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	<title>Mezzaluna sciita Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mezzaluna sciita Archives - InsideOver</title>
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		<title>Così l&#8217;Iran ha costruito il suo asse contro Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-liran-ha-costruito-il-suo-asse-contro-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2024 09:11:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Brigate al-Quds]]></category>
		<category><![CDATA[Irgc (Islamic Revolutioray Guard Corps)]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La rete di influenza iraniana non si limita solo al Levante mediorientale, ma si estende oltre i confini del Medio Oriente</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-liran-ha-costruito-il-suo-asse-contro-israele.html">Così l&#8217;Iran ha costruito il suo asse contro Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409152638662_ae7245f463aef9a2062aff3d1c666482-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Iran</strong>, dalla rivoluzione islamica del 1979, ha stabilito una <strong>rete di influenza politica</strong> che oggi si estende oltre l&#8217;area geografica del Medio Oriente. </p>



<p>Il recente progetto della “<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/leredita-della-mezzaluna-sciita.html">Mezzaluna sciita</a></strong>”, o per gli anglosassoni <em>Iran’s arc of influence</em>, voluto dal defunto generale comandate della Forza Quds delle Irgc (<em>Islamic Revolutionary Guard Corps</em>) Qasem Soleimani, è stato superato dagli eventi che hanno portato Teheran a estendere la propria ingerenza attiva oltre quell&#8217;arco di territorio che attraversa il Medio Oriente dal Mediterraneo al Golfo Persico. </p>



<p>Gli obiettivi strategici dell’Iran, evidenziati dalla “Mezzaluna sciita”, sono assicurarsi ampia influenza e stretto controllo sull’area che circonda Israele, in modo da allestirvi una presenza militare costante, e raggiungere uno sbocco sicuro sul Mediterraneo, per slegarsi da quella strozzatura rappresentata dallo Stretto di Hormuz e così poter allungare il proprio braccio al Nord Africa, per cercare di limitare così l’influenza turca nella regione e allo stesso tempo allontanare le proprie vie di comunicazione dal raggio d’azione del principale avversario regionale: l’Arabia Saudita.</p>



<p>Questo progetto pone le sue radici nel “<strong>Asse della resistenza</strong>” anti-israeliana che riuniva Siria, Iran ed Hezbollah e solo con la caduta di Saddam Hussein e la nascita di un Iraq retto dalla maggioranza sciita che si comincia seriamente a gettarne le basi. </p>



<p>Il concetto di “Asse della resistenza” è una <strong>costante</strong> della politica estera iraniana e va oltre la stessa “Mezzaluna sciita”: l’opposizione ideologica, militare e culturale alla presunta dominazione occidentale e all’esistenza di Israele, nonché ai governi arabi accusati di subordinazione alle potenze occidentali e allo Stato ebraico, sono il denominatore comune della ricerca di influenza nelle nazioni che circondano la Repubblica Islamica.</p>



<p> Questa influenza regionale deriva da <strong>partenariati duraturi</strong> tra l&#8217;Iran ed entità civili o militari attive all&#8217;estero e Teheran ha sviluppato e mantenuto la capacità di utilizzare queste relazioni con entità extraterritoriali per raggiungere i suoi fini strategici. Queste <em>liason</em> sono diventate una capacità di grande valore ed estremamente efficaci: in ciascuno dei teatri chiave per l’Iran (Iraq, Libano e Siria), esso ha raggiunto i suoi obiettivi attraverso altri partiti o attori non statuali, oltre che <em>proxy</em>. Lo <strong>Yemen</strong>, da questo punto di vista è emblematico: Teheran ha saputo inserirsi abilmente nella rivolta degli Houthi nonostante inizialmente non li controllasse, e solo quando il governo di Sana&#8217;a è caduto è cominciato il sostegno alla ribellione in chiave anti-saudita. </p>



<p>Abituati a pensare alle attività iraniane nel teatro del Levante e in Yemen per via del risalto mediatico, bisogna però considerare che esiste un altro teatro in cui l&#8217;Iran ha esteso o ha tentato di estendere la propria influenza, ma in cui non si è verificato alcun conflitto armato rilevante: gli <strong>Stati del Golfo</strong>. <a href="https://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/iranian-backed-terrorism-bahrain-finding-sustainable-solution">Bahrein</a>, Arabia Saudita e Kuwait, sono stati e Paesi in cui Teheran ha tentato di stabilire una rete clandestina di influenza volta a sovvertirne i regimi e oggi rappresentano ancora teatri attivi per il reclutamento di personale da impiegare altrove, al pari dell&#8217;Afghanistan e del Pakistan. </p>



<p>Motore di quest&#8217;attività è la già citata <strong>Forza Quds</strong> che ha adottato una struttura per consentire operazioni in Afghanistan, Africa, Asia, Asia centrale, Iraq, Libano, America Latina e penisola arabica. Nel corso degli anni sono stati creati circa campi di addestramento di militanti in Iran, Libano e Sudan, andando a reclutare personale là dove Teheran è stata capace di avere una sua “impronta sul territorio”. Gli ufficiali della Forza Quds hanno fornito un rifugio sicuro, fondi, addestramento per attività terroristiche, armi e nutrimento ideologico a un ampio gruppo di militanti internazionali, tra cui gli Hazara afghani, i musulmani dei Balcani e del Golfo, i palestinesi e persino tra le file di al-Qaeda. Quest&#8217;unità dimostra quindi di essere <strong>ideologicamente flessibile</strong> sebbene il collante religioso sciita sia presente nella maggior parte dei casi al punto che in Siria la presenza iraniana si è stabilita anche con l&#8217;utilizzo di sistemi di <em><a href="https://it.insideover.com/politica/asse-cina-russia-difficile-da-scalfire-lue-non-molli-mosca-parla-nye-il-teorizzatore-del-soft-power.html">soft power</a></em> classico come l&#8217;apertura di centri culturali. </p>



<p>In generale la Forza Quds fornisce sostegno a qualsiasi gruppo che possa si considerare parte dell’“Asse della resistenza” e che sia disposto ad affrontare gli avversari dell’Iran, in particolare gli Stati Uniti, aumentando l’influenza regionale dell’Iran. </p>



<p>Gli interventi dell’Iran all&#8217;estero, generalmente, hanno dimostrato l&#8217;uso di una dottrina militare che enfatizza le <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/hybrid-warfare-che-cose-la-guerra-ibrida.html">tecniche di guerra ibrida</a></strong> e la cooperazione con attori statali e non, e ha permesso a Teheran sia di minacciare le arterie energetiche e marittime internazionali nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz e, in una certa misura, nel Mar Rosso, sia di avere una certa <strong>profondità strategica a basso costo </strong>stabilendo un cordone difensivo intorno a sé che le permette di proiettare l’influenza militare e culturale. </p>



<p>Influenza che, come dicevamo, non ha attecchito ovunque: il sostegno dell&#8217;Iran ai gruppi militanti in Bahrein, Arabia Saudita e Kuwait ha principalmente lo scopo di fare pressione sui loro governi e imporre un costo politico per la loro partnership con gli Stati Uniti, ma gli investimenti iraniani in questi Paesi non hanno avuto gli esisti sperati per via della <strong>stabilità </strong>degli stessi e della scarsa propensione al rischio iraniana. </p>



<p>L&#8217;influenza nell&#8217;Asia Centrale è particolarmente interessante: da qui, in particolare da <strong>Afghanistan </strong>e <strong>Pakistan</strong>, l&#8217;Iran ha reclutato militanti da utilizzare in Siria per sostenere Damasco e soprattutto da usare contro i Talebani, considerati avversari da Teheran, da qui anche l&#8217;interesse verso al-Qaeda. </p>



<p>In definitiva l&#8217;Iran si muove non solo nel suo intorno mediorientale, ma si innesta là dove le condizioni di instabilità lo permettono, dove c&#8217;è un certo grado di allineamento strategico coi gruppi locali, dove viene valutato un certo livello di ritorno politico/militare ed economico e dove esiste un sentimento “anti-occidentale” o “anti-israeliano”, quindi dove c&#8217;è affinità ideologica più che religiosa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-liran-ha-costruito-il-suo-asse-contro-israele.html">Così l&#8217;Iran ha costruito il suo asse contro Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Iran si riaffaccia in Medio Oriente. Mosse in tutta la Mezzaluna sciita</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/liran-si-riaffaccia-in-medio-oriente-mosse-in-tutta-la-mezzaluna-sciita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 15:04:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
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<p>Dopo la paralisi internazionale e la grande crisi economica e sociale interna, l&#8217;Iran torna a bussare nel suo &#8220;cortile di casa&#8221;, il Medio Oriente. Dopo l&#8217;accordo con l&#8217;Arabia Saudita su benedizione cinese, accordo che prevede la riapertura reciproca delle ambasciate ripristinando normali relazioni diplomatiche, Teheran si è nuovamente attivata nello scacchiere regionale. Il ministro degli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-si-riaffaccia-in-medio-oriente-mosse-in-tutta-la-mezzaluna-sciita.html">[...]</a></p>
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<p>Dopo la paralisi internazionale e la grande crisi economica e sociale interna, l&#8217;<strong>Iran</strong> torna a bussare nel suo &#8220;cortile di casa&#8221;, il Medio Oriente. <a href="https://it.insideover.com/politica/arabia-saudita-e-iran-riprendono-relazioni-diplomatiche-decisivo-il-ruolo-della-cina.html">Dopo l&#8217;accordo con l&#8217;Arabia Saudita</a> su benedizione cinese, accordo che prevede la riapertura reciproca delle ambasciate ripristinando normali relazioni diplomatiche, Teheran si è nuovamente attivata nello scacchiere regionale.</p>



