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	<title>Guerra in Yemen Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 25 Nov 2024 13:43:49 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Guerra in Yemen Archives - InsideOver</title>
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		<title>Arabia Saudita vs Emirati, il fronte sunnita destinato a spaccarsi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/arabia-saudita-vs-emirati-il-fronte-sunnita-destinato-a-spaccarsi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 13:24:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arabia Saudita" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-600x307.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-1024x524.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-768x393.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-1536x786.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da alleate di ferro a possibili rivali: la contrapposizione tra Riad e Abu Dhabi potrebbe ridisegnare il futuro del Medio Oriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/arabia-saudita-vs-emirati-il-fronte-sunnita-destinato-a-spaccarsi.html">Arabia Saudita vs Emirati, il fronte sunnita destinato a spaccarsi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arabia Saudita" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-600x307.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-1024x524.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-768x393.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241106225416622_7a79d6b7625d7de7eefe29704301db2d-e1732542203322-1536x786.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In principio fu la <strong>Nato araba</strong>, creatura tirata fuori nel 2015<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/punto-la-guerra-nello-yemen.html"> in funzione anti Houthi in Yemen</a> e in funzione anti iraniana a livello regionale. Poi, via via, la coalizione, per la verità corrispondente più a una<strong> Nato sunnita</strong>, ha cominciato a perdere pezzi. Prima il <strong>Qatar</strong>, destinatario nel 2017 di un embargo da parte dell&#8217;Arabia Saudita e degli alleati regionali dei Saud. Poi il <strong>Sudan</strong> che, nel 2019, ha subito un golpe in grado di detronizzare Al Bashir. Infine, la sensazione che una vera e propria alleanza sunnita non sia mai del tutto esistita si è avuta lì dove tutto era iniziato, in Yemen. Qui i due pilatri della coalizione, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, hanno preso strade diverse mai del tutto riunite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Yemen, Sudan, Africa: gli interessi contrapposti di Riad e Abu Dhabi</h2>



<p>In Yemen sia i <strong>Saud</strong> sia la famiglia <strong>Al Nayhan</strong>, titolare de facto della federazione emiratina, sono contro gli Houthi. Dopo il cessate il fuoco del 2022, sia Riad sia Abu Dhabi hanno continuato a non riconoscere il movimento sciita vicino all&#8217;Iran come organo di governo di Sana&#8217;a, capitale yemenita controllata dagli Houthi dal 2014. Tuttavia, i due Paesi sono su fronti contrapposti per quanto riguarda il sostegno alle forze locali: l&#8217;Arabia Saudita, in particolare,<strong> appoggia il Governo guidato dal presidente Hadi</strong> fino al 2022 (anno delle sue dimissioni a cui però non ha fatto seguito la nomina di un successore), gli Emirati invece donano soldi e armi ai <strong>separatisti del Sud</strong> che controllano parte di Aden. Non si tratta di un dettaglio di poco conto: l&#8217;appoggio ai separatisti di Aden ha contribuito parzialmente all&#8217;insuccesso dell&#8217;azione guidata dai Saud e ha fatto uscire gli emiratini dalla coalizione un tempo nota come Nato araba. L&#8217;attivismo di Abu Dhabi è ancora più marcato lungo l&#8217;altra sponda del Mar Rosso: in Sudan in particolare, il Governo del presidente sultano Mohammed bin Zayed Al Nahyan sta armando e sostenendo le <strong>Rsf</strong>, le forze di sostegno rapido guidate dal generale Hemeti Dagalo. Le stesse accusate di avere all&#8217;interno ex miliziani <strong>janjaweed</strong>, ossia i &#8220;demoni a cavallo&#8221; autori di massacri nel Darfur a inizio secolo e anche oggi accusate di persecuzioni contro le minoranze masalit e fur. Al contrario, Riad è molto più vicina all&#8217;altra parte del conflitto sudanese, quella delle forze regolari guidate dal generale<strong> Al Buhran</strong>. </p>



<p>C&#8217;è poi, oltre al Sudan, l&#8217;intero contesto africano. Qui il governo di Abu Dhabi sta investendo svariati miliardi di dollari in molti Paesi, compresi quelli del Sahel, e in molti settori. Per dare un&#8217;idea, il livello di investimenti emiratini in Africa è secondo soltanto a quello cinese. I Saud, al contrario, appaiono molto indietro su questo fronte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una forte competizione regionale</h2>



<p>Le contrapposizioni tra i due Paesi del Golfo sono destinate ad avere un impatto molto forte negli equilibri del Medio Oriente. Sono lontani i tempi in cui la regione veniva rappresentata spaccata tra sunniti e sciiti. Dopo gli accordi tra Arabia Saudita e Iran mediati dalla Cina nel marzo del 2023, oggi la rivalità tra Riad e Teheran appare meno marcata. Al contrario, i<strong>l braccio di ferro più importante potrebbe riguardare il fronte interno al mondo sunnita. </strong> I sauditi stanno investendo molto per recuperare terreno sul soft power e sugli investimenti finanziari, con il principe ereditario <strong>Mohammad bin Salman</strong> che aspira a fare di Riad l&#8217;hub commerciale ed economico del Medio Oriente. Ma si tratta della stessa ambizione inseguita da tempo da Mohammad bin Zayed a suon di petrodollari e con una politica estera molto attiva dal Mediterraneo all&#8217;Oceano Indiano.</p>



<p>Le due strade di Riad e Abu Dhabi potrebbero non viaggiare sempre in parallelo ma, al contrario, scontrarsi nei vari campi dove la rivalità è sempre più forte. Una rivalità con cui il Medio Oriente che verrà, quello che prima o poi assisterà alla fine della guerra a Gaza e in Libano, dovrà fare i conti.</p>
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		<title>Gli Usa attaccano lo Yemen con i bombardieri invisibili B-2: bombe sugli Houthi, messaggio all&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-attaccano-lo-yemen-con-i-bombardieri-invisibili-b-2-bombe-sugli-houthi-messaggio-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 10:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Bombardiere B-2]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie houthi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I B-2 Usa attaccano in Yemen: bombe sugli Houthi, messaggio all'Iran. Lo bombe che penetrano qualsiasi bunker incoraggiano Netanyahu.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-attaccano-lo-yemen-con-i-bombardieri-invisibili-b-2-bombe-sugli-houthi-messaggio-alliran.html">Gli Usa attaccano lo Yemen con i bombardieri invisibili B-2: bombe sugli Houthi, messaggio all&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017122345283_a352a6289bd8d5d4f0f68bb9729a2978-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le <strong>bombe cadono sugli Houthi</strong> ma il messaggio è per l&#8217;<strong>Iran: Washington non è disposta a lasciare il Medio Oriente</strong> e certamente ancor meno disposta a rinunciare a contenere le ambizioni della Repubblica Islamica. <strong><a href="https://nationalinterest.org/blog/reboot/b-2-bomber-how-americas-most-expensive-bomber-became-legend-209640">L&#8217;uso dei bombardieri</a> stealth </strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/bombardieri-b-2-schierati-in-europa-continentale-cosa-ce-dietro-la-mossa-usa.html"><strong>B-2 Spirit</strong> </a>per colpire i depositi d&#8217;armi sotterranei dei guerriglieri yemeniti che operano contro il traffico navi nel Mar Rosso, e sono stati spesso sostenuti dall&#8217;Iran, segna un salto di qualità nell&#8217;impegno di Washington nell&#8217;<strong>Operazione Prosperity Guardian</strong> e indica che le forze armate a stelle e strisce sono pienamente coinvolte nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un segnale all&#8217;Iran: i B-2 contro i bunker degli Houthi</h2>



<p>Messaggio, appunto, dirompente nei giorni in cui gli Usa negoziano con <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/altri-caccia-e-missili-dagli-usa-a-israele-per-combattere-a-gaza-e-trattare-con-liran.html">Israele possibili &#8220;linee rosse&#8221;</a></strong> sugli attacchi che Benjamin Netanyahu starebbe studiando contro siti militari iraniani dopo i raid su Tel Aviv dei missili di Teheran. <strong>Il B-2 Spirit,</strong> aereo dal costo di oltre un miliardo di dollari di cui gli Usa possiedono 19 esemplari, è un bombardiere invisibile ai radar, utilizzabile sia per trasportare il deterrente atomico strategico sia<strong> bombe altamente penetranti</strong>. Il <a href="https://www.nytimes.com/2024/10/17/us/politics/houthis-strike-stealth-bombers.html"><em>New York Times</em> ricorda</a> che i B-2 dovrebbero essere decollati con ogni probabilità dalla base aerea di Whiteman (Missouri) e riforniti in volo per raggiungere lo Yemen.</p>



<p><strong>Appare possibile che gli Houthi</strong> siano stati colpiti nelle loro roccaforti montane con armamenti come la bomba anti-bunker <strong>GBU-57 MOP</strong> <strong>(Massive Ordnance Penetrator), capace di portare una carica di quasi 2,5 tonnellate di esplosivo</strong> bucando colate di cemento profonde anche 60 metri. La MOP è trasportabile solo dal B-2, tornato in azione a oltre sette anni e mezzo dalla missione del 18 gennaio 2017, quando due bombardieri partiti dagli Usa colpirono con 108 bombe guidate da 230 kg un campo di addestramento dell&#8217;Isis a Sirte, in Libia, restando in volo complessivamente<a href="https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2018/07/william-langewiesche-b-2-stealth-bomber/561719/"> per 33 ore consecutive grazie ai rifornimenti.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">La deterrenza contro l&#8217;Iran e le mosse di Netanyahu</h2>



<p>La natura di deterrente anti-iraniano dell&#8217;offensiva in Yemen è stata ben esplicitata dal Pentagono e dal Segretario per la Difesa dell&#8217;amministrazione Biden, <strong>Lloyd Austin</strong>, che nel comunicato ufficiale hanno ricordato la &#8221;&nbsp;capacità degli Stati Uniti di colpire strutture che i nostri avversari cercano di tenere fuori dalla portata,&nbsp;non importa quanto siano profondamente sepolte, rinforzate o fortificate&#8221;. <a href="https://www.twz.com/air/b-2-spirits-just-sent-a-very-ominous-message-to-iran-that-only-they-can">E <em>The War Zone</em> </a>indica che questo vuol dire che gli Usa sono capaci di bombardare, potenzialmente, ognuno dei complessi asset fortificati a disposizione dell&#8217;Iran. Essi, nota il portale, &#8220;includono centri di comando e controllo e&nbsp;<a href="https://www.twz.com/37440/iran-now-has-automated-missile-launching-magazines-for-its-underground-bases">strutture di lancio</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.twz.com/28292/latest-video-of-irans-bond-villain-like-ballistic-missile-lairs-shows-key-new-detail">stoccaggio di missili</a>&nbsp;,&nbsp;<a href="https://www.twz.com/iran-unveils-underground-fighter-caves-housing-f-4-phantoms">nonché aree di stoccaggio di aeromobili</a>&nbsp;, scavate nelle montagne. E, soprattutto, <a href="https://www.twz.com/iranian-underground-nuclear-facility-may-be-a-hard-target-for-americas-biggest-bunker-busters">&#8220;siti estremamente rinforzati correlati al programma nucleare iraniano</a>&#8220;. </p>



