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	<title>Moody&#039;s Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Apr 2021 06:45:45 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Moody&#039;s Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Effetto-Draghi e sponda Bce: il giudizio del rating non fa più paura</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/effetto-draghi-e-sponda-bce-il-giudizio-del-rating-non-fa-piu-paura.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 06:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Btp]]></category>
		<category><![CDATA[Moody's]]></category>
		<category><![CDATA[Rating]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="783" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Moody&#039;s" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys-300x196.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys-1024x668.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys-768x501.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>I tempi in cui, complice una non secondaria attenzione della stampa nazionale, i giudizi delle agenzie di rating internazionali erano attesi in Italia come vere e proprie ordalie, prove del nove decisive per la stessa sopravvivenza del sistema-Paese sembrano oggigiorno lontanissimi. Eppure non più tardi dell&#8217;era del governo gialloverde una narrazione spesso a senso unico propendeva per l&#8217;idea di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/effetto-draghi-e-sponda-bce-il-giudizio-del-rating-non-fa-piu-paura.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/effetto-draghi-e-sponda-bce-il-giudizio-del-rating-non-fa-piu-paura.html">Effetto-Draghi e sponda Bce: il giudizio del rating non fa più paura</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="783" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Moody&#039;s" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys-300x196.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys-1024x668.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Moodys-768x501.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>I tempi in cui, complice una non secondaria attenzione della stampa nazionale, i giudizi delle <strong>agenzie di rating </strong>internazionali erano attesi in Italia come vere e proprie ordalie, prove del nove decisive per la stessa sopravvivenza del sistema-Paese sembrano oggigiorno lontanissimi. Eppure non più tardi dell&#8217;era del <strong>governo gialloverde </strong>una narrazione spesso a senso unico propendeva per l&#8217;idea di un&#8217;Italia potenzialmente diretta verso il default qualora gli investitori internazionali che controllano gruppi come Moody&#8217;s, Standard &amp; Poor&#8217;s, Fitch e Dbrs avessero declassato il debito italiano a un rating <em>junk </em>(spazzatura) escludendolo di fatto dal perimetro degli acquisti di diversi fondi e organizzazioni internazionali.</p>
<p>Come se la finanza potesse esistere senza sponda politica, come se il giudizio dei mercati fosse parola divina: già allora la ristrettezza di vedute di un pensiero economicistico si scontrava con la realtà dei fatti che vedeva un <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/la-complessa-parabola-di-draghi-alla-bce.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quantitative easing</a> </strong>in piena azione a sostegno dei debiti pubblici dell&#8217;Eurozona. Un atto <strong>pienamente politico </strong>guidato dall&#8217;azione dell&#8217;allora governatore della Bce <strong>Mario Draghi</strong>. Il quale in un clima di ben diversa predisposizione d&#8217;animo e con una solidità ben più consolidata si prepara ora a doppiare, in tutta tranquillità, i primi scogli del rating.</p>
<h2>I voti in arrivo per l&#8217;Italia</h2>
<p>&#8220;Le revisioni sul merito di credito inizieranno domani sera con S&amp;P, per proseguire poi con Dbrs (30 aprile), Moody&#8217;s (7 maggio) e concludersi con Fitch (4 giugno)&#8221;, nota <em>Il Sole 24 Ore. </em>Un &#8220;fuoco di fila&#8221; che il governo Draghi si prepara ad affrontare con una predisposizione ben diversa da quella che contraddistingueva il <strong>governo Conte II </strong>per ragioni che prescindevano dalle scelte contingenti dell&#8217;esecutivo guidato dall&#8217;avvocato pugliese. L&#8217;effetto-Draghi, ovvero l<a href="https://it.insideover.com/politica/partiti-apparati-societa-partecipate-il-potere-in-italia-nellera-draghi.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">a chiamata al governo di una figura autorevole e tutt&#8217;altro che esclusivamente tecnica come il banchiere romano</a>, ha sicuramente un peso. Ma non basterebbe da sè a spiegare la ritrovata serenità del Paese di fronte al &#8220;giudizio&#8221; del rating senza un&#8217;analisi del contesto in cui l&#8217;Italia si trova ora e in cui si trovava un anno fa.</p>
<p>Tra marzo e aprile 2020 il nuovo, <a href="https://it.insideover.com/economia/la-bce-sta-cancellando-i-debiti-dei-paesi-dellue.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">poderoso intervento della <strong>Banca centrale europea </strong>doveva ancora prendere pienamente corpo</a>, la mobilitazione tra <a href="https://it.insideover.com/economia/la-bce-e-il-covid-uno-sforzo-da-3mila-miliardi-di-euro.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">interventi diretti e misure indirette di ben 3mila miliardi</a> di euro in dodici mesi dovevano ancora pienamente manifestarsi e le riflessioni espresse da <a href="https://www.ft.com/content/c6d2de3a-6ec5-11ea-89df-41bea055720b" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Draghi sul <em>Financial Times </em>riguardo</a> la fine del feticcio del <strong>debito pubblico </strong>erano in via di consolidamento nelle strategie politiche nazionali. Oggigiorno, dunque, più che le previsioni sul debito pubblico italiano (previsto in crescita al 158% per fine 2021) contano la rilevanza della <strong>sponda Bce, </strong>che di fatto sterilizza gran parte del rischio insito nei nostri Btp, e il vento positivo che vaccinazioni, politiche anti-cicliche e riaperture garantiscono per il superamento degli effetti economici della pandemia.</p>
<h2>Quale può essere il giudizio per il nostro Paese</h2>
<p>Marie-Anne Allier, gestore del fondo Carmignac Sécurité, ha dichiarato al <em>Sole </em>di ritenere in questo quadro estremamente improbabile un declassamento dell&#8217;Italia capace di far partire vendite forzate da parte degli investitori istituzionali. Ragionando con l&#8217;ottica dell&#8217;investitore istituzionale, in una fase di rendimenti decrescenti per la diffusione massiccia di grandi quote di liquidità le obbligazioni sovrane italiane risultano estremamente appetibili perchè sono quelle garantite dal maggior rendimento tra i Paesi europei di grande dimensione e uniscono alla garanzia data dalla strutturale solidità del sistema-Paese <strong>(<em>too big to fail, </em></strong>per usare un gergo finanziario) l&#8217;opportunità di estrarre rendimenti in un contesto volatile.</p>
<p>La sponda Bce è nuovamente vista come decisiva per la determinazione dei costi di provvista bassi indotti dall’intervento dell’Eurotower, che finanziando in maniera favorevole una parte dei nostri titoli permetterà a Roma di muoversi con maggiore serenità sui mercati, come del resto notato già da big della finanza statunitense quali <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/perche-la-finanza-usa-ora-consiglia-i-btp-italiani.html">BlackRock e Goldman Sachs,</a></strong><a href="https://it.insideover.com/economia/perche-la-finanza-usa-ora-consiglia-i-btp-italiani.html"> che nel 2020 hanno puntato sui Btp ritenendoli un ottimo prodotto di investimento.</a></p>
