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La nave da crociera, il birdwatching, le indagini: cosa sappiamo sul focolaio da Hantavirus

C’è qualcosa di straniante nell’immagine di una nave da crociera ferma in mezzo all’Atlantico con i passeggeri a bordo e le autorità sanitarie che cercano di capire cosa sia successo. Non è la trama di un thriller: è quello che...

C’è qualcosa di straniante nell’immagine di una nave da crociera ferma in mezzo all’Atlantico con i passeggeri a bordo e le autorità sanitarie che cercano di capire cosa sia successo. Non è la trama di un thriller: è quello che sta accadendo in queste settimane con la Mv Hondius.

Il nome del virus è Hantavirus, e no, non è nuovo. Il primo aprile la Hondius salpa dalla città più australe del mondo, Ushuaia, in Argentina con destinazione Capo Verde, attraversando l’atlantico. A bordo, turisti appassionati di natura, l’itinerario prevede soste in diverse isole per attività naturalistiche, birdwatching e passeggiate tra ecosistemi incontaminati. Il tipo di viaggio che si sceglie quando si vuole qualcosa di diverso dalla solita crociera. Poi, a inizio maggio, qualcosa cambia,alcuni passeggeri sviluppano febbre alta, dolori muscolari, problemi respiratori.

Quello che all’inizio potrebbe sembrare un virus stagionale si rivela qualcosa di diverso, molto più grave. Al 4 maggio l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) registra sette casi sospetti. Tre persone non ce la fanno: una coppia olandese lui 70 anni, lei 69 e una terza vittima ancora non identificata. Un britannico di 69 anni viene trasferito d’urgenza in terapia intensiva a Johannesburg. Le autorità di Capo Verde negano l’attracco e la nave resta in mare.

Che cos’è l’Hantavirus

Partiamo dalla cosa più importante: l’Hantavirus non è un virus nuovo, non è una variante di qualcosa che abbiamo già conosciuto, e non si trasmette come l’influenza o il Covid. È un gruppo di virus (non uno solo) che circolano nei roditori (topi, ratti, arvicole) praticamente da sempre.

La trasmissione all’uomo avviene quasi esclusivamente per via aerea: si inala, e questo può succedere in cantine umide, rifugi di montagna, granai, aree naturali. Può causare due forme cliniche molto serie.

La prima colpisce i polmoni (Sindrome Polmonare da Hantavirus) e può evolvere in insufficienza respiratoria, la seconda colpisce i reni, con emorragie interne e rischio di insufficienza renale acuta. In entrambi i casi, la fase iniziale è quasi identica a un’influenza: febbre, brividi, dolori muscolari, mal di testa e anche per questo motivo, è difficile da diagnosticare in tempo.

Indagini in corso

Come sia finito l’Hantavirus su una nave da crociera è ancora oggetto di indagine. L’ipotesi principale è che i passeggeri si siano esposti al virus durante una delle escursioni a terra, nelle isole atlantiche, e che i sintomi siano emersi dopo un periodo di latenza, in navigazione.

Il periodo di incubazione può arrivare fino a otto settimane: tempo più che sufficiente per essere già a bordo quando la malattia si manifesta. L’Oms non esclude però un’altra possibilità: che a bordo possa essersi verificata anche una trasmissione interumana, oggettivamente rara, per questo virus, ma documentata per alcuni ceppi specifici.

Le indagini epidemiologiche sono in corso ed il sequenziamento genetico del virus è ancora in attesa di risultati definitivi. Il dato certo è che è molto insolito che l’Hantavirus compaia in un contesto come una nave, non è un virus da crociera: è un virus da boschi, cantine, ambienti rurali.

Questo è uno dei motivi per cui il caso fa notizia, non perché il rischio sia diffuso, ma perché è anomalo, anche in Italia il virus è presente, ma in forme limitate e circoscritte. Nel 2021, per la prima volta, è stata documentata la circolazione del ceppo Dobrava-Belgrade in roditori selvatici del Friuli-Venezia Giulia, vicino al confine con la Slovenia.

Casi umani restano rarissimi e ad oggi la Società Italiana di Igiene (SItI) ha commentato il caso Hondius senza alzare la voce: nessun allarme per la popolazione, ma è il momento giusto per rafforzare la sorveglianza sanitaria. Un invito alla vigilanza, non alla paura. L’Oms è stata esplicita: nessuna restrizione ai viaggi. Il rischio globale è basso.

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