<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Economia europea Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/economia-europea/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/economia-europea</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 13 Jun 2024 06:44:28 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Economia europea Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/economia-europea</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>G7: quando nacque e perché. E perché è importante che l&#8217;Italia ne faccia parte</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-italia-nonostante-tutto-e-ancora-nel-g7.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 06:44:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=424929</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-1536x1026.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per il nostro Paese rimanere nel G7 vuol dire mostrare di avere ancora un certo peso politico nonostante le difficoltà degli ultimi decenni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-nonostante-tutto-e-ancora-nel-g7.html">G7: quando nacque e perché. E perché è importante che l&#8217;Italia ne faccia parte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Partenza-Nave-Vespucci-Tour-Mondiale_%C2%A9Marina-Militare-Italiana-1920x1282-1-1536x1026.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per molti è una riunione quasi inutile, una mera ostentazione di potenza da parte di sette leader mondiali e nulla più. Di certo, il <strong>G7</strong> nel corso della sua oramai pluridecennale esistenza ha fatto sempre discutere e ha suscitato non poche polemiche. Tuttavia, andando a guardare alla sua genesi, la riunione dei sette è nata per motivi più<strong> pragmatici ed economici </strong>che per mere passerelle politiche.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/un-g7-che-sembra-un-g20-gli-occhi-del-mondo-sullitalia.html">Un G7 che sembra un G20: l&#8217;Italia al centro del mondo</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Il primo G7 si è avuto infatti nel 1975 ed è stato organizzato in Francia, sotto la supervisione dell&#8217;allora capo dell&#8217;Eliseo, <strong>Valéry Giscard d&#8217;Estaing</strong>. Il periodo è quello economicamente più drammatico del secondo dopoguerra, caratterizzato dalla<strong> fine del regime di Bretton Woods </strong>e l&#8217;introduzione del tasso variabile del dollaro. Di quegli anni è anche il <strong>periodo di austerità </strong>seguito alla guerra dello Yom Kippur del 1973 e, di conseguenza, del boicottaggio arabo sull&#8217;export di petrolio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nascita della &#8220;riunione dei 7&#8221;</h2>



<p>Serviva quindi, in quella precisa fase, un coordinamento tra le maggiori economie del mondo. Non tra i Paesi più ricchi, come erroneamente si è portati a pensare, o quelli che economicamente appaiono più in salute e in grado di vantare bassi tassi di povertà. Le economie prese in considerazione sono state quelle in grado di <strong>assorbire e influenzare buona parte dell&#8217;andamento del Pil mondiale</strong>. In poche parole, il nascente G7 doveva inglobare le <strong>sette maggiori potenze industriali</strong>. Il perché è stato dettato, in primo luogo, dalla necessità del momento: andare a trovare soluzioni internazionali di medio e lungo periodo per rilanciare un&#8217;economia globale in affanno. E, nell&#8217;ottica dei vertici delle istituzioni politiche e finanziarie di allora, a partire dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), questo ruolo poteva spettare soltanto chi deteneva le chiavi della produzione industriale e dell&#8217;economia internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La presenza dell&#8217;Italia tra i grandi</h2>



<p>L&#8217;Fmi ha calcolato che le economie del G7, ancora oggi, contribuiscono a<strong>l 60% del Pil globale</strong>. Si tratta quindi di un &#8220;club&#8221; ristretto ma ritenuto determinante per le sorti economiche e politiche internazionali. Gli <strong>Usa</strong> resistono nel loro ruolo di prima economia mondiale, seppur incalzati da altri attori tra cui, soprattutto, la Cina. In passato, l&#8217;egemonia di Washington è stata messa seriamente in discussione dal <strong>Giappone</strong>, non a caso subito chiamato già nel 1975 a far parte dei grandi. <strong>Germania Ovest</strong> e <strong>Francia</strong> anche negli anni Settanta erano considerate le locomotive d&#8217;Europa. Non senza l&#8217;<strong>Italia, però</strong>. Ed è qui che a entrare in gioco è stato anche il nostro Paese. Roma ha da subito fatto parte dell&#8217;esclusivo club dei grandi. A contribuire a tutto questo è stata l&#8217;economia della Penisola, forgiata dal boom economico degli anni post bellici, dal suo alto livello di industrializzazione e dalla sua strada intrapresa verso una decisa modernizzazione.</p>



<p>Per l&#8217;Italia, essere tra i grandi <strong>ha voluto significare molto in termini politici.</strong> Nonostante i suoi limiti e nonostante le storture di un sistema politico perennemente agitato, il Bel Paese è entrato comunque nel novero dei Paesi più avanzati e dunque nel gruppo molto ristretto di chi è chiamato ad avere un ruolo importante a livello internazionale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza per Roma di rimanere tra i grandi</h2>



<p>La domanda, guardando all&#8217;andamento degli ultimi anni, sorge spontanea:<strong> l&#8217;Italia è in grado di rimanere tra i grandi?</strong> Prima occorrerebbe però comprendere che cosa si intende per &#8220;grandi&#8221;. Perché il  mondo di oggi è enormemente diverso da quello del 1975. Oggi ci sono altri grandi che bussano alla porta. Prima si è citato il caso della <strong>Cina</strong>, ma ovviamente occorre includere tra i Paesi emergenti anche l&#8217;<strong>India</strong>, la <strong>Corea del Sud </strong>e altri colossi industriali di primaria importanza. </p>



<p>In poche parole, prima di capire se l&#8217;Italia può ancora far parte del G7, serve comprendere se ha ancora senso tenere in vita il G7. Non sono pochi coloro che, specialmente negli ultimi anni, hanno rilanciato l&#8217;idea di un più semplice <strong>G2</strong>, ossia il confronto limitato esclusivamente a Stati Uniti e Cina. </p>



<p>Il punto però è che, nel corso dei decenni, il G7 si è trasformato in un <strong>appuntamento più marcatamente politico</strong>. Dove a essere stato conservato è stato soprattutto il carattere dell&#8217;<strong>esclusività</strong>. Sono infatti sorte di recente altre riunioni più allargate, come tra tutte il <strong>G20</strong>, e qui effettivamente a salire in cattedra sono state altre nazioni oltre al club dei sette. </p>



<p>Ma con la sua esclusività, il G7 permette alle potenze della prima ora di continuare ad avere un confronto ravvicinato. Un modo, in poche parole, per coniugare l&#8217;importanza economica con quella politica acquisita negli anni. L&#8217;Italia, nonostante le difficoltà, è ancora dentro al club e non sembrano esserci elementi in grado di ipotizzare una sua defenestrazione. Per il nostro Paese questo appare quanto mai importante: essere nel G7 dona a Roma un peso politico che, diversamente, rischierebbe di non avere. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-nonostante-tutto-e-ancora-nel-g7.html">G7: quando nacque e perché. E perché è importante che l&#8217;Italia ne faccia parte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vaccini e investimenti: così la ripresa Usa stacca quella europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/vaccini-e-investimenti-cosi-la-ripresa-usa-stacca-quella-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 09:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[Economia statunitense]]></category>
