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	<title>Cop26 Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 26 Dec 2021 13:18:30 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cop26 Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Non solo &#8220;bla bla bla&#8221;: i risultati concreti raggiunti sull&#8217;ambiente</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/non-solo-bla-bla-bla-i-risultati-concreti-raggiunti-sullambiente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Dec 2021 13:18:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Cop26]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Europa si è iniziato a parlare di politiche ambientali negli anni &#8217;90. E non è un caso. Tanti fattori concomitanti hanno contribuito a sviluppare, sul finire del secolo scorso, il dibattito sui cambiamenti climatici. In principio tutto forse è nato con la questione legata all&#8217;inquinamento. La nube di Chernobyl, il referendum in Italia sul &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/non-solo-bla-bla-bla-i-risultati-concreti-raggiunti-sullambiente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211226141743685_e7c8b1927d08b4921edb72b7af73b9b2-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Europa si è iniziato a parlare di politiche ambientali negli anni &#8217;90. E non è un caso. Tanti fattori concomitanti hanno contribuito a sviluppare, sul finire del secolo scorso, il dibattito sui cambiamenti climatici. In principio tutto forse è nato con la questione legata all&#8217;inquinamento. La nube di Chernobyl, il referendum in Italia sul nucleare, gli allarmi lanciati sullo stato di salute di aria e mare hanno accelerato le discussioni e le pressioni politiche sul tema. Poi sono arrivati gli allarmi sull&#8217;atmosfera. Sul finire dei &#8217;90 a preoccupare maggiormente era l&#8217;ampiezza del buco dell&#8217;ozono. Si è arrivati così alla definizione del <a href="https://unfccc.int/resource/docs/convkp/kpeng.pdf">protocollo di Kyoto</a>, il primo documento vincolante in cui sono stati fissati obiettivi e parametri da raggiungere per gli anni successivi.</p>
<p>Punto di partenza è stato, anche qui non a caso, il 1990. Ogni percentuale e numero riguardante un dato obiettivo ha avuto come base di riferimento l&#8217;anno che ha dato il via all&#8217;ultimo decennio del XX secolo. Il problema principale, nella riunione che ha dato vita al protocollo, ha riguardato le emissioni di anidride carbonica. Il primo obiettivo scritto nero su bianco è stato quello di arrivare alle riduzioni di emissioni del 20% entro il 2020 rispetto alla quantità riscontrata nel 1990. Un programma a lungo termine, considerato nel corso di questi anni come “ambizioso”, forse fin troppo.</p>
<h2>Libri dei sogni o programmi realizzabili?</h2>
<p>L&#8217;applicazione del protocollo sottoscritto nell&#8217;antica capitale giapponese ha rappresentato, sia per estimatori che per detrattori, una base importante. La velocità con cui il dibattito sull&#8217;ambiente è entrato nell&#8217;agone politico e mediatico ha imposto nuove valutazioni, sia nel breve che nel lungo periodo. Si è arrivati così a fissare nuovi parametri in altri incontri internazionali, come ad esempio in quello di <strong>Parigi del 2015.</strong> Qui, in particolare, si è parlato della possibilità di controllare l&#8217;aumento globale della temperatura limitandolo a 1.5 gradi rispetto ai 2 previsti dagli studiosi. Lo scetticismo però non è mancato. Tra i movimenti ambientalisti sono piovute critiche sulla lentezza delle decisioni prese e sul fissaggio di obiettivi considerati poco realistici.</p>
<p>In poche parole, da Kyoto a Parigi passando poi per le varie leggi nazionali o le tante direttive emanate sul tema dall&#8217;Unione Europea, in tanti hanno visto documenti contenenti sterili indicazioni di numeri e percentuali difficilmente traducibili in fatti concreti nella realtà. Del resto il fenomeno del “gretismo”, nato cioè sul movimento di protesta attorno l&#8217;ambientalista svedese Greta Thunberg, si basa proprio sulla critica rivolta ai governi dei Paesi industrializzati di non fare abbastanza per risolvere la questione ambientale. E, di conseguenza, di non saper attuare alcun documento sul clima firmato negli anni precedenti. Ma le cose stanno davvero così? Dal 1990 ad oggi non è per davvero cambiato nulla?</p>
<h2>I risultati europei</h2>
<p>Tra i maggiori risultati raggiunti dall’Europa, consolidati e da tempo sottovalutati nella narrazione più spinta sul fronte ambientalista, ci sono indubbi progressi sul fronte oggigiorno al centro della più attiva querelle mediatica:<strong> la riduzione delle emissioni.</strong></p>
<p>Se l’Unione Europea può permettersi di considerare uno scenario tutt’altro che utopistico l’idea di <strong>tagliare del 55% le emissioni di anidride carbonica rispetto ai livelli del 1990</strong> è perché i risultati acquisiti non mancano. E nonostante esso sia stato attaccato dagli ambientalisti perché insufficiente e osteggiato, spesso con toni eccessivi, anche dal mondo delle imprese europee e nordamericane il tanto bistrattato Protocollo di Kyoto del 1997 siglato sotto l’egida dello <strong>United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) </strong>è stato il primo punto di partenza per l’azione dell’Unione, i cui 15 Paesi membri fino al 2004 hanno promosso e realizzato un esplicito impegno a ridurre dell’8% le emissioni di anidride carbonica entro il 2012 sulla base del punto di partenza del 1990.</p>
<p>La presa di posizione in tal senso fu la premessa di tutte le altre, successive, fasi di consolidamento. L’obiettivo sancito da Kyoto di un taglio del 20% per il 2020 è stato sorpassato, contando anche<strong> i Paesi dell’Europa orientale</strong> entrati nell’Unione dal 2004 in avanti, con una riduzione dei gas serra emessi del 24%, di cui un significativo -3,7% solo tra il 2018 e il 2019. Questo è andato di pari passo con il 2030 Climate and Energy Framework, piano di partenza per la strategia Fit for 55, che prevede un impegno europeo a un taglio minimo del 40%, una presa di posizione senza precedenti e eguali in nessun grande mercato globale.</p>
<p>Non va dimenticato che l’Ue è stata poi in prima linea nel guidare i negoziati per gli <strong>Accordi di Parigi al Cop21 del 2015, </strong>contribuendo all’asse Usa-Cina che ha promosso il testo finale.  L&#8217;<a href="http://unfccc.int/paris_agreement/items/9485.php">accordo di Parigi</a> mira a mantenere l&#8217;aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C e, se possibile, a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali.</p>
<h2>Una strategia su più livelli</h2>
<p>L’Unione Europea ha poi introdotto l <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32018L0410">sistema di scambio di quote di emissione dell&#8217;UE (Emmission Trading System, ETS)</a>, che rappresenta il primo e il più grande mercato internazionale del carbonio. L’ETS è ritenuto uno strumento strategico fondamentale dell&#8217;UE nella lotta ai cambiamenti climatici. per quanto spesso soffra la dipendenza dalle logiche di mercato come nella fase recente dell’<strong>inflazione dei prezzi delle materie prime</strong>. Tale sistema si basa sul principio di “limitazione e scambio”: viene fissato un tetto massimo alla quantità totale di emissioni di gas a effetto serra che possono essere prodotte da 11.000 impianti del sistema (fabbriche, centrali elettriche, raffinerie e via dicendo) e al suo interno le aziende e le utilities negoziano la disponibilità a vendere o acquistare “quote” di inquinamento producibile.</p>
