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	<title>Disuguaglianze Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 04 Aug 2024 14:10:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Disuguaglianze Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Pakistan dichiara guerra ai suoi mendicanti professionisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-pakistan-dichiara-guerra-ai-suoi-mendicanti-professionisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Costantino Leoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Aug 2024 14:10:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo del Pakistan ha deciso di recente di bloccare i passaporti di oltre duemila mendicanti professionisti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo del <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/wagah-attari-tra-india-e-pakistan-la-guerra-finta-di-due-potenze-atomiche-vere.html">Pakistan</a></strong> ha deciso di bloccare i passaporti di oltre duemila mendicanti professionisti. La decisione arriva dopo che il governo di Islamabad ha deciso per un giro di vite per arginare quella che è diventata una vera e propria piaga nel Paese e in tutto il Medio Oriente.</p>



<p><a href="https://www.dawn.com/news/1778266/90pc-beggars-held-abroad-are-pakistanis">Secondo un rapporto del settembre 2023</a>, reso pubblico dal  Ministero degli Affari Esteri pakistano, il 90% dei mendicanti arrestati in tutto il Medio Oriente è di nazionalità pakistana. <strong>Iran, Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi e Turchia</strong> hanno negli ultimi mesi espresso formali lamentele con il governo pakistano riguardo a questo problema. </p>



<p>Si stima che in tutto il Pakistan siano oltre 25 milioni i mendicanti, a fronte di una popolazione di 235 milioni. Oltre il 10% della popolazione ricorre a questo mezzo di sussistenza.</p>



<p>Tra i duemila passaporti che verranno bloccati per sette anni, <a href="https://en.dailypakistan.com.pk/08-Jul-2024/pakistan-decides-to-block-passports-of-over-2-000-beggars-abroad">il governo sta valutando</a> di far rientrare anche quelli di alcuni funzionari dell’ufficio passaporti che aiutavano a far ottenere il visto di uscita dal Paese.&nbsp;</p>



<p>In Arabia Saudita in particolare molti pakistani si sono recati sfruttando particolari visti concessi dal paese arabo per effettuare la <em>‘Umrah</em>, il pellegrinaggio nei luoghi santi dell’Islam, spendibile in ogni periodo dell’anno (a differenza del più noto Hajj che invece ha un mese dedicato). A seconda del tipo di pellegrinaggio scelto dal fedele, il governo saudita mette a disposizione due differenti canali per l’ottenimento del visto.&nbsp;</p>



<p>Si è notato come il numero di pellegrini pakistani sia notevolmente aumentato per quanto riguarda la <em>‘Umrah</em>, mentre sia rimasto pressoché invariato nel mese dell’<em>Hajj</em> nel quale (per ragioni legate all’organizzazione e alla sicurezza) il rilascio del visto in ingresso si ottiene con molte più difficoltà e ha una durata di tre mesi (molto più lunga rispetto al visto per l’<em>Hajj</em>). Le organizzazioni criminali che stanno dietro a tutto questo scelgono di sfruttare i mesi sacri di Ramadan e delle altre festività islamiche per fare leva sulla <em>Zakat </em>(il pilastro dell’islam relativo all’elemosina).&nbsp;</p>



<p>La questione dei mendicanti ha creato non poca tensione lo scorso autunno tra pakistani e sauditi quando un intero gruppo di pellegrini è stato bloccato all&#8217;aeroporto di Multan. La comitiva, composta da diversi uomini ma anche donne e neonati, era vestito con i tradizionali abiti dei pellegrini ma, interrogati, hanno svelato le loro reali intenzioni: chiedere l’elemosina per tutti i tre mesi che il visto concedeva loro e poi rientrare in Pakistan dove avrebbero consegnato la metà di quanto guadagnato agli agenti di polizia di frontiera che avevano agevolato il loro viaggio. Sia i sauditi che i turchi hanno chiesto ai loro ambasciatori presenti in pakistan di fare pressione affinché il governo ponga un argine a questo problema. Le carceri di questi paesi sono stracolme di cittadini pakistani arrestati spesso proprio per accattonaggio illegale. <a href="https://www.news18.com/world/pakistani-prisoners-in-67-countries-top-12000-saudi-uae-hold-half-india-has-over-600-8404057.html">Sono almeno 14 mila</a> (ma le stime sono ovviamente al ribasso) i cittadini pakistani attualmente presenti nelle carceri straniere. Molti non hanno assistenza legale, non viene fornito loro un traduttore. La cifra più impressionante è quella relativa al numero di prigionieri nelle carceri degli emirati arabi: ben 5mila. Molti di loro sono lì proprio per reati relativi all’elemosina illegale. Lo scorso marzo la polizia emiratina ha effettuato diverse retate nelle quali sono stati arrestati circa 300 pakistani accusati di far parte di una rete di mendicanti e borseggiatori organizzati.</p>



<p>Oltre a ciò la questione sta ulteriormente rovinando l’immagine dei pakistani in tutto il medio oriente, immagine già non felicissima dato la crisi economica e soprattutto politica che il Pakistan sta affrontando da diversi anni. Anche a causa di questa nomea, i lavoratori pakistani specializzati vengono sottostimati all’estero e non vengono impiegati come manodopera. Il Giappone per esempio aveva recentemente chiesto ad alcune nazioni asiatiche l’invio di 340 mila operai e ingegneri qualificati: solo 200 pakistani sono stati scelti dalle autorità nipponiche che hanno gli hanno preferito decine di migliaia lavoratori provenienti dall’India, dal Bangladesh, Sri Lanka e perfino dal Nepal (che ha una popolazione 10 volte inferiore a quella pakistana).&nbsp;</p>



