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	<title>Unione Sovietica (Urss) Archives - InsideOver</title>
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	<title>Unione Sovietica (Urss) Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 11:48:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="510" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-300x219.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Alle origini del ri-orientamento Usa nei confronti dell'Ucraina in occasione dell'indipendenza dall'Unione Sovietica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ucraina-1991-il-discorso-del-pollo-di-bush-e-la-sterzata-delle-relazioni-washington-kiev.html">Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="510" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-300x219.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Agli sgoccioli della Guerra Fredda, gli Stati Uniti di <strong>Ronald Reagan</strong> non sostenevano esplicitamente l’indipendenza ucraina, ma le sue politiche e dichiarazioni ebbero un forte impatto sui nazionalisti e dissidenti. Convinto sostenitore del <strong>movimento delle &#8220;Nazioni Prigioniere</strong>&#8220;, denunciò più volte gli abusi dei diritti umani da parte del regime sovietico, e la sua amministrazione seguì con attenzione i casi di dissidenti ucraini come <strong>Mykola Rudenko</strong> e Vasyl Stus, incarcerati per le loro attività in difesa dei diritti umani. Per questa ragione, mantenne stretti legami con la diaspora ucraina negli Stati Uniti, specialmente in città come Chicago e New York. La sua amministrazione incontrò spesso i leader della comunità ucraino-americana, sostenendone simbolicamente le cause culturali e commemorative, come il 50º anniversario dell’<strong>Holodomor</strong> nel 1983.</p>



<p>Il <strong>disastro nucleare di Chernobyl</strong> del 1986, nel cuore della Repubblica ucraina, rappresentò un momento di svolta per Kiev. Le sue conseguenze ambientali e politiche alimentarono il sentimento indipendentista, favorendo la nascita del movimento <em>Rukh</em>. Ma mentre Gorbacev lanciava la <em>perestrojka</em> e la <em>glasnost</em>, i leader ucraini intensificavano i contatti con l’Occidente. Le visite a Washington di figure come Volodymyr Yavorivskyi e Mykhailo Horyn anticiparono un cambiamento epocale. Toccò al suo successore raccogliere l&#8217;eredità del crollo del Muro.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="George H.W.Bush - Aug 1st, 1991-Chicken Kiev Speech - Against suicidal nationalism and ethnic hatred" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Vkjxf76xRTw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Vkjxf76xRTw");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il discorso di Bush padre</h2>



<p>Ed è proprio il 1° agosto 1991 che<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-monito-inascoltato-di-bush-a-obama-occhio-alla-russia.html">George H. W. Bush</a></strong> pronunciò a Kiev il celebre — e controverso — <strong>discorso del “Pollo di Kiev”</strong>, mettendo in guardia la nazione contro il “<em>nazionalismo suicida</em>” e l&#8217; &#8220;<em>odio etnico</em>&#8220;. L&#8217;allora presidente degli Stati Uniti – mal consigliato dal &#8220;realista&#8221; ossessionato dalla stabilità Brent Scowcroft – pronunciò un discorso in cui esortava gli ucraini desiderosi di indipendenza a guardarsi dal &#8220;nazionalismo suicida&#8221;. Il suo discorso, che ora insiste significasse solo &#8220;non così in fretta&#8221;, fu ampiamente interpretato come <strong>un consiglio a rimanere fedeli all&#8217;impero di Mosca</strong>.</p>



<p>In quell’occasione, Bush fu accolto calorosamente dal Soviet Supremo ucraino in un momento cruciale per il destino dell’URSS. Lodò la capitale come simbolo di cultura e storia – “<em>Kiev è un frutteto, un poeta, un’epopea, è arte</em>” – e riconobbe che l’Ucraina stava esplorando “i confini della libertà”. Ribadì il sostegno degli Stati Uniti alle riforme democratiche ed economiche, ma mise in guardia da derive nazionaliste, affermando che “<em>la libertà non è la stessa cosa dell’indipendenza</em>” e che “<em>gli americani non appoggeranno coloro che cercano l’indipendenza solo per sostituire una tirannia lontana con un dispotismo locale</em>” – frase che avrebbe suscitato forti critiche e dato origine al soprannome ironico <em>Chicken Kiev Speech</em>.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Ukraine&#039;s Declaration of Independence | Last Days of the Soviet Union (1991)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/5z25wsXYzy4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_5z25wsXYzy4");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un discorso prudente</h2>



<p>Bush dichiarò che gli Stati Uniti non avrebbero preso parte alle competizioni politiche interne tra Repubbliche e centro sovietico, ma avrebbero sostenuto chiunque avesse perseguito i principi di libertà, democrazia e libero mercato. Citando <strong>Lord Acton</strong>, ricordò che “<em>il miglior test per valutare la libertà di un Paese è la sicurezza di cui godono le minoranze</em>” e sottolineò che la vera democrazia non si misura con la mera esistenza di urne elettorali, ma con il rispetto dei diritti, delle leggi e della libertà di espressione. Sul piano economico, denunciò i limiti di un sistema chiuso e autoritario: “<em>Non si può innovare se non si può comunicare</em>”, affermò, richiamando l’importanza dello scambio di idee, della libera impresa e dello stato di diritto. Concluse il discorso esprimendo solidarietà concreta agli ucraini colpiti dal disastro di Chernobyl e lanciando un appello alla fiducia e al coraggio, citando un proverbio ucraino: “<em>Quando si intraprende una grande impresa, bisogna liberare l’anima dalla debolezza</em>”.</p>



<p>Un discorso carico di diplomazia e cautele, che cercava di bilanciare la stabilità geopolitica con le aspirazioni indipendentiste, ma che fu <strong>accolto con freddezza da molti ucraini e dalla diaspora</strong>, desiderosi di un sostegno più netto alla sovranità nazionale. Sebbene pensato per sostenere l’unità sovietica, l’intervento accese l&#8217;animo degli attivisti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come il discorso di Bush riorientò la politica estera Usa</h2>



<p>Il fallito colpo di stato di agosto diede slancio all’indipendenza: <strong>il 24 agosto 1991, l’Ucraina si dichiarò sovrana</strong>. A seguito di pressioni interne ed esterne, gli Stati Uniti riconobbero ufficialmente l’indipendenza ucraina il 25 dicembre dello stesso anno, dopo la dissoluzione dell’URSS. I rapporti diplomatici formali furono stabiliti poche settimane dopo, nel gennaio 1992. Nel periodo tra l’indipendenza dichiarata e il referendum del 1° dicembre 1991, <strong>Washington faticò a riorientare la propria politica estera</strong>, ancora fortemente centrata su Mosca. Timori legati alla proliferazione nucleare e la fiducia nella leadership di Gorbacev contribuirono a una risposta cauta e spesso in ritardo, sottovalutando le spinte centrifughe nelle repubbliche sovietiche. Alla fine, tuttavia, l&#8217;Ucraina emerse come attore autonomo sulla scena internazionale, segnando l’inizio di <strong>un nuovo capitolo nelle relazioni transatlantiche</strong>.</p>



<p>Nelle sue memorie, Bush confessò: &#8220;<em>Qualunque fosse il corso, la durata del processo e l&#8217;esito, volevo vedere un cambiamento stabile e, soprattutto, pacifico. Pensavo che la chiave per raggiungere questo obiettivo sarebbe stata un Gorbacev politicamente forte e una struttura centrale efficace</em>&#8220;. L&#8217;esito, secondo Bush, dipendeva da ciò che Gorbacev era disposto a fare. Se avesse esitato ad attuare il nuovo accordo [ovvero il Trattato sull&#8217;Unione degli Stati Sovrani ] con le Repubbliche, la disintegrazione politica dell&#8217;URSS avrebbe potuto accelerare e destabilizzare il Paese… Se fosse apparsa troppo compromessa, avrebbe potuto provocare un colpo di Stato. &#8220;<em>Continuavo a temere ulteriori violenze all&#8217;interno dell&#8217;Unione Sovietica e che potessimo essere trascinati in un conflitto</em>&#8220;, dichiarò più tardi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ucraina-1991-il-discorso-del-pollo-di-bush-e-la-sterzata-delle-relazioni-washington-kiev.html">Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sottomarini lancia-aerei e porta-carri armati: gli strani progetti della Guerra Fredda</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/sottomarini-lancia-aerei-e-porta-carri-armati-gli-strani-progetti-della-guerra-fredda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 05:51:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/jet-plane-takes-off-submarine-39146315.jpg.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/jet-plane-takes-off-submarine-39146315.jpg.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/jet-plane-takes-off-submarine-39146315.jpg-300x248.webp 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Gli Usa progettarono sottomarini capaci di lanciare aerei d caccia, mentre l'Urss  immaginò sottomarini capaci di sbarcare tank. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/sottomarini-lancia-aerei-e-porta-carri-armati-gli-strani-progetti-della-guerra-fredda.html">Sottomarini lancia-aerei e porta-carri armati: gli strani progetti della Guerra Fredda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/jet-plane-takes-off-submarine-39146315.jpg.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/jet-plane-takes-off-submarine-39146315.jpg.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/jet-plane-takes-off-submarine-39146315.jpg-300x248.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>La corsa agli armamenti e lo sviluppo di nuove tecnologie belliche che ha scandito la <strong>Guerra Fredda </strong>hanno portato il confronto a un livello di letalità tale da dover affidare alla teoria strategica della <strong>Deterrenza</strong> i destini del globo. Tuttavia, a margine della corsa al dominio dello Spazio e alle capacità missilistiche e nucleari, quali base della deterrenza stessa, molti &#8220;<em>mezzi assurdi</em>&#8220;, pensati rispettivamente dagli americani e dai sovietici, ci ricordano fino a che punto i progettisti del <strong>Pentagono</strong> e dei vari <strong>OKB sovietici</strong>, gli uffici di progettazione sperimentale, erano disposti a spingersi nella prospettiva di combattere, o sventare preventivamente, un conflitto totale. Asset principale nel confronto silenzioso, e vettore preferito dei progettisti <strong>erano spesso i sottomarini</strong>, che dovevano diventare piattaforme di lancio e sbarco di aerei e caccia.</p>



<p>Quando la Guerra Fredda lasciava molto spazio all&#8217;immaginazione in vista di uno scontro totale, dopo i missili essenziali come vettori per trasportare le testate nucleari di quelli che sarebbero diventati i temutissimi ICBM, i missili balistici intercontinentali che nella loro versione sublanciata interessarono particolarmente i sottomarini nucleari, che vennero sviluppati appositamente per lanciare gli <strong>SLBM</strong>, ovvero i &#8220;<em>missili balistici lanciati da sottomarino</em>&#8220;, alcuni team di progettisti pensarono a sottomarini diversi. Ad esempio, la Marina degli Stati Uniti tra il 1946 e il 1952 portò a termine una serie di studi, compresi gli schizzi di progetto, per realizzare delle <strong>portaerei sottomarine</strong>. Lo studio del 1946 portò infatti all&#8217;idea di sviluppare delle <strong>SSV</strong>, partendo dalle esperienza maturata con il lancio di singoli ricognitori dai sottomarini dell&#8217;Asse.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">I sottomarini portaerei americani per attacchi &#8220;strategici&#8221;</h2>