<p>Non è stato secondario anche l’impegno legislativo in tal senso. La <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32018L2001">direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili</a> è intesa a garantire che, entro il 2030, le energie rinnovabili quali biomassa ed energie eolica, idroelettrica e solare rappresentino almeno il 32 % del consumo totale di energia dell’Unione, e il piano Next Generation Eu mira a consolidare la corsa a questo risultato, non dimenticando il ruolo fondamentale del gas naturale come risorsa ponte; La <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32018L2002">direttiva riveduta sull&#8217;efficienza energetica</a> fissa un obiettivo di efficienza energetica per gli edifici del 32,5 % per l&#8217;UE (calcolato utilizzando lo scenario di riferimento del 2007) in termini di ottimizzazione dei consumi da conseguire entro il 2030 e con una clausola di revisione al rialzo entro il 2023</p>
<p>In questo contesto, la “<strong>legge climatica</strong>” votata nel giugno scorso dall’<strong>Europarlamento</strong> aggiunge sostanza al complesso delle politiche europee per disegnare un futuro spazio comunitario in grado di tutelare la sostenibilità climatica e ambientale e favorire la transizione ecologica. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza una chiara e coerente strada tracciata negli anni scorsi. Sostanzialmente, l’impegno sul taglio alle emissioni dà struttura e corpo agli altri due perni su cui l’Unione intende spingere per incentivare la transizione. Niente più avveniristici “Green New Deal”, di cui è da tempo dubbia l’utilità in un contesto in cui non servono palingenesi radicali come quello europeo, sorpassati da una commistione tra pragmatismo e azioni reali: <a href="https://ec.europa.eu/clima/eu-action/climate-strategies-targets/2050-long-term-strategy_en">l’impegno al taglio e alla ricerca della <strong>neutralità climatica entro il 2050, </strong>ufficializzata dalla Commissione il 14 luglio 2021,</a> segue la poderosa dotazione di risorse all’ambiente nel quadro di <strong>Next Generation Eu, i cui finanziamenti per il 37%</strong> i Paesi dovranno riservare proprio alla transizione energetica, e la nascente proposta sui “dazi verdi”, il <strong>Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam),</strong>  che mira a colpire con sanzioni commerciali i Paesi ritenuti intenti a <a href="https://it.insideover.com/ambiente/le-conseguenze-dei-dazi-verdi-adottati-dallunione-europea.html"><strong>“barare” sul tema del dumping ambientale.</strong></a></p>
<p>Al di là della lotta per il clima, anche sugli altri e non secondari fronti della transizione energetica alcuni risultati sono stati conseguiti. Nel marzo 2019 il Parlamento <strong>europeo</strong> si è espresso definitivamente mettendo al bando i prodotti <strong>monouso</strong> in <strong>plastica</strong> che più inquinano i mari. Questo perché prodotti come piatti, posate e cannucce di <strong>plastica</strong> rappresentano il 70% dei rifiuti di marini e delle spiagge.</p>
<p>Rafforzato anche l’impegno per gli oceani, con il varo di di <a href="http://water.europa.eu/">WISE</a>, un portale d&#8217;accesso alle informazioni sulle questioni europee in materia di acque destinato al grande pubblico e ai soggetti interessati e finalizzato a promuovere una migliore governance degli oceani e una migliore gestione basata sugli ecosistemi, che si è aggiunto a investimenti volti a promuovere <strong>pesca sostenibile, economia blu, transizione energetica.</strong></p>
<p>Parliamo di piani palingenetici? No, tutt’altro. E stranamente, aggiungiamo noi. Abituati a un’Unione Europea persa tra fughe nell’utopia e consapevolezze ridotte in termini geopolitici e strategici, ci riteniamo “carnefici” del pianeta non accorgendoci di aver conseguito, nel Vecchio Continente, progressi fondamentali a cui ora bisognerà aggiungere la cruciale sfida di far coniugare <strong>sviluppo economico e sostenibilità, promuovendo un ambientalismo pragmatico </strong>e al servizio dell’uomo. Perché solo di risultati concreti può vivere la partita ambientale. E accorgersi di quanto già realizzato è il primo passo per immaginare il futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La lezione del Cop26: anche l&#8217;ambiente è campo geopolitico</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-lezione-del-cop26-anche-lambiente-e-campo-geopolitico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Nov 2021 16:40:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop26]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se serviva una conferma, è arrivata: la battaglia ambientale entra nel campo del confronto geopolitico dalla porta principale, assieme ma in forma distinta a quella per la transizione energetica che già da tempo anima le dinamiche globali. Il Cop26 ne è la testimonianza definitiva. La logica di potenza si applica non solo alla partita per le nuove reti energetiche, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-lezione-del-cop26-anche-lambiente-e-campo-geopolitico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Se serviva una conferma, è arrivata: la <strong>battaglia ambientale </strong>entra nel campo del confronto geopolitico dalla porta principale, assieme ma in forma distinta a quella per <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-futuro-dellafrica-passa-dalla-transizione-energetica.html" target="_blank" rel="noopener">la <strong>transizione energetica </strong></a>che già da tempo anima le dinamiche globali. Il Cop26 ne è la testimonianza definitiva.</p>
<p>La logica di potenza si applica non solo alla partita per le nuove reti energetiche, le fonti di alimentazione del futuro, le catene del valore e la transizione propriamente detta che dovrà caratterizzare, in forma pragmatica, gli scenari futuri. Essa, al Cop26, è entrata anche sul fronte degli impegni globali per il clima e la riduzione delle emissioni, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/glasgow-accordo-sul-clima-ribasso-1988941.html" target="_blank" rel="noopener">nonché su quello fondamentale della <strong>narrazione sistemica</strong>.</a></p>
<p>L&#8217;accordo definito come un compromesso al ribasso segnala da un lato che Paesi come gli Stati Uniti e i membri dell&#8217;Unione Europea sono pronti a giocare la partita ambientale per presentare una trasformazione strutturale del loro modello, ma anche che attori dalle dinamiche più complesse come la Cina non sono disposte a far sì che altre potenze dividano il mondo in &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221;. E la ricerca di un compromesso con Washington, ritornata ad occuparsi del problema ambientale dopo il disimpegno dell&#8217;era Trump, segna il riconoscimento che la Cina non è più, una volta per tutte, un “<a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/in-via-di-sviluppo_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/">Paese in via di sviluppo</a>” bensì una potenza di prima grandezza desiderosa di prendersi le sue responsabilità a tutto campo. Ma segnala anche che <strong>nazioni come l&#8217;India </strong>vogliono essere della partita alle loro condizioni.</p>
