Chi sono i Republicains

Les Republicans è un partito politico francese di centrodestra, afferente alla tradizione gollista e diretto successore dell’Unione per un Movimento Popolare (Ump), lo schieramento conservatore egemone fino al 2015 e fondato dall’ex Capo di Stato Jacques Chirac nel 2002. Nato nel 2015 su iniziativa dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, Les Republicains ha avuto una vita breve, travagliata e segnata dall’avanzare del Raggruppamento Nazionale (ex Fronte Nazionale) di Marine Le Pen che, in pochi anni, è riuscito ad eroderne l’elettorato e ad acquisire una base politica in costante crescita. Il futuro politico dei conservatori appare dunque in bilico.

Le tradizioni politiche dei Republicains hanno una lunga storia che ha inizio nel 1947 con la fondazione, da parte dell’ex generale Charles de Gaulle, del Rassemblement du Peuple Français (R.P.F). Il movimento gollista ha poi cambiato nome più volte nel corso dei decenni e questi mutamenti sono stati legati anche all’alternanza dei diversi leader politici alla sua guida. Nicolas Sarkozy, per ultimo, ha cercato di modernizzare il partito, che era reduce dalla sconfitta alle elezioni presidenziali del 2012 contro il candidato socialista Francois Hollande. L’ambizione dell’ex Capo di Stato era quella di rilanciare il centrodestra in vista delle consultazioni del 2017: un obiettivo che, con il senno di poi, non è stato raggiunto. Sin dal Congresso inaugurale, infatti, riemersero i dissidi interni alla destra neo gollista, già segnata da personalismi e scandali giudiziari. In quell’occasione vennero fischiati tanto Alain Juppé quanto François Fillon, due personalità di spicco che, nel giro di due anni, si sarebbero sfidate per il controllo dello schieramento.I toni trionfalistici della fondazione, dunque, avrebbero presto lasciato il campo a rivalità e problematiche interne.

 

Il progetto Republicains sembrò destinato, almeno inizialmente, ad avere un certo successo. Lo schieramento, guidato da Nicolas Sarkozy, si impose alle consultazioni regionali del 2015 trionfando in 7 regioni su 13 e superando il Partito Socialista al governo. Sullo sfondo, però, c’era il Fronte Nazionale di Marine Le Pen che riuscì ad ottenere quasi sei milioni e mezzo di voti in quella che fu la migliore performance della sua storia. La destra radicale non riuscì ad imporsi in alcuna regione e risentì del voto tattico espresso da diversi elettori che preferirono sostenere il partito di Nicolas Sarkozy per punire l’amministrazione socialista in carica. I Socialisti erano già entrati in una traiettoria discendente ed i Republicains avrebbero potuto approfittarne ma le cose andarono diversamente a causa del sorprendente esito delle primarie svoltesi nel 2016. Queste consultazioni videro la sconfitta, al primo turno, di Nicolas Sarkozy, che aveva fatto campagna con una piattaforma dura, basata sui concetti di legge ed ordine. L’ex presidente non riuscì ad entusiasmare i più moderati e finì terzo dietro il centrista Alain Juppe, considerato il favorito dai sondaggi ed il conservatore Francois Fillon. Sarkozy appoggiò al ballottaggio Fillon che poi sconfisse Juppe, indebolito da mesi di attacchi interni. Queste elezioni segnarono la fine della carriera di Sarkozy e l’inizio della fine per i Republicains.

Gli osservatori ne erano certi: le elezioni presidenziali del 2017 si sarebbero dovute concludere con la vittoria di Francois Fillon. Qualcosa, però, andò storto: Fillon venne travolto da uno scandalo ed al quale reagì accusando i media di un complotto nei suoi confronti. Il candidato non venne poi aiutato da un programma politico radicale che prevedeva anche il taglio di centinaia di migliaia di posti di lavoro dall’apparato burocratico statale, l’aumento della settimana lavorativa da 35 a 39 ore ed una lotta senza quartiere al radicalismo islamico. La candidatura di Emmanuel Macron sottrasse i voti moderati ai Republicains ed il risultato fu uno shock: Fillon si piazzò terzo ed il centrodestra venne escluso dal ballottaggio per la prima volta dal 1958. Gran parte dei Republicains appoggiò Emmanuel Macron al secondo turno.

