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	<title>Oceano Atlantico Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 21 May 2026 13:19:10 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Oceano Atlantico Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Addio agli A-4 della Fuerza Aérea Argentina, i temerari della guerra delle Falkland</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/addio-agli-a-4-della-fuerza-aerea-argentina-i-temerari-della-guerra-delle-falkland.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 05:15:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[Isole Falkland]]></category>
		<category><![CDATA[Marina argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1109" height="831" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg 1109w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-1024x767.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-768x575.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-600x450.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1109px) 100vw, 1109px" /></p>
<p>La Fuerza Aérea Argentina ha annunciato ieri la “dismissione definitiva” della flotta di A-4, gli aerei d’attacco al suolo che sono passati alla storia per le temerarie missioni a bassa quota condotte durante la Guerra delle Falkland</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/addio-agli-a-4-della-fuerza-aerea-argentina-i-temerari-della-guerra-delle-falkland.html">Addio agli A-4 della Fuerza Aérea Argentina, i temerari della guerra delle Falkland</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1109" height="831" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg 1109w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-1024x767.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-768x575.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-600x450.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1109px) 100vw, 1109px" /></p>
<p>L’<strong>Argentina</strong> ritira dal servizio gli ultimi esemplari dei suoi <strong>A-4 Fightinghawk</strong>, le versioni modernizzate dei venerabili A-4 Skyhawk che hanno prestato servizio per oltre sei decenni nella <em>Fuerza Aérea Argentina</em>, gli aerei d’attacco al suolo che sono passati alla storia per le temerarie missioni a bassa quota condotte durante la Guerra delle Falkland nel lontano 1982. Questo ritiro definitivo coincide con l’introduzione dei nuovi cacciabombardieri<strong>F-16 Fighting Falcon</strong> come “<em>nuovo caccia</em>” dell’Aviazione argentina, da anni al centro di un programma di “profondo rinnovamento” delle capacità operative che ora coincide con i “venti di cambiamento” che minacciano stravolgimenti strategici e riscatto per le <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/washington-pronta-a-mollare-londra-le-falkland-e-la-diplomazia-del-rancore.html">Isole Malvinas</a></strong>.<br> <br>La <strong>Fuerza Aérea Argentina</strong> ha annunciato ieri la “<strong>dismissione definitiva</strong>” della flotta di Fightinghawk presso la base aerea di Villa Reynolds, nella provincia di San Luis. La base ospitava l’ultima unità argentina dotata di <strong>A-4AR/OA-4AR Fightinghawk</strong>, la 5ª Brigata Aerea. Secondo quanto riportato dall’Aeronautica argentina, la decisione di ritirare i venerabili A-4 si basa su “priorità di efficienza operativa e sostenibilità economica“, dato che mantenere operativi questi velivoli era diventata una “<em>sfida sempre più ardua negli ultimi anni</em>“. <br><br>Il Fightinghawk, versione specifica per la forza aerea argentina, era strettamente legato a un piano di modernizzazione condotto da Lockheed Martin sugli Skyhawk assegnati alla componente aerea del Corpo dei Marines degli Stati Uniti e consegnati negli <strong>anni </strong>Novanta.   Questi aerei da attacco al suolo, già noti ai piloti argentini, erano equipaggiati con il radar utilizzato nelle prime varianti dell’F-16 ed erano in grado di trasportare <strong>missili aria-aria Sidewinder</strong>. I Fightinghawk, decisamente più performanti dei loro predecessori, erano dotati di un sistema computerizzato di pianificazione delle missioni e di un nuovo computer di navigazione/attacco e, nonostante non fossero progettati come caccia da adibire alla difesa aerea, svolsero anche questo ruolo quando Buenos Aires si trovò costretta a ritirare i suoi ultimi caccia Mirage di fabbricazione francese.   </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="671" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-1024x671.jpg" alt="" class="wp-image-517648" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01.jpg 1452w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovi caccia per ricostruire una capacità aerea</h2>



<p>Secondo quanto <a href="https://www.twz.com/air/argentina-retires-its-a-4-fightinghawks">riportato</a> da The War Zone, la Fuerza Aérea Argentina ha investito diversi anni a “<em>ricostruire la propria capacità di caccia</em>”, ma è stata “<em>ripetutamente ostacolata dagli sforzi britannici per bloccare potenziali acquisti di caccia</em>”. Dopo aver acquistato altri aerei dalla Francia, ricordiamo i Super Etendard dismessi dalla portaerei Charles De Gaulle che non poterono essere impiegati per <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/milei-manda-i-suoi-caccia-kiev-largentina-non-pu-volarci-2333523.html">colpa dell’embargo</a>, gli analisti ipotizzano che l’Argentina potesse spingersi a concludere accordi con la Cina o la Russia. Ragione per cui gli <strong>Stati Uniti</strong> – che guardano con <strong>interesse alle Isole Falkland</strong> o Isole Malvine come hub nell’Atlantico Meridionale nel piano di contenimento dell&#8217;<a href="http://Gli Stati Uniti vogliono mantenere le linee di comunicazione del Mar Atlantico meridionale (Canale di Beagle, Stretto di Magellano, passaggio di Drake), libere da presenze ostili.">espansione cinese</a> – hanno finito con l’approvare il trasferimento di due squadriglie di F-16 dalla Danimarca all’Argentina, aerei che il Dipartimento di Stato americano definì come “v<em>elivoli multiruolo a basso costo e ad alte prestazioni</em>“. <strong>Le due squadriglie comprendono sedici monoposto F-16AM e otto biposto F-16BM</strong>, e sono state seguite da diverse cellule di vecchi Viper da impiegare come fonti di pezzi di ricambio. L’assenza di ricambi infatti aveva pesato sulla partita di Etendard francesi che si rivelarono un problema, invece che una soluzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal primo impiego negli anni Sessanta alla guerra delle Falkland</h2>



<p>Il ritiro del Fightinghawk segna anche la fine della lunga storia degli A-4 che hanno servito, a partire dal 1966, la Fuerza Aérea Argentina e l’<strong>Aviación Naval</strong> dell’Argentina. Prima della guerra delle Falkland che li rese celebri nella <strong>battaglia di San Carlos</strong>, lo scontro aeronavale sostenuto contro la forza di spedizione britannica, l’Argentina acquistò quattro lotti di 26 A-4 che erano appartenuti all’U.S. Navy, diventando il primo “<em>cliente estero</em>” dello Skyhawk. L’ultimo venne imbarcato a bordo della <strong>portaerei Veinticinco de Mayo</strong>, una nave di classe Colossus trasferita dal Regno Unito dopo aver prestato servizio con la Royal Navy britannica e la Royal Netherlands Navy.   </p>



<p>Quando nella primavera del 1982 la crisi delle isole Falkland portò gli argentini a sferrare un attacco a sorpresa contro il territorio d’oltremare britannico, erano circa 40 gli A-4 in servizio nelle forze aeree argentine. E servirono a condurre missioni d’attacco a bassissima quota dopo aver ricevuto rifornimento dalle aerocisterne KC-130 Hercules che li accompagnavano nel viaggio dalle coste dell’Argentina. Nel corso di oltre 200 sortite di combattimento, gli A-4 argentini affondarono <strong>quattro navi da guerra della Royal Navy</strong>, e ne danneggiarono altrettante.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Gli A-4 Skyhawk sono stati la &quot;spina dorsale&quot; dell&#39;aviazione argentina durante la Guerra delle <a href="https://twitter.com/hashtag/Falkland?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Falkland</a> del 1982. A bordo di questi rodati caccia i piloti argentini effettuarono coraggiose missioni di attacco al suolo a bassissima quota, affondando diverse unità della <a href="https://twitter.com/hashtag/RoyalNavy?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#RoyalNavy</a> <a href="https://t.co/AUeBie81Tm">pic.twitter.com/AUeBie81Tm</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://twitter.com/DBinTweet/status/2056687316354167142?ref_src=twsrc%5Etfw">May 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La leggendaria missione degli A-4 </h2>



<p>Tra gli attacchi più temerari che vennero condotti a bordo degli A-4 Skyhawk durante la guerra delle Falkland, il più celebre è senza dubbio quello del <strong>25 maggio 1982</strong>, quando una formazione di sei aerei d&#8217;attacco al suolo di questo tipo, appartenenti al Grupo 5 de Caza e incaricata di colpire le due navi da guerra inglesi, il cacciatorpediniere <strong>HMS Coventry</strong> e la fregata <strong>HMS Broadsword</strong>, localizzate a Nord-Ovest delle Isole Falkland, o Malvinas che dir si voglia, condusse uno di quei temerari voli a bassissima quota per sganciare le proprie bombe, volando a pochi metri dalla superficie del mare per evitare il rilevamento radar e sfidando i sistemi missilistici Sea Wolf, il <strong>fuoco incrociato dei cannoni </strong>da 20 mm Oerlikon e degli antiaerei Bofors, oltre a tutte le mitragliatrici leggere che erano puntate su di loro. Come è noto, i quattro caccia, divisi in due coppie, riuscirono a sganciare le loro bombe perché il radar che avrebbe dovuto guidare i missili contro di loro non riuscì a tracciarli per un problema tecnico: non fu in grado di &#8220;<em>scegliere</em>&#8221; quale dei due Skyhawk tracciare.</p>