		<category><![CDATA[Finan]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=311550</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gli effetti del Coronavirus sulla Borsa (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Gli Usa corrono, l&#8217;Unione Europea arranca: i dati sulle previsione di crescita per il 2021 lasciano intravedere notevoli differenziali nel rilancio delle economie più colpite dagli effetti della pandemia di Covid-19. Da pochi giorni è entrato in vigore il piano di rilancio dell&#8217;economia nazionale che inaugura la &#8220;Bidenomics&#8221;, con cui il nuovo presidente ha messo in campo 1,9 trilioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/vaccini-e-investimenti-cosi-la-ripresa-usa-stacca-quella-europea.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/vaccini-e-investimenti-cosi-la-ripresa-usa-stacca-quella-europea.html">Vaccini e investimenti: così la ripresa Usa stacca quella europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gli effetti del Coronavirus sulla Borsa (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Gli-effetti-del-Coronavirus-sulla-Borsa-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Gli <strong>Usa </strong>corrono, l&#8217;<strong>Unione Europea </strong>arranca: i dati sulle previsione di crescita per il 2021 lasciano intravedere notevoli differenziali nel rilancio delle <a href="https://it.insideover.com/economia/il-cigno-nero-un-anno-dopo-come-il-covid-ha-cambiato-leconomia-globale.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">economie più colpite dagli effetti della pandemia di Covid-19.</a> Da pochi giorni è entrato in vigore il piano di rilancio dell&#8217;economia nazionale che inaugura la <a href="https://it.insideover.com/economia/spesa-in-deficit-infrastrutture-e-industria-come-sara-la-bidenomics.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">&#8220;Bidenomics&#8221;,</a> con cui il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuovo presidente</a> ha messo in campo <strong>1,9 trilioni di dollari </strong>per sostenere l&#8217;economia colpita dal virus, garantire trasferimenti diretti (<a href="https://it.insideover.com/schede/economia/che-cosa-helicopter-money.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">helicopter money</a>) alle famiglie a reddito più basso, finanziare la produzione di dispositivi sanitari e asset strategici nel Paese, sostenere i sussidi anti-disoccupazione, garantire i ristori alle attività più colpite dalle chiusure anti-contagio. Un piano che per la sua dimensione vale da solo quasi tre volte il fondo <strong>Next Generation Eu, </strong>il piano di rilancio dell&#8217;economia comunitaria che è al centro del pacchetto del <strong>Recovery Fund, </strong>ed è stato approvato in poche settimane.</p>
<p><a href="https://www.morningstar.it/it/news/210287/quando-si-riprender%C3%A0-leconomia-usa.aspx" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le stime di Morningstar prevedono</a> una crescita del Pil reale degli Stati Uniti del 5,3% nel 2021 e del 4% nel 2022; a dicembre la <strong>Federal Reserve </strong>prevedeva un +4,2% per l&#8217;anno in corso; l&#8217;Ocse alza le stime per il 2021 al 6,5% e confermava il +4% per il 2022, mentre le stime parallele compiute per l&#8217;Ue prevedono sia per il 2021 che per il 2022 un +3,8-3,9% di crescita.</p>
<p>la questione più importante è legata al fatto che gli Stati Uniti si preparano a riassorbire completamente gli effetti economici del Covid-19 con una rapidità che l&#8217;Unione Europea non può nemmeno lontanamente immaginarsi. La politica vaccinale incentrata <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dall&#8217;amministrazione Trump</a> sull&#8217;operazione <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/piano-usa-anti-coronavirus-300-milioni-dosi-vaccino-gennaio.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wrap Speed</a> </strong>e ulteriormente rafforzata<a href="https://it.insideover.com/societa/chi-ha-fatto-avere-i-vaccini-agli-usa.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> da Biden anche dopo la conclusione di quest&#8217;ultima a febbraio</a> ha consentito agli Stati Uniti di ottenere in tempi brevi diversi vaccini finanziati con flussi costanti di denaro pubblico, di avviarne la produzione sul territorio nazionale e di battere ogni tempistica sull&#8217;inoculazione. Biden aveva indicato inizialmente come obiettivo 100 milioni di inoculazioni nei suoi primi 100 giorni ma lo raggiungerà nei primi 60 giorni del suo mandato.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/economia/la-rivincita-di-boris-johnson-i-vaccini-trainano-la-ripresa-britannica.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come nel caso del <strong>Regno Unito, </strong>l&#8217;avanzamento della campagna</a> di vaccinazione ha garantito uno scudo di protezione alle politiche di ripresa dell&#8217;economia, permettendo agli stimoli economici governativi di essere più decisi ed incisivi. Mentre molti governi europei sono ancora costretti a dover limitare l&#8217;azione economica al tamponamento delle falle e avranno i fondi del Recovery Plan solo nei prossimi mesi, gli Stati Uniti hanno già in programma politiche più spedite. <a href="https://www.ft.com/content/0e9396cf-13b2-4034-ab09-c2366c264f91" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dialogando col <em>Financial Times </em>il capo economista di <strong>Unicredit</strong> Erik Nielsen ha sottolineato</a> che il volume di risorse stanziato, in relazione al Pil, è difficilmente comparabile: con le nuove politiche di Biden e quelle ereditate dall&#8217;era Trump Washington, nota Nielsen, beneficerà di un &#8220;flusso di stimoli fiscali pari all&#8217;11-12% del suo Pil, tre volte il gap venutosi a creare nella produzione nazionale&#8221;, pari a <strong>895 miliardi di dollari, </strong>mentre &#8220;il Recovery Fund corrisponde solo a circa il 6% del Pil europeo&#8221; e al 70% della mancata produzione che serve recuperare per tornare ai precedenti percorsi di crescita.</p>
<p>Sentita dal Ft, l&#8217;economista <strong>Lucrezia Reichlin </strong>ha, a nostro avviso correttamente, posto in evidenza la questione della presenza delle regole fiscali in Europa: il rischio di un ritorno futuro del patto di stabilità e di schemi simili, nota la Reichlin, porta i governi europei a non osare oltre quanto compiuto finora per le misure emergenziali e impone a quasi tutti di aspettare la presunta panacea del Recovery Fund. Gli Stati Uniti possono invece usare tutta la potenza del loro bazooka economico per metterla al servizio di politiche della crescita, <a href="https://it.insideover.com/economia/la-dottrina-draghi-contro-la-crisi-del-covid-19.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">non a caso applicando la &#8220;dottrina&#8221; che <strong>Mario Draghi </strong></a>aveva espresso un anno fa: spendere, spendere, spendere, puntare sul debito pubblico per riassorbire gli effetti del Covid-19 sulle economie, simili a quelli di uno shock bellico.</p>
<p>I differenziali di ripresa e le prospettive degli Usa di mantenere tassi di crescita elevati potranno essere ritoccati ulteriormente al rialzo dalla variabile meno prevedibile dell&#8217;equazione, quella dei <strong>consumi privati</strong>. La rimozione di buona parte delle misure di contenimento al contagio in Stati come la Florida e il Texas ha già portato a effetti di crescita sui consumi, mentre nel solo mese di febbraio il settore dei bar e dei ristoranti <a href="https://www.ft.com/content/9bd9862d-f2a1-42fe-92a7-04b272529b7f" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha aggiunto all&#8217;economia nazionale 285mila posti di lavoro, una spinta verso l&#8217;alto notevole dopo il moderato incremento (+17mila) di gennaio.</a> Un contributo importante al boost dell&#8217;occupazione Usa: a febbraio nel Paese sono stati creati 379 mila posti, a fronte di una stima di 210 mila del Dipartimento del Lavoro, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,2%. L&#8217;effetto moltiplicatore tra stimoli pubblici, vaccinazioni di massa, riaperture e corsa dell&#8217;occupazione può produrre un circolo virtuoso che negli States è prossimo a attivarsi e in Ue ancora ben lontano dall&#8217;essere anche solo immaginabile. In questo contesto, il divario tra le due sponde dell&#8217;Atlantico, con gli Usa capaci di riprendere al più presto le politiche per immaginare il futuro dell&#8217;economia, dei servizi, della tecnologia del futuro e l&#8217;Ue ancora impantanata, è destinato a amplificarsi ulteriormente. <a href="https://it.insideover.com/economia/come-il-covid-ha-battuto-lue-e-lanciato-lasia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Segnando, una volta di più, l&#8217;Europa come la grande sconfitta della pandemia.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/vaccini-e-investimenti-cosi-la-ripresa-usa-stacca-quella-europea.html">Vaccini e investimenti: così la ripresa Usa stacca quella europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;attacco dell&#8217;Unione europea ai Big tech</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lattacco-dellunione-europea-ai-big-tech.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2021 08:58:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Big tech]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=309417</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Facebook corsa alla finanza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848-1024x476.