<p>&#8220;Un migliore contesto politico italiano, una Bce molto accomodante e l&#8217;imminente lancio del Recovery Fund dovrebbero fornire supporto al rating&#8221; secondo gli analisti di <strong>Barclays Capital</strong>. Per il governo Draghi la vera sfida non sta dunque nella sostenibilità del debito pubblico, già garantita in questa fase emergenziale dal contesto strutturale, <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-il-rilancio-dellitalia-passa-dalluso-strategico-del-debito.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ma dal suo uso strategico</a> e dalla capacità di mobilitare a sostegno di un grande progetto nazionale le migliori energie del sistema-Paese. La valutazione dell&#8217;attuale round di emissioni del <a href="https://it.insideover.com/schede/economia/che-cosa-sono-i-btp.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Btp</a> Futura sarà un banco di prova non da poco per Roma, così come lo saranno i giudizi <a href="https://it.insideover.com/economia/unire-ristori-e-crescita-la-scommessa-di-draghi-sulleconomia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sui nuovi <strong>decreti </strong>che contengono misure</a> per la crescita, in attesa della sfida-chiave del Recovery. Il vero rating per l&#8217;Italia saranno i tassi di crescita di prodotto interno e occupazione che le misure del governo Draghi sapranno garantire negli anni a venire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/effetto-draghi-e-sponda-bce-il-giudizio-del-rating-non-fa-piu-paura.html">Effetto-Draghi e sponda Bce: il giudizio del rating non fa più paura</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Moody&#8217;s avverte l&#8217;Italia: rischia un&#8217;ondata di default dal basso</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/moodys-avverte-litalia-rischia-unondata-di-default-dal-basso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2021 18:59:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Moody's]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Crisi dell&#039;economia tedesca (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-768x603.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-1024x803.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nei prossimi anni l&#8217;Italia dovrà prendere in considerazione un&#8217;ondata di crisi bancarie e di fallimenti di comuni ed enti locali come possibile fattore di dissesto del suo sistema economico-finanziario. L&#8217;agenzia di rating Moody&#8217;s, nei mesi scorsi sicuramente la più clemente e comprensiva verso le difficoltà del sistema-Paese, lancia ora l&#8217;allarme sul tema. Indicando nell&#8217;Italia, assieme a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/moodys-avverte-litalia-rischia-unondata-di-default-dal-basso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/moodys-avverte-litalia-rischia-unondata-di-default-dal-basso.html">Moody&#8217;s avverte l&#8217;Italia: rischia un&#8217;ondata di default dal basso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Crisi dell&#039;economia tedesca (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-768x603.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-1024x803.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nei prossimi anni l&#8217;Italia dovrà prendere in considerazione un&#8217;ondata di crisi bancarie e di fallimenti di comuni ed enti locali come possibile fattore di dissesto del suo sistema economico-finanziario. L&#8217;agenzia di rating <strong>Moody&#8217;s, </strong>nei <a href="https://it.insideover.com/economia/quellasse-tra-bce-francia-e-moodys-per-salvare-il-rating-italiano.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mesi scorsi sicuramente la più clemente e comprensiva verso le difficoltà del sistema-Paese</a>, lancia ora l&#8217;allarme sul tema. Indicando nell&#8217;Italia, assieme a Francia e Spagna, il ventre molle dell&#8217;Eurozona per le criticità economiche legate alla pandemia e le incertezze su una pronta uscita dalla doppia trappola sanitaria e economico-sociale. Un lungo tunnel al termine del quale si stenta a rivedere la luce.</p>
<p>E se nel contesto macroeconomico comunitario il sostegno della <strong>Banca centrale europea </strong>e le politiche di bassi tassi aiutano gli Stati a finanziarsi vantaggiosamente e a essere posti al riparo dagli attacchi speculativi, é a livello locale che Paesi come l&#8217;Italia devono temere le buriane più minacciose. La sovrapposizione tra l&#8217;aumento delle <strong>sofferenze bancarie </strong>e la crescita delle situazioni di dissesto negli enti locali può creare un combinato disposto che, nel prossimo biennio, rischia di mettere al tappeto ogni prospettiva di rilancio dell&#8217;Italia e di impantanarne l&#8217;economia con un nuovo ridimensionamento dopo la batosta della Grande Recessione.</p>
<p><a href="https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/default-italiano-parte-basso-moody-39-nostri-comuni-257776.htm?fbclid=IwAR17kIOUGHsVtJvBuunYxDJREEEtpcgHCb881dUYViC-03_9GZsCrke2mOo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come fa notare <em>La Stampa, </em></a>&#8220;Secondo le stime della banca angloasiatica Hsbc, le sofferenze bancarie italiane passerebbero dai 116 miliardi di euro di fine 2019 ai 196 dell&#8217;anno in corso&#8221; e non é un caso che la stessa Bce tema un&#8217;ondata di default sui prestiti garantiti alle imprese, per quanto le autorità europee abbiano recentemente messo in campo, nel peggior momento possibile, <a href="https://it.insideover.com/politica/banche-recovery-tasse-e-alleanze-le-sfide-dellitalia-nellue.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la <strong>devastante riforma </strong></a>sulla dichiarazione di insolvenza (per la quale bastano 90 giorni) che rischia di portare a un&#8217;impennata dei crediti deteriorati in pancia alle nostre banche. Moody&#8217;s classifica l&#8217;Italia come uno dei Paesi a maggior rischio di una crisi bancaria, e inoltre ritiene che nei prossimi mesi molti enti locali saranno costretti a rinegoziare i propri debiti e le proprie passività, messi in difficoltà dal crollo delle entrate (dall&#8217;imposizione fiscale ordinaria a loro spettante agli ingressi per turismo, attività industriali e servizi) e dalle dure <strong>discipline di bilancio</strong>.</p>
<p>&#8220;I Comuni rischiano il default, rischiano di non dare più l&#8217;assistenza domiciliare ad anziani e disabili, di non potere più pulire le città, né fare la manutenzione delle strade, di non avere i soldi per nidi e materne&#8221;, aveva avvertito a maggio Virginio Merola, sindaco di Bologna del Partito Democratico, preoccupato dal travolgente aumento delle difficoltà finanziarie della sua e di altre città. La città felsinea, ai tempi, lamentava un buco di bilancio di 30 milioni di euro e Merola, <a href="https://www.repubblica.it/politica/2020/05/28/news/comuni_a_rischio_default_merola_non_abbiamo_piu_entrate_il_governo_nomini_i_sindaci_commissari_per_l_edilizia_scolastica_-257822648/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">intervistato da <em>Repubblica, </em>chiedeva sostegno e attenzione da parte del governo.</a> L&#8217;Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), parimenti, ha richiesto al governo fondi e risorse, ma non ha voluto affrontare i problemi strutturali che negli ultimi venti anni hanno progressivamente depauperato i Comuni, primo fra tutti l&#8217;imposizione del <strong>patto di stabilità </strong>e dell&#8217;austerità di bilancio agli enti locali, che penalizza particolarmente i comuni più piccoli.</p>
