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	<title>Artico Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 24 Jan 2026 05:56:39 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Artico Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>L’Artico come promessa e come trappola: la strategia nazionale italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lartico-come-promessa-e-come-trappola-la-strategia-nazionale-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 05:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="artico" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> L’Italia può giocare competenze industriali e tecnologiche, cantieristica, sistemi di osservazione. Ma l’Artico non è un nuovo mercato. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/lartico-come-promessa-e-come-trappola-la-strategia-nazionale-italiana.html">L’Artico come promessa e come trappola: la strategia nazionale italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="artico" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Roma scopre il Nord, ma il Nord non è più quello di una volta. La <strong>strategia artica </strong>presentata dal governo non è un semplice capitolo di politica commerciale: è una dichiarazione d’intenti su un’area che, nel giro di pochi anni, è passata da periferia geografica a<strong> snodo degli equilibri globali.</strong> Il linguaggio è quello rassicurante della pace, della cooperazione e della prosperità. Ma la scelta stessa di <a href="https://it.insideover.com/ambiente/litalia-nellartico-con-la-missione-high-north-2020-della-marina-militare.html">mettere l’Artico </a>tra le<strong> priorità europee e dell’Alleanza Atlantica</strong> dice che la stagione dell’innocenza è finita: se l’Artico diventa priorità, vuol dire che qualcuno lo considera già un terreno di competizione.</p>



<p><strong>Qui la politica italiana prova a fare una mossa doppia: </strong>restare nel registro della collaborazione internazionale e, nello stesso tempo, aprire spazi concreti per le imprese. Non è contraddizione, è realismo. Perché oggi la cooperazione è anche una forma di posizionamento: chi siede al tavolo della ricerca, degli standard, delle infrastrutture e della sicurezza, decide i margini del gioco economico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geoeconomia dietro la parola “affari”</h2>



<p>L’annuncio di una missione imprenditoriale e di un possibile gruppo orientato all’esportazione in settori come difesa, energia e spazio va letto per quello che è: <strong>un tentativo di inserire l’Italia nelle catene del valore che contano davvero.</strong> L’Artico è un archivio di risorse e, soprattutto, un corridoio potenziale di rotte e collegamenti. Con il ritiro dei ghiacci aumentano le finestre operative, e con esse cresce l’interesse per porti, cantieri, logistica, assicurazioni, comunicazioni, satelliti, osservazione e soccorso.</p>



<p>Il punto, però, è che <strong>la ricchezza artica non è mai “neutra”.</strong> Le materie prime sono potere: chi controlla l’estrazione, la trasformazione e il trasporto controlla anche il prezzo politico della transizione energetica e tecnologica. L’Italia, Paese industriale e dipendente dall’estero, ha un motivo serio per cercare un ruolo: ridurre vulnerabilità, non inseguire un miraggio. Ecco perché <strong>il viaggio annunciato a Washington per discutere di materie prime è più importante di quanto sembri: </strong>significa che la partita non è solo europea, ma transatlantica, e che le filiere critiche sono diventate un capitolo di diplomazia quotidiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione militare</h2>



<p><strong>La critica di Crosetto alla frammentazione dei piccoli schieramenti </strong>nazionali in Groenlandia coglie un problema vero. Mettere pezzi sparsi non crea deterrenza, crea confusione. <strong>L’Artico richiede continuità</strong>, interoperabilità, catena di comando, capacità di sorveglianza e protezione delle infrastrutture. In altre parole: meno gesti simbolici e più architettura operativa.</p>



<p>Ma invocare l’Alleanza Atlantica oggi significa anche misurarsi con la fragilità del vincolo. Se l’Alleanza è il contenitore, la domanda è: quanto è solido il coperchio? <strong>L’Artico, con i suoi spazi immensi e le sue infrastrutture esposte, non perdona l’improvvisazione.</strong> La sicurezza non è solo presenza militare: è protezione di cavi, dati, rotte, stazioni di ricerca, capacità di risposta alle emergenze. È anche un test di maturità per l’Europa, che spesso parla di autonomia ma poi, quando serve, torna a dipendere dal pilastro americano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Groenlandia e dazi</h2>



<p>La strategia italiana nasce mentre Washington, con Trump, agita la Groenlandia come obiettivo di espansione d’influenza. È un passaggio che altera tutto: perché sposta l’attenzione dal confronto con attori esterni alla frizione dentro il campo occidentale. E quando la pressione politica si accompagna alla minaccia di dazi verso Paesi europei coinvolti in Groenlandia, la questione diventa immediatamente geoeconomica: <strong>il commercio come arma, il mercato come leva, l’alleanza come negoziato.</strong></p>



<p><strong>Meloni definisce i dazi un errore e prova a ricucire.</strong> È una linea comprensibile: l’Italia non ha interesse a una frattura transatlantica, soprattutto mentre chiede unità sul fronte artico. Ma qui si vede il limite strutturale: l’Artico richiede coesione, e la coesione oggi è il bene più raro. Se in alcune capitali europee si ragiona davvero su una separazione di lungo periodo da Washington, significa che non siamo più nel terreno delle schermaglie, ma in quello delle scelte strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il banco di prova italiano</h2>



<p>Il forum di Roma annunciato per marzo è una buona idea se serve a costruire una comunità nazionale di interessi: imprese, ricerca, istituzioni, difesa. Ma una strategia non vive di eventi. Vive di soldi, priorità e capacità di stare in un teatro complesso senza confondere ambizione e propaganda.</p>



<p><strong>L’Italia può giocare una carta sensata: competenze industriali e tecnologiche, cantieristica, sistemi di osservazione,</strong> gestione delle emergenze, energia e ricerca. Però deve evitare l’equivoco di fondo: l’Artico non è un nuovo mercato da conquistare con una vetrina, è un terreno dove si misurano potenza e vulnerabilità. E dove “rilanciare gli affari” significa prima di tutto difenderli: con filiere più robuste, con alleanze meno isteriche, con una postura europea che non si limiti a seguire le onde, ma provi finalmente a governarle.</p>
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		<title>Artico conteso: il nuovo fronte della competizione tra Russia, Cina e NATO tra i ghiacci che arretrano</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/artico-conteso-il-nuovo-fronte-della-competizione-tra-russia-cina-e-nato-tra-i-ghiacci-che-arretrano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2025 17:08:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="789" height="502" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251208144722915_e938311be24040729d4c362659c3fc31.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251208144722915_e938311be24040729d4c362659c3fc31.jpg 789w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251208144722915_e938311be24040729d4c362659c3fc31-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251208144722915_e938311be24040729d4c362659c3fc31-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251208144722915_e938311be24040729d4c362659c3fc31-600x382.jpg 600w" sizes="(max-width: 789px) 100vw, 789px" /></p>
<p>Il Grande Nord, da remota periferia, è diventato l'epicentro strategico dove si incrociano e si scontrano le ambizioni di potenza globali.</p>
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<p>Il Grande Nord non è più periferia del mondo: è la linea d’intersezione tra energia, rotte emergenti, deterrenza nucleare e ambizioni revisioniste. Un confronto che ridisegna l’ordine globale.</p>



<p>Per decenni il Polo Nord è stato considerato un margine remoto, un laboratorio naturale frequentato solo da scienziati e comunità isolate. Oggi, <strong>complice il ritiro dei ghiacci e la scoperta di immense risorse energetiche</strong>, l’Artico è diventato una regione dove si misurano le ambizioni delle grandi potenze. Non è soltanto la geografia a cambiare, ma il modo stesso in cui <a href="https://ilcaffegeopolitico.net/996054/2-leuropa-litalia-e-la-corsa-allartico">Stati Uniti, Russia, Cina e alleati NATO interpretano la sovranità e il potere</a>. Più delle tonnellate di ghiaccio perdute, a contare è la volontà politica: ogni attore sta cercando di trasformare l’estremo Nord in una leva di influenza globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Russia: il ritorno della proiezione imperiale</h2>



<p>Per Mosca, la dimensione artica non è una moda strategica recente ma un pilastro identitario. Dalla flotta del Nord ai siti di lancio nella penisola di Kola, l’URSS considerava il <a href="https://www.nazionefuturarivista.it/2025/10/14/la-nuova-frontiera-artica-tra-russia-nato-e-cina/">Polo come scudo contro l’Occidente e corridoio ideale per lanciare deterrenza nucleare</a>. Putin non ha fatto altro che radicalizzare quella tradizione. La Russia ha costruito nuovi rompighiaccio atomici, ristrutturato basi un tempo abbandonate e <strong>trasformato la Rotta del Mare del Nord in un asse logistico a servizio dell’energia e della difesa. </strong>Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’Artico è diventato uno dei pochi fronti dove il Cremlino può ancora dialogare con partner extraeuropei, in primis la Cina. Mosca ritiene l’Artico parte integrante del proprio spazio vitale e non esita a proteggere questa percezione con missili ipersonici, pattugliamenti sottomarini e una narrativa di potenza che presenta il Nord come frontiera della sovranità russa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La NATO rialza la testa</h2>



<p><strong>L’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza Atlantica ha cambiato il volto geostrategico dell’Europa settentrionale. </strong>Due Stati abituati alla neutralità hanno scelto la copertura NATO non per ideologia, ma per necessità: la deterrenza russa e le ambizioni cinesi rendono oggi la sicurezza artica un bene indivisibile. Per Washington, che ha aggiornato la propria strategia artica, l’Alaska e le basi del radar warning tornano ad avere una funzione cruciale. Non si tratta di una militarizzazione fine a sé stessa, ma della risposta obbligata a un contesto nel quale la libertà di navigazione, l’accesso alle risorse e la stabilità del Nord Atlantico sono diventati nodi vitali per l’Occidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cina: una potenza “quasi artica”</h2>