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fino al giorno d&#8217;oggi e grazie alle regolamentazioni europee che permettono di poter operare all&#8217;interno del mercato unico grazie alla registrazione societaria anche in un singolo Paese membro, molte società hanno tratto enormi profitti dalla cosiddetta elusione fiscale. In modo particolare, grazie alla possibilità di agire usando come &#8220;base&#8221; di appoggio uno Stato con una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lattacco-dellunione-europea-ai-big-tech.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lattacco-dellunione-europea-ai-big-tech.html">L&#8217;attacco dell&#8217;Unione europea ai Big tech</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Facebook corsa alla finanza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Facebook-La-Presse-e1573996595848-1024x476.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Fino al giorno d&#8217;oggi e grazie alle regolamentazioni europee che permettono di poter operare all&#8217;interno del mercato unico grazie alla registrazione societaria anche in un singolo Paese membro, molte società hanno tratto enormi profitti dalla cosiddetta <strong>elusione fiscale</strong>. In modo particolare, grazie alla possibilità di agire usando come &#8220;base&#8221; di appoggio uno Stato con una bassa pressione fiscale (quali, a titolo d&#8217;esempio, i Paesi Bassi, l&#8217;Estonia e il Lussemburgo) ed eludendo le più alte imposte dei Paesi che costituiscono invece il vero e proprio mercato aziendale.</p>
<p>Questo fenomeno (che ha contraddistinto soprattutto i colossi del <strong>Big Tech</strong>, ma ha interessato anche le società finanziarie e un buon numero di aziende &#8220;tradizionali&#8221;) potrebbe però cambiare nei prossimi anni, con l&#8217;Unione europea che, dopo lunghe discussioni, sembra intenzionata a prendere una netta posizione nei confronti dei &#8220;furbetti delle tasse&#8221;. <a href="https://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/steueroasen-eu-laender-genehmigen-internet-pranger-gegen-steuerflucht-a-a55fafca-a06d-46a1-9648-845a481c84bc">Come riportato dalla testata tedesca <em>Der Spiegel</em></a>, nei prossimi anni infatti le società che fatturano oltre 750 milioni di euro annuali potrebbero essere obbligate, per operare all&#8217;interno del mercato unico, a rendere pubblici i propri bilanci e le proprie dichiarazioni fiscali non soltanto in ogni Paese dell&#8217;Unione ma anche nei paradisi fiscali. In uno scenario che, di conseguenza, potrebbe generare una serie di risvolti non di secondaria importanza e potrebbe impattare soprattutto sul modo in cui vengono divise le spettanze fiscali dei Paesi comunitari.</p>
<h2>Tasse accessibili a tutti per evitare l&#8217;elusione, ma la Germania si astiene</h2>
<p>Lo scopo principale di questa introduzione sarebbe da ricercarsi nella necessità di rendere meno oscure le rendicontazioni fiscali delle grandi società operanti sulla rete, le quali spesso ottengono guadagni in un mercato nazionale dichiarando però i propri utili in un Paese dalla <strong>pressione fiscale</strong> più ridotta. E in questo modo, grazie ai maggiori controlli che potrebbero essere effettuati, potrebbe divenire possibile in un secondo momento impostare anche un discorso di &#8220;ripartizione&#8221; delle spettanze, riequilibrando quelle situazioni che spesso hanno avvantaggiato Paesi come l&#8217;Olanda e il Lussemburgo nei confronti degli altri partner europei.</p>
<p>Tuttavia, non tutti all&#8217;interno dell&#8217;Unione sembrano essere d&#8217;accordo. Tra questi Paesi infatti, come riportato sempre dal <em>Der Spiegel</em>, ci sarebbe la <strong>Germania</strong>, con il ministro delle finanze <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-olaf-scholz.html">Olaf Scholz</a> che si è astenuto dalle considerazioni a riguardo in virtù del disaccordo sull&#8217;argomento da parte della maggioranza di governo. E come Berlino, anche i Paesi che negli anni hanno tratto vantaggio da questa situazione sembrano intenzionati a dare battaglia, rischiando di allungare i tempi di quello che dovrebbe essere un basilare accordo di convivenza economica tra i paesi membri dell&#8217;Ue.</p>
<h2>Bilanci pubblici, equità economica o assist ai competitor?</h2>
<p>Come osservato però dai portavoce del mondo industriale, la proposta europea porterebbe con sé anche dei notevoli svantaggi difficili da gestire. Primo tra tutti quello relativo alla possibilità che società estere terze potrebbero trarre vantaggi dallo studio dei bilanci in questione, mettendo le aziende europee in chiara difficoltà competitiva nei loro confronti. Ma non solo: rendere pubblici i propri costi ed i propri profitti renderebbe di pubblico dominio anche i propri piani industriali e le competenze acquisite da anni di esperienza sul mercato.</p>
<p>Tuttavia, è chiaro che il <strong>sistema fiscale europeo</strong> nel modo in cui è attualmente gestito debba essere modificato, soprattutto a seguito del passaggio di una pandemia che ha ulteriormente allargato la forbice delle disparità sociali, come osservato dal politico italo-tedesco Fabio De Masi. In quest&#8217;ottica, dunque, sarà necessario trovare una sintesi essenziali per garantire l&#8217;equità di trattamento per le società europee e al tempo stesso garantire la segretezza dei piani industriali interni. E, in ultima battuta, per sperare di arrivare un giorno anche a quella che sarà una più equa distribuzione del pagamento delle imposte a livello comunitario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lattacco-dellunione-europea-ai-big-tech.html">L&#8217;attacco dell&#8217;Unione europea ai Big tech</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Siamo nel mezzo del boom degli immobili?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/siamo-nel-mezzo-del-boom-degli-immobili.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 11:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[BlackRock]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=298754</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante le volontà della Banca centrale europea di sollevarsi momentaneamente dal controllo dei tassi d&#8217;inflazione e nonostante le iniezioni di liquidità dirette sui mercati, i prezzi al dettaglio dei prodotti sembrano essere rimasti sostanzialmente invariati. Alla base di ciò, ci sarebbe una maggiore propensione al risparmio da parte delle aziende dettata dalle incertezze economiche del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/siamo-nel-mezzo-del-boom-degli-immobili.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/siamo-nel-mezzo-del-boom-degli-immobili.html">Siamo nel mezzo del boom degli immobili?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Treviglio-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nonostante le volontà della <strong>Banca centrale europea</strong> di sollevarsi momentaneamente dal controllo dei tassi d&#8217;inflazione e nonostante le iniezioni di liquidità dirette sui mercati, i prezzi al dettaglio dei prodotti sembrano essere rimasti sostanzialmente invariati. Alla base di ciò, ci sarebbe una maggiore propensione al risparmio da parte delle aziende dettata dalle incertezze economiche del prossimo futuro e le <strong>difficoltà</strong> che hanno colpito soprattutto i nuclei familiari già finanziariamente più instabili. E in questo scenario, la situazione sembra essere destinata a rimanere invariata almeno sino al momento in cui gli effetti del <strong>vaccino</strong> non saranno tangibili e, in ogni caso, non prima della metà del prossimo 2021.</p>
<p>Da quel momento in avanti, però, la situazione potrebbe cambiare. Il vaccino, le Banche centrali che al quel punto non sarebbero in grado di ridurre velocemente la liquidità iniettata e delle aziende di nuovo disposte ad investire potrebbero dare vita ad un <strong>quinquennio segnato dall&#8217;inflazione</strong>. <a href="https://www.blackrock.com/corporate/literature/market-commentary/weekly-investment-commentary-en-us-20201123-upgrading-us-equities.pdf">Questo, almeno, è quanto messo in evidenzia dagli economisti della società di gestione di fondi pensionistici Blackrock</a>.</p>
<p><a href="https://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/immobilien-in-deutschland-teure-haeuser-billiges-geld-kolumne-a-eb32bf74-29ac-4bb5-8610-fe891880c2a1">Secondo quando riportato invece dalla testata tedesca <em>Der Spiegel</em></a>, i maggiori istituti statistici d&#8217;Europa (Wiesbaden ed Eurostat) sono in dirittura d&#8217;arrivo con due importanti rilevazioni statistiche sui prezzi ai consumatori. Tuttavia, non sembra che siano state rivelate sostanziali differenze rispetto ai passati trimestri, con l&#8217;Euro di conseguenza ben lontano dalla possibilità di giungere al 2% stimato (e sperato) di inflazione. Ma quello che ha non colpito i prodotti al consumo facilmente reperibili al mercato ha interessato però un&#8217;altra essenzialità della nostra quotidianità divenuta in questi lunghi mesi di confino domestico assai importante: le <strong>abitazioni</strong>.</p>