<p>La prima coppia sganciò le bombe ma mancò il bersaglio, mentre la seconda riuscì a colpire la Broadsword con <strong>una bomba Mk.17</strong> nonostante l&#8217;intenso fuoco antiaereo. La bomba però non esplose. L&#8217;ultima coppia di A-4, armati con tre bombe più leggere, colpì e danneggiò gravemente la <strong>HMS Coventry</strong>, che affondò in soli venti minuti. L&#8217;attacco portò alla morte di 19 marinai e al ferimento di altri 30, mentre tutti e sei gli A-4 tornarono alla base.</p>



<p>Durante la guerra delle Falkland <strong>gli argentini persero 19 A-4 Skyhawk e 17 piloti</strong>. Otto di questi vennero abbattuti dai missili aria-aria dei <strong>caccia Sea Harrier</strong> della Royal Navy britannica, soprannominati la &#8220;<em>Muerte negra</em>&#8220;. Il <strong>coraggio dei piloti della Fuerza Aérea Argentina</strong> e della <strong>Aviación Naval</strong> viene celebrato ancora oggi, ricordando che ognuno di loro sapeva di andare a combattere contro un avversario tecnologicamente più avanzato, senza armamento missilistico aria-aria, senza radar, senza un moderno sistema di navigazione, trasportando munizioni non guidate e senza apparecchiature di allarme radar che potessero avvertirli dei missili in arrivo.</p>



<p>Dopo la dismissione degli A-4 argentini,<strong> rimangono in servizio i pochi Skyhawk</strong> che fanno ancora parte dell&#8217;<strong>Aeronautica Militare Brasiliana</strong>, ma si ritiene che il loro periodo di servizio terminerà a breve, relegando gli A-4 alle squadriglie di <a href="https://it.insideover.com/guerra/cattivi-addestrano-top-gun-americani.html">contractor militari privati</a> che hanno sempre apprezzato questo aereo per la sua agilità, rendendolo una piattaforma eccellente nelle vesti di &#8220;avversario&#8221; nell&#8217;addestramento al combattimento e lasciando allo Skyhawk un posto d&#8217;eccezione tra i famosi &#8220;<strong>Aggressor</strong>&#8221; che servono a preparare i piloti da combattimento delle migliori aeronautiche militari del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/addio-agli-a-4-della-fuerza-aerea-argentina-i-temerari-della-guerra-delle-falkland.html">Addio agli A-4 della Fuerza Aérea Argentina, i temerari della guerra delle Falkland</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Paracadutisti su Tristan de Cunha per un caso di Hantavirus nell&#8217;isola abitata più remota del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/paracadutisti-su-tristan-de-cunha-per-un-caso-di-hantavirus-nellisola-abitata-piu-remota-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 14:42:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[Royal Air Force (Raf)]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pathfinders e medici paracadutisti dell’Esercito britannico si sono lanciati su Tristan da Cunha, l’isola abitata più remota del mondo, per prestare soccorso a un cittadino britannico contagiato dall’Hantavirus.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/paracadutisti-su-tristan-de-cunha-per-un-caso-di-hantavirus-nellisola-abitata-piu-remota-del-mondo.html">Paracadutisti su Tristan de Cunha per un caso di Hantavirus nell&#8217;isola abitata più remota del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HH8THv6XwAMZDNo-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Pathfinders</strong> e <strong>medici paracadutisti</strong> dell’Esercito britannico si sono <a href="https://www.gov.uk/government/news/military-conducts-daring-parachute-drop-to-deliver-critical-medical-support-to-tristan-da-cunha">lanciati su Tristan da Cunha</a>, l’isola abitata più remota del mondo, per prestare soccorso e cure mediche a un cittadino britannico contagiato dall’Hantavirus. Secondo quanto riportato dal ministero della Difesa inglese, l’<strong>audace lancio </strong>con il paracadute per fornire “supporto medico essenziale” nel remoto arcipelago dell’oceano Atlantico meridionale appartenente al t<strong>erritorio britannico d’oltremare</strong> che comprende l’<strong>isola di Tristan da Cunha,</strong> la principale, e le isole di Sant’Elena e Ascensione, dista circa 2.810 chilometri dalle coste del Sudafrica e quasi 10.000 chilometri da Londra. Sull’isola di Tristan da Cunha, considerata uno degli insediamenti umani più remoti al mondo a causa della sua distanza dai continenti e dell’assenza di porti e aeroporti, sono presenti <strong>solo 221 abitanti</strong>, che possono essere raggiunti con cinque o sei giorni di navigazione dalle coste più vicine, ragione per cui è stata preferita una soluzione aviotrasportata.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Pathfinders e medici paracadutisti dell&#39;Esercito britannico si sono lanciati su <a href="https://twitter.com/hashtag/Tristan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Tristan</a> da Cunha, l&#39;isola abitata più remota del mondo, per prestare soccorso e cure mediche a un cittadino britannico contagiato dall&#39; <a href="https://twitter.com/hashtag/Hantavirus?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Hantavirus</a>. L&#39;arcipelago è popolato da 221 abitanti. <a href="https://t.co/xb37WM0uR5">pic.twitter.com/xb37WM0uR5</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://twitter.com/DBinTweet/status/2053472108575920353?ref_src=twsrc%5Etfw">May 10, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il team specializzato dell’Esercito, composto da sei pathfinders e due medici paracadutisti, si è lanciato da un <strong>A400M Atlas</strong>, un quadrimotore turboelica da trasporto militare tattico e strategico della Royal Air Force, decollato dalla base di Brize Norton, nell’Oxfordshire, dopo che l’<strong>Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria </strong>(UKHSA) ha confermato venerdì un caso sospetto di Hantavirus in un cittadino britannico a Tristan da Cunha. L’<strong>Hantavirus</strong> è uno dei virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e possono occasionalmente essere trasmessi all’uomo, che può infettarsi accidentalmente entrando in contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti oppure respirando particelle contaminate. Tale virus avrebbe contagiato una coppia di ornitologi imbarcata sulla<strong> nave da crociera MV Hondius </strong>dopo aver svolto una sessione di <em>birdwatching</em> nella <strong>discarica di Ushuaia</strong>.</p>



<p>I <em>parà</em> della <strong>16ª Brigata d’Assalto Aereo</strong>, unità d’élite dell’Esercito britannico nota per la sua capacità di rapido dispiegamento, si sono lanciati contemporaneamente ai <strong>rifornimenti vitali di ossigeno</strong> e ad altro <strong>materiale medico</strong> che potrebbe rivelarsi salvifico nel caso di un aggravamento del paziente. Il governo di Londra ha dichiarato che questa operazione rappresenta “<em>la prima volta che le forze armate britanniche hanno inviato personale medico per fornire supporto umanitario tramite lancio con il paracadute</em>”, dimostrando “la capacità delle forze armate di intervenire con brevissimo preavviso in tutto il mondo per una vasta gamma di compiti”.</p>



<p>Considerate le “<em>scorte di ossigeno sull’isola a livelli critici</em>”, un lancio aereo con personale medico era l’unico modo per fornire tempestivamente assistenza vitale al paziente. Secondo quanto riportato dal ministero della Difesa inglese, l’operazione garantirà inoltre la <strong>resilienza del sistema sanitario dell’isola</strong>, supportando l’équipe medica di due persone presente a Tristan da Cunha.</p>



<p>La squadra di soccorso inviata sull’isola di Tristan da Cunha ha<strong> volato per 6.788 chilometri fino all’isola di Ascensione</strong>, per poi percorrere altri <strong>3.000 chilometri fino a Tristan da Cunha</strong>, dove il personale si è lanciato con il paracadute. Il lungo volo ha previsto un rifornimento aereo da parte di un’aerocisterna Voyager. Va sottolineato come le condizioni meteorologiche che interessano l’arcipelago di Tristan da Cunha possano essere decisamente ostili, con<strong> venti che spesso superano anche i 40 km/h</strong>, creando<strong> condizioni “estreme” per i paracadutisti</strong>. Il comandante della 16ª Brigata d’Assalto Aereo ha dichiarato: “<em>Si è trattato di un’operazione congiunta con la Royal Air Force, che evidenzia la rapidità, la portata e l’utilità del paracadutismo. L’arrivo di paracadutisti, personale medico e forniture mediche dal cielo ha, si spera, rassicurato la popolazione di Tristan da Cunha</em>”.</p>



<p>La missione si inserisce nel quadro della collaborazione tra il governo britannico e le autorità internazionali per far fronte all’<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-nave-da-crociera-il-birdwatching-le-indagini-cosa-sappiamo-sul-focolaio-da-hantavirus.html">epidemia di Hantavirus</a> scoppiata a bordo della nave da crociera <strong>MV Hondius</strong>. I cittadini britannici rimpatriati dalla MV Hondius vengono trasportati nel Regno Unito con un volo charter speciale. Nessuno dei cittadini britannici rimpatriati ha manifestato sintomi, ma tutti sono tenuti sotto stretto monitoraggio. Tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio britannici a bordo della MV Hondius sono stati posti in <strong>isolamento per 45 giorni </strong>al loro rientro nel Regno Unito e l’Agenzia britannica per la salute e i servizi sanitari sta monitorando attentamente queste persone, effettuando test secondo necessità.</p>



