In Libano è arrivata un’importante svolta nella crisi politica che oramai da due mesi sta paralizzando il paese dei cedri. Il presidente della repubblica, Michel Aoun, ha infatti individuato la figura a cui affidare il mandato di primo ministro dopo le dimissioni, a fine ottobre, di Saad Hariri. Si tratta, in particolare, di Hassan Diab. Professore ed ex ministro dell’istruzione, potrebbe essere lui dunque a traghettare il Libano in questa delicata fase storica.

Le proteste di piazza

Da Beirut a Tiro, da Tripoli alle zone orientali del paese: il Libano ad ottobre è sceso in piazza per chiedere non solo la fine del governo Hariri, bensì anche un completo rinnovamento della classe politica. A far scoppiare le proteste sono state alcune leggi che hanno introdotto nuove tasse, tra cui anche quella sulle chat di messaggistica istantanea. La popolazione non ha gradito, preda com’è di un tenore di vita sempre più complicato figlio di un’economia ancora più malandata. Nonostante l’immediato ritiro della legge da parte dell’esecutivo, le proteste sono andate avanti. Si è trattato quasi sempre di manifestazioni pacifiche, tuttavia non sono mancate le tensioni e né tanto meno gli scontri specie quando sono stati organizzati blocchi stradali. Molti cittadini, radunati sotto le insegne della bandiera nazionale e senza alcun vessillo di partito, hanno così manifestato la propria insofferenza.

A fine ottobre, per via di una situazione di costante paralisi all’interno del paese, Saad Hariri ha deciso di rassegnare le dimissioni. E questo nonostante diversi alleati di governo hanno fino all’ultimo provato a farlo desistere. Hariri era a capo di un esecutivo di unità nazionale, formato sia dai partiti rappresentanti la comunità sunnita, sia dalle formazioni cristiano maronite, così come dagli sciiti. Tra questi ultimi, spiccava soprattutto la presenza di Hezbollah, il partito che Israele e Stati Uniti considerano terrorista e braccio di Teheran nella regione. Dai cristiani e dagli sciiti sono arrivati gli appelli più importanti affinché Hariri continuasse la opera di governo. Molto era infatti il timore di veder destabilizzato un paese dagli equilibri sempre precari. Dopo l’addio di Hariri, le proteste sono comunque andate avanti: i cittadini hanno chiesto la nomina di un premier “al di sopra di ogni sospetto”.

Come si è arrivati alla nomina di Diab

L’oramai ex premier libanese, figlio di quel Rafiq Hariri ucciso nel 2005 alla cui morte ha fatto seguito la prima stagione di manifestazioni conosciuta dal Libano in questo inizio di secolo, ha provato a succedere a sé stesso. Infatti, fino a pochi giorni fa Saad Hariri ha proposto un governo esclusivamente tecnico in grado di traghettare il paese fuori dallo stallo e programmare alcune riforme prima delle elezioni. La proposta, come ha spiegato su InsideOver Futura D’Aprile, però non ha attecchito all’interno della classe politica. I partiti, in caso di formazione di un governo tecnico, si sarebbero imbattuti nel rischio di far saltare i delicati equilibri politici che reggono il Libano oramai da anni. Lo stesso Movimento Futuro, il partito di Hariri, si è mostrato spaccato sull’idea di ridare il mandato al premier uscente.

Tramontata anche l’idea di elezioni anticipate, ecco che in parlamento alcune formazioni hanno rotto gli indugi e fatto passare una proposta: con 69 voti su 128 parlamentari, è passata la proposta di nominare Hassan Diab. A sostenerlo sono stati soprattutto i partiti sciiti Hezbollah ed Amal, oltre che i cristiani del Movimento dei Patrioti Liberi. Via libera al suo nome anche da cinque parlamentari sunniti. Si è manifestato contrario alla sua nomina invece il partito di Hariri, con lo scontro parlamentare dunque che potrebbe nuovamente portare alla polarizzazione del contesto politico libanese. Intanto, preso atto dell’esito del voto dei deputati, Aoun nelle scorse ore ha provveduto a conferire ufficialmente l’incarico a Diab. Il quale adesso è chiamato nel difficile compito di dare un governo al Libano.

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