<p>Il progetto inizialmente era stato concepito per trasportare due bombardieri sperimentali per lanciare un eventuale &#8220;<strong>attacco nucleare strategico</strong>&#8220;. Un&#8217;altra configurazione avrebbe puntato sul trasporto e lancio di almeno quattro caccia F2H <em>Banshee</em>, come scorta o come <strong>vettore d&#8217;attacco</strong>, nella concezione che una piccola flotta di sottomarini sarebbe potuta &#8220;emergere&#8221; dove nessuno avrebbe spinto una portaerei per lanciare una forza d&#8217;attacco aerea capace di infliggere un duro colpo all&#8217;avversario. Una sorta di &#8220;salto di qualità&#8221; rispetto al raid sferrato dai bombardieri B-25 del <a href="https://www.britannica.com/event/Doolittle-Raid">gruppo di Dolittle</a> che immaginò il loro lancio da una portaerei per colpire Tokyo.</p>



<p>Le varie configurazioni immaginate per avere hangar stagni e rampe di decollo e atterraggio &#8220;sommergibili&#8221; produssero progetti che arrivavano a <strong>lunghe potenziali comprese tra i 180 e i 230 metri</strong> con un dislocamento di 34.000 tonnellate in emersione. Se si considera che i moderni sottomarini nucleari lancia missili balistici russi <strong>classe Tifone</strong>, i più grandi mai costruiti, hanno un dislocamento di 24.000 tonnellate di emersione e 33.000 tonnellate totali, e sono lunghi 178 metri, si percepisce un <em>azzardo</em> per il 1946. Quando il <strong>sottomarino più grande</strong> mai realizzato, il giapponese classe Sen Teku <strong>I-402</strong>, misurava 122 metri e aveva un dislocamento totale di 6.600 tonnellate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Decollare con mare calmo</h2>



<p>Lo studio successi, risalente al 1952, era basato sul trasporto di particolari <strong>idrocaccia F2Y <em>Sea Dart</em> </strong>che potevano essere lanciati attraverso una rampa di lancio superiore nel caso il mare fosse agitato, dal momento che il Sea Dart poteva decollare solo con mare calmo. Il loro vettore sottomarino sarebbe stato lungo 140 metri. In un secondo momento si pensò di &#8220;<em>convertire i sottomarini della flotta della Seconda guerra mondiale</em>&#8221; per trasportare una versione del caccia imbarcato <strong>A4D Skyhawk </strong>dotato di<strong> </strong>idrosci che doveva decollare come il prototipo de<em>l Sea Dart</em>. </p>



<p>L&#8217;insostenibilità di questo progetto e lo sviluppo graduale della tecnologia missilistica &#8220;ottenuta&#8221; dagli scienziati nazisti che aveva portato avanti i programmi delle<strong> bombe volanti V-1</strong> e V-2, alla base di <em>tutto</em>, portano al programma bastato sui sottomarini lanciamissili classe Grayback che avrebbero trasportato i primi <strong>missili da crociera nucleari</strong> <strong>Regulus</strong>.</p>



<p>Schierati tra il 1957 e il 1964, prima di essere surclassati dai missili balistici lanciati da sottomarini <strong>Polaris</strong>, furono sottomarini come l&#8217;USS Growler, l&#8217;USS Tunny e l&#8217;USS Barbero, insieme al famoso <strong><a href="http://www.hisutton.com/Secret%20Sub%20-%20USS%20Halibut.html">USS Halibut</a></strong>, impiegato per diverse missioni segrete: una volta armati, i missili Regulus venivano lanciati attraverso un &#8220;lanciatore su rotaia&#8221; come le V-1 che li avevano ispirati.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Un sottomarino per sbarcare tank, il folle piano dei russi</h2>



<p>Non meno curiosi dei progetti falliti per lo sviluppo dei sottomarini portaerei statunitensi, furono i progetti pensati dai sovietici per una classe di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Amphibious_assault_submarine">sottomarini d&#8217;assalto anfibi</a>. Di cui almeno una unità sarebbe stata costruita realmente, prima di essere modificata per altro destino.</p>



<p>Inizialmente, il <strong>Progetto 621</strong> del 1948 mirava all&#8217;ottenimento di un sottomarino da trasporto che avrebbe dovuto <strong>sbarcare truppe dietro le linee nemiche</strong>, trasferendo sotto la superficie del mare &#8220;<em>un battaglione di fanteria completo, 10 carri armati T-34, 12 camion, 12 cannoni trainati e 3 aerei da caccia La-5 lanciati da catapulta per la copertura aerea</em>&#8220;. Una pura follia a livello di fattibilità logistica. A questo seguì il Progetto 664 e nell&#8217;agosto del 1965 il <strong>Progetto 748</strong>.</p>



<p>Quest&#8217;ultimo, affidato all&#8217;ufficio di progettazione sperimentale <strong>TsKB-16</strong>, doveva sviluppare un sottomarino a propulsione nucleare destinato a trasportare fino a <strong>20 carri armati </strong>anfibi PT-76 e veicoli corazzati per il trasporto di personale BTR-60P con al seguito almeno <strong>400 soldati </strong>equipaggiati, da sbarcare attraverso una rampa anteriore di cui è anche difficile immaginare l&#8217;uso, considerato il pescaggio dello scafo. Come se non bastasse, il sottomarino gigante frutto del Progetto 748 doveva essere armato con quattro tubi lanciasiluri e cannoni antiaerei per la difesa.</p>



<p>Il <a href="https://www.globalsecurity.org/military/world/russia/tskb-16.htm">TsKB-16</a> , prima noto con il nome Rubin, poi Volna, doveva revisionare le caratteristiche dei Progetti 632, 648, 664 e 748 per sviluppare quello che poteva essere considerato un sottomarino nucleare<strong> &#8220;onnipresente e onnipotente</strong>&#8221; che si sarebbe anche avvicinato alla realizzazione, dato che le poche informazioni a disposizione affermano che i cantieri navali si stavano preparando per la produzione di &#8220;cinque sottomarini del tipo 748&#8221;. Ma, anche in questo caso, il progetto venne abbandonato a favore della necessità di produrre nuovi sottomarini dotati di missili balistici. Assegnando nuovamente la tutta massima fiducia nella capacità dei sottomarini nucleari che ancora oggi rappresentando una componente essenziale della <strong>triade nucleare </strong>e di conseguenza un&#8217;arma essenziale nella teoria strategica della Deterrenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/sottomarini-lancia-aerei-e-porta-carri-armati-gli-strani-progetti-della-guerra-fredda.html">Sottomarini lancia-aerei e porta-carri armati: gli strani progetti della Guerra Fredda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>OLIMPIADI E POLITICA &#8211; Mosca 1980, i Giochi del boicottaggio, di Mennea e della Simeoni</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/mosca-1980-lolimpiade-del-boicottaggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jul 2024 14:41:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi Olimpici]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="799" height="596" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980.jpg 799w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980-600x448.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980-768x573.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>L'Olimpiade organizzata nell'ex Urss è stata contraddistinta dal boicottaggio da parte degli Stati Uniti e di molti alleati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="799" height="596" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980.jpg 799w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980-600x448.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/mosca-1980-768x573.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Alla fine si tratta pur sempre soltanto di sport, di gare, di atleti che aspettano quattro lunghi intensi anni per avere una ribalta globale e per vincere una medaglia che cambierebbe la vita. Il Cio, il comitato olimpico internazionale, promuove una netta distinzione tra politica e sport, imponendo nel suo statuto la separazione tra la<em> governance</em> politica da quella sportiva e, tra le altre cose, il divieto di intromissione dei vari governi nella gestione dei vari comitati olimpici nazionale. Tuttavia, è innegabile che quando si è davanti a un&#8217;Olimpiade è impensabile e impossibile scindere del tutto l&#8217;aspetto sportivo da quello politico. Dietro i cinque cerchi, in poche parole, ci sono anche storie, vicissitudini ed eventi dal sapore politico e dalla grande rilevanza geopolitica. In vista di Parigi 2024, ripercorriamo la storia di alcune edizioni delle Olimpiadi dal forte impatto extra sportivo e in grado di avere una rilevanza andata ben oltre l&#8217;ambito e l&#8217;aspetto legato alle gare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il duello con Los Angeles</strong></h2>



<p>L&#8217;Olimpiade a Mosca è stata ospitata nel 1980, un periodo non certo semplice in ambito internazionale. A posteriori, è possibile affermare che da lì a breve quel mondo diviso in due blocchi è destinato a finire: appena sei anni dopo dopo i Giochi,<strong> Gorbacev</strong> <strong>inaugurerà le riforme della perestroika</strong>, nove anni dopo invece cadrà il <strong>muro di Berlino</strong> e nel <strong>1991</strong> infine verrà ammainata per sempre la bandiera rossa dal Cremlino. Ma quando la fiaccola olimpica è entrata a Mosca, la guerra fredda tra Urss e Usa era ancora ben sentita e il confronto tra il mondo comunista e quello a guida statunitense ancora ben avvertito. Dunque, i Giochi del 1980 sono da subito stati caratterizzati dalla<strong> contrapposizione tra il Cremlino e la Casa Bianca</strong>. Anzi, nessuno in quel momento pronosticava la fine di quell&#8217;ordine internazionale nel giro di appena un decennio.</p>



<p>Il confronto in salsa olimpica del 1980 è iniziato sei anni prima della kermesse, in fase di assegnazione: nel 1974 infatti, nel corso della sessione del Cio svolta a Vienna, la sfida era tra la capitale sovietica e una delle città più emblematiche degli Usa, ossia <strong>Los Angeles</strong>. A spuntarla, non senza stupore, è stata Mosca grazie al voto di 39 delegati olimpici. La votazione tenuta a Vienna non ha mancato di avere strascichi politici ed ha rappresentato una sorta di anticipazione di quello a cui, esattamente sei anni dopo, si assisterà in mondovisione: ossia, un&#8217;accesa disputa tra sovietici e statunitensi con le Olimpiadi sullo sfondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I primi proclami di boicottaggio</strong></h2>



<p>La scelta di Mosca ha subito comportato dibattiti sull&#8217;effettiva opportunità di portare in territorio sovietico i cinque cerchi. Del resto,<strong> era la prima volta che un evento del genere veniva assegnato al di là della cortina di ferro</strong>. Prima di allora, nessun paese comunista aveva avuto modo di ospitare kermesse di rango internazionale: dai mondiali di calcio ai gran premi di Formula Uno, l&#8217;Europa orientale legata al Patto di Varsavia era rimasta fuori dai grandi tornei. Nessuno quindi, in fase di avvicinamento ai Giochi, si era illuso che a Mosca sarebbe filato tutto liscio. E quando nel dicembre del 1979 l&#8217;Urss, in risposta alla chiamata di un governo che aveva preso da poco il potere a Kabul con un golpe, ha inviato le proprie truppe in<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-infinita-40-anni-di-conflitti-in-afghanistan.html"> <strong>Afghanistan</strong> non c&#8217;è voluto molto per chiamare in causa proprio le Olimpiadi.</a></p>