<p>Insomma, Washington attacca in Yemen, manda un avvertimento a Teheran e, implicitamente, <strong>rafforza la solerzia di Tel Aviv</strong> nel suo confronto muscolare con l&#8217;Iran. La motivazione potrebbe essere quella di <strong>spingere Israele a scegliere bersagli mirati</strong> nei suoi possibili raid, facendo capire che gli Usa sono pronti a colpire i target più preziosi in caso di estrema necessità. Ma l&#8217;uso dei B-2 potrebbe, al contempo, anche ringalluzzire Netanyahu facendogli pensare di avere gli Usa alle spalle in qualsiasi caso. Invitandolo così <a href="https://it.insideover.com/guerra/f-35-sui-terminal-petroliferi-o-attacchi-cyber-agli-impianti-nucleari-gli-scenari-della-risposta-di-israele-alliran.html">al colpo grosso </a>nella sua azione anti-Teheran.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-attaccano-lo-yemen-con-i-bombardieri-invisibili-b-2-bombe-sugli-houthi-messaggio-alliran.html">Gli Usa attaccano lo Yemen con i bombardieri invisibili B-2: bombe sugli Houthi, messaggio all&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi è Tim Walz, l&#8217;anti-guerra in Iraq e Siria che ora corre con Kamala Harris</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chi-e-tim-walz-lanti-guerra-in-iraq-e-siria-che-ora-corre-con-kamala-harris.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2024 12:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1412" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tim Walz" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-600x441.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-1024x753.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-768x565.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-1536x1130.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalle posizioni contro la guerra in Iraq e in Siria alla corsa alla Casa Bianca con la Harris. Ecco chi è Tim Walz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-tim-walz-lanti-guerra-in-iraq-e-siria-che-ora-corre-con-kamala-harris.html">Chi è Tim Walz, l&#8217;anti-guerra in Iraq e Siria che ora corre con Kamala Harris</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1412" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tim Walz" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-600x441.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-1024x753.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-768x565.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240820010626357_1e3ad0a740e1d58a9506ec75c82eef46-1536x1130.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 2013, quando il presidente Barack Obama considerava l&#8217;idea di bombardare la Siria in risposta alle accuse di uso di armi chimiche da parte del regime di Bashar al-Assad, il rappresentante democratico<strong> Tim Walz</strong>, del Minnesota, prese una decisione insolita. Rappresentante di un distretto rurale nel Sud del Minnesota, Walz si recò presso un negozio di alimentari locale e chiese a ogni cliente che usciva dal negozio se fosse favorevole a un bombardamento in Siria. Ogni singola persona rispose negativamente.</p>



<p>Questo episodio colpì profondamente Walz, tanto che raccontò la storia in seguito. La risposta unanime della sua comunità lo fece riflettere sul fatto che i suoi elettori non desideravano ulteriori interventi militari. Questa consapevolezza influenzò notevolmente il suo voto contro l&#8217;intervento in Siria e contribuì a modellare la sua evoluzione come fermo difensore dei poteri di guerra del Congresso.</p>



<p>Durante il suo mandato al Congresso,<strong> Walz, ora candidato alla vicepresidenza con Kamala Harris</strong>, si è distinto come un fervente sostenitore della necessità di limitare i poteri presidenziali in materia di guerra. Già candidato alla Camera nel 2006 con una piattaforma contro la guerra in Iraq, Walz ha partecipato attivamente a diversi sforzi per evitare che gli Stati Uniti intraprendessero una nuova guerra in Siria e ha co-sponsorizzato ogni risoluzione sui poteri di guerra che mirava a rafforzare l&#8217;autorità del Congresso sul ruolo degli Stati Uniti nella guerra in Yemen.</p>



<p><strong>La candidatura di Walz e Harris</strong> segna una novità nella storia politica americana, con una ticket presidenziale unito nel sostenere interpretazioni legali che limitano i poteri di guerra presidenziali. Dopo il disastro della guerra in Iraq, i democratici hanno assunto posizioni più decise contro la nozione dell&#8217;amministrazione Bush di poteri presidenziali illimitati in tempo di guerra. Tuttavia, durante l&#8217;amministrazione Obama, pur adottando un approccio più limitato, non si rinunciò ai poteri espansivi ereditati dai precedenti. Al contrario, Walz e Harris hanno preso posizioni chiare a favore dell&#8217;uso della legislazione per limitare tali poteri.</p>



<p>Entrambi hanno sostenuto la Risoluzione sui Poteri di Guerra in Yemen del 2019, che ha rappresentato una svolta storica essendo la prima del genere ad essere approvata da entrambe le camere del Congresso. Questa risoluzione obbligava il presidente a ritirare le truppe statunitensi da qualsiasi ostilità in Yemen non autorizzata dal Congresso. Tale legislazione <strong>sottolineava l&#8217;importanza del ruolo costituzionale del Congresso</strong> nella decisione di entrare in guerra, limitando il potere esecutivo e prevenendo interventi militari non approvati.</p>



<p>Il percorso politico di Walz, tuttavia, non è stato privo di evoluzioni. Inizialmente, durante la guerra in Libia nel 2011, sostenne l&#8217;intervento, ma col tempo riconobbe l&#8217;errore, soprattutto dopo che lo stesso Obama definì l&#8217;intervento il &#8220;peggior errore&#8221; della sua presidenza. Questa esperienza rafforzò la convinzione di Walz nella necessità di limitare i poteri di guerra presidenziali, portandolo a sostenere la revoca e la riformulazione delle Autorizzazioni all&#8217;Uso della Forza Militare (AUMF) del 2001 e 2002, leggi che hanno giustificato la &#8220;guerra al terrore&#8221; in diversi paesi senza ulteriore approvazione del Congresso.</p>



<p>Oggi, con la guerra in Gaza e il coinvolgimento degli Stati Uniti in Yemen, la questione dei poteri di guerra è più rilevante che mai. La candidatura di Walz e Harris offre speranza a coloro che sostengono una politica estera americana più pacifica e rispettosa della costituzione. Tuttavia, resta da vedere se, una volta al potere, manterranno le loro posizioni o se le dinamiche politiche li porteranno a rivedere il loro approccio.</p>



<p>In sintesi, Tim Walz, da soldato della Guardia Nazionale a difensore dei poteri di guerra del Congresso, rappresenta un esempio di come le esperienze personali e la volontà di ascoltare i propri elettori possano influenzare profondamente le scelte politiche, soprattutto in un campo delicato come la politica estera e la guerra.</p>
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		<title>Le inutili bombe sullo Yemen hanno sabotato la pace Riad-Houti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-inutili-bombe-sullo-yemen-hanno-sabotato-la-pace-riad-houti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 15:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Forze di sicurezza yemenite schierate contro Aqap (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli attacchi aerei contro lo Yemen &#8220;fermeranno gli Houti? No. Continueranno? Sì&#8221;. Così Biden interpellato sulla missione militare nel Mar Rosso. Dichiarazioni &#8220;sorprendenti&#8221;, scrive Daniel DePetris su&#160;Newsweek, &#8220;se non altro perché Biden ha ammesso che i raid non stanno producendo l&#8217;effetto desiderato. Ci si domanda perché l’amministrazione ritiene che sia saggio perseverare in una politica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-inutili-bombe-sullo-yemen-hanno-sabotato-la-pace-riad-houti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-inutili-bombe-sullo-yemen-hanno-sabotato-la-pace-riad-houti.html">Le inutili bombe sullo Yemen hanno sabotato la pace Riad-Houti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Forze di sicurezza yemenite schierate contro Aqap (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli attacchi aerei contro lo Yemen &#8220;fermeranno gli Houti? No. Continueranno? Sì&#8221;. Così <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biden </a>interpellato sulla <strong>missione militare nel Mar Rosso</strong>. Dichiarazioni &#8220;sorprendenti&#8221;, scrive Daniel DePetris su&nbsp;<a href="https://www.newsweek.com/us-policy-houthis-definition-insanity-opinion-1867931" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Newsweek</a>, &#8220;se non altro perché Biden ha ammesso che i raid non stanno producendo l&#8217;effetto desiderato. Ci si domanda perché l’amministrazione ritiene che sia saggio perseverare in una politica che si sta rivelando inefficace e potrebbe addirittura innescare quell’escalation regionale che sembra voler prevenire&#8221;.</p>



<p>&#8220;Biden non lo ha spiegato. Ma è comunque un atto d’accusa nei confronti della politica estera americana in generale e un ottimo esempio di come i<strong> politici statunitensi siano spesso guidati da impulsi emotivi </strong>invece che da calcoli a sangue freddo&#8221;.</p>



<p>È evidente, continua DePetris, che &#8220;gli attacchi statunitensi non riescono a ottenere nulla oltre l’aspetto tattico&#8221;. Peraltro, ricorda che, dopo i primi raid dell&#8217;11 gennaio (i più massivi), &#8220;Biden ha dichiarato che&nbsp;<a href="https://www.whitehouse.gov/briefing-room/presidential-actions/2024/01/12/letter-to-the-speaker-of-the-house-and-president-pro-tempore-of-the-senate-consistent-with-the-war-powers-resolution-public-law-93-148-10/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avrebbero degradato e scoraggiato</a>&nbsp;ulteriori attacchi&#8221;: non è andata così.</p>



<p>Gli Houti &#8220;non hanno dimostrato nessuna volontà di cambiare la loro politica. I raid statunitensi non stanno fallendo solo come strategia di deterrenza, ma anche come strategia di coercizione, cioè nel costringere l’altra parte a influenzare il suo processo decisionale per forzarlo a un accordo&#8221;.</p>



<p>DePetris ricorda che gli Houti hanno iniziato ad attaccare la navi dirette verso i porti israeliani per far pressione su Israele affinché <strong>consenta l&#8217;accesso degli aiuti ai palestinesi di Gaza</strong> (e la fine della guerra, specifica decisiva non sottolineata nell&#8217;articolo). Tale determinazione &#8220;non è cambiata di una virgola&#8221;. Anzi,&nbsp;<a href="https://www.ispionline.it/en/publication/yemens-anti-houthi-forces-united-against-attacks-divided-on-red-sea-security-157314" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come sottolinea l&#8217;ISPI</a>, la causa palestinese ha unito ciò che prima era diviso, compattando attorno agli Houti le fazioni yemenite che in precedenza gli erano ostili.</p>



