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	<title>guerra in Iraq Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 24 Mar 2023 16:22:09 +0000</lastBuildDate>
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	<title>guerra in Iraq Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La storia delle armi chimiche (mai trovate) di Saddam Hussein</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-storia-delle-armi-chimiche-mai-trovate-di-saddam-hussein.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 05:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Armi chimiche]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La storia delle armi chimiche in Iraq: dalla guerra con l'Iran (1980-1988) alla fine del regime di Saddam Hussein</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-storia-delle-armi-chimiche-mai-trovate-di-saddam-hussein.html">La storia delle armi chimiche (mai trovate) di Saddam Hussein</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L&#8217;<strong>Iraq</strong> ha avuto un rapporto decennale con le armi chimiche, che cominciò a sviluppare sin dagli anni&#8217; 60, per poi farne largo uso nella guerra contro la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran (1980-1988). È nel giugno 1981, infatti, che Baghdad diede vita al <a href="https://dergipark.org.tr/tr/download/article-file/2296040">Progetto 922</a>, gestito direttamente dal Ministero della Difesa di <strong>Saddam Hussein</strong>. Si trattava di un progetto ambizioso che <a href="https://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/Iraq%20S.2006.342.pdf">attingeva risorse e competenze dal complesso di laboratori al-Rashad</a>, capace di produrre decine di tonnellate di gas mostarda. <a href="https://www.nti.org/analysis/articles/iraq-chemical/">Secondo <em>Nti</em></a>, l&#8217;Iraq di Saddam iniziò a usare armi chimiche contro le truppe iraniane sin dal 1982, benché l&#8217;uso di tali armi in un conflitto bellico fosse vietato sin dal 1925, quando fu firmato il Protocollo di Ginevra. Nel corso della guerra &#8211; e nel silenzio tombale della &#8220;comunità internazionale&#8221;, nonostante le proteste iraniane &#8211; Baghdad continuò a impiegare iprite, gas lacrimogeni e infine <strong>l&#8217;agente nervino tabun</strong> contro l&#8217;esercito nemico: si stima che gli attacchi con armi chimiche da parte delle truppe di Hussein provocarono, in otto anni di guerra brutale, complessivamente oltre un milione di vittime iraniane entro la fine del 1988. </p>



<p>Durante la guerra tra Iraq e Iran, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2018/4/19/chemical-attacks-on-iran-when-the-us-looked-the-other-way">secondo quanto riportato da <em>Al-Jazeera</em></a>, circa &#8220;7.500 militari e civili iraniani sono stati uccisi dalle truppe irachene&#8221; usando gas nervino e gas mostarda. Il dato emerge da un rapporto di <strong>Shahriar Khateri</strong>, un alto funzionario dell&#8217;Opac, l&#8217;Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche con sede a L&#8217;Aia. Tale rapporto&nbsp;<a href="http://www.tehranpeacemuseum.org/files/pdf%20resources/English%20Text-%20chemical%20warfare.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">afferma</a>&nbsp;che circa un milione di iraniani sono stati &#8220;esposti&#8221; ad agenti chimici durante la guerra.&nbsp;Ancora oggi, a circa quarant&#8217;anni di distanza da quel conflitto, 75mila feriti ricevono ancora cure per &#8220;lesioni croniche da armi chimiche&#8221;. Un rapporto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite datato marzo 1986 descrisse come &#8220;angosciante&#8221; il numero di &#8220;vittime per armi chimiche&#8221; e l&#8217;entità e la gravità delle loro ferite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalle armi chimiche contro l&#8217;Iran alla Guerra del Golfo (1991)</h2>



<p>Gli Stati Uniti erano a conoscenza del fatto che l&#8217;Iraq impiegava al tempo armi chimiche nei confronti delle truppe iraniane. Come nota il <a href="https://www.wilsoncenter.org/blog-post/part-i-we-attacked-them-chemical-weapons-and-they-attacked-us-chemical-weapons-iraqi">Wilson Center</a>, la documentazione declassificata della CIA (Central Intelligence Agency) e della DIA (Defence Intelligence Agency) degli Stati Uniti confermarono che l&#8217;amministrazione del presidente <strong>Ronald Reagan</strong> sostenne l&#8217;Iraq di Saddam Hussein contro l&#8217;Iran degli Ayatollah e chiuse non un occhio, ma due, sull&#8217;impiego di armi chimiche da parte del dittatore iracheno. In particolare, un documento declassificato della Cia datato 23 marzo 1984, dimostra che gli Usa erano perfettamente consapevoli dell&#8217;uso gas nervino da parte di Baghdad contro le truppe iraniane nella città irachena di Bassora, che nel 1987 divenne il campo di battaglia più sanguinoso dell&#8217;intera guerra, e del piano di &#8220;impiegarlo in quantità militarmente significative&#8221; entro il tardo autunno di quello stesso anno. </p>



<p>Il sostegno Usa a Hussein durò fino alla fine della guerra, nel 1988. Tutto cambiò il 2 agosto 1990, quando il Ràis ordinò l&#8217;invasione e l&#8217;occupazione del Kuwait, provocando la dura risposta militare degli Stati Uniti e della coalizione occidentale &#8211; la più significativa è &#8220;<strong>Desert Storm</strong>&#8221; del gennaio 1991 &#8211; e portando gli iracheni rapidamente alla sconfitta (Hussein rimase invece al potere). La <strong>Risoluzione 687</strong> del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata il 3 aprile 1991 dopo la sconfitta dell&#8217;Iraq nella Guerra del Golfo, impose a quel punto il completo smantellamento dei programmi di armi di distruzione di massa dell&#8217;Iraq e di tutte le sue armi chimiche prodotte nei decenni precedenti. Tale Risoluzione delle Nazioni Unite stabilì anche che una Commissione speciale dell&#8217;ONU (UNSCOM) avrebbe supervisionato e guidato il processo di smantellamento. &#8220;Nel dicembre 1998 &#8211; riporta sempre il <em>Wilson Center</em> &#8211; gli ispettori dell&#8217;UNSCOM avevano supervisionato la distruzione di 38.537 munizioni chimiche piene e vuote, 690 tonnellate di agenti CW, più di 3.275 tonnellate di precursori chimici e oltre 425 pezzi di apparecchiature di produzione chiave&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Seconda Guerra del Golfo</h2>



<p>Il 19 marzo 2003 una coalizione guidata dagli Stati Uniti invase l&#8217;Iraq e rovesciò Saddam. Secondo gli Stati Uniti e il Regno Unito, Saddam Hussein aveva nel frattempo rilanciato il suo programma di armi chimiche, in aperta violazione della&nbsp;<a href="https://www.armscontrol.org/factsheets/cwcsig" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Convenzione sulle armi chimiche del 1997</a>. In particolare, gli Stati Uniti sostennero che l&#8217;Iraq non aveva distrutto 1,5 tonnellate dell&#8217;agente nervino VX, 1.000 tonnellate di gas mostarda, <a href="https://www.un.org/depts/unmovic/documents/1441.pdf">violando altresì la risoluzione 1441 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite</a>. L&#8217;accusa di Washington, tuttavia, si rivelò infondata poiché la Commissione di monitoraggio, verifica e ispezione delle Nazioni Unite (UNMOVIC &#8211; che aveva sostituito l&#8217;UNSCOM &#8211; stabilì che non c&#8217;erano prove della continuazione o ripresa da parte dell&#8217;Iraq dei programmi di<strong> armi di distruzione di massa</strong>. </p>



<p>Celebre a quel punto fu lo &#8220;show&#8221; al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dell&#8217;allora Segretario di Stato americano <strong>Colin Powell</strong> del febbraio 2003: secondo Powell, infatti, Hussein, era in possesso armi chimiche e biologiche ed era legato ad al-Qaeda. &#8220;L’Iraq &#8211; affermò &#8211; ha già precedentemente violato i suoi impegni, violando 16 passate risoluzioni durante gli ultimi 12 anni. La Risoluzione 1441 non aveva a che fare con una parte innocente, bensì con un regime che questo stesso consiglio ha condannato ripetutamente nel corso degli anni. La risoluzione 1441 ha dato all’Iraq un’ultima opportunità, l’ultima opportunità di collaborare o affrontare serie conseguenze. Nessun membro del Consiglio presente durante la votazione quel giorno ebbe nessuna illusione sulla natura e gli scopi della risoluzione o su quali sarebbero state le serie conseguenze se l’Iraq non avesse collaborato&#8221;. Nonostante i dubbi sulle prove fornite da Powell, il 20 marzo la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti invase l’Iraq e diede inizio alla Seconda Guerra del Golfo. Nel giro di pochi mesi Baghdad capitolò. Il 1º maggio 2003 il presidente George W. Bush atterrò sulla portaerei Abraham Lincoln, quella che aveva partecipato alle operazioni nel Paese, annunciando così la vittoria degli Stati Uniti. Il 30 dicembre 2006, l’ex Presidente e leader del partito Partito Baʿth, Saddam Hussein, venne giustiziato da un tribunale speciale iracheno.</p>



<p>Saddam Hussein era colpevole di innumerevoli crimini, ma non aveva ricostituito il programma destinato alla produzione di armi chimiche o addirittura di armi di distruzione di massa, come si evinse da un <a href="https://www.theguardian.com/world/2004/oct/07/usa.iraq1">rapporto della CIA del 2004</a> e dalle conclusioni <a href="https://www.theguardian.com/books/2016/jul/10/the-chilcot-report-by-sir-john-chilcot-digested-read-iraq-inquiry">della commissione d’inchiesta inglese presieduta da Sir John Chilcot</a>, secondo la quale Bush e Blair trascinarono l’Occidente in una guerra contro l&#8217;Iraq sulla base di prove inesistenti, destabilizzando un Paese e causando la morte di migliaia di civili&nbsp;e militari. Peraltro, nell&#8217;aprile 2003 gli stessi Stati Uniti incaricarono l&#8217;Iraq Survey Group (ISG), guidato dall&#8217;ex ispettore delle Nazioni Unite <strong>David Kay</strong>, di localizzare scorte e attrezzature sospette di armi di distruzione di massa. Tuttavia, Kay respinse l&#8217;ipotesi che ci fossero state attività significative di armi di distruzione di massa irachene dalla fine della prima guerra del Golfo. L&#8217;ex membro dell&#8217;UNSCOM Charles A. Duelfer sostituì così David Kay come capo dell&#8217;ISG e confermò la tesi infondata dell&#8217;amministrazione Bush e di Colin Powell. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo il 2003</h2>



<p>Benché le armi di distruzione di massa fossero un&#8217;invenzione &#8211; e pretesto per dare avvio al &#8220;regime change&#8221; in Iraq &#8211; va precisato, tuttavia, che il governo iracheno non aveva smaltito come avrebbe dovuto le armi chimiche che aveva prodotto nei decenni precedenti e, in particolare, negli anni &#8217;80. Un&#8217;inchiesta del <em><a href="https://www.nytimes.com/interactive/2014/10/14/world/middleeast/us-casualties-of-iraq-chemical-weapons.html">New York Times </a></em>di CJ Chivers ha svelato che, complessivamente, le truppe americane trovarono circa 5.000 testate chimiche, proiettili o bombe aeronautiche, secondo interviste con dozzine di militari, funzionari iracheni e americani, e&nbsp;<a href="http://www.nytimes.com/interactive/2014/10/14/world/middleeast/us-intelligence-documents-on-chemical-weapons-found-in-iraq.html">documenti di intelligence</a>&nbsp;ottenuti ai sensi del Freedom of Information Act. Sebbene tutte queste munizioni siano state prodotte prima del 1991, rappresentavano un pericolo per i militari;&nbsp;almeno 17 soldati americani e sette agenti di polizia iracheni furono esposti ad armi chimiche.&nbsp;Una successiva indagine di Chivers ed Eric Schmitt rivelò un importante tentativo della CIA volta ad acquisire vecchie armi chimiche che nel frattempo erano finito sul mercato nero. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Membro dell&#8217;OPCW</h2>



