L’offensiva governativa su Idlib oramai sta avendo una portata molto più ampia di quanto previsto: non solo è stata ripresa la cittadina di Maraat Al Numan, la seconda più grande della provincia dopo il capoluogo, ma i soldati fedeli al presidente Assad stanno avanzando anche a sud di Aleppo e lungo la strategica autostrada M5. L’attacco contro l’ultimo bastione islamista in Siria sta dunque proseguendo e la svolta, su questo fronte, sembra molto vicina.

Le avanzate delle ultime ore

Nei giorni scorsi su InsideOver abbiamo raccontato di quanto stava accadendo attorno la città di Maraat Al Numan: posta nella parte meridionale della provincia di Idlib, lungo l’autostrada M5, il suo territorio è stato interamente circondato grazie alle avanzate dell’esercito partite subito dopo la prima metà di gennaio. E tra lunedì a martedì quanto previsto si è poi verificato: di fronte all’evidente impossibilità di tenere la città, i gruppi islamisti che la controllavano da anni hanno preferito indietreggiare. In tal modo, l’esercito di Damasco è potuto rientrare a Maraat Al Numan senza cimentarsi in una possibile tanto vasta quanto cruenta guerra urbana. Riposta la bandiera siriana nella seconda città della provincia di Idlib, i soldati hanno poi continuato con le avanzate, sfruttando la stallo generale venutosi a creare tra le difese nemiche.

E così, uomini e mezzi dell’esercito hanno continuato a guadagnare territorio spingendosi anche più a nord. In particolare, le ultime notizie parlano di una veloce risalita proprio lungo la M5, con le avanguardie delle truppe governative oramai a 4 km da Saraqib. Quest’ultima è un’altra strategica città della provincia di Idlib: posta tra Maraat Al Numan ed Aleppo, è qui che convergono sia la M5 che l’altra grande arteria siriana, l’autostrada M4, la stessa che conduce ad Idlib. A breve Saraqib potrebbe essere nel mirino dell’esercito sia da sud, con i soldati che avanzano da Maraat Al Numan, che da nord. Infatti, nelle stesse ore dell’offensiva sopra descritta nella periferia di Aleppo i governativi hanno iniziato ad avanzare rompendo le difese islamiste a sud della capitale economica siriana.

Il possibile “scambio” tra Russia e Turchia

La velocità con la quale l’esercito sta avanzando tra Idlib ed Aleppo sta sorprendendo forse gli stessi siriani. Damasco ha sempre guadagnato terreno “lentamente” nell’ultima provincia rimasta fuori dal proprio controllo, questo principalmente per il “consiglio” della Russia la quale a sua volta ha sempre mediato con un attore molto influente nell’area, la Turchia. Ankara ad Idlib ha diversi gruppi che rispondono ai propri ordini, in quanto finanziati ed addestrati dalle proprie forze di sicurezza. Dunque, un’avanzata da queste parti non può non avvenire senza che tra Mosca e la capitale turca venga instaurato un filo comunicativo diretto. Anche perché Erdogan ha sempre avuto il timore che un’offensiva ad Idlib potesse generare un nuovo flusso di profughi verso il proprio confine. Per questo in passato, quando da Damasco si accennava ad un’avanzata in profondità, alcuni miliziani tornavano a sfoderare armi anticarro nuove e munizioni appena giunte probabilmente dalla stessa Turchia.

Adesso invece i gruppi islamisti ad Idlib appaiono, specialmente lungo la M5, vicini ad un vero e proprio collasso. Non riescono più a difendere consolidate postazioni a sud di Aleppo, mentre da Maraat Al Numan sono dovuti repentinamente scappare. La strategia siriana, unita ai bombardamenti sia russi che degli stessi siriani, ha un grande ruolo in tutto questo. Ma l’impressione è che ai miliziani non siano più arrivati né ordini e né rifornimenti. Inoltre, dalla provincia di Idlib la Turchia ha “pescato” nelle ultime settimane almeno 2.600 islamisti pagati per andare a combattere a Tripoli al fianco delle forze pro Al Sarraj. Una simile iniziativa non solo ha tolto forze importanti ai gruppi anti Assad in un momento in cui l’esercito iniziava a premere, ma ha anche chiaramente fatto capire che la Turchia potrebbe considerare prioritario al momento il fronte libico e chiuso invece quello siriano.

La Russia, che con Ankara dal 2016 ha rapporti molto stretti tanto da aver scritto assieme ad Erdogan diverse tregue in Siria, ha sempre sostenuto l’importanza dell’integrità territoriale di Damasco. E dunque, in poche parole, che anche Idlib prima o poi deve rientrare all’interno del controllo del governo di Assad. Per arrivare a questo risultato però, come detto, è impossibile non passare per un accordo con la Turchia. Da qui l’ipotesi, sempre più viva, dello “scambio” lungo l’asse tra Mosca ed Ankara: Erdogan lascia fare ad Idlib, mentre Putin lascia che i turchi mettano gli scarponi a Tripoli. Un intreccio che, di conseguenza, metterebbe sullo stesso piano il dossier siriano e quello libico.

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