<p>Secondo quanto messo in evidenza sempre dal <em>Der Spiegel</em> per il caso limite della Germania (ma con il fenomeno generalizzato in tutta Europa, dal Portogallo all&#8217;Italia, passando per Spagna e Francia) le strutture ad uso abitativo hanno subito un forte caro prezzi. E soprattutto, sta avvenendo gradualmente un <strong>bilanciamento</strong> tra le unità immobiliari presenti nelle città (<a href="https://it.businessinsider.com/real-estate-immobili-impatto-conseguenze-coronavirus-prezzi/">che hanno visto una leggera contrazione</a>) con quelle nelle province, che fino a qualche mese fa subivano la mancanza dei servizi alla persona e la scomodità nel recarsi sui posti di lavoro. Con l&#8217;aumento della domanda di smart working e con le città che hanno iniziato a <strong>svuotarsi</strong> sempre di più di lavoratori, però, la situazione sembra essere andata incontro ad una inversione di tendenza.</p>
<p>Anche in questo caso, però, lo scenario è ancora troppo nebuloso per poter conoscere la reale portata di questo evento sul lungo periodo. Molto probabilmente, infatti, con gli effetti positivi del vaccino anche la bolla speculativa che ha colpito gli immobili (con un caro prezzi arrivato in certi casi anche al 30%) è destinata d <strong>esaurirsi</strong>, portandosi dietro le canoniche conseguenze di una svalutazione repentina dei prezzi di vendita. ma in ogni caso, per qualche mese, sono molti quelli che sembrano essere destinati a guadagnare dagli investimenti nel mercato immobiliare &#8211; il quale, dal 2008 in avanti e quasi ininterrottamente sino al 2019, <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/nomisma-mercato-immobiliare-frenata-2019-rialzi-prezzi-ancora-lontani-ABVSKFgB">aveva vissuto un periodo di sostanziale stagnazione</a>.</p>
<p>Concludendo. la <a href="https://it.insideover.com/scheda/societa/che-cose-il-coronavirus.html">pandemia di coronavirus</a> ha dimostrato ancora una volta di mettere le logiche economiche tradizionali dell&#8217;Europa fortemente in discussione, dando luogo ad una serie di situazioni sostanzialmente impensabili sino a soltanto un anno fa. Tuttavia &#8211; e a causa dell&#8217;aleatorietà della sua durata &#8211; potrebbe produrre delle regressioni e lo scoppio di<strong> bolle speculative</strong> in modo inaspettato e da un momento all&#8217;altro, obbligando tutti a rimanere sullo stato di allerta. A ennesima conferma di come il suo passaggio abbia segnato un punto di svolta probabilmente epocale nel nostro stesso modo di intendere le questioni macroeconomiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/siamo-nel-mezzo-del-boom-degli-immobili.html">Siamo nel mezzo del boom degli immobili?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa guarda al Marocco</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/leuropa-guarda-al-marocco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2020 05:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=283119</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Marocco, anniversario dell&#039;ascesa al trono di sua maestà il re Mohammed VI (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con la crisi degli approvvigionamenti che ha colpito l&#8217;Europa nei lunghi mesi di serrata della Cina, i Paesi dell&#8217;Unione europea si sono resi conto che basare le proprie importazioni quasi esclusivamente su Pechino genera una miriade di complicazioni. Sin dai primi giorni in cui l&#8217;evento ha avuto luogo, infatti, sono cresciute le discussioni riguardo alle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/leuropa-guarda-al-marocco.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/leuropa-guarda-al-marocco.html">L&#8217;Europa guarda al Marocco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Marocco, anniversario dell&#039;ascesa al trono di sua maestà il re Mohammed VI (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammed-VI-e1565686510757-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con la crisi degli <strong>approvvigionamenti</strong> che ha colpito l&#8217;Europa nei lunghi mesi di serrata della Cina, i Paesi dell&#8217;Unione europea si sono resi conto che basare le proprie importazioni quasi esclusivamente su Pechino genera una miriade di complicazioni. Sin dai primi giorni in cui l&#8217;evento ha avuto luogo, infatti, sono cresciute le discussioni riguardo alle carenze della globalizzazione nel modo in cui è stata portata avanti in questi ultimi 50 anni, con più voci che hanno sottolineato una necessità di cambiamento.</p>
<p>L&#8217;Unione europea ha dunque deciso di non restare ferma ad osservare la situazione, sperando che le acque si calmino, ma ha rivolto l&#8217;attenzione verso altri grandi attori di mercato, con l&#8217;obiettivo dichiarato di <strong>abbandonare</strong> la propria dipendenza da Pechino. E in questo scenario, ci sono due Paesi che potrebbero guadagnare ampi profitti con il commercio con l&#8217;Europa, sottraendo fette di mercato attualmente in mano alla Cina: L&#8217;<strong>India</strong> &#8211; la storica rivale asiatica del colosso cinese &#8211; e il <strong>Marocco</strong>.</p>
<h2>L&#8217;importanza di diversificare le importazioni</h2>
<p>Negli investimenti finanziari, l&#8217;importanza di avere un <strong>portafoglio diversificato</strong> risulta evidente quando si attraversano i periodi di crisi, con le azioni dei comparti più solidi in grado di compensare le perdite dei titoli più soggetti ai terremoti di mercato. Ed esattamente come accade nel mondo della finanza, anche l&#8217;economia reale funziona in modo molto simile e diviene evidente &#8211; specularmente &#8211; durante i periodi segnati da una maggiore incertezza.</p>
<p>Nel modo in cui venne teorizzata, la <strong>globalizzazione</strong> sarebbe stata fondamentale per evitare che il blocco in un&#8217;area geografica di un segmento di mercato compromettesse l&#8217;offerta interna. Nel modo in cui è stata applicata, invece, ha specializzato determinati Paesi su determinati comparti che, con le produzioni bloccate, hanno privato delle forniture la quasi totalità del mondo globalizzato. Con questa chiave di lettura, dunque, appare evidente che il problema principale è nato dalla volontà di voler concentrare le importazioni verso un unico fornitore nazionale per ottenere contratti commerciali più vantaggiosi, sebbene pericolosi.</p>
<p>Potendo contare su un approvvigionamento più variegato, invece, si ha la possibilità di <strong>non dipendere</strong> totalmente da un unico attore di mercato, divenendo quindi meno soggetti a carenze di forniture che sarebbero dunque facilmente colmabili. E con l&#8217;arrivo della pandemia, è parso evidente anche a Bruxelles come il trend degli ultimi anni andasse invertito, allargando il proprio sguardo verso altri Paesi dai commerci vantaggiosi e in grado di fornire <strong>garanzie</strong> contro le quali Pechino, allo stato attuale, non può competere.</p>
<h2>Cosa offrono Delhi e Rabat?</h2>
<p>Con un&#8217;economia in forte <strong>espansione</strong> e con l&#8217;industria che ha subito dei rallentamenti minori rispetto alla controparte cinese, il Marocco e l&#8217;India offrono uno scenario di collaborazione commerciale che in questi mesi sta facendo gola a Bruxelles. Mentre però con Delhi il discorso era già stato avviato agli inizi dell&#8217;anno ed era stato stoppato soltanto a causa della <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">pandemia</a>, con Rabat il canale di dialogo si è appena aperto, ma potrebbe portare a dei vantaggi che l&#8217;unione europea non può sottovalutare.</p>
<p>In modo particolare e <a href="https://www.dw.com/en/chinas-economic-loss-could-be-moroccos-gain/a-54185645">come riportato da <em>Deutsche Welle</em></a>, il Marocco possiede un apparato produttivo fondato su dei costi più alti rispetto al mercato asiatico, ma gode di una <strong>vicinanza geografica</strong> in grado di abbattere le tempistiche di approvvigionamento. Inoltre, grazie a strutture industriali decisamente più in linea con gli standard europei &#8211; fabbriche alimentate con fonti di <strong>energia rinnovabile</strong> e a minor impatto ambientale &#8211; il suo mercato sarebbe gradito ai movimenti verdi d&#8217;Europa, che vedono nella più inquinante Cina un Paese da disincentivare.</p>
