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La complessa battaglia giudiziaria per il possesso dell’oro venezuelano depositato nel Regno Unito si è arricchita di un nuovo capitolo. La Corte d’Appello di Londra ha annullato il verdetto emesso dall’Alta Corte inglese in favore dell’oppositore Juan Guaidò, che reclama il possesso del prezioso tesoro depositato presso la Banca d’Inghilterra. L’Alta Corte dovrà così pronunciarsi una seconda volta in merito al possesso dell’oro, reclamato tanto dall’amministrazione presidenziale di Nicolàs Maduro quanto dall’opposizione. Le trentuno tonnellate d’oro, che hanno un valore stimato di un miliardo di dollari, spetterebbero al governo venezuelano. Il problema è che Londra, insieme ad altri 50 Paesi, non riconosce l’amministrazione Maduro e ritiene che Juan Guaidò sia il legittimo Capo di Stato della nazione latinoamericana. Ne è nata una controversia giudiziaria dato che Caracas, in preda ad una gravissima crisi economica, ha bisogno dell’oro come merce di scambio per l’importazione di beni dall’estero e per fronteggiare la pandemia. 

Uno scenario complesso

La sentenza, seppur non definitiva, è una prima vittoria per l’esecutivo venezuelano. Il rischio è che le lungaggini giudiziarie si trascinino ancora per molto e che nel frattempo il sistema produttivo collassi. Secondo la Corte d’Appello non è chiaro se il governo britannico consideri Guaidò un leader a tutti gli effetti o se invece non siano riconosciuti i poteri presidenziali esercitati da Maduro, con cui sono state mantenute le relazioni diplomatiche. L’esecutivo di Boris Johnson dovrà chiarire le proprie posizioni e se rifiuterà di farlo sarà la Corte Commerciale britannica ad avere l’ultima parola in materia ed a determinare il futuro della crisi venezuelana. L’amministrazione Maduro gode del supporto delle Forze Armate e dell’appoggio di rilevanti partner internazionali, in primis Cina, Federazione Russa ed Iran, intenzionati a preservare uno degli ultimi bastioni anti-statunitensi in America Latina. L’opposizione, che in un primo momento sembrava poter avere la meglio, risente di alcune fratture interne, dell’incapacità di elaborare una strategia comune e non è riuscita ad avvantaggiarsi della vicinanza degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Le elezioni legislative del 6 dicembre 2020 sembrano invece destinate alla marginalità. Buona parte dell’opposizione potrebbe decidere di boicottarle ma ciò non sarà probabilmente sufficiente a dar luogo a manifestazioni popolari in grado di rovesciare l’esecutivo.

Un dramma senza via d’uscita

Il Venezuela deve fronteggiare molteplici problematiche legate alle diverse crisi che sta affrontando: da quella economica a quella sanitaria passando per la crisi politica e quella della sicurezza. Molti altri cittadini si uniranno, nei prossimi mesi, ai cinque milioni di rifugiati che hanno già abbandonato il Paese per trovare rifugio in America Latina e negli Stati Uniti. Le sanzioni americane sono riuscite a ridurre drasticamente i proventi petroliferi di Caracas, la cui produzione era calata, nel giugno del 2020, ad appena 379mila barili al giorno contro gli oltre tre milioni al giorno del passato. Il crollo del prezzo del petrolio determinato dalla crisi energetica mondiale ha ridotto ulteriormente le entrate del Venezuela, che può contare su ingenti risorse e nel Paese ormai scarseggia anche il gasolio, vitale per garantire l’operatività delle forze armate e la distribuzione del cibo. Sullo sfondo c’è, poi, l’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19. La nazione è priva di strutture ospedaliere efficienti e degli strumenti sanitari necessari ad arginare l’avanzata del morbo. La diffusione del virus SARS-CoV-2 potrebbe risultare, in questo contesto, ancora più letale che altrove e determinare esiti drammatici. Il Paese rischia di trasformarsi in una sorta di mina vagante e fuori controllo in grado di scoraggiare persino l’opposizione di Juan Guaidò dal voler assumere il potere. Solamente un deciso intervento della comunità internazionale, nello specifico delle Nazioni Unite, potrebbe riportare una certa stabilità dalle parti di Caracas ma le vicende mondiali hanno relegato il Venezuela ai margini delle agende politiche.