<p>Il ministro degli Esteri&nbsp;iraniano, <strong>Hossein Amir Abdolahian</strong>, è volato in Libano, dove è presente il grande proxy-alleato di Hezbollah. Il capo della diplomazia iraniana ha incontrato il Segretario generale di Hezbollah, <strong>Hassan Narsallah</strong>, a Maroun al-Ras, non lontano dal confine israeliano, lanciando anche avvertimenti nei confronti dello Stato ebraico sulle &#8220;accurate valutazioni della situazione da Nasrallah e la conferma che i gruppi di resistenza libanese e palestinese sono nelle migliori condizioni in cui siano mai stati&#8221; in attesa del <a href="https://www.timesofisrael.com/overlooking-israel-from-lebanon-border-irans-fm-says-zionist-collapse-is-near/">&#8220;crollo dell&#8217;entità sionista&#8221;</a>. Abdolahian è stato anche a Beirut, capitale di un Libano paralizzato a livello istituzionale e sprofondato in un abisso finanziario, dove ha incoraggiato &#8220;tutte le parti a eleggere rapidamente un presidente&#8221;.</p>



<p>Praticamente nelle stesse ore in cui il ministro degli Esteri certificava l&#8217;importanza del Libano per Teheran, <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/iranian-president-visit-syria-next-week-senior-source-2023-04-28/">il quotidiano siriano <em>Al Watan</em> ha annunciato</a> la visita del presidente iraniano <strong>Ebrahim Raisi</strong> a Damasco, prima visita ufficiale di un leader politico iraniano in Siria dopo 12 anni dall&#8217;inizio della guerra. &#8220;Durante la visita di due giorni si terranno colloqui ufficiali con il presidente <strong>Bashar al-Assad</strong>, che includeranno il rafforzamento della collaborazione strategica tra i due Paesi, soprattutto in campo economico&#8221;, ha scritto il quotidiano così come riportato da <em>Agi</em>. Una visita che assume particolare importanza per diverse ragioni. L&#8217;Iran conferma il suo grande interesse verso la Siria e verso Assad, sostenuto sin dall&#8217;inizio del conflitto. Inoltre, vengono ribaditi gli stretti legami strategici tra Damasco e Teheran in una fase in cui l&#8217;Iran e la <strong>Siria </strong>provano a riallacciare i rapporti con il mondo arabo (il primo con i sauditi, il secondo sempre tramite Riad ma con tutto il blocco regionale). A questo proposito, nelle prossime ore è previsto un vertice in Giordania tra i ministri degli Esteri di Siria, Giordania, Arabia Saudita, Iraq ed Egitto proprio per riallacciare i legami tra Damasco, il mondo arabo e in particolare anche con il <strong>Consiglio della Cooperazione del Golfo</strong>. Pochi giorni fa <a href="https://www.aljazeera.com/news/2023/4/18/saudi-foreign-minister-meets-syrias-assad-in-damascus">a fare visita nella capitale siriana</a> era stato il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan, certificando quindi la triangolazione con Riad a sua volta sempre più vicina alle logiche cinesi.</p>



