di ghiaccio a causa del suo aplomb austero e dei suoi modi scostanti, per gli estimatori è una diva del cinema anni Settanta per via dell&#8217;impeccabile eleganza che la accompagna nelle aule parlamentari e nei duelli televisivi, mentre per gli abitanti dei quartieri popolari è “Sahra, die Kommunistin”, ovvero “Sahra, la comunista”. Wagenknecht è nata nel 1969 a Jena &#8211; all’epoca città della <strong>Repubblica Democratica Tedesca</strong> (RDT),&nbsp; &#8211; e&nbsp; a 11 anni si trasferisce a Berlino Est dove negli anni della giovinezza ha modo di avvicinarsi e di approfondire le tesi marxiste e di apprezzare la figura&nbsp; di <strong>Walter Ulbricht</strong>, presidente del Consiglio di Stato della RDT dal 1960 al 1973. Diventa attivista politica partecipando alle iniziative della Libera Gioventù Tedesca, la giovanile del <strong>Partito Socialista Unificato di Germania </strong>(SED in tedesco).&nbsp;</p>



<p>Dopo la riunificazione delle due Germanie, il SED cambiò denominazione in Partito del Socialismo Democratico e Wagenknecht aderì alla componente comunista con lunghe radici piantate nel terreno del marxismo-leninismo ortodosso. Negli anni post-Guerra Fredda, la politica tedesca guardò sempre con sguardo nostalgico all’esperienza della RDT che definì “la comunità più pacifica e umana che i tedeschi abbiano mai creato nel corso della loro storia”. In un’intervista rilasciata recentemente al <a href="https://www.corriere.it/esteri/24_marzo_28/sahra-wagenknecht-intervista-be86d60a-ec61-11ee-add4-970da8b7bf13.shtml?refresh_ce"><em>Corriere della Sera</em></a>, ha cambiato il tenore delle dichiarazioni sull’argomento affermando: “Per me la caduta del Muro è stata una liberazione. Avevo difficoltà nella Germania dell’Est, volevo le riforme, avevo criticato i vertici, la pianificazione centralizzata”.  </p>



<p>Nel 2009, dopo una parentesi all’Europarlamento, venne eletta al Bundestag  tra le file della <strong>Die Linke</strong>, formazione di sinistra nata dalla fusione tra il Partito del Socialismo Democratico e della formazione Lavoro e Giustizia Sociale. Nel 2010 diviene vicepresidente del partito,  anche se le frizioni con i dirigenti  nel corso degli ultimi anni si sono acuite a causa delle diverse vedute sulla società globalizzata. In politica estera, nel 2017, Wagenknecht aveva auspicato lo <strong>scioglimento della Nato</strong> e la nascita di un nuovo patto di sicurezza tra Germania e Russia. Non a caso, nei suoi discorsi al Bundestag si è sempre scagliata contro l’imposizione delle <strong>sanzioni economiche</strong> (mentre il suo partito ha votato a favore) e l’<strong>invio di armi in Ucraina</strong> accusando il governo federale di &#8220;lanciare una guerra economica senza precedenti contro il nostro più importante fornitore di energia&#8221;. </p>



<p>Altro tema scottante, che ha allargato le distanze tra lei e la dirigenza di Die Linke, è il tema dell<strong>’immigrazione</strong>. Wagenknecht ha più volte puntato il dito contro l’eccessivo numero di stranieri nel Paese e contro le politiche di accoglienza propugnate dall’allora cancelliera<strong> Angela Merkel </strong>per le ragioni addotte nella già citata intervista al<em> Corriere</em>: “I problemi nascono quando sono in troppi ad arrivare e mancano le infrastrutture. L’altro punto critico è quando l’identità di alcune comunità di migranti si fonda sul rifiuto della cultura del Paese ospitante”.  Per tale presa di posizione, l’esponente della die Linke ricevette una torta in faccia da attivisti antifascisti nel 2016. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Alleanza Sahra Wagenknecht&nbsp;</strong></h2>



<p>Nel gennaio di quest’anno, appurate le fratture insanabili con i suoi colleghi di partito, Sahra Wagenknecht ha annunciato la fondazione di un nuovo soggetto politico, <em>Bündnis Sahra Wagenknecht</em>, con il contributo di 44 persone, quasi tutte provenienti dalla Die Linke. Durante la presentazione della piattaforma programmatica, la Wagenknecht ha detto di volersi rivolgere alle persone a basso reddito che non possono permettersi la casa <em>green</em> e  l’auto elettrica e che rifuggono dal politicamente corretto e dalla cultura <em>woke</em> per l’attuazione di un <strong>conservatorismo di sinistra</strong>.</p>



<p>Con queste parole Wagenknecht ha presentato la natura della sua creatura politica: “Credo che rappresentiamo e incarniamo semplicemente ciò che molti partiti non rappresentano più: conservatorismo illuminato nel senso di preservare le tradizioni, la sicurezza nelle strade e nei luoghi pubblici, ma anche posti di lavoro, assistenza sanitaria e pensioni. Il bisogno di sicurezza, pace e giustizia ha trovato una nuova casa politica con noi”.</p>



<p>Già nel 2021, Wagenknecht aveva pubblicato un libro dal titolo “Gli ipocriti”, un <strong>manifesto politico contro la sinistra neoliberale </strong>a cui rivolge l’accusa di aver abbandonate le istanze dei reietti e di aver abbracciato le cause delle élite occidentali. Secondo diversi osservatori, il saggio fu anche prodromico del connubio tra istanze sinistrorse e destrorse lanciato otto mesi fa e che scompagina le categorie classiche della scienza politica, almeno in Germania (in Europa c’erano già esperimenti simili come il M5S in Italia). </p>



<p>Secondo stimati politologi, la BSW ha riempito un vuoto che mancava e può avere una duplice funzione: entrare in competizione con l&#8217;estrema destra di <strong>Alternative für Deutschland, </strong>dato che si contendono lo stesso elettorato, oppure cooperare con altre forze politiche considerate del “sistema” &#8211; come parte dei vertici della CDU ha già ipotizzato dopo le elezioni regionali &#8211; dato che né Wagenknecht né i suoi colleghi hanno legami con un sottobosco di personaggi sotto sorveglianza dei servizi segreti come invece nel caso di Afd. Certamente, Sahra Wagenknecht farà parlare molto di sé in vista delle elezioni politiche previste per l’autunno 2025.&nbsp;</p>
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		<title>Da De Gaulle alla Le Pen: il doloroso suicidio politico dei Repubblicani francesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/da-de-gaulle-alla-le-pen-il-doloroso-suicidio-politico-dei-repubblicani-francesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 08:23:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La giornata da tragedia politica del 12 giugno 2024, con la vittoria della destra, segna l'estinzione politica del gollismo francese?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240612224131574_9a3a76fe3438eab5d5b3801bd8a5539f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La giornata da tragedia del <strong>12 giugno 2024 segna l&#8217;estinzione politica del gollismo francese</strong>, che nella sua storia può vantare la costituzione della Quinta Repubblica transalpina? Saranno storici e analisti politici a decretarlo. Ma certamente nulla sarà più come prima per <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-republicains.html">Les Republicains</a></strong>, il movimento della destra conservatrice moderata erede della tradizione che fa riferimento al generale <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/storia/chi-era-charles-de-gaulle-lultimo-grande-di-francia.html">Charles de Gaulle, &#8220;padre della patria&#8221; del Paese</a></strong> dalla seconda guerra mondiale alla costituzione dello Stato presidenziale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/elezioni-europee-lo-schianto-fragoroso-di-scholz-e-macron.html">Europee, lo schianto fragoroso di Macron e Scholz</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/macron-dopo-la-sconfitta-scioglie-il-parlamento-la-mossa-tardiva-in-un-paese-che-ribolle.html">Nuove elezioni, la mossa a sorpresa (tardiva) di Macron</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/fronte-popolare-contro-unione-delle-destre-la-tenaglia-che-schiaccia-macron-in-francia.html">Fronte popolare contro unione delle destre, grandi manovre a Parigi</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Nulla sarà più come prima dopo che il partito si è spaccato: la direzione politica contro il segretario, <strong>Eric Ciotti</strong>, accusato di volersi <strong>alleare con il Rassemblement National</strong> di Marine Le Pen e Jordan Bardella all&#8217;imminente <strong>elezione parlamentare</strong> ed espulso dal partito. Ciotti stesso contro i suoi (ex) dirigenti, accusati di tradire il mandato degli iscritti. Tutti contro tutti mentre il partito erede della tradizione politica centrale nel <strong>secondo dopoguerra francese</strong> rischia un doppio assorbimento. A destra, dal Rassemblement. Nella sua componente moderata, dal &#8220;frontismo&#8221; convocato dal presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> per la battaglia finale del 30 giugno e 7 luglio. </p>



