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Joe BidenVladimir Putin chiedono una cosa ben precisa dal loro rapporto bilaterale: una sostanziale prevedibilità. Questo il risultato principale del vertice di Ginevra, il primo che ha visto incontrarsi in presenza il leader del Cremlino e il nuovo presidente degli Usa dopo l’uscita di Donald Trump dalla Casa Bianca. Da navigati esperti della politica internazionale, Putin e Biden sanno quanto le relazioni tra Stati siano anche, se non in certi punti soprattutto, un fattore di relazioni umane. E in questo contesto è fondamentale tracciare un paragone tra il summit ginevrino di ieri e quello che a novembre 1985 avviò il disgelo tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov.

Gli obiettivi del vertice del 19-20 novembre 1985 che vide l’incontro tra il presidente russo e il leader sovietico nella città svizzera erano piuttosto ambiziosi: avviare un dialogo per ricostruire le relazioni diplomatiche fra le due potenze mondiali e iniziare una trattativa per arginare l’escalation della corsa agli armamenti nucleari. Un vastissimo programma per il quale sarebbe servita, prima di ogni altra cosa, una presa di consapevolezza della comune volontà a trattare e della necessità di costruire un clima di fiducia condivisa.

Oggi le questioni sono meno esplicite ma, in un certo senso, ancor più complesse. Washington rinfaccia a Mosca di essersi comportata negli ultimi anni come potenza ostile, di tentativi di influenza sul suo sistema elettorale interno, di azioni destabilizzanti contro gli alleati europei, di programmare e eseguire offensive cyber, di voler minare l’ordine liberale internazionale. Mosca invece contrattacca dichiarando di ritenere gli Usa sleali, minacciosi e potenzialmente destabilizzanti per l’ordine globale per le loro azioni unilaterali. In un certo senso lo scoglio è ancora più ostico, dicevamo, proprio perché manca, ad ora, quel fattore unificante che poteva far lavorare i leader in nome di un obiettivo comune.

Ma il vertice Gorbaciov-Reagan del 1985 e quello Biden-Putin di ieri hanno un fattore di continuità: in prospettiva, possono essere accomunati dalla loro natura di momenti di “rottura del ghiaccio” tra le due superpotenze. Nel 1985, a Ginevra, in fin dei conti non si decise nulla di concreto. Ma si sancì un momento di tregua dopo l’escalation degli anni precedenti: l’invasione sovietica dell’Afghanistan, il boicottaggio Usa alle Olimpiadi di Mosca del 1980 e l’analoga risposta sovietica ai Giochi di Los Angeles 1984, gli affondi di Reagan sul cosiddetto “Impero del Male” e il sostegno Usa ai mujaheddin in lotta contro i sovietici, il rilancio del duello nucleare in Europa avevano riportato ai minimi dall’era della crisi dei missili di Cuba le relazioni tra Mosca e Washington.

Oggigiorno, il contesto che divide Russia e Usa non è meno perturbato: lo influenzano gli anni di sfiducia creati dalle annose partite mediorientali, dall’allineamento a Mosca di rivali strategici degli Usa sparsi per il mondo, dal contenimento anti-russo rilanciato da Washington in Europa orientale, le rivalità energetiche, la sfida portata agli Usa dalla convergenza russo-cinese, la nuova corsa allo spazio, l‘anarchia delle relazioni internazionali. Il vertice del 1985 aprì la strada alla stipulazione del trattato Inf che sancì lo smantellamento dei missili nucleari a medio raggio installati da Usa e Urss sul territorio europeo; quello di oggi parte proprio dalla denuncia di tale trattato da parte dell’ex amministrazione Trump per ricostruire un nuovo contesto di relazioni chiare e sincere.

In fin dei conti sono proprio questi due i presupposti che Biden e Putin vogliono ristabilire: Usa e Russia non potranno, nei prossimi anni, divenire alleati a tutto campo, difficilmente troveranno negli scenari internazionali un terreno su cui dialogare in forma comune e con obiettivi convergenti. Sono e resteranno rivali: il punto di caduta della questione è il fatto che stabilire le opportune linee rosse, riattivare la volontà di dialogo degli apparati securitari dei due Paesi, rilanciare le opportunità di confronto dopo gli anni di gelo seguiti all’invasione russa della Crimea nel 2014 è nell’interesse di entrambi i leader. Le mosse tattiche compiute in vista dell’avvicinamento al summit dai due leader, con  Putin che ha annunciato con forza l’avvio del completamento del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2 e Biden che ha rilanciato la Russia come avversario sistemico della Nato, non cambiano questa necessità: la competizione potrà essere aspra, decisa e a tutto campo. Purché Mosca e Washington capiscano l’eccezionalità del momento e la necessità di cooperare per raffreddare le tensioni negli scenari più roventi.

L’obiettivo di lungo termine, la ricerca di nuove intese multilaterali, magari estese anche alla Cina, sul controllo della competizione bilaterale, della corsa agli armamenti e degli altri fattori di criticità delle relazioni russo-americane, rimane oggi sullo sfondo. Ma da politici astuti e con consolidata esperienza Biden e Putin sanno di doversi confrontare con cautela e creare quel clima di fiducia che Reagan e Gorbaciov seppero instaurare nel 1985. Archiviando definitivamente la Guerra Fredda dopo quarant’anni di rivalità strategica.