<p>Non solo, &#8220;anche l’idea che gli attacchi statunitensi potrebbero eliminare o compromettere seriamente la capacità degli Houthi di infliggere danni è problematica&#8221;. Infatti, &#8220;per quanto capace sia la comunità dell’intelligence statunitense, non ha un quadro completo di dove gli Houthi immagazzinino e producano l&#8217;equipaggiamento militare&#8221;. E anche l&#8217;idea di chiudere i canali segreti attraverso i quali gli Houti si approvvigionano non è affatto realistica, secondo DePetris, infatti, chiuso un canale, ne apriranno altri.</p>



<p>&#8220;In parole povere&#8221;, chiosa DePetris, &#8220;la politica statunitense contro gli Houthi è&nbsp;<strong>la definizione stessa della follia: fare sempre la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso</strong>&#8220;. L&#8217;unico modo per porre fine agli attacchi e riaprire la via di navigazione del Mar Rosso, conclude il cronista, è quella di usare &#8220;le risorse diplomatiche necessarie per porre fine alla guerra a Gaza il prima possibile&#8221;.</p>



<p>Interessante, sulla crisi yemenita, anche l&#8217;articolo di James Russel pubblicato su<a href="https://responsiblestatecraft.org/are-us-airstrikes-houthis-working/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;Responsible Statecraft</a>&nbsp;dal titolo: &#8220;La guerra delle bombe, un feticcio americano e un flagello globale&#8221;. Secondo Russel, la strategia dispiegata in Yemen ricorda quella usata per contrastare il terrorismo internazionale.</p>



<p>Come quella, infatti, anche questa è &#8220;una guerra senza nessuna cronologia apparente, dove l’applicazione della forza ha parametri di riferimento indefiniti, circostanza che suggerisce che potremmo lanciare bombe e missili indefinitamente o fino a quando le munizioni non saranno esaurite, senza nessuno scopo strategico&#8221;.</p>



<p>&#8220;<strong>Non abbiamo imparato nulla dalle nostre follie degli ultimi 25 anni</strong>, nel corso dei quali ci siamo dimostrati incapaci di connettere con chiarezza fini, modi e mezzi nel momento decidere quando e in quali circostanze usare la forza?&#8221; (sul punto, illuminante un articolo, sempre di&nbsp;<a href="https://responsiblestatecraft.org/africa-terrorism/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Responsibile Statecraft</a>, dal titolo: &#8220;Il terrorismo in Africa è aumentato del 100.000% durante la &#8216;guerra al terrorismo&#8217;”, che riferisce i risultati di uno studio dettagliato dell&#8217;<em>Africa Center for Strategic Studies</em>, un istituto di ricerca del Pentagono).</p>



<p>&#8220;Per quegli stati che possono permetterselo [&#8230;]&#8221;, prosegue Russel &#8220;le bombe sono diventate la via preferenziale per controllare il sistema internazionale. Eppure, è difficile ricordare qualcuno di questi attacchi che abbia avuto un impatto positivo e duraturo una volta svaporati i titoli e filmati [sui media]. Ma, stranamente, questi strumenti di guerra conservano una forte presa sul governo e sull’immaginazione collettiva, come se si trattasse di mettere in atto un&#8217;azione &#8216;decisiva&#8217; che, curiosamente, dimostrerebbe forza, impegno e risolutezza&#8221;.</p>



<p>&#8220;La realtà è che la guerra d’attacco – caratterizzata da attacchi a lungo raggio con aerei e missili – raramente ha raggiunto i risultati politici e strategici pubblicizzati. Eppure rimane&nbsp;<strong>una pericolosa chimera, una sorta di droga</strong>, per un paese che, come gli Stati Uniti, è alla disperata ricerca di un modo facile ed economico per mantenere l&#8217;influenza, il controllo e il primato globale in un mondo caotico. Come tutte le droghe, la scarica [adrenalinica] iniziale è fantastica, ma la dipendenza a lungo termine è, alla fine, molto più che distruttiva, nonché pericolosa e difficile (se non impossibile) da eliminare&#8221;.</p>



<p>Anche Russel indica come unica via di uscita alla crisi quella di porre fine alla guerra di Gaza, &#8220;invece di restare invischiati in un allargamento del conflitto senza che si intraveda un obiettivo strategico. Circondati dalle macerie provocate in tutto il mondo da raid che risalgono a oltre mezzo secolo fa, si potrebbe pensare che sia giunto il momento di entrare in un centro di riabilitazione per affrontare la nostra dipendenza, ma quest&#8217;ultima ondata di raid dice che la nostra abitudine rimane più forte che mai&#8221;.</p>



<p>Senza esito per quanto riguarda la navigabilità del Mar Rosso, semmai peggiorata dal fuoco incrociato, la missione Usa ha però ottenuto un risultato che i falchi di Washington festeggiano come successo: <strong>ha impedito che l&#8217;Arabia Saudita, in guerra con gli Houti dal 2014,&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/yemen-usa-e-uk-iniziano-una-nuova-guerra" target="_blank" rel="noreferrer noopener">finalizzassero un accordo di pace</a>&nbsp;</strong>ormai a portata di mano con i loro antagonisti.</p>



<p>Sarebbe stato un passo ulteriore nella via della distensione tra sauditi e iraniani (alleati degli Houti) che i falchi in questione, ossessionati dall&#8217;idea di bombardare Teheran, hanno così sabotato. Esito più che nefasto: va ricordato che la guerra tra la coalizione a guida saudita (supervisionata dagli Usa) e gli Houti ha mietuto&nbsp;<a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/yemen-la-strage-nel-silenzio-massacro-bambini-innocenti-un-morto-ogni-9-minuti" rel="noreferrer noopener" target="_blank">377mila</a>&nbsp;vite, tra morti dirette e indirette, e causato la morte o la mutilazione di&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/guerra-in-yemen-10mila-bambini-uccisi-o-mutilati" rel="noreferrer noopener" target="_blank">10mila</a>&nbsp;bambini. Nuova guerra, stavolta contro Usa e alleati d&#8217;Occidente, altre morti per la martoriata popolazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-inutili-bombe-sullo-yemen-hanno-sabotato-la-pace-riad-houti.html">Le inutili bombe sullo Yemen hanno sabotato la pace Riad-Houti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>I raid in Yemen, la risposta Houthi e l&#8217;escalation: cosa può succedere</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-raid-in-yemen-la-risposta-houthi-e-lescalation-cosa-puo-succedere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2024 09:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=413753</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="975" height="650" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA.jpg 975w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 975px) 100vw, 975px" /></p>
<p>Nella notte tra giovedì e venerdì gli Usa e la Gran Bretagna hanno dato il via a una serie di incursioni sul territorio yemenita. L&#8217;obiettivo principale delle missioni sono le basi degli Houthi, nome con cui generalmente si indica il gruppo Ansarullah. Si tratta dei miliziani sciiti yemeniti che dal 2014 controllano la capitale Sana&#8217;a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-raid-in-yemen-la-risposta-houthi-e-lescalation-cosa-puo-succedere.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="975" height="650" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA.jpg 975w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/GDnI0VYWYAAMDdA-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 975px) 100vw, 975px" /></p>
<p>Nella notte tra giovedì e venerdì gli <strong>Usa</strong> e la <strong>Gran Bretagna</strong> hanno dato il via a una serie di incursioni sul territorio yemenita. L&#8217;obiettivo principale delle missioni sono le basi degli <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-gli-houthi.html">Houthi</a>, nome con cui generalmente si indica il gruppo <strong>Ansarullah</strong>. Si tratta dei miliziani sciiti yemeniti che dal 2014 controllano la capitale <strong>Sana&#8217;a</strong> e gran parte del nord dello <strong>Yemen</strong>.  Con lo scoppio della guerra nella Striscia di Gaza, gli Houthi hanno iniziato a colpire navi occidentali in transito sul Mar Rosso. Washington e Londra, nel timore di ulteriori conseguenze per il commercio internazionale, hanno quindi deciso di intervenire. </p>



<p>Dopo la prima ondata di raid, cui ha fatto seguito una seconda notte di raid tra il 12 e 13 gennaio, cresce l&#8217;attesa è per capire quali saranno le prossime mosse tanto della coalizione occidentale che degli stessi Houthi. Il timore principale è legato a un&#8217;<strong>escalation regionale</strong>. E questo per almeno tre motivi. In primis, perché i combattenti sciiti probabilmente reagiranno e coinvolgeranno i Paesi vicini che hanno concesso lo spazio aereo a statunitensi e britannici. In secondo luogo, l&#8217;apertura di mediazioni e trattative è molto difficile, anche più di quanto visto nel contesto israelo-palestinese. Infine, gli Houthi agiscono spesso autonomamente dai loro stessi alleati e appaiono quindi meno prevedibili e quindi potenzialmente più difficili da fermare. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La possibile vendette contro sauditi ed emiratini</h2>



<p>Quando nella tarda serata di giovedì un attacco militare di Usa e Regno Unito appariva oramai imminente, a <strong>Riad</strong> e ad <strong>Abu Dhabi</strong> le locali forze di sicurezza sono state poste in stato d&#8217;allerta. Entrambe le monarchie hanno iniziato a temere possibili reazioni da parte degli Houthi. Se escalation regionale sarà, tutto potrebbe cominciare proprio da una ritorsione da parte dei combattenti sciiti nei confronti di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Così come dello stesso <strong>Qatar</strong>, anche Doha sul dossier yemenita ha sempre avuto una posizione più defilata. </p>



<p>Agli occhi degli Houthi, gli Stati vicini sono responsabili di aver concesso lo <strong>spazio aereo</strong> ai mezzi di Washington e Londra per poter raggiungere lo Yemen e bersagliare le basi del gruppo. Da qui la possibilità di un lancio di missili contro i territori sauditi ed emiratini. Sia Riad che Abu Dhabi sono ben consapevoli dei rischi derivanti dagli attacchi Houthi. Durante la guerra che tra il 2015 e il 2023 ha visto il confronto diretto delle forze dei Saud e degli Emirati contro i miliziani sciiti, gli ordigni lanciati dallo Yemen hanno causato più di un grattacapo.</p>



