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Politica

Sigillare il Mar Cinese Meridionale: la mossa della Cina per fermare gli Usa

Lavori in corso tra la Cina e l'Asean per dare vita ad un maxi patto di non aggressione riguardante il Mar Cinese Meridionale.

Trovare un accordo con i “vicini di casa” per risolvere, da un lato, le storiche dispute marittime e territoriali, e dall’altro blindare una volta per tutte il Mar Cinese Meridionale. Lavori diplomatici in corso tra la Cina e i membri dell’Asean, l’Associazione del sudest asiatico che comprende la maggior parte dei governi interessati alla vicenda.

L’ultimo vertice tra le parti, tenutosi all’inizio di luglio a Jakarta, in Indonesia, è passato agli onori delle cronache soltanto per la misteriosa assenza del ministro degli Esteri cinese, Qin Gang, sostituito dal direttore dell’Ufficio della Commissione Centrale per gli Affari Esteri del Partito Comunista Cinese, Wang Yi, per non meglio specificati problemi di salute (ad oggi, Qin non è ancora riapparso in pubblico e non lo fa dal 25 giugno scorso).

Eppure, nel corso del summit è stata presa una decisione importantissima: Pechino e le nazioni Asean hanno concordato di provare a concludere, entro i prossimi tre anni, un patto di non aggressione volto ad impedire che i frequenti litigi territoriali nel trafficatissimo Mar Cinese Meridionale possano trasformarsi in un conflitto armato.

Le linee guida sono state abbozzate, anche se i negoziati sul codice di condotta da adottare potranno proseguire fino all’autunno del 2026. Come ha sottolineato l’HuffPost, la Cina avrebbe ottenuto un primo sì da Filippine, Malesia, Brunei e Vietnam per un accordo che, tra i vari punti, includerebbe limiti alla presenza di attori stranieri nelle caldissime acque situate a sud di Taiwan.

Il ruolo strategico dell’Asean

Siamo ancora a livello preliminare, ma il patto di non aggressione ipotizzato dalla Cina per il Mar Cinese Meridionale sarebbe strategico per impedire agli Stati Uniti di effettuare operazioni nella regione, azzoppando di fatto la postura di Washington nell’Indo-Pacifico proprio nel momento in cui quest’area risulterà decisiva ai fini dello scontro sino-americano.

Va da sé che un accordo del genere non piacerebbe affatto agli Usa, visto che l’amministrazione Biden considera la presenza statunitense nella zona come una condizione fondamentale per bilanciare il crescente espansionismo cinese. È in un contesto del genere che i Paesi dell’Asean diventeranno ancor più decisivi e potrebbero seriamente pensare di ambire a posizioni geopolitiche più rilevanti nello scacchiere mondiale.

Unendo i dieci membri dell’Associazione, infatti, il gruppo può contare su più di 600 milioni di abitanti, su un’estensione di circa 4,5 milioni di chilometri quadrati e, in vista del futuro, potrà diventare la quarta economia più grande del mondo entro il 2050, dietro soltanto ad Unione europea, Stati Uniti e Cina. Se queste sono le premesse, la sensazione è che Washington e Pechino faranno di tutto per persuadere l’Asean, sempre più indirizzata a diventare la chiave di volta della nuova architettura diplomatica dell’Indo-Pacifico.

Mappa di Alberto Bellotto

Il patto di non aggressione

La Cina e quattro degli Stati membri dell’Asean – Brunei, Malesia, Filippine e Vietnam – insieme a Taiwan, sono bloccati in una situazione di stallo territoriale decennale relativa al Mar Cinese Meridionale, un passaggio chiave per il commercio globale. Da qui, infatti, le imbarcazioni cinesi cariche di merci approdano nell’Oceano Indiano attraverso il “collo” dello Stretto di Malacca, e sempre da qui transitano ogni anno merci per un valore complessivo di 5 miliardi di dollari, un quarto delle quali di proprietà americana. Secondo alcune stime, inoltre, gli abissi di questa porzione di mare ospiterebbero circa 10 miliardi di barili di petrolio, nonché 25mila miliardi di metri cubi di gas.

Come ha spiegato l’Associated Press, un gruppo di lavoro congiunto di Cina e Asean “dovrebbe sforzarsi di concludere la negoziazione di un codice di condotta efficace e sostanziale, in conformità con il diritto internazionale, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare, entro un periodo di 3 anni o prima”. Le linee guida alla basse dell’ipotetico patto di non aggressione evidenzierebbero maggiori incontri tra le parti e l’avvio di negoziati per le questioni più controverse, tra cui l’applicabilità giuridica del codice regionale e la sua portata geografica.

Ricordiamo che nel 2002 Cina e Asean hanno firmato un accordo non vincolante che invitava le nazioni rivali ad evitare azioni aggressive che potrebbero innescare conflitti armati, inclusa l’occupazione di isolotti e scogliere aridi, ma le violazioni sono persistite. Circa 10 anni fa, Pechino ha trasformato sette barriere coralline contese in una sorta di catena di isole protette, suscitando l’allarme degli Stati rivali e degli Stati Uniti.

Mappa di Alberto Bellotto

I colloqui per giungere ad adeguate linee di condotta erano stati ritardati per anni, sia per via della pandemia di Covid-19 che a causa delle grandi distanze tra la Cina e gli altri governi regionali. Adesso la questione sembrerebbe essersi sbloccata, con i negoziatori cinesi che hanno calato il loro jolly: il Dragone ha infatti proposto che il suddetto codice di condotta limiti la presenza e le attività delle forze straniere nelle acque contese.

Tagliare fuori gli Usa

La proposta non è casuale, visto che in cambio di un tacito appeasement regionale la Cina riceverebbe in cambio l’assicurazione di rendere il Mar Cinese Meridionale impermeabile alle sortite di Paesi terzi, come gli Stati Uniti e i loro partner.

All’incontro, l’inviato cinese Wang Yi ha affermato che la Cina “sostiene tutte le parti nell’accelerare la formazione delle linee guida, con la speranza che queste continuino a svolgere un ruolo costruttivo”. “La Cina partecipa attivamente e sostiene fermamente un quadro di cooperazione regionale con l’Asean al centro” e “aderisce a un concetto di inclusività, rifiuta le interferenze e continua lo sviluppo”, ha affermato il massimo diplomatico cinese.

Certo, la strada verso un ipotetico patto di non aggressione, pensato anche per tagliare fuori Washington dal cortile di casa cinese, non è affatto in discesa per il Dragone. I disaccordi tra le parti su una serie di questioni, tra cui le attività di pesca e le azioni militari, hanno bloccato l’avanzamento dei negoziati per un accordo e potrebbero farlo anche da qui ai prossimi mesi. Soprattutto se gli Usa riuscissero a giocare di sponda con alcuni membri dell’Associazione.

In ogni caso, Pechino proverà a seguire alla lettera uno dei precetti di Sun Tzu: “L’arte suprema della guerra è sottomettere il nemico senza combattere”. Vedremo se questo insegnamento sarà utile alla Cina per regolare il dossier del Mar Cinese Meridionale.  

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