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Se in Europa politici e opinione pubblica si scontrano sull’opportunità di acquistare gas dalla Russia, Mosca non perde tempo e guarda ad altri lidi. L’Orso russo vuole costruire le proprie tane energetiche in un continente dove la domanda di elettricità è in piena espansione: l’Africa. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e l’isolamento da parte dell’Occidente, il Governo di Vladimir Putin è alla ricerca di nuovi partner e l’offerta di fonti e tecnologie energetiche, perlopiù nucleari, può rivelarsi una strategia fruttuosa per costruire un nuovo quadro di alleanze.   

L’offerta nucleare della Russia per l’Africa

In occasione dell’African Energy Week 2025, tenutasi a Città del Capo in Sudafrica, la russa Rosatom – gigante pubblico attivo nell’ambito dell’energia atomica – ha esposto un progetto che ha ingolosito molti leader africani e che prevede la costruzione di reattori modulari di piccole dimensioni (Small Modular Reactions) e di centrali nucleari galleggianti, strutture trasferibili in grado di fornire energia pulita anche nelle aree meno sviluppate del continente.  

Sebbene un progetto simile possa apparire avveniristico, è già divenuto realtà a latitudini decisamente più fredde. Nell’Artico Mosca ha dato forma alla centrale Akademik Lomonosov, la quale non ha propriamente caratteristiche tipiche di una comune struttura nucleare: si tratta di un reattore montato su una piattaforma navale trasportabile da una città costiera all’altra, facendo venire meno l’esigenza di edificare infrastrutture a terra.

Il pacchetto offerto dai russi agli africani pare che somigli molto a una scatola cinese: la Rosatom non fornisce solo tecnologia avanguardistica, ma anche formazione per i tecnici locali, supporto ingegneristico e realizzazione di centri di ricerca. Molte nazioni dell’Africa da tempo sono alle prese con tentativi volti ad uscire dall’arretratezza infrastrutturale ed energetica e quanto proposto dalla holding russa potrebbe consentire loro di abbracciare lo sviluppo grazie a un approvvigionamento elettrico stabile e continuo. Per la Russia, invece, ogni accordo firmato in Africa è anche un tassello di un mosaico geopolitico più ampio che serve a guardare oltre il Vecchio Continente.  

La strategia energetica di Mosca

Negli anni più recenti, Rosatom è divenuta a tutti gli effetti uno strumento diplomatico del Cremlino considerando il gran numero di accordi siglati dalla società con i Governi africani. Nell’ultimo anno, Mosca ha siglato intese con Burkina Faso, Guinea e Congo nell’ambito della produzione di energia nucleare. Andando più indietro negli anni – anche prima che il conflitto in Ucraina scoppiasse – la lista si allunga con Algeria, Etiopia, Kenya , Sudafrica e altri.  

Secondo diversi analisti, la Russia ha fatto dei passi da gigante nel nucleare civile ed è consapevole di quali carte giocare per aspirare a un ruolo da leader globale grazie alla conoscenze tecniche acquisite e alle condizioni di rimborso molto vantaggiose. Per di più, l’Orso russo potrà allungare ancora di più le zampe sul continente africano a fronte della ritirata finanziaria degli Stati Uniti, dopo che il presidente Trump ha tagliato i finanziamenti ai programmi cooperativi come Power Africa e Just Energy Transition Partnerships.

A voler guardare, la politica commerciale del Cremlino è molto più fine: gli accordi sottoscritti hanno una validità pluriennale e legano politicamente ed economicamente i Paesi firmatari a Mosca, tenuti de facto a prestare fedeltà diplomatica. In un continente dove l’accesso all’elettricità resta un ostacolo allo sviluppo, la Russia è pronta a fare la sua parte facendo del nucleare  non solo una risorsa, ma anche uno strumento di potere.

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