<p>Alla fine di Ottobre la Commissione parlamentare del Senato pakistano che si occupa dei propri connazionali all’estero ha addirittura chiesto al governo di adottare ogni misura possibile per impedire che casi come questo possano ripetersi. Il presidente della Commissione, il senatore Zulfikar Haider ha dichiarato: “I mendicanti stanno lasciando il Pakistan in massa, spesso viaggiando su imbarcazioni, e poi sfruttando la ‘Umrah e i visti di visita per chiedere l&#8217;elemosina ai pellegrini all&#8217;estero. Iraq e Arabia Saudita si lamentano continuamente che stiamo inviando criminali nei loro paesi e le loro prigioni sono sovraffollate di mendicanti pakistani. Questo è un problema serio di tratta di esseri umani”.</p>



<p>Il problema dei mendicanti si è dunque propagato al di fuori dei confini pakistani ma all’interno del Paese, nelle sue immense metropoli come Karachi o Rawalpindi, è presente da moltissimi anni e non accenna a peggiorare. L’accattonaggio è divenuta una professione spesso più redditizia di altre. In un paese in cui il 49% della popolazione è sotto la soglia di povertà, ad un lavoro come il costruttore di mattoni che può fruttare al massimo 6$ al giorno, molti preferiscono chiedere l’elemosina ai bordi delle strade e riuscire a racimolare 3-4 $ senza però doversi spaccare la schiena sotto il sole. Il problema maggiore è che questi individui non agiscono in autonomia ma negli anni si è sviluppata una vera e propria mafia i cui <em>thekedar</em> (così vengono chiamati i capi) gestiscono migliaia di indigenti e li inviano nelle proprie zone di competenza. Molti di questi gruppi criminali sono accusati di aver rapito bambini&nbsp; denare di averli accecati o mutilati per poter impietosire maggiormente i cittadini a cui chiedonoo.</p>



<p>Lo stato non fa abbastanza, a Karachi, così come a Islamabad è stata creata un’unità speciale di polizia che si occupa di pattugliare le strade e arrestare i mendicanti. Il problema è che a fine giornata le caserme sono intasate da migliaia di bambini mendicanti. Non ci sono abbastanza centri di rifugio per questi bambini e dunque gli agenti sono costretti a lasciarli andare o a lasciarsi corrompere degli stessi bambini che ritornano così in mezzo alla strada.</p>



<p>La società civile si sta muovendo. Paradossalmente la filantropia in pakistan muove un giro di denaro sorprendente. Recentemente è stato stimato che circa 70 miliardi di rupie vengono donati ogni anno per i più bisognosi. Il problema è che questa donazione non è organizzata e finisce spesso nelle mani degli sfruttatori data l’assenza di un minimo&nbsp; controllo. Moltissimi istituti religiosi adiacenti alle moschee offrono assistenza e istruzione gratuita a questi bambini. Alcune ONG poi pattugliano i vicoli delle metropoli pakistane per convincere questi giovanissimi a cambiare vita ma più di una volta sono stati denunciati pestaggi brutali attuati da bande di criminali per impedire che la preziosa “manodopera” potesse essere allontanata da questa esistenza fatta di precarietà e sofferenza.</p>
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		<title>Sudafrica: dimenticare quello di Mandela per farne nascere uno moderno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sudafrica-dimenticare-quello-di-mandela-per-farne-nascere-uno-moderno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2024 15:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[economia africana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10228213.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>30 anni fa il primo voto a suffragio universale. Ma il 29 maggio il partito di Mandela potrebbe perdere la maggioranza e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10228213.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p><em>Nkosi sikelel&#8217; iAfrika</em>: Dio protegga l&#8217;Africa. È questa la prima frase dell<strong>&#8216;inno nazionale del Sudafrica</strong>, quello adottato ufficialmente nel 1997 e realizzato grazie alla &#8220;fusione&#8221; tra un vecchio canto religioso in lingua xhosa e il precedente inno in vigore nell&#8217;era dell&#8217;apartheid. E già proprio da qui è possibile inquadrare la <strong>complessità dell&#8217;attuale Sudafrica</strong>, l&#8217;unico Paese in cui l&#8217;inno è formato da strofe contenenti <strong>cinque lingue diverse</strong>: la parte iniziale è in <strong>xhosa</strong>, la seconda frase è in <strong>zulu</strong>, poi in mezzo ci sta una parte del brano in <strong>seshoto</strong> denominata &#8220;morena boloka&#8221; e infine la chiusura con il vecchio inno in afrikaans e inglese.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Katlego Maboe - Nkosi Sikelel iAfrica" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Kw3YZ2R4o_E?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Kw3YZ2R4o_E");</script>
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<p>Non è un caso se esattamente trent&#8217;anni fa, quando il Sudafrica è andato per la prima volta al voto con suffragio universale, è stato coniato il termine &#8220;<strong>Paese arcobaleno&#8221;</strong>, prendendo spunto da una frase pronunciata anni prima dall&#8217;arcivescovo <strong>Desmond Tutu</strong>. Oggi di quanto accaduto nel 1994, di quelle elezioni che hanno visto<strong> la nascita del nuovo Sudafrica guidato da Nelson Mandela</strong>, c&#8217;è ben poca voglia di parlare. Ma non soltanto per le noti tristi vicende che stanno scandagliando da anni la fragile società della prima economia africana (a pari merito, da qualche tempo, con la Nigeria). Il punto focale è che, rispetto a trent&#8217;anni fa,<strong> il Paese ha subito ulteriori e drastici cambiamenti</strong>. Molti in negativo, da un lato: disoccupazione, povertà diffusa, criminalità, perdita di autorità da parte delle forze dell&#8217;ordine, indietreggiamento sul fronte sanitario e infrastrutturale. Ma non tutto è da gettare via: &#8220;Vedo ad esempio &#8211; è la testimonianza, resa su InsideOver, di un impegnato italiano di un un&#8217;azienda che si occupa di energia nella Western Cape &#8211; che le attuali difficoltà stanno contribuendo anche a una<strong> maggiore solidarietà </strong>nella popolazione e c&#8217;è un certo <strong>dinamismo politico e intellettuale</strong>&#8220;.</p>