<p>Benché il Paese sia tutt&#8217;altro che stabile sotto il profilo politico, le armi chimiche sembrano essere un lontano ricordo: l&#8217;Iraq, infatti, è dal 2009 membro attivo dell&#8217;OPCW. In qualità di organo di attuazione della Convenzione sulle armi chimiche, l&#8217;OPCW, con i suoi 193 Stati membri, sovrintende allo sforzo globale per eliminare definitivamente le armi chimiche. Dall&#8217;entrata in vigore della Convenzione nel 1997, è il trattato di disarmo di maggior successo che ha eliminato un&#8217;intera classe di armi di distruzione di massa. Come sottolineato in un <a href="https://www.opcw.org/media-centre/news/2021/09/opcw-director-general-meets-deputy-minister-legal-and-multilateral">comunicato congiunto nel 2021 dell&#8217;OPCW e del governo iracheno</a>, nonostante le enormi sfide affrontate, l&#8217;Iraq è riuscito ad adempiere in anticipo ai suoi obblighi contenuti nella Convenzione sulle armi chimiche. Baghdad ha infatti annunciato la distruzione dei resti del precedente programma chimico e nel marzo 2018 il direttore generale dell&#8217;OPCW ha rilasciato un certificato che acclara questo importante traguardo, chiudendo definitivamente una pagina nera della storia del Paese. </p>
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		<item>
		<title>Dopo l&#8217;occupazione: il caos iracheno</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/dopo-loccupazione-il-caos-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 08:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[Scontro sunniti-sciiti]]></category>
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<p>All’indomani del crollo del regime Baathista, le principali città dell’Iraq diventarono teatro di saccheggi e razzie negli edifici del governo e delle istituzioni pubbliche. Fu dopo la fine delle principali operazioni militari di occupazione che il bilancio delle vittime tra i ranghi americani cominciò a salire vertiginosamente fino a superare la soglia dei 3000 caduti nel 2007. Le forze di occupazione furono gravemente indebolite da continui attacchi suicidi e di guerriglia urbana, soprattutto da parte degli ex membri dell’esercito licenziati in tronco dall’amministrazione Bremer, ma ancora armati, che entrarono nelle fila dell’insurrezione sunnita. </p>
<p>La situazione economica irachena era devastata da decenni di dittatura e di dipendenza dalla vendita di petrolio come unica fonte di reddito interna, che non sopperiva che in minima parte all’enorme debito pubblico. Le guerre ingaggiate da Saddam e le conseguenti sanzioni, la soppressione dell’iniziativa privata e l’annoso isolamento dal mercato internazionale avevano messo l’Iraq in ginocchio. Nel complesso, le infrastrutture statali che erano state risparmiate dai bombardamenti della coalizione erano state saccheggiate e messe fuori uso, e la popolazione era allo stremo. I presupposti gettati prima dal regime di Saddam e poi dalle policy della Coalition Provisional Authority e l'intervento di elementi quaedisti sono infine esplosi in una guerra settaria che ha dato i natali allo Stato Islamico.</p>
<p>Contemporaneamente all’insurrezione sunnita si è venuta a creare una moltitudine di milizie sciite, in gran parte confluite poi nell’esercito del Mahdi, creato del religioso radicale sciita Moqtada al Sadr con l’obiettivo di mettere fine all’occupazione straniera dell’Iraq ma anche vendicare l’oppressione decennale esercitata dalla minoranza sunnita. A partire dal 2006 il governo americano tenta la strada dell’alleanza con alcune tribù sunnite che finanzia ed equipaggia per sottrarre forza all’insurrezione e creare il movimento Sahwa (risveglio). </p>
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		<item>
		<title>Il grande trauma. Gli effetti della guerra all&#8217;Iraq sulla strategia Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/effetti-guerra-iraq-strategia-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 17:41:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1137" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579-1024x607.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579-768x455.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579-1536x910.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Iraq ha modificato in modo sensibile le dinamiche mediorientali e la percezione degli Stati Uniti nel mondo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/effetti-guerra-iraq-strategia-usa.html">Il grande trauma. Gli effetti della guerra all&#8217;Iraq sulla strategia Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1137" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579-1024x607.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579-768x455.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230322184348627_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_195579-1536x910.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Venti anni dopo l&#8217;inizio dell&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, è lecito domandarsi gli effetti di quella guerra sulla diplomazia americana. L&#8217;attacco contro il regime di<strong> Saddam Hussein</strong> e la successiva &#8220;guerra infinita&#8221; nata tra le sabbie dell&#8217;Iraq sono scaturiti, almeno nell&#8217;intento, come momento cardine di una politica estera Usa ancora incentrata sull&#8217;unilateralismo e sul desiderio di incidere sui destini del Medio Oriente consolidando la propria posizione rispetto ai tentennamenti degli alleati europei e con una Russia ancora traumatizzata dalla caduta dell&#8217;Unione Sovietica. Tuttavia, quel conflitto che doveva essere la certificazione della grande strategia di Washington in <strong>Medio Oriente</strong> e che univa i vari focolai della &#8220;guerra al terrore&#8221; si è rivelata, dopo pochi anni, una ferita forse mai davvero sanata sia nell&#8217;agenda mondiale americana sia nel rapporto tra strateghi e opinione pubblica.</p>



<p>La <strong>&#8220;guerra infinita&#8221;</strong> irachena, vista oggi a venti anni di distanza dal suo inizio e con le lenti di oggi, appare più come un innesco per le crisi nate subito dopo che una risoluzione di quello che era considerato un problema strategico per Washington, ovvero Saddam.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dubbi prima dell&#8217;invasione</h2>



<p>Diversi osservatori e anche report di <strong>analisti e intelligence</strong> degli anni immediatamente successivi all&#8217;invasione avevano già mostrato delle importanti perplessità sull&#8217;impostazione del conflitto e soprattutto su quanto esso potesse incidere in modo positivo sulla sicurezza nazionale statunitense. Interessante, a questo proposito, <a href="https://www.dpc.senate.gov/dpcdoc.cfm?doc_name=fs-110-1-211">il lungo rapporto realizzato dall&#8217;allora Democratic Policy Committee</a>, ora Democratic Policy and Communications Committee, con cui i democratici Usa elencavano costi e conseguenze della guerra in Iraq, definita in particolare in chiave anti-repubblicana e come la &#8220;guerra di Bush&#8221;.</p>



<p>Al netto del chiaro intento di colpire l&#8217;amministrazione del presidente che aveva iniziato la <strong>&#8220;guerra al terrore&#8221;</strong>, alcuni commenti e dichiarazioni contenute nel dettagliato rapporti dei democratici individuano concetti-chiave che possono essere visti anche in chiave contemporanea.</p>



<p>Molti sottolineavano un impegno militare che affaticava e impoveriva il complesso militare Usa senza un reale obiettivo strategico a lungo termine. Altri, invece, sottolineavano come la guerra a Baghdad potesse essere più una distrazione dai veri avversari sistemici Usa. Inoltre &#8211; come sottolineato dai <strong>National Intelligence Estimates</strong> del 2006 &#8211; la guerra in Iraq, invece di colpire il terrorismo globale, lo aveva alimentato fornendo ai combattenti della jihad globale un ulteriore pretesto per lottare contro Washington, accusata di avere invaso un Paese musulmano e di averlo occupato manu militari per i propri interessi.</p>


<div id="gallery_389463" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_389463 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321174150126_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_122866.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321174150126_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_122866-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>27\/07\/2003 Ex soldati dell\u2019esercito regolare iracheno (in totale pi\u00f9 di 50mila) aspettano in fila per ricevere tra i 50 e i 150 dollari a testa. Per ricevere il pagamento, gli ex soldati devono firmare un documento in cui denunciano il partito Baath. Chi veniva arrestato dalla polizia  perdeva automaticamente il diritto allo stipendio. Dietro la fila si intravede lo scheletro di quella che doveva essere una delle pi\u00f9 grandi moschee del mondo, chiamata col nome del suo fondatore: la Moschea Saddam Hussein.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>05\/04\/2004 Sostenitori dell\u2019Esercito del Mahdi del religioso sciita Moqtada al Sadr si raccolgono nella moschea di Kufa, vicino alla citt\u00e0 santa di Najaf, sollevando le armi. Nei giorni precedenti, nel corso degli scontri tra sciiti radicali e forze della coalizione a Najaf sono state uccise 30 persone, inclusi 7 soldati americani. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321171546300_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_713758.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321171546300_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_713758-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>28\/02\/2006 Una donna irachena sulla scena di un'autobomba kamikaze nel quartiere di Arkheta, nel centro di Baghdad. Una serie di esplosioni ha colpito Baghdad uccidendo 13 civili e ferendone 39.  <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321172955652_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_485598.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321172955652_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_485598-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>09\/08\/2004 Combattenti dell\u2019esercito di resistenza (Esercito del Mahdi) durante i combattimenti con la polizia irachena locale a Najaf. Durante una visita a Najaf, il primo ministro ad interim Iyad Allawi ha chiesto alle milizie fuorilegge di lasciare la citt\u00e0. Al Sadr si \u00e8 categoricamente rifiutato, dicendo che il suo esercito \u00e8 pronto a combattere \u201cfino all\u2019ultima goccia di sangue\u201d contro l\u2019occupazione straniera. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321170132440_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191926.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321170132440_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191926-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>06\/04\/2004 Ritratti del grande ayatollah al Sistani e Moqtada al Sadr esibiti dalla folla a Sadr City, distretto  di Baghdad. Al Sistani, maggior leader degli sciiti iracheni, ha espresso solidariet\u00e0 ad al Sadr mentre chiamava la popolazione alla calma all'avvento della terza notte consecutiva di scontri tra i seguaci di al Sadr e le forze americane. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321171108757_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_491932.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321171108757_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_491932-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>16\/08\/2004 Civili iracheni camminano nel complesso della Grande moschea sciita di Kufa dopo un attacco di mortaio che ha causato la morte di 29 fedeli e il ferimento di altri 69. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321173819742_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_599657.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321173819742_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_599657-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>22\/05\/2005 Una delegazione leale ad al Sadr incontrano membri sunniti del Consiglio degli Studiosi Musulmani nella moschea Umm al Qura. Il movimento di Sadr ha cercato di mediare tra i religiosi sunniti e la milizia Badr sciita. Il clero sunnita ha accusato gli sciiti di essere coinvolti nel recente assassinio di religiosi sunniti.  <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321171213205_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_506078.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321171213205_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_506078-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>19\/02\/2004 L\u2019amministratore civile americano in Iraq Paul Bremer ammette gli errori della CPA, affermando che nelle operazioni militari sono mancate forze adeguate e la capacit\u00e0 di contenere la razzia che ha seguito l\u2019espulsione di Saddam Hussein. \u201cAbbiamo pagato un alto prezzo per aver creato un\u2019atmosfera di illegalit\u00e0\u201d ha detto, dando voce all'imbarazzo della Casa Bianca. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321171741874_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_975069.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321171741874_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_975069-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>19\/04\/2007 la devastazione del mercato di Sadriyah dopo l'esplosione di un'autobomba che ha ucciso 85 persone. In un solo giorno sono hanno perso la vita almeno 195 iracheni in seguito ad una catena di esplosioni nel Paese distrutto dalla guerra. Le esplosioni maggiori hanno colpito zone abitate principalmente da musulmani sciiti. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321172337412_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1013518-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321172337412_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1013518-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>14\/06\/2007 Iracheni manifestano in decine di migliaia a Basra, 550km a sud di Baghdad, dopo la distruzione di due minareti nel sacro tempio di al-Askari a Samarra, mausoleo sciita. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321173057787_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_969593.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321173057787_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_969593-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>09\/04\/2007 Oppositori sciiti si riversano a Najaf per protestare contro l\u2019occupazione americana. Una bandiera americana viene bruciata nella \u201cmarcia dei milioni\u201d invocata da al Sadr nel quarto anniversario della caduta di Baghdad. Si crede che il suo Esercito del Mahdi, infiltrato nei ranghi dell\u2019esercito, fosse responsabile per le violenze contro gli arabi sunniti e l\u2019esercito americano in tutto l\u2019Iraq. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321172447759_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1147539.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321172447759_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1147539-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>08\/01\/2008 Sceicchi iracheni sciiti e sunniti partecipano ad una conferenza al Sahwa a Hilla, nord della capitale. <\/p><\/div>"}];</script>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;effetto indesiderato della guerra</h2>



<p>Questa valutazione, che risale a pochissimi anni dopo la <strong>decisione di attaccare </strong>il regime di Saddam, appare ancora più rilevante se si pensa che i documenti racchiusi nei Nie sono di fatto la produzione di quella stessa intelligence che, pochi anni prima, aveva avallato l&#8217;ipotesi di una produzione di armi di istruzione di massa in Iraq tale da giustificare l&#8217;attacco. Segno quindi che la comunità di intelligence di Washington aveva già corretto il tiro delle proprie valutazioni approfondendo, appena tre anni dopo, le conseguenze del conflitto nell&#8217;ottica di un rischio di caos regionale e di esplosione del terrorismo islamico.</p>



<p>A questo proposito, <a href="https://www.dni.gov/files/documents/Newsroom/Press%20Releases/2006%20Press%20Releases/Declassified_NIE_Key_Judgments.pdf">nella sintesi pubblica</a> delle valutazioni delle agenzie Usa si legge: &#8220;Riteniamo che il jihad iracheno stia plasmando una nuova generazione di leader e manovalanza <strong>terroristi</strong>; il successo jihadista percepito lì ispirerebbe più combattenti a continuare la lotta in altri luoghi&#8221;. Inoltre, continua il testo, &#8220;il conflitto iracheno è diventato la &#8216;cause celebre&#8217; per i jihadisti, alimentando un profondo risentimento per il coinvolgimento degli Stati Uniti nel mondo musulmano e coltivando sostenitori del <strong>movimento jihadista globale</strong>&#8220;.</p>



<p>Il nodo dell&#8217;incapacità di risolvere il <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-santuario-del-jihad-e-utopia-dello-stato-islamico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">problema della jihad globale</a> e di averlo anzi riattivato proprio con la guerra si è poi confermato anche negli anni dello <strong>Stato islamico</strong>, che anzi è nato proprio nel brodo di coltura iracheno. Gli errori dell&#8217;invasione e della gestione del conflitto si sono poi materializzati con la nascita di veri e propri santuari del terrorismo aiutati anche dall&#8217;inadeguatezza del sistema iracheno sopravvissuto all&#8217;invasione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo modo di percepire gli Usa </h2>



<p>Questi gravi deficit della guerra contro Saddam hanno avuto ulteriori effetti sul piano regionale, tra cui bisogna ricordare soprattutto il modo in cui è cambiata &#8211; in maniera forse definitiva &#8211; la percezione degli Stati Uniti. Dopo l&#8217;attacco all&#8217;Iraq, Washington, vista in maniera ancora positiva da buona parte dei <strong>Paesi dell&#8217;area</strong> nonostante l&#8217;alleanza con Israele e le differenze culturali sentite dalle opinioni pubbliche, ha subito un sensibile crollo della fiducia dei propri partner.</p>



<p>I Paesi del Medio Oriente, dell&#8217;Asia centrale e in generale tutti gli Stati a maggioranza musulmana hanno iniziato a considerare gli Stati Uniti come un nemico, come potenza non più interessata a gestire la regione ma a imporre la propria agenda. Questo ha avuto un contraccolpo importante anche sui rapporti tra Usa e i maggiori alleati dell&#8217;area, in particolare la <strong>Turchia </strong>&#8211; che come partner Nato concesse lo spazio aereo ma non il proprio suolo per l&#8217;invasione &#8211; e l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>, che non partecipò alla coalizione dei volenterosi al pari di quasi tutti gli Stati mediorientali. Inoltre, come poi in effetti si è confermato nel corso degli anni, l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq è diventato un precedente fondamentale anche (paradossalmente) nell&#8217;agenda dell&#8217;acerrimo nemico di Baghdad, l&#8217;Iran, che dopo la guerra preventiva contro il regime iracheno, ha rafforzato il proprio desiderio di raggiungere le capacità di arricchimento dell&#8217;uranio.</p>



<p>Oltre a questo, <strong>l&#8217;instabilità prodotta in Medio Oriente</strong> ha continuato a propagare i propri effetti a tutti i Paesi dell&#8217;area, con la conseguenza che Washington si è trasformata in un elemento critico e non più affidabile. Infine, l&#8217;incapacità di certificare il motivo ufficiale dell&#8217;invasione, cioè il presunto arsenale sporco di Baghdad, ha ulteriormente rafforzato i sentimenti antiamericani, al punto che, come dimostrato anche dopo la guerra in Ucraina, le famigerate<strong> &#8220;fialette&#8221; di Colin Powell </strong>sono diventate l&#8217;argomentazione più classica per criticare le iniziative diplomatiche e militari americane nel mondo. In questo modo, quindi, la guerra in Iraq, ma soprattutto il caos provocato successivamente, hanno rafforzato le potenze che si sono mostrate come alternative proprio a quel sistema perorato da Washington, e cioè Russia e Cina. Rimosso nel tempo il grande nodo del regime di Saddam Hussein, negli occhi dell&#8217;opinione pubblica e delle leadership mediorientali (ma non solo) è rimasto il vuoto di potere lasciato in Iraq e l&#8217;instabilità per i venti anni successivi, con l&#8217;avvento di Daesh e l&#8217;inserimento dell&#8217;Iran a certificare il fallimenti dei propositi Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spaccatura con l&#8217;Europa </h2>