<p>Le autorità sanitarie hanno tenuto a precisare che attualmente sono in corso le “<em>attività di follow-up per le persone che potrebbero essere entrate in contatto con casi positivi e che sono rientrate nel Regno Unito o si trovano nei territori britannici d’oltremare</em>”. Il governo del Regno Unito garantirà che coloro che si autoisolano ricevano il supporto adeguato. Il Ministero della Difesa ha collaborato con l’apparato sanitario per <strong>fornire materiali diagnostici essenziali</strong>, inclusi i test PCR (reazione a catena della polimerasi), che sono stati consegnati all’isola di Ascensione tramite un aereo militare il 7 maggio. Il <strong>rischio per la popolazione generale rimane molto basso</strong>, secondo le conclusioni dell’Agenzia britannica per la salute e i servizi sanitari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/paracadutisti-su-tristan-de-cunha-per-un-caso-di-hantavirus-nellisola-abitata-piu-remota-del-mondo.html">Paracadutisti su Tristan de Cunha per un caso di Hantavirus nell&#8217;isola abitata più remota del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Algeria e Francia ai ferri corti: guerra degli ambasciatori per il Sahara Occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/algeri-ritira-l-ambasciatore-da-parigi-e-gelo-tra-i-due-paesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2024 14:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Sahara occidentale]]></category>
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<p>Motivo del contendere è il Sahara Occidentale: Macron ha infatti deciso di appoggiare i piani e le ambizioni del Marocco.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412105029494_3a9bb2af60bbbe95956abe8df451b110.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412105029494_3a9bb2af60bbbe95956abe8df451b110.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412105029494_3a9bb2af60bbbe95956abe8df451b110-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412105029494_3a9bb2af60bbbe95956abe8df451b110-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412105029494_3a9bb2af60bbbe95956abe8df451b110-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412105029494_3a9bb2af60bbbe95956abe8df451b110-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412105029494_3a9bb2af60bbbe95956abe8df451b110-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel pieno dei giochi olimpici di Parigi, il Governo di Algeri ha deciso di<strong> ritirare il proprio ambasciatore dalla Francia</strong> e ha così avviato una crisi politica e diplomatica con l&#8217;Eliseo che, dai tempi della guerra di indipendenza degli anni Sessanta, ha pochi precedenti. Il motivo riguarda l&#8217;oggetto del contendere più importante per la politica algerina e per quella del suo poco amato vicino, il Marocco: ossia il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-sahara-occidentale.html">Sahara Occidentale</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La svolta di Macron sul Sahara Occidentale</h2>



<p>Il braccio di ferro tra Parigi e Algeri è partito nell&#8217;ultima settimana di luglio, quando dall&#8217;Eliseo il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> ha inviato una nota al re del Marocco, Mohammed VI, per esprimere il proprio appoggio al piano di Rabat sul Sahara Occidentale. In particolare, il capo dell&#8217;Eliseo ha dato il suo definitivo disco verde al cosiddetto &#8220;<strong>piano sull&#8217;autonomia</strong>&#8221; proposto, già nell&#8217;ottobre del 2007, dal governo marocchino in sede Onu.</p>



<p>Si tratta del progetto con il quale il regno nordafricano mira a chiudere la questione legata al Sahara Occidentale. Rabat infatti, secondo le linee guida del piano, si impegna a garantire autonomia alla regione in cambio però del definitivo riconoscimento della propria sovranità. Il Sahara Occidentale, è bene ricordarlo, è l&#8217;ex colonia spagnola situata a Sud del Marocco che l&#8217;Onu considera dal 1975 (anno dell&#8217;addio di Madrid alla regione) come &#8220;<strong>territorio non autonomo</strong>&#8220;.</p>



<p>Secondo Rabat, il Sahara Occidentale in realtà è un pezzo del proprio Paese non ancora pienamente riconosciuto come tale a livello internazionale. Non è dello stesso avviso il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-fronte-del-polisario.html">Fronte del Polisario</a>, l&#8217;organizzazione entrata in guerra contro il Marocco oltre 40 anni fa, che aspira invece all&#8217;indipendenza della regione. Attualmente, Rabat controlla <em>de facto</em> due terzi del Sahara Occidentale, il Polisario invece una striscia di deserto corrispondente a un terzo del territorio.</p>



<p>Con la mossa resa nota da Macron, la Francia non riconosce la regione contesa quale parte integrante del Marocco ma, per l&#8217;appunto, considera il piano marocchino sull&#8217;autonomia &#8220;l&#8217;unico applicabile&#8221;. Allineandosi così a Paesi quali <strong>Spagna</strong> e <strong>Germania</strong>, i cui governi da alcuni anni hanno espresso analogo parere per il piano di Mohammed VI. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ira di Algeri</h2>



<p>Ma l&#8217;Algeria non ci sta. Il Governo di Algeri è da sempre ai ferri corti con il Marocco proprio per lo status della regione in questione. Il Governo del Polisario è ospitato nella provincia algerina di Tindouf ed è finanziato e armato dalle autorità algerine. Queste ultime sono accusate dal Marocco di sostenere apertamente il terrorismo e i propositi bellici del Polisario, ma Algeri ha sempre ribattuto sostenendo che la presenza marocchina nel Sahara Occidentale è da considerare &#8220;<strong>illegittima</strong>&#8221; e di stampo &#8220;<strong>neo coloniale</strong>&#8220;. Per questo, dopo aver appreso del cambio di passo della Francia sulla questione, il governo del presidente <strong>Abdelmadjid Tebboune</strong> ha scelto la linea politicamente più dura possibile: il richiamo del proprio ambasciatore a Parigi. La nota con cui è stato annunciato il ritiro del rappresentante diplomatico è piuttosto dura sia con la Francia che con il Marocco: &#8220;Le potenze coloniali, vecchie e nuove &#8211;<a href="https://www.agenzianova.com/news/sahara-occidentale-macron-appoggia-il-piano-del-marocco-lalgeria-ritira-lambasciatore-in-francia/"> si legge nella nota</a> &#8211; sanno riconoscersi e comprendersi e darsi una mano a vicenda”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parigi e Algeri mai così lontane</h2>



<p>L&#8217;Algeria ha anche<strong> minacciato blocchi economici e boicottaggi</strong>, come già accaduto nel 2022 con la Spagna a seguito del via libera al piano marocchino dato allora da Madrid. Il litigio tra le due sponde del Mediterraneo preoccupa e non poco: dalla fine della guerra di indipendenza, raramente tra Parigi e Algeri si era arrivati a passi diplomatici così netti.  Segno di come, ancora oggi, la questione del Sahara Occidentale agita il Nord Africa: il Marocco fa della vicenda il perno della propria politica estera, l&#8217;Algeria dal canto suo non demorde e mantiene la propria posizione e il proprio sostegno al Polisario. La regione fa gola per diversi motivi: è un approdo importante verso l&#8217;Atlantico, approdo che l&#8217;Algeria ha sempre desiderato, nel sottosuolo ci sono alcuni dei più grandi giacimenti di fosfato e, cosa forse più importante, la questione è un modo per Rabat e Algeri per <strong>contendersi anche una certa sfera di influenza </strong>all&#8217;interno dell&#8217;area nordafricana e non solo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/algeri-ritira-l-ambasciatore-da-parigi-e-gelo-tra-i-due-paesi.html">Algeria e Francia ai ferri corti: guerra degli ambasciatori per il Sahara Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quei segnali captati con un&#8217;arma della Guerra fredda: come sono morti i passeggeri del Titan</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/segnali-arma-guerra-fredda-passeggeri-titan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 15:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan-768x528.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Sono state le strumentazioni del programma Sosus, varato durante la guerra fredda e ancora oggi operativo, a rilevare l'implosione del Titan</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/segnali-arma-guerra-fredda-passeggeri-titan.html">Quei segnali captati con un&#8217;arma della Guerra fredda: come sono morti i passeggeri del Titan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/titan-768x528.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>A captare i segnali dell&#8217;implosione del piccolo sottomarino Titan sono stati dei sensori della<strong> Us Navy</strong>. Si tratta di strumentazioni piazzate molti anni fa, apparecchiature ideate nel periodo di massima tensione legato alla <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-guerra-fredda.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Guerra fredda</a>. Una guerra evidentemente mai conclusa del tutto. Perché ancora oggi la marina Usa utilizza le strumentazioni adagiate nell&#8217;Atlantico. Nel corso degli anni i sensori sono stati aggiornati e adeguati, ma l&#8217;obiettivo è lo stesso di più di trent&#8217;anni fa: monitorare eventuali movimenti russi, i quali a loro volta spiano le mosse della Us Navy tra le fredde acque dell&#8217;oceano. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://it.insideover.com/iscriviti-alla-newsletter" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="810" height="150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/unnamed-war.jpg" alt="" class="wp-image-400412" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/unnamed-war.jpg 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/unnamed-war-600x111.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/unnamed-war-300x56.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/unnamed-war-768x142.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I sensori che hanno individuato l&#8217;implosione</h2>



<p>A rivelare dettagli sulle operazioni di ricerca del Titan è stato nelle scorse ore il <em>Washington Post</em>. Poco dopo la scomparsa di ogni comunicazione con il piccolo batiscafo destinato all&#8217;osservazione del relitto del <strong>Titanic</strong>, i sensori della Us Navy posizionati in fondo all&#8217;Atlantico si sono attivati. La zona è quella dove nel 1985 per la prima volta sono stati individuati i resti del transatlantico, a 486 miglia a est dell&#8217;isola canadese di <strong>Terranova</strong>. </p>



<p>Qui le acque dell&#8217;oceano hanno un grande valore strategico. Le coste statunitensi non sono così vicine, ma nemmeno così lontane. Sorvegliare quest&#8217;area, durante la Guerra fredda, era quindi vitale. E lo è anche a più di 30 anni dalla caduta del muro di Berlino. I sensori posizionati dalla marina Usa fanno parte di un progetto varato durante l&#8217;era di maggior confronto con i sovietici. Il nome dato a quel programma è <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-il-sosus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sosus</a>, che sta per <em>Sound Surveillance System</em>. </p>



