“Siamo pronti a tutto. Per tutti coloro che dall’esterno cercheranno di interferire: la risposta della Russia porterà a conseguenze che non avete mai sperimentato”. Un monito quanto mai inquietante quello lanciato del presidente Vladimir Putin nel suo ultimo discorso alla nazione. Mandato in onda su Rossija-24 nelle prime ore di questa mattina, mentre tutto il mondo assisteva impotente a ciò che per settimane abbiamo sperato di poter smentire: l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo che in poche ore è penetrato nel territorio ucraino delle direttrici ipotizzate dagli analisti – Crimea, Bielorussia, Donbas e Mar d’Azov – muovendo divisioni corazzate, paracadutisti e fanti di marina, elicotteri e aerei, che dopo la soppressione delle difese antiaeree attraverso l’impiego di missili da crociera, hanno proceduto in quelle che il Cremlino ha definito “operazioni militari speciali” per “un’autodifesa contro le minacce” con l’obiettivo di “smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina”.

“Le conseguenze mai sperimentate” minacciate nei confronti di agenti esterni che potrebbero intervenire o interferire con le operazioni ha tutto l’aspetto d’essere un monito nei confronti delle potenze della Nato. Una velata allusione che, vista la follia dell’attacco odierno, potrebbe anche suggerire come ultima ratio quella di un impiego potenziale di armi nucleari tattiche.

Un assurdo fraintendimento, dettato dalla durezza dei toni e dal timore che questa veloce escalation ha suscitato nella formulazione delle peggiori ipotesi? È quello che tutti si augurano, mentre il Segretario generale Jens Stoltemberg annuncia che il Consiglio Nord Atlantico ha deciso di attivare i piani di difesa come risposta al “massiccio dispiegamento militare della Russia”, rafforzato la nostra difesa collettiva, a terra, in mare e in aria per proteggere e proteggere le nazioni alleate. Nazioni tra cui non dobbiamo considerare – almeno ufficialmente – l’Ucraina.

Eppure non stiamo parlando di evenienze remote, almeno sulla carta. Appena pochi giorni fa, il 19 di febbraio, quando pensavamo che la tempesta fosse passata e che la Russia avesse raggiunto il culmine delle sue intimidazioni prima di ritirare le truppe ammassate lungo 300 chilometri di confini con l’Ucraina, il presidente Putin ha diretto personalmente un’esercitazione delle forze missilistiche nucleari russe per verificarne “la prontezza operativa”. Ricordando così all’Occidente la capacità di deterrenza strategica della quale Mosca è in possesso. Un messaggio preventivo che Putin ha voluto inviare alle potenze occidentali prima di scatenare quella che ha tutto l’aspetto di un’offensiva, e non di un’operazione per la “smilitarizzazione”. L’esercitazione aveva coinvolto componenti delle forze aerospaziali russe, unità delle forze missilistiche strategiche e vettori lanciamissili delle flotte del Mar Nero e del Mar del Nord.

Una potenza di fuoco tale che se innescata anche solo in minima parte porterebbe non solo colpire duramente l’Occidente, ma porre di capi di Stato di fronte a scelte definitive. Sebbene sia impossibile, o quanto meno assai improbabile che Mosca possa arrivare ad impiegare armi che provocherebbero certamente un contro-attacco di pari se non superiore identità, in un escalation che porterebbe alla guerra totale.

La triade nucleare di Mosca

Considerata la seconda potenza nucleare del mondo per quantità di testate nucleari accumulate dall’Unione sovietica nel corso della Guerra fredda, e non meno per lo sviluppo recente di nuovi sottomarini lanciamissili balistici e delle temutissime armi ipersoniche della nuova Federazione Russa, Mosca dispone di un’imponente triade nucleare. Basata principalmente sui sottomarini classe missili classe Borei e Yansen, capaci di lanciare da ogni angolo del mondo missili da crociare armabili con testate nucleari, come i Kalibr. Sui bombardieri strategici supersonici Tupolev Tu-160 “Blackjack”, che possono trasportare missili da crociera stealth subsonici Kh-101/ 102. Sui nuovi e temuti sistemi missilistici ipersonici Iskander-M (se bene con portata minore). Sui missili balistici intercontinentali con testare multiple Mirv Rs-28 Sarmat oR-36M SatanTra le conseguenza “mai sperimentate” potremmo annoverare anche i missili da crociera ipersonici aviolanciabili “Kinzhal” e “Zirkon”.