<p>L&#8217;allora presidente Usa,<strong> Jimmy Carter</strong>, ha infatti iniziato ad evocare il <strong>boicottaggio</strong> di Mosca 1980. La Casa Bianca, in particolare, ha provato a mettere pressione il Cremlino paventando il fallimento della kermesse olimpica per costringere i leader sovietici a lasciare l&#8217;Afghanistan. Ma, in ossequio al clima di quel periodo, nessuna delle parti in causa ha voluto demordere: l&#8217;Urss non ha minimamente pensato di porre termine alle operazioni in territorio afghano e gli Usa hanno confermato l&#8217;intenzione di non mandare gli atleti a Mosca.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dagli Usa alla Cina, le nazioni che disertano i Giochi</strong></h2>



<p>Dagli Usa in effetti, nel giorno in cui allo stadio olimpico di Mosca<strong> Leonid Breznev</strong> ha pronunciato la formula per l&#8217;apertura ufficiale dei Giochi, non è arrivato nessuno. Lungo la pista di atletica dello stadio non ha sfilato nessun atleta a stelle e strisce, né tanto meno sono stati inviati delegati o rappresentanti diplomatici in tribuna. Per Washington, più semplicemente, quelle Olimpiadi non esistevano.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="USSR anthem at 1980 Moscow Olympics | Гимн СССР 1980" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/14QSt1A8XPw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_14QSt1A8XPw");</script>
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<p>Il boicottaggio statunitense ha trascinato con sé anche quello di almeno altre 64 nazioni. Tra queste ad emergere era la <strong>Cina</strong>, il cui comitato olimpico ha quindi dovuto rinunciare alle prime Olimpiadi del dopoguerra a cui Pechino avrebbe potuto prendere parte. Infatti, fino alla kermesse di Montreal 1976, a rappresentare la Cina era il comitato olimpico con sede a Taipei. Il governo della Repubblica Popolare cinese era allora ai ferri corti con Mosca, mentre al contrario da pochi anni si era riavvicinato e riappacificato con Washington. Il boicottaggio cinese forse, agli occhi della dirigenza del Cremlino, ha rappresentato un <strong>affronto</strong> ben più pesante di quello statunitense.</p>



<p>In Europa, nazioni come <strong>Germania Ovest </strong>e <strong>Norvegia</strong> hanno deciso anch&#8217;esse di non mandare atleti in territorio sovietico. Dall&#8217;estremo oriente invece, si è presentata la delegazione nordcoreana ma non quella <strong>sudcoreana</strong>, così come a rimanere a casa sono stati anche i rappresentanti del <strong>Giappone</strong>. Niente Olimpiadi anche per<strong> Israele, Iran, Egitto, Arabia Saudita, Qatar </strong>ed <strong>Emirati Arabi Uniti.</strong> Boicottaggi questi ultimi che, con il senno del poi e con gli occhi rivolti all&#8217;attualità odierna, fanno non poco scalpore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;ingresso degli “stalloni” italiani</strong></h2>



<p>E l&#8217;Italia? Il nostro Paese ha scelto una via di mezzo: da Roma sono partiti alla volta di Mosca gli aerei con a bordo gli atleti qualificati per le gare olimpiche, ma nei borsoni nessuno aveva all&#8217;interno il tricolore. Le squadre cioè non hanno rappresentato l&#8217;Italia, bensì<strong> i colori del comitato olimpico. </strong></p>



<p>Circostanza che non ha mancato di dare vita a uno degli episodi più curiosi di quell&#8217;edizione olimpica. Durante la cerimonia di apertura infatti, quando è stato il turno dell&#8217;ingresso nella parata dei nostri atleti, sul maxischermo è apparsa la scritta “<strong>Coni</strong>”, il ben noto acronimo di Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Ma la trascrizione dell&#8217;acronimo in caratteri cirillici forma una parola che in russo è traducibile con “<strong>stalloni</strong>”: da qui una reazione a metà tra lo stupito e il divertito da parte del pubblico moscovita presente in tribuna.</p>



<p>L&#8217;Italia non è stata comunque l&#8217;unica nazione a intraprendere per questa scelta. Molti altri Paesi, tra cui anche <strong>Francia</strong> e <strong>Gran Bretagna</strong>, hanno gareggiato sotto le insegne del comitato olimpico. Molti atleti sono ugualmente rimasti a casa: a Mosca infatti non è andato nessuno sportivo impegnato con squadre riconducibili alle forze militari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa ha comportato il boicottaggio</strong></h2>



<p>L&#8217;assenza di molti Paesi ha impoverito e non poco quella Olimpiade. Durante i 15 giorni di Giochi, la cronaca sportiva ha ugualmente preso il sopravvento, ma per Mosca e per il suo governo si è in ogni caso trattato di una vetrina internazionale sfruttata solo parzialmente.</p>



<p>In alcune discipline, la mancanza di atleti Usa ha reso meno suggestive molte gare specialmente nell&#8217;atletica leggera. Anche se non sono mancati successivi sportivi importanti, alcuni dei quali indelebili ad esempio per il movimento italiano. Su tutti, a spiccare sono stati gli ori di <strong>Pietro Mennea</strong> e<strong> Sara Simeoni</strong> rispettivamente nei 200 metri e nel salto in alto.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="MOSCA 1980 FINALE SUI 200 METRI MENNEA CON TELECRONACA RAI DI PAOLO ROSI" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Fr5U7t-HR9A?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Fr5U7t-HR9A");</script>
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<p>In definitiva, il boicottaggio Usa ha reso più scarna e meno “universale” la prima e finora unica olimpiade estiva svoltasi in Russia. Los Angeles, la città sconfitta da Mosca per l&#8217;assegnazione dei Giochi del 1980, nel 1978 si era riscattata vedendosi attribuire l&#8217;organizzazione delle Olimpiadi del 1984. In quell&#8217;occasione, i sovietici “restituiranno il favore” agli statunitensi disertando la kermesse disputata in California.</p>



<p>L&#8217;Olimpiade tornerà a essere universale e inclusiva di tutti i Paesi soltanto a Seul, in occasione dei Giochi del 1988. Quando oramai la guerra fredda era agli sgoccioli e l&#8217;ordine internazionale era in procinto di cambiare per sempre.</p>
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		<title>Carlson l&#8217;americano e Putin il vecchio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/carlson-lamericano-e-putin-il-vecchio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 12:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
		<category><![CDATA[x]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L'intervista di Putin a Tucker Carlson ha avuto un'audience mondiale. Però mai come in questa occasione il leader russo è parso vecchio stile. Per lui e per la Russia un'occasione persa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Vladimir-Putin-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;intervista di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/tucker-carlson-erede-di-trump-i-repubblicani-ci-pensano.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tucker Carlson, l&#8217;ex<em> anchor man</em> di Fox Tv</a></strong>, al presidente russo Vladimir Putin aveva ottenuto 100 milioni di visualizzazioni su X (l&#8217;ex Twitter) a sole 14 ore dalla pubblicazione. Difficile parlare di insuccesso. Si può però tranquillamente parlare di fallimento, e proviamo qui a spiegare perché. Ovviamente nulla c&#8217;entrano le ragioni più spesso addotte dai media occidentali. </p>



<p>Parlare di intervista &#8220;in ginocchio&#8221; e sciocchezze simili ha senso solo per chi non ha mai avuto a che fare con personaggi della stazza di Putin o, più semplicemente, non ricorda che <strong>Putin, prima dell&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, ha fatto centinaia di conferenze stampa e interviste</strong> con giornalisti occidentali di ogni genere e tipo, senza mai trovarsi in particolare difficoltà. Anzi, mettendo lui, spesso, in difficoltà l&#8217;interlocutore. </p>



<p>Indimenticabile il siparietto con la giornalista Usa, lei sì aggressiva, che qualche anno fa gli chiese se la Russia avesse intenzione di occupare i Paesi baltici. Putin rispose: &#8220;<strong>L&#8217;altro giorno sono andato a Vladivostok</strong> e il volo è durato più di quanto duri il volo che prendo quando da Mosca vado alle Nazioni Unite a New York. Che cosa vuole che me ne faccia della Lituania?&#8221;. E non dimentichiamo, solo per fare un altro esempio, che dopo un summit con <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/da-ginevra-a-ginevra-putin-e-biden-come-gorbaciov-e-reagan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biden in Svizzera</a></strong>, Putin rispose alle domande di tutti i giornalisti in diretta mentre il presidente americano solo a quelle presentate in anticipo dai soli giornalisti occidentali. Quello del giornalista che, con le sue domande aggressive, fa fare brutta figura al potente di turno (di solito molto più astuto e smagato di lui, se no non sarebbe un potente) è un mito provinciale della stampa nostrana. La qualità di un&#8217;intervista non si misura dalle domande che vengono fatte ma dalle risposte che si ottengono. E qui sta il fallimento di Carlson: non c&#8217;è stata una risposta di Putin che non fosse prevedibile, scontata, come già scritta.</p>



<p>Fin qui, nulla di sorprendente. Carlson, che di certo non è pregiudizialmente ostile alle tesi di Mosca, ha la notorietà ma non la finezza, la preparazione e nemmeno l&#8217;astuzia per un&#8217;intervista di questa portata. Ma il fallimento più vero e profondo sta dalla parte di Putin che, forse per la prima volta, è parso un leader vecchio, anchilosato, incapace di sfruttare un&#8217;occasione clamorosa come quella offerta dall&#8217;arrivo a Mosca di uno come Carlson. Che al <strong>Cremlino non avessero capito che cosa avevano per le mani </strong>lo si è visto quasi subito, quando Putin ha chiesto a Carlson: &#8220;Ma dobbiamo fare un&#8217;intervista seria o uno show?&#8221;. Ma come: hai di fronte un divetto della Tv americana, sai che l&#8217;incontro sarà diffuso da un social network e stai a distinguere tra intervista &#8220;seria&#8221; e &#8220;show&#8221;? E infatti<strong> Putin si è lanciato nell&#8217;ormai famosa mezz&#8217;ora di ricostruzione storica </strong>che, dal punto di vista della comunicazione, è stata un errore clamoroso. Per seguirla, per discuterne le tesi spesso pretestuose o propagandistiche, bisognava essere un russo (che certe cose almeno le ha sentite raccontare a scuola) o un appassionato/esperto di storia slava. Agli altri, cioè al mondo, che cosa poteva arrivare di tutto quel pistolotto? Non a caso Carlson, americano fino al midollo, a un certo punto ha ammesso di non riuscire a seguire, di non capire più di che cosa e di chi Putin andasse parlando.</p>