<p>In Arabia Saudita, i <strong>patriot</strong> spesso hanno faticato nell&#8217;intercettare e contenere le incursioni missilistiche dei combattenti yemeniti. In alcuni casi, gli ordigni hanno colpito giacimenti e stabilimenti della <strong>Aramco</strong>, il colosso saudita del petrolio. Ad Abu Dhabi, in diverse occasioni i missili hanno creato danni al locale aeroporto, uno dei più grandi al mondo. Non solo, ma un&#8217;eventuale risposta degli Houthi contro i vicini avrebbe un forte significato politico. Verrebbe infatti interrotta quella tregua siglata nei mesi scorsi e che ha consentito il congelamento del conflitto scoppiato quasi nove anni fa. La <strong>riapertura del fronte yemenita</strong> potrebbe scardinare non pochi equilibri all&#8217;interno della penisola arabica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La via molto difficile della mediazione</h2>



<p>Dopo un raid e dopo l&#8217;inizio di un attacco, ad attivarsi spesso è anche il lavoro diplomatico volto ad aprire canali di dialogo tra le parti venute a contatto. Nello Yemen però la strada della diplomazia parte decisamente in salita. Su questo fronte, la situazione è molto più difficile rispetto a quanto visto anche nella stessa Striscia di Gaza. </p>



<p>Dopo gli attacchi di <strong>Hamas</strong> del 7 ottobre infatti, al fianco dell&#8217;azione militare di Israele a Gaza si è avuta anche la mediazione svolta dal Qatar soprattutto per la liberazione degli ostaggi. In questo caso si è quindi trovato un attore, ossia il governo di Doha, che ha potuto sfruttare il proprio peso su una delle due parti in guerra (Hamas) e i buoni rapporti con il principale alleato dell&#8217;altra parte, vale a dire gli Stati Uniti. </p>



<p>Sul versante yemenita invece, sono in pochi a poter concretamente intervenire. La principale influenza sul gruppo viene infatti esercitata dall&#8217;<strong>Iran</strong>, i cui rapporti con Washington rasentano attualmente il minimo storico. Il governo di Teheran non viene considerato un interlocutore affidabile dagli Usa e dalla Gran Bretagna, dunque l&#8217;apertura di un canale diplomatico è alquanto complicato. In poche parole, nello Yemen lo spettro di una<strong> proxy war</strong> è molto più amplificato rispetto che a Gaza. Il primo alleato del gruppo oggetto dei raid di venerdì notte, è infatti anche il primo avversario della coalizione che ha attaccato. Nello Yemen si è più vicini a uno scontro diretto tra Usa e Iran che all&#8217;apertura di un tavolo diplomatico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Houthi imprevedibili anche agli occhi di Teheran</h2>



<p>Ma anche nel momento in cui la diplomazia dovesse prendere il sopravvento, c&#8217;è un terzo elemento che rende molto difficile il dialogo e molto concreta un&#8217;escalation. Si tratta della modalità di azione degli Houthi. Il gruppo generalmente si è mosso sempre con larga autonomia dallo stesso Iran e questo, in primo luogo, per un motivo prettamente ideologico: i combattenti yemeniti sono sì sciiti, ma di una ramo autonomo e diverso da quello della teocrazia iraniana. In particolare, gli Houthi sono figli dell&#8217;<strong>ideologia zaydista</strong>, fino a non molto tempo fa considerata eretica da un&#8217;ampia fetta dello stesso mondo sciita. </p>



<p>Anche durante la guerra contro i sauditi, i miliziani yemeniti non hanno preso ordini da Teheran ma hanno elaborato strategie autonome. L&#8217;Iran quindi è il primo alleato degli Houthi in termini di finanziamento ed armamento, ma la strategia viene spesso decisa direttamente dai vertici del gruppo. Ed è questa autonomia a rendere i combattenti più imprevedibili e quindi potenzialmente più pericolosi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-raid-in-yemen-la-risposta-houthi-e-lescalation-cosa-puo-succedere.html">I raid in Yemen, la risposta Houthi e l&#8217;escalation: cosa può succedere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Navi da guerra schierate e rotte commerciali dirottate: massima tensione nel Mar Rosso</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/navi-da-guerra-schierate-e-rotte-commerciali-dirottate-massima-tensione-nel-mar-rosso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 08:44:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di suez]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/220920-N-NO164-1001-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/220920-N-NO164-1001-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/220920-N-NO164-1001-scaled-600x423.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/220920-N-NO164-1001-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/220920-N-NO164-1001-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/220920-N-NO164-1001-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/220920-N-NO164-1001-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/220920-N-NO164-1001-2048x1443.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le maggiori compagnie commerciali del mondo sembrano essere decise a non voler rischiare i loro mercantili nel Mar Rosso caduto sotto il tiro dei ribelli Houthi dello Yemen. Così, mentre le navi da guerra della Task Force combinata incrociano tra il golfo di Aden e lo&#160;stretto&#160;di Bab el-Mandeb, quella vecchia rotta che doppiando Capo di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/navi-da-guerra-schierate-e-rotte-commerciali-dirottate-massima-tensione-nel-mar-rosso.html">[...]</a></p>
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<p>Le maggiori compagnie commerciali del mondo sembrano essere decise a non voler rischiare i loro <strong>mercantili</strong> nel Mar Rosso caduto sotto il tiro dei ribelli <strong>Houthi</strong> dello Yemen. </p>



<p>Così, mentre le navi da guerra della Task Force combinata incrociano tra il golfo di Aden e lo<strong>&nbsp;</strong>stretto&nbsp;di Bab el-Mandeb, quella vecchia rotta che doppiando Capo di Buona Speranza conduceva dall&#8217;Oriente all&#8217;Occidente, costringe le navi porta-container e le petroliere a <strong>circumnavigare l&#8217;Africa meridionale</strong> per accedere al Mediterraneo o raggiungere i porti del Nord d&#8217;Europa senza passare per il Canale di Suez: rallentando e in certi casi addirittura interrompendo parte del <strong>commercio globale</strong>.</p>



<p>Gli <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-attacchi-houthi-nel-mar-rosso-il-rischio-escalation-e-il-piano-degli-usa-per-una-coalizione.html">attacchi dei di droni e missili balistici</a> contro le navi commerciali e militari hanno indotto <strong>Maersk</strong>, la più grande compagnia di navigazione del mondo, la <strong>Hapag-Lloy</strong>, la <strong>Msc</strong> e il colosso petrolifero Bpd a ordinare di “sospendere&#8221; ogni viaggio attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso &#8220;fino a nuovo avviso&#8221;. Lo stesso hanno fatto le principali <strong>compagnie di navigazione cinesi</strong>, Cosco, Oocl ed Evergreen Marine hanno deciso di &#8220;<strong>sospendere il trasporto merci sulla rotta del Mar Rosso</strong>&#8220;. </p>



<p>Sono oltre 100 le navi che secondo quanto riportato dalle compagnie di navigazione Kuehne e Nagel hanno già <strong>cambiato rotta</strong>, pronte a doppiare la punta più a sud del Continente africano. Un dirottamento che le porterà ad affrontare 6mila miglia nautiche di viaggio in più, oltre a quelle considerate dalle normali rotte, maggiorando i <strong>costi di navigazione</strong> e <strong>ritardando</strong> l&#8217;arrivo di ogni carico fino a quattro settimane. </p>



<p>È importante ricordare come una <strong>ingente quantità di forniture energetiche </strong>dirette in Europa, compreso petrolio e gasolio, passi proprio attraverso queste rotte, sopratutto ora che le sanzioni alla Russia hanno interrotto le vecchie linee di approvvigionamento. Portando con se un naturale innalzamento del <strong>prezzo del petrolio</strong> e l&#8217;aumento esponenziale dei <strong>premi assicurativi delle compagnie di navigazione</strong>.</p>



<p>Secondo gli esperti di logistica marittima delle compagnie di navigazione Kuehne e Nagel: “Si prevede che il tempo prolungato trascorso in acqua assorbirà il 20% della capacità della flotta globale, portando a potenziali ritardi nella disponibilità delle risorse di spedizione. Inoltre, è probabile che i ritardi nella restituzione delle attrezzature vuote in Asia costituiscano sfide, incidendo ulteriormente sull’affidabilità complessiva delle catene di approvvigionamento”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Flotte schierate a difesa: tra guerra e deterrenza</h2>



<p>&#8220;Stiamo sicuramente cercando di <a href="https://www.politico.com/news/2023/12/16/houthi-attacks-red-sea-u-s-warships-00132146">agire</a>&#8220;, spiegano dal <strong>Pentagono</strong> mentre dozzine di navi da guerra, compresi lo <em>Strike Group</em> della portaerei statunitense <em>Uss Gerald Ford</em>  &#8211; inviata come &#8220;garante&#8221; dello Stato Ebraico dopo l&#8217;escalation del conflitto a Gaza &#8211; incrociano nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nel Golfo Persico, insieme a cacciatorpediniere, fregate, portaelicotteri, sottomarini e varie unità di supporto francesi, inglesi, e di tutte le nazione che hanno risposto affermativamente per dare il loro apporto alla <strong>Combined Task Force 153</strong> per entrare a fare parte o sostenere l&#8217;operazione <strong>Prosperity Guardian</strong> atta a garantire la sicurezza delle rotte commerciali che conducono al Canale di Suez. “Questo è un problema internazionale che richiede una soluzione internazionale”, sottolineano al Pentagono.</p>



<p>Intanto, i <a href="https://www.dia.mil/Portals/110/Documents/News/Military_Power_Publications/UAV_Book.pdf">droni kamikaze </a>dei ribelli yemeniti che con il sostegno dell&#8217;Iran &#8211; sebbene Teheran si dichiari distante dai fatti &#8211; vorrebbero &#8220;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2018-02-05/ty-article/iranian-armed-rebels-threaten-one-of-worlds-busiest-shipping-route/0000017f-dba7-d3ff-a7ff-fba758ca0000">colpire</a>&#8221; le navi dirette in <strong>Israele</strong> o di proprietà&nbsp;di compagnie israeliane per appoggiare la lotta terroristica che Hamas sta continuando a sostenere nella Striscia di Gaza, devastata dall&#8217;operazione terrestre lanciata dagli israeliani, continuano ad essere<strong> abbattuti</strong> di sistemi di difesa delle navi da guerra della Us Navy e della Royal Navy come la <em>Uss Carney</em> e la<em> Hms Diamond</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incognita dei &#8220;Armed-Non-State Actors&#8221;</h2>