<p>Il Sudafrica a breve andrà di nuovo al voto e, oltre ai <strong>bilanci</strong> di trent&#8217;anni difficili, è anche tempo di guardare al <strong>futuro</strong>. L&#8217;<em>African National Congress</em> (<strong>Anc</strong>), il partito guida della popolazione di colore e un tempo presieduto da Mandela, ora è in crisi di consenso e potrebbe scendere sotto il 50%. Per governare quindi, dovrà formare una <strong>coalizione</strong> e cedere parte di un potere tenuto in modo stretto negli ultimi decenni: forse un passo, alimentato dalle difficoltà, che potrebbe guidare il Sudafrica verso una <strong>democrazia più matura </strong>e non regolata in base a semplici dinamiche etniche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fine del &#8220;partito degli africani&#8221;</h2>



<p>Il Paese andrà alle urne il 29 maggio e, comunque andrà, uscirà completamente diverso. Ne è convinta la folta comunità italiana, residente soprattutto nella <strong>Western Cape</strong>, la provincia il cui capoluogo è<strong> Città del Capo</strong>. La metropoli cioè &#8220;più europea&#8221; nell&#8217;aspetto, nell&#8217;urbanistica dei quartieri centrali e nella suddivisione della popolazione: qui sono infatti concentrati i principali investimenti provenienti dal Vecchio Continente e qui vive una parte significativa di <strong>afrikaner</strong>. Coloro cioè che parlano l&#8217;<strong>afrikaans</strong>, la lingua collegabile all&#8217;olandese e quindi ai primi coloni giunti qui dai Paesi Bassi. Non è certo un caso se Città del Capo da quasi un decennio è amministrata dall&#8217;Alleanza Democratica (<em>Da</em>), il principale partito di opposizione al governo trentennale dell&#8217;Anc.</p>



<p>&#8220;Qui è possibile toccare con mano il fallimento dell&#8217;Anc &#8211; ha dichiarato uno dei rappresentanti degli italiani nella Western Cape &#8211; non solo perché qui il partito è stato scavalcato dal Da, ma anche perché su molti aspetti la <strong>qualità della vita è andata progressivamente peggiorando</strong>&#8220;. In alcuni quartieri, quelli della sempre più ridotta classe media, manca a volte anche l&#8217;elettricità. In altre zone invece, le <strong>township</strong> abitate da una massa sempre più povera della popolazione hanno guadagnato terreno in modo disordinato e al loro interno <strong>i gruppi della droga hanno inesorabilmente preso il sopravvento</strong>: &#8220;Provare a uscire di casa in certi orari è difficile &#8211; ha aggiunto il lavoratore italiano &#8211; in Italia c&#8217;è stato un coprifuoco tre anni fa per via del Covid, qui a Città del Capo invece non serve nemmeno mettere leggi che proibiscano di uscire e non serve aspettare una pandemia: la gente semplicemente evita di stare fuori casa la sera, diversamente si rischia molto in termini di sicurezza&#8221;.</p>



<p>Per questo in tanti da anni, anche tra la popolazione di colore, non si affida più all&#8217;Anc: &#8220;Quando sono arrivato qui &#8211; ha spiegato ancora il nostro connazionale &#8211; era il 2005 e il partito di Mandela rappresentava tutti i cittadini delle varie comunità bantu, mentre il Da era solitamente votato soltanto dalla popolazione di origine europea. Oggi non è più così, <strong>il voto è trasversale</strong>: tra molti elettori di origine bantu non prevale più l&#8217;idea secondo cui se sei di colore allora devi votare per gli eredi di Mandela. Tutti hanno problemi e tutti hanno iniziato a votare per quel partito che più poteva garantire la risoluzione dei problemi, a prescindere se si trattava dell&#8217;Anc o meno&#8221;.</p>



<p>In questo senso, si inizia a vedere<strong> la fine del modello di Anc quale partito africano</strong>. La formazione guida delle<strong> lotte contro l&#8217;apartheid</strong> è oggi solo una delle possibili scelte di un popolo sempre più disilluso, oltre che sempre più povero: &#8220;Chissà se da questi problemi &#8211; ha concluso il lavoratore italiano ascoltato da InsideOver &#8211; possa sorgere un Paese paradossalmente meno diviso, dove magari si vota per opinione e non per una questione di appartenenza etnica&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso una &#8220;reale&#8221; democrazia multipartitica </h2>



<p>Il presidente uscente è <strong>Cyril Ramaphosa</strong>, veterano delle lotte di Mandela e a capo del Paese dal 2018. Il sistema politico sudafricano ha una particolarità: il presidente è sì capo di Stato e capo dell&#8217;esecutivo, ma non viene eletto direttamente bensì scelto dal partito che ottiene la maggioranza in parlamento. L&#8217;Anc, al potere dal 1994, ha espresso da allora quattro presidenti: <strong>Mandela, Mbeki, Zuma</strong> e quindi l&#8217;attuale <strong>Ramaphosa</strong>. Ma per la prima volta in trent&#8217;anni, il partito potrebbe scendere sotto la soglia del 50%. E pensare che fino a dieci fa, alla vigilia delle elezioni del 2014, l&#8217;unico vero dilemma riguardava l&#8217;ampiezza della vittoria della formazione che fu di Mandela e se, in particolare, l&#8217;Anc avesse raggiunto o meno una maggioranza dei due terzi del parlamento.</p>



<p>Cinque anni fa, il partito è sceso sotto il 60%, adesso lo spettro di dover governare in coalizione con altri è sempre più vicino. Anche perché l&#8217;opposizione a questo giro si è organizzata per bene: la Da ha messo su una <strong>coalizione</strong> con altri piccoli partiti ed è accreditata del 33% dei consensi. Forse, ipotizzano molti media sudafricani, è possibile la creazione di una grande coalizione proprio tra i due storici principali rivali. Il tutto per fronteggiare nemici comuni come, tra tutti l&#8217;<strong>Eff di Julius Malema</strong>: quest&#8217;ultimo, accreditato dell&#8217;11%, porta avanti una narrazione definita populista che preoccupa tanto l&#8217;Anc, timorosa di perdere consenso tra gli strati più poveri della popolazione, quanto la Da per via degli annunci relativi alla possibilità di <strong>espropriare le terre</strong> agli agricoltori di origine europea.</p>



