Apple batte la Spagna: si può così riassumere il volo borsistico del colosso tecnologico di Cupertino, che al termine della seduta borsistica di Wall Street del 19 agosto è diventata la prima azienda della storia statunitense a sfondare i 2mila miliardi di dollari di capitalizzazione. Più del Pil di Madrid o di una nazione del G7 come il Canada. Apple, forte del vento in poppa di un bilancio che ha mostrato la resistenza del gruppo alla pandemia di coronavirus e fatto registrare un incremento del 10% dei ricavi su base annuale nel trimestre concluso il 27 giugno, è in decollo sul Nasdaq dalla pubblicazione dei risultati il 30 luglio scorso.

Come fa notare Milano Finanza, il titolo ha registrato in media un guadagno giornaliero del 3,5% dall’inizio di giugno, secondo i dati forniti da FactSet, e le sue attività si sono mostrate sorprendentemente resilienti di fronte alla pandemia di coronavirus”. Le azioni di Apple valgono oltre 465 dollari l’una, sono cresciute del 108% dal minimo registrato durante la tempesta finanziaria di inizio pandemia, il 23 marzo, si sono valorizzate del 45% dal periodo pre-virus e ora “vengono scambiate oltre 32 volte gli utili, ovvero 31 volte, escludendo gli 81 miliardi di dollari di liquidità netta nel bilancio della società”.

L’iniezione di torrenti di liquidità nell’economia da parte del governo e della Fed, il “passaggio del Rubicone” da parte della banca centrale Usa e l’inizio del sostegno diretto alle imprese private e l’accentuazione del peso del digitale nelle vite quotidiane segnate dai lockdown a livello globale hanno alimentato una rinascita impensabile dei titoli tecnologici nei mesi in cui nel mondo il Covid-19 non cessava di diffondersi e in cui anche gli States pagavano un tributo crescente alla pandemia. Il Nasdaq in questo contesto è stato il grande protagonista: dai 6.890 punti del 23 marzo, l’indice ha preso a galoppare e a macinare record su record, giungendo a nuovi picchi nel mese di agosto attorno gli 11.250 punti. Del segmento tecnologico e del ristretto indice “premium” S&P500 Apple è l’assoluta protagonista. Microsoft e Amazon, che valgono 1.600 miliardi di dollari ciascuna, hanno una capitalizzazione inferiore del 25%, mentre come riporta l’Agi il gruppo di Cupertino vale più di Alphabet, la holding di Google, e Facebook sommate, dato che i due titoli capitalizzano rispettivamente 1.050 e 760 miliardi di dollari.

La società guidata da Tim Cook, che va espandendo il suo posizionamento sui mercati tecnologici e mira a preservare la leadership nel campo degli smartphone di elevata qualità, è tra i colossi che hanno fatto registrare i più impressionanti avanzamenti borsistici. E se a livello di crescita percentuale spicca la corsa di Tesla, divenuta la società automobilistica più capitalizzata al mondo, capace di guadagnare da inizio luglio circa il 70%, passando da poco più di 1.000 dollari a 1.835 dollari, e da inizio anno il 338%, è bene ricordare che la rampante azienda di Elon Musk capitalizza circa un sesto di Apple, 340 miliardi di dollari, così come nomi nobili del capitalismo statunitense quali WalMart e Procter&Gamble.

Apple, fondata nel 1976, ha impiegato 42 anni a diventare la prima compagnia “trilionaria” di Wall Street, nel 2018, ma appena due anni a raddoppiare nuovamente il suo valore. Circa metà dell’incremento si è verificato nel pieno della pandemia più importante dell’ultimo secolo, che sul fronte economico ha esaltato la centralità e la dipendenza dei sistemi dalle piattaforme tecnologiche di cui Apple è tra i maggiori produttori al mondo. Questi dati segnalano non solo i festeggiamenti degli azionisti di Apple, tra cui ha un ruolo primario il fondo del magnate Warren Buffett, Berkshire Hataway, che controlla 115 miliardi di dollari di capitali di Cupertino, ma anche la crescente divergenza tra Wall Street e Main Street. Nei mesi in cui Apple, su scala globale, decollava l’economia statunitense faceva registrare un crollo trimestrale superiore al 30%. I disoccupati si contano a decine di milioni, sebbene le politiche economiche del presidente Trump e del Congresso abbiano contribuito a un moderato riflusso dopo la primavera. E la corsa delle borse rischia di aumentare le disuguaglianze tra i “Paperoni” e il resto del Paese: la crisi crea vincitori netti e una vasta platea di sconfitti. Compito della prossima amministrazione americana sarà ricordarsi del fatto che casi come quello di Apple sono l’eccezione, e non la regola, in un Paese decisamente prostrato.