<p>L&#8217;atteso, e a detta di molti insufficiente, accordo finale del Cop26 è stato frutto di un compromesso per tenere insieme chi punta a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (Ue, Usa, Giappone, Regno Unito, tra gli altri) e chi ha tempi più lunghi, come Cina, Russia, Arabia Saudita (2060) e India (2070). E <strong>Nuova Delhi </strong>ha condizionato in prima persona la stesura del comunicato definitivo annacquando gli impegni più precisi in nome della volontà del governo di <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-narendra-modi.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Narendra Modi</strong></a> di ribadire la posizione presa a Parigi nel 2015 imponendo al suo sistema economico tempi di rientro più lunghi dal picco d&#8217;emissioni per le diverse caratteristiche di sviluppo del Paese. Un segno della volontà dell&#8217;India di <strong>giocare in maniera autonoma: </strong>la profonda rivalità strategica con la Cina, la scelta di aderire al contenimento di Pechino in seno al <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-quad.html" target="_blank" rel="noopener">Quad</a>, la corsa a una convergenza geopolitica con gli Usa e i loro alleati non significano per l&#8217;India una scelta di rinuncia al tradizionale non-allineamento che ne guida la politica estera. E l&#8217;ambiente, tema su cui sulle emissioni le posizioni di Nuova Delhi e Pechino sono più vicine, è<a href="https://www.corriere.it/esteri/21_novembre_14/india-dirottato-cop26-carbone-50503a0a-4538-11ec-9904-ef3b86729896.shtml" target="_blank" rel="noopener"> stato un campo in cui ribadire questo fatto. E mandare un segnale sulla maturazione della potenza indiana.</a></p>
<p>L&#8217;ambiente è manifestazione della potenza di vecchi e nuovi attori del sistema globale, ma anche pivot geoeconomico. Le potenze al Cop26 hanno impostato un&#8217;<strong>ammissione realista </strong>sulle risorse, segnando il legame inscindibile tra mix energetici e definizione delle quote di abbattimento dei gas serra. Una presa di posizione netta che apre al duo tra fonti fossili meno inquinanti e energie rinnovabili nella fase di transizione verso la neutralità climatica. E alla luce della quale si capiscono le prese di posizione di Paesi<a href="https://it.insideover.com/ambiente/tutte-le-divisioni-nelloccidente-sullambiente-dopo-il-cop26.html"> come la stessa India e l&#8217;Australia sul </a><strong>carbone.</strong></p>
<p>Infine l&#8217;ambiente è anche <strong>perno diplomatico. </strong>E non è un caso che <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener">Joe Biden</a> abbia nominato un veterano della diplomazia Usa, John Kerry, quale <strong>inviato speciale sul clima</strong>. Si tratta di un riconoscimento del ruolo strategico dell&#8217;ambiente come terreno di confronto tra le grandi potenze. Nella consapevolezza che sul cambiamento climatico ora Washington e Pechino giocano come esponenti dello stesso campo, quello dei Paesi sviluppati, Kerry ha proseguito l&#8217;opera avviata nel 2015 da Segretario di Stato di Barack Obama ai tempi degli Accordi di Parigi facendo da pontiere con la Cina, aprendo al comunicato finale congiunto e, soprattutto, all&#8217;assegnazione all&#8217;ambiente di un ruolo cruciale<a href="https://it.insideover.com/politica/cinque-cose-da-sapere-sullincontro-tra-biden-e-xi.html" target="_blank" rel="noopener"> nell&#8217;imminente summit</a> tra Biden e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html" target="_blank" rel="noopener">Xi Jinping</a>.</p>
<p>Ma anche tra le altre nazioni del mondo l&#8217;ambiente si può porre come perno diplomatico: è il caso dell’iniziativa congiunta di Danimarca e Costa Rica per puntare alla graduale eliminazione della <strong>produzione di petrolio e gas </strong>attraverso la costituzione della <strong>Beyond Oil and Gas (Boga) Alliance, </strong>a cui hanno aderito governi desiderosi di lavorare  congiuntamente per facilitare la graduale eliminazione della <strong>produzione di petrolio e gas,</strong> attraverso il dibattito, ma anche con azioni dirette. La Svezia, l&#8217;Irlanda, il Portogallo, la Nuova Zelanda e la Francia si sono uniti come Stati sovrani, la Groenlandia come entità satellite di Copenhagen, <a href="https://www.liberta.it/news/green-future/2021/11/12/cop26-litalia-aderisce-allalleanza-boga-per-lo-stop-ai-combustibili-fossili/" target="_blank" rel="noopener">mentre i governi locali del Quebec (Canada), del Galles (Regno Unito) e della California (Stati Uniti)</a> hanno voluto aderire autonomamente. L&#8217;Italia sarà tra Paese &#8220;amico&#8221; di questa nuova alleanza, c<a href="https://it.insideover.com/ambiente/coniugare-transizione-e-sviluppo-la-rivoluzione-di-cingolani-ambiente.html">ome dichiarato dal ministro della Transizione Ecologica <strong>Roberto Cingolani</strong>.</a> Una testimonianza di come l&#8217;ambiente possa aprire forum e scenari di dialogo inattesi in cui intrecciare nuove alleanze e nuove reti di interessi anche fuori dal momento dei grandi summit globali. Che devono essere solo il punto di partenza per un dibattito globale a tutto campo su una delle grandi questioni geopolitiche del pianeta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-lezione-del-cop26-anche-lambiente-e-campo-geopolitico.html">La lezione del Cop26: anche l&#8217;ambiente è campo geopolitico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Tutte le divisioni nell&#8217;Occidente sull&#8217;ambiente dopo il Cop26</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/tutte-le-divisioni-nelloccidente-sullambiente-dopo-il-cop26.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Nov 2021 06:54:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Carbone]]></category>
		<category><![CDATA[Cop26]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-scaled.jpeg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-200x300.jpeg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-683x1024.jpeg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-768x1152.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-1024x1536.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-1365x2048.jpeg 1365w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-1706x2560.jpeg 1706w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il Cop26 di Glasgow ha segnato un punto importante, dopo il precedente G20 di Roma, nella definizione del duplice problema del cambiamento climatico e della transizione energetica come sfida globale a cui si dovranno approcciare tutte le nazioni del pianeta. L&#8217;Occidente ha puntato, in quest&#8217;ottica a mostrarsi coeso attorno all&#8217;asse costituito da Unione Europea e Stati Uniti, sempre più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/tutte-le-divisioni-nelloccidente-sullambiente-dopo-il-cop26.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/tutte-le-divisioni-nelloccidente-sullambiente-dopo-il-cop26.html">Tutte le divisioni nell&#8217;Occidente sull&#8217;ambiente dopo il Cop26</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-scaled.jpeg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-200x300.jpeg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-683x1024.jpeg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-768x1152.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-1024x1536.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-1365x2048.jpeg 1365w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/AX0WB6KiIh_V5qKLdFUs_GETTY-1706x2560.jpeg 1706w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p>Il <strong>Cop26 di Glasgow </strong>ha segnato un punto importante, dopo il precedente G20 di Roma, nella definizione del duplice problema del cambiamento climatico e della transizione energetica come sfida globale a cui si dovranno approcciare tutte le nazioni del pianeta.</p>