<p>C&#8217;è poi un altro importante nemico comune, rappresentato da <strong>Jacob Zuma</strong>. L&#8217;ex presidente, costretto alle dimissioni nel 2018 per gravi accuse di corruzione, ha ancora molto seguito soprattutto nella provincia di<strong> Kwa-Zulu</strong>, di cui è originario. Nei mesi scorsi ha fondato un suo partito denominato<em> uMukhonto we Sizwe </em>(&#8220;La lancia della nazione&#8221; in lingua zulu e noto con l&#8217;acronimo <strong>Mk</strong>), nelle ultime ore accusato di aver raccolto firme false per presentarsi. Zuma, oggi 81enne, potrebbe intercettare altri voti all&#8217;Anc. Ma, così come sottolineato dagli stessi analisti sudafricani, è anche consapevole di dover raccogliere consenso tra gli afrikaneer per entrare in parlamento e dunque anche il suo partito potrebbe racimolare consenso in modo trasversale. Anche la sua retorica, di recente, è sembrata più conciliante e di sicuro più lontana dai propositi di requisire le terre agli agricoltori di origine boera.</p>



<p>In generale, considerando anche la presenza di altri partiti a carattere locale, come la formazione nota con il nome di <strong>Inkata</strong> (radicata tra gli elettori di origine zulu), pur tra molti limiti il Sudafrica sembra avviarsi verso una più <strong>sistemica e strutturata democrazia multipartitica</strong>. Dove non ci sarà soltanto un partito in grado di controllare ogni aspetto della vita politica ma, al contrario, una competizione su base non sempre settaria. Del resto, trent&#8217;anni di governo in solitaria hanno trasformato l&#8217;Anc in una torre colma di interessi corruttivi e di personaggi accusati di lucrare sulla vita politica: un potere condiviso e la consapevolezza di dover adesso guadagnarsi una maggioranza, forse potrebbero contribuire a rinfrescare e rigenerare le stanze dei bottoni sia a <strong>Pretoria</strong>, dove ha sede il governo, così come a<strong> Città del Capo</strong>, dove invece si trova il parlamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno Stato da ridisegnare </h2>



<p>C&#8217;è stato quindi un Sudafrica dell&#8217;apartheid, poi c&#8217;è stato il Sudafrica dell&#8217;Anc. Il 29 maggio potrebbe sorgere un &#8220;<strong>terzo Sudafrica</strong>&#8220;, quello più multipartitico ma con sulle spalle i fardelli ereditati dai periodi passati. La <strong>disuguaglianza</strong>, figlia della segregazione dell&#8217;apartheid e mai realmente combattuta dal partito di Mandela, è la principale piaga. E oggi non interessa solo i cittadini di origine bantu, ma anche molti sudafricani di origine boera. Il divario economico tra le varie classi sociali e i vari strati della popolazione, stanno lacerando sempre di più il Paese. Se n&#8217;è avuta una drammatica dimostrazione nello scorso mese di agosto, quando un incendio ha divorato un vecchio edifici del centro di <strong>Johannesburg</strong>, la capitale economica sudafricana: all&#8217;interno di quello stabile, situato in una via un tempo cuore industriale della metropoli, c&#8217;erano decine di persone senza casa che avevano trovato un precario rifugio. A cause delle fiamme, almeno in 70 hanno perso la vita. Una <strong>strage della miseria e della povertà </strong>che, ancora una volta in modo drammatico, ha portato alla ribalta i gravi problemi di oggi.</p>



<p>Mancano infatti le <strong>case</strong>, manca un <strong>tetto sicuro</strong> per migliaia di persone, manca il lavoro e manca una vera <strong>prospettiva</strong>. Per questo in tanti si rifugiano nella droga, mercato che invece non sta conoscendo crisi. Anzi, in tutte le metropoli decine di bande più o meno organizzate si contendono ogni giorno intere piazze di spaccio e questo spiega<strong> l&#8217;impennata del tasso di omicidi </strong>registrati negli ultimi anni. Le ultime statistiche del ministero dell&#8217;Interno, parlano di almeno 86 persone uccise al giorno per le vie delle città sudafricane. Rispetto agli anni precedenti, la crescita è nell&#8217;ordine del 40%.</p>



<p>Una circostanza quest&#8217;ultima che si ricollega a un altro punto chiave, quello della <strong>sicurezza</strong>. Ne ha parlato, come sottolineato in precedenza, il lavoratore italiano ascoltato ai nostri microfoni. Per dare meglio l&#8217;idea, arrivano in soccorso altri dati diffusi dai media sudafricani: si stima in particolare che, in tutto il Paese, mezzo milione di persone lavorino nel settore della <strong>sicurezza privata</strong>. Vuol dire quindi che i cittadini oramai affidano le loro vite più alle guardie giurate e alle società esterne piuttosto che alla polizia, i cui uomini e mezzi faticano anche ad entrare nelle township di Città del Capo, Johannesburg e delle altre metropoli. Non è raro, camminando per le grandi città, vedere appartamenti e ville circondati da muri invasivi in cui fanno capolino torri di guardia, camere di videosorveglianza e filo spinato. Una sensazione di <strong>perenne stato d&#8217;assedio </strong>e di <strong>precarietà</strong> destinata a incidere nell&#8217;animo e nei meandri della società.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ancoraggio ai Brics</h2>