<p>Anche per la successiva ora e mezza di intervista, era come se il presidente russo usasse Carlson per parlare ai russi, non al mondo. Ma non si capisce perché Putin dovesse approfittare di quell&#8217;occasione per ribadire la linea ufficiale, ovvero ciò che i media e le autorità russe ripetono ogni giorno, uguale uguale, da ormai più di due anni. Purtroppo per lui, i russi non hanno bisogno di essere convinti. In parte ci credono già. E l&#8217;altra parte, grande o piccola che sia, dopo la raffica di leggi speciali approvate nell&#8217;ultimo periodo ha perso ogni possibilità di discutere o contestare. Era il resto dell&#8217;audience globale offerta da X a contare, a quella Putin avrebbe dovuto spiegare le &#8220;buone ragioni&#8221; della Russia. Ma non l&#8217;ha fatto.</p>



<p>E, per essere onesti, non ci ha neanche provato. Qui, forse per la prima volta ma davanti a una platea globale, Putin è sembrato giustificare l&#8217;accusa che tanto spesso gli viene mossa, ovvero di essere un nostalgico dell&#8217;ursa, di essere sovietico dentro. Noi siamo convinti che la politica putiniana, dalla prima presidenza nel 2000 all&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina nel 2022, poco a nulla abbia a che fare con l&#8217;Unione Sovietica. Ma certo il Putin che abbiamo visto con Carlson, che ripete e si ripete, che si affida a una <em>palette</em>  di slogan più o meno collaudati senza badare all&#8217;interlocutore, che in sostanza fa balenare un messaggio sostenuto più dalla forza (&#8220;Gli occidentali non hanno capito che la Russia combatterà <em>do konzà</em>&#8220;, dove <em>do konzà</em> vuol dire sia &#8220;fino alla fine&#8221; sia &#8220;fino a quando non avremo ottenuto ciò che vogliamo, fino a quando il lavoro sarà finito&#8221;) che dalla politica, somigliava tanto a certi suoi predecessori del tempo che fu, un po&#8217; imbalsamati dalla permanenza al potere. Un&#8217;immagine di vecchiaia, anche personale ma soprattutto collettiva, di un Paese immobile sulla propria potenza, non più dinamico come lo fu nel primo decennio putiniano, sempre meno capace di raccontarsi a un mondo che, come dimostra il fallimento delle sanzioni occidentali, è in larga parte ancora aperto alle sue narrazioni. L&#8217;Unione Sovietica non riusciva a vivere senza il nemico occidentale e non a caso cominciò a sgretolarsi quando l&#8217;Occidente divenne un po&#8217; meno nemico. La Russia ha preso la stessa strada?</p>



<p>   </p>
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		<title>Fari puntati sul &#8220;Condor&#8221;: ecco qual è il nuovo aereo più grande del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/fari-puntati-sul-condor-ecco-qual-e-il-nuovo-aereo-piu-grande-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2023 11:54:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Antonov An-124]]></category>
		<category><![CDATA[antonov-225]]></category>
		<category><![CDATA[Aviazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1220" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-scaled-600x381.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-1024x651.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-1536x976.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-2048x1301.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la distruzione dell&#8217;Antonov An-225 &#8220;Mriya&#8221; il titolo di aereo da trasporto in regolare servizio militare e civile passa, anzi ritorna, a un altro gigante dei cieli dell&#8217;era sovietica, l&#8217;Antonov An-124 &#8220;Ruslan&#8221;, costruito dalla compagnia-simbolo dell&#8217;aeronautica ucraina ma, ironia della sorte, oggi utilizzato principalmente dalle Forze aerospaziali russe in campo proprio contro Kiev. Costruito in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/fari-puntati-sul-condor-ecco-qual-e-il-nuovo-aereo-piu-grande-del-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1220" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-scaled-600x381.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-1024x651.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-1536x976.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230820134912949_2f0dc00c33b3f1b41150738052288aa8-2048x1301.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la <a href="https://it.insideover.com/guerra/quel-giallo-dietro-laereo-ucraino-piu-grande-al-mondo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">distruzione </a>dell&#8217;<strong><a href="https://it.insideover.com/storia/epopea-antonov-aereo-piu-grande-mondo-vittima-invasione-russa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antonov An-225 &#8220;Mriya&#8221;</a></strong> il titolo di aereo da trasporto in regolare servizio militare e civile passa, anzi ritorna, a un altro gigante dei cieli dell&#8217;era sovietica, l&#8217;<strong>Antonov An-124 &#8220;Ruslan&#8221;</strong>, costruito dalla compagnia-simbolo dell&#8217;aeronautica ucraina ma, ironia della sorte, oggi utilizzato principalmente dalle Forze aerospaziali russe in campo proprio contro Kiev. </p>



<p>Costruito in 55 esemplari e base del progetto che nel 1988 portò al completamento del Mriya, l&#8217;An-124 era già stato dal 1982 a quell&#8217;anno il più grande aereo del suo tipo al mondo. Ora si riprende il primato, ed è l&#8217;occasione giusta per raccontare la storia operativa di un velivolo ritenuto versatile e affidabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le caratteristiche tecniche dell&#8217;An-124</h2>



<p>Quadrimotore pensato dalle forze armate sovietiche per trasportare sia materiale militare e truppe che per un uso più orientato alla logistica civile, da molti esperti accomunato all&#8217;americano C-5 Galaxy, l&#8217;An-124 è stato <a href="https://www.aerospace-technology.com/projects/antonov/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>sviluppato a partire dal 1971</strong>.</a></p>



<p>Gli ingegneri della Antonov produssero un gigante dei cieli lungo 69 metri e dell&#8217;apertura alare di 73, pesante a vuoto 405 tonnellate e capace di trasportare <strong>150 tonnellate di carico</strong> al suo interno o 88 passeggeri. L&#8217;aereo è stato spesso definito come &#8220;<a href="http://www.tsb.gc.ca/eng/rapports-reports/aviation/2000/a00o0279/a00o0279.asp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">maneggevole</a>&#8221; nonostante le grandi dimensioni dai piloti sovietici, russi e ucraini che l&#8217;hanno pilotato. Noto con il nome in codice Nato di &#8220;Condor&#8221;, l&#8217;An-124 fu <a href="https://web.archive.org/web/20120531114701/http://www.foia.cia.gov/docs/DOC_0000499612/DOC_0000499612.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">svelato al mondo nel 1985 allo salone aeronautico di Parigi.</a></p>



<p>Fin dall&#8217;inizio, per un aereo pensato per il trasporto militare si notò la versatilità della capacità d&#8217;impiego civile a lungo raggio. L&#8217;autonomia operativa era il principale punto di forza dell&#8217;An-124: nel maggio 1987 un An-124 stabilì un record mondiale percorrendo in volo <a href="https://web.archive.org/web/20090603123311/http://www.arms-expo.ru/site.xp/049049056057124050049049054.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltre 20mila km in 25 ore e 30 minuti </a>trascorsi in cielo senza rifornimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;uso commerciale e contro le emergenze</h2>



<p>Queste capacità hanno spinto molti operatori a puntare su un utilizzo civile dell&#8217;An-124 e gli operatori che lo possedevano, principalmente Russia e Ucraina, a valorizzarne economicamente le capacità dopo la caduta dell&#8217;Unione Sovietica. Oggi 12 An-124 sono in servizio presso la <strong>Volga-Dnepr Airlines</strong> in Russia, 7 sono sotto il controllo della Antonov Airlines in Ucraina e uno presso l&#8217;emiratina Maximus Air Cargo. Parliamo delle unità che, principalmente, hanno negli anni avuto l&#8217;occasione di essere prestate a missioni di ogni tipo.</p>



<p>Satelliti, locomotive, componenti di grandi impianti energetici da portare in Siberia hanno viaggiato in tutta la Russia e non solo<a href="https://avia-pro.it/blog/124" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> caricati sugli An-124</a> negli ultimi trent&#8217;anni. Ma anche i Paesi Nato hanno, nel quadro dello sviluppo della missione <strong>Strategic Airlift Capability (Salis)</strong> più volte adoperato i servigi dell&#8217;An-124. &#8220;Una delle operazioni di trasporto più spettacolari dell&#8217;An-124 avvenne nel giugno-luglio 2001, quando un esemplare della Polet Airlines traghettava un aereo spia Lockheed Martin EP-3 della United States Navy colpito dall&#8217;isola cinese di Hainan alla base aerea di Kadena in Giappone e poi a Marietta, in Georgia. L&#8217;EP-3 era stato costretto ad atterrare su Hainan dopo una collisione con un caccia cinese&#8221; nella giornata dell&#8217;1 aprile, <a href="https://www.key.aero/article/antonov-124-condor-complete-story" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nota <em>Key Aero</em>.</a> In precedenza, nel 1993 un An-124 aveva trasportato da Dusserdolf, in Germania, a Nuova Delhi, in India, un generatore elettrico industriale da 124 tonnellate, il singolo oggetto più pesante mai caricato in un cargo.</p>



<p>L&#8217;Italia ha avuto modo di servirsi dell&#8217;An-124 nel 2005, quando fu utilizzato per tre missioni per trasportare, dopo averlo smontato e modulato,<a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/4458105.stm" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l&#8217;<strong>obelisco di Axum</strong> all&#8217;Etiopia, sua legittima proprietaria.</a> Ma la fama dell&#8217;An-124 si è costruita, analogamente a quella del suo colossale fratello maggiore, per il ruolo che l&#8217;aereo sovietico costruito nell&#8217;allora Repubblica Socialista Sovietica d&#8217;Ucraina ha svolto nel gestire la risposta a molti disastri di ogni tipo.</p>



<p>Nel 1991 l&#8217;An-124 stabilì il record di passeggeri imbarcati, 451, caricati nella stiva di un&#8217;unità partita da Amman, in Giordania, e arrivata a Dacca, in Bangladesh, per evacuare dei profughi palestinesi. Nel 2010 e 2011 l&#8217;incidente della piattaforma petrolifera <strong>Deepwater Horizon</strong> e quello alla centrale nucleare di <strong>Fukushima</strong> furono affrontati anche grazie agli impiego degli An-124. Nel primo caso viaggiarono dalla Francia agli Usa quattro <strong>navi skimmer</strong> utilizzate per contribuire a pulire la grande chiazza di petrolio <a href="https://web.archive.org/web/20140407061612/http://www.eft.com/freight-transport/chapman-freeborn-delivers-skimmer-boats-gulf-mexico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riversatasi nel Golfo del Messico</a>. Nell&#8217;aprile 2011, invece, un An-124 trasportò dalla Germania al Giappone una pompa <strong><a href="http://www.infrastructures.com/0411/putz.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prodotta dalla Putzmeister</a></strong> per la produzione di calcestruzzo che Berlino aveva fornito a Tokyo al fine di sfruttarne la potenza per raffreddare i reattori di Fukushima. La Germania avrebbe utilizzato gli An-124 ancora nel 2021, per evacuare civili e militari dall&#8217;Afghanistan nei giorni del ritorno a Kabul dei Talebani.</p>