<p>Ma negli anni a venire la situazione rischia di essere sempre più drammatica. Già nel 2019, quando si dibatteva del cosiddetto provvedimento <strong>Salva-Roma, </strong><a href="http://www.cafoscari.eu/studi/public/elen_comu.php?sort=abit%20DESC" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia aveva lanciato allarmanti notizie dopo aver analizzato lo stato finanziario dei comuni italiani.</a> Roma era allora gravata da un debito-monstre di 12 miliardi di euro, 592 amministrazioni locali nello scorso trentennio hanno dichiarato il &#8220;dissesto finanziario&#8221;, ovvero sono state definite &#8220;incapaci di assolvere alle funzioni e ai servizi indispensabili&#8221; o non sono riusciti a far fronte ai creditori &#8220;con il ripristino dell’equilibrio di bilancio&#8221;, mentre un decimo dei comuni italiani, circa 800, ha rischiato la bancarotta. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/10/catania-per-il-dissesto-del-comune-la-procura-della-corte-dei-conti-chiede-di-interdire-lex-sindaco-bianco-sanzione-da-12-milioni/5829818/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Catania</a> è andata in dissesto nel 2018 e rappresenta la città italiana più popolosa a essere ora &#8220;commissariata&#8221; sotto il profilo finanziario. Dal 2017 al 2019, riporta la Ca&#8217; Foscari, tra i capoluoghi di provincia con più di 50mila abitanti sono andate in dissesto Cosenza, Benevento, Terni e Caserta.</p>
<p>Situazioni drammatiche su cui la fine delle politiche emergenziali sul fronte interno rischia di impattare ulteriormente. Dal rinvio delle scadenze fiscali al blocco dei licenziamenti, passando per la presenza di forti sussidi pubblici a imprese e lavoratori, per ora il governo ha pompato aria nel sistema senza strutturare <strong>risposte </strong>di lungo periodo per l&#8217;industria, i cittadini, <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-il-rilancio-del-nord-italia-e-cruciale-per-il-paese.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">i territori</a>. E la fragilità alle fondamenta rischia di inficiare qualsiasi <strong>speranza di ripresa</strong> e di ridimensionare ulteriormente un&#8217;economia nazionale già provata da anni di recessione e stagnazione. L&#8217;allarme di Moody&#8217;s invita a leggere la questione in maniera organica e ad ammettere che i problemi prodotti dalla pandemia impatteranno a lungo, accelerando situazioni di rischio preesistenti. Particolarmente critica è la situazione degli enti locali, che a cascata può travolgere anche il fronte delle casse statali: un cambio di paradigma sulla gestione dei fondi da parte dei comuni e una maggiore libertà da vincoli di bilancio eccessivamente stringenti appaiono ora più che mai necessità inderogabili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/moodys-avverte-litalia-rischia-unondata-di-default-dal-basso.html">Moody&#8217;s avverte l&#8217;Italia: rischia un&#8217;ondata di default dal basso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le agenzie di rating fanno tremare il Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/le-agenzie-di-rating-fanno-tremare-il-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 14:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitch]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo monetario internazionale (Fmi)]]></category>
		<category><![CDATA[Moody's]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[S&P]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gulf Oil petrolio Golfo deserto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il crollo del mercato petrolifero le principali agenzie di rating stanno iniziando a declassare il debito sovrano dei Paesi produttori e ora le prospettive per le ricchissime potenze del Golfo Persico, fortemente dipendenti dall’oro nero, non sembrano più così rosee come un tempo. I Paesi che fanno parte del Consiglio di cooperazione del Golfo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/le-agenzie-di-rating-fanno-tremare-il-golfo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gulf Oil petrolio Golfo deserto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con il crollo del mercato petrolifero le principali agenzie di rating stanno iniziando a declassare il debito sovrano dei Paesi produttori e ora le prospettive per le ricchissime potenze del Golfo Persico, fortemente dipendenti dall’oro nero, non sembrano più così rosee come un tempo.</p>
<p>I Paesi che fanno parte del <strong>Consiglio di cooperazione del Golfo</strong> <strong>(GCC)</strong>, ovvero Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, stanno vedendo sgretolarsi rapidamente le loro finanze pubbliche a causa dei ribassi del prezzo del greggio: un fenomeno che non è certo passato inosservato davanti agli occhi sempre vigili delle più importanti agenzie di rating.</p>
<p><a href="https://www.fitchratings.com/research/sovereigns/oil-coronavirus-impact-on-gcc-sovereigns-12-05-2020">Come ha riportato in un recente studio Fitch Ratings</a>, gli accordi dell’<strong>Opec Plus</strong> per ridurre la produzione di petrolio e gli ulteriori tagli annunciati dall&#8217;Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti e dal Kuwait spingeranno i bilanci dei paesi del GCC verso un deficit ancora più acuto a causa del crollo dei prezzi.</p>
<p>Secondo Fitch, inoltre, i tagli alla produzione di greggio contribuiranno anche a una forte contrazione della produzione economica nel suo complesso, insieme a una recessione “senza precedenti” nelle economie non petrolifere che fanno parte del gruppo GCC.</p>
<h2>I bond di Oman e Bahrain sono al livello “spazzatura”</h2>
<p>Sulla scia di un semestre da incubo per l’industria del prezioso fossile, alla fine del mese scorso il rating dell&#8217;<strong>Oman</strong> è stato tagliato per la seconda volta dall’inizio del 2020 da parte di <strong>Moody’s Investor Service</strong>. L’agenzia di rating ha infatti declassato il debito sovrano del Paese a <strong>Ba3</strong>, ovvero il terzo livello più basso nella sua scala di non investimento, e ha rivisto le sue prospettive in negativo ritenendo che uno scenario di prezzi bassi per il petrolio inciderà fortemente sulle entrate del sultanato.</p>
<p>Già a marzo, Moody’s aveva messo l&#8217;Oman sotto la sua lente d’ingrandimento per un possibile declassamento, affermando che la scarsa forza fiscale di Mascate avrebbe inciso pesantemente sulla sua situazione finanziaria. Ora la valutazione di Moody’s si affianca alla stessa indicata in precedenza da <strong>Standard &amp; Poor&#8217;s</strong> e risulta di un gradino inferiore rispetto a quella di <strong>Fitch Ratings</strong>.</p>
<p><a href="https://www.moodys.com/research/Moodys-downgrades-Omans-rating-to-Ba3-changes-outlook-to-negative--PR_426102">Come si legge nel report dell’agenzia newyorkese</a>, &#8220;Il declassamento riflette la conclusione che in un contesto di prezzo del petrolio più basso &#8211; che Moody&#8217;s ora suppone continuerà nel medio termine &#8211; è improbabile che il governo sarà in grado di compensare in modo significativo la perdita di entrate petrolifere ed evitare un deterioramento esteso e duraturo del debito e delle sue metriche di accessibilità o l’erosione dei suoi buffer fiscali e in valuta estera&#8221;.</p>
<p>Moody ha infatti rivisto le sue stime sul prezzo del <strong>Brent</strong> per il 2020 a una media di 35 dollari al barile e di 45 dollari al barile per il 2021. Livelli lontanissimi dai prezzi che l’Oman e gli altri Paesi del Golfo erano abituati a vedere prima della crisi innescata dal Covid-19.</p>
<p>C’è però da sottolineare che, sebbene l’Oman sia l’economia più debole del gruppo GCC, non è l’unica nazione del Golfo ad aver subito la “scure” delle agenzie di rating.</p>
<p>Tra le petro-economie che si affacciano sul Golfo Persico, le cose non vanno meglio neppure per il <strong>Barhain</strong>, anch’esso retrocesso nell’area di non investimento secondo il giudizio di Moody’s, S&amp;P e Fitch.</p>
