Cos’è il Quad

Il Quadrilateral Security Dialogue (Quad) è un’alleanza strategica informale che vede la partecipazione di Australia, Giappone, India e Stati Uniti. La funzione primaria di questa iniziativa è quella di contenere l’espansione della Cina nella regione dell’Asia-Pacifico mediante la cooperazione interstatale, l’organizzazione di incontri periodici tra le parti e lo svolgimento di esercitazioni militari congiunte. Il Quad, nato nel 2007 su iniziativa del primo ministro giapponese Shinzo Abe, ha avuto un’evoluzione complessa e segnata dall’interferenza della Cina, che sin da subito ha mostrato la propria insofferenza nei confronti di un’iniziativa volta a limitarne le potenzialità economiche e politiche. Il dialogo tra i paesi aderenti si interruppe quasi subito proprio a causa delle pressioni esercitate da Pechino su Canberra, costretta a ritirarsi dall’iniziativa anche per tutelare i propri interessi economici (la Repubblica Popolare Cinese è il primo partner commerciale dell’Australia). Le attività del Quad sono poi riprese a partire dal 2017, in un contesto globale mutato ed in cui il prestigio di Pechino si è fatto ancora più significativo.

Lo Tsunami Core Group, che tra il 2004 ed il 2005 ha visto la partecipazione di esponenti governativi australiani, giapponesi, indiani ed americani, è un antenato illustre del Quad e con tutta probabilità ha contribuito a gettarne le basi. Il gruppo di lavoro diede vita ad una risposta coordinata ed efficace alla catastrofe umanitaria generata dallo tsunami che nel 2004 devastò alcune nazioni affacciate sull’Oceano Indiano.

Lo Tsunami Core Group, malgrado gli ottimi risultati raggiunti, cessò le attività nel giro di poco tempo ma l’idea di dar vita ad una cooperazione tra le democrazie coinvolte stimolò Washington e l’aspirante primo ministro giapponese Shinzo Abe. Quest’ultimo, subito dopo la sua elezione avvenuta nel 2006, volle rafforzare i rapporti con Australia ed India e nel giro di poco tempo anche il vice presidente americano Dick Cheney si dimostrò interessato. L’intesa fu rafforzata da una serie di proficui incontri tra le parti e dal primo summit informale svoltosi nel maggio del 2007.

Il terreno, però, non era ancora maturo per uno sviluppo di questo genere. La Cina reagì con profonda irritazione, espresse il proprio dissenso in forma ufficiale e chiese ai paesi coinvolti quale fosse il reale obiettivo del Quad. Pechino riuscì senza troppe difficoltà a spezzare il fronte unitario e già nel mese di luglio l’Australia, che si rivelò l’anello debole della catena, iniziò a ridimensionare il Quad e la sua portata. Le dimissioni di Shinzo Abe nel 2007, la reticenza dell’Australia ed alcune problematiche dell’India contribuirono ad uccidere l’iniziativa sul nascere.

I dieci anni intercorsi tra la scomparsa del Quad e la sua rinascita sono serviti a rafforzare le relazioni tra i paesi interessati. La nascita e lo sviluppo di un dialogo più intenso tra Giappone, India e Stati Uniti e tra Australia, Giappone ed India hanno gettato le basi per gli sviluppi futuri. A migliorare sono stati anche i rapporti bilaterali, come quelli tra India e Giappone in seguito alla firma dell’accordo di cooperazione nucleare in ambito civile del maggio 2017.

L’intensificazione del dialogo politico si è accompagnata ad un miglioramento della cooperazione in ambito militare. Il Giappone ha aderito sin dal 2015 alle esercitazioni militari congiunte tra India e Stati Uniti denominate Malabar, le esercitazioni tra Australia ed India (AUSINDEX) si sono progressivamente espanse mentre quelle tra Australia e Stati Uniti, conosciute con il nome di Talisman Saber, hanno accolto il Giappone. A favorire la rinascita del Quad non è stato, però, solo il miglioramento delle relazioni ma anche la destabilizzazione subita dalla regione e l’atteggiamento, talvolta aggressivo, manifestato dalla Cina. Pechino e Tokyo sono entrate in contrasto, a partire dal 2012, per il possesso delle Isole Senkaku mentre India e Cina sono quasi giunte al conflitto armato nel 2017 a causa di una serie di controversie sulla frontiera himalayana. Il cambio di amministrazione negli Stati Uniti e l’insediamento del presidente Donald Trump ha invece portato ad un rapido deterioramento dei rapporti con Pechino e lo stesso è avvenuto in Australia con la vittoria del Partito Liberale.

L’idea di dare nuova vita al Quad era circolata per anni all’interno dei circoli diplomatici americani, australiani e giapponesi ma si era scontrata con l’opposizione manifestata dall’India ed i tentativi si erano conclusi con un nulla di fatto. Le difficoltà furono superate nel 2017 grazie all’iniziativa assunta dall’Amministrazione Trump, che decise di coinvolgere Australia e Giappone sfruttando la riunione dell’ASEAN svoltasi a Manila nell’agosto dello stesso anno.