<p><strong>Parlare di Sudafrica, vuol dire parlare di Africa</strong>. Pur immerso nel profondo delle sue tante contraddizioni, il Paese ad oggi rappresenta l&#8217;economia più industrializzata del continente. Nonché l&#8217;unica potenza in grado di far parlare di Africa a livello internazionale. Pretoria fa parte dei <strong>Brics</strong>, l&#8217;organizzazione delle potenze emergenti che racchiude anche Russia, Cina, India e Brasile. Di recente, il governo di Ramaphosa ha destato clamore per l&#8217;azione giudiziaria contro Israele intentata al tribunale internazionale a proposito degli eventi di Gaza. In poche parole, nel bene e nel male, ogni voce che esce dal Sudafrica è una voce destinata a incidere sul futuro dell&#8217;Africa. Osservare le dinamiche del Paese oggi vuol dire, in prospettiva futura, osservare buona parte delle dinamiche <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-da-lula-alla-ricerca-di-un-nuovo-ponte-per-lafrica.html">dell&#8217;Africa</a> che verrà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sudafrica-dimenticare-quello-di-mandela-per-farne-nascere-uno-moderno.html">Sudafrica: dimenticare quello di Mandela per farne nascere uno moderno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Rincari, rallentamenti produttivi, disuguaglianze: cosa può frenare la ripresa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/rincari-rallentamenti-produttivi-disuguaglianze-cosa-puo-frenare-la-ripresa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2021 05:53:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1340" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iveco cnh faw" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-1024x714.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-768x536.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-1536x1072.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-2048x1429.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;ondata di spesa pubblica crescente da parte dei governi occidentali, l&#8217;inizio della fase delle riaperture post-Covid e l&#8217;aumento della fiducia di consumatori e imprese nella gran parte delle economie più avanzate stanno trainando una fase di rilancio sostenuto della domanda aggregata di beni e servizi. Dopo i brillanti risultati di Stati Uniti e Regno Unito nella primavera scorsa in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/rincari-rallentamenti-produttivi-disuguaglianze-cosa-puo-frenare-la-ripresa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1340" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iveco cnh faw" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-1024x714.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-768x536.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-1536x1072.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/iveco-fca-2048x1429.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;ondata di <strong>spesa pubblica </strong>crescente da parte dei governi occidentali, l&#8217;inizio della fase delle riaperture post-Covid e l&#8217;aumento della fiducia di consumatori e imprese nella gran parte delle economie più avanzate stanno trainando una fase di rilancio sostenuto della domanda aggregata di beni e servizi. Dopo i brillanti risultati di <strong>Stati Uniti e <a href="https://it.insideover.com/economia/la-rivincita-di-boris-johnson-i-vaccini-trainano-la-ripresa-britannica.html" target="_blank" rel="noopener">Regno Unito</a> </strong>nella primavera scorsa in estate anche l&#8217;<strong>Italia </strong>ha potuto presentarsi con performance in miglioramento, dato che<a href="https://it.insideover.com/economia/leconomia-italiana-mette-il-turbo-quali-ostacoli-possono-frenarla.html" target="_blank" rel="noopener"> l&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio non ritiene impossibile una crescita capace di sfiorare il 6% nell&#8217;anno in corso.</a></p>
<p>La dilatazione del Pil di un&#8217;economia, in ogni caso, racconta solo una parte della realtà. Nel contesto di una crisi di taglia globale essa va letta fianco a fianco con una serie di altri parametri che permettono di analizzare lo stato di salute di un&#8217;economia nel suo complesso. E dunque di constatare, in questo caso, come per l&#8217;economia italiana e per quelle delle maggiori potenze occidentali le sfide restino numerose.</p>
<p>Il sistema internazionale si trova di fronte a una serie di mine che possono potenzialmente condizionare sia la generazione di nuovo reddito sia la sua distribuzione, oltre che impattare sulle dinamiche del <strong>mercato del lavoro </strong>e dell&#8217;<strong>industria</strong>. Le possiamo sintetizzare in quattro punti chiave.</p>
<h2>Le incertezze dell&#8217;industria</h2>
<p>In primo luogo, è da sottolineare il fatto che la ripresa post-Covid sia, in larga misura, dettata dalle condizioni fisiologiche delle società nel loro complesso. Ovvero dalla graduale fine della fase più dura delle restrizioni anti-contagio che ha permesso il ritorno a un ciclo normale per larga parte delle attività economica. Il dato strutturale, in quest&#8217;ottica, va in controtendenza e racconta di un mondo che brancola nel buio di una delle più delicate situazioni degli ultimi decenni: la destrutturazione delle catene del valore, il fallimento della società del <em><strong>just-in-time </strong></em>e la carenza di scorte industriali di materiali strategici hanno squilibrato i meccanismi di domanda e offerta in vari settori, provocando ad esempio<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-chipageddon-e-la-grande-crisi-industriale-del-xxi-secolo.html" target="_blank" rel="noopener"> il rischioso <em><strong>Chipageddon, </strong></em>con la conseguente scarsità di semiconduttori su scala globale.</a> Ma causando <a href="https://it.insideover.com/energia/la-corsa-globale-dei-prezzi-delle-risorse-minaccia-la-ripresa-economica.html" target="_blank" rel="noopener">anche un rincaro nei costi</a> del petrolio, del gas naturale, <a href="https://it.insideover.com/economia/i-nuovi-dazi-di-cina-e-russia-cambieranno-il-mercato-globale-dellacciaio.html" target="_blank" rel="noopener">dell&#8217;acciaio</a>, delle resine, <a href="https://it.insideover.com/economia/nuova-tegola-industria-auto-manca-gomma.html">delle gomme</a> e di tutta una serie di materie prime che ripercuotono i loro effetti sui costi di produzione, generazione, trasporto erodendo le prospettive di ripresa dell&#8217;industria.</p>
