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La nascita del Comando Strategico Congiunto della Flotta Settentrionale (indicato anche come Comando Strategico Congiunto Artico o in russo Osk – Obedinonnye Stategicheskoe Komandovanie) il primo dicembre 2014 ha profondamente mutato l’organizzazione delle forze armate della Russia. L’area di responsabilità di questo nuovo comando comprende i territori russi nell’Artico, in particolare gli oblast di Murmansk e Arkhangelsk, nonché tutte le isole del Mar Glaciale Artico. Il nuovo distretto militare controlla le brigate da guerra artica di terra, le unità dell’aviazione e della difesa aerea, nonché ulteriori strutture amministrative.

La Brigata Artica

Il pilastro dell’Osk è la brigata artica. Formalmente costituita all’inizio del 2015 con due brigate di fanteria motorizzata dell’esercito, (la 200esima brigata separata di fucilieri motorizzati a Pechenga e l’80esima brigata separata di fucilieri a motorizzati ad Alakurtti), la brigata artica fa parte del 14esimo corpo d’armata (con sede a Murmansk) ed è integrata da unità delle forze speciali della 61esima brigata di fanteria navale “Bandiera Rossa”. I compiti principali di questa unità sono la protezione della costa, delle strutture e delle infrastrutture artiche della Russia, nonché la scorta delle navi in transito attraverso la Northern Sea Route, o Rotta Nord: quel passaggio che va dal Mare di Barents a quello di Bering che è diventato maggiormente percorribile dalle navi durante l’anno per via del riscaldamento globale e che è stato quasi nazionalizzato dal Cremlino.

La 200esima brigata serve principalmente come un’unità militare mobile multiuso con equipaggiamento pesante, compresa un’unità di corazzata con carri armati T-80Bvm e T-72B3. Impiega Uav (Unmanned Air Vehicle) per operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr). L’80esima brigata è una forza ad alta mobilità specificamente concepita per operare nelle condizioni artiche. Diversi sistemi che utilizza sono stati progettati tenendo conto del clima rigido di quelle regioni: ricordiamo il veicolo corazzato da trasporto truppe Mt-Lb/B, la motoslitta Ttm-1901 Berkut, che è adattata alle condizioni artiche, e il veicolo da trasporto personale anfibio Gaz-3344-20.

L’80esima brigata è equipaggiata con un battaglione di obici semoventi 2S1 Gvozdika da 122 millimetri che la rende la prima unità con capacità artiche equipaggiata con artiglieria pesante. È supportata dai sistemi di difesa aerea Tor-M2Dt e Pantsir-Sa. Entrambe le brigate utilizzano gli onnipresenti veicoli da trasporto truppe Btr-80, sistemi antiaerei Zsu-23 ed il supporto aereo è assicurato da un piccolo numero di elicotteri d’attacco Mi-24 e da elicotteri di soccorso Mi-8.

Il nuovo distretto può contare anche su truppe d’assalto aviotrasportate: la 76esima divisione d’assalto aereo delle Guardie (a Pskov) e la 98esima divisione aviotrasportata delle Guardie (a Ivanovo) che sono assegnate alla protezione della penisola di Kola. Insieme alla 106esima divisione aviotrasportata delle Guardie (a Tula) praticano missioni ed esercitazioni specifiche nell’Artico almeno dal 2014.

A queste brigate di fanteria si aggiungono varie unità aeree e sistemi di difesa antiaerei basati a terra che, unitamente alle unità navali della Flotta del Nord, attivano una bolla A2/Ad pari a quelle viste in Siria, Crimea o nell’exclave di Kaliningrad.

In dettaglio dispone di: 120 velivoli tra ala fissa e rotante suddivisi in 6 reggimenti e uno squadrone (dotati di Su-33, Su-25, Mig-29K, Mig-31BM, Su-24M, Tu-22M più vari i già citati elicotteri e aerei da trasporto), 4 reggimenti missilistici antiaerei (tutti dotati dei moderni sistemi S-400 Triumf), 4 reggimenti Ew/Sigint, nonché la totalità del naviglio in forza alla Flotta del Nord, la più importante della Russia (43 sommergibili e due divisioni di navi di superficie con comando a Poljarniy).

Ovviamente questo nuovo dispiegamento di forze ha creato investimenti in infrastrutture. La Russia, infatti, ha svolto enormi interventi per la creazione di nuove strutture e per il ripristino di quelle vecchie. Oltre alla riattivazione di 13 piste che sono diventate operative nel 2018, sono state costruite nuove infrastrutture per permettere la presenza costante, a rotazione, delle truppe della Task Force Artica divisa tra il Mar di Barents, quello di Kara e di Laptev, oltre a tutta una serie di installazioni minori che corrono da Murmansk sino alle Curili.