<p>L&#8217;Occidente ha puntato, in quest&#8217;ottica a mostrarsi coeso attorno all&#8217;asse costituito da <strong>Unione Europea</strong> e <strong>Stati Uniti, </strong>sempre più attenti a mostrarsi compatti nella consapevolezza che la partita del clima e della transizione sia, in primis, geopolitica e risulti fondamentale tanto sul piano concreto (economia, società, sicurezza) quanto su quello del soft power. Schematizzando, dopo G20 e Cop26 l’Ue e gli Usa restano fedeli all’idea di ridurre le emissioni di anidride carbonica assai rapidamente, mentre paesi come Cina, India, Indonesia, Messico o Arabia Saudita sono decisamente più prudenti, ma hanno aperto a un compromesso politico importante.</p>
<p>L&#8217;accordo negoziato alla fine del Cop26 invita le principali potenze del pianeta a tagliare i gas serra del 45% entro il 2030, per arrivare allo “zero netto” e alla neutralità climatica in un periodo generico che, come nel comunicato finale del G20, dovrà situarsi &#8220;attorno a metà secolo&#8221;. Lo stesso linguaggio usato nel G20 di Roma: un compromesso per tenere insieme chi punta al 2050 (Ue, Usa, Giappone, Regno Unito, tra gli altri) e chi ha tempi più lunghi, come Cina, Russia, Arabia Saudita (2060) e India (2070). Ma anche per celare inevitabili <strong>divisioni </strong>interne al campo occidentale.</p>
<p>Il clima è diverso da regione a regione e ogni sistema economico è frutto di precise dinamiche sociali e ambientali. Logico che anche l&#8217;approccio di ogni nazione al problema del clima e alla sfida della transizione evolva di conseguenza. E la questione politica che si pone è tutt&#8217;altro che secondaria: è davvero possibile creare un&#8217;alleanza strategica anche in tema di ambiente e sostenibilità di fronte a differenze tanto palesi?</p>
<h2>I (piccoli) screzi sul comunicato finale</h2>
<p>Il comunicato finale mediato dall&#8217;accordo <strong>Usa-Cina </strong>è indubbiamente un risultato importante. Ma dalle negoziazioni è emersa un&#8217;Europa maggiormente ambiziosa sul fronte dei cambiamenti climatici rispetto agli Stati Uniti di Joe Biden e non contenta della fine della guerra dei dazi su acciaio e alluminio con le sue conseguenze in termini di impegni comuni per la decarbonizzazione dei settori. Per la <strong>Germania</strong>, in particolare, il documento finale della Cop26 avrebbe dovuto chiarire che i principali responsabili delle emissioni devono intensificare i loro sforzi, &#8220;in particolare quelli che non hanno fatto abbastanza rispetto ai target 2030&#8221; fissato dagli <strong>Accordi di Parigi</strong>, come ha affermato Jochen Flasbarth, segretario di Stato al ministero dell’Ambiente. Un segnale a Cina e India? Non solo, anche una &#8220;puntura di spillo&#8221; agli Usa in controtendenza con gli obiettivi annunciati nel 2015 dopo la fase anti-<a href="https://choice.npr.org/index.html?origin=https://www.npr.org/2020/09/29/913727755/u-s-emission-reductions-slowed-after-trump-pulled-out-of-paris-accord">ambientalista della <strong>presidenza Trump</strong>.</a></p>
<h2>Il patto incompleto sulle auto</h2>
<p>Berlino e Washington sono state invece sullo stesso fronte nella partita dell&#8217;accordo per il <strong>superamento delle auto alimentate a combustibili fossili</strong>. Secondo l’International Energy Agency (Iea), <a href="https://formiche.net/2021/11/auto-emissioni-zero-patto-cop26/" target="_blank" rel="noopener">nota <em>Formiche,</em></a> nel mondo &#8220;servirebbe cessare la vendita di veicoli a combustione interna entro il 2035 per sperare di raggiungere la neutralità carbonica globale entro il 2050&#8221;. Tra chi ha detto “no” allo stop alla vendita delle auto con motore termico entro il 2035 c’è anche il nostro Paese che si è schierata sulla stessa linea secondo cui &#8220;decarbonizzare non può significare solo elettrico&#8221; espressa dal ministro dello Sviluppo Economico <strong>Giancarlo Giorgetti</strong>.</p>
<p>Un impegno del genere farebbe <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-valore-della-mobilita-sostenibile-per-la-transizione-green.html">gravare eccessivamente i costi</a> della transizione su quei Paesi che nella spinta alla decarbonizzazione sono meno attivi sul fronte delle politiche volte a rendere i combustibili fossili meno convenienti dell’alternativa elettrica o eco-sostenibile nei trasporti e costruire le infrastrutture necessarie per alimentare la mobilità di nuova generazione, comprese le strategiche rete di alimentazione per i veicoli. Una partita su cui non tutto l&#8217;Occidente è, chiaramente, allo stesso livello.</p>
<h2>L&#8217;Australia rompe il fronte sul carbone</h2>
<p>Tra gli alleati degli Usa, infine, una nazione gioca una partita autonoma: l&#8217;Australia, alleato numero uno di Washington nel Pacifico, la pensa invece molto diversamente sul fronte della transizione e punta ancora forte sul <strong>carbone. </strong>Dopo avere rifiutato di firmare l&#8217;impegno ad eliminare l&#8217;uso del carbone concordato da 40 Paesi durante la conferenza sul clima dell&#8217;Onu Cop26, l&#8217;Australia nel comunicato ufficiale post-conferenza rincara la dose, sostenendo che continuerà a vendere carbone &#8220;per decenni nel futuro&#8221;, temendo che a livello climatico uno stop del suo settore possa essere inutile, vedendo la sostituzione delle sue esportazioni con quelle di Indonesia o Russia.</p>
<p>Il primo ministro<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-scott-morrison-il-primo-ministro-dellaustralia.html"> <strong>Scott Morrison</strong></a>, in un articolo pubblicato sui quotidiani del Paese, ha giustificato la scelta furbesca di Canberra di porre direttamente obiettivi di carbon-neutrality per il 2050 senza passare dal 2030 sottolineando che a suo avviso gli australiani chiedono un &#8220;piano che sia equo e pratico&#8221;. <em>Avvenire </em><a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/gralgow-7">ricorda che</a> &#8220;la riluttanza dell&#8217;Australia ad agire è stata criticata da stretti alleati come gli Stati Uniti e il Regno Unito, così come i vicini delle isole del Pacifico che sono altamente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. Il governo si è trovato sempre più in disaccordo con l&#8217;opinione pubblica colpita dai disastri ambientali <b>subiti dal Paese di recente</b> &#8211; siccità, <a href="https://it.insideover.com/schede/ambiente/incendi-in-australia-cosa-successo-davvero.html">incendi boschivi</a> e inondazioni &#8211; e la cui gravità è stata collegata ai cambianti climatici&#8221;.</p>
