La prima volta che Saad Hariri ha parlato di dimissioni si trovava in Arabia Saudita, appariva come terrorizzato in video e nel suo discorso alla nazione (letto però da Riad) annunciava volontà che non erano sue. Era il novembre del 2017: i sauditi hanno provato a scaricare un leader a loro vicino (Hariri, come il resto della famiglia, ha anche cittadinanza saudita) in quanto, nonostante sunnita, aveva all’interno del suo governo anche elementi sciiti. Oggi il discorso è diverso: il paese dei cedri è scosso da alcuni giorni da manifestazioni partite per via dell’implementazione delle tasse su beni di prima necessità ed anche sulle app di messaggistica istantanea. Provvedimenti questi poi ritirati, ma con la piazza oramai intenzionata a proseguire con le manifestazioni per esprimere il proprio intenso malcontento. Ed Hariri, questa volta, ha maturato autonomamente la scelta di dimettersi.

La nuova convulsa giornata di Beirut

Nella capitale libanese questa mattina i tumulti non sono stati soltanto nelle piazze e nelle strade dove, così come avviene da quasi due settimane, i cittadini sono radunati per proseguire con le proteste contro governo e classe politica. Anche all’interno dei palazzi governativi l’aria è quella tipica di una giornata intensa. Già dalle prime ore del mattino di questo martedì, da Beirut infatti sono giunte indiscrezioni circa la volontà del premier Hariri di dimettersi. Un paradosso o, se si vuole, una mera manifestazione della legge del contrappasso: Hariri, arrivato al potere per la prima volta nel 2005 grazie ai movimenti di piazza sorti dopo l’uccisione del padre Rafiq, adesso è destinato a segnare il passo proprio a causa delle manifestazioni. Una situazione che, nel giro di 14 anni, si è completamente capovolta.

Ma c’è chi, all’interno delle stanze del governo, ha provato a dissuaderlo. Come riportato da Agenzia Nova, sono stati diversi i collaboratori che, ascoltati durante le ore più lunghe della sua esperienza governativa, hanno consigliato ad Hariri di continuare. Non solo persone a lui vicine, anche altri esponenti di altri partiti hanno provato a convincere il premier a non gettare la spugna. Un tentativo però apparso vano quando, poco prima dell’ora di pranzo, la tv libanese ha annunciato un discorso di Saad Hariri alla nazione. Questa volta da Beirut e questa volta, forse, non scritto da altri.

Il discorso dimissionario di Hariri

Ed infatti, quando in Libano erano le 16:00, il premier è apparso in tv: volto teso, alle sue spalle una bandiera del Libano ed un’immagine del padre, Hariri ha quindi pronunciato un discorso tutto sommato breve ma importante. Il capo del governo ha confermato le proprie dimissioni dall’incarico: “Esaudisco le richieste popolari – ha affermato l’oramai ex premier libanese – penso che il governo sia arrivato in un vicolo cieco ed ora è necessaria una risposta positiva”.

Il suo incarico è stato rimesso dunque nelle mani del presidente Michael Aoun, in tanti già parlano di possibili elezioni anticipate entro poche settimane. La piazza ha ovviamente accolto con giubilo l’annuncio delle dimissioni da parte di Saad Hariri, anche se la tensione non è destinata a smorzarsi. Probabilmente le manifestazioni potrebbero dilungarsi fino a quando non verranno stabilite nuove consultazioni.

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