<p>Sia i titoli di Stato del Bahrain che quelli dell’Oman risultano quindi classificati come &#8220;<strong>spazzatura&#8221;</strong> dai tre principali valutatori di credito e non c’è da stupirsene visto che il <strong>Fondo monetario internazionale</strong> prevede che il loro deficit di bilancio supererà quest&#8217;anno il 15% del prodotto interno lordo.</p>
<p>Il problema è che, per coprire i loro debiti ed evitare di pesare sull&#8217;economia dell’intera regione, anche le prospettive per le nazioni più forti del Golfo stanno ora peggiorando agli occhi delle agenzie.</p>
<h2>Anche l’Arabia Saudita trema</h2>
<p>Già a marzo le tre big del rating avevano avvertito che il forte calo dei prezzi dell’oro nero, se sostenuto, avrebbe causato un&#8217;ondata di declassamenti sui titoli sovrani e pesanti tagli di rating sulle compagnie petrolifere.</p>
<p>Il principal analyst di Fitch per il Medio Oriente e l’Africa, Jan Friederich, <a href="https://www.reuters.com/article/us-oil-ratings-sovereign-fitch/rating-agencies-warn-oil-slump-could-trigger-blizzard-of-downgrades-idUSKBN20X2PD">ha riferito a Reuters</a> che “I paesi che si trovano in una posizione più debole e hanno un tasso di cambio fisso sono ovviamente particolarmente vulnerabili&#8221;.</p>
<p>Ma per quanto concerne i singoli Paesi, l’analista ha anche fatto notare che pure la ricchissima <strong>Arabia Saudita</strong> potrebbe presto trovarsi in difficoltà. Friederich ha spiegato che, nonostante le riserve finanziarie di Riyadh e il suo miliardario fondo sovrano costituiscano un importante “cuscinetto” di protezione, non vi è comunque un &#8220;margine di manovra infinito&#8221; all’interno del rating assegnato al Paese e anche questo buffer, come viene definito in termini più tecnici, potrebbe venire meno.</p>
<p>Che la situazione per l&#8217;Arabia Saudita non sia più così florida come un tempo lo si intende poi dal fatto che le prospettive per il regno siano state ridotte a negative da stabili da parte di Moody’s a causa del crollo dei prezzi del petrolio e della pandemia che ha fatto precipitare le riserve della monarchia saudita al minimo in quasi un decennio.</p>
<p>La società di rating (che aveva declassato l&#8217;Arabia Saudita per l’ultima volta nel 2016) ha comunque mantenuto il rating sovrano ad<strong> A1</strong>, il suo quinto grado più alto, dando una valutazione lievemente più ottimista di quelle fornite dalle colleghe Fitch e S&amp;P.</p>
<p><a href="https://www.moodys.com/research/Moodys-changes-the-outlook-on-Saudi-Arabias-rating-to-negative--PR_423521">Come hanno scritto gli analisti di Moody’s guidati da Lucie Villa</a> &#8220;Le prospettive negative riflettono un aumento dei rischi al ribasso per la forza fiscale dell&#8217;Arabia Saudita derivante dal grave shock della domanda mondiale di petrolio e dei prezzi innescati dalla pandemia di coronavirus”.</p>
<p>Nella motivazione della revisione dell&#8217;outlook da parte di Moody’s, gli analisti mettono poi in guardia sul fatto che &#8220;un brusco rallentamento della crescita del PIL deprimerà anche le entrate del settore non petrolifero&#8221;.</p>
<h2>I conti pubblici dipendono dal petrolio</h2>
<p>Per i Paesi del Golfo l’industria petrolifera non è solo il settore trainante dell’economia. Si tratta di nazioni che necessitano delle entrate garantite dal petrolio per ripagare la spesa pubblica e bilanciare il loro budget fiscale. Per questo la crisi dell’oil market si riflette direttamente anche nei conti Statali e, di conseguenza, nel giudizio inflessibile delle agenzie di rating sul debito sovrano.</p>
<p>Basti pensare che con il prezzo del Brent crollato a marzo e aprile e attualmente a circa 43 dollari al barile, l&#8217;Arabia Saudita è lontanissima dal livello di prezzo che servirebbe per bilanciare il proprio budget, stimato in circa 76 dollari al barile secondo le cifre fornite dal Fondo monetario internazionale.</p>
<p>Per il Bahrain, l’FMI indica che il prezzo del petrolio per raggiungere il <strong>fiscal breakeven</strong> nel 2020 dovrebbe essere pari ad addirittura 95,6 dollari al barile e di 84,4 per il 2021, mentre all’Oman servirebbe un prezzo al barile di 86,8 dollari quest’anno e di 79,8 il prossimo per bilanciare il proprio budget.</p>
<p>Ma come ha anche rivelato Frank Gill, uno dei maggiori analisti di<strong> S&amp;P</strong>, nessun paese del Golfo è davvero in grado di bilanciare il proprio budget con il petrolio a 40 dollari al barile e solo il <strong>Qatar</strong> e il <strong>Kuwait</strong> riescono a far quadrare i conti pubblici con il prezzo del greggio ad almeno 50 dollari al barile.</p>
<p>&#8220;Tranne nel caso degli esportatori con riserve fiscali molto basse, ciò che conta è dove i prezzi del petrolio si andranno a stabilizzare il prossimo anno, e ciò dipende dal fatto che l&#8217;economia globale possa riprendersi in modo significativo&#8221;, ha affermato Gill.</p>
<p>Si tratta di un problema comune a tutti quei Paesi che dipendono fortemente dalle esportazioni di petrolio e i cui bilanci sono legati direttamente al valore di questa preziosa materia prima.</p>
<p>Così, la crisi petrolifera innescata dal Covid-19 ha dato un primo assaggio di un futuro sempre meno dipendente dall&#8217;oro nero, la cui domanda è destinata a ridursi notevolmente nei prossimi decenni. Una situazione che spingerà ancora di più le benestanti nazioni del Golfo a diversificare le loro economie e ad accelerare quel processo di transizione che molti, in primis l’Arabia Saudita, vedono come fondamentale per non rimanere impantanati nel deserto mentre il resto del mondo va avanti.</p>
<p>Ciò che però emerge con ancora più chiarezza dopo gli ultimi downgrade delle agenzie di rating è che il conto da pagare per la stretta dipendenza dal greggio è già arrivato e probabilmente rimarrà piuttosto salato ancora per parecchi mesi.</p>
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		<title>Moody&#8217;s e Dbrs: il venerdì di fuoco per l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/moodys-e-dbrs-il-venerdi-di-fuoco-per-litalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 17:42:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca centrale europea (Bce)]]></category>
		<category><![CDATA[Btp]]></category>
		<category><![CDATA[Moody's]]></category>
		<category><![CDATA[Rating]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1492" height="750" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Conte-e-Gualtieri-in-Senato-sul-Mes-La-Presse-e1575536237275.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gualtieri Mes" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Conte-e-Gualtieri-in-Senato-sul-Mes-La-Presse-e1575536237275.jpg 1492w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Conte-e-Gualtieri-in-Senato-sul-Mes-La-Presse-e1575536237275-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Conte-e-Gualtieri-in-Senato-sul-Mes-La-Presse-e1575536237275-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Conte-e-Gualtieri-in-Senato-sul-Mes-La-Presse-e1575536237275-1024x515.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1492px) 100vw, 1492px" /></p>
<p>La giornata di venerdì 8 maggio sarà cruciale per il nostro Paese: dopo la conferma del rating da parte di Standard&#38;Poor&#8217;s e il declassamento di Fitch, le ultime due principali agenzie di rating, Moody&#8217;s e Dbrs, si esprimeranno per decidere l&#8217;aggiornamento del loro giudizio sul nostro debito pubblico. Sull&#8217;Italia pende la spada di Damocle del declassamento. Dbrs, la giovane e dinamica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/moodys-e-dbrs-il-venerdi-di-fuoco-per-litalia.html">[...]</a></p>
