Chi era Abu Bakr Al Baghdadi

Abu Bakr al Baghdadi è nato il 28 luglio del 1971. Sembra quasi uno scherzo del destino il fatto che colui che nel 2014 si autoproclamerà “califfo” abbia trovato i natali a Samarra. In questa città irachena di poco più di settantamila abitanti, situata a nord di Baghdad, l’eredità di un passato che la vedeva assoluta protagonista degli antichi califfati è ancora oggi presente tra i cittadini. Del resto, Samarra ospita ancora oggi la Malwiyya, ossia il minareto a spirale posto tra le mura di una delle più grandi moschee della cultura islamica costruita nel nono secolo. Ma non solo, qui ha anche sede il sepolcro di due dei dodici Imam venerati dagli sciiti duodecimani, ospitato sotto la grande cupola dorata danneggiata da un attentato nel febbraio 2006.

Al Baghdadi, il cui vero nome è Ibrahim Al Badri, è stato ucciso in un blitz delle forze speciali Usa il 27 ottobre 2019 nella cittadina siriana di Barisha. Il nome di battaglia Abu Bakr al Baghdadi, con il quale è diventato tristemente famoso in tutto il mondo per il discorso di proclamazione dello Stato Islamico nel luglio 2014 a Mosul, gli è stato conferito negli anni della sua radicalizzazione.

Il futuro autoproclamato califfo dell’Isis ha trascorso tutta la sua infanzia a Samarra e a 18 anni ha lasciato la sua città natìa per trasferirsi a Baghdad. È nella capitale irachena che ha intrapreso i suoi studi di diritto islamico, presso l’Università di Al Adhamiya: mentre si trovava nella più grande città del Paese, Saddam Hussein era al potere già da più di un decennio e, poco prima della sua laurea, Baghdad ha assistito alla pioggia di bombe e missili della Prima guerra del Golfo.

Stando a quanto trapelato dagli archivi dell’università irachena, non sembrano esserci particolari riferimenti su di lui. Si sa che era un ottimo studente, ma non è emerso altro e questo è un particolare non da poco visto che le attività universitarie erano molto monitorate nell’Iraq di Saddam. Un dettaglio importante è invece trapelato  dalla sua vita  privata: Al Baghdadi pare fosse un frequentatore abituale della moschea di Tobchi, quartiere povero della capitale irachena. Qui ha incontrato e sposato la sua prima moglie, Saja, ed ha condiviso per anni con alcuni amici un’insospettabile passione, quella cioè per il calcio.

Non è dato sapere, almeno per il momento, quando e come sia avvenuta la radicalizzazione di Al Baghdadi. Nemmeno i due giornalisti che hanno scritto le sue biografie più accreditate, l’americano Will McCants e l’iraniano Ali Ashem, hanno fornito negli anni dettagli in merito. C’è chi ha affermato che già ai tempi dell’università proclamasse ideologie islamiste ultra ortodosse, tanto da bloccare un matrimonio nei pressi di casa sua per il solo fatto che nella stessa sala ballassero promiscuamente maschi e femmine, ma l’inizio della sua affiliazione ai gruppi jihadisti non è mai divenuto noto.

Forse, è il sospetto incontrato negli appunti dell’intelligence americana, tra il 1996 ed il 2000 Al Baghdadi viveva in Afghanistan dove ha imparato le prime tecniche di guerriglia. Su questo punto, però, non si è mai avuta conferma. Certo è invece che la prima volta dell’apparizione del suo volto tra le schede segnaletiche risale al febbraio 2004.

Gli americani, che dodici mesi prima avevano invaso l’Iraq e destituito Saddam Hussein, lo hanno scovato a Falluja ed in quell’occasione lo hanno tratto in arresto. Al Baghdadi era noto ancora con il suo vero nome ma, soprattutto, non era ancora tra i principali ricercati: il suo arresto è avvenuto infatti per il fatto che il futuro califfo si trovava in compagnia di un leader della guerriglia sunnita.