<p>La sfida lanciata dai ribelli Houti &#8211; miliziani di una falange sciita minoritaria dello <strong>Yemen del nord</strong>, noti come <em>Ansar Hallah</em> e convinti della venuta di un nuovo Imam che guidandoli nel Jihad condurrà l&#8217;Islam alla vittoria &#8211; al pari della sfida lanciata da <strong>Hamas</strong>, e dall&#8217;incombere dell&#8217;apertura di un secondo fronte che prevederebbe l&#8217;entrare in campo di <strong>Hezbollah</strong> con lo spettro di una nuova crisi in Libano, porta nuovamente l&#8217;attenzione sulle <strong>entità non statali armate</strong> e organizzazioni paramilitare radicalizzate: rappresentanti principali di potenziali conflitti asimmetrici che possono incidere pesantemente sulle dinamiche e equilibri globali; complicando o peggio &#8220;innescando&#8221; conflitti in aree strategiche già sottoposte a tensioni interne ed esterne.</p>



<p>Avviando processi di <em>escalation</em> o <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-in-yemen-e-gli-spiragli-per-la-pace-in-un-paese-distrutto.html">rallentando/complicando </a>processi di <em>de-escalation </em>in regioni già sottoposte e &#8220;frammentazione geopolitica&#8221; e &#8220;polarizzazioni regionali che hanno definitivamente condotto alla piena consapevolezza dell&#8217;anarchia delle relazioni internazionali&#8221;, che come ben <a href="https://www.difesaonline.it/geopolitica/brevi-estero/mare-profondo-rosso">scrive</a> G. Lanzara, sono oramai &#8220;fenomeno politico da laboratorio&#8221; pronte a ripercuotersi sull&#8217;intero assetto globale. </p>



<p>Il fatto che Houthi dello Yemen stiano acquisendo da anni armi &#8220;tattiche&#8221; fino ad essere arrivati a r<strong>appresentare una reale minaccia</strong> per una delle rotte marittime più importanti sensibili del mondo, quella che conduce a Suez appunto, dovrebbe richiamare l&#8217;attenzione sul celebre paragone di un &#8220;<em>Davide contro Golia</em>&#8221; che si spende da anni nel conflitto israelo-palestinese, e invece proprio nello &nbsp;stretto strategico di Bab el Mandeb può trovare la sua rappresentazione: con <em>loatering munition </em>al posto della famigerata fionda, e super-portaerei a propulsione nucleare come <em>asset </em>di un Golia che, per nostra fortuna, sa ancora come inibire con il sistema Aegis ogni colpo del piccolo e caparbio avversario. Ma questo potrebbe non durare all&#8217;infinito.</p>
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		<title>Gli ultimi focolai di crisi in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/gli-ultimi-focolai-di-crisi-in-medio-oriente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 09:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18.png 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-600x338.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-1024x576.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-768x432.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il Medio Oriente resta luogo di problematiche che vanno dalla guerra, a crisi istituzionali fino al terrorismo. Sono ancora poche le soluzioni trovate</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18.png 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-600x338.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-1024x576.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-768x432.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls poster="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-18.png" src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/08/gli-ultimi-focolai-di-crisi-in-MO.mp4"></video></figure>



<p>Sono passati più di 20 anni da quando il gruppo intellettuale e politico dei cosiddetti <em>neo-con</em> controllava la Casa Bianca e consigliava all’allora presidente repubblicano George W. Bush i piani per plasmare il mondo a suon di attacchi preventivi e di<em> regime change</em>. Da allora sono cascati numerosi regimi e ne sono subentrati di nuovi. Dallo Yemen, alla Siria fino alla Palestina, il <strong>Medio Oriente</strong> rimane un insieme di focolai irrisolti che fanno da panorama a guerre e crisi.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Scopri di più</strong>: <a href="https://it.insideover.com/politica/medio-oriente-la-regione-dalle-crisi-infinite.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gli ultimi focolai in Medio Oriente</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/gli-ultimi-focolai-di-crisi-in-medio-oriente">Gli ultimi focolai di crisi in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Da Saddam all&#8217;ascesa della Cina: com&#8217;è cambiata la politica Usa in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/da-saddam-allascesa-della-cina-come-cambiata-la-politica-usa-in-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Aug 2023 04:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla guerra al terrore al disimpegno e l'ascesa di altre potenze come la Cina. La politica Usa in Medio Oriente è cambiata radicalmente</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-saddam-allascesa-della-cina-come-cambiata-la-politica-usa-in-medio-oriente.html">Da Saddam all&#8217;ascesa della Cina: com&#8217;è cambiata la politica Usa in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La partita degli<strong> Stati Uniti</strong> in <strong>Medio Oriente</strong> è al momento particolarmente complessa. Per molti anni, soprattutto nella fase successiva alla vittoria della Guerra fredda nei confronti dell&#8217;Unione Sovietica e quindi con il collasso dell&#8217;impero socialista e dei suoi satelliti, gli Stati Uniti sono apparsi sostanzialmente in grado di decidere i destini della regione. In assenza di superpotenze rivali, Washington ha condotto la prima guerra nel Golfo per poi attestarsi su una posizione di vantaggio in diversi scacchieri locali. La guerra al terrore scatenata dopo l<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/gli-attentati-dell-11-settembre-2001-a-new-york-e-washington.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8216;<strong>11 settembre 2001</strong></a> ha ulteriormente rafforzato questa posizione di forza, facendo sì che Washington conducesse una campagna politica, militare e di sicurezza in un&#8217;area che ha unito il Medio Oriente all&#8217;Asia centrale strutturando un impegno enorme sia a livello umano che di costi.</p>



<p>La <strong>guerra in Iraq del 2003</strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/effetti-guerra-iraq-strategia-usa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha rappresentato</a> per certi versi la fase più evidente di questa consapevolezza Usa del proprio predominio nella regione. L&#8217;impegno diretto contro Saddam Hussein, in una forma apparsa di fatto unilaterale anche in assenza di un appoggio politico di alcuni tra i maggiori alleati europei e non, appariva come un segno eloquente di questa volontà di Washington di consolidare la propria leadership nel complesso mondo mediorientale. Ma è proprio da quell&#8217;impegno iracheno che possono osservarsi una serie di elementi che sono stati alla fine tanto il frutto di un tentativo di leadership quanto le cause del cambiamento di postura strategica Usa nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le due &#8220;guerre infinite&#8221;</h2>



<p>La guerra in <strong>Afghanistan </strong>e la guerra in Iraq, come detto in precedenza, rappresentano tanto l&#8217;apice di una fase di espansione quanto l&#8217;inizio di un graduale ripensamento della politica Usa. La conquista dell&#8217;Afghanistan nella guerra contro il terrore e contro i <strong>talebani</strong> si trasforma in un conflitto da cui gli Stati Uniti non possono uscire, e che provoca perdite di vite umane e di denaro dei contribuenti che la politica statunitense non riesce più a fare accettare all&#8217;opinione pubblica. Stesso discorso vale per l&#8217;Iraq, dove l&#8217;invasione che ha portato alla caduta di Saddam non conduce ai risultati sperati da molti segmenti dell&#8217;elettorato americano.</p>



<p>Con la presidenza di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-barack-obama.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barack Obama</a>, il tema dell&#8217;<strong>impegno</strong> americano in Medio Oriente e in Afghanistan inizia a essere parte integrante dell&#8217;agenda Usa. Il presidente democratico cerca di portare alla Casa Bianca una novità nell&#8217;approccio al Medio Oriente. Da una parte, Obama cerca di ridurre i contingenti statunitensi all&#8217;estero, arrivati a una quota di circa <strong>150mila uomini</strong>. Dall&#8217;altra parte, l&#8217;obiettivo del presidente Usa è anche quello di responsabilizzare la regione mediorientale, facendo leva tanto sugli alleati storici quanto su quegli avversari con cui cerca di risolvere le dispute più feroci e pericolose per la stabilità internazionale. In primis con l&#8217;Iran, con cui raggiunge un faticoso accordo sul programma nucleare che verrà condannato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e poi cancellato dal successore Donald Trump.</p>



<p>Gli obiettivi di Obama vengono però sostanzialmente oscurati e resi inarrivabili dal corso degli eventi. Le scelte del presidente democratico, infatti, si rivelano del tutto inefficaci tanto nella responsabilizzazione dei partner locali quanto nella riduzione dei costi. Questo viene confermato sia nei vecchi conflitti (Afghanistan e Iraq) sia in quelli che esplodono sotto la sua presidenza dopo le cosiddette <strong>Primavere arabe</strong>. In Iraq, l&#8217;impegno statunitense si rivela inadeguato a gestire la transizione politica, al punto che a Baghdad inizia a penetrare in modo sempre più massiccio l&#8217;influenza iraniana, antico nemico del regime di Saddam. In Afghanistan, il cosiddetto <em>surge</em> di Obama per mettere a tacere il risveglio talebano con l&#8217;idea di ritiro subito dopo, <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-non-abbia-capito-in-afghanistan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si rivela una mossa del tutto priva di una reale prospettiva di vittoria</a>, contribuendo anzi a una maggiore resistenza degli studenti coranici unita all&#8217;assenza di una chiara strategia sul nuovo Afghanistan post-bellico. Nel frattempo, gli errori nella gestione della guerra irachena si rivelano soprattutto nella nascita di quelli che diventano gli incubatori del futuro <strong>Stato islamico</strong>: le prigioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="716" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-1024x716.jpg" alt="" class="wp-image-407032" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-1024x716.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-scaled-600x420.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-1536x1074.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-2048x1432.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki e il presidente iracheno Jalal Talabani insieme al vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden e all&#8217;ambasciatore americano in Iraq James Jeffrey, salutano durante l&#8217;esecuzione degli inni nazionali iracheno e statunitense nel corso di una cerimonia speciale a Camp Victory, una delle ultime basi americane nel Paese, a Baghdad, Iraq, il 1° dicembre 2011. Foto: EPA/Khalid Mohammed/POOL</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra in Siria e in Yemen e le contraddizioni Usa</h2>



<p>La guerra allo Stato islamico, giustificata con gli stessi provvedimenti che resero possibile la prima grande guerra al terrorismo, si trasforma presto nel maggiore impegno di una nuova <strong><a href="https://www.state.gov/the-global-coalition-to-defeat-isis-partners/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coalizione a guida Usa</a></strong> che combatte contemporaneamente in Iraq e Siria.</p>



<p>Questo conflitto si trasforma presto in un laboratorio per un nuovo approccio di Washington nei conflitti locali. Gli Usa non possono permettersi nuovi <em>boots on the ground</em>, anche perché questo sarebbe in contraddizione con l&#8217;impegno di Obama. Tuttavia, gli Stati Uniti cominciano da un lato a sostenere le forze locali che combattono tanto<strong> Bashar al Assad </strong>quanto lo Stato islamico, e dall&#8217;altro, intervengono con raid chirurgici, forze speciali e poche truppe per contribuire a sostenere gli alleati.</p>