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<p>Sull&#8217;Italia pende la spada di Damocle del declassamento. Dbrs, la giovane e dinamica agenzia canadese che rappresenta la new entry in un settore storicamente oligopolistico, favorisce il nostro Paese attribuendogli un rating di Bbb+, ben lontano dalla soglia limite per definire un titolo spazzatura, mentre Moody&#8217;s, storicamente l&#8217;agenzia più severa con l&#8217;Italia, prezza il <strong>titolo italiano </strong>al limite del livello <strong>junk</strong>. Il suo Baa3 equivale all&#8217;ultimo stadio prima che i Btp vengano declassati sotto quello che il mercato ritiene il livello di guardia della sostenibilità.</p>
<p>Allo stato attuale delle cose, un declassamento di Moody&#8217;s non appare come una prospettiva realistica. La crisi del<strong> coronavirus</strong>, paradossalmente, fa da &#8220;cuscinetto&#8221;: tutta l&#8217;Europa deve dibattersi nell&#8217;incertezza e subire i guai economici e politici della risposta alla pandemia e allo tsunami industriale e finanziario in atto, e l&#8217;estrema simmetria della crisi cancella, per ora, lo spettro di un <strong>problema italiano </strong>all&#8217;interno del contesto europeo. Al tempo stesso, recentemente, la <strong>Banca centrale europea</strong>, stimolata dall&#8217;azione-tampone di Goldman Sachs e BlackRock sui Btp e dai timori della <strong>finanza francese </strong>di un default dell&#8217;Italia, ha dichiarato che acquisterà anche <a href="https://it.insideover.com/economia/quellasse-tra-bce-francia-e-moodys-per-salvare-il-rating-italiano.html">titoli prezzati a livello <em>junk </em></a>da una delle maggiori agenzie di rating.</p>
<p>“La Bce sta agendo per limitare l’azione prociclica delle agenzie di rating, e per proteggere i debiti sovrani come quello dell’Italia dai downgrade. Le aziende e le piccole e medie imprese che emettono <strong>bond high-yield</strong> &#8211; ha fatto notare al <em>Financial Times </em>Alberto Gallo, portfolio manager presso l’hedge fund Algebris Investments &#8211; rappresentano una grande parte dell’economia. È importante che l’aiuto non vada solo alle grandi società”. Un declassamento non metterebbe l&#8217;Italia al sicuro dalla <strong>fuga dei fondi d&#8217;investimento </strong>dalla scelta di puntare sul nostro debito pubblico, con effetti sistemici sull&#8217;economia nel suo insieme.</p>
<p>Preludio del declassamento potrebbe però essere un processo di <strong>conferma del rating </strong>ma con indicazione di peggioramento dell&#8217;outlook economico previsto per i prossimi mesi. Questo indicherebbe sicuramente un pericoloso trend ribassista ai mercati, già scossi nelle scorse sedute da un incremento dello <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/parametro-tecnico-arma-politica-due-diversi-volti-dello-spread.html">spread tra Btp e Bund</a></strong>, impennatosi attorno quota 250 nonostante l&#8217;effetto calmiere dell&#8217;intervento dell&#8217;Eurotower.</p>
<p>Il pericolo principale, in caso di ribasso dell&#8217;outlook o declassamento, viene come detto dai fondi. <a href="https://www.finanzaonline.com/notizie/btp-ora-tocca-a-moodys-con-rating-junk-salva-italia-bce-non-potra-impedire-cacciata-dai-fondi">Spiega <em>Finanza Online</em>:</a> &#8220;Ci sono per esempio i<strong> fondi pensione </strong>o i<strong> fondi assicurativi</strong>, che acquistano solo bond che hanno rating buy&#8221;, escludendo per statuto ogni titolo spazzatura, indipendentemente dalla manovra della Bce. Vi sono indici e fondi che non contano il rating, positivo per noi, di Dbrs, come <strong>Markit</strong> e<strong> Bloomberg/Barclays, </strong>fondando sul rating delle tre grandi del settore il loro giudizio su un Paese. E ci sono anche <strong>i fondi passivi</strong>, come gli <strong>Etf</strong>, che replicano i vari indici, e che sono <a href="https://www.reuters.com/article/italy-bonds-ratings/follow-the-money-why-the-junk-rating-threat-matters-for-italy-idUSL8N2CN6RL">costretti a vendere</a> quando un credito perde l’investment-grade ovvero non arriva neanche alla sufficienza nella scala dei voti delle agenzie di rating.</p>
<p>I fondi sono costretti a vendere perché gli indici che replicano, una volta avvenuta la bocciatura, cacceranno i debiti sovrani o corporate in questione. E su questo la Bce può fare ben poco. Lo spiraglio per un attacco speculativo contro il debito italiano non è ancora chiuso: ma in questo caso, chi potrebbe mai seguire le manovre dei fondi sapendo che l&#8217;Italia crollerebbe non da sola, ma assieme al resto di un&#8217;Europa ferita? Questa certezza di una possibile reazione a catena è forse ciò che più lascia presagire una conferma del rating</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/moodys-e-dbrs-il-venerdi-di-fuoco-per-litalia.html">Moody&#8217;s e Dbrs: il venerdì di fuoco per l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quell&#8217;asse tra Bce, Francia e Moody&#8217;s per salvare il rating italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/quellasse-tra-bce-francia-e-moodys-per-salvare-il-rating-italiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 09:42:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca centrale europea (Bce)]]></category>
		<category><![CDATA[BlackRock]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Goldman Sachs]]></category>
		<category><![CDATA[Moody's]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="804" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924-300x126.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924-768x321.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924-1024x429.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Banca centrale europea ha recentemente annunciato l&#8217;ampliamento degli acquisti nel contesto dei programmi anti-pandemia anche ai titoli che le agenzie di rating escludono dal perimetro dei prodotti degni di attività di investimento, abbattendo il loro giudizio a junk (spazzatura) e paragonando la movimentazione di risorse su di essi a una speculazione. L&#8217;Eurotower guidata da Christine Lagarde prova a correggere la rotta dopo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/quellasse-tra-bce-francia-e-moodys-per-salvare-il-rating-italiano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quellasse-tra-bce-francia-e-moodys-per-salvare-il-rating-italiano.html">Quell&#8217;asse tra Bce, Francia e Moody&#8217;s per salvare il rating italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="804" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924-300x126.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924-768x321.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8476009-e1578840401924-1024x429.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Banca centrale europea </strong>ha recentemente annunciato l&#8217;ampliamento degli acquisti nel contesto dei <strong>programmi anti-pandemia </strong>anche ai titoli che le <a href="https://it.insideover.com/economia/uno-scontro-tra-bce-e-agenzie-cosa-succede-ai-titoli-italiani.html">agenzie di rating</a> escludono dal perimetro dei prodotti degni di attività di investimento, abbattendo il loro giudizio a <em>junk </em>(spazzatura) e paragonando la movimentazione di risorse su di essi a una speculazione.</p>
<p>L&#8217;Eurotower guidata da <strong>Christine Lagarde </strong>prova a correggere la rotta dopo i disastri di marzo, quando l&#8217;indecisioni della governatrice francese e diversi errori comunicativi contribuirono a scatenare la tempesta finanziaria sui mercati europei, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-lunedi-nero-di-piazza-affari-peggio-della-crisi-del-2008.html">di cui l&#8217;Italia ha pagato il prezzo più caro.</a></p>
