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La rotta artica della Cina, con la Russia (ma non troppo)

Storicamente un attore marginale nell’Artico, la Cina è oggi determinata a consolidare la propria posizione come potenza influente nella regione. Sebbene l’esplorazione artica sia iniziata in Europa già nel XVI secolo, Pechino ha cominciato a interessarsi al territorio solo alla...

Storicamente un attore marginale nell’Artico, la Cina è oggi determinata a consolidare la propria posizione come potenza influente nella regione. Sebbene l’esplorazione artica sia iniziata in Europa già nel XVI secolo, Pechino ha cominciato a interessarsi al territorio solo alla fine del XX secolo. Questo ritardo, tuttavia, non ha impedito al gigante asiatico di trasformare l’Artico in un pilastro della sua strategia geopolitica e commerciale.

Ambizioni artiche: tra mercantilismo e nuove rotte

Dall’ingresso nella World Trade Organization nel 2001, la Cina ha costruito un imponente settore manifatturiero, sfruttando la cooperazione economica con Europa e Nord America. Oggi, il riscaldamento globale e il conseguente scioglimento dei ghiacci artici aprono nuove prospettive, con il passaggio attraverso la rotta del Mare del Nord che promette di ridurre di nove giorni i tempi di navigazione rispetto al Canale di Suez.

Le altre rotte artiche, come il Passaggio a Nord-Ovest, restano meno economiche e soggette a regolamentazioni canadesi, mentre la rotta centrale è ancora impraticabile per ragioni climatiche e tecnologiche. Tuttavia, gli scienziati prevedono che l’Artico potrebbe vivere la sua prima estate quasi priva di ghiacci entro il 2030, con un’apertura commerciale stabile del Mare del Nord entro il 2050. Questa evoluzione interessa profondamente Pechino, che vede nell’Artico non solo un’opportunità logistica, ma anche una fonte inesauribile di risorse naturali: petrolio, gas, minerali e pesca, con il 25% delle riserve mondiali di idrocarburi ancora inesplorate.

Il consolidamento cinese nell’Artico

In poco più di un decennio, la Cina ha compiuto progressi significativi. Oggi gestisce diverse stazioni di ricerca scientifica nella regione, dispone di due rompighiaccio e, dal 2013, gode dello status di osservatore nel Consiglio Artico. Inoltre, ha firmato accordi con vari stati artici per la ricerca congiunta e lo sfruttamento commerciale.

Nel luglio 2023, la Cina e la Russia hanno lanciato un corridoio marittimo regolare lungo le rotte artiche, riducendo tempi e distanze per il trasporto di merci tra i porti russi settentrionali e la Cina. Solo nel 2023, 80 viaggi – tra navi cargo, petroliere e navi da crociera – hanno attraversato queste rotte, rafforzando lo status della Cina come “quasi-paese artico”.

La convergenza sino-russa nell’Artico

Dal 2022, la guerra in Ucraina ha isolato Mosca, costringendola a cercare nuovi partner per lo sviluppo dell’Artico. La Cina, nonostante le pressioni occidentali, ha colto l’opportunità. Nel marzo 2023, Pechino e Mosca hanno istituito un gruppo di lavoro congiunto per promuovere il progetto della rotta del Mare del Nord. Ad aprile hanno firmato un memorandum d’intesa per rafforzare la cooperazione nel diritto marittimo, mentre a maggio hanno coinvolto anche i paesi BRICS nel progetto “Arctic Thinking – Global Thinking” per definire un’agenda artica condivisa.

Un caso emblematico di questa cooperazione è il progetto Arctic LNG 2, una delle principali iniziative russe per il gas naturale liquefatto nella Penisola di Gydan. Nonostante sanzioni occidentali, ritiri di investitori come Total e difficoltà operative, Pechino ha sostenuto Mosca attraverso azioni coperte. Nel novembre 2023, alcune navi cinesi hanno trasportato attrezzature critiche per il progetto, operando sotto falso nome per evitare rilevamenti. Inoltre, a giugno 2024, PetroChina ha acquisito il 10% del progetto Arctic LNG 2, in linea con gli accordi tra Xi Jinping e Vladimir Putin.

I rischi e il doppio gioco di Pechino

La Cina si muove con cautela. Pur sostenendo la Russia nell’Artico, Pechino cerca di non compromettere i rapporti con gli Stati Uniti e l’Europa. Un esempio è il recente accordo commerciale con l’Islanda, che sottolinea l’impegno cinese per mantenere aperti i canali diplomatici con gli stati artici occidentali.

Pechino è consapevole delle enormi difficoltà legate allo sviluppo artico, con l’80% delle risorse sotto il controllo esclusivo delle nazioni circumpolari. Tuttavia, la crisi delle relazioni russo-occidentali offre alla Cina un’opportunità senza precedenti per consolidare la propria influenza nella regione.

Scenari futuri: verso un asse sino-russo nell’Artico?

Due scenari sembrano plausibili. Se le tensioni tra Russia e Occidente persisteranno, la cooperazione sino-russa nell’Artico si intensificherà ulteriormente, con Pechino pronta a sfruttare il crescente isolamento di Mosca. Al contrario, un’eventuale distensione, come un accordo di pace in Ucraina, potrebbe riaprire le porte alle imprese occidentali nei progetti artici russi, ridimensionando il ruolo cinese.

In entrambi i casi, la Cina mira a posizionarsi come leader nello sviluppo artico. Con nuove rotte in fase di apertura e un’espansione delle sue capacità tecnologiche – inclusi sottomarini per esplorazioni marine e nuovi rompighiaccio – Pechino è pronta a sfruttare le opportunità offerte da una regione sempre più strategica per gli equilibri globali.

Conclusione

L’Artico rappresenta per la Cina una frontiera geopolitica e commerciale cruciale. Mentre le potenze occidentali restano divise e limitate nella loro capacità di intervento, Pechino avanza con una strategia pragmatica e multiforme, capace di integrare cooperazione, diplomazia e investimenti. L’Artico, da modello di cooperazione tra stati circumpolari, potrebbe trasformarsi in un teatro di competizione tra potenze globali, con la Cina sempre più al centro dello scenario.

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