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	<title>Juan Guaidò Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Oct 2025 22:26:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Juan Guaidò Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Dottrina Monroe e i neocon: la guerra al Venezuela è una questione di principio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2025 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Maduro Trump" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1024x524.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-768x393.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1536x786.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-600x307.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Presidente Trump e la massima pressione contro il Venezuela: perché Washington vuole rovesciare Nicolas Maduro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-dottrina-monroe-e-i-neocon-la-guerra-al-venezuela-e-una-questione-di-principio.html">La Dottrina Monroe e i neocon: la guerra al Venezuela è una questione di principio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Maduro Trump" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1024x524.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-768x393.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1536x786.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-600x307.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane, l&#8217;amministrazione Trump <a href="https://it.insideover.com/dossier/usa-contro-venezuela-il-mar-dei-caraibi-si-scalda">ha intensificato la sua politica di &#8220;massima pressione&#8221;</a> nei confronti del presidente venezuelano <strong>Nicolas Maduro</strong>, passando da sanzioni economiche imposte nel primo mandato a un&#8217;escalation militare evidente: non è più un mistero che uno degli obiettivi della Casa Bianca sia quello di arrivare a un &#8220;regime change&#8221;. Nel <strong>Mar dei Caraibi</strong>, infatti, Washington ha dispiegato i suoi imponenti asset navali e aerei, tra cui quattro cacciatorpedinieri classe Arleigh Burke, un incrociatore missilistico, un sottomarino d&#8217;attacco, un gruppo anfibio dei Marine e squadroni di caccia F-35, ufficialmente per operazioni contro il narcotraffico, ma con un volume di <strong>potenza di fuoco</strong> tale da far presupporre un&#8217;operazione su vasta scala. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tensione alle stelle tra Usa e Maduro</h2>



<p>Maduro ha reagito con una lettera all&#8217;ONU avvertendo di un imminente &#8220;attacco armato&#8221;: preoccupazioni che sembrano fondate, considerata la recente creazione di una nuova Joint Task Force sotto il comando SOUTHCOM, guidata dalla II Marine Expeditionary Force e dalle recenti parole di Donald Trump, che <a href="https://www.nytimes.com/2025/10/15/us/politics/trump-covert-cia-action-venezuela.html">conferma di aver autorizzato la Cia a mettere in campo</a> delle operazioni &#8220;letali&#8221; in territorio venezuelano. L&#8217;amministrazione Usa considera Maduro un capo di un&#8217;organizzazione narcoterroristica responsabile dell&#8217;esportazione di crimine, droga e immigrati illegali verso gli Stati Uniti; il segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong> lo ha dichiarato illegittimo per la palese falsificazione delle elezioni del 2024, mentre il Dipartimento di Giustizia ha raddoppiato la taglia per la sua cattura a <strong>50 milioni di dollari</strong>. Insomma, <a href="https://it.insideover.com/politica/privatizzeremo-le-industrie-e-sara-un-affare-per-voi-la-nobel-machado-pronta-a-svendere-il-venezuela-a-trump.html">i presupposti per un&#8217;operazione ci sono tutti</a> e non più questione di &#8220;se&#8221; ma di &#8220;quando&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché gli Usa vogliono rovesciare Maduro</h2>



<p>Ma la domanda che molti si pongono è: perché proprio il <strong>Venezuela</strong>? Per le sue risorse? Per il petrolio? La risposta è decisamente più complessa. Come già osservato su <em>InsideOver</em>, nell&#8217;amministrazione Usa sembra abbia prevalso la &#8220;linea dura&#8221; verso Maduro. Secondo quanto riporta <em><a href="https://responsiblestatecraft.org/rubio-venezeula/">Responsible Statecraft</a></em>, su questo fronte sembra che il Segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong> stia prevalendo nella battaglia interna all’amministrazione Trump sulla direzione della politica statunitense verso il Venezuela. Il segnale che è stato dato nei giorni scorsi è molto chiaro: l’inviato speciale della Casa Bianca, <strong>Richard Grenell</strong> – che, dopo aver incontrato il presidente Nicolás Maduro a Caracas a gennaio, ha firmato accordi di deportazione, ottenuto il rilascio di prigionieri americani e assicurato licenze energetiche per le major petrolifere statunitensi ed europee – è stato incaricato dal presidente Donald Trump di <a href="https://www.nytimes.com/2025/10/06/us/politics/trump-venezuela-maduro.html">interrompere ogni contatto diplomatico con la nazione sudamericana</a>.</p>



<p>Rubio lavora da tempo per spingere l’amministrazione Usa a destabilizzare il Venezuela attraverso una strategia di “massima pressione” che contempla anche l’uso dell’<em>hard power</em>. Fu proprio l’allora senatore Rubio, gennaio 2019, a chiedere a Trump di&nbsp;<a href="https://www.infobae.com/america/venezuela/2019/01/22/marco-rubio-pidio-a-donald-trump-reconocer-a-juan-guaido-como-presidente-legitimo-de-venezuela/">riconoscere l’allora semi-sconosciuto leader dell’Assemblea Nazionale,&nbsp;<strong>Juan Guaidó</strong></a>, come presidente ad interim, cosa che Trump fece il giorno successivo, spingendo Maduro a interrompere i legami diplomatici con Washington. Rubio, riporta sempre&nbsp;<em>Responsible Statecraft</em>, ha trovato ampio sostegno bipartisan per la sua strategia di massima pressione. </p>



<p>Secondo <em>The American Conservative</em>, l&#8217;escalation militare di Donald Trump contro il Venezuela <strong>non è giustificata dalla retorica contro il narcotraffico</strong>. L&#8217;affermazione secondo cui tali organizzazioni criminali siano sotto il diretto controllo di Maduro appare come &#8220;un&#8217;affermazione pretestuosa&#8221;, nota la rivista conservatrice, &#8220;un goffo, tentativo, persino imbarazzante di aggirare i poteri di guerra residui del Congresso&#8221;. </p>



<p>La spiegazione più plausibile, osserva la rivista americana, è anche la più banale, all&#8217;apparenza: &#8220;lo facciamo solo perché possiamo. A nessuno piace particolarmente il Venezuela comunista. Trump, nonostante tutta la sua retorica pacifista, apprezza le dimostrazioni di hard power americano. (Quanti vertici diplomatici iniziano con un sorvolo della flotta di bombardieri del Paese ospitante?) Ora abbiamo un &#8220;Dipartimento della Guerra&#8221;, il che, come ha sottolineato Trump, dimostra che non ci occupiamo solo di difesa, ma anche di offesa. McKinley, la fissazione storica del 47° presidente agli albori dell&#8217;amministrazione, <strong>ha condotto una &#8220;splendida piccola guerra&#8221; in America Latina</strong> con poche conseguenze negative immediate&#8221;.</p>



<p>I neocon &#8211; come Rubio &#8211; ragionano così e gli Stati Uniti hanno bisogno di una guerra per tenere il loro mastodontico complesso industrial-militare. E di mostrare al mondo che sono ancora una superpotenza temibile. <strong>Michael Ledeen</strong>, influente neoconservatore e analista di politica estera (scomparso nel maggio 2025) affermava in merito: &#8220;Ogni dieci anni circa, gli Stati Uniti hanno bisogno di prendere in mano qualche piccolo paese merdoso e gettarlo contro il muro, solo per mostrare al mondo che facciamo sul serio&#8221;. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/difesa/pentagono-cambio-di-rotta-sulla-cina-priorita-alla-sicurezza-nazionale-la-ritira-strategica-degli-usa.html">A ciò si aggiunge la strategia</a> dell&#8217;amministrazione Trump che, rispolverando la storica &#8220;Dottrina Monroe&#8221; e il Corollario Roosevelt, ha riaffermato l&#8217;egemonia statunitense sull&#8217;emisfero occidentale. In questo contesto di &#8220;sfere di influenza&#8221;, è evidente che, nel cortile di casa degli Stati Uniti, una figura come Maduro risulti sgradita.</p>



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<p></p>
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		<title>Bolivia, Perù, Venezuela, Brasile: c&#8217;è un&#8217;America Latina dove la democrazia avanza</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bolivia-peru-venezuela-brasile-america-latina-democrazia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 14:53:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le proteste in Brasile dell&#8217;8 gennaio hanno avuto un risvolto positivo non secondario: hanno infatti mostrato la tenuta e la resilienza delle istituzioni della più grande democrazia latinoamericana di fronte alle prove di un assalto di facinorosi che intendevano contestare l&#8217;esito del voto di ottobre. E, cosa ancora più importante, confermano nel maggior Paese della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/bolivia-peru-venezuela-brasile-america-latina-democrazia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/da-capitol-hill-a-brasilia-anatomia-di-due-assedi-alla-democrazia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le proteste in <strong>Brasile dell&#8217;8 gennaio</strong> hanno avuto un risvolto positivo non secondario:</a> hanno infatti mostrato la tenuta e la resilienza delle istituzioni della più grande democrazia latinoamericana di fronte alle prove di un assalto di facinorosi che intendevano contestare l&#8217;esito del voto di ottobre. E, cosa ancora più importante, confermano nel maggior<strong> Paese della regione </strong>un trend che va sdoganandosi da diverso tempo.</p>



<p>Storicamente, infatti, l&#8217;America Latina è la terra dei colpi di Stato, della democrazia perennemente in bilico, del rovesciamento dei governi legittimamente eletti, la terra che nei fatti ha sdoganato la parola &#8220;<em>golpe</em>&#8220;. Ogni Paese del Sud America ha sperimentato almeno una stagione golpista dall&#8217;inizio del Novecento a oggi. E oggi, indubbiamente, come dichiarato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/francesco-il-papa-venuto-dalla-periferia-che-sogna-il-multipolarismo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Papa Francesco</strong>,</a> desta preoccupazione il fatto che settori delle società di diversi Paesi dell&#8217;area abbiano una minore preoccupazione per la tenuta dei diritti democratici nei rispettivi Stati. Ma la tenuta delle istituzioni rappresenta un fattore di discontinuità con la storia che è importante sottolineare.</p>



<p>Il Brasile segue a ruota Bolivia, Perù e, soprattutto, Venezuela in questo processo. In Bolivia <strong>Evo Morales</strong> è stato prima artefice di una forzatura costituzionale e poi vittima di un golpe contro la sua permanenza al potere nel 2019, ma in seguito<a href="https://it.insideover.com/politica/il-socialista-luis-arce-ha-vinto-le-elezioni-presidenziali-in-bolivia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l&#8217;anno successivo il socialista <strong>Luis Arce</strong> ha vinto libere elezioni.</a></p>



<p>Di recente ha fatto scalpore in Perù il caso dell&#8217;ex presidente <a href="https://it.insideover.com/politica/la-caduta-di-castillo-e-leterna-instabilita-del-peru.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Pedro Castillo</strong> che ha provato a forzare la Costituzione sciogliendo senza averne le prerogative il Parlamento.</a> La&nbsp;neo-presidente&nbsp;<strong>Dina Boluarte</strong>, subentrata a Castillo in quanto sua vice, è il sesto capo di Stato che Lima ha dal 2018 a oggi. Tante volte in Perù i presidenti sono vittima di procedure di impeachment molto strumentalizzate. Ma quando Castillo ha provato a tirare dritto nel forzare la mano al Parlamento, l&#8217;esercito si è rifiutato di seguirlo e ha approvato la transizione costituzionale dei poteri. Molto resta da fare, ma sicuramente la continuità dello Stato è risultata preservata, evitando la caduta di Lima in una spirale di violenza politica.</p>



<p>Soprattutto, è di pochi giorni fa la notizia della <a href="https://it.insideover.com/politica/il-siluramento-di-guaido-apre-alla-risoluzione-della-crisi-venezuelana.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">destituzione di <strong>Juan Guaidò </strong></a>ad opera dell&#8217;Assemblea Nazionale venezuelana che fa riferimento all&#8217;opposizione a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-nicolas-maduro-il-leale-delfino-di-chavez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nicolas Maduro. </a>L&#8217;opposizione di Caracas ha scelto che la linea con cui sfidare Maduro sarà quella di libere elezioni politiche, nella consapevolezza che il muro contro muro tra poteri non è la via maestra per il futuro dello <strong>Stato latinoamericano</strong>. Una mossa che ributta la palla nella metacampo di Maduro, ora chiamato a passare dalla retorica alla realtà e accettare la sfida, pena la squalifica definitiva della sua immagine in campo internazionale.</p>



<p>Restano, chiaramente, dei buchi neri regionali. Pensiamo ad esempio al Nicaragua, dove il governo di Daniel Ortega è incardinato sulla repressione del dissenso, e come ricordato dal Papa desta preoccupazione anche l&#8217;arbitrio imperante a Haiti. Ma in larga parte della regione c&#8217;è un&#8217;America Latina che va tenendo stabilmente la trincea della democrazia, al netto di sbandate, tensioni e fragilità. C&#8217;è un America Latina le cui istituzioni tengono duro e in cui i processi di rinnovamento politico trovano sistemi resilienti e aperti all&#8217;alternanza. Soprattutto, c&#8217;è un&#8217;America Latina in cui l&#8217;<strong>idea stessa di golpe</strong> è un retaggio di un buio passato da archiviare e i cui leader non sarebbero mai disposti ad avere a che fare con capi di Stato non passati dall&#8217;incoronazione delle urne. Memori delle lezioni del passato e del fatto che importanti presidenti dei Paesi dell&#8217;area come <strong>Juan Domingo Peron, <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/salvador-allende-il-marxista-incompreso.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Salvator Allende </a>e Joao Goulart</strong> siano stati, nella loro carriera, destituiti da processi golpisti di carattere militare, i sistemi politici della regione vogliono evitare che ciò si riproponga. Forse, per una volta, è vero il motto <em>Historia magistra vitae.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bolivia-peru-venezuela-brasile-america-latina-democrazia.html">Bolivia, Perù, Venezuela, Brasile: c&#8217;è un&#8217;America Latina dove la democrazia avanza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il siluramento di Guaidò apre alla risoluzione della crisi venezuelana?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-siluramento-di-guaido-apre-alla-risoluzione-della-crisi-venezuelana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2023 16:04:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230108140836299_e1890b4a9ebfa8dc34426fd416f606e7-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230108140836299_e1890b4a9ebfa8dc34426fd416f606e7-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230108140836299_e1890b4a9ebfa8dc34426fd416f606e7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230108140836299_e1890b4a9ebfa8dc34426fd416f606e7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230108140836299_e1890b4a9ebfa8dc34426fd416f606e7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230108140836299_e1890b4a9ebfa8dc34426fd416f606e7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230108140836299_e1890b4a9ebfa8dc34426fd416f606e7-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Juan Guaidò è stato &#8220;licenziato&#8221; dalla carica di presidente ad interim dal Venezuela dal Parlamento dell&#8217;opposizione di Caracas che non riconosce la legittimità di Nicolas Maduro ma al contempo vedeva come un impiccio la presenza di un leader che, in quattro anni, non è riuscito a costruirsi una legittimazione all&#8217;altezza delle aspettative. Nella giornata del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-siluramento-di-guaido-apre-alla-risoluzione-della-crisi-venezuelana.html">[...]</a></p>
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<p><strong>Juan Guaidò</strong> è stato &#8220;licenziato&#8221; dalla carica di presidente ad interim dal Venezuela dal Parlamento dell&#8217;opposizione di Caracas che non riconosce la legittimità di <strong>Nicolas Maduro</strong> ma al contempo vedeva come un impiccio la presenza di un leader che, in quattro anni, non è riuscito a costruirsi una legittimazione all&#8217;altezza delle aspettative.</p>



<p>Nella giornata del 30 dicembre scorso prima e il 5 gennaio poi il Parlamento anti-socialista ha infatti posto fine all&#8217;esperienza del contro-governo nato nel 2019. </p>



<p>L&#8217;ex leader di Volontà Popolare è declinato dopo che la sua influenza è diminuita di fronte alla capacità del presidente Nicolás Maduro di mantere il potere puntando dapprima sulle cricche militari e del settore energetico e in seguito facendo leva sulla tregua garantita dalla crisi energetica mondiale, che ha portato la Francia di Emmanuel Macron e la Spagna a iniziare a dialogare nuovamente con Caracas e addirittura gli Usa a legittimare di fatto Maduro, non più riconosciuto come capo dello Stato, con le trattative sul petrolio.</p>



<p>Il 30 dicembre scorso 72 voti a favore, 29 contrari e otto astensioni, i&nbsp;deputati di un&#8217;opposizione che va dai trotzkisti ai conservatori di matrice liberale da tempo frammentata hanno <strong>disconosciuto il governo transitorio:</strong><a href="https://www.nytimes.com/2022/12/22/world/americas/venezuela-juan-guaido-removal.html?searchResultPosition=1"> &#8220;Guaidó non è riuscito a cementare il suo sostegno popolare</a>&nbsp;e l&#8217;opposizione si è divisa&#8221; nel corso degli anni, nota il <em>New York Times</em>. &#8220;La decisione ha chiarito che i membri dell&#8217;opposizione&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2019/01/22/world/americas/juan-guaido-facts-history-bio.html?searchResultPosition=14">avevano perso fiducia</a>&nbsp;nella capacità di Guaidó di raggiungere i loro obiettivi – la cacciata del governo autoritario di Maduro e il ripristino della democrazia – e che miravano a perseguire una strategia diversa&#8221;. Fondata sul tentativo di cooptare tutte le energie democratiche del Venezuela ripartendo da quella vittoria alle legislative del 2015 che aveva azzoppato <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-nicolas-maduro-il-leale-delfino-di-chavez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Maduro</a> e a cui poi le forze ostili al sistema presidenzialista fondato da <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-hugo-chavez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hugo Chavez</a></strong> non hanno saputo dare seguito.</p>



<p>Guaidò è diventato scomodo perché per anni ha incarnato la strategia del <strong>colpo diretto a Maduro</strong> sostenuta dagli Usa durante l&#8217;amministrazione Trump: &#8220;per anni, la strategia tra l&#8217;opposizione venezuelana e la comunità internazionale si è incentrata sul sostegno a Juan Guaidó come presidente ad interim come parte di un tentativo di rompere la struttura di potere del regime di Maduro&#8221;, <a href="https://www.americasquarterly.org/article/a-new-realistic-era-for-venezuelas-opposition/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nota <em>Americas Quarterly</em>. </a>&#8220;Ma nel corso del tempo, quella strategia sembrava fare il suo corso, lasciandosi alle spalle una mancanza di consenso su come andare avanti&#8221;. Il fallimento dei <strong>tentativi di golpe</strong> promossi da Guaidò assieme alla Casa Bianca e <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-venezuela-alliran-i-golpe-e-i-complotti-di-john-bolton.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">diretti da Washington da John Bolton</a> hanno mostrato la carenza di un radicamento dell&#8217;opposizione tra i militari venezuelani e l&#8217;alta burocrazia socialista.</p>



<p>Oggi la strategia è cambiata: si mira a creare un fronte comune contro Maduro e il Partito Socialista Unito Venezuelano, concorrendo alle presidenziali 2024 con una candidatura comune delle opposizioni. Perfino <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-scheletri-nellarmadio-degli-oppositori-maduro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Leopoldo Lopez, leader di Volontà Popolare</strong>, storico avversario duro e puro del chavismo del centrodestra liberale</a>, ha portato il partito di Guaidò a tale posizione. Il 19 dicembre scorso <strong>Henrique Caprilles</strong>, leader di Primera Justicia e due volte candidato presidenziale nel 2012 e nel 2013 contro Chavez e Maduro, ha anticipato il <strong>siluramento di Guaidò</strong> dichiarando conclusa l&#8217;esperienza e la capacità programmatica del governo provvisorio, ridotto a un ruolo di mera testimonianza infruttuosa.</p>



<p>Addirittura, nel 2023 l&#8217;opposizione unita vuole promuovere le primarie comuni per le presidenziali del 2024, replicando il modello Barrinas, Stato natale di Hugo Chavez, dove nel novembre scorso <strong>Sergio Garrido di Azione Democratica</strong> ha sconfitto a sorpresa nella corsa al ruolo di governatore <strong>Freddy Superlano, cognato di Maduro</strong> e candidato del Psuv.</p>



<p>Guaidò diventava insostenibile, in quest&#8217;ottica, perché alternativo politicamente a questo processo e penalizzante nel nuovo vento politico orientato a sinistra che sta portando a una ri-legittimazione di Maduro e della diplomazia venezuelana nella regione dell&#8217;America Latina. Maduro può contare dal 2019 sul sostegno del presidente messicano <strong>Andres Miguel Lopez Obrador</strong>. In seguito, la Bolivia dopo l&#8217;elezione di Luis Arce nel 2020 e il Perù dopo l&#8217;ascesa al potere di <a href="https://it.insideover.com/politica/la-caduta-di-castillo-e-leterna-instabilita-del-peru.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pedro Castillo, recentemente defenestrato dal potere, </a>nel 2021 hanno ristabilito pieni rapporti con Caracas. Nel 2022 è seguita la scelta analoga di Gustavo Petro, presidente della Colombia, Paese storicamente allineato agli Usa. Quest&#8217;anno potrebbe essere il turno dei due più importanti leader del Cono Sud, cioé del presidente argentino <strong>Alberto Fernandez</strong> e, soprattutto, del brasiliano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-sindacato-la-presidenza-la-sfida-a-bolsonaro-tutte-le-battaglie-di-lula.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Lula</strong>.</a></p>



<p>Una rilegittimazione internazionale di Maduro vorrà dire, in ogni caso, un&#8217;attenzione crescente degli alleati di Sinistra del Venezuela al tema della democrazia interna e dunque uno scrutinio attento al processo elettorale a cui l&#8217;opposizione coesa vuole partecipare. Soprattutto, Guaidò aveva portato con sé una serie di questioni politiche non indifferenti che per un Paese strangolato dal carovita, dalla criminalità e dalla disuguaglianza diventavano spiacevoli agli occhi dell&#8217;opinione pubblica. </p>



<p>I continui appelli di Guaidò a sanzionare il governo di Maduro e, indirettamente, lo stesso popolo venezuelano e mosse come il <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/loro-conteso-del-venezuela.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sequestro dell&#8217;oro di Caracas presso la Banca d&#8217;Inghilterra</a></strong> ad opera del governo di Londra avevano fatto discutere all&#8217;interno, permettendo all&#8217;esecutivo di Maduro, criticabilissimo su molti temi dal rispetto dei diritti umani al sostegno al narcotraffico latinoamericano, di presentarsi come vittima di complotti e congiure. Trovando dunque nell&#8217;assalto dei Paesi nemici un alibi per il disastro sociale interno. Per l&#8217;opposizione la spinta sulla democrazia è apparsa come la strada vincente per evitare di fornire facili assist al regime e trovarsi al contempo schiacciato su posizioni radicali e poco paganti elettoralmente. La <strong>fine della crisi presidenziale venezuelana</strong> è una vittoria tattica di Maduro che l&#8217;opposizione vuole rovesciare in sconfitta strategica nel 2024: la fragilissima situazione politica interna di un Paese dove spesso l&#8217;arbitrio si è negli anni sostituito al potere della legge e della Costituzione sarà messa alla prova dal ritorno al gioco democratico, che anche Maduro sarà costretto a rispettare perso l&#8217;alibi Guaidò.</p>
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		<title>Le cinque elezioni chiave in America Latina a novembre</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-cinque-elezioni-chiave-in-america-latina-a-novembre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 07:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1398" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-768x559.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-1024x746.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un mese “elettorale” questo novembre già trascorso per metà, che mette in fermento il panorama politico latino-americano con esiti tutti da discutere e metabolizzare. Cinque i Paesi del subcontinente coinvolti – Argentina, Cile, Honduras, Nicaragua e Venezuela. Argentina La coalizione Together for Change, la principale forza di opposizione argentina, esce vincitrice dalla tornata elettorale di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-cinque-elezioni-chiave-in-america-latina-a-novembre.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1398" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-768x559.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-1024x746.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un mese “elettorale” questo novembre già trascorso per metà, che mette in fermento il panorama politico latino-americano con esiti tutti da discutere e metabolizzare. Cinque i Paesi del subcontinente coinvolti – <strong>Argentina</strong>, <strong>Cile</strong>, <strong>Honduras</strong>, <strong>Nicaragua</strong> e <strong>Venezuela</strong>.</p>
<h2>Argentina</h2>
<p>La coalizione <a href="https://www.batimes.com.ar/news/argentina/initial-results-in-argentinas-election-show-opposition-winning-key-races.phtml"><em>Together for Change</em></a>, la principale forza di opposizione argentina, esce vincitrice dalla tornata elettorale di domenica <strong>14 novembre</strong>, diventando la formazione più votata in gran parte dei distretti del Paese. Oltre 34 milioni di persone sono state chiamate alle urne per rinnovare la metà dei seggi al Congresso e un terzo dei seggi al Senato. L’appuntamento democratico passa anche dal successo di <strong>Maria Eugenia Vidal</strong>: con il 99,4% dei voti scrutinati, la lista capitanata da Vidal ha sbaragliato gli avversari nella Capitale ottenendo il 47% per cento dei voti, un punto in meno rispetto alle primarie di settembre, quando le tre liste presentate dalla coalizione di opposizione superavano appena il 48%. Buenos Aires resta, ovviamente, epicentro delle analisi per il futuro, nonché fulcro dei cambiamenti in moto: principale roccaforte dell&#8217;opposizione al movimento peronista, è governata dal 2015 da <strong>Horacio Rodriguez Larreta</strong>, uno dei massimi leader di <em>Insieme per il cambiamento</em>, papabile alle elezioni presidenziali del 2023.</p>
<p><strong>Il clima in cui la tornata si è svolta non è di certo dei migliori</strong>: gli elettori sono stremati dalle restrizioni della pandemia e dai problemi economici. L&#8217;inflazione annuale è salita oltre il 50% cento da quando il presidente è entrato in carica e il 42% della popolazione vive ben al di sotto della soglia di povertà (anche per questo, con le elezioni in arrivo, il governo ha congelato i prezzi dei beni per la casa). Le elezioni di medio termine in Argentina vengono comunemente considerate un referendum informale sul governo in carica, quello di <strong>Alberto Fernández</strong>, con risultati che potenzialmente danno un&#8217;idea di ciò che è in serbo per 2023.</p>
<h2>Cile</h2>
<p>Le elezioni generali, quelle del prossimo <strong>21 novembre,</strong> arrivano dopo due anni di disordini sociali e nel pieno della riscrittura della Costituzione dell&#8217;era Pinochet da parte di un&#8217;Assemblea costituente composta prevalentemente da candidati indipendenti e progressisti. Appena una mese fa, la “riscossa” dei conservatori che hanno trovato un nuovo aggregante in <strong>José Antonio Kast</strong> del Partito Repubblicano, che ha galvanizzato quella fetta di opinione pubblica animata dalla crescente preoccupazione su pensioni, immigrazione e criminalità.</p>
<p>Il candidato ultraconservatore, spesso considerato un epigono del leader brasiliano Jair Bolsonaro, si attesta nei <a href="https://www.as-coa.org/articles/poll-tracker-chiles-2021-presidential-race">sondaggi</a> al 26,5%, staccando leggermente l&#8217;ex leader studentesco di centrosinistra Gabriel Boric, al 25%. Al terzo posto l&#8217;ex ministro di centrosinistra e candidata democristiana Yasna Provoste, con il 12,1%. Se nessun candidato otterrà la maggioranza assoluta, ci sarà un ballottaggio a dicembre. In un ipotetico secondo turno tra Kast e Boric, i sondaggi suggeriscono che la sinistra guadagnerebbe il 42,9% dei voti contro il 36,8% di Kast.</p>
<h2>Honduras</h2>
<p>In Honduras l’appuntamento elettorale è previsto per il prossimo <strong>28 novembre</strong>: più di cinque milioni di honduregni andranno alle urne per eleggere un nuovo presidente, 128 membri del Congresso e 20 deputati al Parlamento. Le ultime elezioni presidenziali si sono svolte all’insegna della farsa, dei brogli e delle violenze. Il presidente <strong>Juan Orlando Hernández</strong> è stato al centro di uno scandalo a base di tangenti e narcotraffico in concorso con il fratello, Tony, condannato da una corte degli Stati Uniti. A questo, giro Hernández è fuori dai giochi, nonostante la sua rielezione rocambolesca nel 2017. <strong>Nasry Asfura</strong>, sindaco di Tegucigalpa, del partito di governo, è stato a lungo il favorito, ma il candidato ricorrente Nasralla ha cambiato le carte in tavola quando, il gioco il 13 ottobre, si è ritirato per sostenere <strong>Xiomara Castro de Zelaya</strong>, la moglie del presidente deposto in un colpo di Stato nel 2009 che ha polarizzato la società honduregna. Il sondaggio condotto dal <a href="https://www.devdiscourse.com/article/politics/1785077-honduran-leftist-holds-big-lead-ahead-of-vote-poised-to-make-history"><em>Center for Democratic Studies</em></a> e pubblicato alla fine di ottobre pone Castro in testa alle preferenze degli elettori. Il sondaggio colloca la quota prevista dei voti di Castro al 38%, rispetto al 21% di Asfura.</p>
<p>Circa un mese fa il Paese è stato scosso dall’arresto del candidato presidenziale <strong>Santos Rodriguez</strong> per riciclaggio di denaro relativo al traffico di droga e omicidio. Rodriguez, un capitano dell&#8217;esercito in pensione, non era di certo tra i favoriti, tantomeno l’unico candidato a fronteggiare simili accuse nel panorama politico locale. Secondo i testimoni sarebbe stato coinvolto nella morte di molte persone, tra cui un informatore della <em>Drug Enforcement Agency</em> degli Stati Uniti.</p>
<h2>Nicaragua</h2>
<p>Poco più di 4 milioni di elettori erano attesi alle urne lo scorso <strong>7 novembre</strong>. Nonostante siano trascorsi giorni dalla vittoria di <strong>Daniel Ortega</strong>, il risultato ha scatenato l’ira dell’organizzazione degli Stati Americani, costretta ad adottare una risoluzione, bollando la vittoria elettorale di Ortega come “ingiusta”. La risoluzione, che afferma che le elezioni del 7 novembre &#8220;non sono state libere, eque o trasparenti e mancano di legittimità democratica&#8221;, è stata votata da 25 nazioni mentre 7 si sono astenute, tra cui Messico, Honduras e Bolivia. Ortega ha impedito a giornalisti e osservatori internazionali dell&#8217;Organizzazione degli Stati americani di entrare nel Paese per verificare il processo elettorale, come avviene nel resto dei Paesi del continente. Naturalmente, il governo ha accolto almeno una dozzina di gruppi politici e giornalisti che sostengono il partito di governo, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, tra cui il costaricano Roberto Zelaya, candidato legislativo per il <em>Pueblo Unido</em>.</p>
<p>Nei mesi precedenti le elezioni, Ortega ha incarcerato sette principali contendenti alla presidenza dell&#8217;opposizione, insieme a politici, attivisti e giornalisti, al fine di garantirsi un quinto mandato. Senza grandi candidati o partiti di opposizione in corsa, la vittoria di Ortega, di sua moglie e vicepresidente Rosario Murillo e del suo partito sandinista <em>National Liberation Front</em> sembrava ben più che predeterminata. E nonostante il Nicaragua non abbia mai avuto blocchi legati al Covid, come per magia in campagna elettorale sono comparse <a href="https://www.vozdeamerica.com/a/un-dia-mitin-politico-candidato-presidencial-nicaragua/6262521.html%C2%A0%C2%A0">rigide restrizioni elettorali</a> legate alla pandemia, supervisionate dal Consiglio Elettorale Supremo-allineato a Ortega- e dalla Polizia Nazionale. Secondo le informazioni del Consiglio, il Paese ha registrato una partecipazione del 65% della popolazione residente nel territorio nazionale (il Nicaragua non accetta voti da cittadini residenti all&#8217;estero) dichiarando vincitori Ortega e Murillo con il 76% dei voti.  Tuttavia, i delegati indipendenti dell&#8217;Osservatorio cittadino <em>Urnas Abiertas</em> hanno registrato che meno del 20% della popolazione votante ha partecipato a queste elezioni. Sui social media, membri della società civile hanno denunciato che i leader dei partiti comunitari li avrebbero costretti a votare sotto intimidazioni e minacce di perdere pensioni, lavoro o benefici statali come i buoni pasto per le famiglie a basso reddito.</p>
<h2> Venezuela</h2>
<p><strong>In Venezuela gli osservatori internazionali già parlano di farsa</strong>: le elezioni regionali e locali del <strong>21 novembre</strong>, che richiameranno alle urne circa 21 milioni di elettori, presumibilmente confermeranno la vittoria schiacciante della <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-i-narco-militari-hanno-trasformato-il-venezuela-in-una-prigione.html">dittatura venezuelana</a>. Il dubbio residuo alberga a proposito delle missioni elettorali internazionali che qui giungeranno nelle prossime ore: Unione Europea, Nazioni Unite e il Carter Center, ratificheranno lo <em>status quo</em> o daranno battaglia?</p>
<p><strong>Nicolàs Maduro</strong>, nel frattempo, sta costruendo una narrazione angelicata del momento elettorale che rischia di abbagliare le missioni di cui sopra, troppo concentrate sulla conta dei voti e poco sul lungo processo che ha portato alle elezioni. Il sostegno interno a <strong>Juan Guaidó</strong>, il leader dell&#8217;opposizione riconosciuto dagli Stati Uniti e da diverse nazioni come legittimo leader <em>ad interim</em> all&#8217;inizio del 2019, si sta sgretolando mentre tre dei quattro maggiori partiti di opposizione, ora si oppongono agli sforzi degli Stati Uniti per sostenere Guaidó per un altro anno. La Russia, che dal canto suo ha prestato miliardi di dollari al Venezuela, fornito armi e ha investito nel suo settore petrolifero sta a guardare. Adesso, però, c’è un terzo giocatore, l’Europa, che vede-non si sa quanto chiaramente- una terza via: <strong>Josep Borrell</strong> ha, infatti, descritto la <a href="https://www.europarl.europa.eu/delegations/en/eeas-statement-of-29-september-2021-eu-s/product-details/20210930DPU31242">missione in Venezuela</a> come “un percorso verso elezioni credibili, inclusive e trasparenti”, i cui osservatori aiuterebbero a dare una possibilità ai candidati dell&#8217;opposizione che si candidano alle loro prime elezioni in tre anni. Tuttavia, sarà facile per Maduro e i suoi accoliti ripulirsi di fronte agli occhi europei nelle ore sacre del voto, ma la schiena dell’Europa sarà talmente dritta da non farsi gettare fumo negli occhi?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La bomba venezuelana che può cambiare gli equilibri dell&#8217;America Latina</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/la-bomba-venezuelana-che-puo-cambiare-gli-equilibri-dellamerica-latina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2021 16:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica venezuelana]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi politica venezuelana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/venezuela-Agenzia_Fotogramma_IPA14110261-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/venezuela-Agenzia_Fotogramma_IPA14110261-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/venezuela-Agenzia_Fotogramma_IPA14110261-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/venezuela-Agenzia_Fotogramma_IPA14110261-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/venezuela-Agenzia_Fotogramma_IPA14110261-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/venezuela-Agenzia_Fotogramma_IPA14110261-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/venezuela-Agenzia_Fotogramma_IPA14110261-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oltre cinque milioni e mezzo di venezuelani, su una popolazione di poco superiore ai trenta milioni di abitanti, hanno lasciato il proprio Paese negli ultimi cinque anni per sfuggire alla crisi economica e politica che lo sta devastando. La maggior parte è fuggita dal Venezuela a partire dal 2017, quando la crisi ha iniziato a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/la-bomba-venezuelana-che-puo-cambiare-gli-equilibri-dellamerica-latina.html">[...]</a></p>
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<h2>Un dramma di gravi proporzioni</h2>
<p>La questione umanitaria è resa più complessa dallo scontro tra <strong>Nicolas Maduro</strong>, che ha vinto le contestate elezioni del maggio 2018 e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/juan-guaido-lingegnere-deposto-maduro.html">Juan Guaidó</a>, a capo dell&#8217;Assemblea Nazionale ed autoproclamatosi presidente nel gennaio del 2019. Gli Stati Uniti e dozzine di altri governi in tutto il mondo riconoscono Guaidó come presidente ad interim mentre la Cina, la Russia e l&#8217;esercito venezuelano hanno scelto di supportare Maduro, che nega l&#8217;esistenza di una crisi umanitaria e ritiene che le sanzioni dall&#8217;estero abbiano provocato i problemi esistenti. <strong>Il Covid-19</strong> ha provocato un&#8217;intensificazione dell&#8217;emergenza umanitaria ed ha indotto, almeno in una prima fase, molti migranti a tornare in Venezuela. Le carenze di benzina, elettricità ed acqua pulita hanno però provocato rivolte ed una rinnovata spinta migratoria alla fine del 2020. Sullo sfondo c&#8217;è anche <strong>l&#8217;iperinflazione</strong>, che ha provocato una grave svalutazione del Bolivar venezuelano, ormai sostituito dal dollaro americano come valuta ed anche dei salari. Un simil-censimento realizzato tra la fine del 2019 e l&#8217;inizio del 2020 dai ricercatori della Andres Bello Catholic University è giunto ad una conclusione inquietante. Più del 96% della popolazione, tenendo conto del reddito stimato, vive in povertà.</p>
<h2>La gravità della crisi</h2>
<p>Il regime gioca<a href="https://dialogo-americas.com/articles/the-venezuelan-migration-and-the-maduro-regime/"> un ruolo passivo</a> nell&#8217;esodo, che può rivelarsi <strong>benefico</strong> per la propria sopravvivenza. I sociologi venezuelani Iván De la Vega e Claudia Vargas hanno evidenziato come chi migra supporta, con maggiore probabilità, l&#8217;opposizione e questo trend, che si è rafforzato nel corso degli anni, ha portato ad una diminuzione delle voci critiche presenti nel paese, delle presenze alle proteste anti-governative ed ha reso più complessa la partecipazione degli oppositori alle elezioni. <strong>La minaccia interna</strong> si è dunque ridotta ma l&#8217;esodo si è rivelato benefico anche per le tasche dell&#8217;esecutivo riducendo il numero di bambini e giovani che devono essere educati e di pazienti che devono essere curati. Meno bocche da sfamare, dunque, meno richiesta di medicine ed una riduzione della pressione sulle <strong>spese pubbliche</strong>. Il terzo beneficio è invece legato alle <strong>rimesse</strong> inviate dai rifugiati in Venezuela. Queste contribuiscono a sostenere l&#8217;economia del Venezuela, creano posti di lavoro, consentono ad alcune famiglie di vivere decentemente e forniscono moneta straniera. Non tutto, ovviamente, può essere sfruttato positivamente dal governo dato che l&#8217;emigrazione di migliaia di dottori, infermiere, educatori e scienziati ha provocato una vera e propria fuga dei cervelli ma l&#8217;esodo, per quanto paradossalmente, può rivelarsi un vero e proprio asso nella manica di Maduro. La ricollocazione all&#8217;estero dei politici dell&#8217;opposizione fornisce un impagabile margine di manovra.</p>
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		<title>Biden tra vecchi e nuovi approcci in America Latina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/biden-tra-vecchi-e-nuovi-approcci-in-america-latina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2021 07:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1207" height="525" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente Joe Biden ad un evento televisivo al Pabst Theater di Milwaukee nel Wisconsin (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322.jpg 1207w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322-1024x445.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322-768x334.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1207px) 100vw, 1207px" /></p>
<p>Joe Biden si sta impegnando a capovolgere le decisioni di Donald Trump. Eppure alcuni gesti sono simbolici o improduttivi. Altri ricalcano l’approccio di precedenti inquilini della Casa Bianca, confermando che, malgrado il colore dello schieramento, in politica estera i presidenti statunitensi sono proclivi a riprodurre una mentalità comune. Rimane l’interrogativo se si riuscirà ad andare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-tra-vecchi-e-nuovi-approcci-in-america-latina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1207" height="525" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente Joe Biden ad un evento televisivo al Pabst Theater di Milwaukee nel Wisconsin (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322.jpg 1207w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322-1024x445.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/biden-bandiere-governo-L-aPresse-e1613736901322-768x334.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1207px) 100vw, 1207px" /></p><p><strong>Joe Biden</strong> si sta impegnando a capovolgere le decisioni di <strong>Donald Trump</strong>. Eppure alcuni gesti sono simbolici o improduttivi. Altri ricalcano l’approccio di precedenti inquilini della Casa Bianca, confermando che, malgrado il colore dello schieramento, in politica estera i presidenti statunitensi sono proclivi a riprodurre una mentalità comune. Rimane l’interrogativo se si riuscirà ad andare oltre un mero <strong>ribaltamento lineare</strong> delle posizioni. Dalla gestione dei flussi migratori, alla relazione con quei paesi non allineati al sistema economico capitalista americano, e che si mantengono al di fuori della sua sfera di influenza, per il momento, Washington ancora non dimostra sufficiente creatività, o l’elasticità necessaria, per intavolare un <strong>processo di cambio</strong>, superatore di schemi già conosciuti o antagonismi che sono retaggio della guerra fredda.</p>
<p>Nonostante l’ostentata prodigalità, il segretario di Stato Antony Blinken, in una videoconferenza con le istituzioni messicane di pochi giorni fa, ha ribadito che la <strong>frontiera</strong> è chiusa ai movimenti irregolari, e lanciato un appello agli stati latinoamericani, da cui procedono le carovane di migranti, per scoraggiarne i cittadini dall’intraprendere il viaggio verso il sud degli Stati Uniti. La diplomazia ricalca l’intenzione di riformare il sistema per un ingresso sicuro, ordinato e umano al territorio, ma che comunque non si tratterà di una politica di porte aperte e la legge sarà applicata con severità per <strong>mantenere la sicurezza</strong>. Il messaggio di restare a casa propria non è mutato.</p>
<p>Il blocco dell’espansione del <strong>muro con il Messico</strong>, peraltro, non contempla il suo abbattimento e, con probabilità, nemmeno la discontinuazione dei contratti già approvati. Il muro, sebbene sia stato uno degli <em>slogan</em> di battaglia di Trump, non solo è di gran lunga anteriore alla sua elezione, ma è stato eretto con notevoli apporti di democratici da Bill Clinton a Barack Obama. Biden affronta l’argomento come se non ne avesse mai avuto a che fare, quando durante il <strong>binomio Obama-Biden</strong>, in particolare fra il 2009 e il 2010 e il 2011 e il 2012, sono stati costruiti più di 200 chilometri in aggiunta alle esistenti sulla linea di demarcazione a sud-ovest (in antitesi ai 128 di Trump). Inoltre, sono state riparate, riedificate e forticate molte altre, in Texas, Arizona e California, per il deterioramento di agenti esterni.</p>
<p>Va ricordato che tutti questi lavori hanno implicato la demolizione, con cariche dinamitarte, di intere porzioni rocciose dell’orografia locale, la cui erosione, a sua volta, ha riempito e cancellato i <em>canyon</em> attigui, e procurato ingenti sedimentazioni negli estuari fluviali, con conseguenti innondazioni. La <strong>modificazione aggressiva del paesaggio</strong> ha incluso la predisposizione di terrapieni, e l’ampliamento della superficie transitabile dei ponti di alcune barriere, con l’occupazione di riserve naturali, dove gli statuti federali vietavano lo sviluppo viale ed edile. Le massicce campagne di protesta dei governi federali, che rappresentano 15 milioni di persone, contro Obama, non sortirono effetti tangibili. Di fatto, l’allora presidente ricorse agli stessi meccanismi di uso coercitivo di terre private ed <strong>esenzioni a direttive ambientaliste</strong> di George W. Bush, generando le medesime tipologie di abuso.</p>
<p>Con la proclamazione del <strong>termine dell’emergenza</strong> sui 3 mila chilometri di confine, poi, Biden nega l’evidenza di una <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/quellemergenza-migranti-che-ribolle-in-america.html">crisi in atto</a> che non sarà risolta da misure parziali, come la ripresa dell’emissione delle <em>green card</em> e la moratoria sulle deportazioni, o ancora mosse intese a impressionare il segmento degli elettori ispani, come la proposta presentata al congresso per l’uscita dalla clandestinità, nel lungo termine, degli stranieri indocumentati. La fine del discorso dal tono xenofobo di Trump, e delle limitazioni prescritte agli ingressi regolari, aiuterà ad affontare una problematica complessa con lucidità e spirito di cooperazione, ma la rimozione delle <strong>cause strutturali della povert</strong><strong>à</strong><strong> e l’emarginazione</strong> in America Latina è un’impresa ciclopica che deve prevedere un dialogo fra pari con i paesi della regione, a cui gli Stati Uniti non sono culturalmente abituati, e presuppone la volontà di oligarchie, che potrebbero non essere propense a concessioni.</p>
<p>Trump aveva guardato di buon occhio all’ascesa del conservatore Nayib Bukele in <strong>El Salvador</strong>, anche se aveva condannato il governo di Daniel Ortega in <strong>Nicaragua</strong>, erede discusso della rivoluzione sandinista. L’attuale amministrazione, a prescindere dai proclami, non prelude a sostanziali metamorfosi. Di certo, Biden ribalta l’opinione di Trump su El Salvador, ma senza un piano apparente. D’altro lato, attesta il contrasto storico a realtà che, nel bene e nel male – nel caso del Nicaragua con accezioni a detrimento dei valori democratici -, costituiscono una continuazione delle lotte di sinistra antimperialiste e antiamericane della seconda metà del secolo scorso.</p>
<p>Biden ha rifiutato ogni contatto con Bukele. Questi, pur godendo di popolarità, esercita il mandato con <strong>tendenze autoritarie</strong>, irrispettose dello stato di diritto, e atteggiamenti divisivi nell’ambito sociale, nonché aggressivi nei confronti di avversari politici e stampa, al punto di non condannare l’attacco armato a un comizio del principale partito oppositore, nel quale simpatizzanti hanno perso la vita. Il giro di vite ha indotto Bukele a stipulare un accordo con una società di <em>lobby </em>per ottenere appoggi nelle camere statunitensi. Biden si è schierato al lato della domanda di democrazia del popolo nicaraguense. Il paese soffre di un profondo malessere politico dal 2018 e il movimento che chiede la convocazione di elezioni ha subito una forte <strong>repressione</strong>. A ciò si aggiunge la normativa per limitare la presenza di organizzazioni internazionali che velano per i diritti umani e la libertà di espressione. Una lettera del dipartimento di stato esige a Ortega un’inversione di rotta e sono state ingiunte sanzioni economiche al suo stretto circolo, inclusa la moglie, Rosario Murillo, che occupa il ruolo di vice <em>premier</em>.</p>
<p>Sul versante della <strong>questione cubana</strong>, Biden ha manifestato di voler abolire le restrizioni, introdotte da Trump, sulle rimesse dei lavoratori cubani negli Stati Uniti alle famiglie nei luoghi di origine e riattivare l’opzione per gli americani di viaggiare per turismo nell’isola. Nondimeno, sarà difficile che si spinga più in là. L’apertura di Obama a Cuba, preconizzata nel 2014, avvenne nel suo secondo termine, quando non doveva preoccuparsi della rielezione. Solo in quel frangente ristabilì l’ambasciata americana all’Avana e realizzò la prima visita ufficiale di un presidente statunitense in novant’anni. Al contrario, Biden deve farsi carico delle sue dichiarazioni nel primo termine, con la <strong>resistenza di repubblicani e democratici</strong>. La rimozione di Cuba dalla lista dei paesi sostenitori del terrorismo non è semplice, per il suo rapporto di scambio con Nicolás<em><strong> </strong></em>Maduro; e la sollevazione delle sanzioni, in particolare quelle sull’acquisto di petrolio venezuelano, pertanto, è impossibile. L’annunciata normalizzazione risiede, quindi, nel campo dell’eventualità.</p>
<p>Il <strong>Venezuela</strong> è un <em>dossier</em> scottante, così come lo è stato per Trump. Biden ha reiterato il riconoscimento di Juan Guaidó come legittimo presidente. Gli appellativi diretti da membri del suo esecutivo nella direzione di Maduro – dittatore, corrotto, narcotrafficante, e terrorista -, tuttavia, non si discostano dallo stile di Trump. Pure la giustificazione per mantenere chiusa la trattativa raccoglie gli argomenti del <em>tycoon</em>. Blinken ha informato il senato che Biden sta studiando <strong>sanzioni mirate a ridurre l’impatto sulla popolazione</strong>, di contro alla strategia di massima pressione di Trump, ma il fine è sempre quello di indebolirne l’economia e provocare un rovesciamento di potere. Biden ha l’opportunità di aprire un nuovo corso, dopo anni di tensioni, con un tavolo negoziale auspicato da molti analisti. Lo stesso Maduro, di recente, si è pronunciato a favore di voltare pagina e inaugurare un cammino di rispetto e comprensione mutua. Da questo passo si potrebbe misurare la statura del 46° presidente degli Stati Uniti d’America.</p>
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		<title>Cosa resta di Guaidó?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-resta-di-guaido.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2021 14:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1302" height="738" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Juan Guaidó (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450.jpg 1302w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450-1024x580.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450-768x435.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1302px) 100vw, 1302px" /></p>
<p>Il recente comunicato sul Venezuela dell’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea , Josep Borrell, non si riferisce, come da prassi, a Juan Guaidó in qualità di “presidente ad interim” del paese. Il rinnovamento dell’assemblea legislativa, in seguito alle elezioni del 6 dicembre, disertate da gran parte dell’opposizione, lo fa decadere dal ruolo istituzionale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-resta-di-guaido.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1302" height="738" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Juan Guaidó (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450.jpg 1302w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450-1024x580.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450-768x435.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Juan-Guaido-La-Presse-e1610116753450-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1302px) 100vw, 1302px" /></p><p>Il recente comunicato sul Venezuela dell’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea , Josep Borrell, non si riferisce, come da prassi, a <strong>Juan Guaidó</strong> in qualità di “presidente ad interim” del paese. Il rinnovamento dell’assemblea legislativa, in seguito alle elezioni del 6 dicembre, disertate da gran parte dell’opposizione, lo fa decadere dal ruolo istituzionale che nel 2019 gli aveva permesso tale autoproclamazione, secondo un’interpretazione della carta costituzionale, e con l’obiettivo di forzare la caduta di Nicolás Maduro. L’Ue si trova in una situazione delicata. Nonostante abbia accreditato Guaidó sin dall’inizio, non può più sostenerlo in questi termini, non essendo nemmeno stato rinominato.</p>
<p>L’acrobazia diplomatica espressa dal testo rispecchia le differenze presenti in seno all’Ue, dagli albori di questa vicenda. Per esempio, mentre il parlamento europeo si è schierato in appoggio all’inedito <em>status</em> di Guaidó, il <strong>Consiglio europeo</strong> lo ha sempre solo considerato nella sua veste di presidente dell’assemblea. Subito dopo l’esito delle urne, Guaidó, in una partecipazione virtuale a una sessione del Parlamento europeo, ha sollecitato che si continuasse ad avvallarlo come il presidente incaricato del Venezuela.</p>
<p>Sebbene si siano levate voci discordi, le parole di Borrell sono chiare in merito a un <strong>cambio di vedute</strong>: l’Ue definisce Guaidó un importante esponente della dissidenza. Allo stesso tempo, si compromette a mantenere aperto il dialogo con tutti gli attori politici e della società civile. Tuttavia, lascia spazio di manovra, rispetto a possibili eventi futuri, non riconoscendo la democraticità del processo appena concluso e asserendo la necessità di tornare al voto. Non va sottovalutato il fatto che quest&#8217;ultimo passaggio conserva l’accesso degli oppositori del governo ai fondi sovrani che il <strong>Venezuela</strong> ha depositato nel Regno Unito, la Svizzera, il Portogallo, e gli Stati Uniti.</p>
<p>Guaidó, dal canto suo, sottolinea l’appello a nuove <strong>elezioni</strong> presidenziali, legislative e amministrative, senza commentare le sezioni del comunicato che lo riguardano in forma diretta. Questa settimana ha creato una camera parallela, autodenominata l’autentica assemblea nazionale del Venezuela, grazie a una modifica del 18 dicembre allo statuto di transizione, approvato a suo tempo per giustificare la presidenza interina, che ora ne estende la validità. Le contestazioni e le defezioni nei partiti della coalizione, però, si susseguono e Guaidó perde forza e autorità. A questo si aggiungono le denunce per corruzione di suoi stretti collaboratori e la fredda reazione del Gruppo di Lima. Costituito dalle nazioni che contrastano Maduro &#8211; Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Paraguay e Perù -, il gruppo ha rilasciato una dichiarazione in cui, pur segnalando la mancanza di garanzie elettorali, “prende atto dell’esistenza”, ma non ratifica nella sostanza, la continuità della camera di Guaidó.</p>
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		<title>Cosa può succedere in Venezuela adesso</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-puo-succedere-in-venezuela-adesso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Dec 2020 08:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi politica venezuelana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le elezioni legislative venezuelane del sei dicembre si sono concluse con la netta affermazione del Grande Polo Patriottico, l&#8217;alleanza politica che sostiene il presidente Nicolàs Maduro. Il Polo è riuscito ad ottenere una super maggioranza dei seggi in seno all&#8217;Assemblea Nazionale, ben 253 sui 277 in palio ed ha conseguito il 69 per cento dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-puo-succedere-in-venezuela-adesso.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Venezuela-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le elezioni legislative venezuelane del sei dicembre si sono concluse con la netta affermazione del Grande Polo Patriottico, l&#8217;alleanza politica che sostiene il presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-nicolas-maduro-il-leale-delfino-di-chavez.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Nicolàs Maduro</strong>.</a> Il Polo è riuscito ad ottenere una super maggioranza dei seggi in seno all&#8217;Assemblea Nazionale, ben 253 sui 277 in palio ed ha conseguito il 69 per cento dei voti espressi. La variegata <strong>opposizione politica</strong> del Paese, riunita nell&#8217;alleanza denominata Tavolo dell&#8217;Unità Democratica (MUD), ha scelto di boicottare il voto e questa decisione, probabilmente avventata, potrebbe essere gravida di conseguenze nefaste. La scarsa affluenza elettorale, che secondo le stime ufficiali ha di poco superato il 30 per cento degli aventi diritto al voto, non ha impedito a Maduro di rilegittimarsi di fronte alla sua base ed a quella parte della comunità internazionale, in primis Cina e Russia, che lo sostiene. L&#8217;opposizione ha perso, definitivamente, il controllo dell&#8217;Assemblea  Nazionale dopo averla dominata per ben cinque anni. Nel 2015, infatti, il Partito Socialista Unito di Maduro era stato umiliato dal MUD, che aveva ottenuto il 56 per cento dei voti e 109 seggi su 167. Il MUD aveva inflitto una sconfitta significativa alle forze di governo ed era riuscito ad entusiasmare i propri sostenitori, che ora, con tutta probabilità, sono sconfortati.</p>
<h2>Un passo indietro significativo</h2>
<p>Una parte dei parlamentari dell&#8217;opposizione uscenti, il cui mandato scadrà tra due settimane, è ora costretta a riunirsi in un parco di Caracas per sfuggire alle intimidazioni dell&#8217;esecutivo, che li ha banditi dall&#8217;Assemblea Legislativa. I legislatori,<a href="https://www.reuters.com/article/us-venezuela-politics/venezuela-opposition-lawmakers-go-into-survival-mode-after-election-boycott-idUSKBN28W1HB"> come segnalato dalla <em>Reuters</em></a>, stanno cercando di elaborare una strategia che gli consenta di mantenere in vita una sorta di Parlamento fantasma. Una struttura che garantisca la continuità di quel riconoscimento internazionale di cui gode il leader <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/juan-guaido-lingegnere-deposto-maduro.html"><strong>Juan Guaidò</strong></a> e che permetta all&#8217;opposizione di non scomparire del tutto. Maduro, che gode del supporto delle Forze Armate, non ha alcuna intenzione di concedere spazi ai suoi rivali, da lui accusati di appoggiare le sanzioni inflitte da Washington a Caracas.  L&#8217;Unione Europea e gli Stati Uniti non hanno riconosciuto il risultato delle elezioni parlamentari ed hanno già chiarito di voler continuare a supportare Guaidò. Potrebbe trattarsi, però, di dichiarazioni di facciata destinate a cedere di fronte al peso della pandemia e della realpolitik. L&#8217;Europa, almeno in questo momento, è focalizzata sulla campagna vaccinale necessaria per sconfiggere il Covid-19 e la grave crisi economica che affligge il Vecchio Continente. Le energie da dedicare alla <strong>crisi politica</strong> <strong>venezuelana</strong> sono, dunque, marginali. Gli Stati Uniti sono invece più interessati, anche da un punto di vista meramente geografico, al futuro di Caracas ma in questo caso bisognerà vedere come si comporteranno Joe Biden ed il Partito Democratico.</p>
<h2>Dubbi ed incertezze</h2>
<p>I consiglieri del presidente Biden intenderebbero, secondo quanto segnalato da alcune fonti riportate da <em>Bloomberg</em>, negoziare con Maduro per porre fine alla <strong>crisi economica</strong> ed umanitaria. L&#8217;amministrazione americana intende mettere sul tavolo la seguente proposta: elezioni libere e democratiche in cambio di un alleggerimento delle sanzioni e senza imporre alcuna precondizione come, ad esempio, la possibile uscita di scena di Maduro. Il presidente venezuelano ha accolto con un certo sollievo l&#8217;elezione di Biden esprimendo l&#8217;auspicio che si possa giungere ad un miglioramento delle relazioni diplomatiche e ad un alleggerimento delle sanzioni che opprimono l&#8217;economia del Paese. Non è chiaro quale sarà il ruolo di Guaidò, che perderà il suo seggio all&#8217;Assemblea Nazionale a partire dal 5 gennaio e che non è ancora riuscito a parlare con Biden. Guaidò è stato poi criticato da alcuni esponenti dell&#8217;opposizione e gli è stato rimproverato di non essere un leader sufficientemente carismatico. La tecnica del bastone e della carota tentata da Biden potrebbe, paradossalmente, rinforzare proprio Maduro e trasformarlo in un interlocutore accettabile ed una persona con cui, tutto sommato, si possono anche fare dei compromessi. Le opposizioni potrebbero invece essere lasciate ai margini dello scenario e gli potrebbe venir elargito un contentino, come una parziale e limitata influenza sugli affari di governo. Gli Stati Uniti, qualora le cose andassero veramente così, potrebbero vedere ridimensionato il proprio ruolo in America Latina nel giro di poco tempo e rischierebbero di non essere più presi sul serio dagli altri alleati della regione.</p>
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		<title>L&#8217;oro conteso del Venezuela</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/loro-conteso-del-venezuela.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 14:04:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Caracas, conferenza di Nicolas Maduro su emergenza Coronavirus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La complessa battaglia giudiziaria per il possesso dell&#8217;oro venezuelano depositato nel Regno Unito si è arricchita di un nuovo capitolo. La Corte d&#8217;Appello di Londra ha annullato il verdetto emesso dall&#8217;Alta Corte inglese in favore dell&#8217;oppositore Juan Guaidò, che reclama il possesso del prezioso tesoro depositato presso la Banca d&#8217;Inghilterra. L&#8217;Alta Corte dovrà così pronunciarsi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/loro-conteso-del-venezuela.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Caracas, conferenza di Nicolas Maduro su emergenza Coronavirus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Caracas-conferenza-di-Nicolas-Maduro-su-emergenza-Coronavirus-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La complessa battaglia giudiziaria per il possesso <strong>dell&#8217;oro</strong> venezuelano depositato nel Regno Unito si è arricchita di un nuovo capitolo. La Corte d&#8217;Appello di Londra ha annullato il verdetto emesso dall&#8217;Alta Corte inglese in favore dell&#8217;oppositore Juan Guaidò, che reclama il possesso del prezioso tesoro depositato presso la Banca d&#8217;Inghilterra. <strong>L&#8217;Alta Corte</strong> dovrà così pronunciarsi una seconda volta in merito al possesso dell&#8217;oro, reclamato tanto dall&#8217;amministrazione presidenziale di Nicolàs Maduro quanto dall&#8217;opposizione. <span style="font-size: 1rem;">Le trentuno tonnellate d&#8217;oro, che hanno un valore stimato di un miliardo di dollari, spetterebbero al governo venezuelano. <a href="https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/10/06/oro-venezuelano-corte-dappello-londra-annulla-assegnazione-guaido/">Il problema</a> è che Londra, insieme ad altri 50 Paesi, non riconosce l&#8217;amministrazione Maduro e ritiene che Juan Guaidò sia il legittimo Capo di Stato della nazione latinoamericana. Ne è nata una controversia giudiziaria dato che Caracas, in preda ad una gravissima <strong>crisi</strong> economica, ha bisogno dell&#8217;oro come merce di scambio per l&#8217;importazione di beni dall&#8217;estero e per fronteggiare la pandemia. </span></p>
<h2>Uno scenario complesso</h2>
<p>La sentenza, seppur non definitiva, è una prima vittoria per l&#8217;esecutivo venezuelano. Il rischio è che le lungaggini giudiziarie si trascinino ancora per molto e che nel frattempo il sistema produttivo <strong>collassi</strong>. Secondo <a href="https://www.nytimes.com/2020/10/06/world/europe/nicolas-maduro-venezuela-gold.html">la Corte d&#8217;Appello</a> non è chiaro se il governo britannico consideri Guaidò un leader a tutti gli effetti o se invece non siano riconosciuti i poteri presidenziali esercitati da Maduro, con cui sono state mantenute le relazioni diplomatiche. L&#8217;esecutivo di Boris Johnson dovrà chiarire le proprie posizioni e se rifiuterà di farlo sarà la Corte Commerciale britannica ad avere l&#8217;ultima parola in materia ed a determinare il futuro della crisi venezuelana. L&#8217;amministrazione Maduro gode del supporto delle Forze Armate e dell&#8217;appoggio di rilevanti partner internazionali, in primis Cina,<strong> Federazione Russa</strong> ed Iran, intenzionati a preservare uno degli ultimi bastioni anti-statunitensi in America Latina. L&#8217;opposizione, che in un primo momento sembrava poter avere la meglio, risente di alcune fratture interne, dell&#8217;incapacità di elaborare una strategia comune e non è riuscita ad avvantaggiarsi della vicinanza degli <strong>Stati Uniti</strong> e dell&#8217;Unione Europea. Le elezioni legislative del 6 dicembre 2020 sembrano invece destinate alla marginalità. Buona parte dell&#8217;opposizione potrebbe decidere di boicottarle ma ciò non sarà probabilmente sufficiente a dar luogo a manifestazioni popolari in grado di rovesciare l&#8217;esecutivo.</p>
<h2>Un dramma senza via d&#8217;uscita</h2>
<p>Il Venezuela deve fronteggiare molteplici <strong>problematiche</strong> legate alle diverse crisi che sta affrontando: da quella economica a quella sanitaria passando per la crisi politica e quella della sicurezza. Molti altri cittadini si uniranno, nei prossimi mesi, ai cinque milioni di rifugiati che hanno già abbandonato il Paese per trovare rifugio in America Latina e negli Stati Uniti. Le sanzioni americane sono riuscite a ridurre drasticamente i proventi <strong>petroliferi</strong> di Caracas, la cui produzione era calata, nel giugno del 2020, ad appena 379mila barili al giorno contro gli oltre tre milioni al giorno del passato. Il crollo del prezzo del petrolio determinato dalla crisi energetica mondiale ha ridotto ulteriormente le entrate del Venezuela, che può contare su ingenti risorse e nel Paese ormai scarseggia anche il gasolio, vitale per garantire l&#8217;operatività delle forze armate e la distribuzione del cibo. Sullo sfondo c&#8217;è, poi, l&#8217;emergenza sanitaria scatenata dal<strong> Covid-19</strong>. La nazione è priva di strutture ospedaliere efficienti e degli strumenti sanitari necessari ad arginare l&#8217;avanzata del morbo. La diffusione del virus SARS-CoV-2 potrebbe risultare, in questo contesto, ancora più letale che altrove e determinare esiti drammatici. Il Paese rischia di trasformarsi in una sorta di mina vagante e fuori controllo in grado di scoraggiare persino l&#8217;opposizione di Juan Guaidò dal voler assumere il potere. Solamente un deciso intervento della comunità internazionale, nello specifico delle Nazioni Unite, potrebbe riportare una certa stabilità dalle parti di Caracas ma le vicende mondiali hanno relegato il Venezuela ai margini delle agende politiche.</p>
