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La nave da assalto anfibio tipo Lhd (Landing Helicopter Dock) Uss Iwo Jima della classe Wasp è arrivata giovedì scorso nel porto di Reykjavik, in Islanda, per partecipare all’esercitazione Nato chiamata Trident Juncture 2018.

La Iwo Jima trasporta 1700 Marines del 24esimo Meu (Marine Expeditionary Unit) supportati da elicotteri CH-53E Super Stallion e convertiplani MV-22B Osprey.

L’esercitazione in Islanda

I Marines appartenenti al secondo battaglione del secondo reggimento facenti parte del team da sbarco – circa 100 uomini – hanno simulato un assalto nelle base aerea di Keflavik – che ha rivisto schierati i pattugliatori navali americani P-8 Poseidon – per poi, nei giorni successivi, avventurarsi nella penisola di Reykjanes, nella zona di Þjórsárdalur, per effettuare addestramento di sopravvivenza in climi artici.

Di particolare rilievo è stata la parte iniziale dell’esercitazione che prevedeva la messa in sicurezza della landing zone dell’aeroporto di Keflavik per consentire il simulato successivo afflusso di velivoli con il personale di rinforzo, il tutto in un ambiente del tutto particolare come quello della base islandese.

“L’assalto aereo condotto in Islanda da parte dei Marines e dei marinai del 24esimo Meu e del Arg (Amphibious Ready Group) della Iwo Jima ci ha dato l’opportunità di esercitare le nostre capacità anfibie in un ambiente unico” sono state le parole del tenente colonnello Geter, ufficiale in comando del Meu “Con la finalità di incrementare la nostra competenza abbiamo bisogno di esercitarci in località differenti in modo da poter considerare le differenti variabili. Le condizioni meteo ed il terreno dell’Islanda ci hanno costretto ad una pianificazione che le tenga in considerazione” ha poi aggiunto il comandante.

Durante l’esercitazione i Marines sono stati affiancati anche dalla Guardia Costiera islandese dato che l’Islanda, lo ricordiamo, non possiede forze armate delegando la propria difesa alla Nato ed in particolare agli Stati Uniti.

I Marines sulla via della Norvegia

L’escursione, se così possiamo definirla, islandese dei Marines è servita da acclimatazione per il prosieguo delle operazioni che si terranno in Norvegia dove si terrà la parte principale dell’esercitazione Trident Juncture 2018.

Nelle acque dell’artico norvegese, infatti, la Uss Iwo Jima si riunirà con la portaerei Harry Truman e con il suo gruppo da battaglia che ha raggiunto le acque settentrionali del Mar di Norvegia ad una distanza di mille chilometri dal confine con la Russia.

Trident Juncture è una esercitazione Nato che si tiene in Norvegia e nelle acque che la circondano sin dagli anni ’80 ed in questa edizione, in particolare, partecipano 50mila soldati, 250 velivoli e 65 unità navali provenienti da tutti i Paesi dell’Alleanza Atlantica, Italia compresa

L’esercitazione, il cui dispiegamento di uomini e mezzi è iniziato a partire dalla fine di agosto, è suddivisa in due fasi: la fase attiva sul campo dal 25 ottobre al 7 novembre, e una esercitazione riservata ai posti comando dal 13 al 24 novembre. 

Come riferisce Sputnik News è la prima volta in 27 anni che gli Usa schierano una portaerei con il suo gruppo da battaglia al completo a questa esercitazione.

L’ultima apparizione di un vascello di questo tipo, la Uss America, risalirebbe infatti al 1991, quando il clima tra Stati Uniti e Russia era ancora quello della Guerra Fredda.

La Nato non molla l’Artico

Il segnale è diretto a Mosca e a Pechino ed è di quelli inequivocabili: gli Stati Uniti e la Nato non intendono vedersi scalzare dalla regione artica che, per il quantitativo di risorse resesi disponibili dalla riduzione di estensione della calotta polare permanente, rappresenta il nuovo el dorado minerario e commerciale.

La stessa Londra ha predisposto una particolare strategia appositamente dedicata alla guerra nell’artico – che definiremo d’ora in avanti Arctic Warfare – per contrastare il ritorno della Russia in quello scacchiere e anche la nuova penetrazione della Cina che ha reso sempre più evidenti le sue mire su quella parte del globo attirata sia dalle risorse energetiche e minerarie sia dalla possibilità di controllare la rotta che sfrutta il passaggio a nord-est.

Non è un segreto infatti che Pechino stia mettendo le mani su infrastrutture in Groenlandia con il secondo fine di poter avere voce in capitolo nella gestione e nello sfruttamento delle risorse estratte in quel Paese.

La Russia d’altro canto, è stata ancora più chiara in merito alle sue intenzioni sia “nazionalizzando” le rotte commerciali che seguono la tratta Murmansk – Stretto di Bering, sia dando notevole impulso alla costruzione ex novo e rimodernamento di basi nella Siberia settentrionale, non tralasciando, ovviamente, di modificare per l’Arctic Warfare anche i suoi mezzi militari, come, a mero titolo d’esempio, il sistema da difesa aerea di punto Pantsir, che nella sua versione artica prende il suffisso SA. 

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