<p>La guerra in Siria, più dell&#8217;ascesa in Iraq dello Stato islamico, assume però dei connotati subito diversi. Al conflitto contro il terrorismo islamico, si unisce infatti la sfida &#8211; mai diretta &#8211; contro l&#8217;allargamento dell&#8217;influenza russa e iraniana nel Paese. <strong>Mosca </strong>e Teheran, e con quest&#8217;ultima le principali milizie sciite a essa legate, sono intervenute sostegno di Damasco nel tentativo (poi riuscito) di evitare la caduta del regime. Tuttavia, questo ha portato gli Stati Uniti a trovarsi in una situazione particolarmente difficile di guerra all&#8217;Isis, intransigenza contro il regime siriano, sostegno alle forze locali, in particolari a quelle curde (a loro volte nemiche di un alleato Usa come la <strong>Turchia</strong>) e, infine, sfida per l&#8217;influenza sul Medio Oriente. Una condizione che ha spesso esacerbato anche delle contraddizioni nell&#8217;agenda Usa che sono arrivate alla propria opinione pubblica, al punto che spesso nell&#8217;ala repubblica trumpiana si è perorata la causa dell&#8217;impegno esclusivamente contro Isis o addirittura del ritiro.</p>



<p>In questo, un peso specifico nell&#8217;immagine che è arrivata dell&#8217;impegno Usa in Siria è stato <strong>l&#8217;abbandono dei curdi</strong>, alleati nella guerra allo Stato islamico ma <a href="https://it.insideover.com/guerra/trump-molla-i-curdi-e-ricuce-con-erdogan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sostanzialmente lasciati</a> nel momento in cui la Turchia di Recep Tayyip Erdogan ha fatto scattare diverse campagne militari nel nord del Paese.</p>



<p>Lo <strong>Yemen</strong>, infine, ha mostrato un altro lato del nuovo approccio statunitense nell&#8217;area. Un conflitto che si è rivelato in particolare nella lotta contro le formazioni di <strong>Al Qaeda</strong> o legate alla galassia qaedista in Yemen, ma allo stesso tempo un impegno che si è trovato di fronte all&#8217;ascesa dell&#8217;influenza iraniana nella Penisola araba attraverso la milizia Houthi. Anche in questo caso, l&#8217;approccio si è rivelato di difficile comprensione per molti segmenti dell&#8217;opinione pubblica, che hanno anche criticato la guerra della Coalizione a guida saudita contro le forze ribelli, mostrando perplessità nella politica estera Usa con i partner regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fallimento dell&#8217;accordo sul nucleare</h2>



<p>L&#8217;ascesa della cosiddetta <strong>Mezzaluna sciita</strong> si è poi unita a quello che per gran parte del mondo repubblicano Usa e per i governi israeliani è stato il vero fallimento dell&#8217;amministrazione Obama: l&#8217;accordo sul nucleare iraniano.</p>



<p>Questo accordo, siglato per evitare che la sfida tra <strong>Israele </strong>e Repubblica islamica potesse sfociare in un conflitto diretto tra i due Stati, ha mostrato molteplici lacune e, secondo i critici, un eccesso di credito nei confronti degli Ayatollah. Non è un caso che Trump, fortemente vicino alle posizioni di Benjamin Netanyahu, abbia scelto immediatamente di<strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-nucleare-iraniano.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritirare gli Stati Uniti dall&#8217;accordo</a></strong>, suscitando le ire dell&#8217;Iran ma anche le critiche di quella parte della comunità internazionale ancora convinta della necessità di un patto sul programma nucleare.</p>



<p>La decisione di Trump è stata tuttavia un&#8217;immagine eloquente delle difficoltà statunitensi nel gestire la regione, palesando quella sensazione di ritiro già adombrata nell&#8217;ascesa in tutta la regione dell&#8217;Iran, capace di inserirsi nella politica di molti Stati e di muovere le proprie forze e i proxy in tutti i conflitti regionali. Per The Donald, questa capacità aveva un nome: il <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">generale Qasem Soleimani</a></strong>. Non a caso, l&#8217;artefice dell&#8217;espansione della Repubblica islamica in Medio Oriente si è trasformata nel principale obiettivo dell&#8217;intelligence Usa, al punto che lo stesso Trump <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-e-stato-ucciso-soleimani.html">diede l&#8217;ordine di ucciderlo</a> con l&#8217;uso di un drone mentre si trovava a Baghdad.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Raid chirurgici e saldatura anti Iran</h2>



<p>L&#8217;uccisione di Soleimani, di Al Muhandis e la continua guerra chirurgica ai leader dello Stato islamico ha mostrato il nuovo approccio di Trump ai conflitti regionali. Per il presidente Usa, arrivato alla Casa Bianca con l&#8217;idea di concludere le<strong> &#8220;guerre infinite&#8221;</strong>, l&#8217;impegno Usa avrebbe dovuto essere letale e con il minor numero di uomini possibile. Una scelta che piacque molto all&#8217;elettorato Usa, attirato dall&#8217;idea di una riduzione dei costi economici e della quasi assenza di perdita tra i soldati.</p>



<p>Allo stesso tempo, per il capo della Casa Bianca il nuovo Medio Oriente (e quindi il nuovo tipo di lavoro Usa nella regione) deve essere sostanzialmente delegato alle forze regionali, che devono così appianare storiche divergenze nella sfida a un nemico comune: l&#8217;Iran. Proprio questa nuova modalità di approccio al Medio Oriente è il motivo per cui Trump punta tutto su due partner: <strong>Arabia Saudita</strong> e Israele. Ma per il presidente Usa, tutto deve sostanziarsi nel riconoscimento dello Stato ebraico e nel successivo impegno contro Teheran.</p>



<p>Per ottenere questo risultato, la mossa Usa è quella degli <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Accordi Abramo</a></strong>, una piattaforma che vede una serie di Paesi arabi impegnarsi nel riconoscimento di Israele come entità del Medio Oriente e legate a Washington da uno stesso piano geopolitico su scala regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritiro dall&#8217;Afghanistan</h2>



<p>Nel frattempo, il modo in cui Trump osserva il Medio Oriente viene declinato anche nell&#8217;altra grande guerra Usa: l&#8217;<strong>Afghanistan</strong>. Il leader repubblicano, anche in questo caso, sceglie un duplice binario: attacchi mirati e letali, nuovi accordi per consentire il ritiro delle truppe Usa (e con esse occidentali) con i nuovi padroni dell&#8217;Afghanistan. Padroni che però sono quegli stessi Talebani combattuti per due decenni.</p>



<p>La scelta di Trump, sugellata negli<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-la-giornata-decisiva-dellaccordo-di-pace.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordi di Doha</a></strong> con alcuni alti rappresentanti degli &#8220;Studenti coranici&#8221;, si rivela tuttavia utile per sostenere la propaganda della fine delle &#8220;guerre infinite&#8221; Usa ma nefasta per il destino dell&#8217;Afghanistan. Joe Biden, giunto alla Casa Bianca quando l&#8217;accordo deve ormai prendere forma, si trova a gestire un patto che di fatto crea le premesse per lo scioglimento dello Stato e per l&#8217;arrivo precipitoso e senza alcuna transizione dei talebani e di altre organizzazioni islamiste. <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-tomba-degli-imperi-e-la-lezione-agli-usa-cosa-ha-svelato-il-ritiro-dallafghanistan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il ritiro dall&#8217;Afghanistan da parte di Biden</a>, giunto repentinamente e senza alcun tipo di condivisione con gli alleati occidentali, si rivela un disastro di immagine per Washington e un punto di non ritorno per il Paese dell&#8217;Asia centrale. I profughi cercano in tutti i modi di lasciare l&#8217;Afghanistan, mentre il sangue degli afghani e dei soldati Usa scorre in una serie di attentati terroristici.</p>



<p>Immagini che per un certo periodo sembrano anche rivelare la debolezza dell&#8217;architettura atlantica, e che mettono a repentaglio <a href="https://it.insideover.com/guerra/generali-e-alleati-nato-chi-avverti-biden-del-disastro-afghano.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i rapporti tra Biden e gli alleati europei</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;arrivo della Cina</h2>



<p>Gli errori degli Stati Uniti, le contraddizioni di un impegno spesso difficile da comprendere per le forze locali, e la vecchia regola aurea della geopolitica, ovvero che il vuoto lasciato da una potenza prima o poi viene colmato da un&#8217;altra, lasciano campo libero a una superpotenza che per molto tempo è rimasta nell&#8217;ombra rispetto al Medio Oriente: la <strong>Cina</strong>.</p>



<p>Pechino, sfruttando le crepe di un disimpegno Usa apparso rapido e a volte disordinato, si è inserita su tutti i fronti, dall&#8217;Iran, con cui ha costruito una partnership strategica di notevole importanza, alle monarchie del Golfo, vecchie alleate Usa ora attratte dalle sirene di una potenza in cerca di petrolio come la Cina. Nel frattempo, le guerre e la distruzione portata da esse nei Paesi più colpiti, aprono le porte agli investimenti della Repubblica popolare, come si evince dai primi accordi per la ricostruzione in Siria. E a coronamento di questo, l&#8217;iniziativa della<strong> Nuova Via della Seta</strong>, sia marittima che terrestre, vede nel Medio Oriente un corridoio fondamentale, saldandolo l&#8217;economia della Cina con le infrastrutture di questi Stati e con i maggiori scali.</p>



<p>Oggi questo impegno cinese nell&#8217;area si è manifestato in modo palese soprattutto con una novità del panorama regionale: <strong>l&#8217;accordo tra Arabia Saudita e Iran</strong>. La scelta dei due Paesi di normalizzare i loro rapporti riaprendo le ambasciate è stata benedetta proprio da Pechino, che a sua volta vede con interesse il disgelo mediorientale anche nei riguardi della Siria. Ma <a href="https://it.insideover.com/economia/la-mossa-a-sorpresa-di-xi-perche-la-cina-punta-sul-medio-oriente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli accordi economici</a> rappresentano l&#8217;architrave di questa nuova importante leva della politica asiatica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le tensioni con l&#8217;Iran continuano</h2>



<p>Il ritiro strategico degli Stati Uniti non esclude, tuttavia, l&#8217;idea di blindare il<strong> Golfo Persico</strong>, provando a dare un&#8217;ultima decisa virata a un percorso di ritirata che non deve apparire come disimpegno o declino. Questo per due ragioni. Da un lato gli Stati Uniti vogliono confermare la loro importanza in un quadrante fondamentale per i destini del mondo e, più nello specifico, del mercato del<strong> gas</strong> e del <strong>petrolio</strong>. Dall&#8217;altro lato, la volontà Usa è quella di bloccare le aspirazioni cinesi, che si saldano a una rinnovata volontà di leadership e autonomia delle potenze locali, a partire da Arabia Saudita ed Emirati, tanto quanto colpire l&#8217;influenza russa in Siria e il suo asse con l&#8217;Iran.</p>