Gli elettori dei Republicains sono tornati a scegliere, nel dicembre del 2017 e per la seconda volta in due anni, un nuovo leader che potesse guidare il movimento. Le primarie si sono concluse con la netta vittoria, al primo turno, del falco Laurent Wauquiez, esponente dell’ala destra del partito. L’assenza di sfidanti di peso ha consentito al neo-eletto di raggiungere il 74 per cento dei consensi e di poter evitare il ballottaggio. Le posizioni politiche di Wauquiez sono state da subito molto chiare: un certo euroscetticismo, ultraliberaliberalismo in ambito economico, toni duri sull’immigrazione senza poi dimenticare qualche sortita populista. Il radicalismo del nuovo leader venne accolto con un certo scetticismo dagli elementi più moderati dello schieramento, come Alain Juppé, Gerard Larcher e Xavier Bertrand. La retorica di Wauquiez ha portato i Republicains sempre più a destra e vicino alle posizioni espresse dal Fronte Nazionale: l’obiettivo era quello di ergersi come principale partito di opposizione dura e pura alla presidenza Macron e per fare ciò era inevitabile radicalizzarsi. Questa mossa, però, ha alienato i sostenitori meno radicali. Combattere Macron e la Le Pen utilizzando i temi della destra radicale si è rivelata una scommessa particolarmente ardita ma forse non così bizzarra se contestualizzata nel contesto in cui ha avuto luogo. In Francia, infatti, La Republique En Marche ha cannibalizzato gli elettori più moderati tanto a destra quanto a sinistra mentre partiti storici, come quello Socialista, sono praticamente scomparsi.

La presidenza di Laurent Wauquiez non ha portato nuova stabilità ai Republicains: il presidente si è infatti dimesso dopo il deludente risultato riscosso dal partito alle elezioni europee del maggio 2019. In quell’occasione il movimento di centrodestra ha ottenuto appena l’8.5 dei suffragi e si è piazzato al quarto posto: una sconfitta umiliante per uno degli ex-partiti dominanti della Quinta Repubblica francese. Il problema di fondo, per i Republicains, è che probabilmente Wauquiez ha ricoperto l’incarico sbagliato nel momento peggiore possibile: il ciclone Macron è riuscito a strappargli i voti dei moderati ed a cooptare verso la sua amministrazione una parte degli elettori di centro-destra mentre in ambito radicale Marine Le Pen è probabilmente risultata più carismatica. I problemi dei Republicains sono risultati evidenti anche dal drastico calo delle persone iscritte al partito, che sono passate dalle 235mila del 2017 alle 130mila del 2019.

Nuove elezioni primarie, svoltesi nell’ottobre del 2019, hanno portato all’elezione di Christian Jacob come presidente del partito. Jacob si è imposto al primo turno con oltre il 62 per cento dei voti riuscendo così a superare il candidato sovranista Julien Aubert e quello liberale Guillaume Larrivé. La partecipazione degli iscritti non è stata marginale: l’affluenza ha raggiunto il 47 per cento degli aventi diritto contro il 42 per cento del 2017. Il ruolo di Jacob dovrà essere quello di traghettare il centrodestra verso una nuova fase ed è già stato reso noto che non si candiderà alle presidenziali del 2022. Il nuovo leader ha esperienza, è stato tre volte ministro ed è un adepto di Jacques Chirac: la sua moderazione ed il suo buonsenso dovranno favorire un maggiore dialogo nel partito, la cui identità continua ad essere “di destra, aperta e popolare”.

Il profilo rassicurante e la natura federatrice della presidenza Jacob dovranno costruire le basi per lanciare un’efficace campagna presidenziale in vista dei comizi elettorali del 2022. Bisognerà vedere, però, quanto la nuova emergenza sanitaria causata dal Covid-19 (che ha infettato anche lo stesso Jacob) potrà influire su questi propositi e sviluppi: la pandemia, infatti, potrebbe causare importanti mutamenti sullo scenario politico francese ed indebolire oppure rafforzare le chance dei moderati di centro-destra. Il prossimo futuro sarà dunque particolarmente importante per capire in che direzione potrà muoversi il partito.

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