<p><strong>Tutto congiura perché il partito erede del Raggruppamento per la Repubblica e dell&#8217;Unione per il Movimento Popolare</strong>, le formazioni storiche del gollismo, diventi insignificante dopo esser stato, da anni, ridotto sotto la soglia della doppia cifra politica. </p>



<p>E lo spazio d&#8217;azione sembra esser in via d&#8217;esaurimento per un campo che ha, negli scorsi decenni, tracciato le coordinate dello Stato francese. Tra cui si annovera un&#8217;agenda fondata sul rafforzamento della figura del presidente, sulla teorizzazione dell&#8217;indipendenza nazionale con la proiezione militare e atomica, sul rapporto con l&#8217;Europa funzionale alla moltiplicazione degli interessi francesi e sulla conciliazione della tradizione <strong>monarchica e centralista dello Stato</strong> transalpino con quella giacobina, nazionale e interclassista, istituzionalizzata dalla costituzione di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/da-fucina-delle-elite-a-casta-cosi-lena-ha-tradito-il-sogno-di-de-gaulle.html">Michel Debré, ultimo grande giurista di Francia.</a></strong> </p>



<p>Per i gollisti lo spazio d&#8217;azione si esaurisce perché oggi il <strong>verticismo è esercitato da un presidente, Macron</strong>, considerato espressione di un&#8217;élite urbana, parigina e dirigenziale, dunque lontano dall&#8217;ideale di <strong>unificatore della nazione come &#8220;monarca repubblicano&#8221;</strong> da cui la Costituzione di De Gaulle investiva l&#8217;inquilino dell&#8217;Eliseo. E il giacobinismo moderno è quello <strong>nativista e identitario del Rassemblement</strong>, nella cui storia confluisce l&#8217;animo conservatore della Francia profonda senza mai negare esplicitamente la presenza nel substrato storico del partito dell&#8217;eredità dello <strong>spirito reazionario proprio del governo <a href="https://www.challenges.fr/idees/petainisme-marine-le-pen-et-le-rn-nont-jamais-desavoue-jean-marie-le-pen_857445">collaborazionista di Vichy</a> della Seconda guerra mondiale</strong>, nemesi di De Gaulle, campione della Resistenza. </p>



<p>La filosofia dei gollisti è stata sempre far sì che questi due principi potessero coesistere. Senza la coesistenza, c&#8217;è solo il tatticismo. Quello che porta il povero, inconsapevole Ciotti a giustificare con un grido d&#8217;aiuto il suo abbraccio con Le Pen: <a href="https://www.ladepeche.fr/2024/06/12/legislatives-2024-eric-ciotti-peut-il-vraiment-etre-exclu-de-la-presidence-de-lr-ce-que-disent-les-textes-et-les-dirigeants-du-mouvement-12011185.php">&#8220;Ne abbiamo bisogno&#8221;, ha detto.</a> Il timore di essere <strong>spazzati via dai lepenisti</strong> o fagocitati elettoralmente ha prevalso nell&#8217;accettazione di un&#8217;alleanza da <em>junior partner</em> che buona parte della leadership gollista non ha accettato, perché strutturalmente inconcepibile per un partito storicamente di governo contendere per lo scettro del potere assieme a coloro che <strong>erano considerati, storicamente, reietti</strong>. </p>



<p>In queste ore molti a Parigi ricordano quando nel 2002 alle presidenziali Jean-Marie Le Pen si presentò al ballottaggio presidenziale contro il gollista <strong>Jacques Chirac</strong>, investito del sostegno trasversale di destra e sinistra, <a href="https://web.archive.org/web/20130614015220/https://www.liberation.fr/evenement/0101410636-votez-escroc-pas-facho/">che vinse con uno schiacciante 82-18.</a> La scelta politica di Ciotti, in termini di opportunismo politico, avrebbe una ragion d&#8217;essere. Ma per la storia che i Republicains si portano dietro è<a href="https://www.lejdd.fr/politique/legislatives-les-republicains-un-parti-voue-disparaitre-146293"> <strong>fin troppo: il 90% dei deputati e tutti i senatori gollisti</strong></a> hanno respinto l&#8217;accordo. Una reazione d&#8217;orgoglio, <strong>forse il canto del cigno di un partito che in queste ore si è scoperto</strong> peggio che in crisi, <strong>superfluo in una Francia</strong> dove la faglia più forte è quella tra centro e periferia. Quei due mondi che il gollismo prometteva, in nome dell&#8217;orgoglio nazionale, di unire. E che oggi sono invece l&#8217;oggetto del contendere.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-de-gaulle-alla-le-pen-il-doloroso-suicidio-politico-dei-repubblicani-francesi.html">Da De Gaulle alla Le Pen: il doloroso suicidio politico dei Repubblicani francesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Europa: dalla Germania al Portogallo i giovani guardano a destra. Ma in Italia&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/europa-dalla-germania-al-portogallo-i-giovani-guardano-a-destra-ma-in-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 05:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni europee 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[sovranismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sempre più giovani in tutta Europa guardano ai partiti di destra. L'Italia sembra fare eccezione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-dalla-germania-al-portogallo-i-giovani-guardano-a-destra-ma-in-italia.html">Europa: dalla Germania al Portogallo i giovani guardano a destra. Ma in Italia&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9610484-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Se non sei di sinistra a 20 anni non hai cuore, ma se non sei di destra a 40 non hai cervello”. Tale aforisma, secondo svariate fonti attribuito a <strong>Winston Churchill</strong> ma senza ufficialità, è stato prodromico degli ideali, delle battaglie e degli orientamenti&nbsp; di voto di intere <strong>generazioni di giovani</strong> che, a partire dal 1968, hanno abbracciato entusiasticamente le istanze della sinistra &#8211; marxiste-leniniste e socialiste prima e liberal-progressiste dopo &#8211;&nbsp; in contrapposizione ai valori borghesi e conservatori dei loro genitori.&nbsp; Ma è ancora così?&nbsp;</p>



<p>Le <strong>elezioni europee</strong> sono alle porte e i partiti della destra radicale hanno il vento in poppa ma, secondo diversi istituti di sondaggio, il loro più che probabile exploit avverrà in parte grazie ai <strong>millenials</strong> (nati tra il 1980 e il 1997) e alla <strong>Generazione Z</strong> (nati tra il 1998 e il 2012). Strano a pensarsi, ma coloro che negli ultimi anni sono scesi nelle piazze per chiedere interventi contro il cambiamento climatico e l’affermazione dei diritti LGBT, sono ormai più sensibili alle sirene di chi predica un ritorno allo Stato nazionale e delle restrizioni all’iimigrazione di massa. Il motivo? È presto detto: lo <em>European Youth Forum</em> &#8211; associazione che riunisce le organizzazioni che rappresentano le nuove generazioni nei Paesi dell’Ue  &#8211;  ha pubblicato un rapporto in cui si mette nero su bianco che il benessere sociale ed economico dei giovani non cresce dal 2018. La pandemia, la guerra in Ucraina, in Medio Oriente e le crisi economiche innescate da questi eventi hanno reso le ragazze e i ragazzi più disillusi riguardo al futuro e più insoddisfatti della loro condizione di ormai perenne precariato. </p>