<p>La mossa della Bce ha anticipato sul filo di lana il giudizio dell&#8217;agenzia di rating Standard&amp;Poor&#8217;s, di cui si temeva un declassamento del debito italiano che avrebbe prodotto numerosi scossoni al nostro sistema finanziario, penalizzato enormemente il valore e la liquidità dei Btp, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-nuovo-btp-italia-studiato-dal-tesoro-contro-la-crisi.html">che nelle ultime settimane ha rappresentato una boccata d&#8217;ossigeno per l&#8217;Italia</a>, e mandato in crisi i detentori di titoli del settore bancario.</p>
<p>S&amp;P, poi, ha mantenuto a livello <em>investment-grade </em>il giudizio sui titoli di Stato di Roma, ma la tensione riguardo un possibile declassamento non si è ancora smorzata. Ha aiutato, senz&#8217;altro, l&#8217;appoggio fornito all&#8217;Italia da un&#8217;altra agenzia di taglia inferiore, <strong>Moody&#8217;s, </strong>secondo cui ci sono le prospettive per evitare, nel suo giudizio il prossimo 8 maggio, un declassamento dei Btp a spazzatura.</p>
<p>Per Roma Moody&#8217;s prevede, come scenario di riferimento, una pesante contrazione dell&#8217;economia nella prima metà dell&#8217;anno, seguita da un recupero a partire al terzo trimestre, con un forte rimbalzo e un ritorno alla crescita nel 2021. <a href="https://www.milanofinanza.it/news/moody-s-le-tre-condizioni-perche-l-italia-resti-investment-grade-202004241057102015">Come sottolinea <em>Milano Finanza, </em>&#8220;</a><strong>Kathrin Muehlbronner</strong>, senior vice President di Moody&#8217;s, mette le mani avanti usando una cerca cautela. E spiega che questo caso base si fonda su tre fatti che dovranno essere confermati: il primo è che l&#8217;economia inizerà il percorso di recupero a partire dal terzo trirmestre in poi. Il secondo è che costi di provvista bassi permetteranno al governo di gestire un livello di debito più alto. Il terzo è che l&#8217;Italia presenti a breve-medio termine un piano fiscale attendibile per ridurre  il debito nei prossimi anni&#8221;.</p>
<p>Insomma, la sponda Bce è nuovamente vista come decisiva per la determinazione dei &#8220;costi di provvista bassi&#8221; indotti dall&#8217;intervento dell&#8217;Eurotower, che finanziando in maniera favorevole una parte dei nostri titoli permetterà a Roma di muoversi con maggiore serenità sui mercati, come del resto notato già da big della finanza statunitense quali <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/perche-la-finanza-usa-ora-consiglia-i-btp-italiani.html">BlackRock e Goldman Sachs.</a> </strong>L&#8217;origine francese della Lagarde deve ricordarci che anche <strong>Parigi </strong>è tra le capitali maggiormente interessate a evitare che si scateni una tempesta finanziaria sull&#8217;Italia in questa fase cruciale. In primo luogo per ragioni sistemiche, dato che una crisi asimmetrica nel cuore dell&#8217;Eurozona la danneggerebbe in prima persona, in secondo luogo per la pesante presenza della finanza francese nel <a href="https://it.insideover.com/politica/i-crediti-francesi-verso-litalia-che-macron-non-vuol-perdere.html">mercato dei titoli italiani</a>.</p>
<p>Dei <strong>425 miliardi di euro</strong> di debito pubblico italiano in mano a istituzioni straniere (circa il 17% del totale), 285 sono imputabili alle sole istituzioni finanziarie francesi. <strong>Bnp Paribas controlla una quota di debito </strong>paragonabile al Pil dell&#8217;intera regione Piemonte (143 miliardi di euro), e assieme a <strong>Credit Agricole </strong>(oltre 97 miliardi) fa la parte del leone nell&#8217;influenza sul debito italiano. Logico che il governo di <strong>Emmanuel Macron </strong>non voglia veder svanire il valore di queste partecipazioni, la cui destabilizzazione travolgerebbe i due colossi della sua finanza nazionale. La rete protettiva sull&#8217;asse Parigi-Francoforte, con la sponda di Moody&#8217;s e la presenza di componenti ottimistiche verso l&#8217;Italia nella finanza a stelle e strisce ha tenuto a galla Roma. La quale una volta di più non ha potuto fare a meno di un necessario <strong>sostegno esterno</strong>. Ma la forza per riprendersi potrà venire solo dallo stimolo economico interno: per il governo di Giuseppe Conte sarebbe un errore fatale gettare alle ortiche una fase in cui l&#8217;economia e la finanza globale sono fisiologicamente tenute a evitare un collasso del Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quellasse-tra-bce-francia-e-moodys-per-salvare-il-rating-italiano.html">Quell&#8217;asse tra Bce, Francia e Moody&#8217;s per salvare il rating italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le vere sfide dell&#8217;economia globale nel 2020</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/le-vere-sfide-delleconomia-globale-nel-2020.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2020 08:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Davos]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Moody's]]></category>
		<category><![CDATA[World Economic Forum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-1024x718.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Tra le crescenti tensioni geopolitiche, le guerre commerciali tra Usa e Cina, l’epidemia di coronavirus, l’incognita Brexit e indicatori macroeconomici poco promettenti, il 2020 non lascia intravedere nulla di buono per i mercati globali. Questo, è in sintesi, il quadro dipinto da moltissimi analisti economici e da vari gruppi finanziari per l’anno appena incominciato, sebbene &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/le-vere-sfide-delleconomia-globale-nel-2020.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/le-vere-sfide-delleconomia-globale-nel-2020.html">Le vere sfide dell&#8217;economia globale nel 2020</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-1024x718.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Tra le crescenti tensioni geopolitiche, le guerre commerciali tra Usa e Cina, l’epidemia di <a href="https://it.insideover.com/economia/per-colpa-del-coronavirus-la-cina-rischia-la-recessione-economica.html">coronavirus</a>, l’incognita Brexit e indicatori macroeconomici poco promettenti, il 2020 non lascia intravedere nulla di buono per i mercati globali. Questo, è in sintesi, il quadro dipinto da moltissimi analisti economici e da vari gruppi finanziari per l’anno appena incominciato, sebbene con le dovute sfumature.</p>
<p>Per l’agenzia di rating <a href="https://it.insideover.com/economia/ora-moodys-lancia-lallarme-i-mercati-globali-in-pericolo.html">Moody’s</a>, per esempio, la recente escalation mediorientale seguita all’uccisione del generale iraniani <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Qassem Soleimani</strong></a> potrebbe produrre pesanti conseguenze anche sui mercati finanziari oltre a fare rimbalzare il prezzo del petrolio.</p>
<p>Leggermente più ottimiste, invece,<strong> Fitch Ratings</strong> e <strong>Morgan Stanley</strong>, che nei loro report di dicembre sul “global economic outlook” del 2020 pronosticano una timida stabilizzazione dei mercati, a patto che le tensioni commerciali tra Pechino e Washington possano trovare una soluzione duratura.</p>
<h2>La scommessa di Bridgewater e le &#8220;anomalie&#8221; nei bond</h2>
<p>Ma tra i big della finanza c’è addirittura chi, convinto di un crollo dei prezzi delle azioni nei prossimi mesi ha deciso di scommettere miliardi di dollari “contro” i mercati. È il caso del gruppo <strong>Bridgewater Associate</strong>, il più grande hedge fund del mondo, che lo scorso novembre ha piazzato una scommessa da 1,5 miliardi di dollari sul crollo dei principali indici azionari mondiali entro la primavera del 2020.</p>
<p>Nello specifico Bridgewater ha scommesso su un ribasso dell’indice americano <strong>S&amp;P 500</strong> e del pan-europeo <strong>Euro Stoxx 50</strong> prima del mese di marzo di quest’anno attraverso l’acquisto di opzioni put, ovvero contratti che danno diritto a vendere azioni a un prezzo specifico (noto come prezzo di strike) entro una certa data, con una “vincita” potenziale di svariati miliardi se le previsioni del gruppo dovessero rivelarsi corrette.</p>
