Le elezioni legislative venezuelane del sei dicembre si sono concluse con la netta affermazione del Grande Polo Patriottico, l’alleanza politica che sostiene il presidente Nicolàs Maduro. Il Polo è riuscito ad ottenere una super maggioranza dei seggi in seno all’Assemblea Nazionale, ben 253 sui 277 in palio ed ha conseguito il 69 per cento dei voti espressi. La variegata opposizione politica del Paese, riunita nell’alleanza denominata Tavolo dell’Unità Democratica (MUD), ha scelto di boicottare il voto e questa decisione, probabilmente avventata, potrebbe essere gravida di conseguenze nefaste. La scarsa affluenza elettorale, che secondo le stime ufficiali ha di poco superato il 30 per cento degli aventi diritto al voto, non ha impedito a Maduro di rilegittimarsi di fronte alla sua base ed a quella parte della comunità internazionale, in primis Cina e Russia, che lo sostiene. L’opposizione ha perso, definitivamente, il controllo dell’Assemblea  Nazionale dopo averla dominata per ben cinque anni. Nel 2015, infatti, il Partito Socialista Unito di Maduro era stato umiliato dal MUD, che aveva ottenuto il 56 per cento dei voti e 109 seggi su 167. Il MUD aveva inflitto una sconfitta significativa alle forze di governo ed era riuscito ad entusiasmare i propri sostenitori, che ora, con tutta probabilità, sono sconfortati.

Un passo indietro significativo

Una parte dei parlamentari dell’opposizione uscenti, il cui mandato scadrà tra due settimane, è ora costretta a riunirsi in un parco di Caracas per sfuggire alle intimidazioni dell’esecutivo, che li ha banditi dall’Assemblea Legislativa. I legislatori, come segnalato dalla Reuters, stanno cercando di elaborare una strategia che gli consenta di mantenere in vita una sorta di Parlamento fantasma. Una struttura che garantisca la continuità di quel riconoscimento internazionale di cui gode il leader Juan Guaidò e che permetta all’opposizione di non scomparire del tutto. Maduro, che gode del supporto delle Forze Armate, non ha alcuna intenzione di concedere spazi ai suoi rivali, da lui accusati di appoggiare le sanzioni inflitte da Washington a Caracas.  L’Unione Europea e gli Stati Uniti non hanno riconosciuto il risultato delle elezioni parlamentari ed hanno già chiarito di voler continuare a supportare Guaidò. Potrebbe trattarsi, però, di dichiarazioni di facciata destinate a cedere di fronte al peso della pandemia e della realpolitik. L’Europa, almeno in questo momento, è focalizzata sulla campagna vaccinale necessaria per sconfiggere il Covid-19 e la grave crisi economica che affligge il Vecchio Continente. Le energie da dedicare alla crisi politica venezuelana sono, dunque, marginali. Gli Stati Uniti sono invece più interessati, anche da un punto di vista meramente geografico, al futuro di Caracas ma in questo caso bisognerà vedere come si comporteranno Joe Biden ed il Partito Democratico.

Dubbi ed incertezze

I consiglieri del presidente Biden intenderebbero, secondo quanto segnalato da alcune fonti riportate da Bloomberg, negoziare con Maduro per porre fine alla crisi economica ed umanitaria. L’amministrazione americana intende mettere sul tavolo la seguente proposta: elezioni libere e democratiche in cambio di un alleggerimento delle sanzioni e senza imporre alcuna precondizione come, ad esempio, la possibile uscita di scena di Maduro. Il presidente venezuelano ha accolto con un certo sollievo l’elezione di Biden esprimendo l’auspicio che si possa giungere ad un miglioramento delle relazioni diplomatiche e ad un alleggerimento delle sanzioni che opprimono l’economia del Paese. Non è chiaro quale sarà il ruolo di Guaidò, che perderà il suo seggio all’Assemblea Nazionale a partire dal 5 gennaio e che non è ancora riuscito a parlare con Biden. Guaidò è stato poi criticato da alcuni esponenti dell’opposizione e gli è stato rimproverato di non essere un leader sufficientemente carismatico. La tecnica del bastone e della carota tentata da Biden potrebbe, paradossalmente, rinforzare proprio Maduro e trasformarlo in un interlocutore accettabile ed una persona con cui, tutto sommato, si possono anche fare dei compromessi. Le opposizioni potrebbero invece essere lasciate ai margini dello scenario e gli potrebbe venir elargito un contentino, come una parziale e limitata influenza sugli affari di governo. Gli Stati Uniti, qualora le cose andassero veramente così, potrebbero vedere ridimensionato il proprio ruolo in America Latina nel giro di poco tempo e rischierebbero di non essere più presi sul serio dagli altri alleati della regione.

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