<p>Più a est, sempre sull&#8217;asse della cosiddetta <strong>Mezzaluna sciita</strong>, si assiste a un&#8217;altra importante mossa diplomatica: il <strong>presidente iracheno Abdul Latif Rashid</strong> è volato Teheran per un incontro con Raisi e con l&#8217;Ayatollah Ali Khamenei. Nel corso del vertice, si sono confermati gli accordi bilaterali tra Baghdad e Teheran e l&#8217;importanza delle relazioni tra i due Paesi dove forte è l&#8217;influenza iraniana soprattutto in alcuni segmenti politici e militari sciiti. Una sinergia già testimoniata dalla visita, a ottobre del 2022, del premier iracheno, Mohamed Shiaa al Sudani. In occasione dell&#8217;incontro tra Raisi e Rashid, <a href="https://www.cnn.com/2023/04/29/middleeast/iran-leader-americans-out-of-iraq-intl-hnk/index.html">il presidente iraniano ha attaccato gli Stati Uniti</a> ritenendola una presenza che &#8220;sta disturbando la sicurezza della regione&#8221;, ricordando gli <strong>&#8220;interessi comuni&#8221;</strong> che legano i due Paesi mediorientali un tempo in guerra. Un segnale non secondario data non soltanto la presenza militare americana in Iraq, ma anche la situazione di isolamento in cui vive l&#8217;Iran, che al momento appare invece desideroso di ricostruire una propria sfera d&#8217;azione tra il Golfo Persico e il Mediterraneo orientale profondamente minata negli ultimi anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-si-riaffaccia-in-medio-oriente-mosse-in-tutta-la-mezzaluna-sciita.html">L&#8217;Iran si riaffaccia in Medio Oriente. Mosse in tutta la Mezzaluna sciita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;eredità della Mezzaluna Sciita</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/leredita-della-mezzaluna-sciita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 05:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Mezzaluna Sciita è una sfera di influenza iraniana che va da Teheran a Beirut passando per Baghdad e Damasco</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA23216621-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Per <strong>Mezzaluna Sciita</strong>, o <em>Iran&#8217;s arc of influence</em> per gli anglosassoni, si intende una sfera di interesse iraniana che va da Teheran al Libano, passando per l&#8217;Iraq e la Siria. Gli obiettivi strategici dell&#8217;Iran sono assicurarsi ampia influenza e stretto controllo sull’area che circonda Israele, in modo da allestirvi una presenza militare costante, e raggiungere uno sbocco sicuro sul Mediterraneo, per slegarsi da quella strozzatura rappresentata dallo Stretto di Hormuz e così poter allungare il proprio braccio al Nord Africa, per cercare di limitare così l&#8217;influenza turca nella regione e allo stesso tempo allontanare le proprie vie di comunicazione dal raggio d&#8217;azione del suo principale avversario regionale: l&#8217;Arabia Saudita.</p>
<p>Sebbene il progetto non sia nuovo, e affondi le sue radici nel “<strong>Asse della resistenza</strong>” anti-israeliana che riuniva Siria, Iran ed <strong>Hezbollah</strong>, è solo con la caduta di Saddam Hussein e la nascita di un <strong>Iraq</strong> retto dalla maggioranza sciita che si comincia seriamente a gettare le basi per questo progetto geostrategico. Il 2006, infatti, con l&#8217;elezione a Baghdad di <strong>al-Maliki</strong>, è l&#8217;anno della svolta, anche considerando l&#8217;esito dell&#8217;ennesimo conflitto in Libano, rivendicato dall&#8217;Asse, come una vittoria del “partito di Dio” libanese.</p>
<p>L&#8217;artefice materiale della Mezzaluna Sciita è stato un generale comandante della <strong>Forza Quds</strong>, un gruppo delle <strong>Guardie della Rivoluzione</strong> iraniane (Irgc – <em>Islamic Revolutionary Guard Corps</em>) specializzato in operazioni di guerra non convenzionale e intelligence militare: <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Qasem Soleimani</strong></a>. Affiancato da Abu Mahdi <strong>al-Muhandis</strong> – comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf) irachene sino alla sua morte – ha avuto dal 2011 il comando della parte operativa dell’ambizioso progetto iraniano, ora pressoché raggiunto, che prevedeva anche di stabilire un cordone di sicurezza per tutte le genti sciite del Medio Oriente, lungo la strada che va da Teheran a Beirut, passando da Bagdad e Damasco. Una mobilitazione generale, ampia, costosa, utilizzante i <strong><em>proxy</em> </strong>che Teheran ha addestrato e armato in tutta l&#8217;area interessata, ma di interesse vitale per la sicurezza sciita in una regione molto instabile che vede la presenza di Israele e degli Stati Uniti, nemici giurati per la teocrazia iraniana.</p>
<p>Proprio <strong>Washington</strong> e <strong>Tel Aviv</strong> hanno aspramente combattuto il progetto geostrategico degli Ayatollah: <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-bombarda-ancora-la-siria-sotto-gli-occhi-della-russia.html" target="_blank" rel="noopener">Israele effettua raid aerei su posizioni delle milizie filo-iraniane</a> e della Forza Quds in Siria con continuità da tempo, mentre gli Usa, sotto l&#8217;amministrazione Trump, hanno eliminato il generale Soleimani e al-Muhandis in un attacco aereo a gennaio del 2020. Sempre gli Stati Uniti di Trump hanno denunciato il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sul-51-il-trattato-sul-nucleare-iraniano.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>trattato Jcpoa</strong></a> (<em>Joint Comprehensive Plan Of Action</em>) sul nucleare iraniano, con la finalità di tagliare le risorse a Teheran imponendo nuove sanzioni economiche e commerciali, e hanno ottenuto uno storico risultato diplomatico con gli <strong>Accordi di Abramo</strong>, che normalizzando i rapporti tra Israele e alcuni importanti Stati arabi, ha avuto anche l&#8217;effetto di <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-ed-il-mondo-arabo-si-alleano-per-emarginare-liran.html" target="_blank" rel="noopener">isolare l&#8217;Iran a livello regionale</a>.</p>
<p>Il seme, però, era stato gettato e ha germogliato. Nonostante il “<strong>triplo shock</strong>” dato dalla pandemia che ha colpito duramente l&#8217;Iran, dal calo del prezzo del petrolio e conseguenti introiti (una contrazione di circa il 38% rispetto all’anno precedente) e dalle nuove sanzioni internazionali, la presenza iraniana in Iraq, Siria e Libano è stabile e consistente.</p>
<p>Alla fine del 2021, la politica irachena ha avuto quella che era sembrata una svolta quando alle elezioni di ottobre sono state emarginate alcune forze più direttamente legate a Teheran, ma il sistema di ampie alleanze politiche di governo ne riduce la responsabilità, incentiva la corruzione e paralizza il progresso sociale. Questa paralisi lascia l&#8217;<strong>Iraq vulnerabile</strong> all&#8217;influenza di governi stranieri come l&#8217;Iran, le cui vaste reti di milizie organizzate sono ancora attive nel Paese. Infatti la volontà del governo <strong>Sadr</strong> di eliminare l&#8217;influenza dei partiti filo-iraniani si è frantumata davanti al coordinamento delle forze di opposizione orchestrate da Teheran e dal loro agire coercitivo. Durante tutto lo scorso inverno e la passata primavera, ad esempio, le milizie del Pmf hanno mostrato i muscoli organizzando proteste negli edifici governativi e nelle sedi del partito. Tali dimostrazioni di forza sono state caratterizzate anche da casi di violenza, tra cui omicidi mirati di eminenti sadristi in tutto il Paese. Gli attacchi missilistici contro il settore energetico curdo hanno ulteriormente sconvolto la politica interna, scompaginando il fronte governativo, pertanto la probabilità che il governo Sadr sia in grado di resistere efficacemente alle forze sostenute dall&#8217;Iran è scarsa. Le forze filo-iraniane hanno anche saputo muoversi dal punto di vista strettamente politico, alleandosi con l&#8217;Unione Patriottica del Kurdistan (Puk), riuscendo a formare una potente opposizione in parlamento capace di <a href="https://nationalinterest.org/blog/buzz/coercive-politics-iran%E2%80%99s-proxies-iraq-were-never-trouble-203525" target="_blank" rel="noopener">bloccare le riforme del governo Sadr</a> e mettendolo in posizione precaria. Oggi, pertanto, i partiti sostenuti dall&#8217;Iran sono in una posizione molto più forte di quanto non fossero subito dopo le elezioni, supportati dall&#8217;azione delle milizie paramilitari filo-iraniane.</p>
<p>L&#8217;Iran, nonostante i raid israeliani, ha saputo <strong>stabilizzare</strong> la sua presenza in <strong>Siria</strong>: Teheran ha aperto <strong>centri culturali</strong> in tutta Damasco, progettati per portare avanti l&#8217;agenda della Repubblica Islamica. Ad esempio, i media iraniani hanno riferito, a dicembre 2020, che un certo numero di centri culturali a Damasco avrebbero tenuto cerimonie commemorative per celebrare l&#8217;anniversario dell&#8217;assassinio del generale Soleimani. L&#8217;Iran ha anche rafforzato i suoi <strong>accordi</strong> economici e commerciali con il regime siriano, e ha ampliato il suo <strong>controllo</strong> sul settore industriale, agricolo, commerciale e bancario del Paese. Quasi un decennio dopo l&#8217;inizio dell&#8217;intervento iraniano nella guerra civile siriana, si può quindi affermare che la penetrazione della Repubblica islamica in Siria è un fatto compiuto.</p>
<p>La presenza iraniana in Siria, per il momento, non cozza contro gli interessi di <strong>Mosca</strong>, che ha trovato il supporto degli Ayatollah nell&#8217;attuale conflitto in Ucraina. Gli interessi russi e iraniani in Siria si <strong>sovrappongono</strong>, sebbene non coincidano del tutto. Gli atteggiamenti dei due Paesi nei confronti della sicurezza regionale, del terrorismo e di un mondo multipolare sono molto simili e le percezioni che le due parti hanno del futuro siriano sono vicine, ma non identiche. Mosca e Teheran, ad esempio, concordano nel ritenere che, nonostante l&#8217;annunciato ritiro delle truppe americane dal Paese nel 2018, Washington stia ancora sostenendo le forze democratiche curde e siriane pertanto sono giunte alla conclusione che gli Stati Uniti non siano interessati a una risoluzione del conflitto.</p>
