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La corsa agli armamenti e lo sviluppo di nuove tecnologie belliche che ha scandito la Guerra Fredda hanno portato il confronto a un livello di letalità tale da dover affidare alla teoria strategica della Deterrenza i destini del globo. Tuttavia, a margine della corsa al dominio dello Spazio e alle capacità missilistiche e nucleari, quali base della deterrenza stessa, molti “mezzi assurdi“, pensati rispettivamente dagli americani e dai sovietici, ci ricordano fino a che punto i progettisti del Pentagono e dei vari OKB sovietici, gli uffici di progettazione sperimentale, erano disposti a spingersi nella prospettiva di combattere, o sventare preventivamente, un conflitto totale. Asset principale nel confronto silenzioso, e vettore preferito dei progettisti erano spesso i sottomarini, che dovevano diventare piattaforme di lancio e sbarco di aerei e caccia.

Quando la Guerra Fredda lasciava molto spazio all’immaginazione in vista di uno scontro totale, dopo i missili essenziali come vettori per trasportare le testate nucleari di quelli che sarebbero diventati i temutissimi ICBM, i missili balistici intercontinentali che nella loro versione sublanciata interessarono particolarmente i sottomarini nucleari, che vennero sviluppati appositamente per lanciare gli SLBM, ovvero i “missili balistici lanciati da sottomarino“, alcuni team di progettisti pensarono a sottomarini diversi. Ad esempio, la Marina degli Stati Uniti tra il 1946 e il 1952 portò a termine una serie di studi, compresi gli schizzi di progetto, per realizzare delle portaerei sottomarine. Lo studio del 1946 portò infatti all’idea di sviluppare delle SSV, partendo dalle esperienza maturata con il lancio di singoli ricognitori dai sottomarini dell’Asse.

I sottomarini portaerei americani per attacchi “strategici”

Il progetto inizialmente era stato concepito per trasportare due bombardieri sperimentali per lanciare un eventuale “attacco nucleare strategico“. Un’altra configurazione avrebbe puntato sul trasporto e lancio di almeno quattro caccia F2H Banshee, come scorta o come vettore d’attacco, nella concezione che una piccola flotta di sottomarini sarebbe potuta “emergere” dove nessuno avrebbe spinto una portaerei per lanciare una forza d’attacco aerea capace di infliggere un duro colpo all’avversario. Una sorta di “salto di qualità” rispetto al raid sferrato dai bombardieri B-25 del gruppo di Dolittle che immaginò il loro lancio da una portaerei per colpire Tokyo.

Le varie configurazioni immaginate per avere hangar stagni e rampe di decollo e atterraggio “sommergibili” produssero progetti che arrivavano a lunghe potenziali comprese tra i 180 e i 230 metri con un dislocamento di 34.000 tonnellate in emersione. Se si considera che i moderni sottomarini nucleari lancia missili balistici russi classe Tifone, i più grandi mai costruiti, hanno un dislocamento di 24.000 tonnellate di emersione e 33.000 tonnellate totali, e sono lunghi 178 metri, si percepisce un azzardo per il 1946. Quando il sottomarino più grande mai realizzato, il giapponese classe Sen Teku I-402, misurava 122 metri e aveva un dislocamento totale di 6.600 tonnellate.

Decollare con mare calmo

Lo studio successi, risalente al 1952, era basato sul trasporto di particolari idrocaccia F2Y Sea Dart che potevano essere lanciati attraverso una rampa di lancio superiore nel caso il mare fosse agitato, dal momento che il Sea Dart poteva decollare solo con mare calmo. Il loro vettore sottomarino sarebbe stato lungo 140 metri. In un secondo momento si pensò di “convertire i sottomarini della flotta della Seconda guerra mondiale” per trasportare una versione del caccia imbarcato A4D Skyhawk dotato di idrosci che doveva decollare come il prototipo del Sea Dart.

L’insostenibilità di questo progetto e lo sviluppo graduale della tecnologia missilistica “ottenuta” dagli scienziati nazisti che aveva portato avanti i programmi delle bombe volanti V-1 e V-2, alla base di tutto, portano al programma bastato sui sottomarini lanciamissili classe Grayback che avrebbero trasportato i primi missili da crociera nucleari Regulus.

Schierati tra il 1957 e il 1964, prima di essere surclassati dai missili balistici lanciati da sottomarini Polaris, furono sottomarini come l’USS Growler, l’USS Tunny e l’USS Barbero, insieme al famoso USS Halibut, impiegato per diverse missioni segrete: una volta armati, i missili Regulus venivano lanciati attraverso un “lanciatore su rotaia” come le V-1 che li avevano ispirati.

Un sottomarino per sbarcare tank, il folle piano dei russi

Non meno curiosi dei progetti falliti per lo sviluppo dei sottomarini portaerei statunitensi, furono i progetti pensati dai sovietici per una classe di sottomarini d’assalto anfibi. Di cui almeno una unità sarebbe stata costruita realmente, prima di essere modificata per altro destino.

Inizialmente, il Progetto 621 del 1948 mirava all’ottenimento di un sottomarino da trasporto che avrebbe dovuto sbarcare truppe dietro le linee nemiche, trasferendo sotto la superficie del mare “un battaglione di fanteria completo, 10 carri armati T-34, 12 camion, 12 cannoni trainati e 3 aerei da caccia La-5 lanciati da catapulta per la copertura aerea“. Una pura follia a livello di fattibilità logistica. A questo seguì il Progetto 664 e nell’agosto del 1965 il Progetto 748.

Quest’ultimo, affidato all’ufficio di progettazione sperimentale TsKB-16, doveva sviluppare un sottomarino a propulsione nucleare destinato a trasportare fino a 20 carri armati anfibi PT-76 e veicoli corazzati per il trasporto di personale BTR-60P con al seguito almeno 400 soldati equipaggiati, da sbarcare attraverso una rampa anteriore di cui è anche difficile immaginare l’uso, considerato il pescaggio dello scafo. Come se non bastasse, il sottomarino gigante frutto del Progetto 748 doveva essere armato con quattro tubi lanciasiluri e cannoni antiaerei per la difesa.

Il TsKB-16 , prima noto con il nome Rubin, poi Volna, doveva revisionare le caratteristiche dei Progetti 632, 648, 664 e 748 per sviluppare quello che poteva essere considerato un sottomarino nucleare “onnipresente e onnipotente” che si sarebbe anche avvicinato alla realizzazione, dato che le poche informazioni a disposizione affermano che i cantieri navali si stavano preparando per la produzione di “cinque sottomarini del tipo 748”. Ma, anche in questo caso, il progetto venne abbandonato a favore della necessità di produrre nuovi sottomarini dotati di missili balistici. Assegnando nuovamente la tutta massima fiducia nella capacità dei sottomarini nucleari che ancora oggi rappresentando una componente essenziale della triade nucleare e di conseguenza un’arma essenziale nella teoria strategica della Deterrenza.

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