<h2>Una ripresa dipendente dalle costruzioni</h2>
<p>In secondo luogo, di conseguenza, andranno valutati attentamente i potenziali impatti dei grandi piani di rilancio delle economie occidentali che, in larga misura, sono basate direttamente o meno su un settore chiave: le <strong>costruzioni</strong>. Dalle infrastrutture fisiche a quelle digitali, dalle reti energetiche ai nuovi impianti di generazione pulita, passando per gli interventi di riqualificazione edile tutti i grandi progetti messi in campo, <a href="https://it.insideover.com/economia/lavoro-e-inflazione-i-due-scogli-della-bidenomics.html">dai piani dell&#8217;amministrazione Biden negli Usa (1,2 trilioni di dollari il solo prospetto di spesa infrastrutturale)</a> ai progetti del <strong>Recovery Fund </strong>europeo (750 miliardi di euro) passando per le ambiziose strategie del governo britannico di Boris Johnson (600 miliardi di sterline nei prossimin cinque anni), imporranno una grande mobilitazione di uno dei settori più colpiti negli anni della Grande Recessione. Puntando nel contempo ad attivare un grande moltiplicatore sotto forma di indotto e generazione di posti di lavoro che, però, rischia di essere destabilizzato dall&#8217;aumento dei costi e dalla carenza di manodopera.</p>
<p><a href="https://www.ft.com/content/41574f1e-58ae-4b17-a1ea-991a46d70932" target="_blank" rel="noopener">Sul primo fronte, nota il <em>Financial Times, </em></a>è da seguire il <strong>superciclo </strong>dei prezzi di cemento e materiali annessi: <strong>Travis Perkins, </strong>uno dei maggiori produttori di cemento britannici, ha aumentato del 15% i prezzi da maggio e negli Usa il Cfo di Maher Al-Haffar ha stimato tra il 20 e il 30% l&#8217;aumento della domanda interna nei prossimi anni. Sul secondo, invece, emblematico è il caso dell&#8217;Italia, ove soprattutto in seguito al boom del <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-recovery-di-draghi-puo-rilanciare-il-superbonus.html" target="_blank" rel="noopener">Superbonus 110%</a> aggiustato e <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-piano-italiano-per-la-transizione-energetica-prende-forma.html" target="_blank" rel="noopener">rilanciato dal governo Draghi</a> l&#8217;offerta di lavoro rischia di essere notevolmente sopravanzata dalla domanda. <em>Il Sole 24 Ore </em>riporta gli studi dell’<strong>Associazione nazionale costruttori edili,</strong> la quale“stima per il 2022 un fabbisogno occupazionale aggiuntivo diretto nel settore di circa 170mila unità cui si sommano 95mila unità nei settori collegati per un totale di 265mila posti di lavoro” a causa di una crescita degli investimenti da 11 miliardi di euro. Ora come ora, sottolinea il centro studi Ance, “non si trovano il 52% degli addetti finiture e il 60% degli operai specializzati richiesti”.</p>
<h2>Il dilemma dell&#8217;inflazione</h2>
<p>Terzo punto di criticità è la fiammata dell&#8217;inflazione. Dovuta non solo all&#8217;aggiunta massiccia di denaro nelle economie, ma anche e soprattutto dalle condizioni strutturali della ripresa post-Covid e dallo scaricamento sui prezzi finali dei beni delle tensioni che si accumulano a monte. Il blocco degli scambi internazionali, la crisi di molti produttori, l&#8217;emersione del problema della<a href="https://it.insideover.com/economia/la-francia-ferma-la-scalata-a-carrefour-in-nome-della-sovranita-alimentare.html"> <strong>sovranità alimentare </strong>durante</a> le fasi più dure della pandemia e la somma di extra-costi della filiera hanno contribuito a far sentire questa pressione particolarmente forte nel settore agroalimentare. Su scala globale l&#8217;Onu ha recentemente comunicato che mediamente il costo dei <strong>prodotti alimentari</strong> ha fatto segnare un <strong>aumento del 33,9%</strong> rispetto allo scorso anno. In Italia, invece, la situazione è più eterogenea ma in sostanza non diversa come nota Coldiretti in un suo studio: “a tirare la volata sono i prezzi internazionali dei cereali cresciti del 33,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre i prodotti lattiero caseari sono saliti del 22% rispetto all’anno scorso ma va anche segnalato il balzo del 15,6% nelle quotazioni della carne”.</p>
<p>In tutta Italia e in tutta Europa corrono i prezzi al dettaglio dei carburanti e delle bollette energetiche mentre, per ora, stagnano gli stipendi. Discorso simile oltre Atlantico: negli Usa i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono saliti a giungo dello 0,9%, superando le attese degli analisti che si attendevano un rialzo dello 0,5%, secondo il report del dipartimento del lavoro, mentre su base annua l&#8217;inflazione è aumentata del 5,4%, dato più alto da tredici anni.</p>
<h2>Il tarlo delle disuguaglianze</h2>
<p>Il problema e, in prospettiva, la sfida più grande, infine, è quella della distribuzione della ricchezza generata nel periodo post-Covid e delle <a href="https://it.insideover.com/economia/coronavirus-nel-2021-l-allarme-sulle-disuguaglianze-diventera-piu-concreto.html" target="_blank" rel="noopener">disuguaglianze, che a inizio anno parlando con <em>Inside Over </em>l&#8217;economista <strong>Sergio Cesaratto </strong>sosteneva potessero diventare sempre più diffuse.</a> La pandemia ha generato un&#8217;accelerazione delle disuguaglianze economiche tra centro e periferia, tra integrati ed esclusi del modello socio-economico dominante, tra &#8220;vincitori&#8221; della grande corsa della finanza e lavoratori inseriti nel sistema dell&#8217;economia reale. &#8220;La crisi – ha dichiarato Cesaratto – ha ovviamente aggravato le diseguaglianze accrescendo la disoccupazione e mandando in crisi anche categorie imprenditoriali, piccole e grandi. Ma il problema c’era anche in precedenza&#8221;.