<p>Negli ultimi mesi del 2019, le aspettative pessimistiche nei confronti dell&#8217;andamento economico nel 2020 hanno però riguardato anche il <strong>mercato obbligazionario</strong> di alcune delle maggiori economie mondiali. Basti pensare che sia in Germania sia negli Stati Uniti le curve di rendimento dei rispettivi titoli di Stato, Bund e T-Notes, a breve e lungo termine sono rimaste per diverso tempo invertite o, nel migliore dei casi, piatte, con lo spread tra la maturities a 2 e 10 anni a livelli bassissimi. Un segnale da non sottovalutare, poiché indica che gli investitori valutano un maggior rischio di shock economico nel breve periodo rispetto al lungo termine (normalmente avviene l&#8217;esatto contrario), con il rendimento dei bond a breve scadenza che si avvicina o addirittura supera quelli con scadenza più lunga.</p>
<h2>La credibilità delle previsioni</h2>
<p>Le previsioni periodiche sull&#8217;andamento dei mercati azionari sono soggette a moltissime variabili e spesso anche singoli episodi, come nel caso dell’uccisione di Soleimani, possono influire sui pronostici. Per questo c’è anche chi, come il columnist del <em><a href="https://www.nytimes.com/2019/12/23/business/retirement/index-fund-investing.html?fbclid=IwAR1yT__NeUuRHVddigxR2w7f-71YMqFrNad6sutW1ruMUi1zhKtYOdRodJo">New York Times</a></em> <strong>Jeff Sommer</strong>, sostiene che, proprio a causa dell’imprevedibilità delle variabili su cui poggiano, queste previsioni non debbano essere prese troppo sul serio e, anzi, che siano da considerarsi “totalmente inutili”. Come ha spiegato Sommer:</p>
<blockquote><p>“Gli analisti stanno formulando previsioni precise su dove sarà il mercato tra 12 mesi e sembrano molto autorevoli. I dati mostrano però che queste previsioni non sono così solide come sembrano”.</p></blockquote>
<p>Mediamente le previsioni sul generale andamento dei mercati si avverano nel 70% dei casi, mentre tendono a discostarsi molto di più quando si tratta di prevedere in che misura varierà il mercato, con un errore di quasi il 45% rispetto al risultato effettivo.</p>
<p>Secondo il columnist del quotidiano newyorkese, esiste però un modo più affidabile e più semplice per prendere decisioni di investimento, basandosi  non su previsioni “putative” bensì su dati storici a lungo termine sui rendimenti dei mercati azionari e obbligazionari. Il metodo, conosciuto e utilizzato anche da famosi investitori come <strong>Warren Buffet</strong> e <strong>Jack Bogle,</strong> prevede la diversificazione del portafoglio di investimenti nel lungo periodo, in modo da compensare il rischio di shock economici come quelli della crisi del 2007-2008.</p>
<p>I dati mostrano infatti che, generalmente, i rendimenti del mercato azionario superano quelli delle obbligazioni per periodi prolungati, sebben le azioni siano caratterizzate da una maggiore volatilità rispetto alle obbligazioni. Nel complesso, comunque, spiega Sommer, “possedere contemporaneamente azioni e obbligazioni ha senso perché esse tendono a compensarsi reciprocamente” mentre sarebbe meglio ignorare completamente delle previsioni di mercato che, a livello pratico, “valgono meno di niente” .</p>
<h2>La vera sfida del capitalismo: shareholder VS stakeholder</h2>
<p>Oltre alle previsioni economico-finanziarie per l’anno in corso, la vera sfida per i mercati globali, e più in generale per il modello capitalista, sembrerebbe essere quella di trovare il modo di rinnovarsi e affermarsi come un modello sostenibile nel lungo periodo. Una sfida che, non a caso, è stata alla base delle discussioni avvenute nelle ultime settimane a <strong>Davos</strong>, in Svizzera.</p>
<p>In occasione del suo 50° anniversario, il <strong>World Economic Forum</strong> ha infatti lanciato il nuovo “<a href="https://www.weforum.org/the-davos-manifesto">Manifesto di Davos</a>”, un insieme di principi etici per guidare le aziende in quella che molti già definiscono la quarta rivoluzione Industriale.</p>
<p>Secondo <strong>Klaus Schwab</strong>, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, il modello capitalista si trova oggi di fronte a un bivio cruciale per la sua sopravvivenza, ovvero se favorire il mero interesse dei singoli azionisti (o <strong>shareholder</strong>) oppure focalizzarsi su quello più ampio degli <strong>stakeholder</strong>, ovvero di tutti gli attori che partecipano a vario titolo al sistema economico nel suo complesso.</p>
<p>Come ha spiegato <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/2020-01-16/capitalism-must-reform-survive?fbclid=IwAR0T2bsQS-G42kEq7rF1g5Dg3ydK4KF9spmfv48c1r1nZ3Jp_dd5Tn-tu8g">in un articolo su <em>Foreign Affairs</em></a>, &#8220;l<span style="font-size: 1rem;">e aziende oggi devono affrontare una scelta esistenziale. O abbracciano con tutto il cuore il capitalismo degli stakeholder e sottoscrivono le responsabilità che ne derivano, prendendo attivamente misure per raggiungere gli obiettivi sociali e ambientali, oppure si attengono a un capitalismo degli azionisti obsoleto che dà la priorità ai profitti a breve termine rispetto a tutto il resto, e aspettano che dipendenti, clienti ed elettori impongano il cambiamento dall&#8217;esterno”.</span></p>
<p>Schwab nota infatti che la nostra impronta ecologica si è estesa “ben oltre ciò che la terra può sostenere”, mentre il modello attuale, basato sulla massimizzazione del profitto promossa dalle teorie di <strong>Milton Friedman</strong> rischia di crollare poiché non vi è più una crescita inclusiva.</p>
<h2>Verso un nuovo modello economico</h2>
<p>Come realizzare dunque un sistema capitalistico focalizzato sugli stakeholeder e non più semplicemente sugli shareholder? La risposta secondo il fondatore del Wef arriverebbe dal passato, osservando il sistema economico globale del dopoguerra e, soprattutto, il ruolo svolto al suo interno dai governi, dalle organizzazioni internazionali e più in generale da tutta la società.</p>
<p>In quel modello, infatti, i governi e le aziende partecipavano insieme ad una crescita economica che “armonizzava” gli interessi di tutti gli attori in campo. Oltre a quelli degli azionisti, il sistema economico mirava a tutelare anche gli interessi dei clienti, dei lavoratori, e dei governi stessi in modo da garantire una crescita equilibrata della società.</p>
<p>Col tempo però, l’interesse delle aziende si è sempre più allontanato da quello della società e dello Stato, fino a raggiungere l’enorme divario che vediamo nel mondo di oggi, dove, secondo l’<strong>Oxfam</strong>, i 26 miliardari poù ricchi del pianeta guadagnano come circa quattro miliardi di persone nella metà più povera del globo, mentre l&#8217;ambiente ha subito i danni derivanti da un&#8217;attività economica guidata esclusivamente dalla volontà di massimizzare il profitto. A spezzarsi è stato poi anche il legame tra impresa e Stato, con le grandi aziende che oggi delocalizzano o spostano le loro sedi fiscali dove più conviene, mentre i governi si trovano di fronte a nuove sfide sociali ed economiche senza avere le risorse per effettuare nuovi investimenti proprio a causa della mancanza ​​del reddito fiscale necessario.</p>
<p>L&#8217;insostenibilità nel lungo periodo di questo modello economico emerge quindi come la vera sfida da affrontare per l’economia globale nel 2020 e, più in generale, per gli anni a venire. Una sfida che va ben oltre alle difficoltà odierne e ai pronostici, più o meno attendibili, degli analisti, e che sembra spingere inevitabilmente verso la necessità di avviare un sostanziale cambiamento all&#8217;interno del modello di capitalismo attuale.</p>