<p>Il fronte occidentale sui cambiamenti climatici è dunque tutt&#8217;altro che compatto. E questo mostra la complessità di una materia come la transizione energetica e la sfida ambientale: un problema globale la cui soluzione passa però per sensibilità nazionali molto diverse, dinamiche produttive e sfide sistemiche. Perché a parole tutti vogliono salvare il mondo, ma nei fatti nessuno intende pagare<a href="https://it.insideover.com/ambiente/chi-saranno-gli-sconfitti-della-transizione-ecologica.html"> per primo i costi di una transizione senza precedenti nella storia umana.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/tutte-le-divisioni-nelloccidente-sullambiente-dopo-il-cop26.html">Tutte le divisioni nell&#8217;Occidente sull&#8217;ambiente dopo il Cop26</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I miliardari e l&#8217;ambiente: l&#8217;ipocrisia dell&#8217;élite che si atteggia a rivoluzionaria</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/i-miliardari-e-lambiente-lipocrisia-dellelite-che-si-atteggia-a-rivoluzionaria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2021 05:20:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop26]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono tutti in parata, uno dopo l&#8217;altro, al Cop26 e non solo. I miliardari e gli esponenti delle grandi multinazionali finanziarie e del tech parlano un giorno dopo l&#8217;altro di sostenibilità, ambientalismo, transizione. Rimbottano i governi, si presuppongono filantropi e offrono contributi per &#8220;salvare il mondo&#8221;, a seconda che si tratti di promuovere lo sviluppo dell&#8217;Africa, combattere le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/i-miliardari-e-lambiente-lipocrisia-dellelite-che-si-atteggia-a-rivoluzionaria.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/i-miliardari-e-lambiente-lipocrisia-dellelite-che-si-atteggia-a-rivoluzionaria.html">I miliardari e l&#8217;ambiente: l&#8217;ipocrisia dell&#8217;élite che si atteggia a rivoluzionaria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bill-gates-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono tutti in parata, uno dopo l&#8217;altro, <a href="https://it.insideover.com/ambiente/geopolitica-del-cop26-cosa-si-giocano-le-potenze-sullambiente.html" target="_blank" rel="noopener">al <strong>Cop26 </strong>e non solo</a>. I miliardari e gli esponenti delle grandi multinazionali finanziarie e del tech parlano un giorno dopo l&#8217;altro di sostenibilità, ambientalismo, transizione. Rimbottano i governi, si presuppongono <strong>filantropi </strong>e offrono contributi per &#8220;salvare il mondo&#8221;, a seconda che si tratti di promuovere lo sviluppo dell&#8217;Africa, combattere le esternalità negative come l&#8217;aumento dell&#8217;instabilità alimentare.</p>
<h2>Miliardari rivoluzionari?</h2>
<p>Da élite tra le élite parlano da <strong>icone rivoluzionarie</strong>. E i media e i politici pendono dalle loro labbra. Ma quella dei Paperoni globali in sfilata a Glasgow, pronti a parlare dell&#8217;emergenza ambientale e delle sue conseguenze, è una retorica che non nasconde componenti di ipocrisia.</p>
<p>I miliardari fattisi avanguardia della rivoluzione verde inseguono l&#8217;ideologia pop dominante del momento; vengono meno a qualsiasi discorso realistico sulla necessità di <strong>pragmatismo </strong>strategico e operativo in campo di transizione energetica per farsi versioni di <strong>Greta Thunberg </strong>più scaltre e invecchiate, senza nemmeno la stessa sincera carica emotiva della giovane attivista svedese; da inquinatori più importanti del mondo, parlano sostanzialmente dei problemi che hanno contribuito a causare atteggiandosi a loro risolutori.</p>
<p><strong>Jeff Bezos</strong><a href="https://it.insideover.com/politica/amazon-stringe-accordi-milionari-dipartimento-della-difesa.html">, fondatore del colosso americano Amazon</a> e uomo fra i più ricchi del mondo, nella giornata del 2 novembre ha promesso nell&#8217;ambito della conferenza Onu Cop26 di Glasgow una donazione da 2 miliardi di dollari per ridare vita a terreni &#8220;degradati&#8221; dal cambiamento climatico in Africa. Si fa patrono della sostenibilità a tutti i costi ma <strong>Oxfam, </strong>in uno studio prodotto insieme all’Institute for European Environmental Policy allo Stockholm Environment Institute, denuncia: con la sua nuova attività di super-lusso, i viaggi spaziali fa sì che ogni passeggero spaziale, per restare appena 11 minuti in orbita, contribuisca all’emissione di 75 tonnellate di anidride carbonica. Più di quanta ne emette in tutta la sua vita una persona scelta tra il miliardo di uomini e donne più povero del pianeta.</p>
<h2>Una sostanziale ipocrisia</h2>
<p>&#8220;Viviamo in un mondo in cui una ristrettissima élite sembra avere il permesso di inquinare senza limiti, alimentando condizioni ed eventi metereoogici sempre più estremi e imprevedibili&#8221;, <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/giorno-4-cop" target="_blank" rel="noopener">ha dichiarato Nafkote Dabi</a>, responsabile delle politiche climatiche di Oxfam. Oxfam nel suo studio riporta che l&#8217;1% più ricco della popolazione ha un impatto sull&#8217;ambiente trenta volte maggiore di quello che andrebbe mantenuto per rendere realistico un target di emissioni entro i limiti degli Accordi di Parigi, e per la Dabi &#8220;le emissioni del 10% più ricco, da sole, potrebbero spingerci verso un punto di non ritorno. E a pagarne il prezzo più alto, ancora una volta, saranno le persone più povere e vulnerabili del pianeta&#8221;, per i quali a parole si dichiara pronto a battersi Bezos. Che su questo punto di vista è un tutt&#8217;uno con il rivale per il titolo di uomo più ricco del mondo, <a href="https://it.insideover.com/schede/economia/chi-e-elon-musk.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Elon Musk</strong>.</a> Imprenditore che difende l&#8217;idea della transizione incentrata sulle auto elettriche e che dopo l&#8217;ammissione di Bezos su Twitter ha scritto di essere disposto a mettere sul piatto sei miliardi di dollari per mettere fine alla fame del mondo.</p>
<p>Nonostante l&#8217;impegno finanziario minore in questa fase, né Bezos né Musk riescono però a toccare i picchi di attenzione politica toccati <a href="https://www.gatesnotes.com/Energy/My-message-to-the-world-at-COP26" target="_blank" rel="noopener">da <strong>Bill Gates, </strong>che al Cop26 ha dichiarato, sobriamente, di avere un &#8220;messaggio per il mondo&#8221;</a> sulla necessità di investire sulle tecnologie verdi. Diventando partner dell&#8217;Eu Catalyst Partnership, programma da un miliardo di dollari in partnership con la Commissione europea per incoraggiare gli investimenti in tecnologie per il clima.</p>
<p>Gates, Bezos e Musk sono accomunati da un&#8217;idea chiara: la superiorità ineludibile del mercato sugli Stati e sulle società, la volontà mecenatistica utilizzata come strumento di <strong>consenso politico, </strong>la filantropia come strumento di sedazione di qualsiasi dibattito sul cambiamento <strong>strutturale </strong>degli interi contesti. &#8220;Oggi si sta vivendo una seconda età dell’oro della filantropia&#8221;, spiega Nicoletta Dentico nel saggio <em>Ricchi e buoni?,</em> &#8220;che nasce esattamente nel momento in cui è fallita la richiesta di globalizzazione dei diritti richiesta dai movimenti altermondialisti, dove attori arricchitisi grazie alla deregolamentazione dei mercati hanno iniziato a giocare un ruolo centrale nelle grandi sfide globali per i diritti, per l’ambiente, per la salute&#8221;. La filantropia serve sostanzialmente a <strong>cancellare ogni dibattito </strong>sul fatto che essa consiste in fin dei conti nel tentativo (legittimissimo dal punto di vista dei suoi autori) <a href="https://www.aics.gov.it/oltremare/rubriche/cultura/lanalisi-di-ricchi-e-buoni-far-del-bene-non-e-un-lavoro-da-supermiliardari/" target="_blank" rel="noopener">di quella che <em>Oltremare </em>definisce</a> &#8220;una classe di tycoon, vincitori sulla scena della globalizzazione economica, che colgono l’occasione per dipingersi come salvatori globali.</p>