<p>Grazie alla rete di strumenti piazzata tra i fondali, è possibile rilevare ogni <strong>anomalia</strong>. E quindi anche ogni movimento considerato sospetto. I sensori nel corso degli anni hanno rilevato più volte movimenti anomali, in gran parte determinati dall&#8217;avvicinarsi di <strong>mezzi spia </strong>russi. Del resto le strumentazioni non coprono soltanto l&#8217;area dove si trova adagiato il Titanic, ma un vasto quadrante che dal nord Europa arriva fino alle coste canadesi e statunitensi. Un tempo erano i sommergibili nucleari sovietici a mettere maggior timore. Oggi la guardia è molto alta anche nei confronti di mezzi più <strong>convenzionali</strong> e anche più piccoli. </p>



<p>La guerra di spie sui fondali tra statunitensi e russi non è mai terminata. Mosca si è adeguata ai mezzi usati dagli Usa per monitorare le acque dell&#8217;Atlantico e, a sua volta, Washington negli anni ha speso molte risorse per adeguare ulteriormente i propri sensori. Passa anche da qui la percezione secondo cui, tra la Casa Bianca e il Cremlino, la guerra fredda non è mai del tutto cessata e la guerra in Ucraina l&#8217;ha soltanto fatta emergere in tutta la sua consistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il precedente legato al sottomarino San Juan </h2>



<p>I segnali di un&#8217;anomalia a ridosso del relitto del Titanic non potevano che indicare l&#8217;avvenuta tragedia del sottomarino Titan. Il mezzo di osservazione dei resti del transatlantico era scomparso nelle ore in cui i sensori Sosus avevano captato qualcosa di grave, probabilmente un&#8217;implosione. I dati, si legge sul <em>Wp</em>, sono stati subito girati alla <strong>Guardia Costiera</strong>. I comandi da Boston hanno deciso di proseguire poi le ricerche. I resti del piccolo sottomarino di OceanGate Expeditions sono stati trovati in un&#8217;area non lontana dal relitto del Titanic. </p>



<p>Non è comunque la prima volta che i sensori Sosus rilevano una tragedia in corso sui fondali. Nel 2017, le strumentazioni della Us Navy avevano captato anomalie poco dopo la scomparsa del sottomarino argentino <strong>San Juan</strong>. In quel caso, come stabilito da indagini successive del governo di Buenos Aires, si era trattato di un&#8217;esplosione che non ha lasciato scampo ai 44 marinai a bordo. </p>



<p>Forse non è un caso se dagli Usa hanno voluto sottolineare il ruolo delle strumentazioni adagiate nell&#8217;Atlantico. Il caso del San Juan sei anni fa e quello del Titan oggi, servono a far sapere ai russi che le apparecchiature nell&#8217;oceano sono ancora ben funzionanti e possono intercettare mezzi non desiderati. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/segnali-arma-guerra-fredda-passeggeri-titan.html">Quei segnali captati con un&#8217;arma della Guerra fredda: come sono morti i passeggeri del Titan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La nuova Battaglia dell&#8217;Atlantico per l&#8217;egemonia globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nuova-battaglia-atlantico-egemonia-globale-usa-cina-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2023 10:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="portaerei" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il sistema internazionale è scosso da una guerra mondiale, della quale l&#8217;Europa è il campo di battaglia principale. Una parte delle ostilità si concentra nel Pacifico occidentale, parete acquea costellata di avamposti che proteggono gli Stati Uniti dalle minacce provenienti dall&#8217;Estremo Oriente. Un capitolo-chiave si svolge nell&#8217;islamosfera, attraversata da sentimenti antisionisti e destabilizzata da colpi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nuova-battaglia-atlantico-egemonia-globale-usa-cina-russia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nuova-battaglia-atlantico-egemonia-globale-usa-cina-russia.html">La nuova Battaglia dell&#8217;Atlantico per l&#8217;egemonia globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="portaerei" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122111100771_409154636b34788da470d0d662e6c67e-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il sistema internazionale è scosso da una <strong>guerra</strong> <strong>mondiale</strong>, della quale l&#8217;Europa è il campo di battaglia principale. Una parte delle ostilità si concentra nel Pacifico occidentale, parete acquea costellata di avamposti che proteggono gli Stati Uniti dalle minacce provenienti dall&#8217;Estremo Oriente. Un capitolo-chiave si svolge nell&#8217;islamosfera, attraversata da sentimenti antisionisti e destabilizzata da colpi di stato e insorgenze. E altri paragrafi importanti riguardano l&#8217;Africa e l&#8217;Asia centromeridionale, dove le grandi potenze giocano dei tornei di ombre tra Iran, Turkestan e India.</p>



<p>Gli Stati Uniti sono attivamente coinvolti nel <strong>fronte europeo</strong>, che vorrebbero trasformare in un giardino del loro impero informale, e nel fronte pacifico, dalla cui tenuta dipendono la loro sicurezza nazionale e la loro centralità nel commercio mondiale. Ma è nell&#8217;<strong>Atlantico</strong>, porta d&#8217;accesso all&#8217;Emisfero occidentale e scudo della dottrina Monroe, che saranno costretti ad affrontare la prova più dura: i tentativi di sbarco dei loro nemici (leggi Russia e Cina) in risposta all&#8217;aggravamento e all&#8217;allargamento della conflittualità tra i blocchi.</p>



<p>La situazione ivi descritta potrebbe aver tratto in inganno il lettore. Perché non è stata raccontata la Seconda guerra mondiale, ma la competizione tra grandi potenze del XXI secolo. Il cui esito si giocherà, oggi come in passato, nell&#8217;Emisfero occidentale. <strong>Battaglia nell&#8217;Atlantico</strong>, ancora una volta.</p>



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<ul class="wp-block-list"><li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-battaglia-per-la-transizione-multipolare.html">La grande battaglia per la Transizione multipolare</a></strong></li><li><strong><a href="https://it.insideover.com/storia/oggi-e-ieri.html">Oggi è ieri</a></strong></li><li><strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/12-giugno-1999-il-mondo-a-un-passo-dalla-guerra-mondiale.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">12 giugno 1999, il mondo a un passo dalla terza guerra mondiale</a></strong></li></ul>



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<h2 class="wp-block-heading">La dottrina Monroe alla prova della dottrina Primakov</h2>



<p>&#8220;Assedia Wèi per salvare Zhào&#8221;, così recita il secondo dei trentasei stratagemmi. Ed è questo che la Russia <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-nicaragua-stati-uniti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sta provando a fare</a> nel <strong>cortile di casa</strong> degli Stati Uniti, la Latinoamerica, apportando linfa vitale ai rimasugli guerrafreddeschi – Cuba e <a href="https://it.insideover.com/politica/managua-provincia-di-mosca.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nicaragua</a> –, dando manforte a quel che resta dell&#8217;onda rossa del primo Duemila – Venezuela – e corteggiando le potenze-guida del cono sud – Argentina e Brasile. Risposta perfettamente simmetrica all&#8217;inarrestabile avanzata occidentale nello spazio postsovietico.</p>



<p>Cuba è dove la presidenza Díaz-Canel ha fatto della prosecuzione della relazione speciale con la Russia uno degli obiettivi prioritari dell&#8217;era post-Castro, ottenendo supporto nella resistenza all&#8217;embargo – accordi commerciali, cancellazione del debito contratto con l&#8217;Unione Sovietica, investimenti e stratosferiche donazioni di petrolio, <a href="https://www.reuters.com/world/russia-donates-wheat-ally-cuba-grains-prices-soar-globally-2022-04-21/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">grano </a>e altri beni – in cambio di spalleggiamento diplomatico. Ed è dove, un giorno, potrebbe essere riaperta la <strong>base sigint di Lourdes</strong>.</p>



<p>Il Nicaragua è dove la Russia ha rimesso piede nel 2007, anno del ritorno al potere del sandinismo, e che da allora è un&#8217;<strong>exclave</strong> <strong>del Cremlino</strong>. Supporto diplomatico: riconoscimento della statualità di Abcasia e Ossezia meridionale e dell&#8217;annessione della Crimea, appoggio in sede di Nazioni Unite. Interventismo defilato: il ruolo del <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gruppo Wagner</a> nell&#8217;addestramento delle forze di sicurezza alla repressione di rivolte e guerre urbane, rivelatosi fondamentale nell&#8217;evitare la caduta dell&#8217;esecutivo durante la quasi-guerra civile del 2014-18. Cooperazione militare. <a href="https://www.zyri.net/2022/01/14/the-enigmatic-russian-satellite-base-in-nicaragua-that-takes-on-a-new-dimension/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spionaggio</a>: la base Chaika, attiva dal 2017, operata da Roscosmos e specializzata in intelligence dei segnali.</p>



<p>I combattenti privati della Wagner sono stati segnalati in Venezuela, sin dai tempi della crisi presidenziale del 2019, dove hanno impedito che le sollevazioni popolari si trasformassero in un cambio di regime e garantito la sicurezza fisica di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-nicolas-maduro-il-leale-delfino-di-chavez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nicolas Maduro</a>. La cooperazione bilaterale è in piedi dall&#8217;inizio del Duemila, dai primordi del chavismo, e il Venezuela è, ad oggi, il principale collaboratore commerciale, energetico e militare della Russia in America Latina.</p>