<p>L&#8217;ultimo impegno concreto di un An-124, ad oggi, resta quello in sostegno ai terremotati turchi vittima del sisma di <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/il-ruolo-storico-di-gaziantep-la-citta-martire-del-terremoto.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gaziantep </a></strong>di inizio anno: un An-124 ucraino, a marzo, ha portato ben <strong><a href="https://global.espreso.tv/ukrainian-aircraft-delivers-101-tons-of-humanitarian-aid-to-turkey-for-earthquake-victims" target="_blank" rel="noreferrer noopener">101 tonnellate di aiuti</a></strong> mandati da Kiev per sostenere la popolazione civile che soffriva per le conseguenze del sisma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un aereo in guerra</h2>



<p>Anche l&#8217;An-124, come l&#8217;An-225, è stato un bersaglio nel contesto della guerra russo-ucraina. Triste fine di un sogno che nel 2008 il presidente russo Dmitriy Medvedev aveva provato a rinverdire: riprendere la produzione in serie dell&#8217;An-124 coinvolgendo l&#8217;Antonov e la russa <strong>Aviastar</strong>, che nel Paese si occupava di gestire manutenzione e supporto agli Antonov gestiti da Mosca. L&#8217;occupazione della Crimea nel 2014 ha posto fine a questa ipotesi. La guerra ha visto, per la prima volta, An-124 di una parte e dell&#8217;altra trovarsi a operare su due fronti di un conflitto.</p>



<p>La Russia ha 12 An-124 in linea al servizio della <strong>Dodicesima e della Diciottesima divisione aviotrasportata</strong>, l&#8217;Ucraina ha usato a servizio delle sue forze armate le capacità di trasporto delle sue unità nelle prime fasi salvo poi ritirare a Lipsia, in Germania, per fini commerciali gli Antonov An-124 a sua disposizione. Otto a inizio guerra, subito ridotte a sette durante la feroce battaglia di inizio guerra a Gostomel. Mentre le truppe ucraine andavano respingendo l&#8217;assalto a sorpresa russo, un An-124 veniva distrutto da colpi d&#8217;artiglieria nella stessa battaglia confusa in cui ha visto la sua fine la storia <a href="https://www.aviation-report.com/guerra-in-ucraina-iconici-aerei-an225-an124-an-22-tra-le-vittime-assalto-russo-aeroporto-di-gostomel/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dell&#8217;unico An-225 operativo. </a>Nel giorno che, nell&#8217;aeroporto di proprietà della Antonov, segnò il passaggio di consegna tra l&#8217;An-225 e il suo fratello minore per il titolo di gigante dei cieli.</p>
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		<title>Gagauzia, un enigma geopolitico</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/gagauzia-un-enigma-geopolitico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 16:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Euroscetticismo]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Unità Territoriale Autonoma della Gagauzia, situata all’interno dei confini moldavi, può rappresentare un ulteriore elemento di destabilizzazione per l’Europa a causa dello stretto legame ideologico con la Federazione Russa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-apertura-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div
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                    Gagauzia, un enigma geopolitico
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                        L’Unità Territoriale Autonoma della Gagauzia, situata all’interno dei confini moldavi, può rappresentare un ulteriore elemento di destabilizzazione per l’Europa a causa dello stretto legame ideologico con la Federazione Russa.
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/>



<p class="has-text-align-center"><em>“Tenetevi forte, stiamo per entrare. Cercate di non emozionarvi troppo”</em>.</p>



<p>Il nostro autista Oleg non nasconde un certo sarcasmo mentre indica l’ultimo promontorio stradale da percorrere prima di incontrare la stele che segnala l’ingresso in Gagauzia.</p>



<p>Siamo in viaggio da circa un’ora quando ci manifesta per la prima volta le sue perplessità su questa piccola regione turcofona, situata all’interno dei confini geografici della Repubblica di Moldavia.</p>



<p>A scanso di scivolose incomprensioni precisa però subito che, come gran parte dei suoi connazionali, non prova alcun risentimento squisitamente etnico per il popolo gagauzo, ma solo una certa diffidenza storica.</p>



<p>“Non bisogna dimenticare che hanno richiesto loro l’autonomia dalla Moldavia. Non è stata una nostra scelta. Siamo diversi dal punto di vista culturale e linguistico, è innegabile. Ma forse questo dà più fastidio a loro che a noi”, precisa.</p>



<p>Tutto vero in un certo senso. Ma bisogna andare a ritroso nel passato più recente per capirne a fondo le motivazioni.</p>



<p>Sono i confusi anni a cavallo tra la Perestrojka e il crollo dell’Urss, quelli in cui l’autodeterminazione gagauza si concretizza, nel tentativo di distinguersi da una Moldavia sempre più nel perimetro di influenza di un&#8217;antisovietica Romania.</p>



<p>L’autonomia costituzionale di questo territorio e del suo popolo, raggiunta nel 1994 dopo un tentativo fallito nel 1990, è dunque figlia di un sentimento fondato sul timore di un’assimilazione forzata alla rumenosfera, di una &#8220;romanizzazione&#8221; che ne avrebbe di fatto cancellato l’identità.</p>



<p>A fasi alterne, il contrasto etnopolitico imperversa per tutti gli anni del nuovo millennio e sopravvive ancora oggi, escerbato dal conflitto russo-ucraino e ulteriormente alimentato dalla prossimità ideologica dell’Unità Territoriale gagauza con la separatista Transnistria.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/01-1-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-399319" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/01-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/01-1-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/01-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/01-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/01-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/01-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un padre ortodosso in un monastero della Repubblica di Transnistria, entità non riconosciuta a livello internazionale ma de facto sovrana. La nazione separatista, oggi sotto l’egida della Federazione Russa, nei primi anni Novanta ha condotto con successo un breve e drammatico conflitto contro la Moldavia per garantirsi la secessione. Di contro, la Gagauzia ha raggiunto l’autonomia attraverso accordi diplomatici, dunque senza lo spargimento di sangue di una guerra civile.<br></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una terra ancorata al passato </h2>



<p>Alla paura fondata di scomparire dal radar dei popoli, i gagauzi hanno sempre associato delle affinità elettive con il mondo russo. Un legame ancora attuale, ma che vive perlopiù di rendita, alle spalle di un intramontabile affetto per il mondo sovietico, visto tutt’oggi come un paradiso perduto.</p>



<p>Sono soprattutto le vecchie generazioni, quelle che hanno vissuto i migliori anni dell’Urss fino al crepuscolo del governo Gorbaciov, a mostrare la nostalgia più radicale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/02-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-399320" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/02-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/02-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/02-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/02-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/02-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/02-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/02-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">In Gagauzia, come i molti altri territori post-sovietici, i meno giovani ricordano con una certa malinconia il passato</figcaption></figure>
</div>


<p>La presenza nel territorio di una certa archeologia socialista non aiuta di certo a superare il rimpianto.  Negli spazi rurali è facile imbattersi in vestigia e reperti del periodo, in quelli urbani in busti celebrativi. Le statue di Lenin trovano spazio ovunque: in parchi, piazze, musei, cortili e persino in arrugginiti distributori di benzina fuori dai centri urbani.</p>



<p>Un’estetica in significativa dissonanza con i fabbricati più recenti della capitale, costruiti secondo criteri ingegneristici oltre il naïf e, di conseguenza, tutt’altro che funzionali.</p>



<p><a id="_msocom_1"></a></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/0304-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-399321" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/0304-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/0304-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/0304-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/0304-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/0304-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/0304-2048x1536.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/0304-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">A sinistra il primissimo piano di un busto di Lenin, le cui effigie si trovano disseminate in tutta la regione autonoma. A destra un’elegante scultura realizzata secondo i canoni del realismo socialista all’ingresso di un ex fattoria collettiva nella Gagauzia meridionale.&nbsp;</figcaption></figure>
</div>


<p>Il centro di Comrat è una selva di edifici incomprensibili, fatta dello stesso alluminio mediocre che in Occidente si può osservare solo in desolate periferie commerciali. Un agglomerato architettonico interrotto soltanto da qualche palazzo governativo e dalla cattedrale ortodossa dedicata a San Giovanni Battista.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/05-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-399322" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/05-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/05-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/05-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/05-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/05-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/05-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/05-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fedeli durante la funzione domenicale a Comrat, all’interno della cattedrale dedicata a San Giovanni Battista. La popolazione gagauza è cristiano-ortodossa e rappresenta una delle poche etnie di origine turca a non professare l’Islam. Dopo la caduta dell’Urss e la perdita del rigido sistema di dogmi che l’Unione Sovietica aveva creato, i gagauzi hanno vissuto una sorta di rinascita religiosa, parte di un difficile e spesso affrettato processo di ricostruzione della propria identità.</figcaption></figure>



<p>È in uno di questi palazzi moderni che veniamo accolti dai responsabili della tv e radio nazionale. L’emittente, ci dicono, va in onda con programmi in russo, con l’eccezione di qualche talk in gagauzo, perlopiù rivolto a un pubblico di mezza e terza età. La lingua moldava è dunque assente nelle comunicazioni mediatiche, quanto in verità rarissima nel parlato colloquiale.</p>



<p>Con i loro contenuti, gli organi di informazione modellano il sentire comune della popolazione, divulgando idee politiche in forte opposizione con il governo centrale di Chisinau e raccontando la cronaca internazionale da una prospettiva sbilanciata verso est.</p>



<p>I politici locali rappresentano plasticamente la sinfonia monocorde dell’infosfera gagauza. Le ultime votazioni per l’incarico del nuovo <em>Başkan</em> (governatore, ndr) hanno visto infatti sfidarsi ben otto candidati, tutti in netta contrapposizione con i progetti europeisti di Maia Sandu, presidente della Repubblica di Moldavia dal 2020.</p>



<p>Il risultato finale della tornata ha visto peraltro prevalere la frangia filorussa più estremista. A vincere il ballottaggio contro il candidato Grigory Uzun&nbsp;è stata Yevgenia Gutsul, membro del partito fondato dall’oligarca Ilan Shor, condannato per frode e riciclaggio, nonché latitante in Israele e fedelissimo di Vladimir Putin.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/06-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-399323" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/06-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/06-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/06-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/06-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/06-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/06-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/06-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Katia, conduttrice televisiva, si prepara ad in onda per il suo programma quotidiano in lingua russa trasmesso dalla televisione nazionale.</figcaption></figure>
</div>


<p>Dal canto loro, i media moldavi forniscono un costante sostegno ideologico alla causa Ucraina ed euro-atlantica, nella prospettiva futura di una sempre più palpabile adesione all’Ue, principale obiettivo politico del governo in carica.</p>



<p>Che la strategia attuata da Maia Sandu vada in questa direzione è innegabile. Com’è palese che l’inclusione nell’alleanza passi attraverso una potenziale riunificazione con la Romania.</p>



<p>Il 22 marzo 2023 la Presidenza di Chisinau ha infatti promulgato una legge che cancella di fatto la dicitura “lingua moldava” dalle comunicazioni ufficiali, imponendo in sostituzione l’espressione “lingua rumena”. Un atto di forma che fa molta sostanza, in quanto riafferma le radici storiche, culturali e linguistiche comuni tra le due nazioni e i due popoli.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/07-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-399324" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/07-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/07-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/07-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/07-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/07-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/07-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/07-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">I media moldavi, allineati all’atlantismo dominante in Occidente, condannano senza riserve l’invasione russa del territorio ucraino.</figcaption></figure>
</div>