<p>Il supporto dell&#8217;Iran ai ribelli <strong>Houthi</strong> in Yemen, cominciato quando l&#8217;Arabia Saudita è intervenuta direttamente nell&#8217;insurrezione nel 2015, sembra <strong>non aver drenato</strong> le risorse della teocrazia, sebbene si sia riscontrata una diminuzione degli attacchi utilizzanti armamento di lungo raggio di fabbricazione iraniana, che farebbe supporre una riduzione degli aiuti provenienti da Teheran.</p>
<p>La vera incognita è rappresentata dal ritorno dei talebani al potere in <strong>Afghanistan</strong>: l&#8217;Iran <a href="https://it.insideover.com/politica/lamicizia-impossibile-che-lega-liran-ai-talebani.html" target="_blank" rel="noopener">ha avuto un approccio ondivago verso di loro</a>, contrastandoli quando hanno colpito duramente la minoranza sciita Hazara, ma vedendoli cinicamente come uno strumento ulteriore di contrasto alla presenza statunitense nella regione. Pertanto ora, con gli Usa fuori dai giochi, è prevedibile che l’unica condizione posta dall’Iran è che l’Emirato talebano sia disposto a fornire garanzie credibili per salvaguardare gli interessi degli sciiti afghani. L’alternativa è riproporre la dura lotta per mettere in sicurezza le proprie comunità, magari in una guerra per procura utilizzando le milizie (come la divisione Fatemiyoun ) o addirittura intervenendo direttamente.</p>
<p>La Mezzaluna Sciita è quindi ancora presente e viva, e nonostante le varie congiunture internazionali, l&#8217;Iran sta espandendo la sua sfera di influenza anche al di fuori di essa.</p>
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		<title>Il nuovo ruolo dell&#8217;Iran in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nell-ultimo-mese-l-influenza-iraniana-in-medio-oriente-e-aumentata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 12:11:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2200" height="990" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;ayatollah Ali Khamenei (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 2200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 2200px) 100vw, 2200px" /></p>
<p>Nello scenario mediorientale, negli ultimi mesi sono stati principalmente due i Paesi che hanno destato particolare attenzione per via delle proteste popolari esplose al proprio interno: Iraq da un lato, Libano dall&#8217;altro. Si tratta di nazioni dal delicato equilibrio sociale ed istituzionale, caratterizzate peraltro da una divisione del potere su base etnico/confessionale sulla quale si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nell-ultimo-mese-l-influenza-iraniana-in-medio-oriente-e-aumentata.html">[...]</a></p>
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<h2>I nuovi governi in Iraq e Libano</h2>
<p>A partire da ottobre, tanto a Baghdad quanto a Beirut la gente ha iniziato a scendere in piazza per chiedere riforme e condizioni di vita migliori. In Iraq la protesta è subito diventata violenta, anche perché oltre alle rivendicazioni di natura economica vi erano anche quelle politiche: non sono mancati, in particolari, assalti verso sedi governative o anche rappresentanze diplomatiche, come dimostrato dai casi del consolato iraniano a Najaf e dell&#8217;ambasciata Usa nella capitale irachena. In Libano invece i contorni della protesta sono stati più pacifici, ma non meno ricchi di tensione. In entrambi i Paesi, i rispettivi premier si sono dimessi: <a href="https://it.insideover.com/politica/in-iraq-si-dimette-il-premier-mahdi.html">Mahdi a Baghdad</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/libano-si-e-dimesso-saad-hariri.html">Saad Hariri a Beirut</a> tra ottobre e novembre hanno deciso di passare il testimone. Come detto, sia l&#8217;Iraq che il Libano sono caratterizzati dalla divisione del potere su base etnica e confessionale. Trovare dunque accordi per la formazione di nuovi governi da queste parti è tradizionalmente molto difficile.</p>
<p>Le svolte sono però arrivate nelle ultime settimane: il 19 dicembre il presidente libanese <strong>Michael Aoun</strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/in-libano-hassan-diab-e-stato-indicato-come-nuovo-primo-ministro.html">ha affidato l&#8217;incarico di premier ad Hassan Diab</a>, nei giorni scorsi il capo di Stato iracheno, <strong>Barham Saleh</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/liraq-ha-un-nuovo-governo-ma-continuano-le-proteste.html">ha nominato primo ministro Mohammed Allawi</a>. Nel primo caso, <a href="https://it.insideover.com/politica/libano-il-paradosso-di-un-premier-sunnita-piu-vicino-agli-sciiti.html">si è di fronte ad un vero paradosso</a>. Nel Paese dei cedri, nella sopra citata ottica della divisione dei poteri, il premier deve essere sunnita ed in effetti Diab è espressione della popolazione sunnita. Tuttavia, il nuovo capo del governo appare molto più gradito agli sciiti. Ma soprattutto, il nuovo esecutivo è potuto nascere grazie all&#8217;appoggio decisivo dei partiti sciiti, in primis di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Hezbollah</strong></a>. Dunque, a Beirut il governo che ha giurato nelle mani del presidente Aoun appare più vicino all&#8217;Iran ed alle posizioni filo Teheran. Il predecessore di Diab, ossia Saad Hariri, fungeva invece come garante dell&#8217;equilibrio politico di Beirut nel contesto regionale: l&#8217;ex premier infatti, era molto vicino all&#8217;Arabia Saudita, ma nel suo governo c&#8217;erano anche tre membri di Hezbollah.</p>
<p>Nel caso iracheno, l&#8217;impressione di trovarsi difronte ad un governo molto vicino all&#8217;Iran è ancora più evidente. <a href="https://it.insideover.com/politica/laccordo-segreto-per-la-nomina-del-premier-iracheno.html">Come riportato su <em>InsideOver</em> da Futura D&#8217;Aprile</a>, l&#8217;accordo per la nomina di Allawi è arrivato dopo otto settimane di contrattazione tre i due leader sciiti più importanti: <strong>Moqtad Al Sadr</strong> da un lato ed <strong>Hadi Al Amiri</strong> dall&#8217;altro. Dettaglio non da poco, rivelato dal <em>Middle East Eye</em>, le trattative sarebbero state portate avanti nella città iraniana di <strong>Qom</strong>. Segno di come l&#8217;influenza di Teheran sulla nuova governance di Baghdad appaia ancora più importante. In questo caso però, occorre comunque puntualizzare che il governo di Allawi è nato unicamente per traghettare il paese verso nuove elezioni, da tenere verosimilmente entro un anno.</p>
<h2>Le milizie iraniane presenti ad Idlib</h2>
<p>Da qui, si può dunque notare che l&#8217;uccisione di Soleimani non ha per il momento scalfito la strategia di Teheran di puntare ad avere una propria importante influenza in medio oriente. I nuovi governi insediati a Beirut ed a Baghdad, sembrano far ulteriormente concretizzare quella &#8220;<strong>mezzaluna sciita</strong>&#8221; di cui il generale ucciso il 3 gennaio scorso era principale interprete ed ideatore. Ed in questo scenario, non bisogna dimenticare la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html">guerra in Siria</a>. Come <a href="https://it.insideover.com/guerra/nella-battaglia-di-idlib-spuntano-le-milizie-iraniane.html?fbclid=IwAR0vqqHEOoqm0LccovVfQTtHM5kKaBGKc3FFKa7vmRb6a9_iP3en-GbS1UY">sottolineato da Laura Cianciarelli</a>, nelle recenti<a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-perche-assad-sta-avanzando-verso-idlib.html"> avanzate dell&#8217;esercito siriano nella provincia di Idlib</a>, c&#8217;è anche lo zampino delle milizie filo iraniane. In particolare, nella zona di <strong>Maarat Al Numan</strong>, recentemente ripresa in mano da Damasco, sarebbero impegnati combattenti dei gruppi iraniani ed afghani che compongono la <strong>Forza Quds</strong>.</p>
<p>A sud di <strong>Aleppo</strong> invece, altro territorio in cui l&#8217;esercito di Assad appare molto impegnato in questi giorni, al fianco delle forze regolari siriane ci sarebbero anche combattenti di Hezbollah. In generale, nelle ultime settimane la presenza iraniana in medio oriente non è apparsa affatto ridimensionata. Al contrario, Teheran per il momento sembra proseguire con i piani direttamente ereditati da Soleimani.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La risposta iraniana agli Usa: ecco la vera strategia di Teheran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-risposta-iraniana-agli-usa-ecco-la-possibile-strategia-di-teheran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2020 09:23:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un manifesto con il volto del generale Qassem Soleimani (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Come sarà la vera risposta iraniana all&#8217;attacco contro il generale Soleimani? E quali saranno le sue vere proporzioni? Sono queste le domande che, dallo scorso 3 gennaio, si susseguono in tutte le più importanti cancellerie diplomatiche e politiche. Le risposte sono arrivate in parte nelle scorse ore, dopo il lancio dell&#8217;operazione &#8220;Soleimani Martire&#8221; da parte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-risposta-iraniana-agli-usa-ecco-la-possibile-strategia-di-teheran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-risposta-iraniana-agli-usa-ecco-la-possibile-strategia-di-teheran.html">La risposta iraniana agli Usa: ecco la vera strategia di Teheran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un manifesto con il volto del generale Qassem Soleimani (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Un-manifesto-con-il-volto-del-generale-Qassem-Soleimani-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Come sarà la vera risposta iraniana all&#8217;attacco contro il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html">generale Soleimani</a>? E quali saranno le sue vere proporzioni? Sono queste le domande che, dallo scorso 3 gennaio, si susseguono in tutte le più importanti cancellerie diplomatiche e politiche. Le risposte sono arrivate in parte nelle scorse ore, <a href="https://it.insideover.com/guerra/operazione-soleimani-martire.html?fbclid=IwAR2BW2BXD94ulc_j1O1Ftsh6HLvaMt-MjO24bw_09fvkAtrP2-kzRMjFQ44">dopo il lancio dell&#8217;operazione &#8220;Soleimani Martire&#8221;</a> da parte di Teheran. <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucciso-il-generale-soleimani.html">Il raid con il quale gli Stati Uniti hanno ucciso il generale</a> artefice della posizione iraniana in medio oriente, è destinato ad essere uno degli eventi più importanti nell&#8217;economia dei vari conflitti che stanno coinvolgendo la regione. Tuttavia, appare ancora presto delineare il quadro che potrebbe svilupparsi nelle prossime settimane.</p>
<h2>Perché per Teheran era importante rispondere</h2>