<h2>Marocco: si trattano nuovi accordi commerciali</h2>
<p>Nelle prossime settimane, gli entourage dell&#8217;Europa e del Marocco si incontreranno per definire dei particolari accordi commerciali volti a promuovere la collaborazione economica. Allo stato attuale infatti e con i trattati vigenti impostare un discorso di ampie vedute sarebbe infatti impossibile, a causa delle imposte doganali e soprattutto sui limitati canali di dialogo.</p>
<p>Tuttavia, gli enormi <strong>vantaggi</strong> forniti dal Marocco sarebbero indispensabili nel caso in cui si riproponesse &#8211; come molti temono in ambito scientifico &#8211; una crisi pandemica come quella dello scorso inverno, dove la mancanza dei dispositivi medici ha messo in crisi il sistema sanitario dell&#8217;Europa. In uno scenario che, differentemente da quanto accaduto in passato, potrebbe garantire risultati maggiori e più celeri rispetto al mantenimento della dipendenza dalla Cina. Soprattutto, però, libererebbe l&#8217;Europa dall&#8217;unico vero <strong>ostacolo</strong> che in questi anni l&#8217;ha resa impossibilitata nel contrastare l&#8217;avanzata della Cina in campo internazionale, dettato dalla <strong>paura di ritorsioni</strong> commerciali che avrebbero tagliato una moltitudine di forniture essenziali. E in ultima battuta, garantirebbe alla stessa Europa di non essere tenuta per le briglie per quanto riguarda anche i posizionamenti politici internazionali, grazie alla possibilità di sopperire ad eventuali strette dei propri concorrenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/leuropa-guarda-al-marocco.html">L&#8217;Europa guarda al Marocco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il turismo del Sud Europa è in grave pericolo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-turismo-del-sud-europa-e-in-grave-pericolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 05:51:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=263632</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Roma deserta (Fotogramma)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sono molteplici gli impatti che il Covid-19 è destinato ad avere sulle economie mondiali, con particolare veemenza per quanto riguarda quelle europee che sono già venute al contatto con l&#8217;epidemia. Ma non sono soltanto i danni provocai dall&#8217;indotto di una minore circolazione delle persone e di un abbattimento della domanda interna a preoccupare i settori: &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-turismo-del-sud-europa-e-in-grave-pericolo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-turismo-del-sud-europa-e-in-grave-pericolo.html">Il turismo del Sud Europa è in grave pericolo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Roma deserta (Fotogramma)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Piazza-di-Spagna-deserta-Fotogramma-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sono molteplici gli impatti che il <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Covid-19</a> è destinato ad avere sulle economie mondiali, con particolare veemenza per quanto riguarda quelle europee che sono già venute al contatto con l&#8217;epidemia. Ma non sono soltanto i danni provocai dall&#8217;indotto di una minore circolazione delle persone e di un abbattimento della domanda interna a preoccupare i settori: i maggiori rischi derivano infatti dagli <strong>impatti psicologi</strong> che perdureranno anche in seguito al superamento di queste settimane difficili.</p>
<p>Mentre infatti una sconfitta dell&#8217;epidemia potrebbe sbloccare quasi immediatamente la situazione &#8211; almeno per quanto concerne i consumi &#8211; molti settori rischiano di subire gli impatti della psicosi ancora per molti mesi, se non anni, a venire. Uno tra questi è sicuramente quello del <strong>turismo</strong> e di tutti i settori ad esso collegati.</p>
<h3>Il turismo è la vera vittima del Covid-19</h3>
<p>Come si è già potuto constatare in seguito alle prime <strong>disdette</strong> pervenute agli operatori del nostro Paese nelle ore immediatamente successive alla scoperta del primo caso di <strong>Codogno</strong>, l&#8217;impatto del Covid-19 sul turismo è stato devastante. E il suo impatto è destinato a durare ancora per molti mesi: non soltanto a causa dei mancati incassi che rischiano di mettere in ginocchio tantissimi operatori, ma anche a causa dell&#8217;idea comune che rischia di formarsi nella mente dei viaggiatori mondiali, che per essere modificata necessita di tempi assai più lunghi.</p>
<p>E con il contagio che si diffonde a macchia d&#8217;olio in Europa, lo stesso problema sarà esteso a tutti quei Paesi che proprio dal turismo traggono la principale fonte di guadagno: come la Spagna, la Grecia ed il Portogallo. Queste nazioni rappresentano però al tempo anche l&#8217;<strong>anello debole europeo</strong> per quanto riguarda il proprio indebitamento pubblico e le capacità di risposta alle instabilità mondiali, come dimostrato dalla crisi dei debiti sovrani del 2011 ad oggi. E in questo scenario, gli effetti del Covid-19 rischiano di essere ancora più devastanti di quelli creati direttamente dall&#8217;infezione che si propaga nella popolazione.</p>
<h3>Perché l&#8217;Europa patisce di più il Coronavirus?</h3>
<p>Mentre la Cina a causa del Covid-19 è stata particolarmente colpita soprattutto nel comparto produttivo, in Europa il rischio è che i settori vengano colpiti a <strong>tappeto</strong>, anche a causa della maggiore diversificazione dell&#8217;economia. Nel Vecchio continente infatti non sono soltanto le produzioni a subire perdite causate da una più bassa domanda, ma anche i viaggi &#8211; di svago e di lavoro &#8211; e tutto l&#8217;indotto dei settori della ricezione alberghiera e della ristorazione rischiano di subire pesanti ripercussioni. E colpire questi ultimi comparti, quasi in tutta la comunità, significa colpire principalmente i piccoli imprenditori, che con maggiore difficoltà saranno messi nelle condizioni di poter ripartire. E come insegna il più basilare manuale di economia aziendale, ogni impresa perduta è un pezzo di storia e di <strong>valore</strong> della nostra società che non potrà mai più essere recuperato.</p>
<h3>Il Sud Europa è un campanello d&#8217;allarme</h3>
<p>Il rischio di pesanti ripercussioni sul settore del turismo implica un rallentamento della ripartenza dei Paesi colpiti dalla piaga, i quali non riuscirebbero a sopperire alle <strong>mancate produzioni</strong> proprio nel periodo in cui una forte ripresa sarebbe necessaria per stabilizzare in tempi più rapidi la situazione. E con il Su Europa messo in ginocchio, la stessa Unione europea correrà incontro a gravi difficoltà e sarebbe posta nella condizione di dover aiutare ulteriormente Paesi già pesantemente indebitati, oppure di opporsi ai piani di aiuto dando la spinta definitiva verso il <strong>baratro</strong> alle economie della regione.</p>
<p>Mentre da un lato la situazione sarà in grado di evidenziare quanto il mutuo soccorso europeo sia valido, dall&#8217;altro rischia di minare le certezze ed i pilastri sui quali è fondata la convivenza all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea. Molte domande &#8211; che appaiono banali &#8211; diventeranno un grosso problema. Il limite del 3% potrà essere sforato ca Spagna, Italia e Portogallo? La Bce potrà comprare i titoli &#8211; ancora considerati <strong>tossici</strong> &#8211; della Grecia? E proprio dalla risposta a queste questioni verrà delineata l&#8217;immagine dell&#8217;Unione europea del prossimo decennio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-turismo-del-sud-europa-e-in-grave-pericolo.html">Il turismo del Sud Europa è in grave pericolo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Otto Paesi europei in ritardo sull&#8217;antiriciclaggio: ecco che cosa si rischia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/otto-paesi-europei-in-ritardo-sullantiriciclaggio-ecco-che-cosa-si-rischia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 15:14:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=258288</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1109" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Unione europea Ue (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-768x444.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-1024x591.