<p>&#8220;Hanno già provato a cancellarci dalla storia negli anni Quaranta, poi ancora negli anni Novanta e oggi, nuovamente. Vogliono costringerci ad abbandonare la nostra memoria collettiva e a farci usare una lingua che non ci appartiene”.</p>



<p>A parlare così è Anna Zhekova, una delle personalità più rilevanti della cultura gagauza, impegnata da sempre a divulgarla e a preservarla. Negli anni Settanta Anna ha infatti contribuito a lanciare la prima rivista di approfondimento politico nazionale e da allora continua a fare attivismo in forma concreta. Oggi è impegnata nella stesura di un libro di memorie in cui i ricordi personali si intrecciano alla storia del suo popolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/08-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-399325" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/08-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/08-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/08-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/08-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/08-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/08-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/08-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Nata a Comrat nel 1939, Anna Zhekova ha assistito all&#8217;occupazione della sua patria da parte dei nazisti e dei loro alleati rumeni, prima del trionfo sovietico sull&#8217;Asse e della incorporazione dell&#8217;attuale Moldavia nell’Urss.</figcaption></figure>



<p>Seduta nel salotto della sua casa di Comrat racconta un’infanzia segnata dal nazionalismo rumeno. L’età avanzata la porta a perdersi in dettagli forse più del dovuto, ma la loquela è serrata e non ci concede distrazioni. Dobbiamo infatti attendere la preparazione del tè per guardarci attorno. Ed è a quel punto che notiamo alle pareti il nastro di San Giorgio, simbolo militare del periodo tardo-sovietico e ornamento nelle alte uniformi dell’attuale Federazione Russa.</p>



<p>Nato come emblema commemorativo delle vittime della Seconda guerra mondiale, è oggi un segno inequivocabile del sostegno alla politica del Cremlino. Proibito in Ucraina e nei Paesi Baltici, nel 2022 è stato bandito anche dalle autorità di Chișinău.</p>



<p>Anna ce lo mostra con un certo orgoglio, aggiungendo così un ulteriore livello di profondità allo scontro ideologico in atto in questa fetta enigmatica di territorio moldavo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/09-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-399326" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/09-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/09-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/09-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/09-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/09-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/09-2048x1366.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/09-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il nastro commemorativo di San Giorgio, oggi emblema controverso associato al sentimento nazionalista, separatista e militarista russo.</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un puzzle di minoranze</h2>



<p>Per restituire a tutto tondo l’entropia etnica della regione autonoma è necessario però fare menzione anche delle altre comunità che la abitano, in primis quelle ucraine. Un fattore di complessità che non però ha mai presentato aspetti critici, nonostante la matrice dichiaramente filorussa del popolo gagauzo.</p>



<p>“Conosciamo le nostre origini e siamo contro questa guerra. Ma ciò non ci impedisce di vivere qui in modo pacifico”, ci spiega Georgy Ivanovich Gospodinov, direttore della Casa della Cultura di Chioselia Rusă, villaggio a maggioranza ucraina.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/010-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-399327" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/010-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/010-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/010-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/010-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/010-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/010-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/010-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Georgy Ivanovich Gospodinov, abitante del villaggio a maggioranza ucraina di Chioselia Rusă e direttore della Casa della cultura locale. </figcaption></figure>



<p>“Sono orgoglioso di dirigere questo spazio del popolo. Credo sia importante tenere vivo il legame con il nostro passato sovietico. Molti di noi sono nati e cresciuti con quegli ideali, che ancora oggi fanno parte della nostra identità. I moldavi invece hanno scelto di cancellare la storia. Siamo molto diversi da loro”, aggiunge.</p>



<p>Le sue parole si fanno traccia di un imprinting culturale inossidabile, e lasciano vigorosamente emergere un certo “sentimento della differenza” nei confronti della cultura cosiddetta “occidentale”. Lo stesso che avevamo già notato dialogando in più occasioni con il popolo gagauzo e che ritroveremo qualche giorno dopo anche a Chirsova, villaggio a pochi chilometri da Comrat quasi interamente abitato da una minoranza bulgara.</p>



<p>Lì conosciamo alcuni residenti e veniamo accolti in casa da Elena e Ilya, coppia interetnica sposata da oltre quarant&#8217;anni. Lei bulgara, lui gagauzo: perfetta sintesi dei rapporti filiali che intercorrono tra i due popoli nel territorio.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/011-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-399328" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/011-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/011-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/011-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/011-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/011-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/011-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/011-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ilya e la moglie Elena mostrano un rito tradizionale per allontanare la sfortuna.</figcaption></figure>
</div>


<p>Sulla strada di ritorno verso Comrat, dopo una lunga e intensa giornata, riflettiamo su come il passato socialista sia qui riuscito a compattare la frammentazione etnica, stendendo il velo uniformante dell’utopia sovietica su radici culturali a volte anche molto diverse e lasciando sola la Moldavia con i suoi aneliti di assimilazione al vento dell’ovest.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/012-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-399329" width="840" height="560" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/012-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/012-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/012-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/012-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/012-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/012-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/012-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una foto di Ilya durante il servizio militare svolto a Kaliningrad. Per favorire la coesione tra i diversi popoli <br> e rafforzare il senso di appartenenza a un Paese transnazionale, i giovani sovietici venivano inviati lontano dalle loro &#8220;patrie etniche&#8221; per svolgere la leva.</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il disastro economico </h2>



<p>Le radici comuni del popolo moldavo con quello rumeno non sono l’unica motivazione che spinge Chisinau verso l’Ue. L’adesione all’alleanza europea resta forse infatti l’unica strada per risollevare la martoriata economia della nazione.</p>



<p>Il triste primato di Stato più povero d’Europa &#8211; con un Pil pro capite di 2.500 dollari annui &#8211; è oggi aggravato da tassi di inflazione fuori controllo , che hanno raggiunto stime pari al 27%. Senza contare gli aumenti continui dei prezzi del gas russo, dal quale il Paese dipende interamente non disponendo di materie energetiche nel sottosuolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/013-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-399330" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/013-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/013-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/013-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/013-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/013-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/013-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/013-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Agricoltori in un vigneto nei pressi del confine interno che separa l&#8217;Unità autonoma della Gagauzia dalla Moldavia. Le attività agricole sono fondamentali per la disastrosa economia nazionale. Rappresentano infatti il 40% del PIL e un’importantissima risorsa di sussistenza per la popolazione.</figcaption></figure>



<p>Questo quadro sconfortante acquisisce contorni drammatici in Gagauzia, considerata come una delle regioni della nazione con il reddito più basso. </p>



<p>“La povertà è opprimente e questo porta le nuove generazioni a lasciare il territorio per andare a lavorare all’estero” – ci spiega Anatoly Topal, sindaco di Ceadîr-Lunga.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/014-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-399331" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/014-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/014-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/014-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/014-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/014-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/014-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il sindaco di Ceadîr-Lunga, Anatoly Topal.</figcaption></figure>
</div>


<p>“La nostra piccola cittadina fa il possibile per aiutare i giovani, ma non riceviamo abbastanza fondi dal Governo Centrale di Chisinau. Siamo fortunati ad avere dei Paesi amici che ci aiutano a sviluppare diversi progetti”, prosegue.</p>



<p>Anatoly ci porta in visita nella Casa della Cultura locale per mostrarci la scuola d’arte che è stata realizzata grazie al gemellaggio con il governo azero, il quale intrattiene relazioni politiche con la Gagauzia per via delle medesime radici turcofone dei due popoli.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/015-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-399332" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/015-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/015-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/015-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/015-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/015-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/015-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/015-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gli alunni del corso di ceramica presso la scuola d’arte di Ceadîr-Lunga, finanziata dal governo dell&#8217;Azerbaigian. Le istituzioni gagauze mantengono relazioni con molti Paesi e regioni di lingua turca in tutta l&#8217;Eurasia. La Turchia ha persino un proprio consolato a Comrat.</figcaption></figure>



<p>“Organizziamo corsi di teatro, di musica e arte nel tentativo di riaccendere l’interesse dei ragazzi per la cultura gagauza, ma questo forse non può bastare. Stiamo assistendo a un cambio di rotta che rende ancora più incerto il futuro del nostro popolo. Gli anziani hanno delle radici e una lingua in cui riconoscersi, i giovani invece parlano ormai soltanto il russo e sono attratti dalla vita moderna, talvolta anche da quella occidentale”, aggiunge ancora Anatoly.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/016-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-399333" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/016-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/016-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/016-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/016-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/016-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/016-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/016-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tre generazioni di donne gagauze nel villaggio di Baucir. La Gagauzia, come il resto della Moldavia, è in preda a una crisi demografica, iniziata con la dissoluzione dell’Urss e ancora oggi in auge.</figcaption></figure>
</div>


<p>“Tutti questi problemi sarebbero risolvibili se non ci fosse una spada di Damocle che ci pende sulla testa. Il nostro più grosso spauracchio ha un nome: si chiama Ue&#8221;. </p>


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                                    Gianluca Pardelli
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                                                                                                                <a class="authors__link" href="https://it.insideover.com/autore/pietro-romeo">
                                    Pietro Romeo
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		<title>Dalla Guerra fredda a Putin: perché la dottrina nucleare russa non è cambiata</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/guerra-fredda-putin-perche-dottrina-nucleare-russa-non-e-cambiata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[triade nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=399623</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1439" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-1024x767.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-1536x1151.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La strategia nucleare russa rimane ancora oggi ancorata al concetto difensivo e preventivo dell'epoca sovietica</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/guerra-fredda-putin-perche-dottrina-nucleare-russa-non-e-cambiata.html">Dalla Guerra fredda a Putin: perché la dottrina nucleare russa non è cambiata</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1439" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-1024x767.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/1043466873_102-0-1009-680_1920x0_80_0_0_d2c2037211f67fc62d0aab160e63a921-1536x1151.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La vecchia Unione Sovietica, alla luce delle esperienze tratte dalla conduzione e dalla terminazione di quella che venne ribattezzata da Mosca la “<strong>Grande guerra patriottica</strong>” – risposta all&#8217;invasione nazista e e sforzo bellico come parte della Grande Alleanza nel Secondo conflitto mondiale – ha portato il Cremlino a tutte le pratiche necessarie (risorse, ricerca, <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2019/12/01/news/l-ultima-spiata-atomica-289556/">spionaggio</a>, sviluppo) a ottenere i necessari traguardi in campo nucleare, per schierare un arsenale di <strong>armi di distruzione di massa</strong> che potessero dissuadere nuovi avversari dall&#8217;armare nuove guerre contro il popolo sovietico. </p>



