Nel corso degli ultimi anni, la Cina di Xi Jinping ha fissato tre date chiave per il conseguimento di altrettanti obiettivi di lungo termine: entro il 2020, si prevede di estirpare in maniera completa la povertà assoluta dalle aree più povere del Paese; per il 2035 è attesa la realizzazione di base della modernizzazione socialista, da completarsi attraverso l’entrata a pieno regime della “Nuova via della seta”, il sorpasso economico sugli Usa e il conseguimento di una potenza militare di primaria grandezza; per il 2049, infine, centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, si prevede che il Chinese Dream sia in piena via di realizzazione in uno Stato che l’attuale dirigenza prevede prospero, rilevante sul piano internazionale e, fatto più importante, unito.

Entro la metà del secolo, infatti, la Cina prevede di portare a termine la completa unificazione del territorio che ritiene pertinente al suo diretto controllo, passante in primo luogo attraverso la risoluzione della questione della sua controparte insulare, Taiwan. Per Pechino, fondamentalmente, riconquistare Taiwan significa restituire la statura imperiale all’odierna Cina

Taiwan, il grande obiettivo di Xi Jinping

La Cina, sul lungo periodo, intende risolvere il problema di Taiwan, della contrapposizione “un Paese, due sistemi” che limita fortemente le mosse di Pechino nello scenario internazionale, rendendo prioritaria la stessa questione del riconoscimento della propria sovranità al cospetto del proscenio mondiale.

Xi Jinping, come riportato da Arthur Ding su Limes, ritiene la riunificazione di Taiwan con la madrepatria presupposto del “ringiovanimento della nazione e del “sogno cinese” di prosperità e armonia”, ed è “ben cosciente che le circostanze favoriscono enormemente la sua postura su Taiwan”. In ogni caso, la Cina intende portare avanti una commistione tra soft power hard power al fine di attrarre Taiwan nella sua orbita e togliere il terreno alla leadership fortemente indipendentista di Taipei, egemonizzata dal Partito progressista democratico (Ppd) della presidentessa Tsai Ing-wen.

Le due strategie parallele della Cina su Taiwan

Al fine di poter un giorno tornare a governare la “Provincia ribelle”, la Cina sta sviluppando una strategia duplice fondata tanto sulla sua integrazione nel proprio sistema economico quanto sul mantenimento della potenziale minaccia militare.

Sull’ultimo numero di Limes si è occupato di Taiwan anche Deng Yuwen, il quale ha riportato che “Pechino userà due strategie parallele, una morbida e una molto dura. La prima è rappresentata dalle trentuno misure annunciate quest’anno pe rintegrare Taiwan nello sviluppo della Repubblica Popolare Cinese attraverso il trattamento paritario tra i suoi cittadini e quelli della Cina continentale. La seconda consisterà nel tollerare la voce del popolo a favore di una riunificazione con la forza, comprimere lo spazio di sopravvivenza di Taipei nelle relazioni internazionali e rifiutare i contatti con il Ppd”.

L’importanza strategica di Taiwan e il ruolo degli Usa

Come riporta il Bollettino Imperiale,Zhang Wenmu, professore presso il Centro di Studi Strategici dell’Università di Beihang, sostiene che l’area tra le isole di Formosa e Hainan formerebbe una fascia protettiva per la florida economia sudorientale del paese. La riunificazione di Taiwan inoltre amplierebbe la portata dell’assertività militare di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, bacino d’acqua di cui Pechino rivendica la sovranità per circa il 90%, e romperebbe la “prima catena di isole” che riduce lo spazio di manovra della flotta cinese.

Le manovre cinesi si scontrano però con le volontà statunitensi di continuare a incasellare Taiwan nella strategia di contenimento di Pechino nell’area pacifica: il recente Taiwan Travel Act promosso dal Congresso è stato fonte di contrasti tra Pechino e Washington, e testimonia come la risoluzione del principale problema connesso all’unità della Cina rientri nel più ampio contesto della sfida per l’egemonia nella regione centrale della geopolitica planetaria. La questione di Taiwan sarà l’epicentro del futuro sviluppo della Cina: la metà del secolo può apparire un orizzonte lontano, ma visto nell’ottica di un popolo che scandisce la sua storia sul solco dei millenni risulta un lasso di tempo decisamente in vista.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME