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Oltre cinque milioni e mezzo di venezuelani, su una popolazione di poco superiore ai trenta milioni di abitanti, hanno lasciato il proprio Paese negli ultimi cinque anni per sfuggire alla crisi economica e politica che lo sta devastando. La maggior parte è fuggita dal Venezuela a partire dal 2017, quando la crisi ha iniziato a provocare una scarsità di benzina, cibo medicine e le dimostrazioni anti-governative sono diventate una costante della vita quotidiana dei cittadini. Il 31% dei migranti venezuelani, secondo i dati forniti dall’UNHCR ed aggiornati nel marzo del 2021, ha scelto come propria destinazione la Colombia mentre al secondo posto c’è il Perù (scelto dal 18%) ed a seguire si trovano Cile, Ecuador ( 8% ciascuno) ed il Brasile (preferito dal 5%). La confinante Colombia ospita circa 1.74 milioni di migranti, spesso privi di documenti ed ha deciso di fornire a tutti loro, clandestini o meno, uno status di protezione temporanea della durata di 10 anni. La protezione verrà accordata anche a tutti quelli che faranno il proprio ingresso nel Paese, una volta che verranno riaperti i confini, sino al primo luglio del 2023. Si tratta di una mossa volta ad incoraggiare l’immigrazione legale e che potrebbe far incrementare il numero di arrivi sino ai 3-5 milioni stimati per la fine del 2022.

Un dramma di gravi proporzioni

La questione umanitaria è resa più complessa dallo scontro tra Nicolas Maduro, che ha vinto le contestate elezioni del maggio 2018 e Juan Guaidó, a capo dell’Assemblea Nazionale ed autoproclamatosi presidente nel gennaio del 2019. Gli Stati Uniti e dozzine di altri governi in tutto il mondo riconoscono Guaidó come presidente ad interim mentre la Cina, la Russia e l’esercito venezuelano hanno scelto di supportare Maduro, che nega l’esistenza di una crisi umanitaria e ritiene che le sanzioni dall’estero abbiano provocato i problemi esistenti. Il Covid-19 ha provocato un’intensificazione dell’emergenza umanitaria ed ha indotto, almeno in una prima fase, molti migranti a tornare in Venezuela. Le carenze di benzina, elettricità ed acqua pulita hanno però provocato rivolte ed una rinnovata spinta migratoria alla fine del 2020. Sullo sfondo c’è anche l’iperinflazione, che ha provocato una grave svalutazione del Bolivar venezuelano, ormai sostituito dal dollaro americano come valuta ed anche dei salari. Un simil-censimento realizzato tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 dai ricercatori della Andres Bello Catholic University è giunto ad una conclusione inquietante. Più del 96% della popolazione, tenendo conto del reddito stimato, vive in povertà.

La gravità della crisi

Il regime gioca un ruolo passivo nell’esodo, che può rivelarsi benefico per la propria sopravvivenza. I sociologi venezuelani Iván De la Vega e Claudia Vargas hanno evidenziato come chi migra supporta, con maggiore probabilità, l’opposizione e questo trend, che si è rafforzato nel corso degli anni, ha portato ad una diminuzione delle voci critiche presenti nel paese, delle presenze alle proteste anti-governative ed ha reso più complessa la partecipazione degli oppositori alle elezioni. La minaccia interna si è dunque ridotta ma l’esodo si è rivelato benefico anche per le tasche dell’esecutivo riducendo il numero di bambini e giovani che devono essere educati e di pazienti che devono essere curati. Meno bocche da sfamare, dunque, meno richiesta di medicine ed una riduzione della pressione sulle spese pubbliche. Il terzo beneficio è invece legato alle rimesse inviate dai rifugiati in Venezuela. Queste contribuiscono a sostenere l’economia del Venezuela, creano posti di lavoro, consentono ad alcune famiglie di vivere decentemente e forniscono moneta straniera. Non tutto, ovviamente, può essere sfruttato positivamente dal governo dato che l’emigrazione di migliaia di dottori, infermiere, educatori e scienziati ha provocato una vera e propria fuga dei cervelli ma l’esodo, per quanto paradossalmente, può rivelarsi un vero e proprio asso nella manica di Maduro. La ricollocazione all’estero dei politici dell’opposizione fornisce un impagabile margine di manovra.