Nel pieno dei giochi olimpici di Parigi, il Governo di Algeri ha deciso di ritirare il proprio ambasciatore dalla Francia e ha così avviato una crisi politica e diplomatica con l’Eliseo che, dai tempi della guerra di indipendenza degli anni Sessanta, ha pochi precedenti. Il motivo riguarda l’oggetto del contendere più importante per la politica algerina e per quella del suo poco amato vicino, il Marocco: ossia il Sahara Occidentale.
La svolta di Macron sul Sahara Occidentale
Il braccio di ferro tra Parigi e Algeri è partito nell’ultima settimana di luglio, quando dall’Eliseo il presidente francese Emmanuel Macron ha inviato una nota al re del Marocco, Mohammed VI, per esprimere il proprio appoggio al piano di Rabat sul Sahara Occidentale. In particolare, il capo dell’Eliseo ha dato il suo definitivo disco verde al cosiddetto “piano sull’autonomia” proposto, già nell’ottobre del 2007, dal governo marocchino in sede Onu.
Si tratta del progetto con il quale il regno nordafricano mira a chiudere la questione legata al Sahara Occidentale. Rabat infatti, secondo le linee guida del piano, si impegna a garantire autonomia alla regione in cambio però del definitivo riconoscimento della propria sovranità. Il Sahara Occidentale, è bene ricordarlo, è l’ex colonia spagnola situata a Sud del Marocco che l’Onu considera dal 1975 (anno dell’addio di Madrid alla regione) come “territorio non autonomo“.
Secondo Rabat, il Sahara Occidentale in realtà è un pezzo del proprio Paese non ancora pienamente riconosciuto come tale a livello internazionale. Non è dello stesso avviso il Fronte del Polisario, l’organizzazione entrata in guerra contro il Marocco oltre 40 anni fa, che aspira invece all’indipendenza della regione. Attualmente, Rabat controlla de facto due terzi del Sahara Occidentale, il Polisario invece una striscia di deserto corrispondente a un terzo del territorio.
Con la mossa resa nota da Macron, la Francia non riconosce la regione contesa quale parte integrante del Marocco ma, per l’appunto, considera il piano marocchino sull’autonomia “l’unico applicabile”. Allineandosi così a Paesi quali Spagna e Germania, i cui governi da alcuni anni hanno espresso analogo parere per il piano di Mohammed VI.
L’ira di Algeri
Ma l’Algeria non ci sta. Il Governo di Algeri è da sempre ai ferri corti con il Marocco proprio per lo status della regione in questione. Il Governo del Polisario è ospitato nella provincia algerina di Tindouf ed è finanziato e armato dalle autorità algerine. Queste ultime sono accusate dal Marocco di sostenere apertamente il terrorismo e i propositi bellici del Polisario, ma Algeri ha sempre ribattuto sostenendo che la presenza marocchina nel Sahara Occidentale è da considerare “illegittima” e di stampo “neo coloniale“. Per questo, dopo aver appreso del cambio di passo della Francia sulla questione, il governo del presidente Abdelmadjid Tebboune ha scelto la linea politicamente più dura possibile: il richiamo del proprio ambasciatore a Parigi. La nota con cui è stato annunciato il ritiro del rappresentante diplomatico è piuttosto dura sia con la Francia che con il Marocco: “Le potenze coloniali, vecchie e nuove – si legge nella nota – sanno riconoscersi e comprendersi e darsi una mano a vicenda”.
Parigi e Algeri mai così lontane
L’Algeria ha anche minacciato blocchi economici e boicottaggi, come già accaduto nel 2022 con la Spagna a seguito del via libera al piano marocchino dato allora da Madrid. Il litigio tra le due sponde del Mediterraneo preoccupa e non poco: dalla fine della guerra di indipendenza, raramente tra Parigi e Algeri si era arrivati a passi diplomatici così netti. Segno di come, ancora oggi, la questione del Sahara Occidentale agita il Nord Africa: il Marocco fa della vicenda il perno della propria politica estera, l’Algeria dal canto suo non demorde e mantiene la propria posizione e il proprio sostegno al Polisario. La regione fa gola per diversi motivi: è un approdo importante verso l’Atlantico, approdo che l’Algeria ha sempre desiderato, nel sottosuolo ci sono alcuni dei più grandi giacimenti di fosfato e, cosa forse più importante, la questione è un modo per Rabat e Algeri per contendersi anche una certa sfera di influenza all’interno dell’area nordafricana e non solo.