<p>Pechino non possiede territori artici, eppure si comporta come se ne fosse parte naturale. La definizione di “Stato quasi artico” non è un vezzo retorico: serve a giustificare investimenti nei porti islandesi e norvegesi, missioni scientifiche e una crescente cooperazione con Mosca. <a href="https://www.geopolitica.info/artico-russia-politicaestera/">La Polar Silk Road è il tassello più importante di questa strategia: una rotta che collega l’Asia all’Europa aggirando Suez, riducendo tempi e costi, e creando un corridoio commerciale controllato da attori non occidentali</a>. Per l’industria europea, il rischio è evidente: la centralità dei mari tradizionali verrebbe erosa da un sistema logistico artico modellato sugli interessi congiunti russo-cinesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Groenlandia: il punto di levatura globale</h2>



<p>La Groenlandia, territorio danese con ambizioni autonomiste, è diventata un nodo geopolitico di prima grandezza. Sotto la sua superficie si celano terre rare e minerali essenziali per la transizione energetica occidentale. <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-base-di-pituffik-locchio-dellallerta-missilistica-usa-e-il-nuovo-fronte-dellartico.html">Soprattutto, ospita la base di Pituffik</a>, cardine dell’allerta missilistica USA e fulcro della difesa emisferica nordamericana. A latitudini artiche, la curvatura terrestre offre minuti preziosi per intercettare un lancio balistico: un vantaggio che nessun altro sito può replicare. In un’epoca dominata dagli ipersonici, la Groenlandia non è un avamposto periferico, ma <strong>il balcone da cui si osserva il cielo strategico del XXI secolo.</strong> Un’eventuale indipendenza mal gestita potrebbe aprire spazi a potenze ostili alla NATO, con ricadute dirette sulla sicurezza occidentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le nuove rotte del potere</h2>



<p>Il cambiamento climatico ha trasformato il mare ghiacciato in autostrada stagionale. La <a href="https://www.geopolitica.info/artico-russia-politicaestera/">Northern Sea Route</a>, lungo la costa siberiana, <strong>è la rotta che Mosca rivendica come propria</strong>, facendo leva su disposizioni ONU pensate per acque coperte dal ghiaccio che stanno però scomparendo. Questo crea un vuoto giuridico che potrebbe inasprire i rapporti con Stati Uniti e UE. Il Passaggio a Nord-Ovest, controllato dal Canada, è un’altra via destinata a crescere d’importanza. Più le temperature aumentano, più queste rotte diventano arterie geopolitiche: collegano mercati, risorse e basi militari, e offrono a chi le controlla la possibilità di decidere chi transita e a quali condizioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Unione Europea e l’Italia: tra idealismo e necessità</h2>



<p>Bruxelles ha definito una strategia artica incentrata su sostenibilità, cooperazione e tutela delle comunità locali. Intenti nobili, ma insufficienti in un contesto dove Russia e Cina muovono pedine da potenze globali. <a href="https://www.rivistaenergia.it/2025/06/interessi-italia-artico/">L’Italia, pur non essendo uno Stato artico, possiede interessi diretti: rotte marittime, sicurezza energetica, ricerca scientifica e un ruolo crescente nella NATO</a>. La presenza italiana come osservatore nel Consiglio Artico e le linee guida del MAECI mostrano la consapevolezza di una posta in gioco più ampia della mera protezione ambientale. Il vero dilemma è se l’Europa sia disposta a dotarsi degli strumenti politici e militari necessari per restare rilevante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Artico come frontiera del nuovo scontro globale</h2>



<p>Il Grande Nord non è più l’ultima pagina dell’atlante, ma l’arena dove si misurano modelli di civiltà opposti: sovranità contro multilateralismo fragile, potenza statale contro governance consensuale, deterrenza dura contro retorica ecologista. La cooperazione del Consiglio Artico è quasi paralizzata; le dinamiche di forza hanno preso il sopravvento. Per i conservatori, che mettono al centro sicurezza, identità e interesse nazionale, ignorare l’Artico sarebbe un errore fatale. È qui che si decidono le future rotte del commercio globale, la difesa dell’Occidente e la competizione per le risorse di domani.</p>



<p></p>
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		<title>Artico, il nuovo fronte cieco dell’Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/artico-il-nuovo-fronte-cieco-delloccidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 14:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Artico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’Artico non è solo ghiaccio e radar: è rame, ferro, terre rare, grafite, nichel, oro. E la corsa per il predominio è già partita.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Artico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/artico-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’Artico è tornato ad essere una frontiera strategica. I radar di allerta in <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-trump-vorrebbe-comprare-la-groenlandia.html">Groenlandia,</a></strong> nati per la Guerra fredda e aggiornati nel tempo, oggi vedono bene i missili balistici ma faticano con quelli da crociera ipersonici che volano bassi, cambiano traiettoria e comprimono i tempi di reazione. Se una base come Pituffik è “l’occhio più esterno” della difesa nordamericana, allora l’occhio vede ma non sempre distingue. E nell’Artico distinguere vuol dire sopravvivere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Radar e difesa: il tallone d’Achille polare</h2>



<p>La linea d’allerta groenlandese resta fondamentale per individuare lanci e tracce in orbita, ma <strong>l’assenza di una difesa integrata a più livelli nel settore centrale del Polo </strong>apre una finestra di vulnerabilità. La ricetta è nota: sensori diversificati (radar per alte e basse quote, radar oltre l’orizzonte, velivoli di sorveglianza) e una “cupola” di fuoco corto-medio raggio. In pratica batterie controaeree adattate al clima estremo, capacità a cortissimo raggio per protezione di punto, e — in prospettiva — difese a energia diretta. Il problema non è solo tecnico: neve, ghiaccio, escursioni termiche e vento riducono performance e affidabilità. Nell’Artico, ogni bullone costa il doppio e si rompe il triplo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mosca e il &#8220;secondo colpo&#8221;nella penisola di Kola</h2>



<p>La Russia concentra nella penisola di Kola sottomarini, armi strategiche e nuovi vettori. <strong>È la cerniera del suo “secondo colpo” nucleare e la porta per l’Atlantico</strong>. Qui la Flotta del Nord testa sistemi, mette in mare nuove unità e integra capacità ipersoniche come il Tsirkon. L’obiettivo è chiaro: controllare i varchi e tenere lontani gli alleati. Se Mosca blinda il “bastione”, alza il prezzo di qualsiasi intervento NATO nel Grande Nord.</p>



<p>Due colli di bottiglia decidono i rifornimenti in guerra: il varco tra Norvegia e Svalbard, e il varco tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito. <strong>Chi li presidia incanala traffico militare e commerciale</strong>, chi li nega isola i nemici. Con lo scioglimento dei ghiacci, le nuove rotte dimezzano le distanze tra Europa e Asia: un affare d’oro in tempo di pace, una leva d’acciaio in tempo di guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo politico della Groenlandia</h2>



<p>Geograficamente Nord America, istituzionalmente autonomia<a href="https://it.insideover.com/difesa/difendere-la-groenlandia-si-ma-con-gli-f-35-usa-il-paradosso-della-danimarca.html"> danese</a>, militarmente tassello della NATO. <strong>Pituffik opera in base ad accordi bilaterali storici</strong>, ma la catena di comando oggi coinvolge difesa aerospaziale nordamericana, comando settentrionale statunitense e comando europeo per l’integrazione con i piani alleati. Tradotto: per difendere una pista ghiacciata serve una regia a più mani. La politica deve correre quanto i missili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici</h2>



<p>L’Artico non è solo ghiaccio e radar: <strong>è rame, ferro, terre rare, grafite, nichel, oro.</strong> L’apertura delle rotte riduce costi e tempi per merci strategiche, ma aumenta il rischio di incidenti e contese. Per gli Stati Uniti e gli alleati significa investimenti pesanti in infrastrutture polari, catene di approvvigionamento resilienti, cantieri navali capaci di rompighiaccio moderni. Per la Russia, royalties, basi rinnovate e un corridoio nordico che monetizza il controllo politico. In assenza di regole condivise, la concorrenza tra porti, assicurazioni e compagnie energetiche spingerà verso una <strong>“corsa all’Artico”</strong> con premi al primo arrivato e costi al pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione strategico-militare</h2>



<p>Il vantaggio attuale di Mosca sta nella prossimità: <strong>basi, cantieri, scorte e personale sono già sul posto.</strong> Il vantaggio alleato è l’ampiezza: sensori distribuiti, interoperabilità, potenza industriale se mobilitata. La priorità è chiudere la falla sugli ipersonici con un mosaico di sensori e fuochi, oltre a collegare il settore centrale del Polo con i fianchi norvegese e canadese. Senza una catena continua, ogni batteria è un’isola. <strong>Servono pattugliamenti navali e aerei</strong> costanti nei varchi, equipaggiamento artico per fanterie leggere, droni resistenti al freddo e capacità antisommergibile dedicate. Le difese a energia diretta possono diventare il “pareggio tecnico” contro sciami e vettori veloci, ma vanno testate sul ghiaccio, non nei laboratori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione geopolitica e geoeconomica</h2>



