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Il recente comunicato sul Venezuela dell’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea , Josep Borrell, non si riferisce, come da prassi, a Juan Guaidó in qualità di “presidente ad interim” del paese. Il rinnovamento dell’assemblea legislativa, in seguito alle elezioni del 6 dicembre, disertate da gran parte dell’opposizione, lo fa decadere dal ruolo istituzionale che nel 2019 gli aveva permesso tale autoproclamazione, secondo un’interpretazione della carta costituzionale, e con l’obiettivo di forzare la caduta di Nicolás Maduro. L’Ue si trova in una situazione delicata. Nonostante abbia accreditato Guaidó sin dall’inizio, non può più sostenerlo in questi termini, non essendo nemmeno stato rinominato.

L’acrobazia diplomatica espressa dal testo rispecchia le differenze presenti in seno all’Ue, dagli albori di questa vicenda. Per esempio, mentre il parlamento europeo si è schierato in appoggio all’inedito status di Guaidó, il Consiglio europeo lo ha sempre solo considerato nella sua veste di presidente dell’assemblea. Subito dopo l’esito delle urne, Guaidó, in una partecipazione virtuale a una sessione del Parlamento europeo, ha sollecitato che si continuasse ad avvallarlo come il presidente incaricato del Venezuela.

Sebbene si siano levate voci discordi, le parole di Borrell sono chiare in merito a un cambio di vedute: l’Ue definisce Guaidó un importante esponente della dissidenza. Allo stesso tempo, si compromette a mantenere aperto il dialogo con tutti gli attori politici e della società civile. Tuttavia, lascia spazio di manovra, rispetto a possibili eventi futuri, non riconoscendo la democraticità del processo appena concluso e asserendo la necessità di tornare al voto. Non va sottovalutato il fatto che quest’ultimo passaggio conserva l’accesso degli oppositori del governo ai fondi sovrani che il Venezuela ha depositato nel Regno Unito, la Svizzera, il Portogallo, e gli Stati Uniti.

Guaidó, dal canto suo, sottolinea l’appello a nuove elezioni presidenziali, legislative e amministrative, senza commentare le sezioni del comunicato che lo riguardano in forma diretta. Questa settimana ha creato una camera parallela, autodenominata l’autentica assemblea nazionale del Venezuela, grazie a una modifica del 18 dicembre allo statuto di transizione, approvato a suo tempo per giustificare la presidenza interina, che ora ne estende la validità. Le contestazioni e le defezioni nei partiti della coalizione, però, si susseguono e Guaidó perde forza e autorità. A questo si aggiungono le denunce per corruzione di suoi stretti collaboratori e la fredda reazione del Gruppo di Lima. Costituito dalle nazioni che contrastano Maduro – Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Paraguay e Perù -, il gruppo ha rilasciato una dichiarazione in cui, pur segnalando la mancanza di garanzie elettorali, “prende atto dell’esistenza”, ma non ratifica nella sostanza, la continuità della camera di Guaidó.