<p>In tutto questo, la questione iraniana rimane ancora pienamente sul tavolo. La guerra ombra con Israele prosegue nella speranza dello Stato ebraico di interrompere le ambizioni atomiche degli Ayatollah così come spezzare la Mezzaluna sciita. I sequestri delle navi nel Golfo Persico, un pericolo per la <strong>libertà di navigazione</strong> che da sempre è il pilastro della politica Usa nel mondo, rappresentano solo l&#8217;ultimo dei motivi di questa latente tensione. E la più recente decisione americana di aumentare le forze nel Golfo &#8211; <a href="https://it.insideover.com/guerra/marines-passano-suez-usa-iran.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aerei, mezzi navali e uomini</a> &#8211; conferma l&#8217;idea che Washington non dimentica quel quadrante. Seppure in una realtà molto diversa e sempre più caotica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-saddam-allascesa-della-cina-come-cambiata-la-politica-usa-in-medio-oriente.html">Da Saddam all&#8217;ascesa della Cina: com&#8217;è cambiata la politica Usa in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>“Le vittime di guerra non sono tutte uguali”: il confronto che inchioda l’ipocrisia dei media</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/le-vittime-di-guerra-non-sono-tutte-uguali-il-confronto-che-inchioda-lipocrisia-dei-media.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinapiumatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Aug 2023 04:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalisti di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=406441</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Guerre, stragi di civili, crisi umanitarie dovrebbero essere sempre &#8220;notiziabili&#8221;. Alcune, però, lo sono più di altre. A smascherare la presunta imparzialità dei media &#8211; e lo fa in uno dei baluardi della credibilità giornalistica, The New York Times  &#8211; è un report che misura il peso specifico del pregiudizio di giornali, e giornalisti. Perché, oltre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/academy/le-vittime-di-guerra-non-sono-tutte-uguali-il-confronto-che-inchioda-lipocrisia-dei-media.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/le-vittime-di-guerra-non-sono-tutte-uguali-il-confronto-che-inchioda-lipocrisia-dei-media.html">“Le vittime di guerra non sono tutte uguali”: il confronto che inchioda l’ipocrisia dei media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230808131722181_1d40af8f14067b439a25b968f02861dc-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Guerre, stragi di civili, crisi umanitarie dovrebbero essere sempre &#8220;notiziabili&#8221;. Alcune, però, lo sono più di altre. A smascherare la presunta imparzialità dei media &#8211; e lo fa in uno dei <a href="https://www.statista.com/statistics/239784/credibility-of-major-news-organizations-in-the-us/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">baluardi della credibilità </a>giornalistica, <em>The New York Times</em>  &#8211; è <a href="https://theconversation.com/headlines-and-front-lines-how-us-news-coverage-of-wars-in-yemen-and-ukraine-reveals-a-bias-in-recording-civilian-harm-209652" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un report che misura il peso specifico del pregiudizio </a>di giornali, e giornalisti. Perché, oltre ad essere spesso<a href="https://www.washingtonpost.com/news/the-fix/wp/2014/03/19/americans-read-headlines-and-not-much-else/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l’unica cosa che legge l’utente medio</a>, i titoli condizionano il modo in cui una <a href="https://www.newyorker.com/science/maria-konnikova/headlines-change-way-think" target="_blank" rel="noreferrer noopener">notizia viene interpretata</a> e ricordata, semplificando la <a href="https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1461670X.2022.2138946" target="_blank" rel="noreferrer noopener">posizione della testata </a>su una questione in modo riconoscibile per il proprio target. </p>



<p>Gli autori &#8211; <strong><a href="https://www.estherbritoruiz.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Esther Brito Ruiz</a> </strong>e<strong> </strong><a href="https://jeffbachman.weebly.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Jeff Bachman</strong> </a>dell’American University School of International Service &#8211; hanno confrontato la copertura del <em>Times</em> dell’intervento saudita in Yemen nel 2015 con quella dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Il gap è impressionante: mentre il primo ha prodotto 546 articoli in sette anni e mezzo (tra il 26 marzo 2015 e il 30 novembre 2022), i titoli sull&#8217;Ucraina hanno sfondato quota 500 in meno di tre mesi, per raddoppiare entro nove, occupando quotidianamente la prima pagina. Uno spazio che la crisi in Yemen si è guadagnata solo dopo oltre tre anni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Yemen 2015 contro Ucraina 2022</h2>



<p>L’analisi comparativa si basa su alcuni elementi comuni: i civili sono stati vittime di entrambi i conflitti; entrambi hanno minato la sicurezza alimentare e, in entrambi, gli Stati Uniti hanno fornito supporto militare a una delle due parti (<a href="https://www.gao.gov/products/gao-22-105988" target="_blank" rel="noreferrer noopener">54 miliardi di dollari</a> ai sauditi&nbsp;e <a href="https://www.cfr.org/article/how-much-aid-has-us-sent-ukraine-here-are-six-charts" target="_blank" rel="noreferrer noopener">75 miliardi </a>agli ucraini). Ma il divario tra i due contesti non si ferma alla portata e alla rilevanza della copertura mediatica. Anche il tono varia parecchio. Se per gli <a href="https://www.nytimes.com/2021/03/31/world/middleeast/yemen-famine-war.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">yemeniti tende al distaccato neutrale</a>, per <a href="https://www.nytimes.com/2022/03/09/world/europe/ukraine-family-perebyinis-kyiv.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli ucraini vira verso l’empatico convinto</a>.</p>



<p>“Quando abbiamo analizzato i titoli sullo Yemen e l&#8217;Ucraina, &#8211; <a href="https://www.niemanlab.org/2023/08/in-news-headlines-some-civilian-casualties-are-more-valuable-than-others/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">spiegano Brito Ruiz e Bachman</a> &#8211; li abbiamo classificati come &#8220;episodici&#8221;, nel senso che si concentrano su eventi specifici, o &#8220;tematici&#8221;, nel senso che sono più contestuali. I titoli in gran parte episodici sullo Yemen possono dare l&#8217;impressione che il danno riportato sia accidentale. Mentre, articoli contestuali sull&#8217;Ucraina tracciano le più ampie implicazioni del conflitto e riportano di continuo storie che evidenziano le responsabilità russe”. L’attribuzione delle responsabilità pare selettiva, passando da netta a sfumata. Dei 50 titoli sullo Yemen che riportano attacchi specifici compiuti dalla coalizione guidata dai sauditi, solo 18 &#8211; il 36% &#8211; attribuiscono la responsabilità all&#8217;Arabia Saudita o alla coalizione. L’88% dei titoli dedicati agli attacchi russi &#8211; 44 su 50 totali &#8211; incolpa esplicitamente la Russia. Al contrario, nessuno dei quattro titoli sugli attacchi ucraini sottolinea la responsabilità all&#8217;Ucraina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno scontro di narrazioni</h2>



<p>La sofferenza umana non è tutta uguale. E certi “cattivi” sono più cattivi di altri. Se da una parte si minimizza, dall’altra si enfatizza. Se &#8220;<a href="https://www.nytimes.com/2022/03/05/world/europe/ukraine-russia-putin.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le forze russe martellano i civili</a>&#8230;&#8221; e &#8220;<a href="https://www.nytimes.com/2022/02/24/world/russia-ukraine-invasion-putin-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Russia picchia l&#8217;Ucraina</a>&#8230;“, la <a href="https://www.nytimes.com/2021/03/31/world/middleeast/yemen-famine-war.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;carestia&#8221; </a>si limiterebbe a  <a href="https://www.nytimes.com/2021/03/31/world/middleeast/yemen-famine-war.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;inseguire&#8221; lo Yemen</a>, discolpando gli “amici” sauditi dalle loro <a href="https://www.amnesty.org/en/documents/mde31/2291/2015/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">documentate&nbsp;colpe</a>. Insomma, anche il <em>Nyt</em>, stracitato nume dell’imparzialità giornalistica, parrebbe cedere a pregiudizi perfettamente conformi agli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti (che armano in un caso i “cattivi”-sauditi e nell’altro i “buoni”-ucraini). Un doppio standard che inchioda <a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/ucraina-laggressione-russa-e-le-ipocrisie-occidentali-la-visione-di-franco-cardini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’ipocrisia diffusa</a>, e non sempre consapevole,<a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/ucraina-laggressione-russa-e-le-ipocrisie-occidentali-la-visione-di-franco-cardini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> dell’Occidente, “dove er più pulito c’ha la rogna”</a>. E che, certo, non risparmia la <a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/ucraina-laggressione-russa-e-le-ipocrisie-occidentali-la-visione-di-franco-cardini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“narrazione” mediatica della guerra in Ucraina</a>. </p>



<p>Dal presentatore inglese di <em>Al Jazeera</em>,&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/2/27/western-media-coverage-ukraine-russia-invasion-criticism" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Peter Dobbie</a>, che si è lasciato scappare che gli ucraini in fuga dalla guerra sono “persone benestanti della classe media” che “non sono ovviamente rifugiati che cercano di scappare da aree del Medio Oriente che sono ancora in un grande stato di guerra; sono persone che assomigliano a qualsiasi famiglia europea a cui vivresti accanto”. A <em>BFM TV</em>, il canale di notizie via cavo più visto in Francia, dove <a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/2/27/western-media-coverage-ukraine-russia-invasion-criticism" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Philippe Corbe</a> ha dichiarato: “Non stiamo parlando di siriani in fuga dai bombardamenti del regime siriano sostenuto da Putin, stiamo parlando di europei che se ne vanno in auto che sembrano le nostre per salvare le loro vite”. Fino a <a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/2/27/western-media-coverage-ukraine-russia-invasion-criticism" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Charlie D&#8217;Agata</a> di <em>CBS News</em> che da Kiev è arrivato a dire: “Questo non è un posto, con tutto il rispetto, come l&#8217;Iraq o l&#8217;Afghanistan che ha visto infuriare il conflitto per decenni. Questa è una città relativamente civile, relativamente europea – devo anche scegliere queste parole con attenzione – dove non te lo aspetteresti o speri che accada”.</p>