<p>Il Grande Nord è ormai una partita a più tavoli: difesa collettiva, economie dell’energia, catene tecnologiche. La Groenlandia, ponte tra America ed Europa, è anche chiave per il ribilanciamento delle terre rare e dei materiali per batterie, oggi dominati da attori esterni alla NATO. Integrare difesa e sviluppo minerario con standard ambientali severi riduce la dipendenza, legittima la presenza militare e crea consenso locale. Al contrario, <strong>una postura solo militare alimenta diffidenze</strong> e offre a Mosca margini narrativi. Il messaggio è semplice: sicurezza sì, ma con benefici tangibili per le comunità artiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che fare: tre mosse concrete</h2>



<p>Primo, <strong>architettura a strati in Groenlandia</strong> con sensori plurimi e difese corte-medie, collegate ai comandi nordamericano ed europeo in un’unica rete di scoperta, identificazione e ingaggio. Secondo, <strong>presidio permanente dei varchi</strong> con gruppi navali antisommergibile, pattugliatori a lungo raggio e pre-posizionamento di scorte, carburanti e pezzi di ricambio in porti artici. Terzo, <strong>piano geoeconomico</strong>: esplorazione responsabile di minerali strategici, accordi con le comunità locali, corridoi logistici a prova di inverno, assicurazioni e finanza dedicate.</p>



<p>L’Artico non è più il margine del mondo: è la soglia. Chi protegge l’occhio di Pituffik, chi tiene aperti i varchi e chi dà un futuro economico al Nord scriverà le regole del prossimo decennio. Tutto il resto è ghiaccio che si scioglie.</p>



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		<title>Russia e Nato in gara per chi avrà i primi droni in grado di operare nell&#8217;Artico</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/russia-e-nato-in-gara-per-chi-avra-i-primi-droni-in-grado-di-operare-nellartico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 05:01:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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<p>La Nato costretta a inseguire, perché la Russia da più tempo lavora per avere droni capaci di operare in condizioni estreme. </p>
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<p>Le forze della <strong>Nato</strong>, come quelle della <strong>Russia</strong>, stanno cercando di <a href="https://www.businessinsider.com/nato-allies-race-russia-develop-arctic-drones-weather-cold-china-2025-5">sviluppare dei droni</a> in grado di operare nell&#8217;Artico, regione in cui si sta generando una crescente tensione e competizione tra grandi potenze globali, e dove le condizioni climatiche estreme, nonostante il riscaldamento globale e il progressivo scioglimento dei ghiacci che sono alla base della &#8220;<a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-per-le-rotte-dellartico-dossier.html">corsa&#8221; alle nuove rotte all&#8217;Artico</a>, possono influire negativamente su batterie e i sistemi di navigazione, limitandone portata ed efficienza.</p>



<p>Come tutti ormai sanno, i<strong> droni</strong>, nelle loro versioni aeree, navali e subacquee, stanno rivoluzionando la guerra e <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/guerra-nell-artico-i-commandos-simulano-conflitto-potenze-2308524.html">ogni tipo di operazione militare </a>, sia offensiva che difensiva o di sorveglianza. Per questo motivo le potenze occidentali, così come quelle orientali, sono impegnate da anni nello sviluppo di <em>Unmanned Aerial Vehicle</em> in grado di sopportare le rigide temperature del <strong>Circolo Polare Artico</strong>.  Dove la competizione geopolitica si sta intensificando come conseguenza dello scioglimento dei ghiacci che apriranno nuove rotte e daranno accesso a giacimenti di materie prime essenziali per l&#8217;economia di Stati Uniti, Russia, Cina e diversi attori regionali. E dove tutte le grandi potenze stanno aumentando la propria<strong> presenza militare</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I droni &#8220;polari&#8221;</h2>



<p>Secondo quanto riportato dal <em>Business Insider</em>, gli analisti militari hanno già preso in considerazione il ruolo cruciale che i droni destinati all&#8217;Artico svolgeranno in qualsiasi operazione militare.</p>



<p>Il Pentagono ha infatti dichiarato che intende affidarsi alle tecnologie senza pilota per monitorare le minacce regionali e resistere a temperature che possono raggiungere i <strong>-40 gradi centigradi</strong>, mantenendo prestazioni e capacità. In un ambiente ostile come quello artico, i problemi di comunicazione che influiscono negativamente sui <strong>segnali Gps</strong> impiegati dagli operatori per condurre il drone e la <strong>capacità delle batterie</strong> che alimentano il sistema, che risentono gravemente del freddo e riducono drasticamente l&#8217;autonomia dei droni comuni, rappresentano le principali criticità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una sfida tra Russia e Nato </h2>



<p>In un rapporto del 2024 rilasciato dal <em>Center for Strategic and International Studies</em>, è stato affermato che il numero di droni che verranno schierati in futuro nell&#8217;Artico conterà quanto è<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-dei-droni-cieli-ucraina.html"> contato nel conflitto</a> in <strong>Ucraina</strong>. Il conflitto in cui si è verificata la prima guerra di droni della storia. Per tale ragione i Paesi occidentali dovrebbero dare una &#8220;certa priorità&#8221; allo sviluppo dei droni polari, e non dovranno badare solo &#8220;qualità&#8221; dei sistemi, ma anche alla capacità di produrli e schierarli su vasta scala.</p>



<p>Nella corsa per rafforzare la propria presenza nell&#8217;Artico e integrare nuove tecnologie per i droni, alcuni Paesi occidentali stanno stringendo strette collaborazioni per testare e sviluppare nuovi sistemi, mentre attori regionali come la Danimarca e la Norvegia sono già impegnati nella pianificazione e nel lancio di &#8220;<strong>operazioni congiunte</strong>&#8221; di ricognizione con droni a lungo raggio del tipo <strong>MQ-4C Triton</strong>. Sistemi Uav statunitensi, progettati per la sorveglianza ad alta quota e considerati &#8220;<em>tra i pochi droni di fabbricazione occidentale in grado di operare efficacemente nelle condizioni artiche</em>&#8220;.</p>



<p>Gli analisti occidentali sono intimoriti dalle capacità avanzate della <strong>Russia</strong> che &#8220;<em>lavora su droni omologati per l&#8217;Artico da più tempo degli Stati Uniti</em>&#8220;, e dei suoi partner, e che potrebbe essere già in grado di monitorare con droni di sorveglianza<em> </em><i>amabili</i> la<strong> rotta del Mare del Nord</strong> che collega Europa e Asia.</p>



<p>L&#8217;Esercito russo ha già schierato in Ucraina dei sistemi come l&#8217;<strong>S-70 Okhotnik</strong>, un drone delle dimensioni di un aereo dotato di &#8220;tecnologie segrete&#8221; che può essere impiegato sia per missioni di attacco che di sorveglianza, e secondo quanto riferito è stato &#8220;<em>testato in condizioni artiche</em>&#8220;.</p>



<p><strong><em>Il confronto strategico tra Est e Ovest si è ormai spostato anche sull&#8217;Artico, dove il riscaldamento globale sta aprendo nuove rotte che tutti vogliono controllare. La Nato e la Russia, in particolare, si stanno sfidando sui mari ghiacciati. Vuoi vedere come, e chi è in testa in questa rischiosa gara? Unisciti a noi, <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">scopri InsideOver</a>!</em></strong></p>
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		<title>Chi indica agli Houthi dello Yemen le navi da colpire? C&#8217;è chi pensa siano i russi&#8230; </title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/chi-indica-agli-houthi-dello-yemen-le-navi-da-colpire-ce-chi-pensa-siano-i-russi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 06:45:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di suez]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1250" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Yemen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1536x1000.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I servizi segreti americani sospettano che la Russia "consigli" gli Houthi come risposta agli attacchi ucraini nel Mar Nero. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1250" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Yemen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1536x1000.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;intelligence di Mosca potrebbe aver fornito &#8211; o stare ancora fornendo &#8211; consulenze logistiche ai ribelli <strong>Houthi </strong>nello <strong>Yemen</strong> impegnati nelle &#8220;azioni di disturbo&#8221; ai danni delle rotte commerciali che attraversano il Golfo di Aden e il Mar Rosso come risposta alle operazioni militari israeliane nella<strong> Striscia di Gaza</strong>. Uno scenario complesso che puntava a interdire il traffico di armi e materie prime dirette in Israele, pesando allo stesso tempo sull&#8217;economia dei suoi partner occidentali.</p>



<p>Al Pentagono sono convinti che al Cremlino qualcuno abbia approvato l&#8217;invio di ufficiali dell’intelligence militare del<strong> GRU</strong> per consigliare gli Houthi riguardo alle &#8220;navi commerciali&#8221; da prendere di mira nel Mar Rosso. Un simile supporto era già stato fornito, sempre secondo gli americani, da un alto comandante della <strong>Forza Quds</strong>, unità speciale dell&#8217;Iran adibita alla &#8220;<em>raccolta informazioni e alla conduzione di operazioni al di fuori del territorio iraniano</em>&#8220;. Teheran si avvaleva di <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/lombra-delliran-dietro-yemen-generali-e-navi-spia-2302574.html">una nave spia</a> per &#8220;segnalare&#8221; gli obiettivi da prendere di mira con i missili forniti sempre e comunque dagli ayatollah.</p>