<p>Se questi sono gli effetti regionali, la percezione degli Stati Uniti va poi anche osservata nell&#8217;ottica internazionale. Se infatti la guerra in Ucraina ha di nuovo blindato l&#8217;Occidente sotto l&#8217;ala americana specialmente a causa dei <strong>tentennamenti europei</strong> nei confronti della Russia, va ricordato che prima del 2022 gli Usa venivano ancora identificati da buona parte degli establishment e delle opinioni pubbliche del Vecchio Continente come una superpotenza confusionaria. </p>



<p>L&#8217;immagine più vicina era quella del disastroso ritiro da Kabul e dell&#8217;<strong>abbandono dell&#8217;Afghanistan</strong> in mano ai talebani. Ma prima di questa, il caos mediorientale nato dal conflitto iracheno e certificato dalla guerra in Siria (e in parte dello Yemen) aveva indebolito l&#8217;immagine Usa a vantaggio di altre superpotenze. Se si mettono insieme i dubbi di molti Paesi Ue sulla guerra (a partire da Francia e Germania) con le critiche rivolte successivamente per la gestione del Paese e gli effetti sulla regione e sull&#8217;Europa, si comprende come gli Usa abbiano vissuto circa 15 anni di crescente divario con l&#8217;altra sponda dell&#8217;Atlantico. Uno iato che si è ampliato con la ritirata dall&#8217;Afghanistan e che si è richiuso solo con il pieno sostegno di Washington alla resistenza di Kiev.</p>



<p>In tutto questo, le gravi critiche interne nei confronti della guerra in Iraq, diventata con Donald Trump il più classico esempio di &#8220;guerra infinita&#8221;, hanno modificato sensibilmente anche le capacità di azione Usa in campo mediorientale. Il fallimento del conflitto iracheno, ritenuto da molti l&#8217;emblema dell&#8217;impossibilità di &#8220;esportare democrazia&#8221; ma anche della rivincita dell&#8217;isolazionismo, è così diventato un trauma al punto da innescare non solo un ripensamento della strategia Usa nell&#8217;area, ma anche il pericolo di come vengano percepite le iniziative di <strong>Casa Bianca e Pentagono </strong>nella regione. Tramontata l&#8217;epopea della guerra al terrorismo di matrice islamica, il Medio Oriente è tornato a essere per l&#8217;opinione pubblica Usa uno scenario lontanissimo e sconosciuto, che in larga parte doveva quindi interessare poco anche alla classe dirigente. </p>



<p>Trump ha vinto le elezioni proprio facendo leva sulla risoluzione rapida e il più possibile definitiva delle guerre scatenate dalle precedenti amministrazioni. E l&#8217;investimento di miliardi di dollari nel conflitto ha provocato una forma di grande ritrosia da parte di molti elettori sulle spese militari e sugli interventi all&#8217;estero. Per un Paese che ha in sé non solo l&#8217;anima dell&#8217;isolazionismo, ma anche della <strong>democrazia rappresentativa</strong>, è chiaro che qualsiasi leader debba fare i conti anche con questo <em>modus pensandi</em> dell&#8217;elettorato, specie della classe media. E ciò implica non solo un disinteresse verso i destini dell&#8217;Iraq, quantomeno a parole, ma anche una sorta di imbarazzo dei capi di Stato Usa nell&#8217;interfacciarsi con i partner mediorientali rispetto alle enormi sfide che la regione offre agli strateghi atlantici.</p>
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		<title>Iraq, santuario del jihad e utopia dello Stato islamico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-santuario-del-jihad-e-utopia-dello-stato-islamico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la caduta di Saddam Hussein, Al Qaeda cominciò a prendere piede in Iraq. E non solo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-santuario-del-jihad-e-utopia-dello-stato-islamico.html">Iraq, santuario del jihad e utopia dello Stato islamico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023032115504243_5ef79b0ebc6ea10e35fdf8de22fa3dc5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dove un tempo sorgeva l&#8217;antica Mesopotamia, corridoio fertile bagnato dai grandi fiumi della Mezzaluna, fanatici islamisti, sunniti e sciiti, uniti solo dall&#8217;odio per i raid dei cacciabombardieri americani, decisero di ricongiungersi  &#8211; nonostante la <strong>separazione millenaria</strong> &#8211; per vendicare l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-usa-invasione-2003.html">ennesima invasione</a> armata mossa dall&#8217;Occidente sotto il nome di operazione&nbsp;<em>Iraqi Freedom</em>. Così l&#8217;Iraq, che aveva appena assistito all&#8217;occupazione della capitale Baghdad in virtù della presenza delle &#8220;famose&#8221; armi di distruzione di massa detenute dal governo iracheno baathista di <strong>Saddam Hussein</strong>, accusato di avere intessuto legami con l&#8217;organizzazione terroristica di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Al Qaeda</a></strong>, si apprestava a diventare santuario dei proseliti che armavano l&#8217;ennesima &#8220;<em>Guerra Santa</em>&#8221; contro gli Stati Uniti, e culla di un utopico <strong>Stato islamico</strong>.</p>



<p>L&#8217;organizzazione jihadista islamica sunnita irachena &#8211; affiliata alla sigla di Al Qaeda che aveva colpito al cuore gli americani con gli attentati dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/tag/attacco-alle-torri-gemelle-11-settembre">11 settembre</a>, scatenando l&#8217;<strong>invasione dell&#8217;Afghanistan</strong> nel contesto della <strong>lotta al terrorismo</strong> &#8211; venne fondata dal militante giordano <strong>Abu Musab al-Zarqawi </strong>nel 1999, iniziò a colpire nell&#8217;agosto del 2003, durante l&#8217;occupazione della Coalizione internazionale che aveva rovesciato Saddam, per espandersi e rilasciare un piano programmatico suddiviso in quattro punti principali nel 2005. Il desiderio di Abu Musab al-Zarqawi per riprendere il totale controllo dell&#8217;Iraq prevedeva la sconfitta e l&#8217;espulsione delle forze di occupazione statunitensi dal Paese per ristabilire la completata autorità islamica &#8211; ossia erigere un califfato in ottemperanza della <em>Sunna </em>&#8211;  e lanciare solo in un secondo momento un'&#8221;<strong>ondata jihadista</strong>&#8221; da estendere &#8220;ai Paesi laici confinanti con l&#8217;Iraq&#8221;, per raggiungere e annientare la potenza dello Stato di Israele.</p>


<div id="gallery_389366" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_389366 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>09\/04\/2003 Un marine americano copre il volto di una statua del presidente Saddam Hussein con la bandiera americana mentre i militari si  preparano ad abbatterla. Rendendosi conto che il gesto avrebbe costituito una pericolosa provocazione per gran parte del mondo arabo, alla fine la bandiera fu sostituita da quella irachena.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321103741670_75d059ca8e6888ed64016e9349b254e8-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321103741670_75d059ca8e6888ed64016e9349b254e8-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>05\/03\/2003 Membri dei Saddam Feddayin marciano in sostegno del presidente a Baghdad. Questo e altri gruppi paramilitari al servizio del partito Baath venivano impiegati nel mantenimento dell'ordine pubblico e costituirono, in una prima fase, la resistenza pi\u00f9 accanita all'occupazione americana<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_2023032111031315_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_187327.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_2023032111031315_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_187327-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>21\/03\/2004 Soldati iracheni e americani pattugliano le strade di Baghdad il giorno dopo il primo anniversario della guerra. Il governo americano ha investito ingenti somme nell'addestramento e nell'equipaggiamento del nuovo esercito iracheno, dopo che l'ordine n\u00b03 della CPA guidata da Bremer aveva sciolto quello del regime.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321103819470_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_101484.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321103819470_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_101484-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>29\/03\/2003 Marines scortano due prigionieri iracheni che si sono arresi oltre le linee americane a Nassiriyah, nel sud del Paese. L'esplosione di un\u2019autobomba in citt\u00e0 aveva ucciso 5 militari americani, svelando un nuovo ostacolo nell'occupazione irachena.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321103847160_e4bd66bc1492f53a0c0291c4d03409bb-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321103847160_e4bd66bc1492f53a0c0291c4d03409bb-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>01\/04\/2003 Un civile cerca di fuggire dal pesante combattimento tra truppe britanniche e una milizia irachena nella periferia di Basra. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104026567_48ec98242b5fbc781f92ca008b01f12c-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104026567_48ec98242b5fbc781f92ca008b01f12c-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>07\/04\/2023 Civili iracheni feriti nella battaglia tra truppe britanniche e irachene vengono trattati all\u2019ospedale di Basra. Le battaglie urbane condotte nelle principali citt\u00e0 del Paese hanno comportato un alto tasso di vittime civili <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104050383_6dcc65b1c83f37675eaf818cd98078f9-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104050383_6dcc65b1c83f37675eaf818cd98078f9-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>07\/04\/2003 Iracheni saccheggiano l\u2019universit\u00e0 di Basra dopo la conquista della citt\u00e0 da parte delle truppe britanniche. Quello del saccheggio rappresent\u00f2 un problema enorme nei giorni successivi alle prime operazioni militari: i civili trafugavano qualsiasi materiale ancora utilizzabile o vendibile per acquistare cibo e medicinali di cui avevano disperato bisogno. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104126179_1da483eb420ea4a65ab1c5752e21cd49-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104126179_1da483eb420ea4a65ab1c5752e21cd49-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>03\/04\/2003 Marines americani strappano un ritratto di Saddam a Nassiriyah dopo aver preso il controllo della citt\u00e0. Il culto personale del dittatore prevedeva la presenza della sua immagine in ogni spazio pubblico ma anche privato.  <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104159963_c6de5d8ce8602159b76181fb0231dc0d-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104159963_c6de5d8ce8602159b76181fb0231dc0d-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>12\/04\/2003 Cittadini di Baghdad cercano di abbattere una statua di Saddam Hussein dopo che i soldati americani hanno preso il controllo della citt\u00e0 dalle forze baathiste.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104244726_4c518e3672a2bf86f83598bb3494484a-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104244726_4c518e3672a2bf86f83598bb3494484a-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>19\/03\/2003 Marines stanno di guardia di fronte al ministero del Petrolio nel centro di Baghdad. L'immagine \u00e8 molto simbolica: mentre tutti gli altri edifici governativi nel quartiere di Al-Mustarisiya sono stati bombardati o bruciati, la sede di controllo delle attivit\u00e0 estrattive irachene \u00e8 stata sorvegliata fin dall'inizio, dalle truppe americane, con grande disillusione dei locali. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104452102_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_120811.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104452102_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_120811-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>17\/07\/2003 Il primo ministro britannico Tony Blair siede di fianco al vicepresidente americano Dick Cheney in una seduta comune del Congresso americano a Washington. Blair \u00e8 stato il secondo premier britannico a parlare al Congresso dopo Churchill nel 1941, e nel suo discorso ha assicurato che la storia avrebbe giustificato l\u2019invasione dell\u2019Iraq per contenere il terrorismo. Ha poi ringraziato gli Stati Uniti per la leadership nella lotta al terrorismo, sottolineando anche il prezzo pagato per quel ruolo. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104750247_1af9d0657ca84503a7b494c2fe42148b-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104750247_1af9d0657ca84503a7b494c2fe42148b-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>22\/10\/2003 un soldato americano sta di guardia su dei detenuti iracheni del villaggio di Al Hampra. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104841957_b96718db79b728ea5ad8b00292a741b6-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104841957_b96718db79b728ea5ad8b00292a741b6-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>26\/12\/2003 Iracheni colpiscono la testa della statua dell\u2019ex presidente Saddam Hussein con le loro scarpe dopo la preghiera del venerd\u00ec ad Al-Sadr City, ex Saddam City, slum nella periferia della capitale in cui vivevano principalmente sciiti nella Baghdad Baathista. Nel mondo musulmano, il contatto con la suola delle scarpe rappresenta una grave offesa.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104903989_ccf551f7198ccc9a7f0e7b2fb9a1a472-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321104903989_ccf551f7198ccc9a7f0e7b2fb9a1a472-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>14\/12\/2003 un'immagine pubblicata dall\u2019esercito americano mostra il volto di Saddam Hussein pochi minuti dopo la sua cattura da parte delle forze americane nell'operazione Alba Rossa. Saddam stava in un piccolo buco di ragno scavato in una fattoria appena fuori Tikrit, sua citt\u00e0 natale. Il rais, processato per crimini contro l'umanit\u00e0, verr\u00e0 impiccato nel 2006. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321111344568_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_520832.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321111344568_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_520832-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>08\/11\/2004 Soldati iracheni partecipano ad un briefing dell\u2019ultimo minuto in una base militare vicina a Fallujah. II raduno insieme alle forze americane nella periferia della roccaforte degli insorti sunniti serviva in preparazione all\u2019invasione della citt\u00e0 su larga scala. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321111815268_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_117673.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321111815268_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_117673-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>29\/06\/2003 Un militare italiano issa il tricolore nella base italiana a pochi chilometri da Nassiriya dove si \u00e8 insidiato il genio del contingente italiano in Iraq. Nella strage del 12 novembre dello stesso anno, un'autobomba esplosa nella sede dei carabinieri causer\u00e0 la morte di 28 militari di cui 19 connazionali. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321112110759_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_198840.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321112110759_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_198840.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>09\/04\/2004 Immagine trasmessa dalla CBS e ripresa dal Tg3 italiano documenta i maltrattamenti inflitti da militari americani ad alcuni prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib. Il generale Janis Karpinski, responsabile dei centri di detenzione in Iraq, verr\u00e0 poi sospesa e degradata per motivi non ufficialmente legati alle vicende di Abu Ghraib. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321112241735_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_198849.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230321112241735_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_198849-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>09\/04\/2004  Un prigioniero iracheno \u00e8 costretto a stare in piedi su una cassa con il volto coperto e il filo elettrico applicato alle mani. La pratica, visibile in diverse immagini provenienti da Abu Ghraib, prevedeva che al prigioniero venisse comunicato che, nel caso fosse caduto, sarebbe stato immediatamente folgorato. <\/p><\/div>"}];</script>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vendetta</strong></h2>