<h2>Il capitalismo della filantropia</h2>
<p>Si ripropone sull&#8217;ambiente il problema di fondo della &#8220;<strong>filantropia capitalista&#8221;, </strong>criticata in passato da Peter Buffett, figlio del noto investitore Warren Buffett, a lungo ai primi posti tra gli uomini più ricchi del mondo. Come ha scritto Peter Buffett in un&#8217;analisi realizzata per il <em><a href="https://www.nytimes.com/2013/07/27/opinion/the-charitable-industrial-complex.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New York Times </a></em><a href="https://www.nytimes.com/2013/07/27/opinion/the-charitable-industrial-complex.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scritto nel 2013</a>, &#8220;la filantropia sta diventando un business enorme (con 9,4 milioni di occupati che distribuiscono 316 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti), ma le disuguaglianze globali continuano a crescere a spirale, fuori controllo e altre vite e comunità vengono distrutte dal sistema che crea immense quantità di ricchezza per i pochi”, dominato proprio da coloro che al termine del processo promuovono questa modesta redistribuzione.</p>
<p>Attraverso le donazioni milionarie, i “filantropi” assumono un peso politico sempre maggiore,  si aprono la strada a nuovi mercati, e si sostituiscono agli Stati, mettendo di fatto un sigillo a ogni prospettiva di evoluzione sistemica in forma complessa. In altre parole, come combattere lo smodato dominio della finanza sull&#8217;<strong>economia reale </strong>in un contesto in cui i suoi vincitori sono in prima fila a mostrare la molteplicità degli usi dei dividendi ottenuti? Come discutere di disuguaglianze, lotta alla povertà e progetti di lungo periodo se si dà il via libera alla prassi che alla programmazione preferisce gli atti unilaterali di un singolo Paperone? Come rimettere l&#8217;uomo al centro nella partita per lo sviluppo sostenibile, l&#8217;ambiente, la crescita se essa avviene nel quadro di una cornice nota da tempo?</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-i-miliardari-sono-spesso-filantropi.html" target="_blank" rel="noopener">A queste domande è difficile dare risposta.</a> Ma se questo è a prescindere un problema, sul clima si arriva al parossismo. Alzi la mano chi ha mai visto una <strong>rivoluzione guidata dalle élite </strong>andare a buon fine. La &#8220;superclasse&#8221; vincitrice della crisi finanziaria, della pandemia, delle politiche della globalizzazione ora si fa guida moralizzatrice e piange lacrime verdi, in un&#8217;identificazione della prima causa del problema ambientale (l&#8217;iper-accumulazione capitalista) nella sua presunta soluzione. Un cambio di paradigma tale da rendere potenzialmente fallace qualsiasi discorso sulla possibilità di un reale processo di discontinuità sullo sviluppo sostenibile negli anni a venire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/i-miliardari-e-lambiente-lipocrisia-dellelite-che-si-atteggia-a-rivoluzionaria.html">I miliardari e l&#8217;ambiente: l&#8217;ipocrisia dell&#8217;élite che si atteggia a rivoluzionaria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La battaglia di Washington per le terre rare</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/cosa-sono-terre-rare-stati-uniti-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2021 11:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cop26]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La battaglia per le terre rare è appena iniziata. I 17 minerali impiegati nella produzione di componenti chiave della rivoluzione tecnologica sono al centro di complicati rapporti di forza tra le potenze. O meglio tra Usa e Cina. Il Dragone, che detiene circa un terzo delle riserve mondiali, controlla la grande massa di questi minerali, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/cosa-sono-terre-rare-stati-uniti-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/cosa-sono-terre-rare-stati-uniti-cina.html">La battaglia di Washington per le terre rare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/bruna-fiscuk-sRuz_SXLjCI-unsplash-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La battaglia per le <strong>terre rare</strong> è appena iniziata. I <a href="https://it.insideover.com/schede/energia/che-cosa-sono-le-terre-rare-e-perche-sono-cosi-importanti.html">17 minerali</a> impiegati nella produzione di componenti chiave della rivoluzione tecnologica sono al centro di complicati rapporti di forza tra le potenze. O meglio tra Usa e Cina. Il Dragone, che detiene circa un terzo delle riserve mondiali, controlla la grande massa di questi minerali, mentre L’Aquila americana da qualche anno sta provando a ritagliarsi un spazio di manovra per evitare di rimanere imbrigliata nei giochi di Pechino.</p>
<p>Le terre rare sono fondamentali perché alimentano i settori nevralgici dell’economia moderna, in particolari per i prodotti high-tech impiegati tanto nelle armi di nuova generazione come gli F-35, quanto nei opponenti di pannelli solari e pale eoliche impiegate per la svolta green. È chiaro quindi che il loro ruolo strategico è sempre più importante.</p>
<h2>Lo choc pandemico</h2>
<p>A complicare il tutto è arrivata la <strong>pandemia</strong> che ha dato il via a un effetto domino su tutte le catene del valore, in particolare nel loro approccio fondato sul just-in-time. Per anni il fatto di avere un sistema di produzione che soddisfava la domanda solo quando questa si attivava ha aiutato a tendere bassi i costi anche grazie a una lunga catena di approvvigionamento. Ma lo choc pandemico ha resto il sistema non più sostenibile.</p>
<p>Il 2021 ha portato con sé una prima stretta sulle forniture di <strong>semiconduttori</strong> che ha bloccato parte delle linee produttive, per questo ci sono ombre anche sul futuro delle terre rare. Secondo uno studio del dipartimento dell’Energia statunitense il settore delle terre rare può subire forti contraccolpi anche con interruzioni temporanee con effetti che possono estendersi per anni. Rispetto ai semiconduttori l’eventuale blocco delle terre rare avrebbe effetti drammatici per Washington. I primi godono di una catena del valore più varia e collocata in paesi amici come Taiwan, mentre le terre rare hanno un grado di concentrazione più elevato. Ed esempio la Cina è responsabile della lavorazione del 90% delle terre rare globali.</p>
<p>A questo punto per gli Usa diversificare diventa imperativo, soprattutto alla luce dei grandi piani green voluti dall’amministrazione di <strong>Joe Biden</strong>. Ma il percorso è in salita. Avviare una miniera di terre rare richiede anni tra esplorazioni e valutazioni di impatto ambientale, in più l’estrema volatilità dei prezzi può rendere gli investimenti difficili da riassorbire nel medio termine.</p>
<h2>I tentativi di Washington</h2>
<p>Nonostante un mercato complesso gli Stati Uniti stanno provando a rompere il monopolio cinese per cercare di essere sempre meno dipendenti. Per avere un’idea più chiara bisogna andare nel deserto del Mojave, in <strong>California</strong>, puntare al Nevada e arrivare nella contea di San Bernardino, lì si incontra la miniera di <strong>Mountain Pass</strong>. Un luogo dalle mille vite che presto potrebbe diventare il cuore della strategia americana per disaccoppiassi da Pechino.</p>
