“Se non sei di sinistra a 20 anni non hai cuore, ma se non sei di destra a 40 non hai cervello”. Tale aforisma, secondo svariate fonti attribuito a Winston Churchill ma senza ufficialità, è stato prodromico degli ideali, delle battaglie e degli orientamenti di voto di intere generazioni di giovani che, a partire dal 1968, hanno abbracciato entusiasticamente le istanze della sinistra – marxiste-leniniste e socialiste prima e liberal-progressiste dopo – in contrapposizione ai valori borghesi e conservatori dei loro genitori. Ma è ancora così?
Le elezioni europee sono alle porte e i partiti della destra radicale hanno il vento in poppa ma, secondo diversi istituti di sondaggio, il loro più che probabile exploit avverrà in parte grazie ai millenials (nati tra il 1980 e il 1997) e alla Generazione Z (nati tra il 1998 e il 2012). Strano a pensarsi, ma coloro che negli ultimi anni sono scesi nelle piazze per chiedere interventi contro il cambiamento climatico e l’affermazione dei diritti LGBT, sono ormai più sensibili alle sirene di chi predica un ritorno allo Stato nazionale e delle restrizioni all’iimigrazione di massa. Il motivo? È presto detto: lo European Youth Forum – associazione che riunisce le organizzazioni che rappresentano le nuove generazioni nei Paesi dell’Ue – ha pubblicato un rapporto in cui si mette nero su bianco che il benessere sociale ed economico dei giovani non cresce dal 2018. La pandemia, la guerra in Ucraina, in Medio Oriente e le crisi economiche innescate da questi eventi hanno reso le ragazze e i ragazzi più disillusi riguardo al futuro e più insoddisfatti della loro condizione di ormai perenne precariato.
Ecco allora che le difficoltà di accesso a un salario dignitoso, a un alloggio con affitto a buon mercato e alla costruzione di un mondo venturo senza la minaccia di un terzo conflitto mondiale, prendono il sopravvento sulle politiche green – soprattutto dopo gli ultimi impegni della Commissione Ue su auto elettriche e case green, difficili da sostenere per le classi meno agiate – e sulle campagne per i diritti civili, rendendo quasi certamente irreplicabile il successo dei Verdi o di altre formazioni progressiste come avvenuto alle europee del 2019.
I giovani e le destre: il feeling in Europa
Tra i tanti casi di feeling tra Gen Z e sovranisti conservatori che si registrano nel Vecchio Continente, il più interessante è la Francia. Secondo i rilevamenti, il Rassemblement national di Marine Le Pen veleggia verso il 32% e nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni si attesta primo partito con il 36% delle preferenze dei giovanissimi. Tale successo è in larga parte dovuto al carisma dell’astro nascente della destra d’oltralpe, Jordan Bardella, il 28enne a cui Madame Le Pen, nel 2022, ha ceduto lo scettro di comando nel partito, come frutto del processo di dédiabolisation attuato da Marine per rendere il partito rispettabile rispetto alle origini con suo padre Jean-Marie.
Il giovane, di origini italiane e nato nella banlieu parigina di Saint-Denis, è in grado di attirare elettori più giovani non solo per via della sua età, ma anche per la sua abilità nell’uso dei social network – gli strumenti più maneggiati dai giovani per seguire la campagna elettorale – dove, tra Instagram e TikTok, vanta più di 500mila follower. L’operazione Bardella sta talmente funzionando che, ormai, l’elettorato giovanile è considerato una colonna portante del consenso al Rn, se si considera che tra i giovani la sinistra radicale di Mélenchon è al 17% delle preferenze e Renaissance del presidente Macron al 6%.
Altro scenario di rilievo è quello olandese. Il Partito delle Libertà (PVV, l’acronimo in olandese) di Geert Wilders, noto per le sue posizioni anti immigrati, è riuscito nel 2023 ad affermarsi come primo partito nelle elezioni politiche con il consenso del 31% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, facendo leva sulla questione degli alloggi – tema molto caro ai ragazzi olandesi – proponendo di restringerne l’accesso agli stranieri. Stesse dinamiche si sono verificate in Portogallo dove André Amaral Ventura, leader della formazione Chega! che si traduce Basta! in italiano, in occasione delle legislative del 2024 ha conquistato il 25% dei suffragi degli under 30, avanzando proposte sulla questione abitativa a sostegno di giovani e di coppie under 40 e sfoggiando una retorica anti-Ue, le cui le politiche condannerebbero i giovani a una condizione economica insoddisfacente.
