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+4,7% per l’Istat, +4,8% per la Commissione Europea, potenzialmente anche quasi +6% per l’Ufficio Parlamentare di Bilancio. La ripresa italiana accelera, si aspetta l’entrata in vigore del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per completare il rilancio del sistema-Paese e attraverso il mix tra vaccinazioni sostenute, riaperture, politiche anticicliche, grandi progetti strategici e una fiducia crescente e generalizzata vanno aumentando investimenti e consumi.

L’Upb, in particolare, prevede una ripresa piena dalla crisi del Covid entro il 2022, un +5,8% del Pil nell’anno in corso e un +4,2% per il prossimo, un aumento del 10% delle esportazioni, un +14,7% degli investimenti; se ben strutturato il Pnrr può fornire una spinta di due punti percentuali. La crescita italiana batte quella Ue (+3,5%), pareggia quella francese, primeggia su quelle di Spagna (+4,4%) e Germania (+1,2%).

Ora a tale ripresa bisognerà aggiungere l’effetto-moltiplicatore che potranno garantire i settori maggiormente sotto osservazione per l’estate: turismo, ristorazione, trasporti rappresentano una fetta non indifferente di Pil che si può generare e mobilitare. Ma dovranno essere messe in conto anche delle insidie su cui la ripresa può incespicare.

Un tema fondamentale sarà quello del lavoro. L’occupazione aumenta e corre, da inizio anno 400mila lavoratori sono stati aggiunti dall’economia italiana, ma si può creare un duplice problema. Da un lato, la presenza di un eccesso di domanda rispetto all’offerta nel contesto di un Paese a lungo sfiduciato; dall’altro, il mismatch tra le potenzialità di investimento che la fase attuale garantisce e la necessaria allocazione delle competenze nei settori più produttivi.

Queste problematiche riguardano da vicino il cruciale campo delle costruzioni, che tra investimenti infrastrutturali, rilancio del settore dopo il freno del 2020 e incentivi come il Superbonus 110% potrà tornare ad avere un ruolo talmente centrale da rischiare il surriscaldamento. Il Sole 24 Ore scrive che “nel mese di luglio 2021” si prevedono esserci state “circa 40mila assunzioni nel settore”, che salgono a 85mila considerando l’intero terzo trimestre. 55mila operai, stando ai dati delle casse edili, avranno trovato lavoro rispetto alla fine del 2020. Tuttavia, già nei prossimi mesi la domanda di competenze specifiche e di dipendenti potrà produrre dei veri e propri vuoti: il centro studi dell’Associazione nazionale costruttori edili “stima per il 2022 un fabbisogno occupazionale aggiuntivo diretto nel settore di circa 170mila unità cui si sommano 95mila unità nei settori collegati per un totale di 265mila posti di lavoro” a causa di una crescita degli investimenti da 11 miliardi di euro. Ora come ora “non si trovano il 52% degli addetti finiture e il 60% degli operai specializzati richiesti”.

Il secondo possibile fattore di criticità è quello dei costi delle materie prime e dell’energia. Acciaio, gas naturale, petrolio, ferro, rame, bitume, cemento, energia elettrica sono in piena crescita; i chip continuano a essere un problema per la loro scarsa reperibilità. L’Italia deve costruire delle filiere protette per rifornire attivamente la crescita e spendersi in maniera pragmatica per tenere aperte le rotte di approvvigionamento al minor costo possibile.

Terzo punto di criticità è la possibile apertura di sacche di insicurezza sociale nel Paese a cui il governo Draghi può e deve dare risposta. La riapertura dei licenziamenti, gli atteggiamenti unilaterali e dannosi con cui molti di questi sono stati formalizzati, l’esistenza di numerosi tavoli industriali di crisi aperti, le questioni tuttora irrisolte (Mps, Ilva, Alitalia) riguardano tuttora centinaia di migliaia di lavoratori che la “distruzione creatrice” di Draghi non può tuttora coinvolgere e riqualificare e che possono rappresentare una sacca di malcontento cui è dovuta risposta. Tramite la garanzia del posto di lavoro e della sicurezza sociale. Nella consapevolezza che l’incubo di nuove chiusure autunnali è in larga parte ridimensionato ma non messo completamente in fuga: il nostro Paese non ha ancora raggiunto l’immunità di gregge, anche se il livello delle vaccinazioni con due dosi ha superato il 50% dei residenti in Italia. Anche un Paese con l’economia che corre può avere pietre d’inciampo da tenere d’occhio. Al governo di unità nazionale il compito di garantire la giusta governance e restituire solidità al Paese. La ripresa odierna può, con le giuste premesse, essere la base per una rinascita materiale dopo la pandemia. A patto di coordinarla strategicamente.

 

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