Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Quando è nata, il 2 settembre 1968, la carriera politica di suo padre era ancora agli inizi. Lei, Raghad Hussein, è la figlia maggiore di Saddam Hussein, terzogenita in assoluto dopo Uday e Qusay. Oggi ha 52 anni e da 18, da quando cioè gli americani hanno fatto nel 2003 il loro ingresso a Baghdad, vive con la famiglia ad Amman. Dalla capitale giordana nei giorni scorsi è tornata a farsi vedere e soprattutto sentire: intervistata per Al Arabiya dal giornalista algerino Sohaib Charair, Raghdad Hussein ha parlato dei suoi rapporti con il padre, ma soprattutto della possibilità, non così remota, di un suo ingresso in politica.

I rapporti con il padre

Per la sua successione Saddam Hussein aveva pensato ai suoi due primogeniti: Uday era destinato a diventare nuovo presidente alla sua morte, ma il suo carattere e le sue vicende private gli hanno fatto perdere il ruolo di principale erede a favore di Qusay. Entrambi poi sono deceduti a Mosul nel luglio 2003 durante un blitz delle forze statunitensi. Anche Raghad ha in qualche modo fatto parte delle gerarchie di successione al padre, ma per via indiretta. Nel 1983 la figlia maggiore di Saddam si è sposata con Hussein Kamel Al Majid, appartenente ad uno dei clan più vicini alla famiglia dell’ex presidente iracheno e soprattutto diventato a un certo punto suo più fedele consigliere. Ma da braccio destro, Hussein Kamel si è poi trasformato in traditore. Nel 1995 assieme al fratello, Saddam Kamel (sposato con la secondogenita di Saddam Hussein), e alla moglie è fuggito ad Amman. Per il leader iracheno uno smacco imperdonabile. L’anno successivo ha concesso il perdono ai due fratelli Kamel solo per consentire il rientro delle sue figlie a Baghdad. Ma pochi giorni dopo il ritorno in Iraq, entrambi sono poi rimasti uccisi in un conflitto a fuoco. Una vendetta postuma di Saddam secondo buona parte della storiografia, una resa dei conti interna alla tribù Al Majid secondo molti iracheni.

Raghad è così rimasta vedova molto giovane. Fino alla guerra del 2003 ha vissuto assieme alla madre, Sajida Talfah, all’ombra della corte del padre e dei due fratelli maggiori. Poi la fuga ad Amman alla vigilia del conflitto con gli americani, sempre in compagnia della madre e della sorella. Nell’intervista concessa ad Al Arabiya Raghad ha parlato molto dei rapporti con il padre, facendo emergere anche alcuni ricordi intimi. Come quando, ad esempio, una volta ha avuto paura di essere rimproverata in modo molto duro perché con i fratelli giocava in modo rumoroso nel cortile di casa mentre il presidente iracheno riposava: “Ma alla fine puniva solo i miei fratelli – ha dichiarato – Lui non mi ha mai picchiata. Quella volta anzi mi ha guardato sorridendo e andò via”. Non sono emerse nelle sue parole rivalse o rimostranze per quanto accaduto al marito, peraltro fatto sposare alla tenera età di 15 anni. Raghad ha anche parlato delle lettere che Saddam Hussein le inviava dal carcere dopo la cattura avvenuta nel 2003.

Possibile discesa in campo?

I video di Al Arabiya con le sue dichiarazioni sono stati visualizzati complessivamente da 26 milioni di utenti. In Iraq i tratti salienti dell’intervista sono diventati virali. E, come spesso accade quando si parla della famiglia Hussein, anche Raghad ha spaccato l’opinione pubblica. C’è chi ha tuonato sui social contro descrizioni affettuose del padre, giudicate molto distanti dalla realtà, c’è chi invece ha ammirato la compostezza della primogenita di Saddam. Lei di certo, mentre parlava, sapeva di provocare molto rumore. Il suo sguardo durante l’intervista appare sicuro, il suo abbigliamento è all’occidentale, è molto elegante e non porta il velo in testa. Sembra difficile ravvisare momenti di incertezza nelle risposte che dava all’intervistatore, la “scuola” del padre forse le è rimasta ben impressa. A un certo punto Sohaib Charair le ha posto la domanda che in molti si aspettavano: “Entrerà in politica?”

La primogenita di Saddam non ha chiuso all’eventualità: “Nulla è impossibile” è stata infatti la sua risposta. E nel proseguo del colloquio, Raghad si è anche lasciata andare ad alcune considerazioni sull’Iran: “Teheran – ha dichiarato – ha spesso violato la sovranità irachena in assenza di un vero potere”. Affermazioni che, come ha osservato Middle East Monitor, hanno rischiato di generare imbarazzo diplomatico. A nessuno è sfuggito il fatto che in Iraq le elezioni non sono né tanto vicine e né tanto lontane. Nel Paese si voterà infatti ad ottobre. A Baghdad c’è chi scommette di un tentativo, da parte di Raghdad, di scendere in campo.

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