<p>Mentre il governo appoggiato dagli Stati Uniti metteva al bando il <strong>Baath</strong>, e gli emissari occidentali scioglievano la sconfitta Guardia Repubblicana irachena per prendere le redini di un nuovo Esercito regolare da addestrare e appoggiare nel processi di normalizzazione &#8211; che si sarebbe dimostrato molto più lungo, sanguinoso, e impervio del previsto &#8211; i jihadisti affiliati ad Al Qaeda e sotto la nuova sigla <strong>Al-Tawhid-wal-jihad</strong>, attinsero nello scontento provocato e non curato dall&#8217;operazione militare lanciata dagli americani; che non avevano solo <strong>bombardato e occupato</strong> il Paese in base a quelli che verranno archiviati da una parte degli storici come interessi giustificati da congetture infondate &#8211; sebbene ricordiamo tutti l&#8217;allora segretario di stato <a href="https://it.insideover.com/politica/addio-a-colin-powell-falco-della-guerra-in-iraq.html"><strong>Colin Powell</strong>&nbsp;</a>che sbandiera al cospetto del Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite una fialetta contente la &#8220;prova&#8221; dell&#8217;esistenza delle armi batteriologiche di Saddam &#8211; ma avevano<strong> escluso</strong> da ogni tipo di incarico militare o posizione di rilievo i rappresentati del vecchio regime lasciando dilagare uno scontento che facilmente poteva ricollegarsi all&#8217;ideologia politica ed al fanatismo religioso.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La nascita dell&#8217;Isis</strong></h2>



<p>Quando nel giugno del 2006 il leader dei qaedisti iracheni al-Zarqawi viene eliminato da un raid statunitense, gli succede Abu Ayyub Al-Masri, il quale annuncia in breve tempo la fondazione di una <strong>Stato islamico dell’Iraq</strong>, accogliendo <strong>Abu Bakr Al-Baghdadi </strong>come comandante di quello che diventerà noto nel mondo come un nuovo <strong>califfato nero</strong>. L&#8217;entità autoproclamata, per ovviare alla <strong>decimazione</strong> di obiettivi di alto livello come leader e uomini chiave delle diverse cellule terroristiche operata dalla Cia e dai Seal con l&#8217;appoggio dei letali &#8220;<a href="https://it.insideover.com/guerra/droni-killer-strike.html">droni killer</a>&#8221; &#8211; che non si risparmieranno nel provocare vittime collaterali e ulteriori proseliti del jihad -, ricostituisce la sua struttura avvalendosi degli ex agenti dei servizi segreti e degli ex militare del <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-partito-baath.html">partito Baath</a></strong> che avevano servito Saddam, contando nelle sue fila sunniti e sciiti, e ampliandosi alla <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">branca siriana di Al Qaeda</a> che si imporrà nel <strong>territorio siriano</strong> durante la successiva guerra civile.</p>



<p>La priorità di Al Baghadi &#8211; nuovo nemico numero uno della Casa Bianca che nel frattempo aveva eliminato elimina Osama Bin Laden in Pakistan (2 maggio 2011) &#8211; è quella di colpire obiettivi statunitensi ma anche <strong>obiettivi sciiti</strong> collusi con gli occupanti americani. Alimentando il “<a href="https://www.safetysecuritymagazine.com/articoli/lutopia-dello-islamico-breve-cronistoria-dellisis/">conflitto settario</a> tra sciiti e sunniti in un progetto che sfugge alla comprensione di Al Qaeda” ma porta comune al raggiungimento del progetto che si era prefisso Al Zarqawi: la creazione di uno Stato islamico in Iraq che si imporrà come un califfato dove predicare la parola del profeta e restaurare integralmente le leggi della <em>sharia</em>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;epilogo straziante di un&#8217;utopia tradita</h2>



<p>Sulla brace dell’<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html">invasione statunitense</a>, e sulle ceneri del regime di Saddam Hussein (<a href="https://www.nytimes.com/2003/12/15/world/the-capture-of-hussein-reconnaissance-betrayed-by-clan.html">catturato</a> dalle forze speciali americane il 13 dicembre 2003 e impiccato a Baghdad il 30 dicembre 2006) si espanderà così lo Stato islamico che, al massimo del suo&nbsp;cruento e deprecabile splendore, tra il 2015 e il 2016, si estenderà per oltre 30mila chilometri in quello che la stampa internazionale inizierà a chiamare Siraq. Con una forza ribelle di decine di <a href="https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/approfondimenti/le-diverse-facce-del-jihadismo-globale.html">migliaia di jihadisti</a> che terranno in scacco oltre sei milioni di abitanti, e manterranno con i proventi del petrolio ottenuto dalla conquista di Mosul. Il califfato nero, utopia deprecabile nella sua manifestazione reale, si rivelerà essere una <strong>declinazione totalitaria</strong> dello Stato islamico fondato sulla politica del terrore più che la nuova <strong>età dell’oro</strong> paventa da Al Baghadi &#8211; <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/al-baghdadi-e-bin-laden-due-decapitazioni-a-confronto.html">eliminato dai Seal</a></strong> mentre si nascondeva in Siria (27 ottobre 2019) mentre il suo Califfato Nero crollava sotto l&#8217;avanzata dei <em>Peshmerga</em>, roccaforte dopo roccaforte, resa dopo resa, bomba<em> intelligente</em> dopo bomba <em>intelligente</em>, colpo dopo colpo sparato in nome di <em>Allah</em> secondo alcuni, in nome del solo spirito di vendetta secondo altri. Lasciandoci di fronte agli strascichi di un conflitto che mantiene radici profonde in quella terra martoriata che ha visto migliaia e migliaia di morti. In Siria, in Iraq e nel Kurdistan iracheno.</p>
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		<title>L&#8217;invasione americana in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/linvasione-americana-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 17:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[missione italiani in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[missione Usa in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-1536x1028.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Alle prime luci del mattino del 20 marzo 2003 le operazioni di shock and wave della “coalizione di volenterosi” guidata dagli Stati Uniti davano inizio alla Seconda guerra del Golfo. La veloce preparazione dell’attacco aveva dato modo al presidente George W. Bush di predire una guerra lampo, e il tempo gli diede in parte ragione. Appena tre settimane dopo, i militari americani facevano il loro ingresso nel palazzo presidenziale di Saddam Hussein. A meno di un mese e mezzo dall’inizio del conflitto, gli americani guardavano alla televisione il loro presidente sul ponte della portaerei USS Lincoln assicurare “mission accomplished”, missione compiuta. Non sapevano che ci sarebbero voluti altri otto lunghi e sanguinosi anni per lasciare l’Iraq, né che il conflitto scatenato da politiche sprovvedute e mal informate si sarebbe presto trasformato in un’insurrezione contro gli invasori e nel pantano di una guerra settaria che avrebbe dato vita allo Stato Islamico e causato innumerevoli danni economici e sociali.</p>
<p>Ad un anno e mezzo dagli attacchi alle Torri Gemelle, l’obiettivo americano era il rovesciamento del regime di Saddam Hussein, considerato un rischio non più tollerabile a causa del suo presunto arsenale di armi di distruzione di massa chimiche e biologiche e per i legami e la protezione fornita al terrorismo islamico. Lo sgretolamento dell’“asse del male” che schierava Iraq, Iran e Corea del Nord contro gli Stati Uniti doveva cominciare dal primo della lista. A smuovere il tentennamento della Nazioni Unite sull’autorizzazione alle operazioni militari ci pensò l’allora segretario di Stato Colin Powell, sventolando davanti al Consiglio di Sicurezza Onu quelle che dovevano essere le prove delle armi di distruzione di massa di cui Baghdad disponeva. Un anno più tardi un rapporto del Senato stesso ammetteva che gli elementi presentati da Powell erano ampiamente “ingigantiti, fuorvianti e sbagliati” e che gli ispettori mandati dal governo non avevano trovato riscontro di tali accuse. </p>
<p>Inizialmente, le truppe britanniche e americane ebbero gioco facile contro il debole e disorganizzato esercito del Rais, ed entrarono con facilità a Baghdad. Le condizioni di sicurezza però si deteriorarono presto tra le decine di attentati e attacchi armati che si consumavano ogni giorno contro le forze d’occupazione. L’ambiente urbano ostile mise in particolare difficoltà la coalizione a Fallujah, dove ebbe luogo lo scontro più sanguinoso della campagna. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-1536x1028.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/linvasione-americana-in-iraq.html">L&#8217;invasione americana in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La guerra che ha stravolto il Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-usa-iraq-che-ha-stravolto-il-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 17:50:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del golfo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1203" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119-1536x962.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Iraq del 2003 non ha solo cambiato la storia del Paese arabo, ma ha anche modificato i rapporti all'interno dell'intera regione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1203" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184247877_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100119-1536x962.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La caduta di <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-di-saddam-hussein.html">Saddam Hussein</a>, avvenuta il 9 aprile 2003 <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html">con l&#8217;arrivo dei carri armati Usa nel centro di Baghdad</a>, ha avuto molti effetti nella regione mediorientale. Il motivo è essenzialmente basato sul fatto che l&#8217;Iraq, senza più un solido governo al potere, si è trasformato in una potenziale <strong>polveriera</strong>. Il Paese, attraversato storicamente da forti tensioni settarie e da una netta divisione tra sciiti, sunniti e curdi, è diventato terreno di <strong>scontro</strong> sia tra i vari attori interni che tra le potenze regionali. </p>



<p>La guerra del 2003 quindi, è possibile considerarla come un detonatore delle varie turbolenze mediorientali ed è per questo che ha contribuito a cambiare volto non solo all&#8217;Iraq ma anche alla storia dei Paesi circostanti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Baghdad nell&#8217;orbita iraniana</h2>



<p>Durante l&#8217;era di Saddam Hussein, l&#8217;Iraq ha vissuto in una situazione quasi paradossale. Pur essendo il Paese a maggioranza sciita, il <strong>rais</strong> e la sua cerchia di fedelissimi a Baghdad appartenevano alla minoranza sunnita. Circostanza che non ha mancato di creare tensioni nel corso dei 24 anni di regime. Saddam ha spesso visto con diffidenza l&#8217;emergere di gruppi politici e religiosi sciiti, stanziati soprattutto nel sud del Paese. Questo ha portato, tra le altre cose, a un aumento del livello di scontro con l&#8217;<strong>Iran</strong>. </p>



<p>Nello stesso anno in cui il rais ha preso le chiavi del governo iracheno, a Teheran una<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-rivoluzione-iraniana-del-1979.html"> rivoluzione islamica</a> portava al potere la<strong> teocrazia sciita</strong> guidata dagli <strong>Ayatollah</strong>. Tra i due Paesi è scoppiata una guerra durata otto anni, al termine della quale le relazioni diplomatiche non sono mai state ristabilite del tutto. </p>



<p>Quando gli Usa hanno detronizzato Saddam, gli sciiti iracheni hanno subito premuto per avere una forte rappresentanza in seno alle nuove autorità. Le prime elezioni del 2005 hanno visto la vittoria dei partiti sciiti, a scapito di quelli sunniti. L&#8217;Iran ha così potuto mettere le mani su Baghdad. Un effetto certamente non voluto e quasi sicuramente non calcolato dagli Usa alla vigilia della guerra. Tra l&#8217;Iraq filo sciita e la teocrazia iraniana, è nata una forte convergenza. In tal modo, gli Ayatollah hanno iniziato ad avere il controllo di larghe fette del nuovo potere iracheno. </p>



<p>Gli effetti di questo repentino cambiamento si sono avuti anche in ambito regionale. Teheran ha iniziato a pianificare la strategia cosiddetta della &#8220;<strong>mezzaluna sciita</strong>&#8220;. Un progetto volto a legare idealmente il proprio governo con il nuovo Iraq post Saddam, con la Siria governata dallo sciita alauita <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html">Bashar Al Assad</a>, estendendo poi la propria sfera di influenza fino a Beirut. Qui infatti l&#8217;Iran ha iniziato a sfruttare maggiormente l&#8217;asse con i movimenti sciiti libanesi e, in particolare, con gli <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah.html">Hezbollah</a>. </p>



<p>Si sono così create le basi per confronti molto accesi in tutta la regione. L&#8217;attivismo iraniano ha infatti acuito il braccio di ferro tra Teheran e i suoi storici antagonisti. Tra questi occorre annoverare l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> e le <strong>petromonarchie</strong> del Golfo. Le guerre scoppiate nel decennio successivo, <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/punto-la-guerra-nello-yemen.html">a partire da quella nello Yemen</a>, sono ascrivibili al confronto a distanza tra la teocrazia sciita degli Ayatollah e le monarchie sunnite. Importante sottolineare anche la crescita dei timori per la propria sicurezza da parte di <strong>Israele</strong>, altro storico rivale dell&#8217;Iran in medio oriente. </p>