<p>L&#8217;<strong>onda emotiva</strong> seguita alla morte del generale Soleimani, non è certo stata sorprendente ma è andata forse al di là di ogni previsione. Non è stato colpito soltanto un uomo delle forze militarmente poste a guardia della rivoluzione, bensì la figura per eccellenza che agli occhi degli iraniani ha garantito lo sviluppo degli interessi di Teheran in tutta la regione. La sua popolarità in vita era seconda soltanto a quella della guida suprema <strong>Khamenei</strong>, adesso da morto il generale ha assunto le sembianze di un martire che, tra i padri della repubblica islamica, è secondo soltanto all&#8217;<strong>ayatollah Khomeini.</strong> Ecco il perché delle folle oceaniche, delle resse per assistere ai tanti cortei funebri organizzati nelle principali città del paese.</p>
<p>Ma al di là delle commemorazioni e delle cerimonie che stanno paralizzando gli iraniani davanti i televisori, ci sono altri aspetti che possono aiutare a comprendere cosa stanno significando per l&#8217;intero paese le ore successive al raid contro Soleimani. Gli aspetti nazionali e politici si sono intrecciati con i sentimenti religiosi. Un fatto, anche in questo caso, non sorprendente visto che l&#8217;Iran è una teocrazia sciita. Ma che, guardando alle varie reazioni delle piazze, è andato anche in questo caso oltre ogni previsione. Non si piange Soleimani soltanto come generale ucciso dal nemico, lo si venera come un <strong>eroe</strong> sciita per la cui morte è stata fatta issare nella città santa di Qom la bandiera rossa simbolo del sangue versato dai martiri.</p>
<p>Ecco perché dunque da Teheran era importante attuare azioni di risposta. Se la repubblica islamica non avesse vendicato il martire appena ucciso, allora agli occhi di quella stessa popolazione che ha pianto Soleimani avrebbe perso ogni tipo di credibilità. Per l&#8217;Iran dover vendicare il &#8220;suo&#8221; martire sembra quasi un imperativo esistenziale: senza risposta, la repubblica nata con la rivoluzione khomeinista non avrebbe avuto più motivo di considerarsi islamica.</p>
<h2>Un raid che non ha provocato vittime tra gli americani</h2>
<p>Sul come però gli iraniani vogliono vendicare la morte di Solemaini tutto al momento sembra una grande incognita. Gli Usa sanno che da Teheran non si cercherà una guerra aperta: Washington potrebbe, nel giro di 48 ore, neutralizzare la marina e l&#8217;aviazione iraniana. Un conflitto vero e proprio non conviene a nessuna delle due parti: la repubblica islamica subirebbe una risposta americana all&#8217;interno del suo territorio mentre, dal canto loro, gli Stati Uniti dovrebbero comunque pagare un pesante tributo sotto il profilo politico ed in termini di perdita di uomini. Si è fatta strada tra gli analisti l&#8217;ipotesi di una strategia di <strong>logoramento</strong> contro le forze Usa da attuare in Iraq. Ed in effetti l&#8217;operazione Soleimani Martire sembra ricalcare questa impostazione: colpire platealmente gli americani, farlo senza l&#8217;interposizione delle milizie sciite presenti in Iraq, bensì con le proprie forze e con la propria aviazione.</p>
<p>Lo spazio di manovra in cui in queste ore si sono mossi gli ayatollah è stato decisamente ristretto. Perché se da un lato, per le motivazioni espresse in precedenza, Teheran doveva rispondere dall&#8217;altro non poteva offrire a Washington il <strong>pretesto</strong> per un&#8217;ulteriore controreplica. Ecco quindi che i missili della scorsa notte forse hanno rappresentato la soluzione, da un punto di vista iraniano, ideale. Ad essere prese di mira infatti sono state delle basi già in pre allerta da 48 ore, con molti soldati inviati nei bunker diverso tempo prima dell&#8217;arrivo dei missili. L&#8217;Iran sapeva di agire platealmente ma, al contempo, di non recare molti danni agli Stati Uniti. Occorrerà adesso vedere il seguito, cosa cioè potrebbe accadere già nei prossimi giorni. Dopo la risposta delle scorse ore, è difficile dire se a Teheran abbiano o meno pronti altri piani. Di certo, la tensione non si ridimensionerà facilmente.</p>
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		<title>Soleimani vola a Baghdad: si complica lo scenario iracheno</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/soleimani-vola-a-baghdad-si-complica-lo-scenario-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 05:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="813" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Iraq-in-fiamme-La-Presse-e1573659802659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Iraq" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Iraq-in-fiamme-La-Presse-e1573659802659.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Iraq-in-fiamme-La-Presse-e1573659802659-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Iraq-in-fiamme-La-Presse-e1573659802659-768x416.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Iraq-in-fiamme-La-Presse-e1573659802659-1024x555.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le proteste che stanno scuotendo il medio oriente imperversano su paesi dagli equilibri molto fragili che, a loro volta, rischiano di investire altrettanto delicate situazioni regionali. Iraq e Libano, dove si concentra il grosso delle tensioni delle ultime settimane, sono Stati molto complessi, divisi al loro interno in diverse comunità sia religiose che etniche. E si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/soleimani-vola-a-baghdad-si-complica-lo-scenario-iracheno.html">[...]</a></p>
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<p>Non c&#8217;è da sorprendersi dunque se da Teheran si guarda con molta attenzione a quanto sta capitando in questi giorni. L&#8217;<strong>Iran</strong>, potenza sciita per eccellenza e retta dal 1979 da una teocrazia guidata dal clero sciita, teme di subire un ulteriore isolamento nel caso di nuove destabilizzazioni dei governi giudicati vicini alle posizioni degli ayatollah. Per tal motivo non possono essere catalogate come una sorpresa le continue voci, diffuse in questi giorni, che parlano di importanti manovre iraniane relative soprattutto all&#8217;Iraq.</p>
<h2>Il generale Soleimani presente a Baghdad?</h2>
<p>Nella capitale irachena, a partire dallo scorso mese di ottobre, <a href="https://it.insideover.com/politica/in-iraq-divampa-la-protesta-imposto-il-coprifuoco.html">sono scoppiate manifestazioni</a> rivolte soprattutto contro il governo. L&#8217;attuale esecutivo è guidato da un premier sciita: si tratta di <strong>Adil Abdul-Mahdi</strong>, figura di compromesso tra le posizioni dei due principali raggruppamenti sciiti in parlamento, quello cioè guidato da<a href="https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html"> Moqtad Al Sadr</a> e quello che fa capo al movimento <strong>Fatah</strong>, vicino alle <strong>milizie sciite</strong> anti Isis. Il primo è giudicato come un partito &#8220;populista&#8221; che, tra le altre cose, chiede la fine di ogni ingerenza straniera in Iraq, a partire da quella iraniana. Il secondo invece, è composto da una coalizione considerata molto vicina a Teheran. Nel governo però, è bene sottolinearlo, sono rappresentate anche le altre componenti religiose ed etniche del paese, a partire da sunniti e curdi, oltre che partiti considerati non confessionali.</p>
<p>Gli sciiti però, forti del fatto di rappresentare la maggioranza degli iracheni, hanno il peso politico maggiore all&#8217;interno dell&#8217;esecutivo. Un eventuale indebolimento di Mahdi o la caduta stessa del suo governo, non sarebbero un buon segnale per l&#8217;Iran. Da Teheran si guarderebbe con così tanta attenzione alla situazione irachena che, come scritto in primis in un reportage dell&#8217;<em>Associated Press</em>, a Baghdad sarebbe stato avvistato persino il generale <strong>Qasem Soleimani</strong>. Quest&#8217;ultimo rappresenta una figura non solo miliare, ma anche politica di primaria importanza nel contesto diplomatico iraniano. Di fatto, è a lui che vengono affidate le chiavi delle posizioni di Teheran quando si parla di medio oriente.</p>
<h2>Chi è il generale Soleimani</h2>
<p>&#8220;In Iran sappiamo come affrontare questo tipo di proteste. È successo e abbiamo riportato la situazione sotto controllo&#8221;: sarebbero state queste, come riportato da testimoni all&#8217;Associated Press, le parole di Soleimani ai vertici delle forze di sicurezza irachene nel corso di una riunione tenuta a Baghdad. Parole tutte da verificare, ma di certo che da Teheran possa essere arrivato l&#8217;ordine di proteggere il fragile equilibrio istituzionale iracheno non è affatto uno scenario inverosimile. E la presenza di Soleimani confermerebbe i timori dell&#8217;Iran. Il generale, come detto, ha in mano tutti i dossier principali del medio oriente che interessano Teheran. Il suo non è solo un ruolo militare, peraltro molto importante visto che è al timone della brigata Quds, tra le più importanti interne ai <strong>Pasdaran</strong>. Soleimani rappresenta una figura rispettata a livello politico, in grado di presentare al meglio le istanze iraniane.</p>
<p>Il generale è il classico personaggio temuto e rispettato, così come amato ed odiato contemporaneamente. C&#8217;è chi, soprattutto in <strong>Siria</strong>, lo considera un eroe: spesso è stato visto sul campo durante gli anni più delicati della lotta al califfato, a supporto dell&#8217;esercito siriano. Nel conflitto civile che dal 2011 coinvolge la Siria, sono morti almeno mille iraniani, a testimonianza del contributo di Teheran a favore di Assad. Ma c&#8217;è anche chi in medio oriente lo considera un nemico, a partire da <strong>Israele</strong> ed <strong>Arabia Saudita</strong>.</p>
<p>Ma lui, il generale avvistato sempre nei campi più delicati, conosce bene sia i suoi estimatori che i suoi detrattori. Ad esempio, subito dopo la caduta di Saddam Hussein gli <strong>Usa, </strong>che nei mesi scorsi hanno imposto sanzioni ai Pasdaran, avrebbero chiesto la mediazione di Soleimani in Iraq per fermare l&#8217;avanzata delle milizie dell&#8217;esercito del Mahdi, guidato da quel Moqtad Al Sadr oggi a capo della lista sciita più numerosa in parlamento. Così come, Soleimani avrebbe collaborato sempre con Washington sul <strong>fronte afghano</strong> subito dopo lo scoppio della guerra del 2001. Una figura spesso al centro dunque delle situazioni più delicate e la sua presenza a Baghdad, se confermata, rende bene l&#8217;idea di cosa c&#8217;è in ballo in questo momento all&#8217;interno dello scenario iracheno.</p>
