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Difesa

Difendere la Groenlandia? Si, ma con gli F-35 Usa. Il paradosso della Danimarca

Difendere la Groenlandia? Si, ma con gli F-35 Usa. Il paradosso della Danimarca che programma il suo maxi-piano di riarmo.

La Danimarca continua il suo ambizioso piano di riarmo ma con la nuova proposta di acquisti cambia rotta, dopo la scelta di rivolgersi all’antiaerea italo-francese del Samp-T, e guarda agli Usa. In particolar modo, Copenaghen ha deciso di ordinare 16 caccia F-35 di produzione statunitense, realizzati dalla Lockheed Martin, portando a 43 il totale di questi velivoli a disposizione del Paese nordeuropeo.

Per il capo della Difesa “un’affermazione di sovranità”

Michael Hyldgaard, generale e titolare della carica di Capo della Difesa Danese, un ruolo che somma la guida dell’Esercito, della Marina e dell’Aviazione del regno, ha definito la previsione d’acquisto dei caccia americani come “un’affermazione di sovranità”.

La premier socialdemocratica Mette Frederiksen e il ministro della Difesa, vicepremier e leader del centro-destra liberale di Venstre, Troels Lund Poulsen, hanno approvato il progetto nel quadro di un piano da 27,4 miliardi di corone danesi (quasi 3,7 miliardi di euro) che, ricorda Al Jazeera, prevede “l’acquisto di due ulteriori navi artiche, la costruzione un nuovo quartier generale del comando artico e di un cavo sottomarino del Nord Atlantico e il programma di fornitura di un aereo da pattugliamento marittimo”.

La spinta danese sulla Difesa

Copenaghen si è impegnata a febbraio a portare al 3% la spesa in difesa e sicurezza e ad alzare ulteriormente questa quota nei prossimi anni. Defense News ricorda che il Paese prevede di spendere 11,77 miliardi di euro nell’acquisto di nuovi armamenti entro il 2033. La Danimarca ha inizialmente rafforzato il proprio impegno alla sicurezza nordatlantica dopo che il presidente Usa Donald Trump ha ribadito, all’inizio del suo secondo mandato, l’interesse all’acquisizione della Groenlandia nonostante la ferma opposizione di Copenaghen e una contrarietà dominante tra la popolazione e la politica locale.

La Frederiksen ha ribadito l’impegno della Danimarca all’interno della Nato inserendo la Groenlandia in un perimetro geostrategico e securitario compiuto per ribadire la sovranità nazionale sull’isola più grande del mondo.

Ciò si è saldato a un ruolo attivo del Paese nel teatro del Mar Baltico in cui si rafforzava il confronto tra Alleanza Atlantica e Russia sul fronte della sicurezza dei fondali, al rilancio dell’assistenza militare all’Ucraina e alla partecipazione del Paese a un impegno per la difesa del Vecchio Continente.

Tutti questi sforzi si sono sostanziati in una ricerca crescente di appalti europei, come dimostrato dal caso Samp-T, primo esempio di un Paese aderente all’European Sky Shield Initiative (Essi) a trazione tedesca che decide di adottare un’antiaerea ad alta quota diversa dai Patriot americani. La scelta di virare sugli F-35 per il potenziamento dell’aeronautica mostra però un passo nella direzione opposta.

Gli F-35 sono qui per restare

La retorica di rafforzare la natura danese della Groenlandia e di mettere in campo risorse per mostrare agli Usa l’impegno di Copenaghen a far sì che il fronte Artico non sia poroso per avversari di Washington come Russia e Cina andava di pari passo a un orgoglio europeista e a una certa volontà di smarcamento del Paese.

La scelta di rivolgersi a Lockheed Martin per l’aeronautica e a non considerare ogni tipo di altro programma in una fase in cui anche i nuovi Eurofighter Typhoon e i caccia svedesi Jas-39 Gripen conoscono una seconda primavera è indicativa di una path dependence securitaria che difficilmente cambi di paradigma politici potranno sconvolgere. Dall’altra parte dell’Atlantico, un ragionamento simile è stato fatto dal Canada. Ribadendo per ora il fatto che il predominio americano sulle filiere della difesa non finirà presto.

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