<div id="gallery_389141" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_389141 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317111539899_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_6619.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317111539899_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_6619-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>08\/08\/1998. Il presidente Saddam Hussein sorride durante un messaggio televisivo per gli iracheni nel 10\u00b0 anniversario della vittoria della guerra durata 8 anni contro il vicino Iran. Nel messaggio, Saddam si diceva convinto che la nazione avrebbe prevalso sugli Stati Uniti cos\u00ec come aveva fatto con l'Iran. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320092341826_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_266580.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320092341826_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_266580-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>15\/10\/1995, donne irachene passano di fianco ad un ritratto di Saddam sulla strada verso l'ufficio elettorale. Riguadagnato il diritto di voto proprio con Saddam, le donne si accingevano a votare il referendum per confermare la presidenza del leader Baathista, che dalla presa di potere nel 1979 non era mai stato votato. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317111516641_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_285558.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317111516641_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_285558-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>13\/03\/1998 Saddam prega a Samarra, nel governatorato di Salah al-Din, dopo aver visitato l\u2019area per riaffermare il dominio di Baghdad sulla regione. In seguito alla prima Guerra del Golfo, diverse aree a nord della capitale erano finite sotto il controllo di gruppi curdi che si opponevano al governo di Saddam.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317111528816_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_285561.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317111528816_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_285561-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>13\/03\/1998 stessa visita a Samarra. Qui Saddam \u00e8 intento a baciare il Corano. Nonostante si debba a lui la secolarizzazione dell'Iraq e l'applicazione di un sistema statale  laico, negli ultimi anni del suo regime, a corto di sostegno interno, Saddam si \u00e8 mostrato sempre pi\u00f9 spesso in atteggiamenti religiosi per rafforzare il consenso. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320090547835_c695192756511d4f2e5b651d42806235.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320090547835_c695192756511d4f2e5b651d42806235-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>16 marzo 1988, i corpi delle vittime di un bombardamento con agenti chimici nel villaggio iracheno di Halabja, al centro di un aspro confronto tra gli eserciti iraniano ed iracheno. Il bombardamento iracheno che voleva contrastare una massiccia avanzata iraniana caus\u00f2 circa 5000 vittime, in prevalenza kurdi iracheni. La guerra Iran-Iraq fu il teatro bellico col pi\u00f9 ampio impiego di agenti chimici della storia recente.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Agenzia_Fotogramma_IPA23756744-scaled.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Agenzia_Fotogramma_IPA23756744-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>La campagna al-Anfal, consumata nel Kurdistan iracheno e cos\u00ec chiamata dai suoi perpetratori richiamandosi a una sura coranica, ha mietuto 150.000 vittime tra il 1986 e il 1988 ed \u00e8 stata riconosciuta come genocidio. Insieme al generale al-Majid (\u201cChemical Ali\u201d) Saddam Hussein ha orchestrato la campagna per far pagare ai curdi la loro presunta mancanza di fedelt\u00e0 nella guerra con l\u2019Iran.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317112226685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_402783.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317112226685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_402783-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>8 agosto 2000 Soldati iracheni davanti al mausoleo del Milite Ignoto nell'anniversario della \"grande vittoria\u201d contro l'Iran. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317112123494_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_367640.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317112123494_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_367640-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>17\/01\/2000 Migliaia di iracheni inneggiano slogan di supporto al presidente Saddam Hussein e contro Stati Uniti e Gran Bretagna. La popolazione chiedeva una sospensione delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite. Anni dopo, le stime ONU sveleranno che tali sanzioni sono costate la vita di almeno mezzo milione di bambini iracheni. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_2023032011262294_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_268168.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_2023032011262294_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_268168-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>26\/11\/97 in un ospedale di Baghdad una donna piange la morte del figlio mentre un'altra donna alle sue spalle si dispera mentre suo figlio lotta per sopravvivere. La situazione a Baghdad era disperata ben prima che arrivasse la guerra, tra la mancanza di cibo e medicine. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320112925250_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_273016.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320112925250_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_273016-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>19\/01\/1998 processione per i funerali di 62 bambini, delle cui morti gli ufficiali iracheni accusano le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320120027944_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_282370.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320120027944_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_282370-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>09\/03\/1998 L\u2019aeroporto internazionale di Baghdad completamente vuoto dall\u2019embargo del 1991. Le sanzioni, vietando tutti i voli da e per l'Iraq senza specifica approvazione, hanno condannato l\u2019infrastruttura (e in generale il Paese) allo svuotamento e al degrado.  <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320092427132_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_264307.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320092427132_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_264307-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>11\/10\/1997  Donne e famiglie irachene occupano il palazzo presidenziale di Baghdad. Al grido di slogan anti-americani hanno trascinato con s\u00e9 materassi per accamparsi all\u2019interno del palazzo di Saddam e fungere da scudi umani contro eventuali attacchi americani. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317130405233_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_422705.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230317130405233_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_422705-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>17\/01\/2001 Nablus, Cisgiordania. Una donna palestinese bacia il ritratto del presidente Saddam Hussein durante una marcia nella citt\u00e0 di Nablus, in cui gli abitanti palestinesi chiedevano al presidente iracheno di bombardare Tel Aviv. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320092510997_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_318905-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320092510997_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_318905-1-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>11\/10\/1998 donne irachene mostrano foto del presidente per mostrare il loro supporto in seguito alla prova di forza con gli ispettori delle armi inviati dalle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti avevano incrementato la presenza militare nel Golfo per un eventuale attacco all\u2019Iraq, e lo staff ONU in Iraq era stato invitato a traslocare ad Amman per garantire la loro sicurezza. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320112016579_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_460315.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320112016579_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_460315-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>27\/01\/2001 Manifestanti bruciano la bandiera americana e israeliana in sostegno dell\u2019intifada palestinese di fronte al quartier generale ONU a Baghdad. Il partito Baath esortava tutti gli Stati arabi a supportare la popolazione palestinese e a serrare i ranghi per impedire \u201ci complotti dei nemici\u201d <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_2023031711234524_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_41388.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_2023031711234524_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_41388-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>17\/01\/2002 Un poliziotto iracheno pesta il ritratto dell\u2019ex presidente americano George Bush e dell\u2019ex premier britannica Margaret Thatcher nella piazza principale di Baghdad per marcare l\u201911\u00b0 anniversario dell\u2019inizio della guerra della prima Guerra del Golfo. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320104230622_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_32216.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320104230622_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_32216-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>05\/08\/2002 membri del partito Baath sfilano per le strade di Baghdad in mezzo alle crescenti ipotesi di un attacco militare americano. Il partito aveva lanciato una campagna per mobilitare la popolazione contro un possibile tentativo americano di rovesciare Saddam, che Washington accusava di aver sviluppato armi di distruzione di massa. <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320115318595_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45840.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ilgiornale2_20230320115318595_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45840-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>08\/02\/2002 Membri del partito Baath sventolano fucili, ritratti del presidente e la bandiera irachena durante le celebrazioni dell\u2019anniversario dell\u2019ascesa al potere del partito socialista. <\/p><\/div>"}];</script>



<h2 class="wp-block-heading">La crescita di Al Qaeda e del terrorismo jihadista</h2>



<p>Il radicale cambiamento ai vertici di Baghdad, ha avuto conseguenze anche all&#8217;interno del mondo sunnita iracheno. In alcune frange è emersa la <strong>preoccupazione</strong> di diventare succubi della maggioranza sciita. Circostanza che ha creato, tra le altre cose, terreno fertile per la propaganda <strong>jihadista</strong>. Già nel 2014 risultavano attivi in Iraq diversi gruppi terroristici. Al loro interno, non solo iracheni ma anche combattenti stranieri. <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html">Al Qaeda</a>, il movimento terroristico di<strong> Osama Bin Laden</strong>, ha preso così le redini e ha approfittato della situazione per lanciare la propria guerra santa contro le truppe statunitensi. </p>



<p>Ad emergere in questo contesto è stata la figura del terrorista giordano <strong>Abu Musab Al Zarqawi</strong>. A lui lo stesso Bin Laden ha dato il suo benestare per la nascita di<strong> Al Qaeda in Iraq</strong>. L&#8217;insurrezione jihadista è andata avanti per diversi anni, trovando manforte soprattutto nella provincia di <strong>Al Anbar</strong>, tra Ramadi e Falluja. Particolarmente grave la situazione nel 2007, con il Paese di fatto ostaggio di una guerra civile settaria tra sunniti e sciiti. Al Zarqawi è stato ucciso nel 2006, ma i suoi successori hanno implementato le attività di Al Qaeda in Iraq. </p>



<p>Il gruppo si trasformerà in seguito &#8220;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Stato Islamico dell&#8217;Iraq e del Levante</a>&#8221; (Isil) e con il nuovo leader<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/abu-bakr-al-baghdadi-chi-era.html"> Abu Bakr Al Baghdadi</a> sarà impegnato dal 2011 nella <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html">guerra civile siriana</a>, al fianco di <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria.html">Al Nusra</a> ed altre sigle islamiste contrarie al governo di Assad. L&#8217;Isil diventerà meglio nota con l&#8217;acronimo di <strong>Isis</strong> e il gruppo darà vita allo <strong>Stato Islamico</strong>, capace di conquistare l&#8217;intero nord dell&#8217;Iraq e vaste porzioni della Siria tra il 2014 e il 2017. Oggi lo Stato Islamico non c&#8217;è più, ma il Paese continua a essere attraversato dalle tensioni jihadiste. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="685" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184610931_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_203650-1024x685.jpg" alt="" class="wp-image-389265" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184610931_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_203650-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184610931_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_203650-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184610931_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_203650-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184610931_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_203650-1536x1028.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230320184610931_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_203650.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Uan foto del 26 maggio 1998 che ritrae (da sx verso dx) Aiman Al-Zawahiri, il leader di Al-Qaeda Osama Bin Laden e Shaikh Taiseer Abdullah. (Foto: EPA/STRINGER)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il duello tra Washington e Teheran in territorio iracheno</h2>



<p>Proprio la lotta all&#8217;Isis ha portato in Iraq la presenza di diverse forze internazionali. Da un lato la coalizione a guida Usa, impegnata nell&#8217;est della Siria e nel nord dell&#8217;Iraq contro il califfato. Dall&#8217;altra un&#8217;alleanza tra più gruppi paramilitari sciiti, coadiuvati dall&#8217;Iran. Dietro l&#8217;intento comune di sconfiggere lo Stato Islamico, è emersa anche la lotta per contendersi la propria influenza su Baghdad.</p>



<p>Nel cuore del territorio iracheno quindi, ancora oggi convivono forze di Washington con forze vicine a Teheran. Un&#8217;<strong>incompatibilità</strong> emersa soprattutto nel 2020, quando un raid degli Usa a Baghdad ha ucciso il generale iraniano <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-e-stato-ucciso-soleimani.html">Qassem Soleimaini</a>, architetto del progetto della mezzaluna sciita. Per tutta risposta, l&#8217;Iran ha bombardato basi statunitensi presenti nel Kurdistan iracheno. L&#8217;Iraq si è quindi trasformato nel terreno di scontro tra Stati Uniti e Iran. Un braccio di ferro che ha contribuito ad alimentare le tensioni in tutta l&#8217;area mediorientale e che ha trascinato al suo interno anche le altre potenze regionali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="753" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente-1024x753.png" alt="" class="wp-image-235302" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente-1024x753.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente-300x221.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente-768x565.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/mappa-curdi-medio-oriente.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La mai risolta questione curda </h2>



<p>La guerra del 2003 e la fine del potere di Saddam, hanno dato ai curdi la possibilità di gestire in modo autonomo i propri territori. La nuova costituzione irachena, ha riconosciuto il <strong>Kurdistan</strong> come regione autonoma con capoluogo Erbil. Qui ha sede di fatto uno Stato nello Stato. I curdi iracheni hanno stretto accordi e legami di natura commerciale in modo indipendente rispetto a Baghdad. </p>



<p>Ma al di là delle vicende interne all&#8217;Iraq, l&#8217;autonomia accordata ai curdi ha riacceso la questione anche in tutti gli altri Paesi della regione in cui i curdi costituiscono un&#8217;importante minoranza. A partire dalla <strong>Turchia</strong>. Il presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Erdogan</a>, dopo un&#8217;iniziale apertura al dialogo, ha scelto una linea dura contro tutte le principali organizzazioni curde. Ad Ankara il timore è legato al fatto che i curdi presenti in Turchia possano rivendicare la stessa autonomia raggiunta in Iraq. </p>



<p>Anche in <strong>Siria</strong> la questione è stata più volte al centro delle discussioni. Il governo di Damasco, prima del 2011, ha visto con sospetto l&#8217;attivismo dei gruppi curdi. Quando nel Paese è divampata la guerra civile, gli stessi curdi hanno approfittato dei problemi del governo centrale per organizzarsi in modo autonomo. Le forze di autodifesa hanno fondato la regione del <strong>Rojava</strong>. Attualmente le sigle che riuniscono i combattenti curdi sono in parte appoggiate dagli Usa e sono stanziate nell&#8217;est della Siria, al di là dell&#8217;<strong>Eufrate</strong>. Anche questo un elemento che sta contribuendo ad alimentare tensioni, con Ankara che dal 2016 in poi ha iniziato a bersagliare le forze curde in territorio siriano. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-usa-iraq-che-ha-stravolto-il-medio-oriente.html">La guerra che ha stravolto il Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I 20 anni della guerra in Iraq: cosa resta dell&#8217;invasione Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-usa-invasione-2003.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Mar 2023 16:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=388501</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-1024x672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-1536x1008.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Sono passati 20 anni dall'invasione dell'Iraq da parte di Stati Uniti e Regno Unito. Ecco come andò quella guerra e cosa resta di quel conflitto</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-usa-invasione-2003.html">I 20 anni della guerra in Iraq: cosa resta dell&#8217;invasione Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-1024x672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-1536x1008.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Anche in Iraq<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html"> la guerra è iniziata nel cuore della notte</a>. In quella compresa tra il 19 e il 20 marzo 2003 gli inviati a Baghdad, poco prima dell&#8217;alba, hanno segnalato il rumore delle prime esplosioni subito dopo l&#8217;attivazione degli allarmi aerei. Negli Stati Uniti mancavano poche ore a mezzanotte e le televisioni hanno improvvisamente interrotto le trasmissioni per trasmettere il discorso del presidente<strong> George W. Bush</strong>. Dallo studio ovale della Casa Bianca, Bush ha annunciato l&#8217;avvio delle operazioni contro l&#8217;Iraq di<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-di-saddam-hussein.html"> Saddam Hussein</a>. Quest&#8217;ultimo parlerà poco dopo: in uno studio con lo sfondo blu, il rais ha denunciato l&#8217;aggressione Usa e ha chiamato a raccolta tutti gli iracheni. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="IRAQ: US LAUNCHES SERIES OF MILITARY STRIKES ON BAGHDAD" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/I3_frkT2Gj4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_I3_frkT2Gj4");</script>
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<p>É stato quello il momento spartiacque della storia recente del <strong>Medio Oriente</strong>. Una fase arrivata al culmine di <strong>tensioni</strong> iniziate pochi mesi prima, con la denuncia di Washington di possibili piani di Saddam per la costruzione di armi<strong> </strong>di <strong>distruzione di massa</strong>. La storia dirà che di quelle armi per la verità non c&#8217;è mai stata traccia. Ma il 20 marzo 2003 la macchina bellica si è messa in moto. Il 9 aprile le truppe Usa saranno già a Baghdad, ponendo fine a 24 anni di regno di Saddam Hussein e del suo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-partito-baath.html#:~:text=Il%20Partito%20Baath%20%C3%A8%20una,dei%20Paesi%20del%20mondo%20arabo.">partito Baath</a>. Da allora, sono passati esattamente 20 anni. Due decadi scivolate via velocemente. Non tanto però da non far risultare attuali le conseguenze degli eventi di quei drammatici giorni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;anniversario della guerra visto dall&#8217;occidente</h2>