<p>Poi, demolite&nbsp;<a href="https://twitter.com/rulajebreal/status/1497652482520014859?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1497652482520014859%7Ctwgr%5E1d732286a2e8931900f0033afd6e5956366dbca9%7Ctwcon%5Es1_c10&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.aljazeera.com%2Fnews%2F2022%2F2%2F27%2Fwestern-media-coverage-ukraine-russia-invasion-criticism" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel tritacarne social</a>, le varie testate hanno fatto tutte mea culpa. Ma la sensazione che l’attenzione mediatica per il popolo martoriato di turno dipenda dal suo essere <a href="https://twitter.com/judeinlondon/status/1496971792124198913?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1496971792124198913%7Ctwgr%5E712c25c061fee70befa10f96e86c0221cc3895c2%7Ctwcon%5Es1_c10&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.aljazeera.com%2Fnews%2F2022%2F2%2F27%2Fwestern-media-coverage-ukraine-russia-invasion-criticism" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“relativamente” vicino</a>, simile, <a href="https://twitter.com/Nadine_Writes/status/1497678995315298307?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1497678995315298307%7Ctwgr%5E712c25c061fee70befa10f96e86c0221cc3895c2%7Ctwcon%5Es1_c10&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.aljazeera.com%2Fnews%2F2022%2F2%2F27%2Fwestern-media-coverage-ukraine-russia-invasion-criticism" target="_blank" rel="noreferrer noopener">o bianco</a>, resta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/le-vittime-di-guerra-non-sono-tutte-uguali-il-confronto-che-inchioda-lipocrisia-dei-media.html">“Le vittime di guerra non sono tutte uguali”: il confronto che inchioda l’ipocrisia dei media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La guerra in Yemen e gli spiragli per la pace in un Paese distrutto</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-in-yemen-e-gli-spiragli-per-la-pace-in-un-paese-distrutto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 21:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=395246</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1221" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-scaled-600x382.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-1024x651.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-1536x977.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-2048x1303.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Potenze regionali in lotta. Grandi attori globali alla finestra e uno scontro settario che trascina un Paese nel caos. L’infausto laboratorio yemenita è stato una delle tante manifestazioni di quella che papa Francesco a definito guerra mondiale a pezzi. Una guerra civile diventata conflitto per procura tra Iran e Arabia Saudita, con Stati Uniti, Cina e Russia ad agire in secondo piano. Quello che è successo nel piccolo Paese arabico è un caso di studio per comprendere le dinamiche della guerra moderna. Ma soprattutto per capire come la pace sia un percorso tortuoso, ricco di insidie è spesso difficile da afferrare</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-in-yemen-e-gli-spiragli-per-la-pace-in-un-paese-distrutto.html">La guerra in Yemen e gli spiragli per la pace in un Paese distrutto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1221" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-scaled-600x382.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-1024x651.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-1536x977.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220204812_d781f4cd89019908bbfe4d883fd5c026-2048x1303.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra civile dello Yemen potrebbe essere arrivata a un momento di svolta. Il conflitto è iniziato formalmente nel 2014 quando gli insorti <strong>Houthi</strong> sostenuti dall&#8217;Iran hanno preso il controllo della Sana e del nord-ovest dello Yemen. Una mossa che ha scatenato la reazione della <strong>Coalizione degli stati del Golfo</strong> guidata dall&#8217;Arabia Saudita che hanno avviato una campagna basata sull&#8217;isolamento economico e su azioni militari incentrate su raid aerei ai danni degli gli insorti sciiti. Operazioni possibili anche grazie al’iniziale supporto logistico e d&#8217;<em>intelligence</em> degli <strong>Stati Uniti</strong> che aveva interesse a combattere le cellule di <strong>Al Qaeda</strong> (qui operante sotto la sigla di AQAP, <em>ndr</em>) e dell&#8217;<strong>IS</strong> presenti sul territorio.</p>



<p>In seguito a queste reazioni, il governo rovesciato si è stabilito ad Aden, capitale provvisoria dal settembre 2015, lasciando che i combattimenti di quella che prenderà i tratti di una <strong>guerra per procura</strong> tra Iran e Arabia Saudita, spalleggiata da più partner, continuassero nel nord-ovest del Paese. Uno scenario che nel tempo ha creato un <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/yemen-sette-anni-di-conflitto-attori-strategie-implicazioni-33121">complesso intreccio</a> di rapporti e divisioni tra le potenze regionali (Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar, Turchia, Israele), gruppi settario-religiosi yemeniti, e grandi <strong>Potenze globali</strong> come la Cina e la Russia. Ma anche i principali Stati europei non sono stati da meno dato che guardano ai confini del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html">Mediterraneo allargato</a>, così come il Regno Unito, che ha sempre guardato con apprensione e curato la stabilità del Golfo di Aden e del Mar Rosso quali rotte che portano a Suez.</p>



<p>Lo sforzo delle <strong>Nazioni Unite</strong> per mediare i <strong>colloqui di pace</strong> tra i ribelli Houthi e il governo esiliato a Aden, riconosciuto a livello internazionale, si sono completamente fermati nell&#8217;estate del 2016. Lasciandoci assistere a un intervento di potenze regionali che poteva condurre il conflitto yemenita a una <strong>pericolosa escalation</strong> con da un lato l&#8217;Iran &#8211; che in cambio del suo appoggio è riuscito a guadagnare lo strategico accesso al Mar Rosso attraverso il porto di Hodeida &#8211; e dall&#8217;altro gli Stati del Golfo guidati dall&#8217;Arabia Saudita. Accentuando ulteriormente le divisioni tra sunniti e sciiti nella regione. </p>



<p>Il culmine della tensione è stato raggiunto nel 2021, quando i ribelli Houthi &#8211; sempre maggiormente armati da Teheran &#8211; sferrarono una serie attacchi sul suolo dell&#8217;Arabia Saudita, scatenando una risposta militare che inficerà ogni ulteriore tentativo di mediazione. Lasciando lo Yemen in una delle peggiori crisi umanitarie del mondo secondo gli inviati speciali dell&#8217;Onu che hanno stimato la morte di almeno 350mila civili negli otto anni di conflitto. Questo mentre cinque milioni di yemeniti, già vittime della crisi economica che ha ridotto ogni potere d&#8217;acquisto e accesso ai beni di prima necessità, subivano e tuttora patiscono una grave <strong>carestia</strong>, esposti al rischio dell&#8217;epidemia di colera che avrebbe già riscontrato almeno un milione di casi. Un primo spiraglio è arrivato circa un anno dopo grazie alla mediazione delle Nazioni Unite. Nell&#8217;aprile del 2022 è stato raggiunto un <strong>cessate il fuoco</strong> tra la coalizione guidata dai sauditi e i ribelli Houthi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="830" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1-830x1024.png" alt="I raid degli Houthi contro l'Arabia Saudita (Infrografica di Alberto Bellotto)" class="wp-image-229341" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1-830x1024.png 830w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1-243x300.png 243w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1-768x948.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1.png 1556w" sizes="auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px" /><figcaption class="wp-element-caption">I raid degli Houthi contro l&#8217;Arabia Saudita (Infrografica di Alberto Bellotto)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Agenti esterni e interessi latenti</h2>



<p>Dal 2021 il governo di Washington ha revocato il sostegno alle operazioni militari offensive guidate dall&#8217;Arabia Saudita in Yemen, che, secondo i resoconti degli analisti avrebbe acquisito anche armamenti dalla <strong>Cina</strong>, la quale nutre enormi <strong>interessi economici</strong> nell&#8217;aerea geografica, essendo questa tassello fondamentale della sua nuova Via della Seta marittima. Va ricordato inoltre come la Cina acquisisca un&#8217;ingente percentuale del petrolio prodotto ed esportato dallo Yemen.</p>



<p>Sullo sfondo, anche se ormai in terzo piano a causa del conflitto ucraino che ha monopolizzato l&#8217;attenzione del Cremlino, che ha ridotto le sue mosse in politica estera allo scacchiere del Nord Africa, non va ovviamente dimenticata la <strong>Russia</strong>. Potenza tentacolare che ha sempre intessuto rapporti diplomatici con tutte i maggiori attori del Golfo, vantando uno stretto legame con lo Yemen dove venne instaurata la prima <strong>repubblica&nbsp;d’ispirazione socialista</strong> del Medio Oriente: la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen (1967-1990).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220148523_24d242e22511fa787307ade4fcfa1fd1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-395305" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220148523_24d242e22511fa787307ade4fcfa1fd1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220148523_24d242e22511fa787307ade4fcfa1fd1-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220148523_24d242e22511fa787307ade4fcfa1fd1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220148523_24d242e22511fa787307ade4fcfa1fd1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220148523_24d242e22511fa787307ade4fcfa1fd1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220148523_24d242e22511fa787307ade4fcfa1fd1-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230512220148523_24d242e22511fa787307ade4fcfa1fd1-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ribelli Houthi nei pressi di Sana&#8217;a, Yemen (Foto: EPA/YAHYA ARHAB)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una nuova possibilità di pace</h2>



<p>Dopo otto anni di guerra civile scandita dagli interventi militari esteri, lo Yemen si mostra agli occhi degli osservatori internazionali come una realtà devastata dalle divisioni interne e dalle ingerenze esterne che non hanno mai messo in secondo piano l&#8217;importanza della posizione strategica, dopo la comunanza religiosa. L&#8217;inaspettato <strong>riavvicinamento</strong> tra l&#8217;Arabia Saudita e l&#8217;Iran ha riacceso la speranza nella comunità internazionale che è rimasta senza dubbio sorpresa dall&#8217;accantonamento, almeno momentaneo, della profonda rivalità che ha alimentato la guerra fino all&#8217;orlo di una pericolosa escalation nella regione. </p>



<p>Secondo le Nazioni Unite, dopo l&#8217;ultimo round di negoziati mediati da Pechino che si sono recentemente conclusi proprio a Sana&#8217;a, la vecchia capitale conquistata dagli Houthi, lo Yemen è un passo più vicino alla de-escalation che potrebbe condurre ad un “vero progresso&#8221; per l&#8217;ottenimento di una pace duratura. Tuttavia, ciò che <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/yemen-lo-strano-caso-della-pace-saudita-126377" target="_blank" rel="noreferrer noopener">preoccupa gli analisti</a>, è l&#8217;assenza di alcune rappresentanti al tavolo nei negoziati: un&#8217;assenza che facilità i colloqui di oggi, ma che proprio in virtù di quella che viene definita la <strong>complessità yemenita</strong>, potrebbe rimandare le tensioni che potrebbero riaccendere il conflitto ad un infausto e insperato domani. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-in-yemen-e-gli-spiragli-per-la-pace-in-un-paese-distrutto.html">La guerra in Yemen e gli spiragli per la pace in un Paese distrutto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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