<p>Quello russo-venezuelano è un rapporto basato su <a href="https://www.csis.org/analysis/russia-western-hemisphere-assessing-putins-malign-influence-latin-america-and-caribbean" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un do ut des perfetto:</a> <strong>Mosca ha salvato il chavismo</strong>, iniettato (miliardi di) rubli nell&#8217;economia in affanno e fornito tecnologia per spiare le telecomunicazioni fino a Brasilia, Caracas ha comprato prodotti militari russi del valore di oltre undici miliardi di dollari, sarebbe disponibile a far costruire un&#8217;infrastruttura militare nell&#8217;isola La Orchila e partecipa alle guerre informative del Cremlino nella regione.</p>



<p>Oltre che lungo la Caracas-L&#8217;Avana-Managua, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/america-latina-un-incubo-chiamato-troika-della-tirannia.html">che per Washington è la Troika della tirannia</a>, Mosca non ha mai smesso di corteggiare le due potenze-guida del cono sud, Brasilia e Buenos Aires, storicamente riluttanti ad accettare l&#8217;egemonia dell&#8217;Angloamerica sulla Latinoamerica. Uroboro: corteggiate (e infiltrate) da Tokyo e Berlino durante la Seconda guerra mondiale, contese da Washington e Mosca durante la Guerra fredda e oggi al centro della nuova Battaglia dell&#8217;Atlantico.</p>



<p>Il Brasile è tra i padri fondatori dell&#8217;alternativa al G7, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-brics.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il gruppo BRICS</a>, e ha ricercato un&#8217;ampia collaborazione con la Russia a partire dall&#8217;era <strong>Lula</strong>. Nel 2003 un primo patto sulla cooperazione militare e tecnologica. Nel 2005 la nascita dell&#8217;alleanza strategica. Nel 2008 il turno di un accordo su aerospazio, difesa e nucleare. Nel 2017 l&#8217;avvicinamento all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-lunione-economica-euroasiatica.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unione Economica Eurasiatica</a>. Diversi presidenti, di fedi politiche talvolta opposte, accomunati da un orizzonte: la <strong>transizione multipolare</strong>.</p>



<p>L&#8217;Argentina ha presentato <strong>domanda di adesione</strong> al gruppo BRICS nel 2022, dopo aver resistito alle pressioni della presidenza Biden sulla partecipazione al regime sanzionatorio antirusso, ed è dal 2014, cioè dal dopo-Euromaidan, che si rincorrono periodicamente <a href="https://guardianlv.com/2014/03/argentina-to-host-russian-military-bases-while-america-sleeps/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">voci di trattative sottobanco</a> per la costruzione di basi russe sul suo territorio. Alimenti, armi e antiamericanismo a fare da carburante alla macchina della cooperazione bilaterale, come durante la Guerra fredda, con Mosca avente come orizzonti l&#8217;Antartide e i giacimenti minerari e con Buenos Aires mai dimentica delle Falkland/Malvine e fiduciosa nel superamento dell&#8217;unipolarismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un dragone nel cortile degli Stati Uniti</h2>



<p>La strategia della <strong>Cina </strong>per farsi largo in America Latina è tanto semplice quanto, apparentemente, efficace: fare leva sull&#8217;economia per attirare l&#8217;intera regione nella propria orbita geopolitica. Accordo dopo accordo, investimento dopo investimento, Pechino si è fatta diversi amici locali, a loro volta ben felici di poter contare su un governo che non li guarda dall&#8217;alto verso il basso. Per capire come si sta muovendo il Dragone nel cortile di casa degli Stati Uniti bisogna necessariamente partire dall&#8217;economia. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122112935958_45731b9f5c94e630512f2abc39670212-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-381349" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122112935958_45731b9f5c94e630512f2abc39670212-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122112935958_45731b9f5c94e630512f2abc39670212-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122112935958_45731b9f5c94e630512f2abc39670212-768x1152.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122112935958_45731b9f5c94e630512f2abc39670212-1024x1536.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122112935958_45731b9f5c94e630512f2abc39670212-1365x2048.jpg 1365w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122112935958_45731b9f5c94e630512f2abc39670212-1707x2560.jpg 1707w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230122112935958_45731b9f5c94e630512f2abc39670212-scaled.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>Soldati dell&#8217;esercito cinese in marcia. Foto: EPA/NAOHIKO HATTA / POOL.</figcaption></figure>



<p>Ebbene, c&#8217;è subito da evidenziare un aspetto curioso. Nel 2022, la Repubblica Popolare Cinese ha investito 8,4 miliardi di dollari nell&#8217;Unione Europea, 4,7 negli Stati Uniti e dai <strong>7 ai 10 miliardi</strong> in America Latina e Caraibi. Il fatto che questa regione potesse attirare una quantità di investimenti cinesi paragonabili a quelli destinati a Europa e Usa, economie molto più grandi e importanti, era inimmaginabile solo un decennio fa. Ma per quale motivo la Cina sta dedicando risorse e attenzione a queste latitudini? </p>



<p>In parte, il gigante asiatico intende espandere la propria sfera di influenza attraverso la cosiddetta <strong>cooperazione sud-sud</strong>, in un quadro di sviluppo incentrato su aiuti, investimenti e commercio. L&#8217;attenzione della Cina al <em>soft power</em>, incluso il rafforzamento dei legami culturali ed educativi, ha inoltre aiutato Pechino a costruirsi una buona immagine agli occhi dei governi locali, tanto da esser considerato un valido partner alternativo agli Usa. Risultato: il Dragone ha firmato partenariati strategici globali – la più alta classificazione che i cinesi assegnano ai loro alleati diplomatici – con Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Messico, Perù e Venezuela.</p>



<p>La strategia del governo cinese in America Latina, come si legge nel Libro bianco di Pechino sulla strategia di difesa del 2015, comprende anche la cooperazione in materia di <strong>sicurezza </strong>e <strong>difesa</strong>. Gli sforzi della Cina per stringere legami militari più forti con le sue controparti latinoamericane includono la vendita di armi, scambi militari e programmi di addestramento. </p>



<p>Il Venezuela, ad esempio, è diventato il principale acquirente nella regione di materiale militare cinese. Tra il 2009 e il 2019, ha stimato il think tank statunitense <em>Council on Foreign Relations</em>, Pechino avrebbe venduto armi a Caracas per un valore di oltre 615 milioni di dollari. Bolivia ed Ecuador hanno speso milioni di dollari per acquistare aerei militari cinesi, veicoli terrestri, radar di difesa aerea e fucili d&#8217;assalto. Cuba ha cercato di rafforzare i legami militari con la Cina, ospitando diverse delegazioni in visita dell&#8217;Esercito Popolare di Liberazione.</p>



<p>La <a href="https://it.insideover.com/politica/dallargentina-alla-guinea-la-mappa-delle-possibili-nuove-basi-cinesi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">crescente presenza della Cina</a> è visibile anche nella sua partecipazione alle operazioni di mantenimento della pace ad <strong>Haiti</strong>, così come nelle esercitazioni di addestramento militare e nella fornitura di rifornimenti alle forze dell&#8217;ordine locali in tutta la regione. La Cina ha, infatti, fornito ai dipartimenti di polizia boliviani attrezzature antisommossa e veicoli militari, e ha donato mezzi di trasporto e motociclette alle forze di polizia in <strong>Guyana </strong>e <strong>Trinidad e Tobago</strong>. </p>



<p>Per quanto riguarda il futuro, non è da escludere che Pechino possa costruire nella regione una o più <strong>basi militari strategiche</strong>. Secondo alcune recenti indiscrezioni, il gigante asiatico starebbe lavorando dietro le quinte per ottenere da Buenos Aires il permesso di stabilire una base navale nella città di <strong>Ushuaia</strong>, nella provincia della Terra del Fuoco, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-per-lantartide.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">che garantirebbe effettivamente al Dragone l’accesso all’Antartide</a>. </p>



<p>Quella cinese, se realizzata, sarebbe più di una semplice base: un bastione. Bastione che, di fatto, consentirebbe alla Marina cinese di<strong> </strong>controllare un<strong> passaggio critico</strong> che collega gli oceani Atlantico e Pacifico. Alberto Rojas, direttore dell’Osservatorio Affari Internazionali dell’Università Finis Terrae del Cile, sostiene che, nel caso in cui la base cinese di Ushuaia dovesse concretizzarsi, la struttura potrebbe diventare la prima di tante altre nella regione. Quando affacciate sul Pacifico e quando sull&#8217;Atlantico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi è ieri</h2>



<p>La nuova Battaglia dell&#8217;Atlantico è la contrapposizione tra la dottrina Monroe e la <strong>dottrina Primakov</strong>, cioè tra unipolarismo e multipolarismo. È un <em>remake </em>originale di scontri del passato, che mescola elementi della corsa guglielmina ai Caraibi – gli occhi sul Nicaragua, il sogno di una base navale in Venezuela –, della sfida nazista degli anni Quaranta e della Guerra fredda, che vede lo stesso protagonista – gli Stati Uniti – alle prese con vecchi e nuovi antagonisti.</p>



<p>La riedizione della Battaglia dell&#8217;Atlantico è agli albori, ma premette e promette tanti colpi di scena quanti colpi di grazia: golpe, guerre civili, guerre ibride, insorgenze, ritorno dei regimi militari, rivoluzioni, terrorismo, violenza politica. Perché è la custodia esclusiva dell&#8217;Emisfero occidentale l&#8217;osso sacro dell&#8217;egemonia globale degli Stati Uniti, che non potrebbero controllare l&#8217;Eurasia se costretti nel proprio cortile, perciò è lecito attendersi un&#8217;<strong>ardua resistenza</strong> alle aspirazioni di Russia e Cina.</p>