<p>Ecco allora che le difficoltà di accesso a un salario dignitoso, a un alloggio con affitto a buon mercato e alla costruzione di un mondo venturo senza la minaccia di un terzo conflitto mondiale, prendono il sopravvento sulle politiche green &#8211; soprattutto dopo gli ultimi impegni della Commissione Ue su  auto elettriche e case green, difficili da sostenere per le classi meno agiate &#8211; e sulle campagne per i diritti civili, rendendo quasi certamente irreplicabile il successo dei Verdi o di altre formazioni progressiste come avvenuto alle europee del 2019.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I giovani e le destre: il feeling in Europa</strong></h2>



<p>Tra i tanti casi di feeling tra Gen Z e <strong>sovranisti conservatori</strong> che si registrano nel Vecchio Continente, il più interessante è la Francia. Secondo i rilevamenti, il <strong>Rassemblement national</strong> di Marine Le Pen veleggia verso il 32% e nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni si attesta primo partito con il 36% delle preferenze dei giovanissimi. Tale successo è in larga parte dovuto al carisma dell’astro nascente della destra d’oltralpe, <strong>Jordan Bardella</strong>, il 28enne a cui Madame Le Pen, nel 2022, ha ceduto lo <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-jordan-bardella-il-delfino-di-marine-le-pen.html">scettro di comando</a> nel partito, come frutto del processo di <em>dédiabolisation </em>attuato da Marine per rendere il partito rispettabile rispetto alle origini con suo padre Jean-Marie. </p>



<p>Il giovane, di origini italiane e nato nella <em>banlieu</em> parigina di Saint-Denis, è in grado di attirare elettori più giovani non solo per via della sua età, ma anche per la sua abilità nell’uso dei <strong>social</strong> <strong>network </strong>&#8211; gli strumenti più maneggiati dai giovani per seguire la campagna elettorale &#8211; dove, tra Instagram e TikTok, vanta più di 500mila follower. L’operazione Bardella sta talmente funzionando che, ormai, l’elettorato giovanile è considerato una colonna portante del consenso al Rn, se si considera che tra i giovani  la sinistra radicale di Mélenchon è al 17% delle preferenze e Renaissance del presidente Macron al 6%.</p>



<p>Altro scenario di rilievo è quello olandese. Il <strong>Partito delle Libertà</strong> (PVV, l’acronimo in olandese) di <strong>Geert Wilders</strong>, noto per le sue posizioni anti immigrati, è riuscito nel 2023 ad affermarsi come primo partito nelle elezioni politiche con il consenso del 31% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, facendo leva sulla questione degli <strong>alloggi</strong> &#8211; tema molto caro ai ragazzi olandesi &#8211; proponendo di restringerne l&#8217;accesso agli stranieri. Stesse dinamiche si sono verificate in Portogallo dove <strong>André Amaral Ventura</strong>, leader della formazione <strong>Chega! </strong>che si traduce Basta! in italiano, in occasione delle legislative del 2024 ha conquistato il 25% dei suffragi degli under 30, avanzando proposte sulla questione abitativa a sostegno di giovani e di coppie under 40 e sfoggiando una <strong>retorica anti-Ue</strong>, le cui le politiche condannerebbero i giovani a una condizione economica insoddisfacente. </p>



<p>Nel panorama teutonico, il partito di estrema destra <strong>Alternative für Deutschland</strong> è al secondo posto nei sondaggi a pari merito con i socialdemocratici del cancelliere Olaf Scholz e può godere di un <a href="https://it.insideover.com/politica/delusi-e-arrabbiati-in-germania-i-giovani-guardano-a-destra.html">consenso tra i ragazzi </a>dai 16 &#8211; età minima per votare in Germania &#8211; e i 29 anni pari al 14.5%, dato sorprendente se si pensa che fino a solo un anno fa i giovani votavano in massa per i verdi e i liberaldemocratici. <strong>Maximilian Krah</strong>, capolista alle europee di Afd e recentemente finito nella tempesta mediatica per l’invito a non generalizzare sulle SS nell’intervista a <em>Repubblica</em>, riscuote un discreto successo su TikTok dove si rivolge ai giovani con video dal montaggio accattivante, invitandoli a diffidare della sinistra per “la sua spinta verso la decrescita, che fondamentalmente promette ai giovani che saranno più poveri dei loro nonni e genitori”. Il successo di Afd si registra soprattutto nel Land della <strong>Turingia</strong>, ex feudo della formazione rossa Die Linke, dove si sta assistendo al travaso di voti giovanili dall’estrema sinistra all’estrema destra. </p>



<p>Una peculiarità che si riscontra in tutti i Paesi, anche in Belgio e in Finlandia dove i millenials e la Gen Z sono sempre più attratti dai conservatori, è che a votare a destra sono in maggioranza i ragazzi, mentre le ragazze tendono a preferire partiti più centristi e progressisti come i verdi. L’unica nazione in cui non il voto ai sovranisti è espresso in blocco monolitico senza differenze di sesso è la Francia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I giovani e le destre: l’anomalia italiana</strong></h2>



<p>Se in tutta Europa si assiste a un chiaro spostamento dell&#8217;orientamento politico dei giovanissimi a destra, in Italia si assiste a una controtendenza: i partiti di centrosinistra hanno ancora una certa presa sull’elettorato meno anziano. Prendendo in esame i dati delle <strong>politiche del 2022</strong>, secondo le stime effettuate da Quorum/Youtrend per<em> Sky tg24</em>, a primeggiare tra gli elettori di età tra i 18 e i 24 anni è stato il <strong>Movimento 5 stelle</strong> con il 20%, sopra di molto la media nazionale del 15,4%, mentre al secondo posto si colloca il Pd con il 19% e FdI è solo terza con il 14%, ben distante dal 26% totale. Il sondaggio Ipsos, con un campione dai 18 ai 34 anni, conferma lo stesso scenario seppur con percentuali diverse. Da ciò si deduce che i giovani italiani, diversamente dai loro coetanei europei, premiano per lo più i partiti dell’area progressista, ma il dominio del Movimento 5 stelle merita una riflessione in più. </p>



<p>La natura del movimento fondato da Beppe Grillo è sempre stata trasversale e fino a non molto tempo fa dichiaratamente post ideologica, raccogliendo voti sia dal bacino di destra che di sinistra in tutte le classi di età. Con la leadership di Giuseppe Conte per il M5s si è assistito a uno smottamento che lo avvicina al centrosinistra, ma molti osservatori ritengono che su questioni socio-economiche (reddito di cittadinanza, salario minimo, ecc) sia più a sinistra del Pd, mentre su questioni etiche come i diritti civili sia più a destra del partito di Elly Schlein. Un programma così frastagliato, permette al M5s di essere percepito ancora come forza trasversale e post ideologica, dando modo ai ragazzi e alle ragazze di non passare da sinistra a destra, e viceversa, in modo così netto come avviene negli altri Paesi, forse proprio perché non c’è un contenitore politico analogo.</p>