<p>John Harris sul <em>Guardian</em> nei giorni scorsi ha riportato come, alla vigilia del ventesimo anniversario, della guerra del 2003<a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2023/mar/12/iraq-war-diminished-uk-2003-public-trust-government"> in occidente sono rimaste ben poche tracce</a>. Un&#8217;opinione espressa in primo luogo anche da diversi editorialisti del <em>Financial Times</em>. I motivi possono essere diversi. A partire dal fatto che quel conflitto non ha mai avuto molta popolarità. Se nel 1991, anno del <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-della-prima-guerra-del-golfo.html#:~:text=Con%20il%20termine%20prima%20guerra,iracheno%20del%20territorio%20del%20Kuwait.">primo braccio di ferro tra Washington e Saddam</a>, c&#8217;era di mezzo la necessità di ridare sovranità al Kuwait, nel 2003 in pochi hanno capito i reali motivi della guerra. Il mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa ha contribuito a rendere poco comprensibile le operazioni belliche contro Baghdad. E quindi, di riflesso, a far scivolare il conflitto nei meandri periferici della memoria. </p>



<p>La guerra poi non è rimasta costantemente nelle prime pagine nemmeno durante i combattimenti. Il 20 marzo 2003 i telegiornali hanno trasmesso a più riprese le prime immagini dei bombardamenti Usa, ma a fine mese si parlava già d&#8217;altro. I riflettori sono stati puntati sulla Cina,<a href="https://it.insideover.com/societa/la-sars-del-2003-ecco-cosa-e-successo-17-anni-fa.html"> lì dove stavano emergendo drammatiche notizie sull&#8217;epidemia di Sars</a>. E poi sul Canada, Paese nordamericano più colpito dal virus. In occidente, in poche parole, in quei giorni si temeva maggiormente il primo coronavirus nocivo per l&#8217;uomo che non le conseguenze di un conflitto mai realmente compreso. </p>



<p>Le tracce più significative, a 20 anni di distanza, sono quelle legate al <strong>dopoguerra</strong>. In Gran Bretagna ad esempio, l&#8217;azione contro Saddam è rimasta come macchia indelebile dell&#8217;operato di <strong>Tony Blair</strong>, premier e principale fautore insieme a Bush dell&#8217;avventura militare del 2003. In Italia si ricordano i soldati morti nelle operazioni di peacekeeping e i rapimenti fatali per alcuni nostri concittadini. Ma della guerra in sé, a distanza di due decadi, i ricordi appaiono molto sbiaditi e lontani. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="733" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-1024x733.jpg" alt="" class="wp-image-389090" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-1536x1099.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-2048x1466.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un Harrier GR7 britannico in una base in Kuwait 21 marzo 2003 (Foto: ANSA  POOL / RUSSELL BOYCE DEF)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Come in Iraq si ricorda il conflitto</h2>



<p>Dove ovviamente il conflitto ha lasciato molte tracce e molte ferite è ovviamente in Iraq. Anche se quanto accaduto venti anni fa è ricordato sotto diverse sfaccettature, a seconda della generazione o della regione a cui si appartiene. I giovani non hanno vivi ricordi. Circostanza quest&#8217;ultima da non sottovalutare: a vent&#8217;anni dal conflitto, c&#8217;è una parte di Iraq che non ha vissuto l&#8217;era di Saddam e che è nata in un&#8217;epoca del Paese postuma a quella del rais. Per loro forse la guerra è ancora più lontana e la mente è più proiettata alle attuali difficoltà da affrontare nella vita quotidiana. </p>



<p>A <strong>Baghdad</strong> invece gli adulti ricordano molto bene il conflitto. Nel giorno dell&#8217;anniversario, il pensiero di molte famiglie è rivolto alla corsa per l&#8217;accaparramento degli alimenti fatta a poche ore dai bombardamenti, alla paura suscitata dagli allarmi aerei, ai timori di ritrovarsi in una città nel pieno dei combattimenti. Ricordi di sofferenza quindi, a cui si aggiungono quelli relativi a un dopoguerra costellato di attentati, ribellioni e instabilità. La capitale irachena non sembra rimpiangere il rais, ma non appare nemmeno così convinta di aver imboccato la giusta strada dopo la guerra del 2003. Le <strong>ferite</strong> di allora sono ancora aperte, in diverse zone i danni causati dal conflitto non sono ancora stati riparati. La Baghdad &#8220;in pace&#8221; di oggi non è così diversa da quella in guerra di venti anni fa. </p>



<p>Diverso il contesto invece nel sud dell&#8217;Iraq. Qui vive la maggioranza sciita della popolazione, la quale ha sempre visto nel sunnita Saddam Hussein un nemico. Da <strong>Najaf</strong> a <strong>Bassora</strong>, il ricordo della guerra passa anche dal ricordo delle aspettative di quei giorni. Aspettative spesso disattese, ma vissute all&#8217;epoca in modo più forte rispetto a Baghdad. Un po&#8217; come avvenuto nel <strong>Kurdistan iracheno</strong>. Venti anni fa la guerra è durata poco in una regione dove i peshmerga hanno subito approfittato dell&#8217;arrivo degli Usa per sbarazzarsi delle forze di Saddam. Per i curdi il conflitto ha significato la possibilità di avere una regione autonoma tutta loro. Anche qui però molte speranze sono state disattese e oggi la <strong>crisi economica </strong>è tornata a mordere e a innescare nuove tensioni con il governo centrale. </p>



<p>A <strong>Mosul</strong> invece il ricordo della guerra del 2003 è destinato ad andare in secondo piano. Qui i ricordi più vivi riguardano un altro conflitto, ben più duro e più recente. <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Quello cioè combattuto contro l&#8217;Isis</a>. Il passaggio del califfato da queste parti, tra il 2014 e il 2017, ha lasciato cicatrici ancora più profonde e a oggi ben lontane dall&#8217;essere anche minimamente rimarginate. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="447" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-1024x447.jpg" alt="" class="wp-image-389094" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-1024x447.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-768x335.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-1536x670.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Truppe americane e britanniche nei pressi della città di Uum Qasr (fonte: ANSA)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Che fine hanno fatto i gerarchi di Saddam</h2>



<p>Con l&#8217;arrivo degli statunitensi a Baghdad, non è stata decretata soltanto la fine del lungo regno personale di Saddam Hussein. Gli Usa hanno proceduto alla <strong>liquidazione</strong> dello Stato iracheno precedente. Un vero e proprio processo di &#8220;<em>de baathizzazione</em>&#8220;, come chiamato in seguito con riferimento alla caccia data a tutti i rappresentanti principali del partito del rais. Con il senno del poi, probabilmente una scelta non molto saggia da parte di Washington. Molti ex fedelissimi di Saddam, dopo la guerra hanno alimentato la <strong>guerriglia islamista</strong>. Nonostante una profonda differenza ideologica tra il laico Baath e i gruppi jihadisti, nella ribellione sunnita ex membri del partito hanno visto la possibilità di una resa dei conti contro le forze Usa. </p>



<p>Lo dimostrano le parole dell&#8217;unico importante gerarca del rais mai catturato dai militari statunitensi, <strong>Izzat Ibrahim al-Douri</strong>. Vice di Saddam, nel 2016 ha parlato di &#8220;eroi&#8221; riferendosi ai combattenti dell&#8217;Isis in quel momento dilaganti nel nord dell&#8217;Iraq. Al Douri è morto in latitanza nel 2020. Tutti gli altri membri di spicco del Baath sono stati catturati poco dopo il conflitto. A partire da<strong> Barzan Ibrahim Al Tikriti</strong>, fratellastro del rais ed ex capo dei servizi di sicurezza. Preso nell&#8217;aprile 2003, Barzan è stato condannato a morte nel 2007. Sorte toccata anche ad <strong>Ali Hassan Al Majid</strong>, soprannominato &#8220;Alì il chimico&#8221; per il bombardamento contro il villaggio curdo di Halabja negli anni &#8217;80. </p>



<p>Catturato nel 2003 anche il volto forse più popolare in occidente della gerarchia di Saddam, ossia l&#8217;ex ministro degli Esteri <strong>Tareq Aziz</strong>. Rappresentante cristiano nel governo di Baghdad, Aziz è stato l&#8217;esponente principale della diplomazia del Baath ed è morto in un carcere di Nassiriya nel 2015. Sarebbe ancora vivo invece<strong> Muhammad Saeed al-Sahhaf</strong>. Secondo gli Usa non era tra gli elementi di spicco del regime iracheno, ma era ministro dell&#8217;Informazione durante la guerra. Il suo volto è diventato popolare per le conferenze stampa convocate a Baghdad in cui sosteneva, a poche ore dalla deposizione di Saddam, la non presenza di americani in città. Per questo motivo è stato poi soprannominato &#8220;Alì il Comico&#8221;. Incarcerato per breve tempo, oggi vivrebbe negli Emirati Arabi Uniti. </p>



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<h2 class="wp-block-heading">Cosa resta della famiglia Hussein</h2>



<p>Il destino del rais è ben noto ai più. Saddam Hussein è stato arrestato nella sua <strong>Tikrit</strong>, a nord di Baghdad, nel dicembre del 2003 e condannato a morte tre anni più tardi. I suoi figli, <strong>Uday</strong> e <strong>Qusay</strong>, sono stati uccisi il 22 luglio durante il blitz nel loro ultimo covo individuato a Mosul. La prima moglie del rais<strong>, Sajida Talfah</strong>, è andata via da Baghdad già prima della guerra e oggi vivrebbe in Qatar. La coppia ha avuto anche tre figlie: Raghad, Rana e Hala.</p>



<p>Particolarmente significativa è la posizione di <strong>Raghad</strong>. Moglie di Hussein Kamel Al Majid, ex fedelissimo di Saddam ucciso nel 1996 dopo aver disertato in Giordania, negli ultimi anni avrebbe avuto anche ruoli di primo piano nella diaspora del Baath. In particolare, nel 2007 è stata accusata di aver pagato l&#8217;insurrezione irachena assieme alla madre. Per questo è stato emanato un mandato di cattura, ma oggi vive con i suoi cinque figli e le altre due sorelle ad Amman. Nel marzo del 2021, <a href="https://it.insideover.com/politica/torna-a-farsi-sentire-raghad-hussein-figlia-maggiore-di-saddam.html">è apparsa per la prima volta in tv intervistata da Al Arabiya</a>. In quell&#8217;occasione, non ha nascosto l&#8217;intenzione di tornare in futuro in Iraq e concorrere per incarichi politici. </p>



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<h2 class="wp-block-heading">La situazione nell&#8217;Iraq di oggi </h2>



<p>Al di là delle vicende dei protagonisti di venti anni fa, la guerra del 2003 oggi ha lasciato nella società irachena non poche ferite. Lo hanno dimostrato le guerre civili successive e le varie insurrezioni jihadiste. Anche se sul fronte della sicurezza negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti, la stabilità a Baghdad rimane una chimera. Il quadro politico è frammentato e frazionato in diversi rivoli settari, circostanza che rende molto problematica la ricostruzione delle zone distrutte dai conflitti e l&#8217;attuazione di riforme in grado di far ripartire un&#8217;economia al collasso. Una fetta molto ampia della popolazione vive in <strong>povertà</strong> e non sembrano esserci sbocchi positivi all&#8217;orizzonte. </p>



<p>C&#8217;è poi la questione della <strong>sovranità</strong>. Anche se le operazioni Usa sono terminate nel 2011, nel Paese rimangono i militari statunitensi così come sono presenti anche i miliziani filo iraniani inviati negli anni della guerra all&#8217;Isis. Emblematico in tal senso quanto accaduto il 3 gennaio 2020, giorno in cui droni Usa <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-e-stato-ucciso-soleimani.html">hanno colpito e ucciso il generale iraniano Qassem Soleimaini </a>a pochi passi dall&#8217;aeroporto di Baghdad. </p>