<p>L&#8217;asse Mosca-Pechino non sbarcherà in Sicilia, ma in<strong> Normandia</strong>, ovvero il prezzo da pagare sarà elevato. Ne sanno qualcosa gli ideatori del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-canale-del-nicaragua-l-anti-panama-che-fa-paura-agli-stati-uniti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale di Nicaragua</a>, sepolto (per sempre?), <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-evo-morales.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Evo Morales</a> – vittima di un golpe nel 2019 –, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-sindacato-la-presidenza-la-sfida-a-bolsonaro-tutte-le-battaglie-di-lula.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lula </a>– detenuto per un anno e mezzo –, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/daniel-ortega-il-presidente-eterno-del-nicaragua.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Daniel Ortega </a>– incapace di porre fine alla quasi-guerra civile che attanaglia il suo paese dal 2013 – e Maduro, il cui Venezuela è stato ridotto a uno stato simil-precapitalistico da guerre economiche, operazioni cibernetiche e sabotaggi. E ne sanno qualcosa il Brasile, casa di un tentato golpe nel 2023, e il Perù, caduto nell&#8217;anarchia nel dopo-Castillo.</p>



<p>La trasformazione dell&#8217;Atlantico in un <strong>fronte primario</strong> non è inevitabile: molto dipenderà dal modo in cui evolverà la competizione tra grandi potenze negli anni a venire. Se Stati Uniti, Russia e Cina non riuscissero a trovare un <em>modus vivendi</em>, e diventasse la norma la violazione delle linee rosse, è altamente probabile che si assisterebbe ad un ritorno al 1942. La perfezione della geometria delle ritorsioni: estero vicino per estero vicino. Guerra per procura per guerra per procura. Guerra ibrida per guerra ibrida.</p>



