Mentre continua a salire la tensione tra Stati Uniti e Venezuela, con il quinto attacco aereo statunitense nel Mar dei Caraibi contro presunti trafficanti di droga, la vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2025, María Corina Machado, ha rilasciato alcune dichiarazioni dirompenti in un’intervista esclusiva concessa a Donald Trump Jr., figlio del presidente Usa. La leader dell’opposizione venezuelana ha infatti delineato un piano ambizioso per un “cambio di regime”, promettendo la privatizzazione totale dell’industria nazionale e garantendo “guadagni enormi” per le aziende americane. “Privatizzeremo tutta la nostra industria. Le aziende statunitensi guadagneranno un sacco di soldi”, ha dichiarato, intervistata sulla piattaforma Rumble da Donald Trump Jr.
“Dimenticate l’Arabia Saudita, intendo dire che abbiamo più petrolio di loro, intendo infinite possibilità”; “Siamo in in una posizione strategica e il Venezuela”, ha spiegato Machado, “diventerà la più brillante opportunità di investimento per le compagnie americane, per buone persone che potranno fare un sacco di soldi“.
Il Premio Nobel per la Pace dedicato a Trump
La vicinanza di Machado agli Stati Uniti non è certo un mistero. In una dichiarazione pubblica diffusa ai media poco dopo aver vinto il Premio Nobel per la Pace 2025, l’attivista venezuelana ha promesso di dedicare il premio al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Come osserva la rivista Foreign Policy, “non si è trattato solo di un tentativo di lenire l’ego notoriamente fragile del presidente statunitense dopo che egli stesso aveva ambito al premio. Il gesto di Machado rifletteva anche il suo personale interesse nell’aumento della presenza militare statunitense nei Caraibi e l’equilibrio delicato che dovrà mantenere nel sostenere l’approccio di Trump nei confronti del regime autocratico del presidente venezuelano Nicolás Maduro”. Machado ha sostenuto pubblicamente la campagna Usa contro Maduro, inclusa l’uccisione di presunti trafficanti di droga. “Si tratta di salvare vite”, ha dichiarato a Fox News all’inizio di settembre, in seguito all’avvio della campagna di bombardamenti da parte degli Stati Uniti.
Durante l’amministrazione Biden, María Corina Machado è diventata la figura centrale dell’opposizione venezuelana. Gli Stati Uniti, in un tentativo di promuovere elezioni presidenziali competitive nel 2024, hanno revocato parzialmente le sanzioni imposte da Trump nel 2019: Machado vince le primarie dell’opposizione, ma la Corte Suprema, controllata da Maduro, le impedisce di candidarsi, portando alla scelta di Edmundo González come suo sostituto.
Con il ritorno di Trump alla presidenza nel novembre 2024, la strategia Usa è cambiata: Maduro e il suo governo sono stati definiti “narcoterroristi”, e una flotta militare con oltre otto navi, un sottomarino nucleare e 10.000 effettivi è stata dispiegata nei Caraibi.
Trump annuncia il quinto attacco nei Caraibi
Nel frattempo, nelle scorse ore il presidente Usa Donald Trump ha annunciato un attacco militare contro una nave al largo del Venezuela, sospettata di traffico di droga, che ha causato la morte di tutte e sei le persone a bordo. L’operazione, condotta in acque internazionali, è stata giustificata dall’intelligence che ha confermato l’affiliazione della nave a reti di narcoterrorismo e al traffico di stupefacenti lungo una rotta nota.
Trump ha dichiarato che la nave era legata a un’organizzazione terroristica designata, senza però fornire prove specifiche o nominare l’organizzazione, pubblicando solo un video non classificato dell’attacco su Truth Social. Si tratta del quinto attacco noto contro imbarcazioni sospettate di trafficare droga nel Mar dei Caraibi negli ultimi mesi: operazioni che hanno portato – complessivamente – alla morte di 27 persone. All’inizio di ottobre, Trump ha notificato al Congresso che gli Stati Uniti sono entrati in un “conflitto armato non internazionale” con i cartelli della droga, considerati “gruppi armati non statali” responsabili di un “attacco armato” contro gli Stati Uniti attraverso il traffico di droga. In particolare, l’amministrazione ha dichiarato guerra al cartello Tren de Aragua, accusandolo di collaborare con il governo Maduro.
Vince la linea dura di Rubio: Grenell in secondo piano
Nell’amministrazione Usa sembra abbia vinto la “linea dura” verso Maduro. Secondo quanto riporta Responsible Statecraft, su questo fronte sembra che il Segretario di Stato Marco Rubio stia prevalendo nella battaglia interna all’amministrazione Trump sulla direzione della politica statunitense verso il Venezuela. Il segnale che è stato dato nei giorni scorsi è molto chiaro: l’inviato speciale della Casa Bianca, Richard Grenell – che, dopo aver incontrato il presidente Nicolás Maduro a Caracas a gennaio, ha firmato accordi di deportazione, ottenuto il rilascio di prigionieri americani e assicurato licenze energetiche per le major petrolifere statunitensi ed europee – è stato incaricato dal presidente Donald Trump di interrompere ogni contatto diplomatico con la nazione sudamericana.
Rubio lavora da tempo per spingere l’amministrazione Usa a destabilizzare il Venezuela attraverso una strategia di “massima pressione” che contempla anche l’uso dell’hard power. Fu proprio l’allora senatore Rubio, gennaio 2019, a chiedere a Trump di riconoscere l’allora semi-sconosciuto leader dell’Assemblea Nazionale, Juan Guaidó, come presidente ad interim, cosa che Trump fece il giorno successivo, spingendo Maduro a interrompere i legami diplomatici con Washington.
Rubio, riporta sempre Responsible Statecraft, ha trovato ampio sostegno bipartisan per la sua strategia di massima pressione. Al Campidoglio, i legislatori repubblicani della Florida, come il senatore Rick Scott e i rappresentanti Mario Diaz-Balart, María Elvira Salazar e Carlos Giménez, insieme ai democratici Debbie Wasserman-Schultz e Jared Moskowitz, hanno appoggiato con decisione la linea dura di Rubio. Molti di questi parlamentari mantengono stretti rapporti con influenti donatori e attivisti venezuelano-americani anti-Maduro, tra cui Ernesto Ackerman, che ha definito Rubio “il nostro generale”, e Kennedy Bolívar, che spesso condivide contenuti insieme a Rubio e Scott.
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