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La giornata da tragedia del 12 giugno 2024 segna l’estinzione politica del gollismo francese, che nella sua storia può vantare la costituzione della Quinta Repubblica transalpina? Saranno storici e analisti politici a decretarlo. Ma certamente nulla sarà più come prima per Les Republicains, il movimento della destra conservatrice moderata erede della tradizione che fa riferimento al generale Charles de Gaulle, “padre della patria” del Paese dalla seconda guerra mondiale alla costituzione dello Stato presidenziale.



Nulla sarà più come prima dopo che il partito si è spaccato: la direzione politica contro il segretario, Eric Ciotti, accusato di volersi alleare con il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella all’imminente elezione parlamentare ed espulso dal partito. Ciotti stesso contro i suoi (ex) dirigenti, accusati di tradire il mandato degli iscritti. Tutti contro tutti mentre il partito erede della tradizione politica centrale nel secondo dopoguerra francese rischia un doppio assorbimento. A destra, dal Rassemblement. Nella sua componente moderata, dal “frontismo” convocato dal presidente Emmanuel Macron per la battaglia finale del 30 giugno e 7 luglio.

Tutto congiura perché il partito erede del Raggruppamento per la Repubblica e dell’Unione per il Movimento Popolare, le formazioni storiche del gollismo, diventi insignificante dopo esser stato, da anni, ridotto sotto la soglia della doppia cifra politica.

E lo spazio d’azione sembra esser in via d’esaurimento per un campo che ha, negli scorsi decenni, tracciato le coordinate dello Stato francese. Tra cui si annovera un’agenda fondata sul rafforzamento della figura del presidente, sulla teorizzazione dell’indipendenza nazionale con la proiezione militare e atomica, sul rapporto con l’Europa funzionale alla moltiplicazione degli interessi francesi e sulla conciliazione della tradizione monarchica e centralista dello Stato transalpino con quella giacobina, nazionale e interclassista, istituzionalizzata dalla costituzione di Michel Debré, ultimo grande giurista di Francia.

Per i gollisti lo spazio d’azione si esaurisce perché oggi il verticismo è esercitato da un presidente, Macron, considerato espressione di un’élite urbana, parigina e dirigenziale, dunque lontano dall’ideale di unificatore della nazione come “monarca repubblicano” da cui la Costituzione di De Gaulle investiva l’inquilino dell’Eliseo. E il giacobinismo moderno è quello nativista e identitario del Rassemblement, nella cui storia confluisce l’animo conservatore della Francia profonda senza mai negare esplicitamente la presenza nel substrato storico del partito dell’eredità dello spirito reazionario proprio del governo collaborazionista di Vichy della Seconda guerra mondiale, nemesi di De Gaulle, campione della Resistenza.

La filosofia dei gollisti è stata sempre far sì che questi due principi potessero coesistere. Senza la coesistenza, c’è solo il tatticismo. Quello che porta il povero, inconsapevole Ciotti a giustificare con un grido d’aiuto il suo abbraccio con Le Pen: “Ne abbiamo bisogno”, ha detto. Il timore di essere spazzati via dai lepenisti o fagocitati elettoralmente ha prevalso nell’accettazione di un’alleanza da junior partner che buona parte della leadership gollista non ha accettato, perché strutturalmente inconcepibile per un partito storicamente di governo contendere per lo scettro del potere assieme a coloro che erano considerati, storicamente, reietti.

In queste ore molti a Parigi ricordano quando nel 2002 alle presidenziali Jean-Marie Le Pen si presentò al ballottaggio presidenziale contro il gollista Jacques Chirac, investito del sostegno trasversale di destra e sinistra, che vinse con uno schiacciante 82-18. La scelta politica di Ciotti, in termini di opportunismo politico, avrebbe una ragion d’essere. Ma per la storia che i Republicains si portano dietro è fin troppo: il 90% dei deputati e tutti i senatori gollisti hanno respinto l’accordo. Una reazione d’orgoglio, forse il canto del cigno di un partito che in queste ore si è scoperto peggio che in crisi, superfluo in una Francia dove la faglia più forte è quella tra centro e periferia. Quei due mondi che il gollismo prometteva, in nome dell’orgoglio nazionale, di unire. E che oggi sono invece l’oggetto del contendere.

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