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		<title>Guerra economica a Erdogan? Moody&#8217;s declassa la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/guerra-economica-a-erdogan-moodys-declassa-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2019 06:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Moody's]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia, discorso di Erdogan alla Grande Assemblea Nazionale ad Ankara (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Recep Tayyip Erdogan è stato protagonista dell&#8217;agone mediorientale nelle ultime settimane rilanciando il suo progetto politico sempre più autonomo dalle linee guida dettate dall&#8217;appartenenza di Turchia all&#8217;Alleanza Atlantica. La crisi delle relazioni diplomatiche tra la Turchia e gli Stati Uniti è oramai conclamata, dopo la concretizzazione della transazione che ha portato Ankara a ricevere dalla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/guerra-economica-a-erdogan-moodys-declassa-la-turchia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/guerra-economica-a-erdogan-moodys-declassa-la-turchia.html">Guerra economica a Erdogan? Moody&#8217;s declassa la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia, discorso di Erdogan alla Grande Assemblea Nazionale ad Ankara (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9665414-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> è stato protagonista dell&#8217;agone mediorientale nelle ultime settimane rilanciando il suo progetto politico sempre più autonomo dalle linee guida dettate dall&#8217;appartenenza di Turchia all&#8217;Alleanza Atlantica. La crisi delle relazioni diplomatiche tra la <strong>Turchia</strong> e gli <strong>Stati Uniti</strong> è oramai conclamata, dopo la concretizzazione della transazione che ha portato Ankara a ricevere dalla Russia l&#8217;avanzato sistema missilistico di difesa <strong>S-400</strong> e a snobbare le ritorsioni statunitensi, culminate nello stop alla fornitura dei <strong>caccia F-35</strong>, arrivando al rilancio e al massimo affronto per Washington: valutare la sostituzione del caccia di ultima generazione con i nuovi aerei stealth di Cina e Russia, il Su-57 di Mosca e il J-31 di Pechino.</p>
<p>Ankara è sempre più una mina vagante sotto il profilo strategico. Gioca una partita a sé in Medio Oriente, dalla <strong>Libia</strong> (ove sostiene Fayez al Serraj) al Golfo Persico (sempre più saldo l&#8217;asse col Qatar), mira a rafforzare il partenariato con Russia e Iran, sogna un ruolo da protagonista nella <strong>Nuova Via della Seta</strong> a trazione cinese. <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-guarda-verso-pechino-caccia-cinesi-al-posto-degli-f-35.html" target="_blank" rel="noopener">Non ha alleati veri al di fuori di se stessa</a>. Erdogan, uomo solo al comando, sempre più spregiudicato, mira a rilanciare la strategia di Ankara muovendosi tra le principali potenze globali e rinunciando, in maniera sempre più palese, ai vincoli che inquadravano storicamente la Turchia nel contesto dell&#8217;Alleanza Atlantica.</p>
<p>Linea rossa superata per Washington? Può darsi, viste le reazioni rabbiose del Dipartimento di Stato e gli allarmi al Pentagono. Ma l&#8217;amministrazione Trump ha molte frecce all&#8217;arco: prima tra tutte l&#8217;arma finanziaria. E in questi giorni sta andando in scena tra Washington e Ankara una dinamica molto simile a quella che si è verificata nello scorso agosto, durante la crisi legata alla detenzione in Turchia del pastore statunitense Andrew Brunson, detenuto con l&#8217;accusa di spionaggio, che portò Trump ad ordinare come ritorsione un vero e proprio assalto ad Erdogan, attraverso l&#8217;arma valutaria ed economica. Complici le debolezze della politica economica governativa, eccessivamente incerta, gli Stati Uniti ebbero allora gioco facile a colpire al cuore la <strong>lira turca</strong>, facendole bruciare il 40% del proprio valore, sfruttando l&#8217;azione di sostegno delle agenzie di rating. Fintamente neutrali finché il cuore dell&#8217;impero finanziario, gli Stati Uniti, non chiamano a raccolta: allora <strong>Moody&#8217;s</strong> ridusse il rating di Ankara a Ba3 da Ba2, mentre S&amp;P lo ha portò da BB- a B+, con outlook stabile, facendo scivolare i bond di Ankara nella categoria &#8220;Highly speculative&#8221;, cioè molto rischiosi per gli investitori.</p>
<p>Ora, la dinamica si è ripetuta. Moody&#8217;s, nella notte tra il 14 e il 15 giugno, <a href="https://formiche.net/2019/06/moodys-declassa-la-turchia/">ha tagliato ulteriormente il rating di Ankara</a> al livello B1. &#8220;Ankara si trova ora quattro gradini al di sotto della soglia di sicurezza di investment grade, insieme a Giordania, Grecia e Uzbekistan. I suoi titoli erano già considerati junk (spazzatura), nella terminologia delle agenzie di rating internazionali, che ormai esprimono un giudizio unanime&#8221;, scrive <em>Il Sole 24 Ore. </em>Sia ben chiaro: la Turchia, oggigiorno, è tutto fuorché completamente sana sotto il profilo economico. La Turchia è eccessivamente dipendente dagli investimenti esteri, le passività in valuta delle società toccano 337 miliardi di dollari e un deficit di 217,3, l&#8217;economia è eccessivamente diretta dal clan Erdogan (non a caso il ministro dell’economia è il genero del Sultano, il 41enne Berat Albayrach) e il quadro macroeconomico è a dir poco preoccupante: &#8220;Nel primo trimestre del 2019, il Pil si è contratto del 2,6% su base annua. Sui tre mesi precedenti, si è invece registrata una crescita dell&#8217; 1,3%, che ha interrotto un periodo di recessione che durava da due trimestri. La Banca mondiale prevede una flessione dell&#8217; 1,9% nell&#8217; intero anno e un rimbalzo al 3% nel 2020&#8221;. Soprattutto nelle aree urbane, questi problemi hanno causato un progressivo moto di insoddisfazione verso il governo, culminato nella sconfitta dei candidati del partito di Erdogan alle recenti elezioni municipali.</p>
<p>Ma il tempismo, anche in questo caso, è chiave. E la scelta di Moody&#8217;s ha valenza più geopolitica che finanziaria. Perchè mira a mettere al tappeto la Turchia indebolendola come mercato di sbocco per investimenti produttivi proprio nel momento di massima tensione nei rapporti con gli Usa, in cui Ankara guarda con interesse alla Repubblica Popolare e ai suoi investimenti. Per lo sgarro sul campo della Difesa si intende pregiudicare, via fronte interno, le future strategie di Erdogan. Il governo, negli ultimi mesi, ha bruciato miliardi di dollari per sostenere la valuta, ora serve alla Turchia una politica capace di una visione più ampia. Al tempo stesso, gli Stati Uniti dimostrano una volta di più una caratteristica dell&#8217;attuale sistema mondiale, trasformatosi in una vera e propria <a href="https://it.insideover.com/economia/trump-anti-global-no-e-tutto-il-mondo-che-ripensa-al-mercato.html" target="_blank" rel="noopener">arena di tutti contro tutti</a>: alleati formali possono diventare nemici palesi, le geometrie variabili impongono che i Paesi si trovino pronti a competere in ogni momento. E la formidabile arma valutaria e finanziaria resta, tutto sommato, sotto controllo di Washington. Che colpendo la Turchia mira anche a far sentire la sua voce a Cina e Russia, potenze che <a href="https://it.insideover.com/economia/putin-al-dollaro-strumento-pressione.html" target="_blank" rel="noopener">hanno nel dollaro un bersaglio fondamentale nella sfida alla leadership Usa.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/guerra-economica-a-erdogan-moodys-declassa-la-turchia.html">Guerra economica a Erdogan? Moody&#8217;s declassa la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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