La proposta venne estesa anche all’India da parte del Segretario alla Difesa James Mattis e Nuova Delhi si dimostrò interessata all’iniziativa. Nel novembre del 2017, ai margini del summit ASEAN di Manila, si è svolto il primo incontro ufficiale del Quad 2.0 e sono state discusse le strategie per affrontare le minacce e raggiungere gli obiettivi comuni. Nuovi incontri, due per anno, hanno avuto luogo nel 2018 e nel 2019 ed hanno favorito un rafforzamento della cooperazione, nonostante alcune iniziali resistenze da parte dell’India. Il summit del settembre 2019 è stato il primo a svolgersi a livello ministeriale e nel novembre dello stesso anno, in India, ha avuto luogo la prima esercitazione antiterrorismo collettiva. Nel marzo del 2020 i partecipanti al Quad 2.0 si sono riuniti in videoconferenza per discutere della pandemia provocata dal Covid-19 ed alla riunione hanno preso parte anche stati come la Corea del Sud, la Nuova Zelanda ed il Vietnam. La strada del Quad, dopo alcune difficoltà, appare in discesa.

Il Quad 2.0 può contare sul alcuni evidenti punti di forza ma è anche minato da debolezze strutturali. La pecca più evidente è l’assenza di un obiettivo dichiarato da parte degli stati membri, un’assenza che rischia di rendere questa struttura meramente simbolica e poco efficace sullo scacchiere internazionale. Tutti gli stati membri assicurano di non avere intenzioni ostili nei confronti della Cina, anche se appare evidente che è proprio Pechino ad essere nelle mire dell’Iniziativa Quadrilaterale.

La scelta di non adottare la linea dura nei confronti della Repubblica Popolare Cinese può rivelarsi controproducente e può contribuire, nel medio termine, a far assumere una traiettoria divergente alle iniziative strategiche dei singoli stati. L’atteggiamento morbido nei confronti di Pechino evita un confronto diretto che può rivelarsi pericoloso ma può essere comunque accettabile almeno in una fase iniziale. La nascita di un blocco compatto e coeso potrebbe spaventare la Cina e spingerla a cercare nuove sinergie con altre potenze mondiali, come la Federazione Russa oppure con altri paesi regionali poco inclini a simpatie democratiche. In questo senso si può notare che Pechino è già parte dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, una temibile organizzazione internazionale a cui prendono parte la Cina, la Russia, le ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale e che intende favorire la cooperazione economica e nell’ambito della sicurezza tra i partecipanti.

L’obiettivo comune delle nazioni del Quad è quello di tutelare “l’apertura, la libertà e la prosperità” della regione Indo-Pacifica. Questo scopo può essere realizzato unicamente con la difesa della libera navigazione e del libero sorvolo di questa parte del mondo e con una stretta collaborazione con l’ASEAN. Si tratta di un’aspirazione ambiziosa ed al tempo stesso poco chiara, in grado di generare fraintendimenti, di dar vita a possibili controversie e di creare o accentuare linee di frattura interne al Quad.

La continua evoluzione dello scenario internazionale può contribuire ad imprimere accelerazioni o rallentamenti al Quad 2.0. Il 2020 è stato caratterizzato da una crescente ostilità tra la Cina e l’India, l’unica nazione tra quelle partecipanti a condividere una lunga frontiera terrestre con Pechino. L’emergenza sanitaria globale ha provocato un deterioramento delle relazioni economiche tra Nuova Delhi e Pechino ed il conflitto armato svoltosi al confine tra i due paesi ha aggravato un quadro già compromesso. L’India potrebbe essere dunque tentata dall’appoggiarsi al Quad 2.0 come strumento di contrasto anti-cinese ma non è detto che vi riuscirà. La sconfitta di Donald Trump alle elezioni presidenziali del novembre 2020 getta un’ombra preoccupante sull’alleanza dell’Indo-Pacifico. Il cambio di amministrazione a Washington può segnare un mutamento nelle priorità geopolitiche degli Stati Uniti ed un possibile abbandono (o ridimensionamento) della partecipazione americana in determinati contesti. Bisognerà capire, nel corso dei mesi e degli anni, quale strategia adotterà Joe Biden per fronteggiare la Cina ed il suo espansionismo. Dialogo e confronto muscolare non possono infatti andare di pari passo.

Il paragone tra il Quad e l’Alleanza Atlantica fatto da alcuni sembra dunque non reggere. La Nato può contare su una struttura rodata da decenni di cooperazione nel corso della Guerra Fredda e dall’impegno preso dagli Stati membri nel difendere l’alleato che si trova sotto attacco da una potenza terza. Il Quad assomiglia più ad un laboratorio di idee in divenire, forse non in grado di gestire le sfide e l’imprevedibilità di un ordine mondiale che si è fatto liquido. Non è escluso che, nel prossimo futuro, altre nazioni decidano di aderire al Quad. Secondo alcuni le nazioni dell’ASEAN potrebbero divenire partner economici di questa organizzazione mentre secondo altri i candidati ideali potrebbero essere Corea del Sud e Vietnam. L’appetibilità del Quad da un punto di vista geopolitico potrebbe segnarne il futuro in un senso o nell’altro dato che ogni eventuale allargamento contribuirebbe a rafforzarne le posizioni ed a renderne più stabili le fondamenta.