<p>L’<strong>epoca post ideologica</strong> di cui siamo protagonisti, dovrebbe soddisfare tutti i nostri interrogativi riguardo alla migrazione dei Gen Z da sinistra a destra. Con l’avvento della <strong>globalizzazione</strong> negli anni Novanta e la fine della Guerra fredda, il liberalismo aveva trionfato sul comunismo e di fatto lo scontro tra idee avvenuto nel Novecento non aveva più ragion d’essere poiché un solo modello si era affermato a livello sociale, economico e culturale. Fino agli anni 2010, l’ordine della globalizzazione ha goduto di buona salute perché c’era entusiasmo per il libero mercato e il cosmopolitismo e, in Occidente, a intestarsi i successi sono state le sinistre. Adesso, non solo le ideologie continuano a latitare, ma il mondo globalizzato è entrato in forte crisi, a farne le spese sono proprio i più giovani e sono le destre a denunciarne le storture. Se consapevoli di ciò, il voto dei millennial e della Gen Z ai conservatori non dovrebbe destare alcun stupore.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Musk-Milei, un asse tra individualismo e libero mercato per guidare la destra mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/musk-milei-un-asse-tra-individualismo-e-libero-mercato-per-guidare-la-destra-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2024 13:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Liberismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1526" height="1144" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/GM7tcpMboAAi2E5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/GM7tcpMboAAi2E5.jpg 1526w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/GM7tcpMboAAi2E5-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/GM7tcpMboAAi2E5-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/GM7tcpMboAAi2E5-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/GM7tcpMboAAi2E5-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1526px) 100vw, 1526px" /></p>
<p>L&#8217;asse tra Elon Musk e Javier Milei è la nuova &#8220;bussola&#8221; della destra mondiale? Dal sovranismo all&#8217;anarco-capitalismo il passo è breve. Il miliardario americano di origini sudafricane, creatore di Tesla e SpaceX, da un lato; il fumantino presidente argentino, apostolo del Vangelo del libero mercato fine a sé stesso e autoregolato come ordinatore organico più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/musk-milei-un-asse-tra-individualismo-e-libero-mercato-per-guidare-la-destra-mondiale.html">[...]</a></p>
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<p>L&#8217;asse tra <strong>Elon Musk e Javier Milei</strong> è la nuova &#8220;bussola&#8221; della destra mondiale? <strong>Dal sovranismo all&#8217;anarco-capitalismo</strong> il passo è breve. Il miliardario americano di origini sudafricane, creatore di Tesla e SpaceX, da un lato; il fumantino <strong>presidente argentino</strong>, apostolo del Vangelo del libero mercato fine a sé stesso e autoregolato come ordinatore organico più adatto per il mondo e gli Stati, dall&#8217;altro. Musk e Milei si sono ieri incontrati a <strong>Los Angeles</strong> per la seconda volta in tre settimane. Il magnate ha twittato su X, social di sua proprietà, raccomandando di &#8220;investire in Argentina&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I recommend investing in Argentina <a href="https://t.co/DIrcf8TsLN">https://t.co/DIrcf8TsLN</a></p>&mdash; Elon Musk (@elonmusk) <a href="https://twitter.com/elonmusk/status/1787654457339342932?ref_src=twsrc%5Etfw">May 7, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Un duo peculiare, plasmato da <strong>una filosofia politica, economica e sociale comune</strong>. Non rozza ma ridotta all&#8217;osso nei principi. A parole ipo-politica, o anti-politica. Nei fatti: <strong>iper-politica</strong>. Perché <strong>fondata sull&#8217;assunto radicale che sia l&#8217;individuo</strong> con le sue ambizioni il vero motore della storia. E che dunque non ci sia bisogno di Stati, sovrastrutture, regole. <strong>Musk </strong>ha fatto della libertà il suo mantra nella sua attività economica, nella sua minaccia di lasciare la California per il libertario Texas qualora fossero avanzate le regolamentazioni sulle imprese, nella sua scalata a Twitter, ora X, in nome della <strong>cancellazione di ogni barriera al linguaggio e all&#8217;espressione</strong>. <em>Viva la Liberdad, Carajo!</em> è il motto del presidente argentino Milei, il più celebre assieme al non ancora applicato <em>Afuera!</em> con cui prometteva di smantellare intere branche dello Stato. Un asse nato dopo l&#8217;elezione di Milei, quando Musk proclamò su X: &#8220;La prosperità è in arrivo in Argentina&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Holy sh*t. Argentina just elected Javier Milei as their next president.<br><br>History has been made today. <a href="https://t.co/YMBlzWPIl6">pic.twitter.com/YMBlzWPIl6</a></p>&mdash; End Wokeness (@EndWokeness) <a href="https://twitter.com/EndWokeness/status/1726376916305719447?ref_src=twsrc%5Etfw">November 19, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Due figure complementari</h2>



<p>Musk e Milei sono figure complementari. Un <strong>miliardario che cavalca le catene del valore globali da sempre attento alle entrature politiche</strong> da un lato, un&#8217;economista che lavorava nelle aree di prossimità al <strong>World Economic Forum di Davos</strong> divenuto tribuno televisivo prima e politico poi dall&#8217;altro. Due figure plasmate nel mondo piatto della <strong>globalizzazione Anni Novanta e Duemila</strong> che mantengono la carica libertaria sul fronte economico e politico salvo <strong>respingere il suo corollario, il globalismo</strong>. Due figure <strong>nettamente schierata su una destra iper-liberista e occidentalista</strong> che rompe quella che da molte parti, soprattutto nel Partito Repubblicano Usa, era considerata una grande ambiguità di molti movimenti sovranisti degli anni scorsi, saldi nel sostegno alla galassia valoriale <a href="https://www.wsj.com/world/americas/elon-musk-and-argentinas-leader-meet-in-texas-agree-to-defend-freedom-fed42c4f">del mondo conservatore ma meno attivi a riconoscere una superiorità da &#8220;destino manifesto&#8221; all&#8217;occidentalismo geopolitico.</a> La <strong>pandemia di Covid-19 e lo sdoganamento della transizione energetica</strong> hanno aperto un nuovo fronte in queste centrali politiche e ideologiche permettendo alla destra iper-libertaria di cavalcare il mito della <strong>libertà a ogni costo</strong>.</p>



<p>Durante la pandemia i libertari alla Musk e Milei hanno <strong>cavalcato la critica alle misura di controllo dell&#8217;emergenza</strong> perché &#8220;liberticide&#8221;; si oppongono, ritenendole forme di socialismo strisciante, ai controlli sulla <strong>libertà d&#8217;impresa</strong>, alle regole chiamate a governare le nuove corse a politiche energetiche sostenibili. Paradosso dei paradossi, Musk è un imprenditore divenuto noto globalmente con l&#8217;auto elettrica che negli anni ha abbandonato le sue posizioni sul tema della lotta al <strong>cambiamento climatico e alla crisi energetica</strong><a href="https://www.theguardian.com/environment/2023/nov/20/elon-musk-green-credentials-clean-energy-climate-deniers"> per assomigliare alla sua base di sostenitori libertari.</a> I due hanno preso posizione su ogni tema etico come una faccenda di mercato (Milei proponendo la vendita degli organi legalizzata in campagna elettorale, Musk facendo uso dell&#8217;utero in affitto) in nome della libertà salvo poi scagliarsi contro le presunte colpe di &#8220;woke&#8221;, &#8220;cancel culture&#8221; e &#8220;marxismo culturale&#8221;. Libertà di fare tutto, tranne per chi viene insultato in <a href="https://www.gay.it/elon-musk-figlia-transgender-biografia">forma omofobica o razzista sul nuovo X di Elon Musk o chi rischia di finire sotto la soglia di povertà nell&#8217;Argentina devastata dall&#8217;austerità di Milei.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">L&#39;endorsement di Milei da parte di Elon Musk e del liberista conservatore Ferguson (peraltro un mio mito all&#39;università) è interessante: qui viviamo con mercati azionari in forte espansione, profitti aziendali record, fallimento di quasi tutti i piani green, ma c&#39;è una élite… <a href="https://t.co/hlLDh3HGsy">https://t.co/hlLDh3HGsy</a></p>&mdash; Paolo Mossetti (@paolomossetti) <a href="https://twitter.com/paolomossetti/status/1747971585972043957?ref_src=twsrc%5Etfw">January 18, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;estremismo occidentalista di Musk e Milei</h2>