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dei 27 Paesi aderenti all&#8217;Unione europea, otto di loro sarebbero in grave ritardo rispetto alla scadenza fissata per lo scorso gennaio, relativamente alle riforme per contrastare il riciclaggio di denaro ed il finanziamento al terrorismo. A renderlo noto sono gli stessi alti palazzi di Bruxelles, che hanno sottolineato come Paesi Bassi, Portogallo, Cipro, Slovenia, Slovacchia, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/otto-paesi-europei-in-ritardo-sullantiriciclaggio-ecco-che-cosa-si-rischia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/otto-paesi-europei-in-ritardo-sullantiriciclaggio-ecco-che-cosa-si-rischia.html">Otto Paesi europei in ritardo sull&#8217;antiriciclaggio: ecco che cosa si rischia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1109" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Unione europea Ue (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-768x444.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-1024x591.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dei 27 Paesi aderenti all&#8217;Unione europea, otto di loro sarebbero in grave ritardo rispetto alla scadenza fissata per lo scorso gennaio, relativamente alle riforme per contrastare il<strong> riciclaggio di denaro</strong> ed il finanziamento al terrorismo. A renderlo noto sono gli stessi alti palazzi di Bruxelles, che hanno sottolineato come Paesi Bassi, Portogallo, Cipro, Slovenia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Spagna non si siano ancora regolati alle disposizioni europee.</p>
<p>Come riportato da <em><a href="https://www.reuters.com/article/us-eu-moneylaudering/cyprus-portugal-among-states-rebuked-by-eu-over-delays-in-money-laundering-reforms-idUSKBN2061RR">Reuters</a>, </em>a necessità di adeguarsi a delle norme più stringenti nei riguardi del riciclaggio di denaro erano apparse evidenti dopo gli attentati del 2016 in Francia, con i terroristi che si erano mossi esclusivamente tramite l&#8217;utilizzo di strumenti di pagamento non nominali. L&#8217;Italia, già nel corso degli scorsi due anni, ha posto in essere misure volte a limitarne l&#8217;utilizzo e rendere tracciabili anche i fruitori di strumenti di pagamento anonimi, con particolare attenzione alle <strong>carte prepagate</strong> ed all&#8217;acquisto di <strong>bitcoin</strong>; mentre gli otto Paesi in questione non hanno ancora messo in atto misure volte a migliorare la situazione. Lo stesso commissario europeo <strong>Valdis Dombrovskis</strong> ha ricevuto delle forti critiche a riguardo, soprattutto dopo gli scandali legati al riciclaggio della sua Lettonia e di altri Paesi appartenenti all&#8217;unione. Le accuse nei suoi confronti sarebbero state quelle di essere troppo intransigente e di non aver adottato per tempo adeguati strumenti volti alla prevenzione e, anzi, aver favorito, volente o nolente, un rallentamento delle procedure.</p>
<h3>L&#8217;interesse dietro a delle misure più soft</h3>
<p>L&#8217;interesse degli Stati in questione nel non adottare per tempo strumenti volti alla prevenzione ed al controllo è individuale nella natura del proprio apparato economico e del proprio apparato fiscale, soprattutto in relazione agli altri Paesi dell&#8217;Unione. In particolar modo, minori controlli sulle transazioni e la possibilità di utilizzare metodi di pagamento anonimi favoriscono l&#8217;introduzione di denaro sporco all&#8217;interno della propria economia senza che la mossa si prefiguri necessariamente come reato. In questo modo sono state favorite anche le migrazioni delle società di holding ed operanti come <strong>off shore</strong> all&#8217;interno dei registri delle proprie camere di commercio, aumentando il Pil e dando slancio all&#8217;economia locale. Platealmente si parla di Cipro, Paesi Bassi e Portogallo e più velatamente nel caso di Ungheria e Spagna, dove la prima ha appena iniziato un programma volto ad incentivare le migrazioni di capitali dall&#8217;estero mentre Madrid è in cerca dell&#8217;assalto a Londra per quanto riguarda il settore finanziario e quello del fintech. Procedure queste che hanno danneggiato le altre economie europee, come nel caso dell&#8217;Italia cui evidenza è stata sottolineata dalla migrazione verso Amsterdam delle principali società di holding precedentemente registrate nel nostro Paese.</p>
<h3>Fino ad oggi, l&#8217;Europa aveva sempre taciuto</h3>
<p>Sino a qualche giorno fa, le alte sfere di Bruxelles sono sempre state <strong>restie</strong> ad affrontare l&#8217;argomento, considerando anche il numero dei Paesi interessati dal fenomeno e dagli orientamenti delle politiche economiche comunitarie. Tuttavia, i recenti scandali legati al sistema bancario &#8211; con Deutsche bank e controllate a fare da padrone &#8211; e le costanti misure volte a migliorare la<strong> tracciabilità</strong> delle operazioni hanno imposto un maggior rigore da parte dell&#8217;Europa. Tuttavia, nonostante il richiamo e nonostante la minaccia di successive sanzioni, la situazione sembra ben lontana dal potersi stabilizzare.</p>
<p>In primo luogo, per una questione meramente legata al bilancio delle operazioni: una multa europea, secondo i canoni attuali, non si avvicinerebbe al valore della maggior imposizione fiscale tenuta così dentro i propri confini ed alla mole di lavoro indotto prodotto dalle filiere dell&#8217;evasione e dell&#8217;elusione. In secondo luogo, per dei meri calcoli politici e legati al <strong>consenso</strong>, che potrebbero subire di un grosso impatto nella misura in cui si ripettino le volontà dell&#8217;Europa.</p>
<h3>Il problema della concorrenza interna all&#8217;Ue</h3>
<p>In questo modo, si configura una subordinazione alle logiche di <strong>concorrenza interna</strong> all&#8217;Unione europea. Determinate misure &#8211; come in questo caso quella sull&#8217;antiriciclaggio &#8211; non vengono attuate per paura di perdere terreno rispetto ai propri avversari economici; danneggiando però e spesso pesantemente coloro che, anche se competitors economici, sono partner internazionali. E l&#8217;<strong>Italia</strong>, sotto questa analisi, è stata proprio uno dei Paesi maggiormente danneggiati dalla pratica, con le proprie aziende migrate verso territori non solo fiscalmente convenienti ma anche più permissivi a livello di legislazione. Particolare ironico, se si considera che il nostro Paese subisce costantemente multe dovute ai ritardi nell&#8217;adeguamento, mentre per una volta che Roma è riuscita a mettersi in regola subisce la pirateria estera.</p>
<p>Anche se forse, più che &#8220;pirata&#8221;, il termine corretto sarebbe quello di &#8220;corsaro&#8221;: società svincolate dai vincoli europei che agiscono sotto la tutela del proprio governo, danneggiando gli avversari e portando ricchezze nelle casse dei propri protettori. Particolare, questo, che dovrebbe però essere <strong>vietato</strong>, nel pieno rispetto della libera concorrenza e del libero mercato: valori fondanti proprio dell&#8217;Unione europea; che ogni tanto, però, sembra volta lo sguardo dall&#8217;altra parte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/otto-paesi-europei-in-ritardo-sullantiriciclaggio-ecco-che-cosa-si-rischia.html">Otto Paesi europei in ritardo sull&#8217;antiriciclaggio: ecco che cosa si rischia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Europa ed Usa potrebbero ridiscutere la questione dei dazi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/europa-ed-usa-potrebbero-ridiscutere-la-questione-dei-dazi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2020 14:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei dazi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=250699</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Con la nomina dell&#8217;irlandese Phil Hogan al ruolo di commissario europeo per il commercio si sono aperti dei nuovi spiragli per quanto riguarda i dazi imposti dagli Stati Uniti all&#8217;Unione europea. Grazie al suo trascorso sotto la commissione di Jean-Claude Junker nel ruolo di commissario per l&#8217;agricoltura e lo sviluppo delle aree rurali, il politico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-ed-usa-potrebbero-ridiscutere-la-questione-dei-dazi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-ed-usa-potrebbero-ridiscutere-la-questione-dei-dazi.html">Europa ed Usa potrebbero ridiscutere la questione dei dazi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/GETTY_20191203222159_31292248-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Con la nomina dell&#8217;irlandese <strong>Phil Hogan</strong> al ruolo di commissario europeo per il commercio <a href="https://www.reuters.com/article/us-eu-trade/eu-seeks-reset-in-trade-talks-with-u-s-trade-chief-hogan-idUSKBN1YY0KK">si sono aperti dei nuovi spiragli per quanto riguarda i dazi imposti dagli Stati Uniti all&#8217;Unione europea</a>. Grazie al suo trascorso sotto la commissione di <strong>Jean-Claude Junker</strong> nel ruolo di commissario per l&#8217;agricoltura e lo sviluppo delle aree rurali, il politico del Fine Gael è ben a conoscenza dei danni economici che sono stati portati dall&#8217;introduzione dei dazi; da qui la sua decisione di portare avanti le trattative per smuovere la situazione. Come riportato dal quotidiano <em>Irish Times<strong>, </strong></em>poco prima di natale Hogan avrebbe contattato la sua controparte americana <strong>Robert Lighthizer</strong>, al fine di fissare un incontro per dirimere le questioni principali della sua agenda politica.</p>