<p>Tali traguardi nel raggiungimento di una nuova postura strategica: il test della <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-bomba-nucleare-sovietica-la-storia-adesso-si-ripete.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prima bomba</a> sovietica Rsd-1 avvenuto nel 1949; l&#8217;ottenimento della prima bomba all’Idrogeno nel 1953; lo sviluppo di una componente nucleare strategica attraverso lo schieramento la disponibilità di <strong>vettori missilistici intercontinentali</strong> ottenuta nel 1957 (quando gli Stati Uniti ancora non ne possedevano, ndr); l&#8217;esplosione della più grande bomba nucleare mai testata nota come <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-bomba-piu-potente-dei-sovietici-era-solo-una-messa-in-scena.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tsar</a>, con una potenza di 50 megatoni nel 1961; portarono al necessario sviluppo di una &#8220;dottrina nucleare&#8221; per considerare l&#8217;eventuale impiego nella componente nucleare in un <strong>ipotetico conflitto</strong>. </p>



<p>Se si parte dalla considerazione dell&#8217;assunto iniziale della dottrina militare sovietica, che, come ricordava il generale Ettore Brancato, si fondava sul <strong>pensiero di Lenin</strong> secondo cui: &#8220;lo scopo politico determina la condotta della guerra&#8221;, e per scopo politico va considerata la &#8220;difesa del socialismo e del comunismo&#8221; e dei popoli che nutrivano tale ideale, si nota subito come la dottrina dell&#8217;impiego di un&#8217;arma nucleare sovietica fosse considerato nel caso di un <strong>confronto con l&#8217;Occidente</strong>, dove gli Stati Uniti avrebbero trovato il ruolo di avversario teorico principale, che minasse la sicurezza dell&#8217;Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, frenasse la diffusione del comunismo nel mondo, o attraverso l&#8217;<strong>accerchiamento</strong> ne minacciasse o inibisse la libertà d&#8217;azione.</p>



<p>Un punto, quest&#8217;ultimo, che sembra essere assurdamente attuale secondo le rivendicazioni di Mosca nel contesto del conflitto ucraino e nella <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-minaccia-nucleare-di-putin-alloccidente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">minaccia</a> reiterata dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/guerra/dottrine-e-obiettivi-politici-decifrare-la-minaccia-nucleare-della-russia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">impiego di armi nucleari</a> strategiche in caso di un&#8217;<strong>escalation</strong>, o di una nuova fase del conflitto che prevedesse l&#8217;intervento &#8220;ufficiale&#8221; e non ufficioso, di forze armate della Nato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-russia-fronte-elettronico-campo-battaglia-silenzioso.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="810" height="150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-5.jpg" alt="" class="wp-image-397196" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-5.jpg 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-5-600x111.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-5-300x56.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-5-768x142.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una svolta radicale</h2>



<p>Non appena la padronanza della tecnologia come quella di missili balistici e da crociera armabili con testate nucleari condusse l&#8217;Unione Sovietica verso il concepimento delle Forze Nucleari Strategiche (con una particolare sezione <strong>Forze missilistiche strategiche</strong> dal dicembre del 1959). Avendo la possibilità, come sintetizza in una pubblicazione sulla strategia militare di quegli anni il maresciallo Sokolowski, &#8220;di conseguire con i suoi mezzi indipendenti gli scopi della guerra indipendentemente dal risultato delle battaglie e dalle operazioni nelle varie aree del conflitto&#8221;. Il Cremlino si trovava così di fronte a una svolta radicale nella sua postura internazionale, affrontando una &#8220;rivoluzione negli affari militari&#8221; che influenzò profondamente la strategia sovietica, condizionando l&#8217;intero assetto strategico globale e tutta l&#8217;epoca della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-guerra-fredda.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Guerra fredda</a>. </p>



<p>Dove, dall&#8217;<a href="https://www.cia.gov/readingroom/docs/DOC_0000268107.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">altra parte</a> della <em>cortina di ferro</em>, la dottrina nucleare degli Stati Uniti, quale rappresentante principale della strategia protagonista della &#8220;gestione della sicurezza internazionale&#8221;, prevedeva<strong> </strong>fin dagli stessi anni Cinquanta – e dopo un impiego reale in combattimento della potenza atomica attraverso il bombardamento condotto su Hiroshima e Nagasaki – l&#8217;utilizzo di armi nucleari come <strong>risposta ad una minaccia avversaria</strong>, per garantire a se stessa e agli alleati dell&#8217;Alleanza Atlantica &#8220;<em>la dissuasione contro l&#8217;aggressione</em>&#8220;. Tale &#8220;aggressione&#8221; poteva materializzarsi, secondo quanto scritto dal maresciallo Rotmistrov sulla rivista sovietica<em> Pensiero militare</em>, sotto forma di un &#8220;<strong>primo attacco nucleare preventivo</strong>&#8221; basato sulla &#8220;sorpresa&#8221;  per distruggere le armi del nemico quando quest&#8217;ultimo si supponeva stesse preparando a sua volta un <em>attacco a sorpresa</em>. Basando l&#8217;intero concetto di prevenire l&#8217;uso di armi nucleari da parte di un nemico, e diventato la radice nel pensiero militare di Mosca. Che nel frattempo avrebbe avviato un  programma di sviluppo che doveva garantire un arsenale nucleare con un <strong>numero di testate</strong> tale da dissuadere ulteriormente l&#8217;avversario da impiegare le proprie.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-1024x727.jpg" alt="" class="wp-image-400962" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-1024x727.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-scaled-600x426.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-1536x1090.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-2048x1453.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;esplosione della Tsar bomba il 30 ottobre 1961. Foto: Agenzia Fotogramma. </figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="705" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331131-1024x705.jpg" alt="" class="wp-image-400963" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331131-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331131-scaled-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331131-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331131-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331131-1536x1058.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331131-2048x1410.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA27331131-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La Tsar bomba. Foto: Agenzia Fotogramma.</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Scoraggiare l&#8217;avversario </h2>



<p>Lo stesso segretario <strong>Nikita Krusciov</strong> al principio degli anni Sessanta svelò la reale strategia nucleare sovietica, asserendo come lo scopo ultimo di tale strategia fosse essenzialmente &#8220;<strong>scoraggiare</strong> la guerra piuttosto che combatterla&#8221;. Ciò nonostante, la strategia militare elaborata da maresciallo Sokolovskii si concentrava sugli <strong>scenari apocalittici</strong> che prevedevano proprio l&#8217;uso di armi nucleari, tattiche o strategiche, nell&#8217;ipotetico scenario di una nuova guerra mondiale. Convinto che l&#8217;Unione sovietica, in virtù della sua capacità balistica intercontinentale sposata a quella nucleare, dovesse &#8220;frustrare l&#8217;attacco di una coalizione nemica sferrando massicci attacchi nucleari sui territori del nemico&#8221;. Tali attacchi miravano, come suddetto, a distruggere &#8220;non solo le armi del nemico, ma anche la volontà del nemico di continuare la guerra&#8221;. Tale approccio avrebbe &#8220;aiutato le forze armate sovietiche a prendere e mantenere l&#8217;iniziativa a livello tattico e ottenere la vittoria in battaglia&#8221;, secondo i concetti tattici sviluppati dagli strateghi del Cremlino.</p>



<p>Questo almeno fino a quando nuove/vecchie teorie sarebbero tornate a orientare le strategie negli anni Settanta e Ottanta, condizionate dall&#8217;analisi di un impiego da parte della Nato di armi nucleari, <em>in primis</em>, che avrebbero impedito, o quanto enormemente complicato, un&#8217;avanzata sovietica nell&#8217;Europa continentale in un conflitto convenzionale.</p>



<p>Ciò andò a beneficio di opzioni strategico-militari <strong>meno distruttive</strong> e che riorientarono le tattiche del Cremlino, distanziandolo dalla &#8220;dipendenza dalle armi nucleari&#8221; e riavvicinandolo ad armi convenzionali moderne e concetti come &#8220;la concentrazione delle forze sull&#8217;asse principale, la vittoria parziale e l&#8217;economia della forza tornarono ad assumere la loro importanza prenucleare&#8221;. Questa era inoltre una risposta al concetto di &#8220;<strong>risposta flessibile</strong>&#8221; abbracciata dalla Nato: basato sull&#8217;approccio strategico sviluppato durante l&#8217;amministrazione Kennedy dal segretario della Difesa McNamara e dal generale Taylor, secondo cui &#8220;un apparato militare più articolato e moderno, in grado di rispondere con mezzi adeguati e proporzionali a ogni eventuale minaccia alla sicurezza nazionale&#8221; doveva soppiantare la precedente strategia della &#8220;rappresaglia massiccia&#8221; adottata dal presidente Eisenhower, coadiuvato dal segretario di Stato Dulles.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mosca e la dottrina &#8220;escalate to de-escalate&#8221;</h2>



<p>La distensione avvenuta al termine della Guerra fredda, il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e la nascita della nuova Federazione russa nell&#8217;epoca contemporanea hanno modificato la dottrina militare di Mosca e con essa la nuova dottrina per l&#8217;impiego di armi nucleare, che viene descritta e considerata ancora come &#8220;<strong>difensiva</strong>&#8220;. </p>



<p>La Russia si &#8220;riserva il diritto di utilizzare armi nucleari&#8221; in risposta ad una aggressione ai suoi danni che preveda l&#8217;impiego di armi di distruzione di massa o nel caso comunque vengano impiegate armi convenzionali che possano <strong>rappresentare una minaccia per l&#8217;esistenza dello Stato</strong> stesso. Al pari degli Stati Uniti. Inoltre, la Federazione si riserva il diritto di utilizzare armi nucleari se esse venissero impiegate da terzi contro uno Stato alleato a cui Mosca è legata da tratti per il muto soccorso.</p>



<p>La nuova dottrina militare che si è affermata dal 2014 non si è mai discostata da questi concetti basilari. Sebbene una <strong>particolarità</strong> della dottrina nucleare russa sia proprio quella che va a ritrovarsi nel tradizionale concetto di &#8220;<em><a href="https://www.geopolitica.info/la-dottrina-dellescalate-to-deescalate/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">escalate to de-escalate</a></em>&#8220;, ossia la convinzione che un primo colpo nucleare &#8220;<em>counterforce</em>&#8220;, come già riportato nei primi pensieri strategici di epoca sovietica, possa &#8220;costringere la controparte a sedersi al tavolo delle trattative&#8221; se indirizzato a distruggere o compromettere sensibilmente la <strong>capacità di deterrenza dell&#8217;avversario</strong>. Nel corso e ricorso storico dell&#8217;assetto bipolare, o tripolare del mondo, la triade nucleare sovietica prima, e semplicemente russa ora, rappresenta quindi uno degli aghi della bilancia della storia e dello <strong>scacchiere geopolitico</strong>, da cui non si può prescindere per una corretta analisi teorica o strategica. </p>
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		<title>Verso un 9 maggio in sordina? Perché Putin non punta tutto sul Giorno della Vittoria</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/verso-un-9-maggio-in-sordina-perche-putin-non-punta-tutto-sul-giorno-della-vittoria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 05:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[battaglione AZOV]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>9 maggio in sordina in arrivo per la Russia. La tradizionale parata sulla Piazza Rossa di Mosca si farà, confermatissima dal Cremlino. Ma l&#8217;aspettativa non è quella del 2022. Un solo leader straniero, il presidente del Kirghizistan Sadyr Japarov, sarà ospite di Vladimir Putin per la data simbolo della narrazione storica russa del Novecento. Il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/verso-un-9-maggio-in-sordina-perche-putin-non-punta-tutto-sul-giorno-della-vittoria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429170810593_a27c5321bd87af78bb1120d5e97d0a81-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>9 maggio </strong>in sordina in arrivo per la Russia. La tradizionale parata sulla Piazza Rossa di Mosca si farà, confermatissima dal Cremlino. Ma l&#8217;aspettativa non è quella del 2022. Un solo leader straniero, il presidente del <strong>Kirghizistan</strong> <a href="https://english.nv.ua/nation/only-one-foreign-leader-to-visit-moscow-for-victory-day-on-may-9-50319833.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sadyr Japarov,</a> sarà ospite di Vladimir Putin per la data simbolo della narrazione storica russa del Novecento. Il 9 maggio torna celebrazione essenzialmente nazionale, senza intenti diplomatici o geopolitici a fare da corollario.</p>