Al Baghdadi è stato quindi rinchiuso a Camp Bucca, una base nei pressi di Bassora trasformata in prigione dagli americani. Mediatore tra i detenuti e tra detenuti e soldati americani, riconoscimento di un certo carisma e di abilità oratorie, Al Baghdadi in carcere si è guadagnato il rispetto del mondo islamista. Ma soprattutto, è proprio qui che sarebbe iniziata la “carriera” all’interno dell’integralismo islamico del futuro califfo.

Nel dicembre del 2004 Al Baghdadi è stato liberato da Camp Bucca e, dettaglio non da poco, è tornato in società da cittadino qualunque e non da terrorista: il suo nome infatti è stato inserito dagli americani tra quelli dei detenuti civili. La sua voce gli inquirenti statunitensi la riascolteranno soltanto nel 2008, all’interno di un video dove Al Baghdadi è comparso con un passamontagna ed un mitra in mano mentre coordinava un’azione di assalto nei pressi di Mosul. Quei frame hanno rappresentato una delle prime testimonianze della scalata di Al Baghdadi all’interno del terrorismo islamista iracheno, iniziata dalla sua liberazione da Camp Bucca.

Secondo il giornalista iraniano Ali Ashem, Al Baghdadi dal 2005 in poi avrebbe vissuto ad Al Qa’im, posto di frontiera tra Iraq e Siria: lì avrebbe gestito per conto dell’Isil (acronimo di Stato islamico dell’Iraq e del Levante) il territorio coordinando anche il reclutamento di jihadisti provenienti dall’estero. L’Isil, fondata nel 2006, è presieduta in quegli anni da Abu Omar Al Baghdadi, ucciso poi a Tikrit nell’aprile del 2010: a succedergli sarà, per l’appunto, Ibrahim Al Badri, che da quel momento in poi inizierà a farsi chiamare Abu Bakr Al Baghdadi.

La sua ars oratoria, assieme alla capacità di controllo del gruppo ed alla sua propensione alla gestione scrupolosa delle spese dell’organizzazione, gli sono valse una fulminea scalata tra i ranghi dell’islamismo iracheno, fino per l’appunto ad arrivare al vertice.

Tra il 2011 ed il 2012, il leader dell’Isil ha iniziato ad operare con il suo gruppo in una Siria sconvolta dalle proteste e dalla guerra. Il governo di Assad in quel frangente aveva iniziato a perdere territori, a vantaggio di formazioni definite ribelli ma che, al loro interno, celavano folte rappresentanze islamiste. Al Baghdadi ha trasformato in quei mesi  il suo gruppo da Isil ad Isis (Stato islamico dell’Iraq e della Siria), annunciando una fusione con i miliziani del Fronte Al Nusra, estensione siriana di Al Qaeda. Un progetto, quest’ultimo, che non è stato visto di buon grado dai vertici di Al Nusra. Proprio per questo motivo, tra i due gruppi è nato in quei frangenti un astio che, ben presto, porterà ad uno scontro tra le due fazioni.

La bandiera dell'Isis in Siria (LaPresse)

L’Isis ha iniziato a guadagnare terreno in Siria nei confronti di Al Nusra stabilendo, nei territori occupati, un controllo che da subito ha come obiettivo la creazione di un vero e proprio Stato. È stato questo il preludio alla proclamazione del califfato.

Si è arrivati così alle famose immagini del video in cui, presso la grande moschea di Mosul, Abu Bakr Al Baghdadi ha proclamato la nascita del califfato e dello Stato Islamico. Era il 29 giugno del 2014, l’Isis si trovava al culmine di un’espansione territoriale operata sia in Siria che in Iraq, che ha portato l’autoproclamato califfato a controllare una vasta zona che andava dal nord di Baghdad fino alle porte di Aleppo.