<p>Scoperta verso la fine degli anni Quaranta, il centro minerario è stato per lungo tempo il fulcro estrattivo delle terre rare americane. Fino agli anni Ottanta gran parte della produzione globale di questi minerali preziosi avveniva lì, ma poi la competitività dei prezzi cinesi ne hanno decretato un forte declino fino alla chiusura nel 2002. Infine, nel 2015, il suo proprietario ha presentato istanza di fallimento. Qualcosa è cambiato qualche anno dopo quando una nuova società ha preso il controllo dell’area, la <strong>MP Materials</strong> che nel 2020 è arrivata a quotarsi in borsa anche grazie a una serie di fusioni con fondi dell’alta finanza arrivando a valere oltre un miliardo e mezzo di dollari e ottenere fondi per il rinnovamento dell’impianto californiano.</p>
<p>La mossa americana e l’attività della MP sono sicuramente un primo segnale ma le insidie non mancano. Un decimo della società è di proprietà della compagnia cinese Shenghe Resource ma soprattutto per ora gli Usa faticano ad avere impianti di raffinazione e lavorazione sul suolo americano. Fino al 2020 tutto ciò che veniva estratto nella miniera finiva direttamente in Cina per la lavorazione e ancora oggi impianti sono difficili da avviare anche per l’opposizione interna da parte di gruppi ambientalisti.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m14!1m12!1m3!1d6069.381059553707!2d-115.53426502313565!3d35.47875119108051!2m3!1f48.75!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f35!5e1!3m2!1sit!2sit!4v1636109040485!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="450" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p>Ma Washington non si appoggia solo a Mountain Pass. L’altro centro nevralgico sarà infatti il <strong>Texas</strong>. Lì la compagnia <strong>Usa Rare Earth</strong> sta iniziando i lavori per l’apertura di un centro estrattivo che nei piani dovrebbe avere una lunga vita: si prevede infatti di estrarre nei primi 20 anni solo il 14% dei materiale disponibile. In proiezione il centro estrattivo avrebbe una vita vicina al secolo e mezzo. Parallelamente la stessa impresa ha avviato la costruzione di un impianto di separazione e lavorazione in <strong>Colorado</strong>.</p>
<p>Le operazioni di MP e Usa Rare Earth si inseriscono in un mosaico di aziende che punta a migliorare il posizionamento americano. I due impianti ad esempio non sarebbero in competizione. Le terre rare possono essere classificate come “leggere” e “pesanti” in base al peso atomico, e in questo senso la miniera californiana si occuperebbe delle prime mentre quella californiana delle pesanti.</p>
<p>In ottica di “sistema” va anche il contratto da 30 milioni di dollari siglato tra il <strong>Pentagono</strong> e l’azienda australiana Lynas che si occupa di estrazioni. L’accordo prevede che il gruppo crei un impianto di lavorazione delle terre rare in Texas. Secondo gli analisti se il progetto andrà a buon fine gli Usa saranno in grado di produrre circa un quarto della fornitura globale di ossidi di terre rare.</p>
<p>Nei piani di disaccoppiamento c’è anche una recente partnership tra aziende americane ed europee. L’accordo prevede che le sabbie estratte in un’area desertica dello <strong>Utah</strong> vengano portate nella città costiera di Sillamäe, in Estonia, per essere lavorate al fine di estrarre terre rare. Anche qui però non mancano i problemi. L’azienda che si occuperà delle lavorazioni, la canadese <strong>Neo Materials</strong>, ha dei legami con Pechino. È infatti l’unica azienda non cinese a operare nel mercato della Repubblica popolare con due impianti che rappresentano circa l’80% della sua produzione, contro il limitato 20% di quello estone.</p>
<h2 class="p1">Le mosse della casa Bianca</h2>
<p class="p1">Per Washington i problemi da affrontare sono quindi tre: migliorare la capacità estrattiva delle terre rare sul suolo americano, creare impianti di lavorazione e  individuare società che non abbiano eccessivi legami con Pechino.</p>
<p class="p1">Per tutte queste ragioni il dipartimento Usa del Commercio ha annunciato una vasta indagine sotto la sezione 232 per determinare l’impatto sulla sicurezza nazionale dei magneti al neodimio-ferro-boro che fanno parte della famiglia delle terre rare. Ma questa è solo una delle tante iniziative che il governo federale sta portando avanti. Il Pentagono come detto ha finanziato la Lynas. Il dipartimento dell’Energia ha avviato programmi simili mettendo il piatto altri 30 milioni per ricerca sull’estrazione delle terre rare ma anche cobalto e litio. Infine il <strong>Congresso</strong> sta studiando strumenti fiscali per agevolare la nascita del reticolo di miserie e aziende.</p>
<p class="p1">Verso la fine del 2020 l’amministrazione uscente di <strong>Donald Trump</strong> ha licenziato un pacchetto di aiuti per la pandemia da oltre 2 mila miliardi. All’interno hanno trovato posto in maniera organica una serie di ordini esecutivi del presidente in materia di gestione delle terre rare. Tra i vari provvedimenti sono stati stanziati circa <a href="https://www.reuters.com/article/us-usa-mining-congress/miners-praise-u-s-spending-bill-that-funds-rare-earths-programs-idUSKBN29424R">800 milioni di dollari</a> per finanziare ricerca minerarie sui terreni federali e altri studi sulla lavorazione dei minerali. Qualche mese dopo, a febbraio, il neo presidente Joe Biden firmato altri ordini esecutivi per ristrutturare tutta la supply chains americana, dai semiconduttori fino appunto alle terre rare. Ma servirà tempo per intravedere i primi effetti di queste spinte.</p>
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		<title>Il Cop26 stimola le fantasie egemoniche della Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-cop26-stimola-le-fantasie-geoeconomiche-della-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mirko Mussetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 12:44:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cop26]]></category>
		<category><![CDATA[Green economy]]></category>
		<category><![CDATA[Litio]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In questi giorni si tiene a Glasgow la 26esima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (Cop26). I capi di Stato e di governo delle principali nazioni tentano di raggiungere un accordo su un tema tanto evanescente quanto divisivo. Derubricando i macro-mutamenti climatici a fenomeno antropico, le cancellerie occidentali più progredite ed economiciste spingono per una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-cop26-stimola-le-fantasie-geoeconomiche-della-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-cop26-stimola-le-fantasie-geoeconomiche-della-cina.html">Il Cop26 stimola le fantasie egemoniche della Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Inquinamento-Cina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In questi giorni si tiene a Glasgow la 26esima <strong>Conferenza sul clima delle Nazioni Unite</strong> (<a href="https://unfccc.int/conference/glasgow-climate-change-conference-october-november-2021">Cop26</a>). I capi di Stato e di governo delle principali nazioni tentano di raggiungere un accordo su un tema tanto evanescente quanto divisivo. Derubricando i <strong>macro-mutamenti climatici</strong> a fenomeno antropico, le cancellerie occidentali più progredite ed economiciste spingono per una riduzione consistente delle <strong>emissioni inquinanti</strong>. Ma i Paesi in forte via di sviluppo e dal consistente peso demografico rigettano l&#8217;idea di tagli draconiani alle emissioni di CO<sub>2</sub>, che comprometterebbero la produzione industriale e la diffusione del benessere.</p>