<p>Libertà di fare tutto, ma guai a <strong>protestare nei college Usa</strong>. <a href="https://www.ft.com/content/604e66e3-597c-49e8-bac5-5d51a7a35abd">Come ricorda il <em>Financial Times</em>,</a> &#8220;oltre a difendere i valori del libero mercato, Milei e Musk hanno espresso un sostegno simile a Israele nella sua guerra contro Hamas a Gaza, recandosi entrambi nel paese per incontrare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu negli ultimi mesi&#8221;. Tante prese di posizione come queste hanno contribuito Musk e Milei a diventare un modello per molti <strong>esponenti politici in cerca di riferimenti</strong> a destra dopo il <strong>periodo di appannamento della stella di figure come Donald Trump e Vladimir Putin</strong>. La nuova faglia sulla &#8220;libertà&#8221; come tema politico aperta dalla pandemia ha reso Musk e Milei modelli magnetici per formazioni come frange paleo-conservatrici del Partito Repubblicano, il Reform Party britannico, segmenti della Lega italiana e dell&#8217;Afd tedesca, per gli spagnoli di Vox. Una <strong>destra libertaria</strong> che non parla più principalmente di sovranità nazionale. Parla di minacce woke, di politicamente corretto, di ambientalismo, di un Occidente <strong>da difendere senza sé e senza ma con i suoi campioni</strong>. Che nel frattempo saldano i propri interessi: il litio argentino di Milei farà sicuramente gola a Tesla di Elon Musk, che <a href="https://mobilityportal.eu/elon-musk-and-milei-discussed-lithium/">potrebbe portare gli investimenti esteri attesi da tempo a Buenos Aires nel Paese del Cono Sud dell&#8217;America.</a></p>