<p>A <a href="https://www.middleeasteye.net/news/exclusive-russian-military-advising-houthis-inside-yemen-us-intelligence-suggests">rivelare</a> il &#8220;suggerimento&#8221; è stato per primo il <em>Middle East Eye.</em> E ora che Teheran e Mosca sembrano essere sempre più legate in una collaborazione militare iniziata con la fornitura di droni kamikaze, e proseguita con la fornitura di missili a corto raggio, è lecito domandarsi se esista davvero una &#8220;connessione tra gli interessi&#8221; per le rotte che attraversano i <strong>mari caldi</strong> e quelle che attraverseranno sempre più spesso le rotte rese navigabili dal surriscaldamento globale dei mari artici, interessati da una nuova<a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-per-le-rotte-dellartico-dossier.html"> corsa al controllo</a> della Regione.</p>



<p>Secondo alcuni collegamenti, la <strong>Russia</strong> potrebbe avere degli <em>interessi</em> affinché la <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/navi-da-guerra-schierate-e-rotte-commerciali-dirottate-massima-tensione-nel-mar-rosso.html">crisi del Mar Rosso</a> non si risolva, mai. Mentre La <em>longa manus</em> dell&#8217;<strong>Iran</strong> negli affari e nelle strategie degli Houthi è una cosa risaputa. Ma è davvero plausibile pensare che Mosca intenda soffiare sul fuoco della ribellione in Yemen?</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ombra del GRU in Yemen</h2>



<p>&#8220;<em>Membri dell’intelligence militare russa del GRU operano nel territorio dello Yemen controllato dagli Houthi con un ruolo consultivo</em>&#8220;. È quanto afferma un un alto funzionario americano, che ha parlato nella più consueta &#8220;condizione di anonimato&#8221; citando <strong>fonti d’intelligence</strong>. E anche se l&#8217;esatta natura della presenza russa in Yemen rimane &#8220;dubbia e oscura&#8221;, si possono fare <strong>ipotesi </strong>sul ruolo giocato dagli ufficiali del GRU in Yemen: contribuire a destabilizzare l&#8217;equilibrio in connessione con gli interessi di Mosca. La <strong>guerra</strong> <strong>condotta dalle spie</strong> è questa del resto: silenziosa, ambigua, lungimirante.</p>



<p>Un rapporto pubblicato a luglio dal <em>Wall Street Journal</em> ha confermato che Putin aveva accarezzato l&#8217;idea di appoggiare seriamente gli Houthi, ma sarebbe stato dissuaso dai sauditi. Tuttavia, riporta sempre il <em>Middle East Eye</em>, al Pentagono qualcuno è ancora &#8220;preoccupato&#8221; dall&#8217;idea che il Cremlino abbia intenzione di armare gli Houthi come opzione per &#8220;<em>dissuadere gli Stati Uniti dal consentire all’Ucraina di colpire più in profondità nel territorio russo</em>&#8220;. Un&#8217;opzione che attualmente non è ancora stata contemplata da Washington che &#8220;tentenna&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Mar Rosso all&#8217;Artico</h2>



<p>Secondo <em>Formiche.it </em>, che sta seguendo la pista degli <a href="https://formiche.net/2024/08/la-russia-sta-aiutando-gli-houthi-a-destabilizzare-lindo-mediterraneo/?amp">interessi russi e cinesi</a> nell&#8217;<strong>Artico </strong>in connessione con la crisi del Mar Rosso, con la presenza del Gru in Yemen<em>: &#8220;La Russia potrebbe aumentare l’impegno al fianco degli Houthi con progetti di influenza regionale e in un’ottica geostrategica che dall’Indo Mediterraneo arriva fino all’Artico</em>&#8220;, scrive Emanuele Rossi.</p>



<p>In un <a href="https://formiche.net/2024/09/russia-cina-houthi-globalizzazione-artica/#content">articolo dedicato</a>, il giornalista di Formiche cita il comandante della Quinta Flotta statunitense, l’Ammiraglio&nbsp;G. M. Wikoff, che da coordinatore delle operazioni navali nel settore mediorientale sostiene l&#8217;esistenza di una &#8220;nuova linea di rifornimento&#8221; di armi agli Houthi che gli americani starebbero monitorando: &#8220;<em>Non crediamo che queste operazioni siano limitate solo agli iraniani</em>”, afferma.</p>



<p>Secondo l&#8217;esperto di politica estera russa in Medio Oriente e Africa dei Royal United Services Institute (RUSI), Samuel Ramani, “<em>se la Russia dovesse fornire armi agli Houthi, mettere sul posto consulenti tecnici sarebbe il primo passo</em>”. Tuttavia limitarsi all&#8217;invio di consiglieri militari come ai tempo del <strong><em>Grande Gioco</em></strong> potrebbe essere sufficiente e meno &#8220;invasivo&#8221; poiché difficilmente verificabile.</p>



<p>Una mossa adeguata &#8220;<em>date le preoccupazioni dei sauditi..  una via di mezzo dato che Putin si trattiene dall’armare gli Houthi</em>”, afferma Ramani, inquadrabile nel cosiddetto “a<em>sse della resistenza</em>” iraniano che comprende gli Houthi dello Yemen, gli <strong>Hezbollah</strong> libanesi e le forze di mobilitazione popolare irachene, che potrebbe giustificare il coinvolgimento di Mosca nella logica &#8220;<em>il nemico del mio nemico è mia amico</em>&#8220;. In questa versione dei fatti la questione religiosa verrebbe messa in secondo piano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutta parte di una strategia più ampia</h2>



<p>Se “<em>esiste un collegamento tra la guerra della Russia contro l’Ucraina e il Mar Rosso</em>”, questo potrebbe essere ricondotto al fatto che “Putin considera gli Stati Uniti responsabili degli attacchi ucraini alle <strong>navi russe nel Mar Nero</strong>&#8220;, aveva detto al <em>Middle East Eye</em> il generale F. Mckenzie, ex-vertice del Comando Centrale degli Stati Uniti. Ma come trascurare un possibile collegamento a breve-medio termine con l&#8217;avvenire delle rotte commerciali che interessano l&#8217;Artico?</p>



<p>La decisione di Putin di inviare consiglieri militare del GRU in Yemen, &#8220;<em>motivata dal desiderio di organizzare meglio le capacità di intelligence degli Houthi</em>&#8220;, e le operazioni grigie condotte in <strong>Libia</strong> e nel <strong>Sahel</strong> dai mercenari della Wagner, potrebbero essere connesse in una grande strategia russa che ci riporta indietro nel tempo. Alle ambizioni e alle promesse di <strong>Pietro Il Grande</strong>. Che vennero perseguite, per quasi un secolo, da agenti segreti russi in terre contese e inospitali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/chi-indica-agli-houthi-dello-yemen-le-navi-da-colpire-ce-chi-pensa-siano-i-russi.html">Chi indica agli Houthi dello Yemen le navi da colpire? C&#8217;è chi pensa siano i russi&#8230; </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Allarme Artico per gli Usa: dove sarà la sfida dei ghiacci con Russia e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/allarme-artico-per-gli-usa-dove-sara-la-sfida-dei-ghiacci-con-russia-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2023 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-scaled-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Russia e Cina aumentano la presenza nella regione dell'Artico. Una nuova sfida per gli Usa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-scaled-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ALASKA-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Brutte notizie per gli Stati Uniti. Lontano dal fronte caldo nell&#8217;Europa dell&#8217;Est dove si combatte una <strong>guerra per procura</strong> contro la Russia di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vladimir Putin</a>, Washington vede sfilare di fronte alle proprie coste le forze navali del suo storico rivale assieme a quelle del suo più temibile nemico del XXI secolo, la Cina. </p>



<p>È successo ad inizio agosto al largo dell’arcipelago delle isole Aleutine in <strong>Alaska</strong> quando 11 navi di Mosca e di Pechino hanno compiuto esercitazioni con atterraggi e decolli di elicotteri e un’operazione antisommergibile nel mare di Bering con la neutralizzazione di un finto obiettivo. Brent Sadler, analista al <em>think tank</em> Heritage Foundation, ha definito le <strong>manovre congiunte</strong> un’azione senza precedenti – si tratta infatti della più grande flotta straniera ad aver compiuto un’azione simile così vicino alle acque americane – aggiungendo che “considerato il contesto della guerra in Ucraina e le tensioni su Taiwan, questa iniziativa è altamente provocatoria”.  </p>



<p>Un episodio simile è accaduto a settembre quando la flotta congiunta sino-russa composta da sette unità navali è stata monitorata da un’unica motovedetta della guardia costiera americana. Nell’ultima circostanza gli Stati Uniti hanno invece risposto con il dispiegamento di quattro cacciatorpediniere e di un aereo P-8 Poseidon, una risposta più muscolare autorizzata dal presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Joe Biden</a> che ha incontrato persino il favore del senatore repubblicano dell’Alaska Dan Sullivan, membro della Commissione delle forze armate del Senato. L’ammiraglio John Aquino, a capo del comando Usa nell’Oceano Pacifico, ha commentato le manovre, sempre più frequenti, come un preoccupante segno della crescente <strong>cooperazione tra Russia e Cina</strong>. “È un mondo pericoloso”, ha dichiarato il militare all’Aspen Security Forum che si è svolto in Colorado. </p>



<p>In realtà non è solo l’Alaska ad essere interessata dall’aumento di attività dei nemici dell’America bensì tutto l’<strong>Artico</strong>. La presenza di navi commerciali e militari di Mosca è sempre meno discreta e anche se i cinesi al momento non hanno un ruolo rilevante nell’area condividono informazioni satellitari con la Russia, ennesimo segno dell’<strong>alleanza senza limiti </strong>tra i due paesi, celebrata poco prima dello scoppio della guerra in Ucraina. <a href="https://www.wsj.com/articles/americas-military-falls-behind-russia-china-race-for-melting-arctic-2a71dfac" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Secondo i dati riportati dal <em>Wall Street Journal</em></a>, l’anno scorso si è registrata una media mensile di 709 navi russe attive nella regione, un incremento del 22% rispetto al 2018. Le attività della Cina non sono comunque trascurabili come dimostrato qualche mese fa dall&#8217;avvistamento di un “pallone spia” nel mare di Bering, poi abbattuto al largo della South Carolina.</p>