<p>Il portavoce di Pechino, <strong>Wang Wenbin</strong>, è stato piuttosto critico in materia: &#8220;Le emissioni storiche degli Stati Uniti sono otto volte superiori a quelle della Cina&#8221;. Per la Repubblica popolare, l&#8217;insistita richiesta di &#8220;azzerare&#8221; le emissioni di CO<sub>2 </sub>(tecnicamente impossibile) entro il 2050 altro non è che retorica occidentale volta a colpevolizzare i Paesi in via di sviluppo e a comprimerne le ambizioni economiche. Ma soprattutto è un modo per ostracizzare il principale rivale degli Stati Uniti, frenandone la proiezione di potenza proprio ora che la sua popolazione è ancora relativamente giovane.</p>
<blockquote><p>Il progressivo invecchiamento demografico della Cina ne limiterà fisiologicamente l&#8217;assertività anche militare nei prossimi trent&#8217;anni</p></blockquote>
<p>Il Dragone vuole implementare modelli economici innovativi adesso, prima che la dinamicità imprenditoriale ne risenta. Di qui la <strong>postura ambigua di Pechino</strong> in materia di transizione ecologica. La Cina è favorevole ai programmi mondiali per la <em>green economy</em>, purché siano implementati al di fuori del proprio territorio. Rifornire il pianeta della necessaria tecnologia <em>green</em> rappresenta un gigantesco affare, ma gli imprenditori locali devono garantirne la produzione di massa a prezzi concorrenziali. Anche inquinando.</p>
<p>Se per l&#8217;Occidente le iniziative trattate nel Cop26 rappresentano un <strong>rovesciamento paradigmatico</strong> e romantico dei rapporti tra uomo e natura, per la Cina è un&#8217;imperdibile occasione per operare una rivoluzione geoeconomica. Ovvero per instaurare <strong>nuovi rapporti di forza</strong> a livello globale in tema di risorse, manifattura e finanza. Grazie alle nuove vie della seta (<a href="https://www.ebrd.com/what-we-do/belt-and-road/overview.html">Bri</a>), l&#8217;Impero del Centro punta a legare a sé il resto del mondo, relegando Europa e Nord America a un ruolo periferico.</p>
<h2>La battaglia per le risorse</h2>
<p>Già trentacinque anni fa (1986), presentando il <a href="https://www.fmprc.gov.cn/ce/ceno/eng/kj/program/t715317.htm">programma 863</a>, l&#8217;architetto del &#8220;socialismo con caratteristiche cinesi&#8221; <strong>Deng Xiaoping</strong> lo affermò con chiarezza: &#8220;I Paesi arabi hanno il petrolio, la Cina ha le <a href="https://it.insideover.com/schede/energia/che-cosa-sono-le-terre-rare-e-perche-sono-cosi-importanti.html">terre rare</a>&#8220;. Il celebre statista cinese aveva immaginato il <strong>ruolo monopolistico</strong> che avrebbe ricoperto la Repubblica popolare nelle tecnologie d&#8217;un futuro non troppo lontano. Questi 17 elementi &#8211; lantanoidi, ittrio e scandio (15+2) &#8211; esercitano un magnetismo resistente a temperature elevate e risultano essenziali per la transizione energetica e lo sviluppo della cosiddetta tecnologia <em>green</em>, dalle pale eoliche ai microchip, dai motori elettrici alle batterie. Ma anche per la realizzazione di semiconduttori e componentistica per la più moderna <strong>tecnologia militare</strong> (missilistica, aviazione, satelliti).</p>
<p>Gli investimenti precoci nel campo delle terre rare hanno assegnato alla Cina un <a href="https://it.insideover.com/politica/adesso-la-cina-minaccia-la-guerra-sulle-terre-rare.html" target="_blank" rel="noopener">formidabile vantaggio geoeconomico</a>. Si stima che il Dragone &#8211; anche grazie ai ricchi giacimenti nella Mongolia interna &#8211; monopolizzi il settore, controllando estrazione, raffinazione e ossidazione di circa l&#8217;80% dei preziosi metalli. Benché questi elementi non siano così &#8220;rari&#8221;, il fatto che non esistano in natura né allo stato puro né in forma concentrata comporta costi economici e ambientali per il loro trattamento difficilmente sostenibili. La Cina è tra i pochi Paesi ha garantire forniture a prezzi accessibili.</p>
<h2>Quale futuro per la manifattura?</h2>
<p>L&#8217;esportazione di terre rare costituisce una delle principali voci della bilancia commerciale cinese. Ma è lo <strong>smercio globale</strong> di prodotti finiti a interessare maggiormente i notabili di Pechino. La transizione ecologica agognata dai governi occidentali richiede un&#8217;imponente <strong>sostituzione tecnologica</strong> sia nel campo della produzione industriale sia nell&#8217;ambito dei consumi privati. L&#8217;impossibilità di disporre di terre rare quantitativamente sufficienti e qualitativamente ben trattate spingerà le nazioni concorrenti della Cina a spendere per la ricerca di surrogati, compositi di elementi più accessibili. Questo è la vera posta in gioco agli occhi di Pechino: se nei decenni scorsi era l&#8217;Occidente a primeggiare nella realizzazione di prodotti di qualità a scapito dell&#8217;arretrato mercato cinese, la <em>green economy</em> offre al Dragone l&#8217;opportunità di ribaltare la dicotomia ricco/povero, affermandosi indiscutibilmente nei beni di consumo d&#8217;eccellenza. E senza clamore sperimentare tecnologia militare d&#8217;avanguardia.</p>
<p>L&#8217;interesse della Repubblica popolare per la &#8220;reintegrazione&#8221; di <strong>Taiwan</strong> &#8211; apertamente proferito da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Xi Jinping</strong></a> in occasione delle <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sfida-della-cina-xi-jinping-annettere-taiwan-entro-2050.html" target="_blank" rel="noopener">celebrazioni del centenario del Partito comunista cinese</a> &#8211; è legato non solo alla proiezione geostrategica al largo delle proprie coste, ma anche all&#8217;affermazione del <strong>nuovo modello economico</strong> per il XXI secolo. L&#8217;isola di Formosa ospita infatti il parco scientifico di Hsinchu, sede della più grande azienda di semiconduttori al mondo, la <em>Taiwan Semiconductor Manifacturing Company</em> (Tsmc). L'&#8221;altra Cina&#8221; non deve interferire con i programmi industriali di Pechino.</p>
<h2>Rivoluzione nella finanza?</h2>
<p>La <strong>moneta</strong> costituisce da sempre un <strong>elemento di potenza</strong> degli imperi. Nel caso delle valute fiat (monete legali prive di valore intrinseco) l&#8217;aspetto fiduciario è tutto. Una moneta vale fintantoché è universalmente accettata. Più è impiegata come unità di compravendita delle risorse essenziali, maggiore è il potere del Paese d&#8217;emissione. Se gli idrocarburi hanno contribuito ad accrescere il valore politico del dollaro statunitense in quanto valuta di riferimento delle compravendite internazionali, l&#8217;estrazione monopolistica delle terre rare permetterà alla Cina di imporre il renminbi (o &#8220;monete alleate&#8221;) per l&#8217;interscambio dei 15+2 e delle principali tecnologie derivate.</p>
<blockquote><p>Se un giorno Pechino decidesse di sostituire il dollaro come valuta di riferimento, lo Zio Sam appoggerebbe minaccioso la propria colt sul tavolo dei negoziati.</p></blockquote>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-cop26-stimola-le-fantasie-geoeconomiche-della-cina.html">Il Cop26 stimola le fantasie egemoniche della Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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