<p>Oggi è ieri. Nel Duemila come nel Novecento, come nell&#8217;Ottocento, la conformazione del sistema internazionale non si decide nel supercontinente Eurasia, anche se questa è la convinzione comune, ma nelle terre dell&#8217;Emisfero occidentale, arterie il cui sanguinamento potrebbe causare la fine dell&#8217;Impero americano così come conosciuto. La partita è aperta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nuova-battaglia-atlantico-egemonia-globale-usa-cina-russia.html">La nuova Battaglia dell&#8217;Atlantico per l&#8217;egemonia globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Da Rabat parte il progetto per un&#8217;alleanza atlantica africana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/da-rabat-parte-il-progetto-per-un-alleanza-atlantica-africana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2022 14:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1233" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-2048x1315.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Spesso in Europa quando si fa riferimento all&#8217;Africa, si concepisce il continente africano come un unico blocco accomunato dalle stesse potenzialità e dalle stesse criticità. In realtà c&#8217;è più di un&#8217;Africa. C&#8217;è, ad esempio, una fascia africana atlantica che oggi rivendica il proprio spazio e le proprie peculiarità. Una regione composta da 23 Paesi adagiata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/da-rabat-parte-il-progetto-per-un-alleanza-atlantica-africana.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-rabat-parte-il-progetto-per-un-alleanza-atlantica-africana.html">Da Rabat parte il progetto per un&#8217;alleanza atlantica africana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1233" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022062616531198_4ff18088cdd784dac5fe935c063ce6a7-2048x1315.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Spesso in Europa quando si fa riferimento all&#8217;Africa, si concepisce il continente africano come un unico blocco accomunato dalle stesse potenzialità e dalle stesse criticità. In realtà c&#8217;è più di un&#8217;Africa. C&#8217;è, ad esempio, una <strong>fascia africana atlantica</strong> che oggi rivendica il proprio spazio e le proprie peculiarità. Una regione composta da 23 Paesi adagiata su due emisferi e accomunata da migliaia di chilometri di coste. Nel 2009 a <strong>Rabat</strong> è stata posta la prima pietra di un lungo e difficile progetto di integrazione e collaborazione. Ieri, sempre nella capitale marocchina, si è tenuta la prima riunione ministeriale degli Stati africani atlantici. Una sede non casuale: è stato proprio il <strong>Marocco</strong> a spingere come promotore di un percorso che, tra non molto, potrebbe portare a concepire la fascia che va da <strong>Capo Spartel</strong> a <strong>Capo di Buona Speranza</strong> come un&#8217;unica grande macro area.</p>
<h2>La dichiarazione di Rabat</h2>
<p>Nella capitale marocchina il messaggio sembra essere passato. Presenti erano infatti 21 ministri degli Esteri di altrettanti Paesi, sui 23 che compongono la regione atlantica dell&#8217;Africa. Tra questi c&#8217;erano i rappresentanti, oltre che del Marocco, anche di diversi grandi Stati africani che si affacciano sull&#8217;Atlantico. <strong>Nigeria</strong>, <strong>Ghana</strong>, <strong>Repubblica Sudafricana</strong>, <strong>Senegal</strong>, <strong>Angola</strong> sono alcuni esempi. Al termine della riunione dell&#8217;8 giugno, i 21 rappresentanti <a href="https://www.diplomatie.ma/ar/%D8%A5%D8%B9%D9%84%D8%A7%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%B1%D8%A8%D8%A7%D8%B7-%D8%A7%D9%84%D9%85%D8%B9%D8%AA%D9%85%D8%AF-%D9%81%D9%8A-%D8%AE%D8%AA%D8%A7%D9%85-%D8%A7%D9%84%D8%A7%D8%AC%D8%AA%D9%85%D8%A7%D8%B9-%D8%A7%D9%84%D9%88%D8%B2%D8%A7%D8%B1%D9%8A-%D8%A7%D9%84%D8%A3%D9%88%D9%84-%D9%84%D9%84%D8%AF%D9%88%D9%84-%D8%A7%D9%84%D8%A5%D9%81%D8%B1%D9%8A%D9%82%D9%8A%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D8%A3%D8%B7%D9%84%D8%B3%D9%8A%D8%A9?fbclid=IwAR108KNnGP3L-RzswkF3TP10N795FZXJPJdHmC5EGhaYaUl7Vyy5yh-E0O0">hanno firmato un documento presentato come &#8220;dichiarazione di Rabat&#8221;</a>. Al suo interno 17 punti che impegnano, da qui in avanti, i Paesi afro-atlantici a sviluppare ulteriormente i propri rapporti e a <strong>collaborare</strong> seguendo i principi della prima dichiarazione di Rabat, quella del 2009. Diversi gli argomenti su cui sono state individuate piattaforme in comune:<strong> risorse energetiche</strong>, economia blu, sviluppo di fonti rinnovabili, ma anche <strong>sicurezza</strong> e cooperazione contro terrorismo e criminalità. Tutti i ministri presenti in Marocco si sono dati appuntamento a settembre a New York, a margine dell&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite.</p>
<p>Il ministro degli Esteri marocchino, <strong>Nasser Bourita</strong>, ha fatto gli onori di casa. &#8220;L&#8217;Africa atlantica &#8211;<a href="https://www.facebook.com/MarocDiplomatie"> si legge nelle dichiarazioni riportate dai canali social del ministero degli Esteri di Rabat</a> &#8211; ha quasi tutto per essere un&#8217;area di pace, stabilità e prosperità condivisa&#8221;. &#8220;Il processo nato a Rabat nel 2009 rinasce oggi sotto una nuova luce &#8211; ha proseguito Bourita &#8211; ma con lo stesso orizzonte che condividiamo, da Capo Spartel al Capo di Buona speranza. I nostri spazi marittimi ospitano enormi risorse biologiche e non solo, abbiamo inoltre sfide di sicurezza senza precedenti con l’aumento di criminalità organizzata, pirateria e terrorismo&#8221;.</p>
<p>Il governo marocchino vede nell&#8217;area afro-atlantica la possibilità di sfruttare al meglio tutte le risorse e di creare una vera e propria &#8220;piattaforma africana&#8221;, a servizio anche dell&#8217;intero continente. &#8220;I Paesi dell&#8217;Africa atlantica ricevono solo il 4 per cento dei flussi degli Investimenti diretti esteri (Ide) verso l&#8217;area atlantica &#8211; ha sottolineato Bourita &#8211; contro il 74 per cento dei Paesi del nord della costa, nonostante il crescente potenziale economico della regione. Ci condanniamo a non sfruttare il potenziale del nostro spazio, se non mobilitiamo il suo potenziale per la cooperazione. Perché non basta avere l&#8217;Atlantico in comune. Si tratta anche di condividere una prospettiva, una visione e azioni&#8221;.</p>
<h2>Le risorse dell&#8217;area afro-atlantica</h2>
<p>Nell&#8217;Atlantico si affacciano alcuni dei principali Paesi produttori di <strong>petrolio</strong> dell&#8217;Africa. Nigeria e Angola in primis, oltre che Gabon e Guinea Equatoriale. Inoltre lungo la costa atlantica si concentrano alcune delle <strong>metropoli</strong> più grandi e importanti del continente. <strong>Turismo</strong> e sfruttamento delle <strong>risorse del mare</strong> potrebbero essere altri punti a favore per una maggiore collaborazione nell&#8217;area. Risorse comuni, ma anche problemi comuni: <strong>pirateria</strong> e diffusione del <strong>terrorismo</strong> su tutti. Ad ogni modo, l&#8217;Africa atlantica sembra avere tutte le carte in regola per diventare una<strong> macro area</strong>, una grande piattaforma capace di includere Paesi molto diversi tra loro ma che condividono uno spazio comune tra i più promettenti a livello internazionale in termini di futuri investimenti. &#8220;È semplicemente la metà dell’Africa che non è soggetta ad alcuna strutturazione&#8221;, <a href="https://www.lapresse.it/esteri/2022/06/07/rabat-promuove-unalleanza-atlantica-africana-in-marocco-la-prima-riunione/">ha dichiarato una fonte diplomatica su <em>LaPresse.</em></a></p>
<p>Una fetta importante, sia a livello territoriale che economico, del continente che fino ad oggi non aveva mai preso seriamente in esame l&#8217;idea di unirsi. E, conseguentemente, di sviluppare progetti comuni. Mettere a rete un sistema di infrastrutture, come porti, autostrade e gasdotti, rendere l&#8217;Africa atlantica maggiormente interdipendente ma al tempo stesso anche più autonoma da altre aree e competitiva sotto il profilo economico e politico. Il progetto nato a Rabat è in fase embrionale, ma i presupposti per un successo ci sono tutti. Riunire in Marocco 21 governi africani che rappresentano Paesi di lingue, religioni e culture diverse tra loro, è stato già un importante passo, quasi inedito. Un successo anche per la diplomazia del regno marocchino. Rabat con la riunione organizzata nei giorni scorsi ha mostrato di poter ambire a un ruolo vitale nelle relazioni africane e di poter giocare un ruolo di primo piano nella politica africana e non solo.</p>
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		<title>Usa, raggiunta la piena operabilità per la Seconda flotta</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/usa-raggiunta-la-piena-operabilita-per-la-seconda-flotta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Acciaccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2020 16:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Marina statunitense]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda flotta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432-300x124.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432-768x317.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432-1024x422.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il comando della rinata Seconda flotta della Marina statunitense ha annunciato, il 31 dicembre scorso, di aver raggiunto la piena operabilità, dopo l’avvio della ricostituzione iniziata nel 2018 a seguito dell&#8217;aumento delle tensioni internazionali con la Russia. La Seconda flotta sarà basata a Norfolk, Virginia, alla stessa maniera di quanto avveniva fino a nove anni fa con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-raggiunta-la-piena-operabilita-per-la-seconda-flotta.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432-300x124.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432-768x317.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Portaerei-Uss-Roosevelet-Uk-La-Presse-e1573665358432-1024x422.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il comando della rinata <strong>Seconda flotta</strong> della <strong>Marina </strong><b>statunitense</b> ha <a href="https://www.c2f.navy.mil/News/Article-Display/Article/2049405/u-s-2nd-fleet-declares-full-operational-capability/">annunciato</a>, il 31 dicembre scorso, di aver raggiunto la piena operabilità, dopo l’avvio della <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-marina-usa-rilancia-la-flotta-della-guerra-fredda-nel-mirino-ce-sempre-mosca.html">ricostituzione iniziata</a> nel 2018 a seguito dell&#8217;aumento delle tensioni internazionali con la <strong>Russia</strong>. La Seconda flotta sarà basata a <strong>Norfolk</strong>, Virginia, alla stessa maniera di quanto avveniva fino a nove anni fa con la sua precedente- che portava la stessa numerazione. Identici saranno anche gli obiettivi, perché il nuovo comando avrà il compito di <strong>assicurare la sicurezza</strong> di tutta l’area dell’<strong>Atlantico settentrionale </strong>e dell’<strong>Artico</strong>, andando così a fare da deterrente a ogni eventuale azione o provocazione militare da parte della marina russa.</p>
<h2>Ristabilita in ottica anti-Russia</h2>
<p>Non solo però, perché il comando della Seconda flotta avrà anche il compito di <strong>supervisionare</strong> l’addestramento e la certificazione delle varie unità destinate a servire nei porti della costa orientale degli Stati Uniti. Sullo sfondo però resta la necessità della <strong>US Navy</strong> di assicurare la sicurezza degli oceani e dei mari, specialmente per quel che riguarda alla libertà di navigazione. Come spiegato dal comandante della Seconda flotta, vice ammiraglio Andrew Lewis, l’aumentato numero delle rotte navigabili nell’Artico obbliga gli Stati Uniti a dotarsi delle capacità necessarie per garantire la navigazione delle navi commerciali, oltre che di quelle per fronteggiare potenziali minacce. Oltre alla Russia a preoccupare, c’è anche la <strong>Cina</strong> anche perché è aumentato l’<strong>interesse da parte di Pechino</strong> verso le rotte e la zona dell’Artico. Ciò ha fatto innalzare il livello di allerta nel Pentagono, intenzionato a ribadire nuovamente il proprio dominio sugli Oceani considerati parte integrante del sistema di difesa e di sicurezza.</p>
<h2>Il ruolo cruciale in ambito Nato</h2>
<p>Dal 1° luglio 2018 a oggi, il comando della Seconda flotta ha già preso parte in maniera attiva a <strong>esercitazioni</strong> militari <strong>Nato</strong>, così da adempiere ai propri compiti qualora fosse considerato necessario. L’attività principale alla quale sarà chiamata sarà di effettuare la <strong>lotta antisommergibile</strong> nella zona che va dalla Groenlandia alla Norvegia (il <a href="https://it.insideover.com/guerra/giuk-gap-atlantico-russia-nato.html">Giuk gap</a>). A ciò si aggiungerà il controllo dell’area che va dal mar dei Caraibi all&#8217;Artico, sostenendo al tempo stesso le attività marittime dell’Alleanza Atlantica tramite l’addestramento, anche, delle unità che saranno assegnate alla Sesta flotta, di base a Napoli. Il comandante della Seconda flotta, infatti, sarà posto al vertice del <strong>Joint Force Command Norfolk</strong> (Comando congiunto delle forze navali per l’Atlantico) e riferirà direttamente al <strong>Chief of Naval Operations</strong> (il capo di Stato maggiore della Marina statunitense) e al Comandante supremo delle forze alleati in Europa (<strong>Saceur</strong>, Supreme Allied Commander Europe).</p>
<p>Il raggiungimento della piena operabilità della Seconda flotta permetterà di garantire la possibilità di reagire a ogni potenziale minaccia in un’area vitale per gli <strong>interessi economico-politici</strong>, non solo statunitensi ma anche di tutti i Paesi europei. Inoltre darà modo agli Stati Uniti di aumentare l’integrazione e l’interoperabilità con le altre marine impegnate nell&#8217;Atlantico, migliorando di conseguenza le <strong>capacità di combattimento marittimo</strong> della Nato.</p>