<p>Washington sta intensificando la sua <strong>deterrenza nell’Artico</strong> monitorando le mosse nei nemici dallo spazio, tramite droni e puntando sulle rompighiaccio polari: gli Stati Uniti ne hanno solo una nell’area e solo per una parte dell’anno, a differenza della Russia che ne ha circa 36. L’obiettivo è evitare il ripetersi anche in questa regione sensibile e vicino alle coste americane, canadesi e di altri partner della Nato di quello che è avvenuto nel <strong>Mar Cinese Meridionale</strong> dove l’America e i suoi alleati hanno realizzato troppo tardi il <a href="https://it.insideover.com/politica/sigillare-il-mar-cinese-meridionale-la-mossa-della-cina-per-fermare-gli-usa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano di Pechino</a> che ha portato alla costruzione di numerose installazioni militari. Una delle risposte dell’America all’incursione dello scorso anno è arrivata con l’”<em>Operation Frontier Sentinel</em>”, un’esercitazione con lo scopo esplicito di far capire a russi e cinesi quanto la loro presenza sia malvista. Per dirla con le parole di Kenneth Boda, capitano della Guardia Costiera Usa, “ci sono cose che non vogliamo che facciate qui”. </p>



<p>Un’altra risposta da parte dell’<strong>amministrazione Biden</strong> è arrivata con la pubblicazione ad ottobre della nuova strategia per l’Artico che “riconoscendo l’impossibilità di cooperare con Mosca” a causa dell’invasione russa in Ucraina identifica la sicurezza nazionale come il pilastro principale degli interessi americani nella regione. Anche se Washington sta pianificando una maggiore capacità di reazione investendo in strutture militari, radar e navi uno dei punti vulnerabili riguarda però la cosiddetta <em>domain awareness</em> e la conseguente impossibilità di sapere tutto quello che i nemici stanno davvero facendo in un’area geografica in pratica disabitata e con poche infrastrutture.&nbsp;</p>



<p>Nel 1987 il leader dell’<strong>Unione Sovietica</strong> Mikhail Gorbachev parlando delle tensioni nell’Artico, dove si verificarono anche&nbsp;incidenti e collisioni tra sottomarini nucleari Usa&nbsp;e dell’Urss, denunciò che “la militarizzazione di questa parte del mondo sta assumendo livelli minacciosi”. Allora la competizione tra le due grandi superpotenze non sfociò nel conflitto atomico che tutti temevano. Non è scontato che questo finale si ripeta e che, dopo l’Ucraina, non si apra un nuovo fronte, questa volta molto più vicino agli Stati Uniti.&nbsp;</p>
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		<title>Le operazioni “sub-zero” dell’aviazione navale inglese</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-operazioni-sub-zero-dellaviazione-navale-inglese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 04:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Esercitazioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[Regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[Royal Navy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre imperversa il conflitto russo-ucraino, la corsa all’Artico entra nel vivo. Il Regno Unito, infatti, dopo i Royal Marines mobilita le truppe aero-navali ai confini della Norvegia, per esporle a condizioni, talmente estreme, da considerarle ai limiti della sopravvivenza. Le pericolose esercitazioni rompighiaccio Dalle analisi delle risorse aperte si apprende, infatti, che il ministero della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-operazioni-sub-zero-dellaviazione-navale-inglese.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre imperversa il conflitto russo-ucraino, la corsa all’Artico entra nel vivo. Il Regno Unito, infatti, dopo i Royal Marines mobilita le truppe aero-navali ai confini della Norvegia, per esporle a condizioni, talmente estreme, da considerarle ai limiti della sopravvivenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le pericolose esercitazioni rompighiaccio</h2>



<p>Dalle analisi delle <a href="https://www.royalnavy.mod.uk/news-and-latest-activity/news/2023/february/16/20230216-naval-helicopter-crews-learn-to-handle-subzero-conditions-to-support-arctic-commandos">risorse aperte</a> si apprende, infatti, che il ministero della Difesa britannico mette in evidenza le straordinarie operazioni “sub-zero” in atto nell’Artico. Oltre 200 unità, tra ufficiali, sottoufficiali e truppa, stanno vivendo in condizioni critiche, sopportando temperature di almeno 30 gradi sotto lo zero. La sfida è quella di dominare le avversità climatiche e riuscire a far funzionare le apparecchiature militari in condizioni mai affrontate in precedenza.</p>



<p>Lo stesso dipartimento della Difesa spiega nella nota che il personale selezionato è stato equipaggiato con abbigliamento altamente tecnologico e razioni di cibo da preparare con particolari metodi di cottura, appositamente creati per resistere a quelle temperature. Inoltre, le unità sono state messe in condizione di saper costruire tende in situazioni disperate e slitte speciali abilitate a poter percorrere terreni impervi, particolarmente innevati. I militari hanno dovuto imparare a destreggiarsi, in qualsiasi ora del giorno, nelle nevi profonde, riuscendo a sopravvivere anche alle valanghe, oltre a dover essere abili ad inventare rifugi di fortuna per potersi salvare.</p>



<p>Ma le manovre più impegnative, però, farebbero, riferimento alle temutissime <strong>“esercitazioni rompighiaccio”</strong>. Quest’ultime vedrebbero il personale impegnato a trasportare il proprio equipaggiamento su lastre ghiacciate di un lago, per poi saltare all’interno di buche d’acqua gelida, senza la possibilità di poter chiedere aiuto e soprattutto se in condizione di difficoltà. In questa prova, infatti, è previsto che i militari dovranno essere capaci di salvarsi solo grazie all’ausilio dei propri bastoni da sci. Le testimonianze rilasciate dai tecnici dell’aviazione, in verità, sottolineano proprio lo stress mentale e psicofisico a cui i soldati sono sottoposti. Nel caso di specie, e secondo quanto riportato, le forze britanniche si sono concentrate a far lavorare le proprie unità, anche in totale assenza di sonno. I reparti, infatti, sono stati continuamente spostati da una base all’altra, affinché fosse raggiunto l’obbiettivo prefissato del doversi “adattare ad operare immediatamente in condizioni sotto zero”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il whiteout e la gestione del ricircolo dell’aria</h2>



<p>Le attività hanno anche il fine di valutare e monitorare gli effetti del gelo sulle apparecchiature e la meccanica degli armamenti. Gli ingegneri britannici, infatti, stanno studiando le criticità ambientali artiche applicate alla viscosità dei fluidi e degli oli. Tale problematica sta preoccupando, non poco, i tecnici, i quali sono da tempo a lavoro per apportare tutte le modifiche necessarie atte a consentire un perfetto avviamento degli armamenti.</p>



<p>Gli sforzi si stanno concentrando, in special modo, sulla flotta aerea di classe Merlin, di stanza presso le basi militari di Bardufoss, la quale presenta la necessità di dover essere trasportata con l’ausilio di ben tre griglie metalliche differenti, per impedire che gli elicotteri scivolino mentre i rotori sono in funzione.</p>



<p>Le operazioni, infine, hanno il preciso obbiettivo di addestrare i piloti e l’equipaggio ad atterraggi di fortuna. Tali manovre, secondo fonti del governo inglese, hanno inoltre lo scopo di riprodurre l’effetto “<strong>whiteout</strong>”, ovvero l’emulazione dei cali di tensione che avvengono negli atterraggi del deserto oltre alla metabolizzazione delle manovre per la gestione del ricircolo dell’aria, prodotto dalla corrente discendente del rotore.</p>



<p>L’Impero britannico, già da tempo, punta ad abbattere le difficoltà dettate dall’ambiente, applicando la filosofia del: “Se puoi sopravvivere ed operare efficacemente qui, puoi sopravvivere ed operare ovunque”.  Questo, è infatti, quanto si apprende dalle <a href="https://www.gov.uk/government/news/norwegian-arctic-training-for-uk-forces-helicopter-crews">fonti</a> ufficiali. Affrontare il vento forte, atterrare sui crinali più estremi, navigare a bassa quota di giorno e di notte, sono solo alcune delle abilità fondamentali che il Commando Helicopter Force sta portando a termine nelle recenti manovre ai confini della Norvegia. Ed il tutto ad uno scopo ben preciso, ovvero finalizzare quelle capacità utili a consentire future “operazioni e schieramenti in quell’area”.</p>
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		<title>Come sarebbe un conflitto nell’Artico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/come-sarebbe-un-conflitto-nellartico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 06:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1196" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-1536x957.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-2048x1275.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Artico è uno dei vari fronti di tensione tra Russia e Occidente. Qui proviamo a ipotizzare come sarebbe un conflitto in quel teatro</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-sarebbe-un-conflitto-nellartico.html">Come sarebbe un conflitto nell’Artico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1196" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-1536x957.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221163141385_1fa29b3232139b70063ec1c7cc367318-2048x1275.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Artico</strong> ribolle, e non per questioni legate al cambiamento climatico sebbene questo abbia una parte non secondaria in quanto sta accadendo alle più alte latitudini del globo. </p>