Nel suo discorso, Al Baghdadi ha incitato tutti gli islamici ad attaccare gli infedeli presenti non solo all’interno dello Stato Islamico, ma anche in tutto il mondo: un proclama quello, a cui sono seguiti poi numerosi attentati terroristici sia in medio oriente che in Europa.

Dove sia e cosa faccia adesso il califfo ha rappresentato un mistero per diversi anni. Del resto, tra il 2017 ed il 2018 il suo califfato si è ridotto a piccole porzioni di deserto siriano, con le forze di Damasco e di Baghdad che sono riuscite negli anni a riguadagnare il territorio andato perduto nel 2014.

In nero i territori controllati dallo Stato islamico in Siria e in Iraq nel maggio del 2016 (Liveuamap)

Con l’Isis che non era stato ancora definitivamente sconfitto, per diverso tempo in tanti hanno provato a chiarire se Al Baghdadi fosse ancora vivo e se, soprattutto, fosse rimasto al timone della sua rete del terrore. Durante l’espansione massima dello Stato islamico, è stato dato peer certo che Al Baghdadi vivesse stabilmente a Raqqa, città siriana dove aveva situato la capitale del califfato.

Con la sua organizzazione in difficoltà invece, più volte sono state diffuse diverse voci contrastanti sulla sua sorte. Tra il 2015 ed il 2016, per due volte il governo iracheno aveva dichiarato di averlo scovato ed ucciso, ma in entrambi i casi non si è avuta conferma. Nel giugno del 2017 invece, sono stati i russi ad aver dichiarato di aver ucciso Al Baghdadi in un raid proprio a Raqqa. Ma un messaggio audio del settembre 2017, certificato come autentico dagli inquirenti, il califfo ha dimostrato anche in questo caso l’infondatezza della notizia.

Ad inizio 2018, alcuni quotidiani arabi hanno fatto riferimento ad un misterioso raid compiuto dagli americani nella provincia siriana di Al Hasakah, culminato con la cattura di Al Baghdadi: anche in questo caso, non è arrivata alcuna conferma mentre, dalla capitale irachena, fonti della sicurezza hanno fatto sapere di essere sulle tracce del leader dell’Isis e di sospettare un suo posizionamento alla frontiera tra Siria ed Iraq.

La svolta sulla sorte di Abu Bakr Al Baghdadi si è avuta il 27 ottobre del 2019: nelle prime ore del mattino, dagli Stati Uniti è stata diffusa la notizia di un raid avvenuto nel nord della Siria, in cui il califfo è rimasto vittima. Pochi istanti dopo, è stato tramite Twitter lo stesso presidente Usa Donald Trump ad ufficializzare le indiscrezioni. Al Baghdadi, in particolare, è stato scovato in un compound non lontano dalla cittadina siriana di Barisha, situata nella provincia di Idlib ed a pochi chilometri dalla frontiera turca. Una circostanza che ha destato non poca curiosità, visto che questa zona da anni era controllata da milizie ricollegabili al Fronte Al Nusra, rivali storici dell’Isis.

Dopo l’irruzione dei soldati Usa nel covo di Al Baghdadi, sarebbe nato un conflitto a fuoco terminato poi nel bunker del casolare. Qui il califfo, sentendosi braccato e senza via di scampo, si è fatto saltare in aria assieme ad alcuni suoi figli portati con sé nell’edificio costruito sotto la sua ultima abitazione. A differenza delle altre occasioni, questa volta sulla morte di Al Baghdadi non ci sono stati dubbi, con le conferme arrivate in tal senso sul web anche dai siti ricollegabili alla galassia jihadista. Pochi giorni dopo, sempre nel nord della Siria, ad essere catturati sono stati anche altri familiari del califfo, tra cui la sorella maggiore rintracciata dalle forze di sicurezza turche. Nonostante la morte del suo fondatore, l’Isis non è comunque scomparsa anche se ci sono dubbi sulla sua nuova conformazione e soprattutto sui presunti nuovi leader del gruppo terroristico.


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