I centri nevralgici però sono siti nelle isole della Novaya Zemlja, Kotelny e Zemlja Aleksandry dove è stato costruito il nuovo complesso chiamato “Trifoglio Artico” in grado di accogliere 150 uomini in modo permanente e con una nuovissima pista di atterraggio già divenuta operativa protetta dal sistema S-300 a integrazione del Pantsir. Sull’isola di Kotelny invece è sito il complesso “Severny Klever” in grado di ospitare 250 uomini e sede della Task Force Artica, anche questo dotato di pista di atterraggio e sistemi di difesa antiaerea come quelli presenti a Zemlja Aleksandry.

Il comando vero e proprio ha sede a Severomorsk, dove è situato anche quello della Flotta del Nord da cui dipendono anche le unità di fanteria di marina impiegate nella difesa costiera e le unità dell’aviazione navale: il 279esimo reggimento caccia utilizzante Sukhoi Su-33, Su-25 ed elicotteri Kamov Ka-52 ed il 403esimo che vola con Tupolev Tu-142 e con gli aerei da trasporto Antonov An-12, An-26, An-72.

La Flotta del Nord

Di particolare interesse è la consistenza ed il ruolo della Flotta del Nord. Le sue 46 navi di superficie e 43 sottomarini, di cui nove per scopi speciali, basati tra i porti di Severodvinsk, Murmansk, Vidyaevo, Gadzhiyevo, Gremikha, Zapadnaya Litsa e Polyarny hanno principalmente il compito di proteggere il “bastione” marittimo settentrionale da dove i boomer (gli Ssbn) russi possono lanciare i propri missili balistici: in altre parole devono mantenere le forze strategiche in uno stato di costante prontezza e garantire la sopravvivenza sia delle infrastrutture sulla penisola di Kola sia degli assetti sottomarini strategici, ma recentemente hanno visto assegnarsi anche la protezione della Northern Sea Route e quindi della linea costiera sino al Mare di Bering, oltre il quale si entra nell’area di competenza della Flotta del Pacifico.

Altre missioni della Flotta del Nord includono la protezione della Zona di Esclusività Economica (Zee) della Russia da attività illegali e pericoli ambientali e la sicurezza della navigazione. Tali missioni vanno oltre i suoi ruoli tradizionali e sono più vicine a compiti civili o di guardia costiera. Il coinvolgimento delle forze navali in questo tipo di operazioni si spiega con la mancanza di attori civili in grado di svolgere queste missioni.

La tendenza, fatta esclusione per la modernizzazione di alcune (poche) unità maggiori, è quella di un procurement che guarda a unità medio/piccole ma armate pesantemente, in grado quindi di effettuare efficacemente l’attività di interdizione navale.

Il problema di una “flotta artica”

Se la Flotta del Nord dovrà essere una “flotta artica”, il problema è che la maggior parte delle sue unità non sono specifiche per l’Artico in quanto in linea non sono presenti navi di superficie classe ghiaccio, facendola dipendere pertanto dai rompighiaccio civili della flotta Rosatom che vengono utilizzati per garantire il passaggio attraverso la Nsr.

L’entrata in servizio del primo rompighiaccio della Flotta del Nord, l’Ilya Muromets, nel 2017 ha in qualche modo alleviato questa situazione, tuttavia, la presenza di una sola nave di questo tipo non fornisce una completa superiorità operativa e i cantieri navali russi Almaz dovrebbero varare quest’anno il Yevpaty Kolovrat, che però entrerà in servizio con la Flotta del Pacifico. Oltre a queste due unità, la Marina russa sta costruendo due pattugliatori rompighiaccio della classe project 23550: l’Ivan Papanin e il Nikolay Zubov, che dovrebbero essere messi in servizio rispettivamente nel 2023 e nel 2024. Anche l’Fsb, il servizio di sicurezza russo che sovrintende anche al controllo dei confini, sta costruendo una nave simile (la classe Purga) per le sue unità della guardia costiera settentrionale, che dovrebbe essere pronta per la navigazione nel 2024.

Sebbene la Flotta del Nord conduca sempre più spesso esercitazioni nell’Artico, come quella che si è tenuta alla fine di gennaio che ha visto la partecipazione di 1200 militari, 30 navi, 140 veicoli e 20 aerei, la sua possibilità di effettuare operazioni lungo tutta la Nsr è minata in questo momento proprio dalla penuria di rompighiaccio. Mosca potrebbe creare una “Flotta dell’Artico” solo dopo essersi assicurata la presenza di più unità di questo tipo e riassegnando ad essa, oppure mantenendole con doppia assegnazione, alcune unità più leggere della Flotta del Nord, che però dovrebbero poter avere della basi estive lungo la costa siberiana per diminuire i tempi di azione: qualcosa su cui sembra che si stia lavorando se consideriamo la destinazione finale delle “centrali nucleari galleggianti” come la Akademik Lomonosov, che è stata portata a Pevek, il principale porto che si affaccia sul Mare della Siberia Orientale.