<h3>L&#8217;agricoltura non deve subire dazi</h3>
<p>Ben conscio delle <a href="https://formiche.net/2019/03/russia-dazi-cina-stati-uniti-turchia/">posizioni tenute da Washington riguardo alle importazioni</a> dei prodotti finiti e soprattutto del comparto automobilistico, Hogan spera di salvare dai dazi americani almeno il settore primario, che dalla mancata domanda americana rischia di subire danni enormi. Nell&#8217;ottica di rilanciare le <strong>produzioni agricole</strong> americane e appoggiandosi all&#8217;esito del ricorso alla Wto della causa contro la Francia riguardo gli aiuti ad <strong>Airbus</strong>, i nuovi dazi sui prodotti del settore primario rischiano di mettere in ginocchio i Paesi dell&#8217;Unione che commerciano con gli Usa: tra questi, soprattutto l&#8217;Italia. Aggiungendosi alle perdite causate dalla chiusura degli anni scorsi del commercio con la <strong>Russia</strong>, le aziende agricole europee rischiano di perdere un altro importantissimo mercato,cui acquisti erano garantiti grazie alla migliore qualità delle produzioni.</p>
<p>L&#8217;impegno che si è prefissato Hogan non è dunque la ricerca di una resa senza condizioni da parte degli Stati Uniti di Donald Trump, bensì trovare un punto di equilibrio che non danneggi le esportazioni europee oltremodo, salvando il salvabile. Tuttavia, rispetto allo scenario che si poteva prospettare sotto la commissione Junker, la situazione pare essere meno drastica di quella attesa: sebbene si debba ancora attendere l&#8217;esito delle trattative diplomatiche.</p>
<h3>La mediazione sulla Web Tax</h3>
<p>Una delle questioni che ha irritato maggiormente Trump nell&#8217;ultimo anno ha riguardato la volontà europea di introdurre la controversa <em>web tax</em> nei confronti dei colossi dell&#8217;informatica, con la nuova imposta che, per via della sua stessa natura, danneggerebbe particolarmente il blocco delle <strong>Gafa</strong>. Per aiutare le grandi case tecnologiche americane, la minaccia di ritorsioni in termini di dazi doganali sulle importazioni dall&#8217;Europa non si è fatta attendere, portando ad un nuovo gelo tra Unione europea e Usa,<a href="https://www.ilpost.it/2018/11/06/web-tax-unione-europea/"> nonostante le titubanze dell&#8217;Europa nei confronti dell&#8217;implementazione dell&#8217;imposta</a>.</p>
<p>Conscio delle preoccupazioni americane sull&#8217;imposta sul digitale, il piano d&#8217;azione di Hogan passa anche attraverso la possibilità di cancellare la proposta. Ovviamente, a patto che la controparte americana arretri almeno sulle imposte che colpiscono il <strong>settore siderurgico</strong> europeo, che da anni soffre di una crisi endemica ben evidente nel nostro Paese con le difficoltà dell&#8217;Ilva.</p>
<h3>Una questione delicata</h3>
<p>Volontà di apertura del nuovo commissario al commercio, il clima tra Stati Uniti ed Unione europea rimane estremamente teso. Non soltanto la questione dei dazi, ma anche i dubbi evidenziati dalla Francia sul<strong> Patto atlantico</strong>.</p>
<p>Per stessa ammissione ella Commissione europea, un impasse insormontabile sarebbe rappresentata dalla decisione di Washington di aumentare nuovamente i dazi in relazione alla questione di Airbus. Nel caso infatti Trump non dovesse ritirare la propria decisione, trovare un punto d&#8217;intesa diventerebbe estremamente complicato, affossando le opportunità di collaborazione economica futura; in un gioco delle parti che porta vantaggio ai ricchi, affossando ulteriormente le economie più fragili. Situazione questa in cui l&#8217;<strong>Italia</strong> non può non scorgere il pericolo paventarsi all&#8217;orizzonte.</p>
<p>Se Hogan riuscirà nella sua impresa di aprire una porta di dialogo con gli Usa, l&#8217;esito potrà considerarsi quasi un <strong>miracolo</strong>. In caso di fallimento, però, una nuova ombra di repressione rischia di abbattersi sull&#8217;Unione europea che, senza la necessaria <strong>competitività internazionale</strong>, senza poter contare nemmeno sui suoi clienti storici incontrerà sempre maggiori difficoltà a competere con i mercati emergenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-ed-usa-potrebbero-ridiscutere-la-questione-dei-dazi.html">Europa ed Usa potrebbero ridiscutere la questione dei dazi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anche i mercati perdono la fiducia nella Germania</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/anche-i-mercati-perdono-la-fiducia-nella-germania.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 11:20:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[Economia tedesca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=250919</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Borse (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-1024x650.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante l&#8217;anno passato abbia segnato un generalizzato aumento dei titoli azionari, i migliori risultati sono stati segnati principalmente dai giganti della tecnologia, col primo posto conquistato dalla adesso pubblica Saudi Aramco. I risultati dei titoli azionari europei evidenziano invece una perdita di fiducia degli investitori rispetto ai competitors internazionali, soprattutto per quanto riguarda il settore &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/anche-i-mercati-perdono-la-fiducia-nella-germania.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/anche-i-mercati-perdono-la-fiducia-nella-germania.html">Anche i mercati perdono la fiducia nella Germania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Borse (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-1024x650.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nonostante l&#8217;anno passato abbia segnato un generalizzato aumento dei <strong>titoli azionari</strong>, i migliori risultati sono stati segnati principalmente dai giganti della tecnologia, col primo posto conquistato dalla adesso pubblica Saudi Aramco. I risultati dei titoli azionari europei evidenziano invece una perdita di fiducia degli investitori rispetto ai competitors internazionali, soprattutto per quanto riguarda il <strong>settore manifatturiero</strong>, fiore all&#8217;occhiello delle produzioni continentali. <a href="https://www.spiegel.de/wirtschaft/unternehmen/nur-noch-zwei-deutsche-firmen-sind-unter-den-100-wertvollsten-der-welt-a-1303111.html">Come sottolineato da Hubert Barth</a>, amministratore delegato della società di consulenza EY allo <em>Spiegel</em>, dall&#8217;inizio della crisi finanziaria del 2007 la tendenza dei mercati a perdere fiducia nelle società europee è aumentato, colpendo anche la più solida economia della <strong>Germania</strong>.</p>
<h3>Solo due società tedesche nella top 100</h3>
<p>Sono soltanto due le società tedesche che sono rientrate nelle prime 100 posizioni per la valutazione del proprio titolo azionario: SAP col suo solido 51° posto e Siemens, fanalino di coda all&#8217;ultima posizione. Questo è quanto emerge dalla <a href="http://docs.dpaq.de/15697-ey_marktkapitalisierung_dezember_2019.pdf">ricerca della società EY</a>, che ha potuto in questo modo tirare le somme delle evoluzioni del valore dei titoli di borsa degli ultimi anni. L&#8217;unica società dell&#8217;Europa continentale nella top 20 mondiale è la svizzera Nestlè, fuori però dall&#8217;Unione europea.</p>
<p>Prima della crisi del 2007, la Germania possedeva sette società rientranti nella top100 mondiale, mentre ad oggi il loro numero è sceso a soltanto due. Ciò non è dovuto solamente alla <a href="https://it.insideover.com/economia/lue-contro-i-paradisi-fiscali-ma-scorda-quelli-al-suo-interno.html">migrazione verso Paesi dalla <strong>pressione fiscale</strong></a> inferiore, bensì anche alla perdita di competitività delle produzioni storiche della Germania, che hanno pesato sulla fiducia degli investitori. Trend destinato però ancora a durare nei prossimi anni: il settore manifatturiero, nonostante la possibilità del ritiro di molti dazi doganali nel 2020, non sembra ancora far sperare in una forte ripresa. Il grosso dei balzi in territorio positivo verrà compiuto infatti dalle grandi <strong>aziende tecnologiche</strong>, principalmente registrate negli Stati Uniti e nel continente asiatico, di cui l&#8217;Europa è priva. I soli Usa, infatti, possiedono oltre la metà delle società della lista, nonostante il primo posto assoluto sia detenuto dalla società petrolifera dell&#8217;Arabia Saudita Aramco, soltanto recentemente quotata sul mercato pubblico.</p>