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		<title>L&#8217;Iran adesso sfida gli Stati Uniti: &#8220;Invieremo la flotta nell&#8217;Atlantico&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-flotta-atlantico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2019 09:08:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>L&#8217;Iran sfida gli Stati Uniti: da marzo, la marina iraniana invierà navi da guerra nell&#8217;oceano Atlantico. A dare l&#8217;annuncio il contrammiraglio Touraj Hassani all&#8217;agenzia ufficiale Irna. &#8220;L&#8217;oceano Atlantico è lontano e l&#8217;operazione della flotta iraniana potrebbe richiedere cinque mesi&#8221;, ha dichiarato Hassani. Secondo il contrammiraglio, una delle navi coinvolte nella missione in Atlantico potrebbe essere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-flotta-atlantico.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-flotta-atlantico.html">L&#8217;Iran adesso sfida gli Stati Uniti: &#8220;Invieremo la flotta nell&#8217;Atlantico&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5423429-1-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>L&#8217;<strong>Iran</strong> sfida gli <strong>Stati Uniti</strong>: da marzo, la marina iraniana invierà navi da guerra nell&#8217;oceano Atlantico. A dare l&#8217;annuncio il contrammiraglio <strong>Touraj Hassani</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.irna.ir/en/News/83158158">all&#8217;agenzia ufficiale <em style="color: #0000ff;text-decoration: underline">Irna</em></a>. &#8220;L&#8217;oceano Atlantico è lontano e l&#8217;operazione della flotta iraniana potrebbe richiedere cinque mesi&#8221;, ha dichiarato Hassani.</p>
<p>Secondo il contrammiraglio, una delle navi coinvolte nella missione in Atlantico potrebbe essere il cacciatorpediniere <strong>Sahand</strong>, una nave di nuova costruzione che Teheran considera uno dei fiori all&#8217;occhiello della propria cantieristica. Come scritto dal <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/reuters/2019/01/04/world/middleeast/04reuters-iran-usa-navy.html"><em>New York Times</em></a>, il cacciatorpediniere Sahand &#8220;ha una piattaforma per elicotteri e l&#8217;Iran afferma che è equipaggiato con cannoni anti-aerei e anti-nave, missili superficie-superficie e terra-aria e ha anche capacità di guerra elettronica&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Per l&#8217;Iran sarebbe sicuramente una missione rivoluzionaria. L&#8217;azione di invio di una sua flotta nell&#8217;oceano Atlantico è un segnale chiarissimo rivolto agli Stati Uniti e rientra nella cornice dello scontro fra Washington e Teheran non solo per quanto riguarda le sanzioni, ma anche per ciò che concerne il <strong>Golfo Persico</strong>.</p>
<p>Quest&#8217;estate, con l&#8217;annuncio di <strong>Donald Trump</strong> di ripristinare le sanzioni contro l&#8217;Iran dopo l&#8217;uscita dall&#8217;accordo sul nucleare, da Teheran erano arrivate molte voci sulla <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/iran-hormuz/">possibilità di bloccare lo Stretto di Hormuz</a>. Il Golfo Persico era tornato a infiammarsi. E la presenza della flotta Usa dall&#8217;altra parte del Golfo, in particolare nelle basi in Qatar ed Emirati, era stata più volte messa sotto osservazione dalla Difesa iraniana per i rischi di un possibile conflitto.</p>
<p></p>
<p>La minaccia di Teheran di chiudere Hormuz non si è, come previsto, tramutata in realtà. E questo soprattutto a causa delle conseguenze economiche sui maggiori Paesi importatori di petrolio del Golfo, fra cui molti alleati iraniani. Ma l&#8217;Iran ha deciso comunque di inviare alcuni segnali nei confronti di Washington.</p>
<p>Lo ha fatto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/iran-missile-stretto-hormuz/">testando missili nelle acque del Golfo</a> ed esercitandosi con la marina militare non lontano dalle basi americane. E lo ha fatto anche con un annuncio che va di pari passo con l&#8217;ultimo sulla missione in Atlantico. A dicembre, lo stesso Hassani aveva detto che l&#8217;Iran avrebbe presto mandato da due a tre navi in missione in <strong>Venezuela</strong>.</p>
<p></p>
<p>Una notizia importante non solo per confermare l&#8217;asse con il <strong>Venezuela</strong> di Nicolas Maduro, ma soprattutto perché rientrava perfettamente nella strategia persiana di uscire dal guscio mediorientale e provare a diventare una spina nel fianco per la politica Usa anche fuori dai suoi confini. Come gli Stati Uniti sono presenti nel Golfo Persico, così l&#8217;Iran vuole entrare nel &#8220;cortile di casa&#8221; degli Stati Uniti. <a href="https://www.newsweek.com/russia-military-venezuela-iran-warships-us-foe-1252790">Idea che condivide con la Russia</a>.</p>
<p>Oggi è arrivata la conferma di questa linea strategica: l&#8217;invio delle navi nell&#8217;Atlantico. Molto probabilmente saranno le stesse che andranno in Venezuela, ma è un messaggio inequivocabile che il Pentagono e i partner mediorientali dell&#8217;America prenderanno molto seriamente. Chiaramente l&#8217;Iran non ha velleità oceaniche, ma inviare in quel settore marittimo si traduce non solo nella sfida diretta agli Stati Uniti, ma anche a lanciare un monito a tutti i suoi nemici: l&#8217;Iran punta ad essere una potenza navale. E punta soprattutto a controllare le rotte marittime di sua competenza: quelle del Golfo ma anche quella che passa per <strong>Bab el-Mandeb</strong>, dove gli alleati Houti controllano le coste del Mar Rosso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-flotta-atlantico.html">L&#8217;Iran adesso sfida gli Stati Uniti: &#8220;Invieremo la flotta nell&#8217;Atlantico&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Marina Usa adesso rilancia la flotta della Guerra fredda</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-marina-usa-rilancia-la-flotta-della-guerra-fredda-nel-mirino-ce-sempre-mosca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Aug 2018 06:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra sottomarina]]></category>
		<category><![CDATA[marina-militare-usa]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="681" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/40243126_662292647486780_4567305159285145600_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/40243126_662292647486780_4567305159285145600_n.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/40243126_662292647486780_4567305159285145600_n-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/40243126_662292647486780_4567305159285145600_n-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti sono pronti a rilanciare la Seconda Flotta dell&#8217;Us Navy per bilanciare le forze nell&#8217;Atlantico. Le preoccupazioni date dalla sempre più frequente attività marina e sottomarina di Mosca hanno spinto Washington a ripetere una mossa risalente alla Guerra fredda. Secondo quanto riportato dalla Cnn la leggendaria flotta protagonista della Guerra fredda incrocerà presto nell&#8217;Atlantico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-marina-usa-rilancia-la-flotta-della-guerra-fredda-nel-mirino-ce-sempre-mosca.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="681" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/40243126_662292647486780_4567305159285145600_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/40243126_662292647486780_4567305159285145600_n.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/40243126_662292647486780_4567305159285145600_n-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/40243126_662292647486780_4567305159285145600_n-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Gli <strong>Stati Uniti</strong> sono pronti a rilanciare la Seconda Flotta dell&#8217;Us Navy per bilanciare le forze nell&#8217;Atlantico. Le preoccupazioni date dalla sempre più frequente attività marina e sottomarina di Mosca hanno spinto Washington a ripetere una mossa risalente alla <strong>Guerra fredda</strong>.</p>
<p>Secondo quanto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://edition.cnn.com/2018/08/24/politics/us-navy-fleet-russia/index.html?utm_medium=social&amp;utm_source=twCNNp&amp;utm_term=image&amp;utm_content=2018-08-27T08%3A36%3A01">riportato dalla <em>Cnn</em> </a>la leggendaria flotta protagonista della Guerra fredda incrocerà presto nell&#8217;Atlantico per migliorare la capacità di manovra e di combattimento dell&#8217;Us Navy, e per contribuire a mantenere la <strong>superiorità marittima americana</strong>, che , secondo quando dichiarato dall&#8217;ammiraglio Richardson, &#8220;porterà sicurezza, influenza e prosperità per gli Stati&#8221;.</p>
<p></p>
<p>A preoccupare Washington è la <strong>crescente attività navale russa</strong> registrata nell&#8217;Atlantico, nei mari del Nord (Gap Giuk) e anche nel Mediterraneo. Alcuni funzionari della Nato e degli Stati Uniti hanno inoltre affermato che l&#8217;attività navale russa è ai massimi livelli dalla fine della Guerra fredda.</p>
<p>La presenza di <strong>sottomarini</strong> russi, che rappresentano una minaccia tangibile qualora dovesse verificarsi un&#8217;escalation che portasse a conflitto tra la Nato e la Russia, hanno preoccupato l&#8217;Alleanza fino a <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-pentagono-vuole-monitorare-i-sottomarini-russi-torna-operativa-base-della-guerra-fredda-in-islanda/">ricostituire basi avanzate</a> per la sorveglianza e la lotta antisommergibile. La presenza di questa minaccia è stata al centro del recente summit dell&#8217;Alleanza atlantica, e la mossa degli Stati Uniti non può non fare eco a questa scia allarmista che vede sempre Mosca dall&#8217;altro capo della &#8220;cortina&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Il vice ammiraglio Lewis, che venerdì scorso ha preso il comando della flotta alla fonda di Norfolk, in Virginia, ha affermato che &#8220;la Seconda flotta statunitense ha una storia leggendaria e onoreremo quell&#8217;eredità&#8221;. La Seconda flotta venne creata agli albori della Guerra fredda e venne incaricata di sostenere la Nato durante tutte le fasi di stallo verificatesi con l&#8217;Unione Sovietica. Prese parte ad alcuni dei momenti più salienti del conflitto geopolitico, inclusa la <strong>crisi dei missili cubani</strong> del 1962, quando le navi della Seconda flotta parteciparono all&#8217;imposizione della quarantena per i mercantili sovietici diretti sull&#8217;isola. Prese inoltre parte all&#8217;Operazione Urgent Fury: l&#8217;<strong>invasione di Grenada</strong>.</p>
<p>La frequenza con cui i &#8220;<strong>buchi neri</strong>&#8221; &#8211; sottomarini classe Varshavyanka invisibili ai sonar &#8211; si infiltrano nelle acque della Nato, l&#8217;invio di navi spia sulla costa orientale degli Stati Uniti, e l&#8217;annuncio del presidente Vladimir Putin che ha dichiarato che la Russia sta sviluppando dei <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/drone-orca-risposta-usa-siluro-atomico-russia-1496921.html">droni sottomarini</a> capaci di trasportare e lanciare armi nucleari, non fa che innalzare la tensione tra i due rivali di sempre. </p>
<p>&#8220;Non stiamo cercando il conflitto, ma il modo migliore per evitare un guerra è avere la Marina più potente e letale e competitiva possibile, rafforzando al contempo il nostro potere navale combinato nelle nostre alleanze e ampliando le nostre partnership marittime&#8221;, ha affermato il capo delle operazioni navali dell&#8217;Us Navy. </p>
<p></p>
<p>In merito alle operazioni che verranno condotte dalla Seconda flotta, i funzionari hanno comunicato che essa collaborerà con le unità navali già preesistenti nella Naval Forces Europe, con la Quarta e la Sesta flotta, concentrandosi sulle operazioni congiunte e integrate nella &#8220;fascia alta della guerra navale&#8221;.</p>
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		<title>Cos&#8217;è il Mediterraneo allargato</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 13:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bab el-Mandeb]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
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		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="732" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-1024x625.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Giuseppe Conte esce da questo summit con Donald Trump con la garanzia che l&#8217;Italia sarà partner privilegiato degli Stati Uniti per il Mediterraneo allargato.  &#8220;Da oggi abbiamo un fatto nuovo, significativo: una cabina di regia permanente Italia-Usa nel Mediterraneo allargato, è una cooperazione strategica, quasi un gemellaggio, in virtù del quale l&#8217;Italia diventa punto di riferimento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="732" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-1024x625.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>Giuseppe Conte esce da questo summit con Donald Trump con la garanzia che <a href="http://www.occhidellaguerra.it/conte-trump/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;Italia sarà partner privilegiato</a> degli Stati Uniti per il <strong>Mediterraneo allargato</strong>.  &#8220;Da oggi abbiamo un fatto nuovo, significativo: <strong>una cabina di regia permanente Italia-Usa</strong> nel Mediterraneo allargato, è una cooperazione strategica, quasi un gemellaggio, in virtù del quale l&#8217;Italia diventa punto di riferimento in Europa e interlocutore privilegiato per le principali sfide del terrorismo e di tutte le crisi del Mediterraneo, con particolare riguardo alla Libia&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html">Cos&#8217;è il Mediterraneo allargato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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