<p>Al contempo, nota il Ft, Milei può essere il referente politico degli strali di Musk contro il suo nuovo percepito nemico: una &#8220;sinistra globale&#8221; dietro cui si celerebbe un nuovo socialismo persecutore della libertà. Milei e Musk ad esempio si sono trovati in sintonia sulla presunta manovra di Lula, presidente brasiliano, di contenere X e Musk nel Paese. L&#8217;asse Musk-Milei è <strong>già politico, dunque</strong>. Dentro la globalizzazione e nelle sue pieghe fornisce un&#8217;illusione ai suoi fautori di costruire ridotte di resistenza in nome di un individualismo sfrenato innalzato a modello di società. <strong>La libertà come fine, non come mezzo,</strong> dunque. <strong>E come clava contro chiunque intenda interferire</strong> con ogni modalità, che si chiamino regole o, più prosaicamente, welfare. <strong>Tutto bellissimo, sulla carta</strong>. Salvo che chiunque contesti questa visione è etichettato come disfattista, socialista, nemico del progresso. La nuova destra di Milei e Musk pensa alla libertà senza società. <strong>E questa è la fragilità di fondo di un&#8217;ideologia</strong> che si propone anti-ideologica ma appare radicale nel rifiuto di quello che permette il vivere comune delle persone in un sistema di regole condivise. Ovvero della società. Senza la quale neanche gli individui esisterebbero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/musk-milei-un-asse-tra-individualismo-e-libero-mercato-per-guidare-la-destra-mondiale.html">Musk-Milei, un asse tra individualismo e libero mercato per guidare la destra mondiale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Francia, le destre si ricompattano: Macron ora rischia?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-le-destre-si-ricompattano-macron-ora-rischia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 05:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Estrema destra]]></category>
		<category><![CDATA[Rassemblement National]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Emmanuel Macron fino a pochi giorni fa sembrava avere la rielezione all&#8217;Eliseo in tasca, premiato dal vento in poppa di sondaggi che lo davano sicuro vincitore del primo turno delle presidenziali del 10 aprile e in vantaggio contro qualsiasi sfidante a un eventuale ballottaggio del 24 aprile. Ebbene, gli ultimi sondaggi consolidano un trend chiaro: da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-le-destre-si-ricompattano-macron-ora-rischia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-le-destre-si-ricompattano-macron-ora-rischia.html">Francia, le destre si ricompattano: Macron ora rischia?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022040314553187_0d383a43debd63030b5f7b86476af14c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Emmanuel Macron </strong>fino a pochi giorni fa sembrava avere la rielezione all&#8217;Eliseo in tasca, premiato dal vento in poppa di sondaggi che lo davano sicuro vincitore del primo turno delle presidenziali del 10 aprile e in vantaggio contro qualsiasi sfidante a un eventuale ballottaggio del 24 aprile. Ebbene, gli ultimi sondaggi consolidano un trend chiaro: da un lato, Macron ha ora in <strong>Marine Le Pen</strong>, sfidante al ballottaggio del 2017, l&#8217;avversaria più quotata. E dall&#8217;altro la schiacciante vittoria di cinque anni fa <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/storia-e-obiettivi-del-rassemblement-national-il-partito-di-marine-le-pen.html" target="_blank" rel="noopener">contro la leader del Rassemblement National</a> (66% contro 34%) non appare più possibile.</p>
<p>Le ultime settimane hanno segnato una svolta nella campagna elettorale. E diversi elementi stanno facendo sì che Marine Le Pen abbia eroso il margine con il capo di Stato in carica.</p>
<p>In primo luogo, sono cambiati i focus dell&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica. Macron nelle prime settimane della guerra russo-ucraina ha promosso un&#8217;agenda politica fortemente rivolta al <strong>contesto internazionale </strong>ma, nel frattempo, il contesto politico-economico interno è stato minacciato da carovita, inflazione, insicurezza sociale. Il governo ha promosso una <strong>manovra anti-inflazione </strong>sulle bollette, ma l&#8217;insicurezza regna. E in quest&#8217;ottica la Le Pen ha sfruttato l&#8217;assist della situazione di crisi per smarcarsi dalle accuse di sintonie con <strong>Vladimir Putin </strong>e attaccare a testa bassa Macron su un&#8217;agenda politico-economica ritenuta eccessivamente restrittiva per i francesi. Sotto accusa, in particolar modo, la proposta di alzare da 62 a 65 anni l&#8217;età pensionabile.</p>
<p>In secondo luogo, la Le Pen ha consolidato la sua figura come <strong>rappresentante della destra </strong>in una forma più trasversale rispetto a quella del 2017. Il fatto che Macron, con i suoi richiami alla figura del <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/storia/chi-era-charles-de-gaulle-lultimo-grande-di-francia.html">generale De Gaulle</a> </strong>e la sua chiara identificazione come figura capace di guardare più al centrodestra che al centrosinistra, abbia di fatto schiacciato la candidatura della gollista <strong>Valerie Pécresse </strong>ha posto il terzo uomo di una destra divisa, <strong>Eric Zemmour, </strong>di fronte alla necessità di una scelta. Ebbene, il 30 marzo scorso Eric <span class="hilg1">Zemmour</span> ha aperto a una riconciliazione con la candidata del Rassemblement National, che aveva definito <strong>una &#8220;socialista&#8221; per il suo programma economico</strong>. Zemmour ha rivendicato l&#8217;ipotesi di un fronte comune in caso di suo accesso al ballottaggio, ma dati i sondaggi che lo vedono tra il 10 e l&#8217;11 per cento è parsa una chiara antifona: si è pronti a lavorare su un terreno comune. Interessante la valutazione di Zemmour sulla complementarietà dei due elettorati dei candidati: &#8220;il mio elettorato è composto da fillonisti e classi popolari, i suoi elettori sono in maggioranza operai e piccoli impiegati&#8221;. Del resto,<a href="https://formiche.net/2022/04/francia-destra-zemmour-presidenziali/"> come ha scritto il professor <strong>Gennaro Malgeri </strong>su </a><em>Formiche, </em>Zemmour più che in vista dell&#8217;Eliseo pare agire più in vista del consolidamento &#8220;del suo partito in costruzione che vuol fare entrare all’Assemblea nazionale nelle elezioni di maggio, che delle presidenziali&#8221; e dunque un cartello delle destre in vista elezioni parlamentari può apparire una strategia operativamente non da scartare.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3NVemPB" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chi è Marine Le Pen</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3NLARGz" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chi è Valerie Pecresse</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3u0elBR"><strong>Chi è Eric Zemmour</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p>Il terzo punto da non sottovalutare è l&#8217;<strong>insicurezza sociale </strong>sulla tenuta dello Stato in situazioni di crisi aperta dall&#8217;esplosione <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/corsica-le-ragioni-profonde-di-una-lunga-rabbia.html" target="_blank" rel="noopener">delle <strong>proteste in Corsica</strong>.</a> Una potenziale bomba per il centralismo giacobino dello Stato francese che aggiunge una coda di rischio sulla credibilità di Macron.</p>
<p>Vi è poi un ultimo fattore da tenere in considerazione: Macron è stato bombardato sul tema delle politiche sociali, economiche e di risposta alle domande più profonde della società francese anche dal redivivo <strong>Jean-Luc Mélenchon, </strong>che dall&#8217;estrema sinistra ha attaccato il presidente, <a href="https://www.ft.com/content/5c7627a2-bb01-4ab2-a20f-15898b63d7c6" target="_blank" rel="noopener">come sottolinea il <em>Financial Times, </em>sulla crisi</a> climatica, sulle risposte alla recessione da Covid, sulla visione per il futuro. E in quest&#8217;ottica Mélenchon sta creando un problema ulteriore: &#8220;mobiltiando l&#8217;elettorato giovanile&#8221;, suo vero punto di forza, &#8220;sta creando agitazione in una fascia di votanti tra i quali il 35% era pronto all&#8217;astensione&#8221;, aprendo alla possibilità che sul fronte della critica al presidente si possa, anche in minima parte, verificare ciò che nel 2017 non era scattato. E cioè una sovrapposizione parziale tra i votanti di Mélenchon al primo turno e quelli della Le Pen al ballottaggio in chiave anti-Macron. Questo perchè il sostegno elettorale odierno al tribuno del partito <a href="https://it.insideover.com/politica/le-pen-caccia-dei-voti-melenchon.html" target="_blank" rel="noopener">La France Insoumise, terzo nelle intenzioni di voto al 15,5%</a>, è strutturalmente molto diverso da quello del 2017, in cui prevalevano votanti ideologizzati e orientati a sinistra, e decisamente più liquido.</p>
<p>Nella serata del 2 aprile Macron, nel suo comizio finale di campagna elettorale a Parigi, ha promosso una strategia volta a gestire il rischio di una rimonta lepenista attaccando frontalmente, per la prima volta, l&#8217;<strong>estrema destra</strong>.  Gli spalti del Défense Arena di Nanterre, grande palazzetto dello sport e sala da concerti alle porte di Parigi, hanno accolto 35mila sostenitori del presidente. Macron ha chiamato i suoi alla &#8220;mobilitazione generale&#8221;, rivolgendo l&#8217;appello a tutti quelli che vogliono unirsi ora, &#8220;<strong>dai gollisti ai socialdemocratici, fino agli ecologisti</strong> che ancora non l&#8217;hanno fatto&#8221;. Il finale è tutto per le estreme: quelli che predicano il &#8220;grande nanismo&#8221; della Francia (riferimento al polemista Eric <span class="hilg1">Zemmour</span> e al suo sostegno alla screditata teoria della &#8220;grande sostituzione&#8221;), a chi predica odio e &#8220;comunitarismo&#8221;, contro &#8220;la forza tranquilla della fratellanza&#8221;. Un attacco diretto e incisivo che testimonia un timore profondo: l&#8217;Eliseo è di nuovo contendibile. Macron resta il grande favorito ma non può dormire sonni tranquilli.</p>