<h3>L&#8217;Europa non riesce a ripartire</h3>
<p>Nonostante l&#8217;incremento degli indici azionari nel 2019, la crescita non è stata al passo con il resto del mondo. Alla base del problema, scarsa fiducia degli investitori soprattutto nei Paesi dall&#8217;alto debito pubblico e soprattutto carenza di società di innovazione, principalmente registrate nei mercati americani e non limitate ai quattro colossi <strong>Gafa</strong>.</p>
<p>La mancanza di fiducia nel mercato europeo, nel quale la Germania si erge a titolo di simbolo per quanto riguarda l&#8217;<strong>immobilità innovativa</strong>, è dettata dalla perdita di interesse per i mercati tradizionali. Dopo l&#8217;inizio della rivoluzione digitale, sempre più investitori si sono convinti che le società tecnologiche saranno in grado di plasmare il futuro mondiale, mentre le aziende che non riescono a stare al passo dei tempi lentamente scompariranno dal mercato. Motivo, questo, che troverebbe riscontro nell&#8217;ex colosso di telefonia svedese Nokia, che dall&#8217;introduzione dello smartphone ha perso sempre più terreno, finendo con lo scomparire. E dopo gli ultimi dati relativi alla produzione tedesca che hanno lasciato presagire una<a href="https://it.insideover.com/economia/leconomia-tedesca-non-riesce-a-ripartire.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect"> sostanziale staticità anche per il biennio 2020-2021</a>, la possibilità che in campo finanziario ciò si traduca con una ulteriore perdita di terreno è una quasi certezza, che pone <strong>Berlino</strong> in una scomoda posizione; con l&#8217;Europa che, priva della propria locomotiva, rischia di essere destinata alla non rilevanza economica mondiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/anche-i-mercati-perdono-la-fiducia-nella-germania.html">Anche i mercati perdono la fiducia nella Germania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Banca europea per la Ricostruzione attacca Visegrad</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-banca-europea-per-la-ricostruzione-attacca-visegrad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 13:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo monetario internazionale (Fmi)]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppo di Visegrad]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=246598</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Orban Visegrad" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers) non ha visto di buon occhio la recente crescita delle politiche sovraniste dei Paesi che si riconoscono nel Patto di Visegrad. Secondo Beata Javorcik, le recenti misure sociali apportate dai Paesi dell&#8217;Est Europa hanno rallentato i processi di sviluppo liberali, in una condizione che alla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-banca-europea-per-la-ricostruzione-attacca-visegrad.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-banca-europea-per-la-ricostruzione-attacca-visegrad.html">La Banca europea per la Ricostruzione attacca Visegrad</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Orban Visegrad" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-al-vertice-dellUnione-europea-La-Presse-e1576256687115-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers)</strong> <a href="https://www.reuters.com/article/us-central-europe-ebrd/rule-of-law-concerns-may-hurt-growth-in-poland-hungary-says-ebrd-idUSKBN1Y91SF">non ha visto di buon occhio</a> la recente crescita delle politiche sovraniste dei Paesi che si riconoscono nel <strong>Patto di Visegrad</strong>. Secondo <a href="https://www.ebrd.com/who-we-are/senior-management/beata-javorcik">Beata Javorcik</a>, le recenti misure sociali apportate dai Paesi dell&#8217;Est Europa hanno rallentato i processi di sviluppo liberali, in una condizione che alla lunga, secondo il capo dell&#8217;organizzazione internazionale, non può che peggiorare le aspettative di crescita dei Paesi. Le sue affermazioni partono dalla considerazione delle <a href="https://it.insideover.com/economia/le-incognite-delleconomia-mondiale-turbano-lfmi.html">recenti frenate dei mercati globali</a>, situazione nella quale cercare di superare le barriere fisiche ed economiche è facilmente la tattica vincente per spuntare sulla concorrenza internazionale.</p>
<h3>I timori verso Visegrad</h3>
<p>Contraddistinta da un marcato liberismo, l&#8217;Europa di oggi ha cercato di portare avanti politiche di integrazione tra le popolazioni dei vari Paesi, amalgamando le differenze economiche (con risultati più o meno raggiunti, a seconda degli ambiti). Le Nazioni che si riconoscono nel blocco di Visegrad, nonostante siano membri comunitari, sono stati i primi a cercare di defilarsi da questi valori fondanti non appena è iniziata la<strong> crisi migratoria</strong> del decennio che ci stiamo lasciando alle spalle, evocando la difesa dei propri confini.</p>
<p>Non erano solo i migranti però il problema di fondo: in dubbio era state messe soprattutto le <strong>politiche economiche comunitarie</strong>, che aiutavano maggiormente <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-germania-accordo-merrkel-macron.html">i Paesi più sviluppati del Nord Europa</a> senza adattare le misure agli Stati cui economie versavano in acque meno floride; da qui la necessità di fare blocco comune a sé stante, <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-germania-accordo-merrkel-macron.html">per cercare di auto-rilanciarsi</a>.</p>
<p>Questa divisione interna non è mai stata vista però di buon occhio da Bruxelles, che ha sempre cercato di correre ai ripari. Annunci, minacce di esclusione e persino allusioni alla revoca dei fondi europei se non si fossero rispettati i valori fondanti dell&#8217;Unione. Le repubbliche di Visegrad, in effetti, hanno sviluppato nel complesso delle economie molto forti nel mercato interno, cercando di staccarsi dal concetto di libero scambio in vigore nell&#8217;Unione; passando anche per l&#8217;abbattimento di certi valori liberali che a Bruxelles sono tanto cari. Motivazione che ha indotto gli organismi internazionali europei ed operanti in Europa a rivedere i propri piani d&#8217;azione nei confronti del blocco, iniziando una vera e propria <strong>guerra verbale ed ideologica</strong>.</p>
<h3>La parola: l&#8217;arma delle banche e delle istituzioni</h3>
<p>Non potendo agire con misure economiche e politiche nei confronti di quei Paesi che regolarmente eleggono deputati che si siedono nel Parlamento europeo, l&#8217;arma utilizzata dall&#8217;Unione e dalle organizzazioni che rispondono al Fondo Monetario Internazionale è molto più velata: la <strong>parola</strong>.</p>
<p>Come espresse molto bene Alberto Orioli ne &#8220;Gli Oracoli della Moneta&#8221;, la parola è lo strumento più forte di cui dispongono i politici ed i banchieri. Il suo semplice utilizzo per ipotizzare un pericolo imminente è in grado di realizzarlo, per la semplice credibilità della persona che lo pronuncia.</p>
<p>Quando Javorcik sostiene che i rischi derivanti dalle politiche di Visegrad potranno portare al suo <strong>recesso economico</strong>, è possibile che abbia ragione; a causa del clima di sfiducia che si viene a creare attorno ai Paesi dell&#8217;Est Europa. Sebbene infatti la sua posizione derivi dagli obiettivi stessi del Bers (l&#8217;abbattimento dei monopoli e lo sviluppo dei mercati internazionali) e sia di fatto incompatibile con la piega presa dal Paese, il conflitto di interesse di fondo difficilmente verrà percepito anche dagli stessi addetti ai lavori. La parola del Bers, infatti, altro non è che la parola del Fmi ed egli per definizione non sbaglia mai. Tesi che sicuramente non troverebbe d&#8217;accordo le popolazioni della <a href="https://it.insideover.com/politica/l-allarme-del-consiglio-d-europa-grecia-al-collasso.html">Grecia</a> e dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/la-follia-dellausterita.html">Argentina</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-banca-europea-per-la-ricostruzione-attacca-visegrad.html">La Banca europea per la Ricostruzione attacca Visegrad</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 59/409 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-15 11:54:12 by W3 Total Cache
-->