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		<title>Adesso l&#8217;Iran risponde a Israele: una ferrovia per la mezzaluna sciita</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/liran-risponde-a-israele-pronta-una-ferrovia-per-connettere-la-mezzaluna-sciita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2018 09:21:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle scorse settimane le iniziative di Israele nel Golfo Persico e la proposta avanzata dal governo Netanyahu riguardo a una &#8220;ferrovia della pace&#8221; capace di rafforzare la connettività in Medio Oriente e dare una sorta di substrato infrastrutturale al legame tattico tra i Paesi che avversano le mosse dell&#8217;Iran avevano destato scalpore e preoccupazione a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-risponde-a-israele-pronta-una-ferrovia-per-connettere-la-mezzaluna-sciita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_4487739-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle scorse settimane le iniziative di <strong>Israele</strong> nel Golfo Persico e la proposta avanzata dal governo Netanyahu riguardo a una &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-ferrovia-della-pace-cui-israele-vuole-isolare-liran/">ferrovia della pace</a>&#8221; capace di rafforzare la connettività in Medio Oriente e dare una sorta di substrato infrastrutturale al legame tattico tra i Paesi che avversano le mosse dell&#8217;Iran avevano destato scalpore e preoccupazione a Teheran.</p>
<p>Forse non è un caso, dunque, che proprio a pochi giorni dalle mosse israeliane sia giunta la risposta iraniana sul tema: al tentativo di Tel Aviv di saldare, attraverso un collegamento ferroviario, un asse politico contro Teheran l&#8217;Iran risponde con la proposta di rafforzare la connettività attorno alla &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-mezzaluna-sciita-piu-forte-adesso-preoccupa-israele/">Mezzaluna sciita</a>&#8221; che rappresenta la sua <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/dottrina-difensiva-iran/">profondità strategica</a> e lo salda alla Siria di Bashar al Assad, all&#8217;Iraq e alle roccaforti libanesi di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah/">Hezbollah</a>.</p>
<p>Il progetto che potrebbe dare il via a questa strategia è, a dire il vero, di portata locale il 12 novembre scorso, infatti, la compagnia ferroviaria statale Islamic Republic of Iran Railways (Rai) ha proposto di riattivare il collegamento tra il centro di confine di Shalamcheh e lo strategico porto iracheno di Bassora. L&#8217;iniziativa, che comporterebbe la riattivazione di un <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.kurdistan24.net/en/news/af69da03-8c84-4947-b250-fafe4a9d1f44" target="_blank">tratto di circa 30 chilometri al costo di circa 52 milioni di dollari</a>, aprirebbe però al rilancio complessivo della connettività infrastrutturale nella regione, garantendo alla ferrovia le prospettive per un ampliamento verso occidente, sino alla Siria e al Mediterraneo. </p>
<p>Una ferrovia per la Mezzaluna sciita?</p>
<p style="text-align: left"><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.athrpress.com/?p=44660" target="_blank">Come riporta <em>Al Monitor</em></a>, &#8220;l&#8217;Iran è motivato&#8221; in questa sua strategia dalla possibilità di &#8220;sfruttare i porti della costa siriana&#8221;, che &#8220;Israele teme possano servire per rifornire di armi&#8221; l&#8217;esercito di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-bashar-al-assad/" target="_blank">Assad</a>. Il ministro siriano dei Trasporti Ali Hammoud, contattato dalla testata, ha dichiarato la sua intenzione di saldare nuovamente i collegamenti ferroviari con l&#8217;Iraq che, in prospettiva, condurrebbero sino alla Repubblica Islamica, sottolineando come &#8220;le ferrovie siano parte di un grande progetto di ricostruzione delle infrastrutture del Paese&#8221; sconvolto dalla<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/" target="_blank"> guerra civile.</a></p>
<p>Il grosso della sfida per la ferrovia della Mezzaluna sciita si giocherà, in ogni caso, in Iraq. Lo Stato Islamico, occupando i territori a cavallo tra la storica Mesopotamia e la Siria, ha danneggiato in maniera estremamente grave le infrastrutture presenti, e solo di recente un&#8217;arteria vitale che connette Fallujah, Tikrit e Mosul, città devastate da anni di conflitto, è stata riattivata.</p>
<p>La ferrovia Iran-Iraq-Siria non avrebbe solo una grande importanza per l&#8217;economia iraniana in cerca di spazi di inserimento, ma rafforzerebbe anche la connettività interna tra i tre Paesi alleati, consentendo, dopo la fine del conflitto, contatti più frequenti tra le popolazioni e importanti assembramenti come i pellegrinaggi sciiti a Najaf e Kerbala. E di fatto, la ferrovia &#8220;connetterebbe&#8221; definitivamente, in maniera materiale, gli <a href="http://www.occhidellaguerra.it/storia-degli-alauiti-dalle-origini-allera-assad/" target="_blank">alauiti siriani</a> alle roccaforti dell&#8217;Islam sciita nei due Paesi vicini.</p>
<p>La Cina osserva interessata</p>
<p>Siria, Iraq e Iran sono gli Stati che corrispondono ai territori solcati, secoli fa, dalle storiche vie della seta che connettevano commercialmente Occidente e Oriente. Non è un caso, dunque, che la ferrovia ipotizzata dall&#8217;Iran possa trovare un incardinamento geoeconomico nella <em><a href="http://www.occhidellaguerra.it/che-cose-la-nuova-via-della-seta/">Belt and Road Initiative </a></em>a trazione cinese.</p>
<p>Non a caso Pechino si è da tempo posta in prima fila tra i Paesi interessati a gestire la ricostruzione della Siria, mentre è risaputo che l&#8217;Iran rappresenti uno snodo cruciale per la piattaforma terrestre della &#8220;Nuova Via della Seta&#8221;. Dal suolo persiano si diramano importanti connessioni verso le repubbliche dell&#8217;Asia Centrale, il Pakistan e l&#8217;Afghanistan. Una ragnatela di infrastrutture, soprattutto ferroviarie, centrali per i progetti intercontinentali di Pechino.</p>
<p>Del resto, tra Cina e Iran esiste già, da diversi mesi, un&#8217;arteria di connessione. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-nuova-ferrovia-verso-teheran-la-sfida-cinese-alle-sanzioni-usa/" target="_blank">Come ha scritto Francesco Manta</a>, lo scorso 10 maggio è giunto in Iran &#8220;il nuovo treno partito da <strong>Bayannur</strong>, nella regione mongola autonoma della Cina, arrivato a Teheran in <strong>15 giorni</strong>, dopo aver percorso <strong>8352km</strong>, attraverso il <strong>Turkmenistan</strong> e il <strong>Kazakistan</strong>&#8220;.</p>
<p>Un semplice tratto di 30 chilometri potrebbe, dunque, contribuire a saldare la &#8220;Mezzaluna sciita&#8221; e ad avvicinarla alle rotte commerciali euroasiatiche. L&#8217;Iran inizia agendo in risposta a Israele e alla sua &#8220;ferrovia della pace&#8221;. Ma la geopolitica contemporanea corre ad alte velocità, e molto spesso lo fa in parallelo ai binari dei treni e a tutte le infrastrutture che fanno della connettività un fulcro strategico di enorme importanza.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-risponde-a-israele-pronta-una-ferrovia-per-connettere-la-mezzaluna-sciita.html">Adesso l&#8217;Iran risponde a Israele: una ferrovia per la mezzaluna sciita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Una nuova guerra nel 2018&#8221;  Il piano dell&#8217;esercito israeliano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/forze-armate-israele-guerra-nel-2018.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2018 11:33:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[idf]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>I vertici militari israeliani si preparano alla guerra. E potrebbe scoppiare anche nel 2018. Come ricordato dal Corriere della Sera, a  gennaio, Gadi Eisenkot aveva detto che le possibilità di un conflitto nel 2018 erano &#8220;quasi inesistenti&#8221;. Il capo di Stato Maggiore di Tel Aviv aveva però ricordato che a questa quasi assenza di possibilità che Israele fosse coinvolto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/forze-armate-israele-guerra-nel-2018.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/forze-armate-israele-guerra-nel-2018.html">&#8220;Una nuova guerra nel 2018&#8221;  Il piano dell&#8217;esercito israeliano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192815_25362345-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>I vertici militari israeliani si <strong>preparano alla guerra</strong>. E potrebbe scoppiare anche nel <strong>2018</strong>. Come ricordato dal <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.corriere.it/esteri/18_febbraio_18/altra-guerra-2018-l-incubo-stato-ebraico-corridoio-teheran-fino-mediterraneo-a9f839a0-14e9-11e8-81fe-8b94b4e31ffd.shtml">Corriere della Sera</a></em>, a  gennaio, <strong>Gadi Eisenkot</strong> aveva detto che le possibilità di un conflitto nel 2018 erano &#8220;quasi inesistenti&#8221;.</p>
<p>Il capo di Stato Maggiore di Tel Aviv aveva però ricordato che a questa quasi assenza di possibilità che Israele fosse coinvolto direttamente in un conflitto con i suoi nemici regionali, si contrapponeva anche un grande &#8220;ma&#8221; rappresentato dalla &#8220;reazione di una forza nemica a un&#8217; operazione israeliana per <strong>evitare il trasferimento di tecnologie militari agli avversari</strong>&#8220;. Il che si traduce in quello che poteva (e può tutt&#8217;ora) avvenire in Siria con i raid dell&#8217;aeronautica di Israele volti a colpire i convogli di Hezbollah e le basi iraniane e siriane considerate come avamposti per il trasferimento di mezzi militari e tecnologie dall&#8217;Iran al Libano.</p>
<p></p>
<p>Ma alle tiepide rassicurazioni di Eisenkot, risponde ora il generale <strong>Nitzan Alon</strong>, comandante delle operazioni delle Idf, che in una rara intervista rilasciata alla radio dell&#8217;esercito e riportata dal <em><a href="https://www.timesofisrael.com/top-general-says-idf-gearing-up-for-war-in-2018/">Times of Israel</a></em>, ha dichiarato: &#8220;<strong>Il 2018 ha il potenziale per l&#8217;escalation (del conflitto militare)</strong>, non necessariamente perché entrambe le parti vogliono iniziarlo, ma a causa di un progressivo deterioramento. Questo ci ha portato ad alzare il livello di preparazione&#8221;. E questo nasce, a detta del generale israeliano, dai grandi successi raggiunti dall&#8217;Iran e dagli alleati nella guerra di Siria, che ha creato una fitta rete di collegamento dall&#8217;Iran al Libano e che coinvolge tutte le milizie nemiche di Israele, anche in Palestina.</p>