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/economia/la-pandemia-di-coronavirus-ha-accelerato-le-disuguaglianze.html">C&#8217;era per la deindustrializzazione, la crescita dell&#8217;esclusione sociale e l&#8217;aumento di povertà e indigenza</a> che riguardavano tutte le economie occidentali, <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/da-democrazia-a-oligarchia-cosi-le-disuguaglianze-avvelenano-gli-usa.html">Stati Uniti in testa</a>, </strong>non risparmiando l&#8217;Italia. C&#8217;era, in Europa, per i frutti insani del lungo decennio dell&#8217;austerità. C&#8217;era, infine, per lo strapotere economico-finanziario delle grandi <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/chi-comanda-davvero-tra-stati-e-multinazionali.html" target="_blank" rel="noopener">piattaforme tecnologiche</a>, </strong>orientate su un atteggiamento sempre più estrattivo nei confronti di consumatori e lavoratori che ha reso i <a href="https://it.insideover.com/economia/il-caso-amazon-le-conseguenze-del-dominio-dellalgoritmo-sulluomo.html" target="_blank" rel="noopener">magazzinieri di Amazon</a> e i <a href="https://it.insideover.com/economia/candido-nel-xxi-secolo-gli-invisibili-vittima-del-dominio-della-tecnologia.html" target="_blank" rel="noopener">rider di Glovo gli Oliver Twist del terzo millennio</a>, i dipendenti di un sistema dominato da algoritmi impersonali e piramidale come pochi altri nella storia dell&#8217;economia. Un sistema che si è alimentato di immensi guadagni finanziari nei mesi in cui la pandemia frenava la globalizzazione fisica ma rendeva le<a href="https://it.insideover.com/economia/la-frontiera-infinita-delle-nuove-tecnologie.html" target="_blank" rel="noopener"> società dipendenti da quella immateriale</a>. Creando accumulazioni notevoli che in larga parte si riversano sulla crescita dimensionale delle economie in ripresa, ma non producono effetti sostanziali sui loro equilibri distributivi. Una problematica che racchiude in sé tutte le precedenti ed è la vera minaccia che i Paesi più sviluppati dovranno in futuro sventare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/rincari-rallentamenti-produttivi-disuguaglianze-cosa-puo-frenare-la-ripresa.html">Rincari, rallentamenti produttivi, disuguaglianze: cosa può frenare la ripresa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La pandemia di coronavirus ha accelerato le disuguaglianze</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-pandemia-di-coronavirus-ha-accelerato-le-disuguaglianze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 07:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La fine della prima fase acuta della pandemia di coronavirus nei Paesi occidentali a più alto reddito ha lasciato dietro di sè una serie di interrogativi di carattere politico, economico e sociale circa il futuro delle società e dei sistemi produttivi segnati duramente dagli effetti del Sars-Cov-2, &#8220;virus acceleratore&#8221; di dinamiche estremamente complesse: alla forte accelerazione data &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-pandemia-di-coronavirus-ha-accelerato-le-disuguaglianze.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-a-Milano-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La fine della prima fase acuta della <strong>pandemia di coronavirus </strong>nei Paesi occidentali a più alto reddito ha lasciato dietro di sè una serie di interrogativi di carattere politico, economico e sociale circa il futuro delle società e dei sistemi produttivi segnati duramente dagli effetti del Sars-Cov-2, &#8220;virus acceleratore&#8221; di dinamiche estremamente complesse: alla <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-impatti-socio-economia-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">forte accelerazione data al versante tecnologico del sistema capitalistico</a>, ai ragionamenti <a href="https://it.insideover.com/economia/le-conseguenze-economiche-dello-smart-working.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sul futuro ordinamento del lavoro legato alla diffusione dello smart working e</a> ai nuovi scenari aperti dalla redistribuzione di posti di lavoro e s<a href="https://it.insideover.com/economia/limpatto-del-covid-19-sulle-metropoli-del-pianeta.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pazi residenziali nei </a><strong>grandi centri urbani </strong>andrà aggiunto un discorso trasversale a tutti gli altri e dalla prospettiva ancora più ampia, ovvero quello sulla <strong>distribuzione futura del reddito e della ricchezza</strong>. Problematica ancora più impellente dopo l&#8217;inizio di un secondo round massiccio di contagi in diversi Paesi.</p>
<p>Lungi dal rivelarsi pari a uno dei grandi momenti di livellamento delle disuguaglianze, quali le due guerre mondiali nel XX secolo, la crisi del <strong>coronavirus </strong>ha prodotto nuove forme di disuguaglianza e ha accelerato le dinamiche in quelle già esistenti.</p>
<p>Il primo ordine di disuguaglianze è quello sotto gli occhi di tutti: semplificando, la <strong>crisi nei Paesi sviluppati </strong>ha reso ancor più ricchi i ricchissimi e ancor più poveri gli ultimi. <em><a href="http://piccolenote.ilgiornale.it/47479/oligarchia-finanza-e-feudalesimo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Piccole Note</a> </em>ha recentemente commentato il rapporto <a href="https://www.pwc.ch/en/publications/2020/UBS-PwC-Billionaires-Report-2020.pdf">Billionaires Insights 2020 </a>pubblicato di recente dalla Pwc e da Ubs in cui si legge emblematicamente che durante la pandemia lo scollegamento tra <strong>economia reale e finanza </strong>e il rally delle borse (dopato dalla <a href="https://it.insideover.com/economia/apple-vola-in-borsa-e-sfonda-quota-2mila-miliardi-di-capitalizzazione.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">corsa dei giganti del digitale</a>, da <a href="https://it.insideover.com/economia/la-scommessa-che-fatto-franare-wall-street.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scommesse rialziste</a> e dall&#8217;illusoria speranza di un pronto rimbalzo delle economie più avanzate) ha alimentato i conti corrente dei &#8220;Paperoni&#8221; del pianeta: nel pieno della pandemia più rovinosa dell&#8217;ultimo secolo, con oltre un milione di vittime in otto mesi e spaventose conseguenze sociali, economiche e politiche, i miliardari del pianeta hanno toccato, a fine luglio 2020 un patrimonio complessivo di 10,2 trilioni di dollari, 1,3 trilioni oltre il precedente record del 2017. Nel report, si legge, non traspare &#8220;nessun palpito per la scandalosa forbice economica che la pandemia ha accentuato, nessun correttivo suggerito, anzi. Nessuno scandalo che i soldi che avrebbero potuto essere investiti per alleviare le sofferenze dei molti siano finiti nel portafoglio dei pochi, che possono godere delle elusioni fiscali dei paradisi appositi, negati ai più, e che possono investire in filantropia esentasse&#8221;.</p>