<p>L&#8217;anno scorso l&#8217;aspettativa per il 9 maggio, l&#8217;anniversario della Vittoria dell&#8217;Unione Sovietica contro la Germania nazista, era stata caricata notevolmente dal governo russo di Vladimir Putin. La narrazione sulla &#8220;denazificazione&#8221; dell&#8217;Ucraina invasa il 24 febbraio precedente, la necessità di consolidare il mito fondativo dell&#8217;attacco al Paese guidato di Volodymyr Zelensky e di spingere i Paesi ex sovietici a cessare ogni rilettura storica del passato in funzione ostile a Mosca aveva spinto a una celebrazione su larga scala, nei giorni in cui l&#8217;assedio russo agli ultranazionalisti del <strong>Battaglione Azov</strong> che resistevano a <strong>Mariupol </strong>offriva alla narrazione del Cremlino l&#8217;assist per parlare di una vittoria sui nazisti di oggi da dedicare a chi i nazisti di ieri li aveva sconfitti.</p>



<p>Quest&#8217;anno la retorica russa è diversa. Di &#8220;denazificazione&#8221; nessuno parla più da tempo. Si parla della necessità di consolidare sul campo i confini auto-imposti del Paese, portati per referendum (farsa) agli oblast occidentali dell&#8217;Ucraina. Ivi comprese aree del Paese ex sovietico ancora non occupate da Mosca. Si è consolidata la narrazione della <strong>resistenza russa</strong> alla presunta guerra per procura occidentale. E torna un 9 maggio in sordina, anche complice il declino che l&#8217;imbarazzo della strumentalizzazione dello scorso anno ha imposto in molti Stati a tale celebrazione. <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/il-9-maggio-dei-filorussi-moldavi-uno-schiaffo-a-governo-e-onu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eravamo stati a Chisinau, in Moldavia, </a>a raccontare la spontanea giornata di festa in onore della Vittoria organizzata dall&#8217;opposizione nazionale contro la miope decisione del governo filo-occidentale di Maia Sandu di vietare ogni parata.</p>



<p>A livello dei popoli delle repubbliche ex comuniste il 9 maggio resta un giorno di festa e di ricordo, con le &#8220;sfilate degli immortali&#8221; che commemorano gli antenati dei manifestanti caduti durante la Grande Guerra Patriottica. Nessuno di buon senso collegherebbe mai il più grande sacrificio di sangue mai sobbarcato nella storia umana da una nazione in guerra &#8211; i ben più di 20 milioni di morti patiti dall&#8217;Urss per sconfiggere Hitler &#8211; alla retorica di Putin. </p>



<p>Ma a livello politico il danno compiuto da Putin strumentalizzando la memoria condivisa di una serie di popoli che, sotto il regime staliniano, resistettero compatti a Hitler ha portato la festa ad andare sottotono. Epitaffio del 9 maggio che fu sarà l&#8217;assenza dei leader di governi un tempo apertamente pro-Mosca e ora più cauti, dal <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/samarcanda-e-lasia-centrale-sono-tornati-al-centro-del-mondo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kazakistan all&#8217;Uzbekistan</a></strong>, dalla Serbia alla fedelissima Bielorussia di Aleksandr Lukashenko, al Giorno della Vittoria per antonomasia di Mosca, celebrato anche in questi Stati. E potrebbe essere in prospettiva la decisione della Rada, il Parlamento ucraino, di abolire il 9 maggio come <a href="https://www.pravda.com.ua/news/2023/02/14/7389279" target="_blank" rel="noreferrer noopener">festa nazionale se la proposta oggi in discussione</a> a Kiev passerà. </p>



<p>Una ardita procedura di riscrittura della storia che non farebbe onore al Paese di Zelensky, e riapre le fratture sul ruolo storico del nazionalismo anti-sovietico in antitesi a quello decisivo di militari, civili e funzionari ucraini nella vittoria su Hitler, ma che si inserisce in un <strong>quadro più ampio</strong> dove è stata la retorica intrisa di simboli come la Z emblema dell&#8217;invasione, i Nastri di San Giorgio utilizzati non per ricordare l&#8217;Armata Rossa ma per celebrare la guerra di Putin e la prosopopea sui &#8220;nazisti e drogati&#8221; al governo a Kiev a guastare la cerimonia. Per iniziativa dello stesso Putin.</p>



<p>A Putin ora il 9 maggio comunque fa più gioco sul fronte interno che su quello esterno. Farà gioco mettere in campo i ritrovati dell&#8217;industria militare russa per mostrare che nella narrazione di Mosca la guerra con Kiev può e deve essere vinta. Farà gioco mostrare l&#8217;orgoglio nazionale sfidando sanzioni e invii di armi da parte delle nazioni ostili a fianco di Kiev. E soprattutto distogliere l&#8217;attenzione dalle incertezze del fronte. In cui una controffensiva ucraina sul <strong>fronte di Kherson</strong> e della sponda destra del Dnepr è sempre più nell&#8217;aria. La religione civile compatta e in nome dei ricordi del passato distoglie dai problemi del presente. E questo è forse che oggi è ciò di più funzionale che ci sia per Putin nella preparazione di un 9 maggio destinato a essere in sordina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/verso-un-9-maggio-in-sordina-perche-putin-non-punta-tutto-sul-giorno-della-vittoria.html">Verso un 9 maggio in sordina? Perché Putin non punta tutto sul Giorno della Vittoria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Russia-Cina: i confini della discordia</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/russia-cina-i-confini-della-discordia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 13:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Siberia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1093" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-1024x583.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-768x437.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-1536x874.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-2048x1166.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Russia e Cina condividono un confine lungo 4.250 chilometri. Non si tratta di una frontiera continua, visto che la sezione ad ovest, la più corta, misura meno di 100 chilometri ed è collocata tra la Repubblica russa dell&#8217;Altaj e lo Xinjiang cinese, mentre quella ad est, di oltre 4.000 chilometri, va dalla triplice demacrazione tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/russia-cina-i-confini-della-discordia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1093" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-1024x583.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-768x437.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-1536x874.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20221018123040636_54e8a925eb04d785566a50b8261e373a-2048x1166.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Russia</strong> e <strong>Cina</strong> condividono un confine lungo <strong>4.250 chilometri</strong>. Non si tratta di una frontiera continua, visto che la sezione ad ovest, la più corta, misura meno di 100 chilometri ed è collocata tra la Repubblica russa dell&#8217;Altaj e lo Xinjiang cinese, mentre quella ad est, di oltre 4.000 chilometri, va dalla triplice demacrazione tra Cina, Russia e Mongolia al fiume Tumen, limite settentrionale della Corea del Nord.</p>
<p>Nel corso dei secoli, guerre, crisi, rivendicazioni e accordi reciproci hanno accompagnato la storia di questo confine, più esteso di quello che separa Stati Uniti e Canada. Oggi, nonostante la partnership strategica siglata da Mosca e Pechino, restano diversi <strong>nodi spinosi</strong>, primo tra tutti il futuro della Siberia, periferia estrema del Cremlino, sempre più nel mirino del Dragone.</p>
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		<title>Il &#8220;progetto Solarium&#8221;: la strategia Usa per contenere la minaccia rossa</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/il-progetto-solarium-la-strategia-usa-per-contenere-la-minaccia-rossa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Aug 2022 18:54:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bomba atomica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-300x237.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-1024x809.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-768x606.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-1536x1213.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-2048x1617.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il nome di &#8220;progetto Solarium&#8221; si intende l&#8217;esercitazione di politica estera e securitaria organizzata nell&#8217;estate del 1953 dall&#8217;allora presidente statunitense Dwight D. Eisenhower per contenere l&#8217;Unione Sovietica. Josif Stalin era morto da poco ma l&#8217;ombra dell&#8217;Urss continuava a minacciare gli Stati Uniti. Washington doveva escogitare un modo per gestire la minaccia rossa rappresentata da Mosca. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-progetto-solarium-la-strategia-usa-per-contenere-la-minaccia-rossa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-progetto-solarium-la-strategia-usa-per-contenere-la-minaccia-rossa.html">Il &#8220;progetto Solarium&#8221;: la strategia Usa per contenere la minaccia rossa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-300x237.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-1024x809.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-768x606.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-1536x1213.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Meeting_with_President_Eisenhower._President_Kennedy_President_Eisenhower_military_aides._Camp_David_MD._-_NARA_-_194198-2048x1617.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con il nome di &#8220;<strong>progetto Solarium</strong>&#8221; si intende l&#8217;esercitazione di politica estera e securitaria organizzata nell&#8217;estate del 1953 dall&#8217;allora presidente statunitense <strong>Dwight D. Eisenhower</strong> per contenere l&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong>. Josif Stalin era morto da poco ma l&#8217;ombra dell&#8217;Urss continuava a minacciare gli Stati Uniti. Washington doveva escogitare un modo per gestire la <strong>minaccia rossa</strong> rappresentata da Mosca. Che fare?</p>
<p>Fu così che la Casa Bianca convocò le migliori risorse diplomatiche e del Pentagono per stabilire un <em>modus operandi</em>, o quanto meno un approccio, con il quale contenere l&#8217;<strong>espansionismo sovietico</strong> sulla scia dell&#8217;inizio della <strong>Guerra Fredda</strong>. L&#8217;ultimo grande esecutore della dottrina Solarium è stato George W. Bush Senior. Nei fatti, la pratica del contenimento russo non è stata mai dismessa. Anzi: soprattutto in seguito alla guerra in Ucraina, e al nuovo nemico Usa incarnato dalla Russia di Vladimir Putin, potrebbe addirittura rinnovarsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-progetto-solarium-la-strategia-usa-per-contenere-la-minaccia-rossa.html">Il &#8220;progetto Solarium&#8221;: la strategia Usa per contenere la minaccia rossa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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