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		<title>Il Venezuela in stallo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-in-stallo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2020 09:55:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela protests" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121-768x346.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121-1024x461.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’intervenzionismo statunitense in America Latina si era attenuato, con la progressiva riduzione della tensione alimentata dalla guerra fredda, dopo aver causato drammatici rovesciamenti civili e militari, generato instabilità o impiantato regimi dittatoriali, con sequele di assassinati, sparizioni, e repressione politica e sociale, in Guatemala nel 1954, Bolivia nel 1971, Cile e Uruguay nel 1973, Argentina &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-in-stallo.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela protests" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121-768x346.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Venezuela-La-Presse-e1572252523121-1024x461.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’intervenzionismo statunitense in America Latina si era attenuato, con la progressiva riduzione della tensione alimentata dalla guerra fredda, dopo aver causato drammatici rovesciamenti civili e militari, generato instabilità o impiantato regimi dittatoriali, con sequele di assassinati, sparizioni, e repressione politica e sociale, in Guatemala nel 1954, Bolivia nel 1971, Cile e Uruguay nel 1973, Argentina nel 1976, Repubbblica Dominicana nel 1983, e Panama nel 1989. La dottrina del <em>big stick</em>, tornata in una versione rivisitata sul piano giudiziale in Paraguay nel 2012 e in Brasile nel 2015, ha ora come obiettivo il Venezuela.</p>
<p>Il paese aveva subito un <em>golpe</em> nel 1948, con la deposiziones del presidente eletto e l’instaurazione di una giunta dell’esercito. Nel 2002, la storia si era ripetuta, benché il <em>leader</em> della rivoluzione, <strong>Hugo Chávez</strong>, ritornò in sella in due giorni. Da allora, sei colpi di Stato si sono succeduti e risolti in un nulla di fatto. Il controllo degli idrocarburi della principale riserva mondiale continua a condizionare la politica interna venezuelana e le sue relazioni diplomatiche.</p>
<p>L’offensiva iniziata da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-barack-obama.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Barack Obama</strong></a>, si  è intensificata con <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Donald Trump</strong></a>. Nel 2015, il Venezuela è stato dichiarato dagli Stati Uniti una minaccia alla propria sicurezza. Sono state imposte sanzioni economiche, nel 2019, e Washington, usando vecchie manovre senza effetto, ha cercato di dividere le forze armate. Nel 2020, è stato emesso un ordine di cattura per l’attuale presidente, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-nicolas-maduro-il-leale-delfino-di-chavez.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Nicolás Maduro</strong></a>, ed esponenti del suo <em>entourage</em>, con l’accusa di narcotraffico.</p>
<p>Il crollo del prezzo del petrolio, dal 2013 ha provocato una contrazione del 70% dell’economia venezuelana, seguita da disoccupazione, aumento dell’indice di povertà e un’emigrazione massiva. Il governo non è riuscito a contenere il deficit di un’industria che aveva già diminuito la produzione per cattiva amministrazione e mancanza di una visione di investimenti. La situazione è stata aggravata dal blocco americano, tuttavia, il paese è in sofferenza per un esercizio pubblico fallimentare, un alto tasso di corruzione e frode fiscale &#8211; 71,8% di evasione a carico di imprese private e grandi fortune &#8211; e una politica monetaria che ha condotto a una iperinflazione. Si tratta della peggiore crisi dalla metà del secolo scorso in una nazione che non sta affrontanto un conflitto armato.</p>
<p>L’opposizione e gli Stati Uniti hanno cercato di trarre un vantaggio dalla vulnerabilità di questo contesto, ma Maduro è rimasto saldo al suo posto, navigando il boicottaggio finanziario e diplomatico, lo spettro di una invasione militare, e almeno un paio di tentativi sventati, quello recente a opera di un drappello di disertori e mercenari assoldati dagli americani. Nel mezzo dell’emergenza <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Covid-19,</a> e l’isolamento sociale obbligatorio decretato a marzo, ha dovuto far fronte a 500 manifestazioni nel mese di aprile, per le quali non funziona l’argomento obsoleto della cospirazione imperialista. La gente ha fame e con una media di 40 dollari mensili di salario pretende risposte. L’esecutivo è ricorso a Cina, Iran e Russia per sollecitare aiuti. Malgrado i toni aspri da entrambi i lati, Maduro, per ridurre l’impatto negativo della pandemia, ha iniziato colloqui esploratori con la fazione avversa.</p>
<p>Il capo di quest’ultima, Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente della repubblica <em>ad interim</em> il 23 gennaio del 2019, con l’appoggio degli Stati Uniti, la Colombia filo-americana di Iván Duque e un largo seguito locale, non ha mai avuto una reale influenza in Venezuela. Guaidó è stato incapace di scuotere l’<em>establishment</em> che ha dimostrato coesione, acume politico e una sedimentata maestria populista. Guaidó, dal canto suo, si è rivelato un abile affabulatore, impegnato a cambiare la realtà attraverso una narrativa che però da sola non basta.</p>
<p>Era un deputado sconosciuto del partito <em>Voluntad Popular</em> quando assunse la guida del parlamento, che le forze critiche al chavismo condividono in maniera rotatoria, grazie a un patto stipulato dal 2015. Un aspetto significativo della vicenda è che, ancor prima dell’annuncio ufficiale in Venezuela, la notizia della sua autoproclamazione venne diffusa dal vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence. Questo momento sembrava premonire una caduta di Maduro e una transizione che invece non sono mai avvenute e paiono affievolirsi ogni giorno che passa.</p>
<p>Sebbene una cinquantina di paesi riconoscano Guaidó presidente interino, in virtù di una interpretazione della Costituzione, il ruolo é simbolico e il suo capitale reputazionale, costituito dall&#8217;appoggio internazionale, comincia a incrinarsi. Lo stesso Donald Trump non ha escluso di negoziare direttamente con Maduro, e il libro dell’ex consigliere per la sicurezza americana <strong>John Bolton</strong>, non risparmia giudizi sull&#8217;inesperienza di Guaidó. Lo scudo statunitense non é un dettaglio di poco conto, dato che lo ha sinora risparmiato dalla detenzione per il mancato compimento delle misure cautelari comunicategli dalle autorità giudiziali. L’arresto con l’accusa di terrorismo del capo di gabinetto del suo governo ombra è un chiaro avvertimento.</p>
<p>L’opposizione ha dato per scontato un sostegno che, nonostante tutto, non ha mai ottenuto dalla maggioranza della popolazione, e si limita alla classe medio-alta. L’unica possibilità di Guaidó comporta un prezzo ingente, ovvero un’ulteriore aggravamento delle sanzioni che porterebbe la cittadinanza a un livello di disperazione tale da rendere il Venezuela ingovernabile. In pratica, l’abbattimento dell’esecutivo da parte dei ceti abbienti, e il settore privato, può essere raggiunto con il sacrificio degli strati popolari e vulnerabili. In molti, vicini a Guaidó, credono poi che l’ago della bilancia potrebbe essere spostato da una ipotesi credibile dell’uso della forza da parte degli Stati Uniti, e un’operazione da terra con il concorso della Colombia.</p>
<p>In nessuno dei momenti di serio <em>impasse</em> del governo &#8211; le proteste contro Maduro del 2014 e la messa a <em>referendum</em> della sua presidenza nel 2016 &#8211; si sono concretate le speranze di un sollevamento generale. La solidarietà ideologica delle classi popolari, e una fitta rete di interessi e benefici fra l’esecutivo e l’esercito, sono la ragione quasi inattaccabile della longevità del socialismo bolivariano. Trattarlo alla stregua di una banda di ladri e criminali non è una strategia che possa trarre alcun beneficio.</p>
<p>Non ha pagato nemmeno l’ambiguità del discorso di Guaidó con il suo moto oscillatorio fra un dialogo con il chavismo, la dipendenza dalla Casa Bianca, e l’eventualità di un intervento straniero. Le espressioni ricorrenti di Guaidó sulla necessità di lasciare aperti vari scenari, o di valutare ogni opzione, altro non riflettono che la difficoltà di strutturare il dissenso, un fronte dove si trovano gomito a gomito progressisti ed esponenti della destra radicale. Le attese frustrate ed errori operativi di carattere macroscopico, che sottolineano l’insuccesso della sua strategia, hanno creato discrepanze, malessere e defezioni. L’avventata incursione marittima nei pressi di Caracas agli inizi di maggio ne ha deteriorato l’immagine, anche se ora cerca di ritornare a galla con attività parlamentari e mobilitazioni sociali. Due suoi assesori si sono dovuti dimettere per uso di fondi pubblici per foraggiare l&#8217;impresa senza l’autorizzazione del parlamento.</p>
<p>Eppure, dove non ha potuto l’ingerenza americana, potrebbe avere la meglio il coronavirus. I vertici militari temono l’accrescere del disordine pubblico. Il sistema venezuelano ha in dotazione 80 ventilatori per una popolazione di 28 milioni, solo il 60% degli ospedali dispone di  acqua corrente, e le interruzioni di energia elettrica ne mettono a repentaglio il funzionamento, così come la penuria di carburante il trasporto dei malati. Le misure preventive per arginare l’espansione del contagio hanno determinato il rincaro del 50% dei beni alimentari, mentre le importazioni si sono dimezzate creando scarsità sul mercato.</p>
<p>Informazioni elaborate dalla rispettata agenzia di sondaggi, Datanálisis, evidenziano che il 79% dei venezuelani disapprova la gestione della pandemia. Maduro ha calmierato i prezzi, agito sulla politica monetaria, e aggirato le sanzioni, importando petrolio dalla compagnia russa Rosnef. Non è stato sufficiente o efficace, e i gruppi di autodifesa delle comunità locali potrebbero detonare sviluppi imprevisti.</p>
<p>Una tregua umanitaria fra i bandi opposti è al momento la via d’uscita per ridurre l’esposizione del paese ai rischi del COVID-19 ed evitare di portarlo allo stremo. Maduro è apparso propenso, avendo molto da perdere, ma con l’antecedente di non aver fatto alcuna concessione significativa nel passato. Guaidó è stato a lungo indeciso, non volendo concedere a Maduro un vantaggio e l’occasione di dividere oltremodo l’opposizione, in una fase insidiosa del suo progetto.</p>
<p>È stato firmato un accordo, un debole passo verso un dialogo, ipotecato sin dalle esternazioni posteriori. Il documento titola “collaborazione fra il ministero della salute e i consiglieri  tecnici del parlamento” e, per quanto generico nelle sue modalità di esecuzione, segnerebbe una reciproca affermazione istituzionale: il parlamento riconosce il governo in quanto legittimo e il governo ammette il parlamento in quanto funzionante, quando il primo aveva sconfessato il governo, sostituendosi a esso, e il secondo aveva decretato il termine delle funzioni del parlamento, per sentenza del tribunale supremo di giustizia. Putroppo due ore più tardi, Guaidó si è riferito a Maduro con l’appellativo di dittatore, e alti funzionari governativi hanno specificato che l’accordo era stato siglato con espressioni dell’opposizione e non con il parlamento.</p>
<p>I partiti antagonisti insistono che per ristabilire la democrazia bisogna convocare elezioni presidenziali; l’esecutivo ribadisce che la prossima tornata elettorale sarà legislativa, e la procura attiva un procedimento per inquadrare il partito di Guaidó come un’organizzazione sovversiva. L’assistenza sanitaria può ora entrare in Venezuela, ma lo stallo politico è lontano dall&#8217;essere sciolto, con gli attori chiave concentrati nel mantenere o guadagnare il potere.</p>
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