Nel panorama teutonico, il partito di estrema destra Alternative für Deutschland è al secondo posto nei sondaggi a pari merito con i socialdemocratici del cancelliere Olaf Scholz e può godere di un consenso tra i ragazzi dai 16 – età minima per votare in Germania – e i 29 anni pari al 14.5%, dato sorprendente se si pensa che fino a solo un anno fa i giovani votavano in massa per i verdi e i liberaldemocratici. Maximilian Krah, capolista alle europee di Afd e recentemente finito nella tempesta mediatica per l’invito a non generalizzare sulle SS nell’intervista a Repubblica, riscuote un discreto successo su TikTok dove si rivolge ai giovani con video dal montaggio accattivante, invitandoli a diffidare della sinistra per “la sua spinta verso la decrescita, che fondamentalmente promette ai giovani che saranno più poveri dei loro nonni e genitori”. Il successo di Afd si registra soprattutto nel Land della Turingia, ex feudo della formazione rossa Die Linke, dove si sta assistendo al travaso di voti giovanili dall’estrema sinistra all’estrema destra.
Una peculiarità che si riscontra in tutti i Paesi, anche in Belgio e in Finlandia dove i millenials e la Gen Z sono sempre più attratti dai conservatori, è che a votare a destra sono in maggioranza i ragazzi, mentre le ragazze tendono a preferire partiti più centristi e progressisti come i verdi. L’unica nazione in cui non il voto ai sovranisti è espresso in blocco monolitico senza differenze di sesso è la Francia.
I giovani e le destre: l’anomalia italiana
Se in tutta Europa si assiste a un chiaro spostamento dell’orientamento politico dei giovanissimi a destra, in Italia si assiste a una controtendenza: i partiti di centrosinistra hanno ancora una certa presa sull’elettorato meno anziano. Prendendo in esame i dati delle politiche del 2022, secondo le stime effettuate da Quorum/Youtrend per Sky tg24, a primeggiare tra gli elettori di età tra i 18 e i 24 anni è stato il Movimento 5 stelle con il 20%, sopra di molto la media nazionale del 15,4%, mentre al secondo posto si colloca il Pd con il 19% e FdI è solo terza con il 14%, ben distante dal 26% totale. Il sondaggio Ipsos, con un campione dai 18 ai 34 anni, conferma lo stesso scenario seppur con percentuali diverse. Da ciò si deduce che i giovani italiani, diversamente dai loro coetanei europei, premiano per lo più i partiti dell’area progressista, ma il dominio del Movimento 5 stelle merita una riflessione in più.
La natura del movimento fondato da Beppe Grillo è sempre stata trasversale e fino a non molto tempo fa dichiaratamente post ideologica, raccogliendo voti sia dal bacino di destra che di sinistra in tutte le classi di età. Con la leadership di Giuseppe Conte per il M5s si è assistito a uno smottamento che lo avvicina al centrosinistra, ma molti osservatori ritengono che su questioni socio-economiche (reddito di cittadinanza, salario minimo, ecc) sia più a sinistra del Pd, mentre su questioni etiche come i diritti civili sia più a destra del partito di Elly Schlein. Un programma così frastagliato, permette al M5s di essere percepito ancora come forza trasversale e post ideologica, dando modo ai ragazzi e alle ragazze di non passare da sinistra a destra, e viceversa, in modo così netto come avviene negli altri Paesi, forse proprio perché non c’è un contenitore politico analogo.
L’epoca post ideologica di cui siamo protagonisti, dovrebbe soddisfare tutti i nostri interrogativi riguardo alla migrazione dei Gen Z da sinistra a destra. Con l’avvento della globalizzazione negli anni Novanta e la fine della Guerra fredda, il liberalismo aveva trionfato sul comunismo e di fatto lo scontro tra idee avvenuto nel Novecento non aveva più ragion d’essere poiché un solo modello si era affermato a livello sociale, economico e culturale. Fino agli anni 2010, l’ordine della globalizzazione ha goduto di buona salute perché c’era entusiasmo per il libero mercato e il cosmopolitismo e, in Occidente, a intestarsi i successi sono state le sinistre. Adesso, non solo le ideologie continuano a latitare, ma il mondo globalizzato è entrato in forte crisi, a farne le spese sono proprio i più giovani e sono le destre a denunciarne le storture. Se consapevoli di ciò, il voto dei millennial e della Gen Z ai conservatori non dovrebbe destare alcun stupore.
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