<p>Proprio la minore presenza dei ghiacci perenni sui mari a ridosso del Circolo Polare ha innescato un meccanismo per il quale i Paesi che vi si affacciano – e non solo – stanno guardando con maggiore interesse alla possibilità di sfruttare le <strong>risorse minerarie</strong> ivi presenti e alle possibilità date dall&#8217;apertura di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-russia-ha-blindato-lartico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuove linee di comunicazione marittima</a></strong>, che porta con sé la costruzione di <a href="https://it.insideover.com/economia/russia-invia-centrale-nucleare-galleggiante-artico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuove infrastrutture</a> e quindi la necessità di difenderle. </p>



<p>La difesa dei confini artici però non è l&#8217;unico punto nelle agende di quelle nazioni che condividono confini marittimi e terrestri in quella regione inospitale: meno ghiaccio sui mari, o comunque meno spesso, significa poter avere proiezione lungo una direttrice (quella diretta e passante per il Polo Nord) sino ad ora preclusa. Meno ghiaccio, come accennato, significa anche apertura di <strong>nuove rivendicazioni territoriali</strong>: la Russia, da tempo, ha in essere un contenzioso con gli altri Paesi artici riguardante la definizione della sovranità su un&#8217;ampia porzione di Mar Glaciale Artico, che Mosca vorrebbe far rientrare nella propria Zona di Esclusività Economica “allargata” stante la grandezza dello zoccolo continentale e altri limiti geologici dati dalle dorsali oceaniche, per poter sfruttarne le ricchezze minerarie, date non solo dagli idrocarburi ma anche, ad esempio, da depositi di manganese e ferro che si trovano sui fondali nella forma di noduli. </p>



<p>Un Artico che, quindi, si sta <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/quella-nuova-base-degli-usa-per-sfidare-la-russia-nellartico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progressivamente militarizzando</a></strong>, con evidenti disparità tra quanto sta facendo la Russia, che ha varato una <a href="https://it.insideover.com/economia/il-piano-della-russia-per-lartico-cosi-punta-la-rotta-del-nord.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">politica più incisiva</a> fatta di nuove installazioni militari, ristrutturazione di quelle ereditate dal periodo sovietico e soprattutto la programmazione della costruzione di nuovi rompighiaccio – che facilmente sarebbero <em>dual use</em>, e quanto stanno facendo Stati Uniti e alleati, che risultano essere più indietro sebbene dispongano, potenzialmente, di capacità di proiezione militare maggiori rispetto a quelle russe.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220170757876_881a8ed89100e09ae098c7a696dd92b7-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-378295" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220170757876_881a8ed89100e09ae098c7a696dd92b7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220170757876_881a8ed89100e09ae098c7a696dd92b7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220170757876_881a8ed89100e09ae098c7a696dd92b7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220170757876_881a8ed89100e09ae098c7a696dd92b7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220170757876_881a8ed89100e09ae098c7a696dd92b7.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Base dell&#8217;esercito russo a Kotelny Island (foto: EPA/RUSSIAN DEFENCE MINISTRY)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un conflitto per le isole</h2>



<p>Come e dove sarebbe, quindi, un ipotetico conflitto per il controllo dell&#8217;Artico? </p>



<p>A giocare una parte fondamentale sarebbero le <strong>isole </strong>e gli <strong>stretti</strong>, pertanto si tratterebbe, sostanzialmente, di un conflitto di tipo aeronavale con importanti operazioni anfibie. L&#8217;Artico è contornato da arcipelaghi e grosse isole che giocano un ruolo cruciale per il controllo dello spazio aero-marittimo: Groenlandia, Svalbard, Jan Mayen, Terra di Francesco Giuseppe, Nuova Zemlja e Severnaja Zemlja senza considerare il vasto arcipelago canadese sono tutti punti di partenza per operazioni militari, e potenzialmente obiettivi. </p>



<p>Lo <strong>Stretto di Bering</strong> e gli accessi al <strong>Mare di Barents</strong> sarebbero, inoltre, teatro di confronto aeronavale in quanto passaggi obbligati cruciali per il traffico marittimo e quindi per la sicurezza delle linee di rifornimento. In particolare il ben noto <strong>Giuk Gap</strong>, tornerebbe – anzi, è già tornato – a essere fondamentale: i bracci marittimi che separano Groenlandia, Islanda e Regno Unito (da cui l&#8217;acronimo Giuk) sono infatti tornati a essere costantemente pattugliati dallo strumento aeronavale della Nato in quanto la Russia, da tempo – almeno dal 2008 quando ha ricominciato le crociere dei suoi pattugliatori marittimi e bombardieri – ha ricominciato a <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-fronte-nord-sempre-piu-caldo-i-bombardieri-russi-sul-mar-di-norvegia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">proiettarsi</a> verso l&#8217;Oceano Atlantico. </p>



<p>A <a href="https://it.insideover.com/guerra/sottomarini-russi-sfidano-la-nato-nellatlantico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fine ottobre del 2019</a>, ad esempio, non meno di 10 sottomarini della <em>Voenno-Morskoj Flot</em>, la marina russa, hanno attraversato più o meno contemporaneamente quei passaggi per dirigersi in Atlantico in una mossa che, per entità, non si assisteva dai tempi della Guerra Fredda. </p>



<p>Tornando a un ipotetico conflitto, il primo colpo sarebbe quasi sicuramente sferrato nelle profondità marine tranciando i <strong>cavi di comunicazione</strong> avversari in modo da rendere difficoltosi i collegamenti con gli avamposti nelle isole. </p>



<p>Ovviamente il campo di battaglia vero e proprio sarebbe diverso a seconda dell&#8217;attore che si rende protagonista assumendo l&#8217;iniziativa. Ipotizzando un attacco russo, molto probabilmente Mosca cercherebbe di assumere il controllo delle <strong>Svalbard </strong>a occidente e dell&#8217;isola di <strong>San Lorenzo e di San Matteo</strong> nel Mare di Bering a oriente.</p>



<iframe title="" aria-label="Locator maps" id="datawrapper-chart-uElGj" src="https://datawrapper.dwcdn.net/uElGj/1/" scrolling="no" frameborder="0" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" height="650" data-external="1"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();
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<p>Il controllo di questi territori assicurerebbe la sorveglianza sulla rotta artica e, grazie alle Svalbard, la possibilità di allungare il proprio braccio nel Mar Glaciale Artico instaurando una nuova zona <em><strong>Anti Acess / Area Denial</strong></em> con la possibilità di farne anche una base di partenza per colpire gli insediamenti alleati in Groenlandia e in Islanda. </p>



<p>Le condizioni ambientali, come detto, sono proibitive pertanto le operazioni verrebbero effettuate durante il periodo di contrazione del <em>pack </em>e approfittando della superiorità nel numero dei rompighiaccio, che diventano fondamentali per assicurare i rifornimenti. </p>



<p>La componente aerea sarebbe essenziale per il buon esito delle operazioni, e la Russia ha dimostrato di voler guardare al fronte artico più attentamente da questo punto di vista: rischieramenti di bombardieri strategici hanno cominciato a vedersi nella penisola di Kola, oltre a diverse missioni addestrative condotte nei cieli artici, a cui si aggiunge la presenza, per il momento saltuaria, di caccia <strong>MiG-31</strong> in basi a ridosso e oltre il Circolo Polare, per testarne le doti in clima artico. Questo caccia, nella versione K, è in grado di lanciare il missile balistico ipersonico <strong>Kh-47M2</strong> che è un'arma adatta per effettuare attacchi di alta precisione in profondità, sfruttando l'autonomia del velivolo lanciatore. </p>



<p>Come detto il conflitto sarebbe principalmente aeronavale: la <a href="https://it.insideover.com/difesa/nascera-una-flotta-russa-dellartico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">flotta russa</a> verrebbe mobilitata in tutte le sue componenti – di superficie, aerea e subacquea – per garantire la protezione dei convogli e delle operazioni di sbarco anfibio in un ambiente che conosce bene e che rappresenta, sin dai tempi della Guerra Fredda, il “<strong>bastione</strong>” da cui operano i suoi sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare. </p>



<p>Non è da escludere la possibilità di un'<strong>azione terrestre</strong> verso i porti e le basi nel nord della Norvegia violando la “neutralità” - che ormai non è quasi più tale – di Finlandia e Svezia per allargare la fascia di sicurezza delle proprie linee di comunicazione verso le isole, ma più plausibile sarebbe un pesante attacco missilistico nelle prime ore dell'attacco per mettere fuori uso le infrastrutture e i comandi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221164710912_dc4546d93282003f426f8ab8d0dc709f-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-378352" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221164710912_dc4546d93282003f426f8ab8d0dc709f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221164710912_dc4546d93282003f426f8ab8d0dc709f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221164710912_dc4546d93282003f426f8ab8d0dc709f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221164710912_dc4546d93282003f426f8ab8d0dc709f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221164710912_dc4546d93282003f426f8ab8d0dc709f.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>(Foto: EPA/VADIM SAVITSKY/RUSSIAN DEFENCE MINISTRY)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il contrattacco dell'Alleanza</h2>