<p>A venti anni dalla guerra, l&#8217;Iraq è ancora in cerca di stabilità, normalità e identità. Le eredità di quel conflitto hanno quindi le sembianze di drammi attuali non ancora superati e ben lontani dal trovare una soluzione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-usa-invasione-2003.html">I 20 anni della guerra in Iraq: cosa resta dell&#8217;invasione Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La storia dimenticata dei veterani dell’Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-storia-dimenticata-dei-veterani-delliraq-2058789.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2022 12:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimento IO]]></category>
		<category><![CDATA[Armi chimiche]]></category>
		<category><![CDATA[bombe al fosforo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
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		<category><![CDATA[Sarin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Metter mano alle vicende dei veterani negli Stati Uniti è cosa assai delicata e complicata. Fin dai tempi della Corea sino ai conflitti in Iraq e Afghanistan, avere a che fare con stress post-traumatico, malattie croniche, nonché uno stuolo di giovani avvolti esanimi nella bandiera americana è stato spesso motivo di imbarazzo nonché di indignazione. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-storia-dimenticata-dei-veterani-delliraq-2058789.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220813135335271_1f994130181a932d85fff085f94458d5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Metter mano alle vicende dei <strong>veterani</strong> negli Stati Uniti è cosa assai delicata e complicata. Fin dai tempi della Corea sino ai <strong>conflitti in Iraq e Afghanistan</strong>, avere a che fare con stress post-traumatico, malattie croniche, nonché uno stuolo di giovani avvolti esanimi nella bandiera americana è stato spesso motivo di imbarazzo nonché di indignazione. Con questo stuolo di fantasmi di Tom Joad, il sistema americano non è stato mai troppo clemente e le strade d’America sono spesso abitate dall’archetipo del veterano abbandonato a se stesso: spesso vittima dell’abuso d’alcol, in preda a sindromi psicotiche, senza alcun tipo di assistenza sanitaria e ai margini della società.</p>
<h2>Le sostanze chimiche in Iraq</h2>
<p>Ma per chi ha la fortuna di riportare la pelle a casa e di superare quello che cento anni fa si chiamava “vento degli obici”, restano molte altre cicatrici: quelle delle malattie croniche dovute all’esposizione a <strong>sostanze chimiche</strong> pericolose legate al <strong><em>warfare</em> moderno</strong>. <strong>Joe Biden</strong>, assestando un colpo magistrale, ha recentemente firmato il <a href="https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2022/08/10/fact-sheet-president-biden-signs-the-pact-act-and-delivers-on-his-promise-to-americas-veterans/"><strong>PACT Act</strong></a>, l&#8217;espansione più significativa di benefici e servizi per i veterani esposti a sostanze tossiche in più di 30 anni.</p>
<p>Sebbene la norma possa andare a contemplare una pluralità di casi, che vanno dall’esposizione all’<strong>agente arancio </strong>ai roghi, è il caso <strong>Iraq</strong> che ha messo pressione sulla politica americana. Era il novembre del 2014 quando il Pentagono riconosceva almeno <strong>600 casi di esposizione chimica</strong> nel teatro iracheno. Più di 600 membri del servizio militare americano dal 2003 avevano, infatti, riferito ai membri del personale medico militare di ritenere di essere stati esposti ad agenti di guerra chimica, ma all’epoca dei fatti il Pentagono non aveva riconosciuto la portata dei casi segnalati né offerto un monitoraggio e un trattamento adeguati a coloro che si erano esposti. La bomba era esplosa sulle pagine del <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2014/10/14/world/middleeast/iraq-chemical-weapons-medical-records.html"><em>New York Times</em></a> che raccontò come, sebbene le truppe non avessero trovato in loco il famigerato programma attivo di armi di distruzione di massa, avevano rilevato armi chimiche degradate degli anni &#8217;80 che erano state nascoste o usato in bombe improvvisate. Dopo che l&#8217;Iraq invase l&#8217;Iran il 22 settembre 1980, infatti, <strong>Saddam Hussein</strong> iniziò ad acquistare proiettili di artiglieria progettati dagli Stati Uniti fabbricati nei paesi europei e successivamente riempiti con agenti chimici in Iraq.</p>
<h2>Il racconto dei veterani</h2>
<p>Il celebre quotidiano aveva rivelato 17 casi di soldati esposti al gas sarin o alla “<strong><em>sulfur mustard</em></strong>”: i casi divennero 25 fino a diventare alcune centinaia. Nell’immediato venne predisposta una <em>hotline</em> e potenziati i questionari di controllo post-missione. I veterani raccontavano di varie patologie sofferte al rientro, fra le quali le più blande erano asma, psoriasi, tremori. Le dichiarazioni di molti di loro vennero non ritenute attendibili e sottovalutate. Stessa cosa per coloro che avevano ricevuto gli agenti direttamente sulla pelle, che avevano lasciato rossori e cicatrici: nulla di sconvolgente considerando che l’agente mostarda, meglio noto come iprite, devasta il corpo dei soldati fin dalla Prima guerra mondiale. In almeno un caso accertato era stato emesso un <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2014/11/06/world/middleeast/iraq-post-deployment-chemical-weapons-exposure.html"><strong>ordine bavaglio</strong></a>, volto a impedire la menzione dell&#8217;episodio “a causa della classificazione della missione&#8221;.</p>
<p>I primi nomi a venir fuori furono i casi che non potevano più essere taciuti. Come quello di <strong>Michael Yandell</strong>, che nel 2004 dichiarò di essere stato esposto al gas sarin da un guscio di sarin binario da 152 millimetri. Dopo aver ricevuto cure mediche scadenti, venne rimandato sul campo quando iniziò a soffrire di sintomi a lungo termine dovuti all’esposizione agli agenti nervini. Le cartelle cliniche della fine del 2004 descrivevano vuoti di memoria, difficoltà di lettura, problemi di equilibrio e formicolio alle gambe. Un veterano rimasto nell&#8217;anonimato dichiarò: &#8220;Hanno messo un ordine di bavaglio su tutti noi: i dettagli della sicurezza, noi, la clinica, tutti&#8221;. &#8220;Siamo stati informati di dire ai membri della famiglia che siamo stati esposti a&#8221; sostanze chimiche industriali &#8220;, perché il nostro caso è stato classificato top secret&#8221;. Nel luglio 2008, sei marines avevano segnalato l&#8217;esposizione al gas mostarda da un proiettile di artiglieria. Il 16 agosto 2008, cinque soldati erano stati esposti al gas mostarda mentre distruggevano un deposito di armi. Le vesciche sulla loro pelle avevano dimensioni giganti. Assieme a loro, sette agenti di polizia iracheni erano stati esposti a una dozzina di proiettili di senape M110 trovati vicino al fiume Tigri.</p>
<h2>Non solo agenti chimici: cosa sono i &#8220;<em>burn pit</em>&#8220;</h2>
<p>Accanto ai tradizionali agenti chimici, a terrorizzare soldati in servizio e veterani, soprattutto i cosiddetti “<strong><em>burn pit</em></strong>”. Fino alla metà degli anni 2010, i pozzi di combustione erano comunemente usati in Iraq, Afghanistan e altri luoghi d&#8217;oltremare per smaltire i rifiuti raccolti nelle basi militari. Ciò includeva oggetti che producevano fumo tossico pericoloso quando bruciati, come plastica, gomma, miscele chimiche e rifiuti sanitari. In alcune località, gli incendi sono stati vere e proprie operazioni di massa. Alla Joint Base Balad &#8211; una delle più grandi basi militari in Iraq &#8211; il pozzo del fuoco copriva quasi 10 acri, con il fumo risultante che passava sull&#8217;intera base mentre i venti cambiavano. Nel 2008, la rivista <a href="https://www.militarytimes.com/news/burn-pits/2022/03/29/what-are-military-burn-pits-and-why-are-veterans-worried-about-them/"><em>Military Times</em></a> iniziò a riferire di membri del servizio che tornavano dalle zone di guerra con malattie respiratorie insolite che ritenevano fossero collegate ai fumi tossici.</p>
<p>Da allora, numerosi studi e rapporti hanno suggerito collegamenti tra la scarsa qualità dell&#8217;aria e i tumori rari riscontrati in numero crescente tra i veterani post-11 settembre. Il Dipartimento della Difesa ha prelevato l&#8217;aria da questa base e ha trovato particolato, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici volatili (VOC) e diossine e furani organici tossici alogenati. Tutte queste sostanze possono causare danni significativi all&#8217;apparato respiratorio, alla pelle, al sistema nervoso centrale e al sistema cardiovascolare. Più specificamente, condizioni respiratorie croniche sono state associate all&#8217;esposizione al particolato. Molte forme di cancro sono state anche collegate alle diossine. La principale diossina rilasciata dai pozzi di combustione è TCDD, anche una delle principali tossine dell&#8217;Agente Orange. Il TCDD è stato collegato al cancro e ad altre malattie gravi.</p>
<p>Il Dipartimento della Difesa ha stimato che <strong>quasi 3,5 milioni di soldati</strong> delle recenti guerre potrebbero aver subito un&#8217;esposizione al fumo sufficiente a causare problemi di salute. Nel marzo del 2015 arrivarono le scuse dall’Esercito: “lo scandalo è che avevamo dei protocolli in atto e la comunità medica sapeva cosa fossero, eppure in alcuni casi non siamo riusciti a implementarli in tutto il teatro&#8221;. Adesso il PACT lenirà solo in maniera infinitesima il dolore dei veterani e delle loro famiglie. Ironia della sorte, Joe Biden è proprio uno dei padri che potrebbe aver perso un figlio a causa di tutto questo: fin da quando era vicepresidente di Barack Obama, infatti, ha affermato di ritenere che le tossine trovate nel fumo dei rifiuti bruciati nelle installazioni militari statunitensi in Iraq e in altre strutture all&#8217;estero potrebbero &#8220;svolgere un ruolo significativo&#8221; nel causare il cancro dei veterani. <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/biden-beau-burn-pits/2021/11/27/894b382a-4973-11ec-b8d9-232f4afe4d9b_story.html">Suo figlio Beau</a>, ex procuratore generale del Delaware, morì all&#8217;età di 46 anni nel maggio 2015 a causa del glioblastoma multiforme, la forma più comune di cancro al cervello: aveva prestato servizio sia in Kosovo che in Iraq.</p>
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		<title>L&#8217;Isis è stato a un passo dall&#8217;avere armi chimiche</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/l-isis-e-stato-a-un-passo-dall-avere-proprie-armi-chimiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 12:43:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Armi chimiche]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1094" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-300x171.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-1024x583.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-768x437.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-1536x875.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-2048x1167.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell&#8217;estate del 2014 il mondo ha conosciuto l&#8217;orrore dell&#8217;Isis. I video degli ostaggi decapitati o arsi vivi, l&#8217;occupazione di interi territori siriani e iracheni, l&#8217;uccisione sistematica e la persecuzione delle minoranze etniche e religiose, sono soltanto alcuni degli elementi che in quei mesi hanno mostrato l&#8217;orrore del fondamentalismo a milioni di spettatori, soprattutto in occidente. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/l-isis-e-stato-a-un-passo-dall-avere-proprie-armi-chimiche.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1094" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-300x171.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-1024x583.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-768x437.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-1536x875.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Stato-islamico-Isis-La-Presse-e1592662132960-2048x1167.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nell&#8217;estate del 2014 il mondo ha conosciuto l&#8217;orrore dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a>. I video degli ostaggi decapitati o arsi vivi, l&#8217;occupazione di interi territori siriani e iracheni, l&#8217;uccisione sistematica e la persecuzione delle minoranze etniche e religiose, sono soltanto alcuni degli elementi che in quei mesi hanno mostrato l&#8217;orrore del fondamentalismo a milioni di spettatori, soprattutto in occidente. Fino a pochi giorni fa però, in pochi sapevano di come proprio in quell&#8217;estate l&#8217;Isis è andata molto vicino ad avviare un proprio programma di sviluppo di <strong>armi chimiche</strong>. Un programma poi da usare contro l&#8217;occidente e, in particolar modo, negli attentati da pianificare in Europa.<a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2022/07/11/isis-chemical-biological-weapons/"> A svelare questa storia fino a oggi poco conosciuta è stato il <em>Washington Post</em></a>, il quale ha raccolto dati e documenti da funzionari dell&#8217;intelligence curdo-irachena.</p>
<h2>Quando l&#8217;Isis ha provato ad avere armi chimiche</h2>
<p>Il contesto è quello della <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html">guerra civile siriana</a>. Tra il 2012 e il 2013 l&#8217;esercito di Damasco è andato in crisi in diversi territori, con le milizie armate avversarie che sono riuscite a guadagnare terreno. Tra queste però c&#8217;erano soprattutto i <strong>gruppi jihadisti</strong> e, in particolar modo, i membri del <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria.html">Fronte Al Nusra</a>, braccio locale di <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html">Al Qaeda</a>. Dall&#8217;Iraq nel frattempo, sfruttando il caos interno alla Siria, sono arrivati anche i combattenti del gruppo di Al Qaeda in Iraq, gli eredi cioè del tagliagole giordano <strong>Al Zarqawi.</strong> Guidati da <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/abu-bakr-al-baghdadi-chi-era.html">Abu Bakr Al Baghdadi</a>, la formazione ha avuto ambizioni ben più ampie di quelle relative al controllo del territorio iracheno e siriano. L&#8217;obiettivo ha iniziato a essere quello del controllo dell&#8217;intero medio oriente e della formazione di un nuovo grande <strong>califfato islamico</strong>.</p>
<p>Al Baghdadi ha così guidato migliaia di combattenti i quali, nell&#8217;estate del 2014, sono stati in grado di prendere città importanti quali <strong>Raqqa</strong> in Siria e <strong>Mosul</strong> in Iraq. Qui, nei primi giorni di luglio, il leader di quello che adesso ha iniziato a farsi chiamare Isis, ossia Stato Islamico dell&#8217;Iraq e del Levante, ha proclamato il califfato. Quel che fino a oggi abbiamo (in parte) conosciuto riguarda le persecuzioni contro i cristiani, i curdi e gli yazidi nei territori occupati. Così come l&#8217;imposizione di severe leggi islamiche e l&#8217;applicazione delle forme più estreme della Sharia. Al Baghdadi, nel suo progetto di espansione in medio oriente, ha compreso anche l&#8217;importanza di condurre attacchi nel cuore dell&#8217;occidente. Un modo per infondere paura, fare proselitismo e allontanare lo spettro di eventuali operazioni volte a sconfiggere il neonato califfato.</p>
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<p>É così che al leader dello Stato Islamico è venuto in mente anche di sviluppare un proprio arsenale chimico. Lo si legge nelle tante pagine che compongono il documento con il quale i servizi <strong>curdo-iracheni</strong> hanno spiegato il piano di Al Baghdadi. Decine di pagine visionate da alcuni giornalisti del <em>Post</em>, in cui emergono i dettagli di quello che per l&#8217;Europa soprattutto poteva rappresentare uno dei pericoli più gravi degli ultimi anni alla propria <strong>sicurezza</strong>. Secondo i funzionari curdi e gli stessi membri dell&#8217;<strong>intelligence Usa</strong>, l&#8217;Isis dall&#8217;estate del 2014 in poi ha iniziato a premere per avere armi chimiche. Da usare poi in territorio europeo, al momento di far detonare cariche esplosive negli obiettivi civili delle principali città del Vecchio Continente.</p>