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		<title>Identità, fede, patriottismo: Macron guarda a destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/identita-fede-patriottismo-macron-guarda-a-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2022 17:29:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1168" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-1024x623.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-768x467.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-1536x934.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-2048x1245.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Emmanuel Macron guarda a destra per vincere le presidenziali francesi. Il capo di Stato in carica vuole la riconferma al voto del prossimo aprile, e mira a ottenerla superando la concorrenza molto agguerrita delle tre destre che lo sfidano: quella sovranista di Marine Le Pen, sua avversaria nel 2017 al ballottaggio, quella identitaria di Eric Zemmour &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/identita-fede-patriottismo-macron-guarda-a-destra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/identita-fede-patriottismo-macron-guarda-a-destra.html">Identità, fede, patriottismo: Macron guarda a destra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1168" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-1024x623.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-768x467.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-1536x934.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ok-2048x1245.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Emmanuel Macron </strong>guarda a destra per <a href="https://it.insideover.com/politica/si-apre-la-caccia-a-macron-chi-lo-sfidera-alle-presidenziali.html" target="_blank" rel="noopener">vincere le presidenziali francesi.</a> Il capo di Stato in carica vuole la riconferma al voto del prossimo aprile, e mira a ottenerla superando la concorrenza molto agguerrita delle tre destre che lo sfidano: quella sovranista di <a href="https://it.insideover.com/politica/marion-marine-jean-marie-la-dinasty-dei-le-pen-continua-con-tanti-retroscena.html">Marine Le Pen</a>, sua avversaria nel 2017 al ballottaggio, quella identitaria di Eric <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-eric-zemmour-ideologo-del-sovranismo-francese.html">Zemmour</a> e quella gollista tradizionale di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-valerie-pecresse.html">Valerie Pécresse</a>. Con una sinistra polverizzata in una miriade di sigle incapaci di sommare oltre il 15-20% dei consensi e con una campagna fortemente condizionata dai toni incendiari e provocatori del &#8220;ciclone Zemmour&#8221; Macron ha affrontato un tema ben chiaro alla sua galassia politica da tempo: l&#8217;ex ministro di François Hollande ha nel collocamento nel centro dello schieramento politico il suo terreno ideologico più congeniale, e nel quinquennio di governo la sua presidenza ha guardato molto più a destra che a sinistra.</p>
<p>Nel 2017 Macron ha usato la retorica progressista, lo spirito liberal e la narrazione europeista per svuotare la sua ex formazione, il Partito Socialista, a favore del movimento <em>La République En Marche!</em> e piazzarsi dialetticamente in opposizione alla Le Pen. Nei fatti, ora la sfida maggiore è costruita su un duplice binario: Macron deve evitare di regalare alla destra politica, specie non istituzionale, il centro della scena ma al contempo ha individuato nella Pécresse la vera <strong>sfidante numero uno, </strong>dato che diversi sondaggi su un eventuale ballottaggio con la candidata dei Républicains vedono l&#8217;attuale governatrice dell&#8217; Île-de-France in grado di conquistare l&#8217;Eliseo contro Macron. Zemmour e Le Pen, invece, sarebbero nettamente battuti dal presidente uscente.</p>
<p>A Macron fa gioco dunque andare incontro a un&#8217;opinione pubblica che guarda con sempre maggior attenzione a destra, tagliare i legami residui con la <em>gauche </em>certo che in caso di ballottaggio con un candidato radicale non mancherebbero i suoi consensi e evitare un&#8217;emorragia di consensi capace di favorire i Républicains e renderli competitivi per il ballottaggio.</p>
<p>Prese di posizione, discorsi politico-culturali e scelte concrete legittimano la svolta a destra di Macron che, passo dopo passo, si è consolidata nel corso degli anni.</p>
<p>In campo economico e industriale, ad esempio, il presidente ha da sempre promosso una strategia molto simile a quella degli eredi politici del <strong>generale de Gaulle, </strong>promuovendo il nazionalismo economico, l&#8217;uso politico dei campioni del capitalismo nazionale, il blocco sistemico a investimenti stranieri ritenuti non soddisfacenti gli interessi francesi (i casi <strong>Stx e Carrefour, </strong>difesi in nome della sovranità nazionale, confermano). La batosta dei Gilets Gialli ha archiviato la versione liberal-ambientalista di Macron facendolo riscoprire fautore del nucleare e di una transizione energetica pragmatica. E la scelta forse più felice della sua presidenza è stata quella di nominare un ex manager capace come <strong>Thierry Breton</strong>, figlio culturale della destra gollista, per la Commissione Europea come titolare dell&#8217;Industria.</p>
<p>In campo istituzionale, Macron ha ri-sacralizzato la figura della presidenza nella religione civile francese con una forza che non si vedeva dai tempi di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-francois-mitterrand.html">François Mitterrand</a> e ha il suo modello proprio in de Gaulle. L&#8217;idea di un capo di Stato quasi ieratico, attento a rivendicare retoricamente il ruolo dell&#8217;Eliseo come artefice dell&#8217;unità nazionale nella figura del presidente, custode del mito della grandeur, ha il suo contraltare internazionale nell&#8217;attiva e turbinosa diplomazia personale di Macron.</p>
<p>La scelta dei ministri del governo, in quest&#8217;ottica, parla chiaro. <strong>Édouard Philippe, </strong>primo premier incaricato da Macron, guidava l&#8217;esecutivo da ex membro del partito dei Républicains. <strong>Jean Castex</strong>, suo successore, è ancora più schierato a destra e guida un esecutivo in cui, come ha notato il <a href="https://formiche.net/2020/09/gervasoni-macron-meloni-salvini/">professor Marco Gervasoni su </a><em>Formiche, </em>&#8220;non solo sono aumentati gli esponenti neo gollisti più conservatori, come lo stesso Castex, ma sul tema della sicurezza, della immigrazione e delle guerre culturali, il governo e lo stesso presidente non sembrano parlare una lingua molto diversa da quella di Nicolas Sarkozy&#8221;, ultimo presidente organico al mondo gollista.</p>
<p>Questo va di pari passo con una decisa e netta svolta di Macron verso temi cari a <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sindrome-della-sinistra-colpisce-la-destra-francese-e-macron-ringrazia.html"><strong>tutte le destre francesi </strong></a>come il contrasto al terrorismo e al &#8220;separatismo&#8221; nelle banlieues. Sul contrasto all&#8217;islamismo radicale Macron è riuscito nel capolavoro di tenere il piede in tre scarpe: quello della borghesia urbana e laicista, che vede una minaccia nell&#8217;Islam radicale; quello della destra conservatrice, favorevole a una agenda law and order; quella della destra identitaria, che vede una minaccia nel separatismo radicalista. Per evitare un&#8217;eccessiva influenza delle potenze sunnite radicali sulla formazione dei giovani musulmani francesi Macron ha annunciato una <strong>riforma dell’Islam</strong> per renderlo conforme ai principi della società francese, definendolo “<strong>Islam dei Lumi</strong>” o un nuovo <strong>“Islam francese</strong>”. La struttura verticistica proposta prevede la <strong>formazione di imam francesi</strong> che saranno certificati e controllati dalle istituzioni islamiche in Francia.</p>
<p>L&#8217;ex alfiere della Francia &#8220;illuminista&#8221; e laica ha capito col tempo il valore politico-strategico della religione e ha anche puntato con maggior forza sul richiamo alle radici cristiane della Francia. Come l&#8217;europeismo, anche l&#8217;universalismo cristiano è letto da Macron in chiave identitaria come fattore in grado di fungere da moltiplicatore di potenza per il ruolo della Francia nel mondo. Sul piano internazionale, Macron ha mostrato con forza i legami politici che l&#8217;Eliseo ha costruito col Vaticano, Papa Francesco e con il mondo della diplomazia parallela della Chiesa sostanziato in organizzazioni come la <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/tra-santegidio-e-il-papa-macron-e-il-valore-strategico-del-vaticano.html">Comunità di Sant&#8217;Egidio.</a> </strong>Sul piano interno, Macron nel luglio 2021 è divenuto il primo presidente in carica della<a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/francia-macron-a-lourdes-primo-presidente-francese"> Quinta Repubblica a visitare il santuario mariano di Lourdes, </a>atto interpretata da molti nella scia della volontà di Macron di &#8220;riparare il legame fra la Chiesa e lo Stato&#8221;, proclamata nel 2018 in occasione del discorso al Collegio dei Bernardini, davanti ai rappresentanti della Conferenza episcopale transalpina. Il 1 febbraio poi Macron ha dedicato un&#8217;iniziativa tenutasi all&#8217;Eliseo <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/macron-per-i-crisitani-d-oriente">alla tutela delle minoranza cristiane d&#8217;Oriente, tema carissimo alla destra e al mondo conservatore francesi.</a></p>
<p>Macron gioca insomma molto bene il ruolo dell&#8217;uomo schierato a destra. E questo gli permette di orientare e non limitarsi a subire il dibattito politico apertosi in vista delle elezioni presidenziali. Un presidente più assertivo, volenteroso di guadagnarsi la riconferma, dinamico non vuole concedere spazio ai suoi avversari, dettando l&#8217;agenda sfruttando il suo controllo sulla retorica pubblica e la capacità d&#8217;azione del governo. Vero mezzo con cui dimostrare a un elettorato sempre più a destra che non si tratta di una svolta cosmetica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/identita-fede-patriottismo-macron-guarda-a-destra.html">Identità, fede, patriottismo: Macron guarda a destra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La &#8220;sindrome della sinistra&#8221; colpisce la destra francese e Macron ringrazia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-sindrome-della-sinistra-colpisce-la-destra-francese-e-macron-ringrazia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 06:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
		<category><![CDATA[En Marche!]]></category>