<p>La risposta della Nato sarebbe innanzitutto rivolta a interrompere i tentativi di sbarco e interdire le linee di navigazione (marittime e aeree) utilizzando lo strumento navale e aereo partendo dalle basi su cui può contare in <a href="https://it.insideover.com/guerra/bombardieri-strategici-usa-in-norvegia-il-pivot-artico-per-contenere-la-russia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Norvegia</a>, Regno Unito, Islanda (Keflavik) e <a href="https://it.insideover.com/politica/quellaeroporto-groenlandia-sta-preoccupando-la-nato.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Groenlandia (Thule)</a>. Sicuramente verrebbero impiegati i <strong>gruppi di portaerei</strong> statunitensi e britannici e molto probabilmente, come attività preventiva, forze sarebbero dispiegate in Islanda, Norvegia e Groenlandia per fornire un deterrente contro possibili ulteriori invasioni. </p>



<p>Dall'<strong>Alaska</strong> e dagli avamposti nelle Aleutine partirebbe l'attività di contrasto agli sbarchi russi nel Mare di Bering, in particolare l'hub di riferimento sarebbe la base aerea di Elmendorf (nei pressi di Anchorage). Anche in questo fronte l'U.S. Navy sarebbe in prima linea coi suoi gruppi navali. Probabilmente, data la maggiore superiorità numerica e qualitativa, Nato e Usa otterrebbero facilmente la <strong>superiorità aerea</strong> rendendo molto difficile la sopravvivenza dei contingenti da sbarco russi e l'attività navale, anche se Mosca dovesse scegliere di concentrarsi su uno solo degli obiettivi individuati in precedenza. </p>



<p>Consolidata questa superiorità l'Alleanza procederebbe alla riconquista delle isole occupate con uno sbarco anfibio massiccio che verrebbe contrastato principalmente dall'aviazione russa e dalla componente sottomarina, riservando alle unità di superficie l'attività di interdizione a lungo raggio utilizzando missili da crociera antinave, che Mosca ha montato anche su unità minori come da prassi russa. La Nato, che non ha mai abbandonato l'addestramento in climi freddi, recentemente ha mostrato di aver aumentato questo sforzo addestrativo organizzando esercitazioni in Norvegia ma soprattutto in Islanda, dove si è vista anche la partecipazione di <a href="https://it.insideover.com/guerra/nave-anfibia-dei-marines-islanda-la-nato-adesso-ritorna-nellartico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">distaccamenti di Marines</a> in assetto da sbarco, ovvero supportati da unità tipo Lhd (<em>Landing Helicopter Dock</em>), durante Trident Juncture 2018. Guardando a una carta geografica, infatti, l'Islanda – più della Norvegia a causa della sua vicinanza al confine russo – rappresenterebbe il fulcro della operazioni Nato oltre il Circolo Polare, e infatti le manovre che si effettuano nell'isola <a href="https://www.government.is/diplomatic-missions/embassy-article/2022/03/24/Defence-exercise-Northern-Viking-2022-to-take-place-in-Iceland/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riguardano principalmente la difesa delle linee marittime</a> intorno ad essa. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221165236955_da0b119c48805ba0511d2458f3fa032f-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-378353" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221165236955_da0b119c48805ba0511d2458f3fa032f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221165236955_da0b119c48805ba0511d2458f3fa032f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221165236955_da0b119c48805ba0511d2458f3fa032f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221165236955_da0b119c48805ba0511d2458f3fa032f-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221165236955_da0b119c48805ba0511d2458f3fa032f-2048x1366.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221221165236955_da0b119c48805ba0511d2458f3fa032f-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Esercitazione Brilliant Jump 2022 della Nato in Norvegia (Foto EPA/Geir Olsen)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Uno scenario comunque lontano</h2>



<p>Da questa trattazione è stata volutamente esclusa l'attività nell'area del <strong>Baltico</strong>, che molto probabilmente avrebbe luogo in concomitanza con un assalto nell'Artico, perché esula dai fini della nostra trattazione e non è stata considerata la partecipazione di <strong>Finlandia </strong>e <strong>Svezia</strong>, in quanto nel momento in cui scriviamo non sono ancora formalmente entrate nell'Alleanza Atlantica. </p>



<p>Questo scenario che abbiamo dipinto è, ovviamente, del tutto ipotetico: riteniamo che la Russia, in questo momento e per alcuni anni a venire, non abbia la capacità di mettere in atto un'azione simile per via dell'erosione della sua capacità bellica nel conflitto in Ucraina. Capacità che, riteniamo, debba essere fortemente ridimensionata stante il corso degli eventi in quel teatro.</p>
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		<title>La nuova corsa per l&#8217;Artico</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-nuova-corsa-per-artico-eldorado.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2022 06:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Glaciale Artico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1365" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>L'Artico non è più una regione impraticabile e distante. E tutte le potenze, per le sue risorse e le rotte, cercano di controllarlo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1365" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221220124615104_7dca581670cdedc3ec58eb156681faa2-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>In un mondo che sembra non avere più segreti per l&#8217;essere umano, l&#8217;<strong>Artico</strong> rappresenta per molti una sorta di prossimo (e forse ultimo) Eldorado che unisce l&#8217;interesse scientifico a quello più meramente economico, e dunque strategico. La regione più a nord della <strong>Terra</strong>, così remota e impossibile per larghi tratti della Storia umana, oggi non appare più un luogo misterioso né impraticabile, ma una regione che racchiude, come un enorme scrigno di terra e ghiaccio, quello che per le potenze mondiali è ancora qualcosa di fondamentale: materie prime e rotte che possono unire punti fino a oggi considerati impossibili da collegare.</p>



<p>Non deve sorprendere, dunque, che l&#8217;Artico, in questa spasmodica ricerca dell&#8217;essere umano verso nuove scoperte e risorse ,ma anche nella più materiale volontà di avere un vantaggio sui <strong>rivali</strong>, venga considerato uno scenario potenzialmente rivoluzionario, palcoscenico selvaggio dove declinare la propria lotta. Le <strong>condizioni </strong>che si stanno creando sotto il piano ambientale e quello scientifico rendono più semplici l&#8217;esplorazione e lo sfruttamento sia sotto il profilo delle risorse che di quelle rotte. Mentre la rinnovata contesa internazionale tra Stati vede nell&#8217;Artico convivere e confliggere gli interessi delle tre maggiori potenze mondiali: Cina, Russia e Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mire della Cina</h2>



<p>Pechino cerca nel <strong>Polo Nord</strong> non soltanto la possibilità di sfruttare risorse inesplorate ma anche possibili nuove rotte che rappresentino una via d&#8217;uscita dall&#8217;utilizzo dalla &#8220;prigione&#8221; della via della seta: unico percorso attualmente disponibile via mare per raggiungere i ricchi mercati dell&#8217;Europa. Su questo tema, alcuni analisti storcono il naso: le rotte polari appaiono ancora come qualcosa di difficile concretizzazione e probabilmente anche troppo dispendiose, per tecnologie e spostamenti, rispetto a quelle più note che solcano Suez o circumnavigano l&#8217;Africa.</p>



<p>Ma sappiamo che la <strong>Cina</strong>, con le sue supercontainer e le sue indubbie capacità tecnologiche, non è una potenza che si ferma davanti a certi ostacoli. Il riscaldamento climatico, se continua con gli attuali ritmi, potrebbe in effetti sostenere questo sviluppo delle nuove rotte &#8211; oggi disponibili in pochissimi periodi dell&#8217;anno. E di certo il passaggio a nord-est, con la sua attuale &#8220;quiete&#8221; geopolitica e con la Russia a garantirne il tratto asiatico, può essere una rotta molto meno complicata di quella che passa per Malacca, Aden, Bab el Mandeb e Suez.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le risorse in mano alla Russia</h2>



<p>Se per Pechino l&#8217;Artico è una via, per la <strong>Russia </strong>esso rappresenta quel vasto mondo ghiacciato che per secoli è stato uno dei grandi ostacoli strategici allo sviluppo del Paese. Una massa d&#8217;acqua immensa, completamente sotto il controllo dei russi, ricca, ma inadatta alla vita e allo sfruttamento. Un tesoro sommerso dal ghiaccio che ha costretto zar, capi di partito e lo stesso Vladimir Putin, a &#8220;dimenticare&#8221; quel mare ma soprattutto a cercare lo sbocco altrove. Un incubo che ha sostanzialmente creato la dottrina russa e che ha incardinato le scelte della Terza Roma per secoli, fino ai giorni nostri. </p>



<p>E che se l&#8217;Artico fosse stato navigabile probabilmente sarebbe stato visto con minore interesse. Oggi, con le condizioni viste in precedenza, il grande nord rischia di non essere più quel muro di ghiaccio, gelo e acqua che ha chiuso la Russia. Ma la Federazione, costituendo il Paese che per migliaia di chilometri &#8220;possiede&#8221; quella regione, sa anche che deve proteggerlo da potenziali nemici. E lo fa partendo dall&#8217;idea che in larga parte risorse e rotte siano &#8220;sue&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo strategico per gli Usa</h2>



<p>Dall&#8217;altro del mondo, il blocco occidentale, ha da tempo l&#8217;Artico sotto osservazione. Washington esplora da sempre le rotte del nord, con sottomarini e navi da ricerca che hanno spesso scandagliato e navigato quelle acque e egli abissi fino a raggiungere il Polo. Dai tempi della Guerra Fredda, l&#8217;<strong>Alto Nord </strong>è stato considerato un confine tra il blocco occidentale e quello sovietico, e può esserlo ancora oggi, specialmente con la rinascita militare della Russia e le mire polari della Cina. Gli <strong>Stati Uniti</strong>, sia attraverso gli alleati della Nato, sia attraverso una propria e autonoma strategia, vedono nell&#8217;Artico lo scenario di una nuova competizione globale per risorse e rotte.</p>



