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Elicotteri che atterrano nei pressi dell’ambasciata per portare via il personale. L’aeroporto in preda al caos, con i militari Usa costretti a prendere il controllo della situazione. Documenti distrutti mentre la bandiera talebana viene issata sul palazzo presidenziale di Kabul. L’esercito addestrato per vent’anni completamente dissolto davanti ai guerriglieri. Il disastro afghano segna uno dei punti più neri degli ultimi anni di politica estera statunitense. E di certo il momento più critico della presidenza Biden.

Il presidente democratico è andato avanti per la sua strada. Gli Stati Uniti “non faranno retromarcia sul ritiro” continuavano a ripetere dagli uffici della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato. Eppure quella certezza così granitica di fronte alle telecamera nascondeva dissidi sia a livello interno che a livello internazionale. Non tutti i vertici della Difesa erano favorevoli a un ritiro di questo genere. E alcuni alleati Nato avevano già mostrato molti dubbi sulla decisione di Washington di tirare dritto sull’abbandono dell’Afghanistan.

Sul fronte interno, i militari non hanno mai accettato di buon grado l’uscita di scena degli Stati Uniti dall’Afghanistan. Sia chiaro: chiunque aveva compreso che quella guerra non era andata come previsto e che i costi erano stati enormemente superiori ai benefici. Ma un generale difficilmente accetta di abbandonare il campo senza aver vinto. Ed è anche questa convinzione ad avere mosso per almeno un decennio tutti i vertici delle forze armate Usa che hanno fatto desistere o provato a far desistere i presidenti dalla fine repentina della missione. Con Joe Biden le cose sono andate diversamente.

Il collasso del potere afghano

Secondo Politico, molti alti ufficiali avevano provato fino all’ultimo a far cambiare idea alla Casa Bianca. Quantomeno per lasciare alcune migliaia di uomini come presidio fisso in attesa di tempi migliori. L’amministrazione democratica è andata avanti per la sua strada e non ha ascoltato i militari. In questo senso, raccontano tra i corridoi del Pentagono, un ruolo di primo piano lo avrebbe avuto il segretario alla Difesa Lloyd Austin. Scelto, dicono, anche per la sua poca durezza nei confronti del potere politico. A nulla è valsa l’insofferenza dei generali che hanno tentato di portare dalla loro parte il segretario. Anche se dopo la pubblicazione dell’articolo, la Casa Bianca ha voluto smentire questa narrazione dicendo che tutto era concordato e il dibattito molto meno aspro. E a nulla sono valsi i richiami di ex alti ufficiali come David Petraeus e Jack Keane. Tutti erano convinti che sarebbe stato un disastro. Eppure non c’è stato verso. A tal punto che anche uno come Anthony Blinken è stato costretto a girare per le televisioni nazionali ribadendo uno slogan poi rivelatosi completamente rovesciato: “Non sarà come Saigon”. Lo diceva mentre un Chinook atterrava vicino l’ambasciata americana a Kabul ponendo fine a vent’anni di guerra nel modo più caotico e drammatico.

Quell’immagine del caos e del possibile arrivo di altre potenze era stato anche paventato dagli alleati durante il vertice Nato. Repubblica ha riportato nei giorni scorsi le indiscrezioni sulle divisioni interne all’Alleanza Atlantica durante il vertice di Bruxelles di quest’anno. La decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Afghanistan non convinceva in particolare Italia e Regno Unito, che avevano messo in guardia dalla certezza dell’arrivo dei talebani e dal problema di un’eventuale bomba migratoria dall’Asia centrale. Timori confermati anche dallo stesso governo britannico, che ha già confermato, per bocca del segretario alla Difesa Ben Wallace, che i talebani hanno ormai il pieno controllo del Paese. Londra, così come Roma, e in parte Berlino e Parigi, aveva provato fino all’ultimo a chiedere una proroga dei termini agli Stati Uniti. I britannici conoscono bene i pericoli dell’Afghanistan. L’Impero non riuscì a soggiogarlo e fu proprio da lì che i britannici della Royal Air Force organizzarono il primo pone aereo per evacuare i civili dell’ambasciata nel 1928. Un evento che a Londra ricordano benissimo. E che oggi si ripete con i soldati della 16esima Brigata aerea d’assalto inviata a Kabul per sorvegliare le procedure di fuga. Biden non ha ascoltato i rappresentanti di un impero che aveva già perso.

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