Chi è Olaf Scholz

Vicecancelliere della Germania per il governo Merkel IV e Ministro delle Finanze dal 2018, Olaf Scholz può essere considerato il secondo politico più influente di Berlino e – dalle ultime ore – candidato designato per l’Spd alle prossime elezioni federali. Uno degli uomini che ha caratterizzato maggiormente la politica tedesca degli ultimi anni, egli è stato reputato dalla maggioranza del suo partito come l’esponente chiave su cui scommettere per la prossima corsa elettorale; nonostante i dubbi che hanno avvolto ed avvolgono la sua figura. Soprattutto, a seguito degli ultimi accadimenti all’interno del mondo finanziario tedesco, il quale ha evidenziato più di una lacuna che dovrà nei prossimi mesi essere spiegata. Ma chi è davvero Olaf Scholz?

Eletto per la prima volta al Bundestag nel 1998 grazie ai voti della sua circoscrizione elettorale, Scholz ha occupato i seggi del parlamento tedesco ininterrottamente sino al 2011. Da questo momento in avanti, la sua ascesa politica è stata molto rapida: segretario generale dell’Spd dal 2002 al 2004 (nominato alla “giovane” età di 44 anni) e in seguito ministro del lavoro dal 2007 al 2009. Alleato in più occasioni di Angela Merkel, con l’abbandono di Gerhard Schroder dai vertici del partito egli ha confermato il suo ruolo di figura più importante del partito, che lo ha reso negli anni una delle personalità di punta anche nei successivi esecutivi Merkel. E che lo ha portato, dal 2011, a ricoprire la carica di sindaco d’Amburgo sino al 2018, anno in cui ricevette la nomina al ministero delle Finanze per il quarto governo Merkel.

Nonostante la sua posizione sia indubbiamente solida, nel corso del suo mandato Scholz ha dovuto affrontare molteplici critiche da parte delle opposizioni, soprattutto per voce del partito dei Verdi. In modo particolare, la sua figura sarebbe stata accusata di non essersi mossa adeguatamente nei confronti del comparto finanziario tedesco, colpito da più scandali dentro e fuori i confini per mano di molteplici operatori finanziari, tra i quali Deutsche Bank e Wirecard AG. E soprattutto, sarebbe stato accusato di non aver adeguatamente controllato e riformato gli organi di vigilanza del Paese, nonostante le criticità evidenziate già negli anni passati e che con lo scoppio della bolla dello scandalo “Cum-Ex” erano parsi endemici del sistema.

Benché egli in sua difesa abbia giocato la carta degli errori compiuti dai suoi predecessori e si sia impegnato d’altro canto a riformare totalmente il sistema finanziario tedesco, è vero anche che questi comportamenti sono venuti alla luce sotto la sua guida – e molti dei quali sono stati ancora attuati negli ultimi mesi. E in questo scenario, dunque, sono state tante le voci che hanno visto nella sua figura una scelta sbagliata per lo Spd: soprattutto poiché con la sua nomina non ci si sarebbe separati totalmente dagli errori del passato, dando una scorretta idea di svolta rispetto a quella sperata dalla dirigenza del partito.

Come sottolineato precedentemente, attorno alla figura di Scholz non ci sono soltanto immagini positive e, al contrario, egli risulta – soprattutto in questo momento – attaccabile sotto molteplici fronti. Tuttavia, all’interno dello Spd non ci sono al momento delle valide alternative che garantirebbero il mix necessario di competenza ed esperienza quanto mai importanti per superare questo difficile momento storico. E soprattutto, il partito non ha nella propria rosa un nome tanto conosciuto e gradito al popolo della Germania in grado di dare filo da torcere all’uscente ministro delle Finanze.

In questo scenario, dunque, la scelta è da considerarsi in buona parte obbligata: con il beneplacito anche di coloro che hanno espresso le proprie riserve. Con la speranza all’interno di tutto lo Spd di poter finalmente, dopo anni, poter esprimere nuovamente la figura di Cancelliere della Germania.