<p>E non è un caso che gli ultimi documenti strategici atlantici considerino quella regione un elemento sempre più importante, non solo da mantenere libero per la navigazione ma anche intatto sotto il profilo militare e politico nella sua parte terrestre, escludendolo dall&#8217;interesse russo e in parte asiatico. L&#8217;allargamento della Nato a Finlandia e Svezia rientra in parte anche in questo scopo: avere sotto la propria influenza e sotto l&#8217;ombrello militare e politico l&#8217;intera Scandinavia rafforza la posizione dell&#8217;Occidente in quella vasta regione settentrionale del mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="709" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA23329225-1024x709.jpg" alt="" class="wp-image-378286" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA23329225-1024x709.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA23329225-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA23329225-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA23329225-1536x1064.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA23329225-2048x1418.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA23329225-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Forze artiche dell&#8217;esercito russo durante un&#8217;esercitazione (foto Lev Fedoseyev/TASS/Sipa USA)</figcaption></figure>



<p>Per gli equilibri ambientali, climatici e quindi non solo della regione ma dell&#8217;intero ecosistema mondiale, questa corsa all&#8217;Artico racchiude inevitabilmente sfide complesse e non prive di enormi pericoli. Organizzazioni internazionali, grandi istituti di ricerca, governi coinvolti nell&#8217;area, il <strong>Consiglio Artico</strong> (unico organismo internazionale a riunire Paesi occidentali e Russia per la salvaguardia del grande Nord) continuano a lanciare allarmi: ogni sfruttamento rischia di generare un cambiamento radicale, immutabile e dannoso per l&#8217;intero pianeta. Ma la competizione strategica rischia di coprire il tutto con interessi che molto poco hanno a che vedere con la tutela di un ambiente fragile e fondamentale per l&#8217;uomo, e che spesso racchiudono l&#8217;obiettivo di evitare che una potenza prevalga sull&#8217;altra in una regione che può davvero cambiare, in un futuro non così lontano, gli equilibri geopolitici. Ma anche quelli della stessa vita sulla Terra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-nuova-corsa-per-artico-eldorado.html">La nuova corsa per l&#8217;Artico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Fallito un test del supersiluro nucleare Poseidon?</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/fallito-un-test-del-supersiluro-nucleare-poseidon.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2022 06:47:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Siluro Poseidon]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarino Belgorod]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=374995</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Secondo quanto riportato dalla Cnn, gli Stati Uniti hanno osservato negli ultimi sette giorni attività navale russa nel Mar Glaciale Artico che potrebbe far pensare a un test del nuovo siluro a propulsione nucleare Poseidon. La fonte anonima della Cnn ha infatti riportato che tra le unità navali russe è stato visto il sottomarino K-329 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/fallito-un-test-del-supersiluro-nucleare-poseidon.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/fallito-un-test-del-supersiluro-nucleare-poseidon.html">Fallito un test del supersiluro nucleare Poseidon?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/WhatsApp-Image-2022-10-04-at-09.29.21-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Secondo quanto riportato dalla <em><a href="https://edition.cnn.com/2022/11/10/politics/us-russia-possible-torpedo-test/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cnn</a></em>, gli Stati Uniti hanno osservato negli ultimi sette giorni <strong>attività navale russa</strong> nel Mar Glaciale Artico che potrebbe far pensare a un test del nuovo siluro a propulsione nucleare <strong>Poseidon</strong>. </p>



<p>La fonte anonima della Cnn ha infatti riportato che tra le unità navali russe è stato visto il <strong>sottomarino K-329 “Belgorod”</strong>, l&#8217;unico battello nella Vmf (<em>Voenno-Morskoj Flot</em>), la marina russa, a poter trasportare e lanciare questa nuova tipologia di arma.</p>



<p>Nei giorni scorsi le navi di Mosca sono state osservate lasciare l&#8217;area di mare e tornare in porto senza aver eseguito alcun test, pertanto l&#8217;intelligence statunitense ritiene che i russi possano aver incontrato qualche tipo di difficoltà tecnica che ha fatto fallire il lancio di prova. </p>



<p>Il “Belgorod” è un sottomarino classe Oscar II (Project 949A Antey in Russia) ma ampiamente modificato. L’unità, infatti, si differenzia molto da quelli appartenenti a questa classe di <strong>Ssgn </strong>(lanciamissili da crociera). Innanzitutto lo scafo è più grande per ospitare sia i siluri Poseidon sia Uuv (<em>Unmanned Underwater Vehicle</em>) di varie dimensioni sia altri sottomarini con equipaggio più piccoli, come il Paltus o il Losharik. Questo fattore porta il dislocamento totale, in immersione, del battello a 24mila tonnellate standard (30mila a pieno carico) invece di, rispettivamente, 16.400 e 24mila delle altre unità della stessa classe. </p>



<p>Il <strong>siluro Poseidon</strong> (designazione ufficiale russa 2M39) è un&#8217;arma di rappresaglia di tipo strategico: è dotato di testata e propulsione nucleare, che gli permette di avere un&#8217;autonomia praticamente illimitata. La sua carica atomica si ritiene che sia compresa tra i <strong>2 e i 5 megatoni</strong> (1 megatone equivale a un milione di tonnellate di tritolo equivalenti) ed esplodendo sarebbe capace di contaminare una vasta area costiera rendendola impraticabile per lungo tempo grazie, si pensa, al principio della “bomba sporca”, ovvero con l&#8217;aggiunta, alla normale carica atomica, di materiale altamente radioattivo (in questo caso il <strong>cobalto-60</strong>) per aumentarne l&#8217;effetto contaminante. </p>



<p>Si ritiene che il reattore nucleare imbarcato sul siluro possa sviluppare velocità di punta di 70 nodi, e gli permetterebbe di viaggiare a profondità che si aggirano intorno ai mille metri, fattori che ne fanno, di fatto, un’arma quasi impossibile da intercettare con gli attuali strumenti antisom. L’arma comunque è in grado di essere rilevata, in quanto, oltre a unità di superficie e subacquee dotate di sonar, la Nato e gli Stati Uniti possono disporre del sistema fisso <strong><a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/guerra/che-cose-il-sosus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sosus </a></strong>per sorvegliare le profondità marine. </p>



<p>Il sottomarino “Belgorod” <a href="https://insideover.ilgiornale.it/difesa/perche-il-sottomarino-russo-belgorod-ha-preso-il-mare.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aveva destato allarme all&#8217;inizio di ottobre</a>, quando la ricognizione della Nato aveva osservato la sua assenza nel porto di stanza (Severodvinsk), e allora si riteneva che questa uscita in mare potesse essere connessa a un test del siluro Poseidon, ma il battello è rientrato alla sua base dopo pochi giorni apparentemente senza aver condotto alcuna prova di questa particolare arma. Probabilmente il “Belgorod” ha effettuato prove in mare volte a verificare la tenuta del sistema di lancio del Poseidon, costituito da un unico grande portello esterno che nasconde un caricatore “a revolver” per sei siluri. </p>



<p>Funzionari statunitensi hanno affermato che la Russia potrebbe tentare di testare di nuovo il siluro, ma notano che le acque nell&#8217;area di prova inizieranno presto a ghiacciarsi, limitando la finestra per le operazioni. L&#8217;intelligence statunitense ritiene che un eventuale lancio di prova del Poseidon non comporterebbe la detonazione di un ordigno nucleare, in quanto sarebbe una grossa violazione dei trattati di non proliferazione degli armamenti atomici e relative moratorie sui test nucleari. </p>



<p>Il Belgorod è stato varato nel 2019 e avrebbe dovuto essere consegnato alla flotta russa nel 2020, ma la pandemia ne ha ritardato l&#8217;ingresso in servizio che invece è avvenuto a luglio 2022. Allo stesso modo il siluro Poseidon non è ancora entrato in servizio ed è in fase di valutazione operativa, pertanto ci si attende un qualche tipo di prova di lancio nei prossimi mesi. </p>



<p>I siluri atomici Poseidon, come detto, sono progettati come <strong>armi di rappresaglia</strong>, ovvero pensati per rispondere a un attacco nucleare alla Russia, quindi non si tratta di armi per un primo colpo (o first strike in gergo militare). Questo principio si riflette nella tecnologia costruttiva del siluro: il Poseidon, infatti, avendo propulsione nucleare, non solo è in grado di colpire a grandissima distanza, ma è anche capace di restare “in attesa” di essere attivato per un tempo indefinito. Si ritiene infatti che il siluro, una volta lanciato, possa venire indirizzato sul suo obiettivo dopo che è rimasto “quiescente” sul fondale marino (forse in apposite strutture posate sul fondo) sfruttando un sistema di segnali radio a bassissima frequenza lanciati da stazioni a terra oppure da unità navali di superficie. </p>



<p>Non abbiamo modo, attualmente, di confermare quanto riferito dalla Cnn: <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2022/10/new-images-reveal-russias-missing-submarine-belgorod-in-arctic/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rispetto all&#8217;uscita in mare del “Belgorod” di inizio ottobre</a>, questa volta nessuna fonte Osint (<em>Open Source Intelligence</em>) ha confermato con immagini satellitari quanto sarebbe accaduto (o non accaduto) nel Mar Glaciale Artico, pertanto dobbiamo anche considerare la possibilità che le dichiarazioni statunitensi possano essere un caso di disinformazione, almeno finché non ci saranno ulteriori notizie in merito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/fallito-un-test-del-supersiluro-nucleare-poseidon.html">Fallito un test del supersiluro nucleare Poseidon?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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