<p>L&#8217;incubo di Israele, dunque, è solo uno: l&#8217;ormai noto <strong>corridoio sciita che colleghi Teheran al Mediterraneo</strong> e che unisca tutti gli Stati che compongono la sfera d&#8217;influenza iraniana. Un corridoio politico, economico e militare che è diventato, con la guerra in Iraq e in Siria un corridoio anche fisico, che collega attraverso la strade riconquistate dall&#8217;esercito siriano e da quello iracheno il confine dell&#8217;Iran con i maggior centri dei due Paesi in guerra e con il Libano. Questo è l&#8217;incubo israeliano e che unisce in un unico fronte<strong> Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita</strong>, i tre Paesi che si contrappongono alla crescita dell&#8217;influenza iraniana sul Medio Oriente, dall&#8217;Iraq allo Yemen, passando per la Siria e per il Libano e le comunità sciite del Golfo persico.</p>
<p></p>
<p><strong>James Mattis</strong>, il segretario alla Difesa americano, continua ad assicurare che <strong>il corridoio è ancora incompleto</strong> e utilizzato in maniera ridotta. Ma di fronte a queste &#8220;rassicurazioni&#8221; con i partner regionali, si nasconde in realtà una vera e propria inquietudine che si è tradotta anche nelle parole di <strong>Tillerson</strong> che durante il suo tour mediorientale, ha ribadito che l&#8217;obiettivo americano, adesso, è distruggere il sogno iraniano di potersi &#8220;muovere liberamente&#8221; dall&#8217;Iran al Mediterraneo. Per farlo, gli Stati Uniti possiedono un unico mezzo: <strong>il nord della Siria</strong>. Qui, dove si stanno confrontando turchi, siriani e curdi, il Pentagono ha l&#8217;unico strumento che può servire a interrompere il flusso uomini e mezzi che dall&#8217;Iran giunge in Siria. Ed è per questo che le forze armate statunitensi hanno sostenuto i curdi e adesso hanno deciso di scendere a patti con i turchi dopo l&#8217;avanzata nella provincia di Afrin. </p>
<p>Il compito americano non è facile. L&#8217;Iran, in questi anni, ha dato prova di sapersi muovere perfettamente nello scacchiere mediorientale utilizzando la sua rete di alleanze e una capacità militare forse anche sottovalutata dalla stessa Washington. E non è un caso che in questi mesi Israele abbia alzato il tiro nei confronti dell&#8217;avanzata della repubblica islamica iraniana in tutto il Medio Oriente. La vittoria di Assad, grazie al contributo della Russia, dell&#8217;Iran e delle milizie di Hezbollah, ha garantito non solo il mantenimento al potere di un alleato iraniano e di un avversario di Israele, ma ha soprattutto consolidato l&#8217;asse sciita, che se prima era meno netta, adesso è praticamente inossidabile. Per rompere questa struttura geopolitica, Israele e Stati Uniti (con il contributo saudita) hanno per ora cercato di usare i curdo-siriani, provocando però l&#8217;ira turca, e colpito in maniera più o meno chirurgica i movimento sospetti delle truppe in Siria. </p>
<p></p>
<p>Adesso però le cose stanno cambiando e per Israele il rischio è paradossalmente anche più alto. Se scatena una guerra, <strong>Tel Aviv potrebbe ritrovarsi a dover interagire con un fronte molto esteso</strong> che rischia di essere decisamente pericoloso per la pur potente Difesa israeliana. Se, come sostenuto dai vertici delle Idf, l&#8217;Iran ha veramente costruito questa rete di forze, la guerra potrebbe scatenare un effetto domino che <strong>coinvolgerebbe Siria, Libano e territori palestinesi</strong>, con il rischio di avere più fronti e anche interno. Gli Stati Uniti per ora hanno dimostrato una strategia poco chiara sul Medio Oriente che sta lasciando margini di manovra molto ampi a Israele, ma <strong>l&#8217;assenza di una leadership Usa che monitori il Medio Oriente e Israele, per ora colmata dalla Russia</strong>, potrebbe anche provocare un&#8217;escalation in cui gli Usa avrebbero meno voce in capitolo del previsto. Intanto, i raid in Siria e quelli a Gaza, quasi in contemporanea, dimostrano un fatto: per Israele, la guerra su due fronti è già cominciata.</p>
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		<title>Chi è il nuovo alleato di Hezbollah  pronto a combattere contro Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/milizie-irachene-hezbollah-guerra-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2018 14:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1002" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il capo della potente milizia irachena Harakat al-Nujaba si è impegnato a schierarsi con il suo alleato libanese, Hezbollah, se scoppierà una nuova guerra con Israele. Lo riporta il The Times of Israel. Il segretario generale del movimento, Akram al-Kaabi, ha visitato nel pomeriggio di ieri la tomba del massimo comandante di Hezbollah, Imad Mughniyeh, pseudonimo Haj &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/milizie-irachene-hezbollah-guerra-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1002" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170729213539_23912094-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il capo della potente milizia irachena <strong>Harakat al-Nujaba</strong> si è impegnato a schierarsi con il suo alleato libanese, <strong>Hezbollah</strong>, se scoppierà una nuova guerra con <strong>Israele</strong>. Lo riporta il <i><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.timesofisrael.com/iraqi-militia-vows-to-back-hezbollah-in-war-with-israel/">The Times of Israel</a></i>. Il segretario generale del movimento, <strong>Akram al-Kaabi</strong>, ha visitato nel pomeriggio di ieri la tomba del massimo comandante di Hezbollah,<strong> Imad Mughniyeh</strong>, pseudonimo Haj Radwan, per commemorare i dieci anni dalla sua morte avvenuta a Damasco. La commemorazione arriva durante la peggiore crisi militare fra Siria e Israele ma anche in una fase di estrema tensione fra Israele e Libano, con Hezbollah e le forze armate israeliane pronte a scendere di nuovo in guerra. Ma è una visita che dimostra anche l&#8217;assoluta solidità dell&#8217;<strong>asse sciita</strong> che da Teheran arriva nel Mediterraneo e dove le forze alleate dell&#8217;Iran hanno rinsaldato un&#8217;alleanza politica e militare che ora li porta ade essere tutti uniti in un fronte comune. Lo ha confermato al-Kaabi, che, a margine della cerimonia a Beirut, ha dichiarato: &#8220;Noi della resistenza irachena staremo con Hezbollah, e <strong>staremo con Hezbollah in ogni attacco israeliano o azione contro di essa</strong>&#8220;, dice Kaabi.</p>
<p>Un impegno che per gli iracheni equivale a onorare un patto siglato in questi anni fra le sabbie e le città della Siria e dell&#8217;Iraq e che vedrà Harakat al-Nujaba combattere con Hezbollah<strong> &#8220;in una sola fila, su un fronte unico, proprio come noi stavamo con loro su un singolo fronte in Iraq o in Siria&#8221;</strong>. Sia Harakat al-Nujaba che Hezbollah hanno combattuto al fianco delle truppe del governo siriano e di altre milizie alleate per cacciare l&#8217;Isis dalle principali città della Siria orientale l&#8217;anno scorso, tra cui Abu Kamal. Le due forze hanno dato un supporto estremamente importante alla Siria e ai suoi alleati e adesso si ritorvano a dover di nuovo pensare a una guerra, ma questa volta non con le bandiere nere del Califfato, ma con un avversario decisamente più forte.</p>
<p></p>
<p>La costruzione dell&#8217;asse mediorientale che si contrappone ai sogni di Israele rappresenta un mosaico di milizie diverse ma tutte unite da un avversario comune e da una sorta di vertice condiviso: l&#8217;<strong>Iran</strong>. L&#8217;<strong>Iraq</strong>, in questa guerra, ha rappresentato una vittoria politica per Teheran, che ha avuto la possibilità di risolvere il tentativo indipendentista del Kurdistan iracheno e ha creato le condizioni per il riconoscimento delle forze popolari sciite nella politica irachena. Oggi <strong>Baghdad</strong>, pur rimanendo comunque collegata alla coalizione internazionale, che ha contribuito alla liberazione dall&#8217;Isis in particolare con l&#8217;offensiva su Mosul, deve in ogni caso la sua sopravvivenza anche alle forze sostenute dall&#8217;Iran. Uno Stato che ha saputo gestire la guerra e le forze armate ad esso legate in maniera molto pragmatica e ottenendo un alleato di fondamentale importanza nello scacchiere mediorientale, come appunto l&#8217;Iraq. </p>
<p>In questa concitata fase della guerra in Siria, dove ormai è difficile anche capire quali siano i veri nemici e i motivi per cui si combatte, Israele sta cambiando radicalmente le dinamiche belliche. Finora i suoi raid sono stati chirurgici, mentre adesso ha dato il via a una campagna di bombardamenti a tappeto che hanno debellato circa metà della contraerea siriana. Queste azioni, unite alle crescenti tensioni con le forze libanesi di Hezbollah e con la convinzione che <strong>Siria</strong> e <strong>Libano</strong> compongano un fronte unico, comporta il rischio che da un incidente in Siria possa scatenarsi anche la guerra sul confine israelo-libanese. Un confine dove i motivi per muovere guerra, purtroppo, non mancano e dove la <strong>Russia</strong> sembra essere l&#8217;unica superpotenza realmente interessata a una tregua. Le continue visite in Libano di leader di altre forze mediorientali per sostenere Hezbollah dimostrano che <strong>Nasrallah</strong> non aveva torto quando affermava che una guerra con Israele &#8220;potrebbe aprire la porta a centinaia di migliaia di combattenti provenienti da tutto il mondo arabo e islamico per partecipare a questa lotta &#8211; da Iraq, Yemen, Iran, Afghanistan, Pakistan&#8221;. Non sarà una guerra uno contro uno, ma un incendio dalle proporzioni ancora poco quantificabili e che coinvolgerà tutto il Medio Oriente. Con una sola certezza: sarà più devastante dell&#8217;ultimo conflitto tra Israele e Libano.</p>
<p></p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-nostri-reporter-raccontano-violenze-sui-cristiani-nel-1493669.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-42557 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/02/bannerino-occhi.jpg" alt="bannerino-occhi" width="745" height="100" /></a></p>
