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A margine dalla visita romana conclusasi con la stipulazione del Trattato del Quirinale il presidente francese Emmanuel Macron ha approfittato della sua presenza nella Città Eterna per una visita dall’elevata importanza politica a Papa Francesco.

In una fase in cui il Vaticano ha riportato almeno in parte la sua attenzione sull’Europa nella fase della pandemia, dell’uscita di scena di Angela Merkeldel dibattito sul futuro dell’Unione Europea e sulla scristianizzazione del Vecchio Continente anche Macron vede nel Papa un interlocutore fondamentale. “Ha capito che le radici dei disordini contemporanei sono le diseguaglianze”, ha detto Macron del Papa durante il suo viaggio in aereo verso Roma in un dialogo con La Croix, sottolineando che a suo avviso Bergoglio “è un uomo libero. Ha un vero pensiero politico, quello di un uomo che ha vissuto in un altro continente”.

Nel corso del dialogo la bufera degli abusi che sta colpendo la Chiesa francese e ha recentemente portato alle dimissioni l’Arcivescovo di Parigi è stato un tema caldo ma sostanzialmente ritenuto gestibile nel quadro dei rapporti franco-vaticani. Macron cercava nel Papa un interlocutore attento a rapporti di medio-lungo periodo con la Francia in Europa e non solo e intende mandare un messaggio all’elettorato cattolico e moderato insidiatogli dai Repubblicani e da Eric Zemmour a pochi mesi dalle elezioni dell’Eliseo. Nella laicissima Republique non fa più scandalo che un presidente parli di valori e identità; che una rivista rappresentante l’house organ culturale della macronia come Le Grand Continent parli di necessità esplicite di riscoprire le radici cristiane per dare un senso e un futuro all’Europa; che un presidente si rechi in visita a Lourdes al cospetto del santuario mariano in visita privata, prima volta nella storia della Quinta Repubblica.

Con la Santa Sede Macron vuole dialogare per capire i margini d’azione comune su diversi scenari di mutuo interesse: il Medio Oriente e l’Africa; la crisi climatica; le riforme che servono all’Europa.

Al contempo, Francesco vuole segnalare con l’incontro con Macron un’attenzione crescente alla “culla” del cattolicesimo moderno, quell’Europa in cui la Chiesa cattolica dall’inizio della pandemia in avanti ha puntato a presentarsi, una volta di più, come istituzione emancipatrice in campo sociale. Negli ultimi mesi Bergoglio ha dato attenzione a tutte le voci dell’Europa: ha tributato un ultimo saluto alla Merkel in visita a Roma; ha dialogato con Mario Draghi, intervenendo al suo fianco in un evento dedicato alla demografia e alla natalità; non ha trascurato nemmeno l’altra Europa confrontandosi con Viktor Orban a Budapest. Ora è toccato a Macron sottoporsi alla valutazione del Papa. “Qualche anno fa”, nota Il Foglio, “intervistato dal periodico belga TertioPapa Francesco disse che il problema dell’Europa – o, almeno, uno dei suoi tanti problemi – è la mancanza di leadership forti e autorevoli. Nessuno, al cospetto di Adenauer, De Gasperi e Schuman poteva reggere il confronto, osservava il Pontefice. Però Merkel una certa stabilità la garantiva, insieme a una buona dose di realismo e serietà che l’Oltretevere ha avuto modo di apprezzare” e che ora mira a trovare in altre figure, non mancando di puntare sulla possibilità che l’attuale assetto di leadership nei tre  Paesi europei stabilizzi una continuità volta a programmare il rilancio della costruzione europea.

L’Africa e il Medio Oriente, come detto, sono in quest’ottica campi dove la partnership franco-vaticana può sostanziarsi con forza. E non è un caso che nel quadro della visita romana di Macron non sia mancato un confronto con un partner storico della Francia come la Comunità di Sant’Egidio, che ha inviato una delegazione a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata transalpina, formata dal fondatore dell’Ong cattolica di Trastevere Andrea Riccardi, dal presidente Marco Impagliazzo e dall’ex sottosegretario alla Farnesina Mario Giro. Per quanto riguarda l’Africa, si è parlato in particolare della grave situazione nel Mozambico settentrionale, della Libia, delle crisi in Congo ed Etiopia e del problematico contesto in diverse regioni dell’Africa centrale sottoposte a una grande influenza francese. La cooperazione con Sant’Egidio è da tempo strategica per Parigi. Per limitarci a un esempio recente un mese fa circa, in Mali, Gloria Cecilia Narvaez, religiosa colombiana appartenente all’ordine dei Francescani di Maria Immacolata rapita da un gruppo di terroristi legati ad Al Qaeda il 7 febbraio 2017 vicino a Koutiala, 400 km a est della capitale Bamako, è stata liberata dopo un lungo lavoro di trattativa che ha visto coinvolti i servizi segreti francesi e, come ha riportata Radio France International (Rfi), ha ottenuto il sostegno del Vaticano grazie alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio con un incontro avvenuto lo scorso agosto a Bamako.

La via della Santa Sede è dunque fondamentale per la Francia di Macron, che con l’Oltretevere e il sistema ad esso collegato ha una relazione strutturata capace di fornire grandi sponde per meglio capire anche il contesto italiano, come dimostrato nel 2018 quando il Vaticano e Sant’Egidio furono le uniche tappe romane di un viaggio di Macron condotto in polemica con l’allora governo gialloverde. Al tempo stesso Francesco non trascura la Francia, frontiera europea della de-evangelizzazione e teatro di una crisi della cristianità a cui diversi movimenti sociali, culturali e politici hanno da tempo tentato di porre un antemurale. Fino a rivelarsi decisivi agli occhi dello stesso presidente, esponente di quel centro radicale che del laicismo ha fatto a lungo la sua bandiera ma non può, se vuole governare a lungo, trascurare il cuore profondo del suo Paese.

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