<h2>Il personaggio attorno cui ruota l&#8217;intera vicenda</h2>
<p>La trama dell&#8217;intricata storia del (mancato) arsenale chimico dell&#8217;Isis ha un protagonista ben preciso. Una traccia la si trova in primis scorrendo alcuni pezzi di cronaca del gennaio del 2015, lì dove si parla della morte a Mosul di un certo <strong>Abu Malik</strong>, un terrorista descritto come un esperto di armi chimiche. In seguito si è scoperto in realtà che Abu Malik era il nome con cui si faceva identificare uno scienziato iracheno passato tra i ranghi dell&#8217;esercito del suo Paese all&#8217;epoca di <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-di-saddam-hussein.html">Saddam Hussein</a>. Il suo vero nome era<strong> Salih al-Sabawi</strong>. Nel rapporto visionato dal giornale americano è descritta la sua storia. Raffigurato come un uomo di bassa statura, ma molto determinato e dal 2014 in poi vicino allo stesso Al Baghdadi sul piano ideologico, Sabawi si è laureato in ingegneria formandosi tra l&#8217;Iraq e l&#8217;allora Unione Sovietica.</p>
<p>Nel 1989 all&#8217;età di 28 anni è entrato a far parte, in qualità di ingegnere, del programma di sviluppo di armi chimiche voluto da Saddam Hussein. Un programma ambizioso quello del rais, forte anche del sostegno politico e finanziario da parte occidentale di cui godeva negli anni &#8217;80 in funzione anti iraniana. E infatti le prime armi chimiche irachene sono state usate <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-guerra-degli-otto-anni-tra-iraq-e-iran.html">nella guerra contro Teheran</a> conclusa nel 1988 e contro i civili curdi ad <strong>Halabija</strong>, sempre nello stesso anno. Sabawi era impiegato nel più importante centro di Baghdad per la produzione dell&#8217;arsenale chimico, quello cioè del <em>Muthanna State Establishment</em>. Una struttura situata a circa 160 km a nord della capitale irachena. L&#8217;impianto è stato chiuso nel 1991, dopo la sconfitta di Saddam nella <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-della-prima-guerra-del-golfo.html">prima guerra del Golfo</a> a opera della coalizione a guida Usa. Il rais ha mantenuto il potere, ma al prezzo di dover rinunciare ai propri piani di armamento e a dover accettare la creazione di due<em> no fly zone</em> nel nord e nel sud dell&#8217;Iraq.</p>
<p>Sabawi quindi ha abbandonato la struttura di Muthanna ed è entrato in pianta stabile nell&#8217;<strong>esercito</strong>, arrivando a occupare anche il grado di generale di brigata. Tuttavia, secondo i rapporti dell&#8217;intelligence, ha nutrito un certo rancore per l&#8217;abbandono del piano di sviluppo di armi chimiche. Un rancore che lo ha portato, una volta deposto Saddam dal potere con<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html"> la guerra del 2003</a>, a unirsi con i rivoltosi iracheni. La storia di Sabawi a questo punto ha preso la stessa piega di molti ex dirigenti dell&#8217;esercito del rais e del <strong>Partito Baath</strong>: unirsi alla causa islamista pur di lottare contro la presenza delle truppe Usa in Iraq. Scoperto dai soldati statunitensi, nel 2005 è stato catturato e imprigionato. Nei documenti curdi, ad emergere è anche un altro particolare: Sabawi sarebbe riuscito a conservare i suoi rapporti con l&#8217;ex apparato governativo e con diversi uomini influenti in Iraq, circostanza che ne avrebbe favorito la liberazione nel 2012.</p>
<p>Due anni dopo l&#8217;<strong>incontro</strong> con Al Baghdadi. Il califfo è a lui che ha commissionato il piano per la costruzione di un arsenale chimico. Sabawi ha accettato con molto entusiasmo, secondo i funzionari curdi. Ha visto in questo programma la possibilità di &#8220;vendicare&#8221; lo stop ai piani di Baghdad decretato nel 1991. Al Baghdadi ha messo a disposizione di Sabawi molti soldi, una squadra alle sue dipendenze e gli ha anche dato un&#8217;ala dell&#8217;università di Mosul in cui poter lavorare. Dagli impianti, dalle caserme occupate e dagli istituti tecnici e universitari dei territori in proprio possesso, i membri dell&#8217;Isis hanno requisito ogni genere di materiale richiesto da Sabawi per mandare avanti il piano.</p>
<h2>In che modo si è riusciti a sventare il piano</h2>
<p>Dall&#8217;estate del 2014 al gennaio 2015 lo Stato Islamico è stato quindi a un passo dall&#8217;avere una grande quantità di armi chimiche a sua disposizione. Sabawi però, identificato come il terrorista Abu Malik, era finito nel mirino di curdi e statunitensi. Il suo volto e la sua propensione a sposare la causa jihadista erano elementi noti in quanto per sette anni è stato all&#8217;interno delle prigioni irachene. A inchiodarlo sarebbero state soprattutto le <strong>intercettazioni</strong>. Dalle sue conversazioni si è intuito del suo ruolo nella costruzione di armi chimiche per l&#8217;Isis. Per questo nel gennaio del 2015 il <strong>Pentagono</strong> ha voluto agire in fretta per scovare e stanare Sabawi. In un pomeriggio di quel mese, il terrorista iracheno è stato intercettato mentre con la sua auto, assieme a uno dei suoi figli, era uscito dal laboratorio dell&#8217;Università di Mosul per dirigersi verso casa. Un <strong>drone</strong> Usa lo ha seguito e poi ha sganciato un ordigno fatale per entrambi gli occupanti dell&#8217;auto.</p>
<p>Secondo i curdo-iracheni, la morte di Sabawi si è rivelata in seguito decisiva per bloccare il piano di sviluppo di armi chimiche dell&#8217;Isis. Nessuno ha più preso il suo posto, nel frattempo lo Stato Islamico ha progressivamente iniziato a perdere terreno e Al Baghdadi ha rinunciato al programma. Un sospiro di sollievo per l&#8217;intero Iraq, così come per il medio oriente e per l&#8217;Europa, principale destinataria forse di quel piano.</p>
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		<title>La valenza strategica del comando italiano alla missione in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-valenza-strategica-del-comando-italiano-alla-missione-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jul 2021 09:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1166" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-300x182.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-1024x621.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-768x466.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-1536x932.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-2048x1243.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I prossimi mesi saranno caratterizzati da grandi manovre per l&#8217;Italia nel contesto della presenza militare all&#8217;estero. L&#8217;accorciamento delle linee garantito dal progressivo ritiro dall&#8217;Afghanistan andrà di pari passo con un consolidamento del ruolo italiano in Iraq, Paese in cui Roma è pronta fin da maggio 2022 a guidare l’impegno della Nato nel sostegno del Paese dopo il ritiro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-valenza-strategica-del-comando-italiano-alla-missione-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1166" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-300x182.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-1024x621.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-768x466.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-1536x932.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-2048x1243.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I prossimi mesi saranno caratterizzati da <strong>grandi manovre </strong>per l&#8217;Italia nel contesto della presenza militare all&#8217;estero. L&#8217;accorciamento delle linee garantito dal progressivo ritiro dall&#8217;Afghanistan andrà di pari passo con un consolidamento del ruolo italiano in <strong>Iraq</strong>, Paese in cui Roma è pronta fin da maggio 2022 a guidare l’impegno della Nato nel sostegno del Paese dopo il ritiro degli Stati Uniti, che passeranno a &#8220;consiglieri&#8221; del governo di Baghdad.</p>
<h2>La strada verso il comando italiano in Iraq</h2>
<p>Negli ultimi tempi, il passaggio di consegne è stato preparato riqualificando sul campo la dotazione di forze. Nel 2020 il Parlamento ha dato il via libera un dispiegamento di 1.100 unità per l’operazione <strong>Prima Parthica</strong>, all’interno della Coalizione anti-Isis, e di 46 unità per la Nato training mission. Ora la prima dotazione è stata ridotta di circa duecento unità e la Ntm che dovrà consolidare la presenza delle forze armate irachene nei territori strappati negli anni scorsi ai jihadisti salirà a 280 effettivi.</p>
<p>L&#8217;Italia ha preparato negli ultimi mesi il terreno all&#8217;aumento del suo impegno in Mesopotamia. Il ministro degliI Esteri <strong>Luigi Di Maio </strong>ha recentemente presieduto la riunione della coalizione anti-Isis a Roma e intrattiene un fitto interscambio con il segretario di Stato Usa <strong>Tony Blinken</strong>; a inizio luglio Il primo ministro iracheno<strong> Mustafa al-Kadhimi</strong> è giunto in visita in Italia ove ha incontrato Mario Draghi a capo di un&#8217;ampia delegazione. In questo contesto è stato cruciale il dialogo bilaterale tra il ministro della Difesa <strong>Lorenzo Guerini </strong>e l&#8217;omologo di Baghdad Juma Inad, per discutere del ruolo che l&#8217;Italia può giocare a sostegno delle Iraqi Security Force. &#8220;Guerini, nel corso dell’incontro con il suo omologo iracheno a Roma, ha confermato la disponibilità italiana di soddisfare le richieste irachene di ampliare la cooperazione militare, continuando e rafforzando le attività addestrative delle ISF non solo nel quadro della lotta al terrorismo ma anche in quello della lotta alla criminalità organizzata, beneficiando in tal senso dell’ampia esperienza nel settore dell&#8217;Arma dei Carabinieri&#8221;, <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iraq-il-futuro-di-un-paese-bilico-31063" target="_blank" rel="noopener">nota in un suo report l&#8217;Ispi.</a></p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="it" dir="ltr">Oggi a Roma con il mio collega iracheno Jumaah Enad. L’Italia è impegnata da tempo in <a href="https://twitter.com/hashtag/Iraq?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Iraq</a> ed è pronta ad assumere il comando della NATO Mission, per contribuire alla stabilità della regione, al sostegno all’Iraq e alla lotta a Daesh <a href="https://t.co/xyBJ4g3aus">pic.twitter.com/xyBJ4g3aus</a></p>
<p>&mdash; Lorenzo Guerini (@guerini_lorenzo) <a href="https://twitter.com/guerini_lorenzo/status/1410987702875471873?ref_src=twsrc%5Etfw">July 2, 2021</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<h2>Il declino del consenso per gli Usa</h2>
<p>L&#8217;Italia è in grado di giocare un ruolo sostanziale per il suo interesse nazionale con la sua presenza in Iraq. In primo luogo, aumentando l&#8217;assertività della sua politica estera in un contesto in cui si trova ad essere una delle poche nazioni occidentali con un residuale soft power. Di fatto, il ritiro Usa a quasi vent&#8217;anni<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html" target="_blank" rel="noopener"> dalla guerra a Saddam Hussein</a>, per quanto in larga parte mascherato, è legato in primo luogo all&#8217;insostenibilità della presenza nel Paese agli occhi di una popolazione in larga stanca e ostile al mantenimento di un grande presidio militare americano sul suolo iracheno.</p>
<p>In quest&#8217;ottica, <a href="https://piccolenote.ilgiornale.it/52464/kadhimi-biden-casa-bianca" target="_blank" rel="noopener">scrive <em>Piccole Note</em></a><em>, &#8220;</em>dopo il voto unanime del Parlamento iracheno&#8221; nel gennaio 2020 dopo l&#8217;attentato contro <strong>Qasem Soleimani </strong>a Baghdad, &#8220;che chiedeva il ritiro delle forze Usa, i militari americani hanno ufficialmente indossato la veste di forza d’occupazione, data la noncuranza con cui è stata accolta la risoluzione, pure decisa in ambito parlamentare&#8221; e hanno visto un tracollo della residua fetta di sostegno che le autorità e la popolazione civile riservavano nei loro confronti. Situazione, questa, insostenibile per il governo iracheno ma anche &#8220;per l’amministrazione Usa, che non vuole un’altra guerra irachena, ma che, allo stesso tempo, non può resistere alle pressioni interne le quali, a ogni attacco contro i militari Usa, si alzano a chiedere una risposta durissima&#8221;.</p>
<p>Da qui la decisione di accelerare il riassetto nel Paese e passare la mano. L&#8217;Italia non è stata ancora investita da questo <strong>moto di protesta </strong>e può muoversi a briglie più sciolte.</p>
<h2>Prospettive strategiche</h2>
<p>Va di pari passo, tutto ciò, col fatto che Roma associa il suo impegno militare a quello che è percepito come un importante sforzo per la ricostruzione. <a href="https://formiche.net/2021/04/mediterraneo-gas-e-cyber-warfare-conversazione-con-piredda-eni/" target="_blank" rel="noopener">Dagli investimenti di Eni nel settore energetico </a>ai lavori infrastrutturali e nella diga di Mosul, l&#8217;Italia ha riannodato i fili di una consolidata relazione bilaterale che, a corrente alternata, si è dispiegata lungo tutto l&#8217;ultimo secolo. “Per le attività civili – ha sottolineato <a href="https://airpress.formiche.net/riviste/airpress-luglio-agosto-spazio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sull’ultimo numero di <em>Airpress</em></a> il generale <strong>Mario Arpino</strong>, già capo di Stato maggiore della Difesa – l’eventualità di un nostro consistente ritorno era stata anticipata fin dal marzo 2019 nel corso dell’Iraq Day, in cui Confindustria aveva favorito un incontro romano tra imprenditori italiani e iracheni, preceduto da altri eventi organizzati da Confcommercio; la guida della missione militare della Nato potrebbe essere il coronamento di tutte le attività sinora realizzate o progettate; sappiamo non solo che in Iraq, dopo tante delusioni, la nostra presenza sarà apprezzata, ma anche che è sin d’ora già attesa”.</p>
<p>Vi è, infine, un risvolto geostrategico importante. Accorciando e razionalizzando le linee, con più Iraq e meno Afghanistan nella sua missione di politica estera, l&#8217;Italia aumenta la sua profondità strategica avvicinandosi ai teatri principali di riferimento. In primo luogo, si viene così a creare un crescente <a href="https://it.insideover.com/politica/i-rapporti-tra-italia-e-turchia-spiegati.html" target="_blank" rel="noopener">controbilanciamento alla presenza della <strong>Turchia, </strong>partner e rivale strategico al tempo stesso,</a> nel nostro estero vicino portando una crescente forza militare in un Paese che Ankara ritiene importante e con cui confina; in secondo luogo, si crea un collegamento con la missione Unfil in <strong>Libano, </strong>rimarcando l&#8217;importanza del Medio Oriente per l&#8217;Italia in un contesto storico assai delicato; terzo punto è, senz&#8217;altro, la possibilità di mettere puntelli al retroterra del<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mediterraneo allargato</strong></a>, creando assieme alla base militare di Gibuti un arco che segnala la volontà italiana di presidiare le regioni che insistono sulle aree più strategiche per la connettività commerciale e la sicurezza dell&#8217;Occidente.</p>
<p>Da questi sforzi dovranno essere però tratti concreti dividendi strategici perchè, vista col senno di poi, la mossa si dimostri vincente. Il comando italiano in Iraq dovrà essere valorizzato nell&#8217;ottica di una strategia capace di guardare al Mediterraneo e oltre, di mettere a sistema le priorità del Paese (sul fronte energetico, securitario, commerciale e così via) e ricordare agli attori ostili o potenzialmente tali che l&#8217;Italia dispone della forza economica, della capacità politica e, in sostanza, degli strumenti di hard power per concretizzarle. Altrimenti, si parlerà solo dell&#8217;ennesima riproposizione della <strong>politica della sedia, </strong>che impone al Paese la presenza in teatri strategici come se fosse un fine in sè o un&#8217;occasione di prestigio agli occhi degli alleati. <a href="https://it.insideover.com/politica/draghi-e-il-nuovo-riferimento-usa-in-europa.html" target="_blank" rel="noopener">Al governo Draghi</a> il compito di invertire questo trend.</p>
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