<p>Cristiani nel mirino: è questo il tema dell&#8217;incontro del<strong> 20 febbraio</strong> durante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L&#8217;incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. <strong>I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308</strong></p>
<p></p>
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		<title>La Mezzaluna sciita è più forte (e adesso preoccupa Israele)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-mezzaluna-sciita-piu-forte-adesso-preoccupa-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Dec 2017 16:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzaluna sciita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Tutti i nodi vengono al pettine. Questione di tempo. Quando nell’ottobre del 2016 è iniziata l’offensiva su Mosul, l’entusiasmo dei media mainstream era alle stelle. Inehrent Resolve entrava nel vivo e l’appoggio Usa all’assalto iracheno contro la “capitale” dello Stato Islamico sembrava cosa buona e giusta: lo Stato Islamico, nato proprio a Mosul nella moschea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-mezzaluna-sciita-piu-forte-adesso-preoccupa-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171004202738_24520619-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Tutti i nodi vengono al pettine. Questione di tempo. Quando nell’ottobre del 2016 è iniziata l’offensiva su <strong>Mosul</strong>, l’entusiasmo dei media mainstream era alle stelle. Inehrent Resolve entrava nel vivo e l’appoggio Usa all’assalto iracheno contro la “capitale” dello <strong>Stato Islamico</strong> sembrava cosa buona e giusta: lo Stato Islamico, nato proprio a Mosul nella moschea sunnita di Al Nuri nel 2014, sarebbe stato cacciato una volta per tutte dall’Iraq.</p>
<p>Mese dopo mese però, i bollettini della grande coalizione hanno lasciato il posto al silenzio. L’onda emotiva è andata via via scemando, fino a relegare la guerra irachena contro l’Isis tra i conflitti periferici. Il filtro del disinteresse non si è rotto nemmeno nel luglio del 2017, quando Baghdad ha annunciato ufficialmente la liberazione della città. Non è stato un caso.</p>
<p>La guerra contro l’Isis combattuta in Iraq, nelle intenzioni occidentali era molto diversa da quella combattuta in Siria. Le armate irachene appoggiate da terra e dall’aria dalla coalizione a guida Usa servivano a controbilanciare la parallela guerra in Siria condotta dai russi e dalle forze pro Assad. La riconquista di Mosul, città strategica ma soprattutto simbolica, sostanzialmente avrebbe dovuto raggiungere tre obiettivi:</p>
<p>riprendere il controllo dell’Iraq del nordovest;mostrare al mondo che a combattere contro l’ISIS non c’erano solo i russi e il governo di Damasco;favorire il deflusso dei miliziani del Califfato in rotta verso ovest, cercando possibilmente di rendere complicate le cose alle forze pro Assad.</p>
<p>Tutti e tre gli obiettivi erano urgenti, soprattutto alla luce degli eventi militari che a partire dall’autunno del 2016 davano per certa la “reconquista” siriana e l’epilogo dello Stato Islamico, almeno come ente territoriale.</p>
<p>Soprattutto sul terzo punto, non c’era da farsi molti scrupoli. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://capx.co/chaos-and-order-in-a-changing-world/" target="_blank">Come riportato dal sito CapX</a>, ad agosto 2017 il decano della politica internazionale Kissinger aveva detto: “In Medio Oriente, il nemico del tuo nemico può essere tuo nemico”, confermando indirettamente che la sconfitta dell’Isis non avrebbe comportato automaticamente una vittoria per gli USA. In altri termini, la guerra americana contro il Califfato che fino al 2017 era rimasta sulla carta, serviva in realtà ad evitare una vittoria totale di Putin e soprattutto ad arginare il possibile “iranian radical empire” in tutta la regione.</p>
<p>Gli eventi reali si sono però rivelati diversi dai piani della Coalizione o meglio da quanto diffuso in Occidenti all’alba dell’offensiva irachena.</p>
<p>Dopo la fine del regime di Saddam Hussein, il peso della componente sciita a Baghdad è sensibilmente aumentato. Dalla dura repressione degli anni ’80-90 si è passati ad una vera e propria rivalsa contro le oligarchie legate al clan sunnita di Tikrit di cui Saddam faceva parte, sfociando in una guerra civile aperta.</p>
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<p><strong>È bene ricordare che l’Iraq, nella sua dimensione multietnica e multiconfessionale, è l’unico Paese arabo a maggioranza sciita</strong>. Questa sua peculiarità ne ha fatto oggetto di ossessiva attenzione da parte delle monarchie del Golfo e indirettamente dell’Occidente, che hanno eletto il regime di Saddam come un freno alla possibile tracimazione sciita e iraniana verso Ovest.</p>
<p>Il vero spettro per <strong>Israele</strong> del resto, è sempre stato l’integralismo sciita, che con la Repubblica Islamica nata nel ’79 a Teheran ha concretizzato la visione mistica dei seguaci di Alì, votati alla fusione teocratica fra mondo terreno e aldilà.<br />Se Saddam, Scud a parte, incarnava una minaccia fumosa, l’impero sciita non poteva essere sottovalutato. Non a caso Khomeini durante la guerra Iran-Iraq più volte aveva sentenziato  “La strada di Gerusalemme passa per Baghdad…”.</p>
<p>La necessità di chiudere un occhio dopo il recupero del Kuwait nel 1991, lasciando a un Saddam depotenziato il trono di Baghdad, nasceva proprio da questo.</p>
<p>La crescita degli sciiti dopo Iraqi Freedom è stata esponenziale. Molto è stato dovuto alla geniale intuizione USA con cui nell’immediato dopo-Saddam è stata disciolta l’ossatura dello Stato iracheno, fondato essenzialmente su partito Baath, forze armate e apparati di sicurezza. Nell’arco di pochi mesi tutto il Medio Oriente si è reso conto che ad una pentola pericolosa era stato tolto il coperchio.</p>
<p>Più di tutti ne ha preso atto il Consiglio di Cooperazione del Golfo, per cui le minoranze interne sciite in Arabia Saudita e Bahrein e gli sviluppi iracheni sono diventate una minaccia concreta.</p>
<p>Per capire l’evoluzione degli equilibri regionali, basta come esempio la città irachena di Falluja, già roccaforte sunnita simbolo della resistenza contro gli americani nel 2003.</p>
<p>A metà 2016, la liberazione dall’Isis compiuta dalle forze della coalizione si è trasformata rapidamente in un regolamento di conti tra la città sunnita (e collaborazionista del Califfato, ndr) e le milizie sciite sempre più presenti all’interno del rinnovato apparato militare iracheno. La consapevolezza americana di aver perso la pace dopo aver vinto la guerra, è andata progressivamente crescendo.</p>
<p>Se queste siano state le condizioni ideali per aiutare un embrione di insorgenza radicale sunnita, evoluto poi nello Stato Islamico, è ormai storia. Ciò che conta è che la guerra contro il Califfato sul fronte iracheno ha visto come protagonisti i potenziali nemici degli Usa di domani, dando corpo agli allarmi di Kissinger.</p>
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<p>La parte del leone spetta alle PMU, le Unità di Mobilitazione Popolare, di cui fanno parte, oltre alle diverse sigle paramilitari riconducibili ad Hezbollah, anche i miliziani dell’organizzazione Badr, ala del Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq, finanziata da più di trent’anni dall’Iran (l’attuale ministro degli interni Al Araji è membro dell’organizzazione, ndr).</p>
<p><a href="http://edition.cnn.com/2016/11/28/middleeast/iraq-shiite-militias-legal-sunni-outrage/index.html" target="_blank">Come riporta polemicamente CNN</a>, dal novembre 2016 le PMU sono diventate una forza militare riconosciuta legalmente dal parlamento iracheno, spostando verso Teheran il peso militare su cui può contare Baghdad.</p>
<p>La guerra a nord, una volta riconquistata Mosul, è stata presa in consegna proprio dalle Unità di Mobilitazione Popolare che hanno avuto un ruolo decisivo a novembre 2017 nella liberazione di Al Qaim, sponda irachena della siriana Abu Kamal. La città è la zip tra Siria e Iraq e il punto di snodo dello Stato Islamico sorto a cavallo dei due Paesi.</p>
<p>La conquista di fatto mette in un angolo quel che resta del Califfato ma oltre agli aspetti militari ha anche un grande significato politico: bilancia l’avanzata delle <strong>Syrian Democratic Forces</strong> filo americane verso i campi petroliferi a est di Deir Ezzor e stabilisce una continuità territoriale fra Iran e Siria, proprio attraverso l’Iraq.</p>
<p>Nell’ultimo anno l’avanzata delle forze sciite pro Assad verso il confine sud è stata fulminea, mettendo fine all’idea di un cuscinetto di protezione fra Siria e Iraq tanto caldeggiato da Israele. L’occupazione del posto di frontiera di <strong>Al Tanf</strong> sull’autostrada Damasco-Baghdad da parte delle forze speciali angloamericane a partire dall’estate 2016, era avvenuta proprio su questi presupposti.</p>
<p>Oggi a est del Golan, fatta eccezione per l’area del governatorato di Dar’a a ridosso dello Stato ebraico e appunto Al Tanf, tutta la frontiera fra Siria, Giordania e Iraq fino all’Eufrate è controllata da forze fedeli al governo di Damasco.</p>
<p>Da qui, la configurazione dell’asse che da Beirut arriva al Golfo Persico, unendo l’Oceano Indiano col Mediterraneo sotto l’egida di forze ostili a Israele e agli schemi classici dell’Occidente del secondo Dopoguerra.</p>
<p>Quanto successo al premier libanese <strong>Hariri</strong>, dimissionario in contumacia e obbligato ad uno stato di semilibertà a Riad, rientra appieno nello scenario. Arabia Saudita e Israele non possono permettersi una supremazia sciita in Medio Oriente e spingono affinché l’ultimo anello della catena (il Libano appunto), non finisca definitivamente sotto il controllo di Hezbollah e quindi dell’Iran. In questo senso, l’apertura verso la Siria del presidente libanese Aoun, è già da tempo un pessimo segnale per Tel Aviv.</p>
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<p>I frutti di una scellerata guerra imposta alla Siria però, per ora parlano chiaro. Chi ha voluto la guerra, potrebbe presto pagare salatissimo il fatto di non averla vinta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-mezzaluna-sciita-piu-forte-adesso-preoccupa-israele.html">La Mezzaluna sciita è più forte (e adesso preoccupa Israele)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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