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Con la nomina dell’irlandese Phil Hogan al ruolo di commissario europeo per il commercio si sono aperti dei nuovi spiragli per quanto riguarda i dazi imposti dagli Stati Uniti all’Unione europea. Grazie al suo trascorso sotto la commissione di Jean-Claude Junker nel ruolo di commissario per l’agricoltura e lo sviluppo delle aree rurali, il politico del Fine Gael è ben a conoscenza dei danni economici che sono stati portati dall’introduzione dei dazi; da qui la sua decisione di portare avanti le trattative per smuovere la situazione. Come riportato dal quotidiano Irish Timespoco prima di natale Hogan avrebbe contattato la sua controparte americana Robert Lighthizer, al fine di fissare un incontro per dirimere le questioni principali della sua agenda politica.

L’agricoltura non deve subire dazi

Ben conscio delle posizioni tenute da Washington riguardo alle importazioni dei prodotti finiti e soprattutto del comparto automobilistico, Hogan spera di salvare dai dazi americani almeno il settore primario, che dalla mancata domanda americana rischia di subire danni enormi. Nell’ottica di rilanciare le produzioni agricole americane e appoggiandosi all’esito del ricorso alla Wto della causa contro la Francia riguardo gli aiuti ad Airbus, i nuovi dazi sui prodotti del settore primario rischiano di mettere in ginocchio i Paesi dell’Unione che commerciano con gli Usa: tra questi, soprattutto l’Italia. Aggiungendosi alle perdite causate dalla chiusura degli anni scorsi del commercio con la Russia, le aziende agricole europee rischiano di perdere un altro importantissimo mercato,cui acquisti erano garantiti grazie alla migliore qualità delle produzioni.

L’impegno che si è prefissato Hogan non è dunque la ricerca di una resa senza condizioni da parte degli Stati Uniti di Donald Trump, bensì trovare un punto di equilibrio che non danneggi le esportazioni europee oltremodo, salvando il salvabile. Tuttavia, rispetto allo scenario che si poteva prospettare sotto la commissione Junker, la situazione pare essere meno drastica di quella attesa: sebbene si debba ancora attendere l’esito delle trattative diplomatiche.

La mediazione sulla Web Tax

Una delle questioni che ha irritato maggiormente Trump nell’ultimo anno ha riguardato la volontà europea di introdurre la controversa web tax nei confronti dei colossi dell’informatica, con la nuova imposta che, per via della sua stessa natura, danneggerebbe particolarmente il blocco delle Gafa. Per aiutare le grandi case tecnologiche americane, la minaccia di ritorsioni in termini di dazi doganali sulle importazioni dall’Europa non si è fatta attendere, portando ad un nuovo gelo tra Unione europea e Usa, nonostante le titubanze dell’Europa nei confronti dell’implementazione dell’imposta.

Conscio delle preoccupazioni americane sull’imposta sul digitale, il piano d’azione di Hogan passa anche attraverso la possibilità di cancellare la proposta. Ovviamente, a patto che la controparte americana arretri almeno sulle imposte che colpiscono il settore siderurgico europeo, che da anni soffre di una crisi endemica ben evidente nel nostro Paese con le difficoltà dell’Ilva.

Una questione delicata

Volontà di apertura del nuovo commissario al commercio, il clima tra Stati Uniti ed Unione europea rimane estremamente teso. Non soltanto la questione dei dazi, ma anche i dubbi evidenziati dalla Francia sul Patto atlantico.

Per stessa ammissione ella Commissione europea, un impasse insormontabile sarebbe rappresentata dalla decisione di Washington di aumentare nuovamente i dazi in relazione alla questione di Airbus. Nel caso infatti Trump non dovesse ritirare la propria decisione, trovare un punto d’intesa diventerebbe estremamente complicato, affossando le opportunità di collaborazione economica futura; in un gioco delle parti che porta vantaggio ai ricchi, affossando ulteriormente le economie più fragili. Situazione questa in cui l’Italia non può non scorgere il pericolo paventarsi all’orizzonte.

Se Hogan riuscirà nella sua impresa di aprire una porta di dialogo con gli Usa, l’esito potrà considerarsi quasi un miracolo. In caso di fallimento, però, una nuova ombra di repressione rischia di abbattersi sull’Unione europea che, senza la necessaria competitività internazionale, senza poter contare nemmeno sui suoi clienti storici incontrerà sempre maggiori difficoltà a competere con i mercati emergenti.