<p>Questa disuguaglianza è la più evidente, la somma di tutte le altre. Si percepisce sempre di più la disuguaglianza tra chi ha accesso ai diversi livelli delle <strong>catene del valore economico </strong>e ai conseguenti <strong>dividendi sociali</strong>. La stessa questione dello smart working ne è un forte esempio, in quanto potenzialmente sfruttabile nella sua completezza solo da una ristretta fascia di aziende del ramo industriale, finanziario e consulenziale capace di creare le giuste economie di scala e gli adeguati sistemi gestionali. Mentre per chi rimane escluso da questa possibilità aumentano sia la possibilità di esposizione al contagio sia il rischio di perdere il lavoro. Come ricorda <em>Il Foglio, </em>questo è emerso in tutta la sua drammaticità negli Stati Uniti già a marzo: &#8220;se dividiamo la popolazione americana in quattro gruppi ordinati per reddito percepito, nel più povero solo 9 persone su 100 potevano permettersi di lavorare da casa. Salendo invece di reddito, si arriva a 1 su 5 nel secondo gruppo, 1 su 3 nel terzo mentre solo nel 25 per cento più ricco della popolazione si supera la metà (61,5 per cento)&#8221;.</p>
<p>Abbiamo poi il tema della <strong>povertà e dell&#8217;esclusione sociale</strong>. In diversi Paesi il sostegno economico offerto alle categorie più svantaggiate dalla crisi si è rivelato inadeguato a garantire la quota di reddito in grado di certificare la percezione di sicurezza sociale. Vale, per fare l&#8217;esempio italiano, per centinaia di migliaia di piccoli imprenditori e lavoratori cassintegrati, vale per i disoccupati. Due facce della stessa medaglia: i beneficiari del nuovo welfare e gli utenti del welfare tradizionale, entrambi in condizioni di precarietà. E per molte persone solo un&#8217;istituzione sussidiaria può fornire un adeguato ristoro. Secondo quanto dichiarato dalla Caritas nel suo <a href="http://s2ew.caritasitaliana.it/materiali/Rapporto_Caritas_2020/Report_CaritasITA_2020.pdf" target="" rel="noopener noreferrer">Rapporto Povertà</a>, su 450mila persone assistite nel periodo maggio-settembre 2020, confrontato con gli stessi mesi del 2019, l&#8217;incidenza dei “nuovi poveri” per effetto dell&#8217;emergenza Covid è salita dal 31% al 45%: “quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta”. A questo si associa, collegata, l&#8217;emergenza della <strong>povertà educativa, </strong>dato che anche nel sistema scolastico i giovani rischiano di dividersi tra gli studenti degli istituti in grado di garantire didattica e assistenza in forme più continuative anche in caso di erogazione a distanza e frequentatori di scuole &#8220;privilegiate&#8221;.</p>
<p>Di queste disuguaglianze l&#8217;Italia deve e dovrà tenere sempre più conto. “L’Italia, quarta nazione più popolosa dell’Ue, è quella che ha<b> la più vasta popolazione di poveri assoluti </b>ed è uno dei pochissimi Paesi dove la situazione è peggiorata”, <a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/europa-ancora-troppo-povera" target="_blank" rel="noopener noreferrer">faceva notare con allarme alcuni mesi prima dello scoppio della pandemia <em>Avvenire</em></a>. I poveri assoluti italiani erano 5,1 milioni nel 2018 e poco più di 4,5 milioni nel 2019, più del doppio di dodici anni prima: per il 2020, anche leggendo i dati <em>Caritas, </em>c&#8217;è da aspettarsi un probabile boom, a cui va aggiungendosi l&#8217;ampia zona grigia di popolazione terrorizzata dall&#8217;idea che un nuovo lockdown porti con sè un nuovo tracollo occupazionale e economico.</p>
<p>L&#8217;inverno sta, non solo metaforicamente, arrivando, e porterà con sè la fine del blocco dei licenziamenti, il ritorno di numerose scadenze fiscali, il momento più critico per famiglie e imprese, una manovra già superata dalla realtà, lo stallo sui fondi europei. Casi come quelli delle proteste di Napoli mostrano che nel Paese c&#8217;è una crescente <strong>ebollizione sociale </strong>su cui ha posto l&#8217;accento anche Mario Caligiuri, presidente della <strong>Società Italiana di Intelligence, </strong><a href="https://formiche.net/2020/10/e-allarme-disagio-sociale-caligiuri-spiega-perche/">secondo cui i &#8220;segnali sono noti da tempo&#8221; e ciononostante continuamente sottovalutati&#8221;</a> e per il quale i movimenti di scontento manifestati dai cittadini sul web sono un utile <em>proxy </em>dell&#8217;ebollizione sociale connessa alla stanchezza per le misure restrittive e l&#8217;incertezza economica.</p>
<p>Insomma, il Paese, come il resto dell&#8217;Europa e dell&#8217;Occidente, è destinato a conoscere una lunga fase di tensioni e problematiche crescenti: <strong>politica e mondo economico </strong>dovranno ben tenere presente l&#8217;obiettivo della pace sociale, e non solo il recupero del Pil, progettando nuovi strumenti di investimento, nuove misure di assistenza e nuove politiche per lavoro e sviluppo nei mesi e negli anni a venire. Dal <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/il-lavoro-ai-tempi-del-neoliberismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rilancio del lavoro</a> e dell&#8217;economia reale potrà nascere la risposta a una rottura cruciale che sembra per ora aver avvantaggiato solo i grandi centri d&#8217;accumulazione della finanza e le compagnie del settore tecnologico, lasciando in tutto il mondo milioni di lavoratori e persone comuni estremamente spaesati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-pandemia-di-coronavirus-ha-accelerato-le-disuguaglianze.html">La pandemia di coronavirus ha accelerato le disuguaglianze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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