		<category><![CDATA[Rassemblement National]]></category>
		<category><![CDATA[Republicans]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1536" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse-300x240.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse-1024x819.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse-768x614.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse-1536x1229.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La discesa in campo di Eric Zemmour contro Emmanuel Macron, Marine Le Pen e gli altri candidati per la presidenza francese a quattro mesi dal primo turno della competizione per l&#8217;Eliseo ha fatto molto discutere e si inserisce nel quadro di un generale spostamento a destra dell&#8217;opinione pubblica transalpina. Uno spostamento a destra che mesi di martellanti show politici &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sindrome-della-sinistra-colpisce-la-destra-francese-e-macron-ringrazia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1536" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse-300x240.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse-1024x819.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse-768x614.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/destra-francia-la-presse-1536x1229.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La discesa in campo di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-eric-zemmour-ideologo-del-sovranismo-francese.html" target="_blank" rel="noopener">Eric Zemmour</a> </strong>contro Emmanuel Macron, Marine Le Pen e gli altri candidati per la presidenza francese a quattro mesi dal primo turno della competizione per l&#8217;Eliseo ha fatto molto discutere e si inserisce nel quadro di un generale <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-battaglia-di-zemmour-per-legemonia-nella-destra-francese.html" target="_blank" rel="noopener">spostamento a destra</a> </strong>dell&#8217;opinione pubblica transalpina. Uno spostamento a destra che mesi di martellanti show politici da parte del tribuno e ideologo identitario hanno accelerato ma di cui, paradossalmente, il vero vincitore potrebbe essere il presidente in carica, in una fase che lo vede in declino in termini di credibilità politica e consensi.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/si-apre-la-caccia-a-macron-chi-lo-sfidera-alle-presidenziali.html">Le elezioni amministrative estive</a> avevano visto il partito di Macron, La Republique En Marche!, sconfitto sonoramente e l&#8217;emersione dei <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-republicains.html"><strong>Républicains</strong></a> come principale forza potenzialmente in grado di togliere l&#8217;Eliseo al suo attuale inquilino. Inoltre, Macron ha dovuto sopportare diverse problematiche, dal carovita al ritorno di fiamma della pandemia, che ne hanno minato l&#8217;agenda. Tuttavia, la discesa in campo di Zemmour ha portato i piani degli avversari di Macron ad essere profondamente trasformati.</p>
<h2>I problemi della destra transalpina</h2>
<p>In primo luogo, il duello nel campo sovranista e identitario tra Zemmour e <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-marine-le-pen.html" target="_blank" rel="noopener">Marine Le Pen</a> </strong>si è sommato alle incertezze dei gollisti nella ricerca di un candidato ideale per l&#8217;Eliseo. La sindrome della sinistra ha colpito la destra francese, divisa tra poli diversi e inconciliabili tra di loro e colpita più dello stesso Macron dal ciclone Zemmour, che si muove per costruire un&#8217;egemonia trasversale tra gollisti e identitari, appartenenti a poli estremamente rivali nell&#8217;attuale panorama francese. “<a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/10/19/news/me-nard-il-pontiere-dell-ultradestra-francese-dice-a-le-pen-e-zemmour-unitevi--3185731/" target="_blank" rel="noopener">A Zemmour interessa costruire qualcosa sulle ceneri dei <strong>Républicains</strong> e del <strong>Rassemblement national</strong></a>. Non è sulla linea di unione delle destre nel senso di unione delle strutture. È per questo motivo che ha bisogno di creare il proprio partito, per aggregare quelli che vorrebbero lavorare con lui”, ha detto all’<strong>Express</strong><strong> </strong>un fedelissimo del polemista.</p>
<p>In secondo luogo, i Republicains stessi devono vedersela con una complessa dicotomia: un elettorato moderato e trasversale si somma a una base spostata più a destra, che potrebbe spaccarsi di fronte al ciclone Zemmour. Del resto fonti golliste <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/10/30/news/zemmour-fa-sul-serio-ed-e-pronto-a-rovinare-i-piani-di-macron-e-le-pen-3264448/">hanno certificato a <em>Il Foglio</em></a><em> </em>che &#8220;dopo le primarie dei Républicains (Lr) potrebbe esserci una diaspora dell’ala destra del partito gollista verso il lido zemmouriano. A partire da <strong>Laurent Wauquiez</strong> ex presidente dei Republicains e alfiere dell’ala sovranista, che Zemmour vedrebbe bene come suo <strong>primo ministro&#8221;. </strong>Il primo turno delle primarie ha segnalato l&#8217;esistenza di una polarizzazione interna al partito: <strong>Eric Ciotti</strong>, deputato di Nizza che ha sostenuto in passato la necessità di fare i conti con l’estrema destra, è arrivato in testa al primo turno delle primarie interne dei Républicains con il 25,59% dei voti degli iscritti, mentre al secondo posto si è classificata alérie Pécresse, presidente della regione Ile-de-France, rappresentante di una destra più classica. Sconfitto a sorpresa, invece il favorito Xavier Bertrand, quarto con il 22,3% superato anche dall&#8217;ex negoziatore per la Brexit Michel Barnier. La somma dei moderati Pecresse-Bertrand-Barnier appare maggiore della quota di consensi di cui Ciotti potrà beneficiare al ballottaggio di sabato, ma si è segnalata senz&#8217;altro l&#8217;esistenza di una forte componente dei Repubblicani non ostile al tribuno Zemmour.</p>
<p>In secondo luogo, la polarizzazione del dibattito su questioni identitarie, sociali, culturali può portare a un effetto-slavina quando si avranno i <strong>ballottaggi presidenziali.</strong> In quest&#8217;ottica, Macron può essere potenzialmente in grado di ottenere una rielezione arrivando al ballottaggio e facendo leva sull&#8217;elettorato moderato contro qualsiasi candidato della destra riuscirà a sfidarlo alle presidenziali.</p>
<h2>Il nodo dei temi</h2>
<p>In terzo luogo, il maggior componente critico della sfida della destra a Macron si è sostanzialmente depotenziato per scelta di chi avrebbe dovuto guidare la critica al presidente: i temi delle disuguaglianze tra Francia profonda e metropoli, gli impatti della crisi, le questioni legate allo sviluppo del Paese, alla transizione digitale ed energetica, al ruolo di Parigi in Europa hanno occupato un posto secondario nel dibattito. Ed è stata respinta con perdite la timida ma interessante strategia con cui<a href="https://it.insideover.com/ambiente/svolta-verso-un-ecologismo-identitario-la-sfida-di-le-pen-a-macron.html"> partiti come il Rassemblement hanno provato a </a>strutturare un discorso politico su questi temi. Chiaramente, rimossi questi elementi la principale carica polemica anti-Macron viene meno. Zemmour è entrato in campo sciorinando un misto di teorie del complotto e visioni apocalittiche su questioni identitarie, paventando l&#8217;idea di una Francia &#8220;sommersa&#8221; dall&#8217;immigrazione e che per questo rischia di &#8220;perdere la sua identità&#8221; sotto l&#8217;influenza dell&#8217;Islam, da lui considerato &#8220;incompatibile&#8221; con i valori occidentali. I suoi feroci attacchi all&#8217;<strong>establishment politico</strong> e le controverse proposte sull&#8217;immigrazione e l&#8217;identità francese hanno da tempo attirato l&#8217;attenzione dei media, ma ad ora manca una <em>pars costruens</em> nel suo programma politico.</p>
<p>In un certo senso, il divisionismo della destra ha contribuito a polarizzare la società francese portando molti critici di Macron sul fronte opposto, quello di una sinistra che appare sempre più in crisi, ad essere sempre più propensi a votarlo in un eventuale ballottaggio. Chiaramente questa dinamica va letta alla luce della struttura del sistema politico francese: in Italia, ad esempio, la divisione tra più forze di destra non è di per sé un rischio per il campo nel suo complesso perché la presenza di un sistema elettorale basato <strong>su elezioni parlamentari</strong> e, soprattutto, la creazione delle coalizioni al momento del voto permettono l&#8217;unione delle differenti aree politiche.</p>
<p>In Francia, invece, l&#8217;elezione del &#8220;monarca repubblicano&#8221; avviene tramite incoronazione diretta dall&#8217;elettorato che, come si suol dire, al primo turno vota il candidato preferito, al secondo elimina quello giunto al ballottaggio che meno gli va a genio. E sia Zemmour che<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/storia-e-obiettivi-del-rassemblement-national-il-partito-di-marine-le-pen.html"> Le Pen</a> appaiono al <a href="https://it.insideover.com/politica/la-traversata-del-front-national.html">centro del mirino</a>, mentre la formazione che può guidare la destra a sconfiggere Macron, i Repubblicani, è stata presa in contropiede dalla <strong>discesa in campo </strong>dell&#8217;ex editorialista di <em>Le Figaro</em>. Esiste dunque un equilibrio <a href="https://it.insideover.com/economia/leconomia-francese-puo-ostacolare-macron.html">situazionista che può <strong>favorire Macron</strong></a> in una fase in cui rischi economici, tensioni sociali e sfide pandemiche ne mettono a rischio la tenuta dell&#8217;agenda politica. L&#8217;estremismo e la marginalizzazione dei moderati, guidati soprattutto dall&#8217;ascesa di<a href="https://it.insideover.com/politica/zemmour-imita-de-gaulle-e-lancia-la-sfida-per-leliseo.html"> Zemmour,</a> potrebbero aver dunque fornito un assist decisamente ghiotto per un gol a porta vuota a Macron mentre la corsa all&#8217;Eliseo sta entrando nei suoi mesi decisivi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sindrome-della-sinistra-colpisce-la-destra-francese-e-macron-ringrazia.html">La &#8220;sindrome della sinistra&#8221; colpisce la destra francese e Macron ringrazia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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