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Più che un G7, quello di Fasano in via d’apertura sarà un G20 “alternativo”. Venti, infatti, i capi di Stato e di governo chiamati a partecipare.

Il mondo sbarca in Italia

Ai sette leader di Italia, Germania, Francia, Usa, Canada, Regno Unito e Giappone si aggiungeranno il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Papa Francesco, il leader turco Recep Tayyip Erdogan, ben tre leader del nucleo storico dei Brics, con Narendra Modi, premier indiano fresco di riconferma, assieme a Lula per il Brasile e Cyril Ramaphosa per il Sudafrica.

E non finisce qui. Oltre al Sudafrica, presenti per l’Africa anche Abelmadjid Tebboune, presidente algerino, assieme all’egiziano Abdel Fattah al-Sisi, al tunisino Kais Saied e al kenyano William Ruto. Per concludere, il Medio Oriente con figure di spicco come il principe saudita Mohammad bin Salman, il re di Giordania Abd Allah II e Mohammad bin Zayed, presidente degli Emirati Arabi Uniti. Venti Paesi tondi, che sarebbero stati ventuno se Javier Milei non avesse dovuto dare forfait per problemi della sua leadership in Argentina. A cui si aggiungeranno i vertici di Unione Europea e Unione Africana.

Due vertici in uno, sotto la regia italiana

Dopo le elezioni europee e all’inizio di un trittico di eventi globali che includerà anche il summit svizzero sull’Ucraina e l’imminente vertice Nato di Washington, l’Italia dà il calcio d’inizio a una calda estate diplomatica in cui, si nota, si prende gradualmente consapevolezza della necessità di allargare, oltre l’Occidente geopolitico propriamente inteso, le discussioni sui grandi temi del sistema-mondo. In un contesto di travaglio della globalizzazione, il G7 a guida italiana appare l’innesto tra due vertici complementari. Da un lato, un grande agone di confronto sul tema del rapporto dell’Europa e dell’Occidente con l’Africa, l’arena mediterranea, il Medio Oriente, in un contesto critico per l’ordine internazionale segnato dalla guerra a Gaza e, nell’ultimo anno, dalla destabilizzazione dell’Africa subsahariana.

Dall’altro, l’ampliamento ai Paesi democratici dei Brics e l’invito a Papa Francesco mostrano un’attenta definizione di un’agenda multilaterale. Si nota, dietro Palazzo Chigi, il lavoro attento di organizzazione di Elisabetta Belloni, ambasciatrice di rango, già Segretario Generale della Farnesina e da tre anni alla guida del Dis, l’organo di coordinamento dei servizi segreti italiani, scelta da Giorgia Meloni come sherpa capo del G7 italiano. E il tentativo di Roma di continuare con una strada di graduale consolidamento della centralità nazionale che riassicuri al Paese il ruolo di cerniera.

La possibilità di un’agenda globale

Il G7 offre in questa fase all’Italia un’occasione d’oro. Si potrà parlare, a Fasano, dei grandi temi globali dando ai Paesi esterni all’Occidente l’opportunità di testimoniare come in queste fasi il blocco a guida Usa non si limiti a parlare addosso. Ad esempio, il sostegno all’Ucraina invasa e in guerra con la Federazione Russa, che l’Italia intende ribadire con nuovi armamenti, potrà andare di pari passo con l’ascolto di coloro che, specie Lula e Erdogan, propugnano un approccio bilanciato con la Russia.

Si parlerà di cooperazione con l’Africa, infrastrutture, sviluppo e progetti congiunti con l’India, il cui avvicinamento all’Europa e ai suoi alleati sarebbe, secondo l’ex presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato Paolo Alli, “uno straordinario anticorpo in grado di neutralizzare molte rivalità geopolitiche, costituendo un colossale punto di equilibrio globale a livello economico e culturale”.

Saranno al centro del discorso i grandi temi della rivoluzione digitale, con l’intelligenza artificiale che sarà oggetto dell’intervento di Papa Francesco, e si offrirà ai leader un’occasione di confronto per una sintesi politica importante. All’Italia e a Giorgia Meloni il compito di giocare da tessitori di trame diplomatiche che escano dalla dialettica West versus The Rest rivelatasi fallace in una fase di sfide internazionali. Con Roma che è, raro caso, ancora di stabilità politica in Europa mentre si trova padrona di casa del vertice dei grandi della Terra, del resto, sarebbe un peccato non provare a esserlo.

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